Albert Camus

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« Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo. »
(Motivazione del Premio Nobel per la letteratura)
Albert Camus
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1957

Albert Camus (pron. IPA: [al'bɛʁ ka'my]; Mondovi, 7 novembre 1913Villeblevin, 4 gennaio 1960) è stato uno scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo e anarchico francese, nato in Algeria da una famiglia di coloni franco-alsaziani.

Firma di Camus

É considerato un importante esponente dell'esistenzialismo; per quanto alcuni critici ritengano Camus difficilmente catalogabile in una corrente letteraria definita, è indubitabile che egli tragga gli spunti per la sua narrativa filosofica dai turbamenti esistenziali della società europea tra le due guerre, ed in base a ciò viene considerato uno dei padri dell'esistenzialismo ateo novecentesco di tipo umanistico, accanto a Jean-Paul Sartre, malgrado i forti elementi di contrasto tra i due, che vanno però visti sotto il profilo etico-politico più che filosofico. Aderenti entrambi alla Resistenza, dove militarono nella formazione Combat, e al Partito Comunista Francese, ben presto Camus mostra l'inconciliabilità della sua visione del mondo col marxismo ortodosso, lasciando il partito e accostandosi al movimento anarchico. Oltre a Sartre con la sua opera L'essere e il nulla, i principali riferimenti filosofici di Camus furono il primo Heidegger (quello di Essere e tempo) e Max Stirner.

Ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1957.[1]

Il suo lavoro è sempre teso allo studio dei turbamenti dell'animo umano di fronte all'esistenza, in balia dell'assurdo. L'unico scopo del vivere e dell'agire, per Camus, che pare esprimersi dialetticamente fuori dell'intimità esperienziale, nel combattere nel sociale le ingiustizie, oltre che le espressioni di poca umanità, come la pena di morte. «Se la Natura condanna a morte l'uomo, che almeno l'uomo non lo faccia», usava dire.[2]

Malato da anni di tubercolosi, morì nel 1960 in un incidente stradale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Camus nacque a Mondovi, nell'allora Algeria francese, il 7 novembre del 1913 da una modesta famiglia di pieds-noirs, della cui povera condizione sociale il futuro scrittore nutriva una forte vergogna da ragazzo[3]. Il padre, Lucien Auguste Camus, era un fornitore d'uva locale, discendente di coloni francesi nativi di Bordeaux da parte paterna e dell'Alsazia da parte materna, che morì precocemente nella prima battaglia della Marna nel 1914 («...per servire un paese che non era suo», come ebbe a scrivere Camus una volta adulto nel romanzo Il primo uomo) mentre la madre, Catherine Hélène Sintès, era figlia di immigrati spagnoli originari di Minorca.[4]

Dopo la morte del padre, assieme alla madre e alla nonna materna, la quale rivestirà un ruolo molto importante nella sua educazione a causa della severità e dell'accentramento dei poteri familiari (la madre non ebbe mai gran parte nella crescita del figlio), si trasferisce ad Algeri dove seguirà tutti i gradi di scuola.[4]

Camus legge un editoriale di Combat in spagnolo e francese
Discorso in inglese di Camus

Gli studi e la malattia[modifica | modifica wikitesto]

Camus brilla sin da giovane negli studi. Spinto dal suo professore di filosofia, e in seguito grande amico, Jean Grenier (al quale rimarrà legato per tutta la vita), vince una borsa di studio presso la facoltà di filosofia della prestigiosa Università di Algeri.[4]

È proprio Grenier a invitarlo alla lettura de Il dolore (La Douleur) di André de Richaud, opera che lo spingerà a intraprendere l'attività di scrittore. La tubercolosi, che lo colpisce giovanissimo, gli impedisce di frequentare i corsi e di continuare a giocare a calcio, sport nel quale eccelleva come portiere.[4] All'epoca (1930) la malattia è considerata inguaribile (la penicillina era stata scoperta nel 1928 e non era ancora in uso, mentre gli antibiotici specifici per questa patologia sono degli anni '40) e questo influisce sulla sua visione del mondo come "assurdità".[4]

Finisce così gli studi da privatista e si laurea in filosofia nel 1936 con una tesi su Plotino e Sant'Agostino.[5]

L'antifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1933 aderisce al movimento antifascista Amsterdam-Pleyel e nel 1934 aderisce al Partito Comunista Francese, più in risposta alla Guerra civile spagnola che per un reale interesse alle teorie di Karl Marx; questo atteggiamento distaccato nei confronti dell'idea comunista lo portò spesso al centro di discussioni con i colleghi e lo rese oggetto di critiche fino al punto di distaccarsi completamente nel 1937 dalle azioni del partito, considerate di parte e quindi non adatte a un discorso di unità delle genti.[4]

Albert Camus in un disegno di Petr Vorel

Il primo matrimonio di Camus con Simone Hie nel 1934 finisce dopo due anni a causa della dipendenza della donna verso gli psicofarmaci. Sei anni dopo sposerà Francine Fauré, ma dopo tre anni è costretto a separarsi dalla guerra fino al 1945; il matrimonio durerà fino alla morte dello scrittore.[4]

