Tractatus logico-philosophicus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tractatus logico-philosophicus
Titolo originale Tractatus logico-philosophicus
Autore Ludwig Wittgenstein
1ª ed. originale 1921
Genere trattato
Lingua originale tedesco

Il Tractatus Logico-Philosophicus è l'unica opera pubblicata in vita da Ludwig Wittgenstein ed è considerato uno dei testi filosofici più importanti del Novecento.

Si può parlare in generale della genesi del Tractatus come di un processo molto articolato, soprattutto se si considera l'intima relazione che sussiste tra il testo e la vita del suo autore. Già nei primi anni universitari in Wittgenstein si sviluppa un interesse quasi ossessivo per la filosofia della logica e della matematica, incrementato ovviamente dalla lettura di Principia Mathematica (1903) di Bertrand Russell e dal lavoro sui fondamenti della matematica svolto da Frege, interesse che costituirà il propulsore di buona parte della filosofia del giovane viennese fino alla prima metà degli anni venti.

Il Tractatus fu pubblicato in lingua tedesca nel 1921 negli "Annalen der Naturphilosophie" di Wilhelm Ostwald con il titolo Logisch-Philosophische Abhandlung, grazie all'interessamento di Bertrand Russell. Il titolo latino fu inizialmente suggerito da G. E. Moore in omaggio al Tractatus theologico-politicus di Baruch Spinoza. La prima traduzione italiana si deve a G.C:M. Colombo (Bocca, Roma-Milano 1954) ed è ormai introvabile; la traduzione successiva - pubblicata da Einaudi nel 1964 - si deve al filosofo del diritto Amedeo Giovanni Conte, ed è quella ormai di riferimento.

Interpretazioni del testo[modifica | modifica wikitesto]

Estremamente complesso, il Tractatus si è prestato a numerose interpretazioni, molte delle quali contestate dallo stesso autore. Mentre molti hanno posto l'accento sui risvolti etici dell'opera ed altri l'hanno considerato un trattato di logica e filosofia del linguaggio, è stato più recentemente proposta una lettura dell'aspetto mistico. A quest'ultima tuttavia è probabilmente lecito muovere la critica di fraintendimento dell'idea di mistico nel tractatus. Lo stesso Wittgenstein quando parla del mistico lo presenta come ciò che è ineffabile e che si mostra, che " mostra sé", e che pertanto ha la caratteristica fondamentale di non lasciarsi significare dal linguaggio, vale a dire di darsi comprensibilmente nel linguaggio. Leggere il tractatus in chiave mistica, se per mistico intendiamo quello di cui si parla nel tractatus, vorrebbe dire allora comprendere un testo assumendo l'impossibilità che questo sia scritto, che vi sia in generale, da che risulterebbe un'evidente contraddizione in termini. Cercare la giusta chiave interpretativa per il tractatus è problematico.

Diversi studiosi di Wittgenstein hanno tentato di trovare se non la chiave interpretativa definitiva, una chiave di lettura che risulti coerente con il testo in ogni sua parte, ma sebbene i risultati siano stati fencondi sotto il punto di vista filosofico e abbiano gettato luce su porzioni del testo di difficile interpretazione, il testo in sé resta mirabilmente "opaco". Il tractatus sebbene sia un testo filosofico come lo sono tanti altri, pone sin dalle prime pagine dei seri problemi di lettura: 1. l'estrema brevità dell'argomentazione trattata nelle singole parti; 2.l'intreccio continuo di punti di vista differenti quali quello logico, gnoseologico con quello etico ed estetico, che all'interno del libro tuttavia presentano una trattazione unitaria; 3. la difficoltà di dividere il libro per argomenti analizzabili prima separatamente e poi nella totalità, giacché ogni argomento sembra implicare inevitabilmente la totalità come punto di riferimento e non prima se stesso. Il valore del tractatus sembra proprio quello di essere una fonte di possibile spunto per diverse prospettive filosofiche. Il Tractatus è oggetto di studio e di dibattito in ambiti tra loro differenti quali l'estetica, la filosofia del linguaggio e ovviamente la logica.

Secondo la prefazione di Russell al Tractatus il testo si propone l'ambizioso compito di indagare la relazione tra il linguaggio e la realtà e definire i limiti della filosofia articolando le "condizioni per un linguaggio logicamente perfetto". L'obiettivo era quello di creare un sistema filosofico che completasse la teoria dell'atomismo logico dello stesso Russell, sviluppata anche grazie al dialogo intellettuale con il giovane Wittgenstein.

