Ágnes Heller

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Ágnes Heller nel 2010

Ágnes Heller (Budapest, 12 maggio 1929) è una filosofa ungherese.

Nata a Budapest nel 1929, è stata il massimo esponente della «Scuola di Budapest», corrente filosofica del marxismo facente parte del cosiddetto "dissenso comunista" dell'Europa orientale (da non confondere con il dissenso di figure quali Aleksandr Solženicyn) prima del crollo definitivo dei regimi dell'est europeo.

Nota in occidente come la teorica dei "bisogni radicali" (intesi come il vero terreno di scontro tra soggettività e potere) e della rivoluzione della vita quotidiana, il suo pensiero è stato molto discusso soprattutto in occidente negli anni '70 e '80 e in Italia in particolare con riferimento ai movimenti degli anni '70.

La Heller e gli altri esponenti della "Scuola di Budapest" fanno risalire l'origine della loro impostazione teorica e pratica a "Storia e coscienza di classe" (1923) di György Lukács, critica del sapere feticistico fondato sull'idolatria dei "fatti" e dei "dati", ma anche a un'altra produzione filosofica, sempre degli stessi anni, di Karl Korsch, "Marxismo e filosofia": in questi testi si ritrova quella continuità del pensiero da Hegel a Marx che nei marxisti cosiddetti "scientifici" o ortodossi risulta rimossa.

Le tematiche privilegiate della ricerca della Heller sono sempre state l'etica, la sessualità, la famiglia nel quadro di un progetto rivoluzionario anticapitalista che muove dalla volontà di superare i rapporti di subordinazione e di dominio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sopravvissuta all'Olocausto, Agnes Heller ha 18 anni quando nel 1947 assiste alle lezioni dell'ormai sessantenne G. Lukács, filosofo oltre che dirigente del partito comunista ungherese sin dai tempi di Lenin nel 1918. Sempre all'università di Budapest la Heller in seguito diverrà assistente e collaboratrice di Lukács.

Nel 1956 quelli che una volta erano gli allievi diventano la "corrente", un gruppo compatto di sostenitori del "vero" marxismo contro ogni falsificazione e aberrazione.

Nel 1959 viene espulsa dall'università e poi anche dal partito per aver sostenuto «le idee false e revisioniste» di Lukács e costretta ad insegnare in una scuola media mentre i suoi scritti vengono sottoposti al veto di pubblicazione.

Nel 1963 entra come ricercatrice nell'Istituto di Sociologia dell'Accademia delle Scienze e sempre nello stesso anno a seguito di un suo viaggio in Italia ha origine "L'uomo del rinascimento". Spiega la Heller: "Mi ha sempre colpito l'enfasi di Engels sul Cristianesimo e il rinascimento come le più grandi rivoluzioni dell'umanità [...] Le tre città-stato: Gerusalemme, Atene e Firenze simboleggiano per me le fonti della nostra cultura e al tempo stesso l'unione di creatività e ricettività." Questo in Italia "...fu il mio primo viaggio in occidente [...] nelle vie, nelle chiese, nelle case, nei palazzi di Firenze ho incontrato un sogno, o meglio, ho incontrato il mio sogno di un mondo adeguato all'uomo. Una volta che i confini dell'occidente si erano di nuovo richiusi per me, volevo semplicemente tornare in questo mondo, anche se solo con la fantasia, col pensiero. Se volete fu un libro d'amore: una dichiarazione d'amore per l'Italia." (Il testo è tratto da "Morale e rivoluzione", 1979)

Nel 1968 protesta contro l'intervento sovietico in Cecoslovacchia.

Viene licenziata dall'Accademia nel 1973 con l'accusa di aver negato la realtà socialista del suo paese e di altri paesi usciti dalla rivoluzione d'Ottobre nell'esercitare il suo lavoro di "cultore di scienze sociali".

Non condivide le svolte reazionarie di tanti paesi dell'Est e nel 1977 decide infine di lasciare l'Ungheria insieme al marito, il filosofo Ferenc Fehér e gli amici Gyorgy e Maria Marcus, anch'essi noti esponenti della "scuola di Budapest" e con il timore di non poter più rientrare in Ungheria emigra in Australia. A Melbourne insegnerà sociologia presso La Trobe University[1].

Attualmente è ritornata in Ungheria ma insegna anche alla New School for Social Research di New York.

Ancor oggi rimane ancorata alle sue teorizzazioni dei bisogni radicali, pur non professandosi più marxista.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'uomo del rinascimento (1963)
  • Sociologia della vita quotidiana (1970)
  • La teoria marxista della rivoluzione e la rivoluzione della vita quotidiana (1972)
  • La teoria dei bisogni in Marx (1973)
  • Struttura familiare e comunismo (1973)
  • Per una teoria marxista del valore (1974)
  • Il futuro dei rapporti tra i sessi (1974)
  • Movimento radicale e utopia radicale (1974)
  • L'irriducibile antagonismo dei bisogni (1977)
  • Istinto e aggressività. Introduzione a un'antropologia sociale marxista (1978)
  • Teoria dei sentimenti (1978)
  • Le forme dell'uguaglianza (1978)
  • L'ideale del lavoro dal punto di vista della vita quotidiana (1978)
  • Morale e rivoluzione (1979)
  • La filosofia radicale (1979)
  • Il simposio di San Silvestro. Il principio d'amore (1981)
  • Teoria della storia (1982)
  • Il potere della vergogna (1983)
  • Le condizioni della morale. La questione fondamentale della filosofia morale (1985)
  • La condizione politica postmoderna (1988)
  • Etica generale (1994)
  • Filosofia morale (1997)
  • Una teoria della modernità (1999)
  • La bellezza della persona buona (Diabasis, 2009)
  • Ágnes Heller, F. Comina e L. Bizzarri, I miei occhi hanno visto, Il Margine, Trento, 2012, ISBN 978-88-6089-101-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://arts.monash.edu.au/ecps/distinguished-visitors/agnes-heller-cv.pdf

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