L'attività professionale lo vede spesso impegnato all'interno di redazioni di giornali (inizia con una rivista locale, Sud) dove è critico letterario e specialista nei resoconti dei grandi processi e nei reportage: il lavoro nel quotidiano locale algerino Alger-Républicain (ne è redattore capo), poi in "Soir-Republicain" (fondato da Pascal Pia). Il Governatore Generale delle colonie del Nord-Africa lo ostacola e la sua attività nelle colonie finisce con il licenziamento dal giornale, a causa di un articolo contro il governo, che si adopererà poi per non fargli più trovare occupazione come giornalista in Algeria.[4]

Dal comunismo all'anarchismo individualista[modifica | modifica wikitesto]

Camus si sposta così in Francia dove nel 1940 è segretario di redazione al Paris-Soir grazie all'aiuto di Pascal Pia: sono gli anni dell'occupazione nazista e lo scrittore, prima da osservatore e poi da attivista, cerca di contrastare la presenza tedesca ritenendola atroce e insopportabile. Negli anni della resistenza si affilia alla cellula partigiana Combat per la quale curerà numerosi articoli per l'omonimo giornale che circola clandestinamente. Vi coinvolge Sartre venendo accolto negli ambienti intellettuali di Saint-Germain-des-Prés e del Café Flore. Sembrava che l'amicizia con Sartre fosse indistruttibile, ma le tematiche dell'Assurdo e della Rivolta, i poli che sono alla base dell'itinerario filosofico di Camus, saranno all'origine della progressiva rottura con Sartre e gli ambienti di sinistra.[4]

Albert Camus

Aderisce poi al Partito Comunista algerino, sempre più per reazione contro l'oppressione dei più deboli, che non per vere convinzioni marxiste. Dopo due anni lascia infatti il partito.[4]

Nel marzo 1945 partecipa a Parigi, con George Orwell, Emmanuel Mounier, Lewis Mumford e André Philip, al primo Congresso internazionale del Movimento Federalista Europeo, fondato da Altiero Spinelli e Ursula Hirschmann con l'obiettivo di costruire gli Stati Uniti d'Europa.[6]

Finita la guerra, il suo impegno civile rimane costante e non si piega di fronte a nessuna ideologia, criticando tutto quello che poteva allontanare l'uomo dalla sua dignità: lascia il posto all'UNESCO a causa dell'entrata nell'ONU della Spagna franchista così come è tra i pochi a criticare apertamente i metodi brutali del Soviet in occasione della repressione di uno sciopero a Berlino Est.[7]

Il 16 maggio 1945 scoppia la prima ribellione in Algeria. Camus torna nel suo luogo natale per una cronaca. Conclude così il suo articolo: «Una grande politica, per una nazione povera, può essere soltanto una politica esemplare. Ho una sola cosa da dire a questo proposito: la Francia costruisca realmente la democrazia nei paesi arabi. La democrazia è un'idea nuova in un paese arabo. Per noi varrà più di cento eserciti e di mille pozzi di petrolio». Ad agosto Camus, unico intellettuale occidentale a farlo apertamente (ad eccezione di Albert Einstein) condanna con parole dure i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. In quell'anno può riunirsi nuovamente alla famiglia e a settembre nascono i figli gemelli Jean e Catherine.[7]

Pubblica svariati articoli su alcune riviste dell'anarchismo filosofico francese, di cui condivide idee e finalità, pur criticandone il "nichilismo romantico" che l'ha caratterizzato storicamente. Nel 1938 era stato allontanato dal PCF, ma la frattura con il Partito si formalizza definitivamente nel 1950 a Berlino al "Congresso per la libertà della cultura", con l'espulsione di Camus dal Partito unitamente a Léon Blum, André Gide, Mauriac e Aron.[4]

All'inizio del 1946 si reca negli Stati Uniti, dove è accolto con diffidenza e sorvegliato dai servizi segreti (la futura Central Intelligence Agency), mentre viene salutato con ammirazione dagli studenti delle università nelle quali si reca a tenere discorsi e lezioni. Termina La peste, che esce nel 1947 ed ottiene grande successo nonché il Premio dei critici.[7] Scrive una serie di articoli contro tutte le dittature, raccolti in Né vittime né carnefici, in cui affronta il problema della violenza nel mondo.[7][8] Quando, nel 1947, scoppia la rivolta antifrancese in Madagascar e ne segue una forte repressione, Camus afferma che «il fatto è chiaro e ripugnante: stiamo facendo tutto ciò che abbiamo rimproverato e rinfacciato ai tedeschi».[7]

Negli anni successivi lo scrittore deve fare i conti con una ricaduta della malattia: la tubercolosi giovanile ritorna a tormentarlo e lo costringe a lungo a letto e ad alcuni ricoveri in case di cura. La malattia regredisce quasi completamente, ma i danni ai polmoni sono ormai permanenti[7]