In realtà lo stesso Wittgenstein nel Tractatus afferma che non è minimamente interessato a scoprire un linguaggio puro e ideale. Egli anzi non era interessato proprio a nessun linguaggio in particolare ma alla logica che ogni linguaggio, in quanto tale, deve avere. In questo senso l'autore austriaco afferma che "le proposizioni del linguaggio comune non sono per nulla, dal punto di vista logico, meno corrette o meno esatte o più confuse delle proposizioni scritte nel simbolismo di Russell o in qualsiasi altra ideografia" e che "tutte le proposizioni del nostro linguaggio comune sono, così come esse sono, in perfetto ordine logico". Il linguaggio comune è solamente più fuorviante rispetto ad altri simbolismi perché nasconde la forma logica del linguaggio, ma non la trascende - "Il linguaggio traveste il pensiero". Compito della filosofia non è allora la tensione verso un linguaggio ideale, ma l'analisi del nostro linguaggio quotidiano, così com'è, allo scopo di intenderlo e interpretarlo scrostandolo dalle confusioni e dai non-sensi di cui per secoli una cattiva tradizione filosofica l'ha ricoperto.

Nell'ultima parte il libro giunge ad una radicale definizione del campo di azione della filosofia. In particolare, suggerisce che ogni discussione metafisica cade al di fuori del regno del significato linguistico, e che "su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".

Struttura del testo[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile di esposizione del sintetico volume (meno di 70 pagine) si ispira a quello elaborato dal filosofo e logico tedesco Gottlob Frege, molto ammirato da Wittgenstein[1]. La struttura del testo è composta da una serie di asserzioni numerate ed ordinate in maniera gerarchica: sette principali (1 - 7) ed una serie di commenti subordinati su più livelli.

Tesi[modifica | modifica wikitesto]

Le sette asserzioni principali[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il mondo è tutto ciò che accade.
  2. Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose.
  3. L'immagine logica dei fatti è il pensiero.
  4. Il pensiero è la proposizione munita di senso.
  5. La proposizione è una funzione di verità delle proposizioni elementari.
  6. La forma generale della funzione di verità è: [\bar p,\bar\xi, N(\bar\xi)]. Questa è la forma generale della proposizione.
  7. Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere.

I tre simboli che usa alla proposizione n. 6 vogliono dire: tutte le proposizioni atomiche, qualsiasi insieme di proposizioni scelte, la negazione di tutte le proposizioni, cioè tutto ciò che è complesso può essere ricavato da ciò che è semplice.

Temi trattati[modifica | modifica wikitesto]

Le sezioni 1. e 2. affrontano la questione dell'ontologia: 1.x definisce la natura del "mondo" e 2.x definisce la natura dei "fatti". La sezione 3. propone il concetto di immagine (filosofia del linguaggio).

Questa prima parte può essere così riassunta:

  • Il mondo non consiste nella totalità delle cose esistenti, bensì nella totalità dei fatti atomici. Qualunque proposizione può essere considerata come un'immagine di tali fatti grazie a un rapporto di corrispondenza biunivoca duplice: da una parte, ogni nome (elemento della proposizione) corrisponde a un oggetto (componente dello stato di cose); dall'altra la struttura logica della proposizione riproduce la forma logica dello stato di cose rappresentato.
  • Perché una immagine possa rappresentare un determinato fatto deve in una certa maniera possedere la stessa struttura logica del fatto. L'immagine è un modello della realtà. Così, le espressioni linguistiche possono essere viste come una forma di proiezione geometrica, dove il linguaggio è la forma mutevole della proiezione e la struttura logica dell'espressione è la relazione geometrica invariabile.
  • Non possiamo dire con il linguaggio ciò che appartiene alla struttura, alla forma logica della proposizione, al massimo può essere mostrato, perché ogni linguaggio che usiamo appartiene a questa relazione: Wittgenstein esclude a priori, pertanto, la possibilità del metalinguaggio.

...

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nei Philosophical Remarks Wittgenstein scrive: "The style of my sentences is extraordinarily strongly influenced by Frege. And if I wanted, I could detect this very influence where no one would discern it at first sight."

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

filosofia Portale Filosofia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di filosofia