Nel 1951 la pubblicazione de L'uomo in rivolta fa nascere una lunga polemica con Sartre ed i suoi amici: Camus auspica un nuovo umanesimo fondato sulla solidarietà e critica le degenerazioni del comunismo; Sartre rifiuta questo tipo di approccio, che considera borghese e passivo, ma Camus risponde ribadendo la sua fede nella democrazia e in ultima istanza, nell'anarchismo, pur mantenendo una posizione molto personale.[7]

Il Nobel e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 Camus ricevette il premio Nobel per la letteratura, a testimonianza del valore letterario delle sue opere.[9]

Tra il 1959 e l'inizio del 1960 le condizioni di salute del quarantaseienne Camus sono ormai molto precarie (ormai da tempo entrambi i polmoni sono intaccati dalla tubercolosi, oltre che dal fumo).[4]. Compie un viaggio in Grecia, ma a motivo della salute malferma deve rifiutare la direzione della Comédie Française, offertagli da André Malraux, scrittore e Ministro della Cultura francese. Camus chiede però di poter dirigere un teatro sperimentale.[7]

Camus a Stoccolma per il Premio Nobel

Il 4 gennaio di quell'anno, proprio nei giorni in cui discuteva i termini di questo accordo[7], Albert Camus morì in un incidente d'auto a bordo di una Facel Vega, nel quale perse la vita anche il suo editore Michel Gallimard che era alla guida dell'auto: presso Villeblevin, vicino Sens (Yonne) e sulla strada per Parigi, il conducente perde il controllo dell'automobile che guidava a circa 140 km/h in pieno rettilineo, prima di schiantarsi contro un platano.[9][10]. Gallimard muore sul colpo, Camus viene estratto dall'auto ormai incosciente e con gravissime ferite, e poco dopo viene dichiarato morto. La figlia e la moglie di Gallimard si salvano e riferiscono di un forte rumore prima dello sbandamento, come un cedimento strutturale sotto la macchina.[11]

Sulla morte di Camus alcuni hanno espresso seri dubbi su un possibile attentato del KGB, per le sue ripetute denunce sull'invasione sovietica in Ungheria e per un discorso in favore del Nobel allo scrittore dissidente Boris Pasternak; nonostante l'incidente venga imputato anche alla sola velocità elevata del veicolo[12] e al blocco di una ruota o al cedimento di un asse[11], in alcuni documenti (tra cui appunti del diario del poeta e traduttore ceco Jan Zábrana, che riporta le rivelazioni di un suo amico e confidente russo) emergerebbe il sospetto che la vettura sia stata manomessa - tramite uno strumento per danneggiare gli pneumatici, danno che con l'alta velocità ne causò l'esplosione o la rottura[11][13] - dagli agenti segreti di Mosca per ordine del Ministro degli Esteri sovietico Šepilov, pubblicamente attaccato da Camus in un articolo del 1957.[9][11][14][15] In una scatola tra i rottami venne trovato un manoscritto di centocinquantaquattro pagine, dalla cui rielaborazione filologica la figlia Catherine ricostruisce il romanzo postumo e incompiuto Il primo uomo.

Tomba di Camus

Nelle sue tasche fu trovato inoltre un biglietto ferroviario non utilizzato, segno che probabilmente aveva pensato di usare il treno, cambiando idea all'ultimo momento. In passato aveva più volte sostenuto che il modo più assurdo di morire sarebbe stato proprio in un incidente automobilistico.[14]

Il corpo di Camus venne cremato e la sua tomba è nel cimitero di Lourmarin, in Provenza, dove aveva da poco acquistato un'abitazione.[4] Nel 2010, il presidente francese Nicolas Sarkozy, in occasione dei 50 anni dalla sua morte, propose di traslare le ceneri di Camus al Pantheon, il luogo dove riposano molti personaggi illustri della storia di Francia.[16] La famiglia però alla fine rifiutò: la figlia Catherine, incerta, confermò infine il suo rifiuto affermando che suo padre era "claustrofobico"; il figlio Jean affermò di considerare la cosa un controsenso, poiché prima, a suo parere, il presidente avrebbe dovuto proclamare una "riabilitazione morale" del padre, oggi considerato un simbolo dell'umanismo moderno francese, ma alla sua epoca criticato dalla maggioranza dei politici e intellettuali suoi connazionali. Affermò anche di temere anche una sorta di "appropriazione ideologica" della figura di Camus da parte della destra di Sarkozy.[17][18][19]

Il nipote di Camus, David (figlio di Jean), ha ripercorso successivamente le orme del nonno diventando anch'egli uno scrittore.

L'opera filosofica e il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

« La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo. »
(Albert Camus)

Le basi teoriche della filosofia di Camus derivano da quelle degli esistenzialisti Martin Heidegger (Essere e tempo) e Jean-Paul Sartre (L'essere e il nulla), che affermano il nichilismo presente nella realtà (seguendo Nietzsche), e nel caso di Sartre, la fine di ogni valore al di fuori dell'uomo. Camus si focalizza quindi sull'analisi dell'assurdo dell'uomo come condizione alienante e reale, non come necessità o unica via, ma da allontanare il più possibile dalla vita umana.[9]

Egli opera una diagnosi di tale problema esistenziale per risolvere il quale serve una cura che solo la solidarietà umana è in grado di produrre. L'uomo scopre la sua inconsistenza e la sua assurdità intuendo che solo attraverso la presa di coscienza di questo stato di cose si aprono nuovi orizzonti, il difficile è entrarci.[9] L'assurdo è penoso e la presa di coscienza di esso frustra e macera, ma è uno stimolo intellettuale importante ed è nel Mito di Sisifo che viene posto in maniera chiara il problema. La ricerca di un profondo e autentico legame fra gli esseri umani è reso impossibile dall'assurdo che incombe sull'esistenza umana. La ricerca del legame inter-umano che continuamente sfugge è simile allo sforzo immane che Sisifo compie per tornare sempre allo stesso punto. Il legame umano pare infine essere non altro che il rendersi consapevoli dell'assurdo e del cercare di superarlo nella solidarietà. L'assurdo di certe manifestazioni volte a recidere il legame stesso, come ad esempio la guerra e le divisioni di pensiero in generale, incombe sugli uomini come una divinità malefica, che ne fa allo stesso tempo degli schiavi e dei ribelli, delle vittime e dei carnefici. Ma la soluzione nella solidarietà umana appare solo nel 1943-'44 e ancora nel romanzo La peste, pubblicato nel 1945. La peste rappresenta perciò un superamento del senso tragico e assurdo dell'esistenza umana, oltre al nichilismo di derivazione nietzscheana. Di questo vi erano già i primi segni positivi nelle Osservazioni sulla rivolta, scritte nel 1945, e Lettre à un ami allemand.[9]

Camus nel 1957

L'ateismo e il senso della vita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Esistenzialismo ateo.

Il tema della solidarietà umana è uno sbocco che è convincente solo in parte e che per alcuni versi pare addirittura forzoso e non privo di derive moralistiche. Ben diverso l'atteggiamento che sta alla base del grande e profondo tormento esistenziale molto esplicito sino all'inizio degli anni quaranta. Un tormento che si esprime nell'ateismo esistenziale espresso nelle prime parole con cui si apre il saggio Il mito di Sisifo, pubblicato nel 1942 da Gallimard, dove egli scrive:

« Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia »
(Il mito di Sisifo[20])

Nel 1952, con L'uomo in rivolta, Camus affronta il tema della violenza, sia essa metafisica, libertaria o terroristica. L'opera è anche un'analisi socio-psicologica profonda delle motivazioni che portano alla rivolta violenta e all'omicidio.[9]

Ne L'uomo in rivolta Camus prosegue anche e realizza la sua polemica con la rivista Les temps modernes diretta da Jean-Paul Sartre. È la fine di un sodalizio che aveva visto sintonia e numerose collaborazioni sin dal secondo dopoguerra e che ha così fine. Ma ciò non significa affatto, come qualcuno erroneamente sostiene, che Camus, contrapponendosi a Sartre, non sia più un esistenzialista ateo, ma semplicemente che egli intende abbandonare il pessimismo estremo per lasciare l'orizzonte aperto alla speranza di un senso del lottare contro il male. Alla rivolta "metafisica" e a quella "storica", Camus oppone la rivolta dell'"arte". La creatività alla base di questa rivolta deve tuttavia evitare gli estremi del realismo e del formalismo, conseguendo insieme realtà e forma. I valori della cultura mediterranea sono alla base di questa rivolta perché tale pensare è "misurato" e quindi ha come obiettivo il relativo offrendo solo una giustizia "relativa" che evita gli estremi.[9]

La lotta contro l'assurdo[modifica | modifica wikitesto]

Per Camus, la strada maestra dell'uomo che pensa è quella di combattere contro l'assurdo e la mancanza di senso dell'esistere. Un assurdo che non è nella natura dell'uomo in quanto tale, ma nei "modi" con cui l'uomo struttura negativamente il proprio esistere e il proprio convivere. Far fronte alla "peste" (che nella sua opera simboleggia anche la dittatura) è possibile nella solidarietà e nella collaborazione. Gli uomini, se uniti da ideali positivi perseguiti con determinazione e forza, devono sempre rimanere vigili in attesa che «...la peste torni a inviare i suoi ratti». Ma tutto questo deve fare i conti con lo stato personale di attività e con i propri limiti: l'artista (così come l'uomo comune) è sempre in bilico fra solidarietà e solitudine (solidaire ou solitaire), e spesso si trova di fronte a situazioni che avrebbe potuto evitare se avesse approfittato di un'occasione passata (vedi La caduta).[9]

La filosofia dell'assurdo emerge più che altro nel Mito di Sisifo, in cui Camus, negando qualsivoglia valore a un significato trascendente alla vita e al mondo, riconosce come assurda l'esistenza: senza un significato l'esistenza è irrazionale ed estranea a noi stessi. Resta dunque il suicidio, ma quello "fisico" non risolve il problema del senso; mentre quello spirituale (Kierkegaard con la "speranza" in Dio, e Husserl con la ragione portata oltre i limiti della propria finitudine) svia dal vero problema. La soluzione per Camus è la "sopportazione" della propria presenza nel mondo, "sopportazione" che consente la libertà; e la "protesta/ribellione" nei confronti dell'assurdità dell'esistenza, quindi contro il "destino", consegna alla vita il suo valore effettivo. Camus non cerca quindi più Dio o l'Assoluto, il suo obiettivo diviene "l'intensità della vita". Per Camus Sisifo è quindi felice perché nella sua condanna diviene consapevole dei propri limiti e quindi assume su di sé il proprio destino.[21]

È quindi una presa di coscienza del sentimento dell'assurdo, attraverso alcune figure chiave della filosofia (anche se l'autore ci tiene a dire subito che non si considera un filosofo) e della letteratura. Il libro cita Šestov, Jaspers, Heidegger e Kierkegaard (nomi in fondo non molto conosciuti all'epoca in Francia), e guarda a certi personaggi simbolo come l'attore, Don Giovanni, il conquistatore, Aleksej Nilič Kirillov (un personaggio nichilista del romanzo I demoni di Dostoevskij) e Kafka (soprattutto per Il castello e Il processo): "tipi estremi", come dice lui stesso[22] che gli danno modo di affrontare il tema centrale che è appunto l'assurdità della condizione umana.

Egli, sempre nel saggio su Sisifo, considera i grandi romanzi (nominando Balzac, Sade, Melville, Stendhal, Proust, Malraux) e il grande teatro (nominando Shakespeare e Molière) come opere di filosofia e cerca di dimostrare che l'unico problema veramente serio sia il suicidio, atto di confronto tra "richiamo umano" e "irragionevole silenzio del mondo", quindi quello della libertà (la temibile innocenza del "tutto è possibile") e della scelta. La parte dedicata al mito di Sisifo, condannato a spingere un pesante masso per l'eternità, offre un'ulteriore riflessione, quella della felicità, poiché come Camus disse in Nozze "non c'è amore del vivere senza disperazione di vivere".[22] Tra le ispirazioni di Camus, anche Giacomo Leopardi, anche se non viene mai citato direttamente.[23]

La "trilogia dell'assurdo", dopo il saggio sul Mito di Sisifo e il romanzo Lo straniero è completata dal dramma teatrale Caligola in cui l'"imperatore folle" viene visto come un poeta-artista quasi esistenzialista, che tuttavia raffigura anche la burocrazia e il pericolo della tirannide, e contro cui si schiera il pretoriano Cassio Cherea, raffigurante il filosofo materialista che si batte per la libertà, e lo schiavo liberato Elicone:

« Attraverso Caligola, per la prima volta nella storia, la poesia provoca l’azione e il sogno la realizza. Lui fa ciò che sogna di fare. Lui trasforma la sua filosofia in cadaveri. Voi dite che è un anarchico. Lui crede di essere un artista. Ma in fondo non c’è differenza. Io sono con voi, con la società. Non perché mi piaccia. Ma perché non sono io ad avere il potere, quindi le vostre ipocrisie e le vostre viltà mi danno maggiore protezione - maggiore sicurezza - delle leggi migliori. Uccidere Caligola è darmi sicurezza. Finché Caligola è vivo, io sono alla completa mercé del caso e dell’assurdo, cioè della poesia. »
(Cherea in Caligola)
« Ma non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all'improvviso un bisogno di impossibile. Le cose così come sono non mi sembrano soddisfacenti. [...] È vero, ma non lo sapevo prima. Adesso lo so. Questo mondo così com'è fatto non è sopportabile. Ho bisogno della luna, o della felicità o dell'immortalità, di qualcosa che sia demente forse, ma che non sia di questo mondo. »
(Caligola nell'omonima opera)

Lo straniero raffigura invece un uomo alla deriva nell'assurdo, privo di motivazioni per vivere, incapace di giustificare i propri gesti ed emozioni, tanto che arriva a compiere un delitto senza un forte movente, e solo nella sua morte per ghigliottina trova un minimo senso, rappresentando una follia lucida derivante dallo sradicamento dell'uomo, a cui viene a mancare ogni ragione sufficiente a fornire la causa prima di ogni gesto.[24]

Il rifiuto del pessimismo[modifica | modifica wikitesto]

« Non ho disprezzo per la specie umana. (...) Al centro della mia opera vi è un sole invincibile: non mi sembra che ciò formi un pensiero triste. »
(Albert Camus, 1951[25])

Camus rifiutava gli appellativi di "pessimista" e nichilista attribuitigli da alcuni suoi contemporanei, affermando di non essere né misantropo né nichilista né rinunciatario, e ponendo la sua rivolta ideale come esempio.[26]

Non è per nulla che così egli chiuda Il mito di Sisifo:

« Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. »
(Il mito di Sisifo[27])
Camus in Svezia, ospite di una manifestazione per la festa pre-natalizia di Santa Lucia (13 dicembre 1957)

Se Sisifo, una volta negato Dio, vede un mondo in ogni parte di esso e può sentirsi felice per il solo fatto di lottare contro il Dio-padrone, il nichilismo è già vinto anche se la sofferenza e l'ingiustizia continueranno a imperversare. Nell'Uomo in rivolta si legge:

« Oggi nessuna saggezza può pretendere di dare di più. La rivolta cozza instancabilmente contro il male, dal quale non le rimane che prendere un nuovo slancio. L'uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo »
(L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.331)

Dopo L'uomo in rivolta Camus scrisse i racconti L'Esilio e Il regno di cui doveva far parte anche il saggio breve La caduta. La sua tematica di fondo non cambia, ma si nota un momento di pessimismo accentuato in La caduta, divenuto un romanzo-saggio, cui fa seguito un progressivo riemergere dell'altruismo nei racconti, sistemati proprio per far notare l'uscita dall'egoismo per ritrovare la solidarietà.[9]

Per un uomo che «non sa che farsene di Dio» ,perché ha solo sé stesso su cui contare per dare senso all'esistere, Camus rifiuta la rinuncia della lotta umana conto il non-senso. Bisogna ribellarsi al non-senso in nome della solarità e della "misura", le caratteristiche migliori dei popoli mediterranei pre-cristiani:

« La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L'origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall'intelligenza. Non trionfa dell'impossibile né dell'abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell'uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.[28] »

La politica: l'anarchia e il ripudio del marxismo-leninismo[modifica | modifica wikitesto]

Max Stirner ritratto in un disegno di Engels

Le posizioni politiche di Camus divennero col tempo fortemente critiche - contro il comunismo marxista che aveva sostenuto ed egli divenne così anarchico - oltre che con il capitalismo occidentale e, precedentemente, il fascismo (posizioni scomode per ogni schieramento politico di allora), e del suo nuovo ideale dell'anarco-individualismo di impronta stirneriana e proudhoniana[29], e gli valsero l'isolamento intellettuale: in particolare, a causa del suo giudizio negativo sul blocco sovietico, si consumò la definitiva rottura ideologica con Sartre (sancita poco dopo l'inizio della guerra d'Algeria, nel 1954), il quale riteneva che, nonostante i crimini stalinisti (riconosciuti comunque come gravi errori dopo la denuncia di Nikita Kruscev, al punto che Sartre si avvicinerà al maoismo, al castrismo, e tardivamente all'anarco-comunismo), non bisognasse comunque negare il sostegno al marxismo-leninismo. Notevoli di menzione anche le sue posizioni sulla guerra d'Algeria (staccate sia dal terzomondismo dei comunisti sia dal nazionalismo francese della destra), e la demolizione che egli fa della dottrina leninista[7][9]

Anche la compagna di Sartre, la femminista Simone de Beauvoir, lo attaccherà nei suoi scritti, accusando l'atteggiamento umanista e filo-occidentale che Camus dimostra in molte occasioni, specialmente nella sua richiesta di non coinvolgere i civili in Algeria e di raggiungere un accordo tra algerini e francesi, una sorta di compromesso federalista che permetta agli ex coloni di rimanere illesi nelle loro case, e allo stesso tempo garantisca la libertà del paese[7]; egli teme particolarmente un'Algeria che si leghi al mondo islamico, di cui percepisce la velleità anti-moderna e anti-libertaria:

« Un'Algeria costituita da insediamenti federati e legati alla Francia mi sembra preferibile, senza confronto possibile rispetto alla semplice giustizia, ad un'Algeria legata ad un impero islamico che per i popoli arabi non farebbe che sommare miserie alle miserie, sofferenze alle sofferenze, e che strapperebbe i francesi d'Algeria dalla loro patria naturale. Se l'Algeria che io spero conserva ancora una possibilità di realizzarsi, desidero aiutarla con tutte le mie forze. Ritengo invece di non dover sostenere nemmeno per un istante e in alcun modo la costituzione dell'altra Algeria. Se invece si formasse [...] questa sarebbe per me un'immensa disgrazia, e ne dovrei trarre tutte le conseguenze, io come milioni di francesi. Ecco, molto sinceramente, come la penso. [...] Nel caso in cui svanissero le ragionevoli speranze che è ancora possibile coltivare, davanti ai gravi fatti che in questo caso ne seguirebbero [...] ognuno di noi dovrà testimoniare quello che ha fatto e quello che ha detto. La mia testimonianza è questa e a essa non ho niente da aggiungere. »
(Albert Camus, La rivolta libertaria, pag. 150)

Nel 1953 sostiene anche la rivolta degli studenti contro la burocrazia del partito unico di Berlino est[30], mentre è del 1956 l'immediata e forte presa di posizione antisovietica di Camus, in occasione dell'invasione dell'Ungheria.[7]

Ne L'uomo in rivolta Camus attacca il marxismo, precisamente il marxismo-leninismo, dichiarandolo "mistificazione del socialismo", termine già usato in Né vittime né carnefici.[31]

L'analisi del filosofo francese parte da Marx stesso, passando per Lenin ed arrivando a Stalin. Non vuole dimostrare che Marx conduca allo stalinismo, ma come Lenin e Stalin abbiano distorto il pensiero di Marx piegandolo a scopi disumani, portando l'URSS al terrore ed al totalitarismo: non hanno liberato l'uomo, ma "lo hanno imprigionato all'interno di una necessità storica".[31]

L'utopia marxista è stata superata da una lotta di potere nichilista, da dominatrice della storia né è diventato un fatto. La rivoluzione del 1917 secondo Camus fu "l'alba della libertà reale", la più grande speranza della storia umana, ma è stata tradita, dotandosi di una polizia e diventando un'efficiente dittatura moderna.[31]

Lenin «ha cancellato la morale dalla rivoluzione», ritenendo che essa avrebbe fallito se ancorata ai principi etici. Per Marx la dittatura del proletariato era provvisoria ed egli «non immaginava così terrificante apoteosi».[32]

Jean-Paul Sartre, il caposcuola dell'esistenzialismo francese, ruppe con Camus a seguito delle divergenze sul comunismo e sulla questione algerina.

Lenin costruisce quindi «l'imperialismo della giustizia», poiché la giustizia sociale si realizzerà solo nel momento in cui il capitalismo sarà distrutto in tutto il mondo. Fino ad allora l'oppressione, il delitto e la mistificazione saranno legittimati e giustificati in nome di un fine astratto. La vera dittatura del proletariato, quella provvisoria, che deve rispettare, dice Camus riprendendo Rosa Luxemburg[33], le libertà democratiche che permettono la reale partecipazione del popolo, ha dato vita alla dittatura «feroce e durevole» dei capi, una tirannia che Stalin ha consolidato creando "l'Impero non degli uomini, bensì delle cose". All'interno di esso non vi è più spazio per "l'amicizia nel presente, ma solo per l'uomo che verrà, l'uomo nuovo di cui si aspetta l'avvento". Nel "regno delle persone" gli uomini si legano grazie all'affetto, ma nel regno delle cose gli uomini si uniscono tramite la delazione, ponendo fine alla fraternità; "chi combatte il regime è un traditore, chi non lo sostiene con zelo è sospetto".[34] Riprende anche la metafora della peste e negli scritti de La rivolta libertaria Camus parla così dell'indifferenza o dell'appoggio al franchismo e chi, come Sarte, giustificava il comunismo dell'est:

« Non giustificherò questa peste orrenda nell'Europa dell'Ovest solo perché a Est essa compie devastazioni su territori più vasti. [...] Il mondo in cui vivo mi ripugna, ma mi sento solidale con le persone che vi soffrono. Esistono ambizioni che non sono le mie e mi sentirei a disagio se dovessi percorrere la mia strada basandomi sui meschini privilegi che si riservano a chi si adatta all'esistente. Ma mi sembra che un'altra dovrebbe essere l'ambizione di tutti gli scrittori: testimoniare ed elevare un grido, ogni volta che sia possibile, nei limiti del nostro talento, a favore di coloro che, come noi, sono asserviti.[35] »

Come detto, tutte queste affermazioni gli costeranno la rottura totale con la sinistra francese e l'ostracismo dell'ambiente esistenzialista sartriano, i cui rappresentanti rifiutavano di condannare l'esperienza del marxismo-leninismo, pur riconoscendone alcuni errori.[36]

Omaggi nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Opere teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ i suoi discorsi pronunciati in occasione del ritiro del premio sono raccolti in Discours de Suède, Gallimard). Tra l'altro in questi discorsi Camus afferma: Ogni generazione si crede votata a rifare il mondo. Ma la mia generazione sa che non lo rifarà. Il compito è troppo gravoso. La mia generazione si impegna solo a impedire che il mondo si disfi, si distrugga [...] nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo.
  2. ^ Nelle Riflessioni sulla pena di morte dice che «Se l'omicidio è nella natura dell'uomo, la legge non è fatta per imitare o riprodurre una tale natura».
  3. ^ J'avais honte de ma pauvreté e de ma famille - Note pour un roman, citées par Roger Grenier - 1982 in www. cercledeschamailleurs.over- blog.com
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Albert Camus: biographie
  5. ^ pubblicata in Italia nel 2004 col titolo Metafisica cristiana e neoplatonismo, Editrice Diabasis: sugli influssi della filosofia antica, e di Plotino in particolare, sulla formazione spirituale del giovane scrittore si veda il recente saggio di Christian Vassallo, Plotino e il giovane Camus: tra ragione ed assurdo, in "Vichiana", XI, 2009, pp. 95–102).
  6. ^ Biografia di Altiero Spinelli
  7. ^ a b c d e f g h i j k l Albert Camus Bio
  8. ^ Albert Camus, Né vittime né carnefici
  9. ^ a b c d e f g h i j k Camus: biografia e opere
  10. ^ Una biografia di Camus scritta da un scrittore rumeno, Virgil Tanase è uscita recentemente da Castelvecchi, intitolata "Albert Camus. Una vita per la verità" approfondisce alcuni retroscena
  11. ^ a b c d Dario Fertilio, Il giallo Camus in Il Corriere della Sera del 1/8/2011
  12. ^ Quel finto attentato organizzato dal KGB
  13. ^ viene in alternativa riferito di uno strumento inserito negli pneumatici, che si attiverebbe con l'alta velocità
  14. ^ a b Giovanni Catelli, Camus deve morire. - Nutrimenti edizioni 2013
  15. ^ Michel Onfray, L'ordine libertario (Vita filosofica di Albert Camus) - Editore Ponte alle Grazie ottobre 2013; Onfray tuttavia esprime molti dubbi sull'attendibilità della fonte di Zabrana
  16. ^ Affermando: " Ce serait un symbole extraordinaire de faire entrer Albert Camus au Panthéon".
  17. ^ Francia: figlio Camus contro tumulazione del padre al Pantheon
  18. ^ Camus, figlio a Sarkozy: "Giù le mani da mio padre"
  19. ^ Camus al Pantheon? Il figlio dello scrittore sarebbe contrario
  20. ^ Il mito di Sisifo, p.7
  21. ^ Il mito di Sisifo, parte I: Un ragionamento assurdo
  22. ^ a b cfr. le Note ai testi di Roger Grenier in Opere, Bompiani, p. 1295.
  23. ^ Irene Baccarini, Leopardi e Camus: il tempo ultimo dell'amicizia; dall'articolo: «Di Leopardi non si trova traccia nei taccuini di Albert Camus, eppure in un'intervista radiofonica a cura del giornalista e scrittore Giovanni Battista Angioletti, per il settimanale RadioRAI "L'Approdo" (anni '50), alla domanda "Quali sono gli autori italiani di ogni tempo con i quali lei ha avuto rapporti particolarmente profittevoli?", Camus rispose: "Quello che io citerò al di sopra di tutti gli altri, perché è quello che ho anzitutto letto di più e meglio, colui col quale mi sento più fraterno, è Leopardi".
  24. ^ Albert Camus, Lo straniero. Il teorema dell’Assurdo di Fiammetta Lozzi Gallo
  25. ^ Articolo apparso il 10 maggio 1951, sulla rivista Les Nouvelles Littéraires, citato in: Raniero Regni, Il sole e la storia: il messaggio educativo di Albert Camus, 2014, pag. 18
  26. ^ «Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando.» (da L'uomo in rivolta)
  27. ^ Il mito di Sisifo, p. 121
  28. ^ L'uomo in rivolta, capitolo V, Il pensiero meridiano
  29. ^ La sua posizione coniuga l'individualismo estremo di Stirner, che in quest'ultimo è chiamato egoismo filosofico, con l'anarchismo filosofico solidaristico di Proudhon
  30. ^ Perché Camus è nel pantheon della destra libertaria — Fondazione Roberto Franceschi ONLUS
  31. ^ a b c L'uomo in rivolta, pp. 20-27
  32. ^ L'uomo in rivolta, p. 27
  33. ^ «La libertà solo per i seguaci del governo, solo per i membri di un partito, per numerosi che possano essere, non è libertà. La libertà è sempre unicamente la libertà di chi la pensa diversamente» (Rosa Luxemburg, La rivoluzione russa, Massari, Bolsena 2004, p. 79)
  34. ^ L'uomo in rivolta, p. 250-254, et al
  35. ^ Albert Camus, La rivolta libertaria, Elèuthera, Milano 1998, pp. 97-100
  36. ^ Andrea Scaricamazza, La Rivolta secondo Camus
  37. ^ Albert Camus, su icavalieridellozodiaco.net

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Recente (dal 2009)[modifica | modifica wikitesto]

Articoli e conferenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Heiner Wittmann, Camus et Sartre : deux littéraires-philosophes, conférence présentée lors d’une Journée d’études à la Maison Henri Heine sur la littérature et la morale, 15 décembre 2005
  • Guy Dumur, Les silences d'Albert Camus, Médecine française, 1948
  • Francis Jeanson, Albert Camus ou l'âme révoltée, Les Temps modernes, 1952
  • Jean Négroni, Albert Camus et le théâtre de l'Équipe, Revue d'histoire du théâtre, 1960
  • Pierre Nguyen-Van-Huy, La métaphysique du bonheur chez Albert Camus, Neuchâtel, La Baconnière, 1962
  • Bernard Pingaud, La voix de Camus, La Quinzaine littéraire, 1971
  • Gianfranco Ravasi, Camus (La rivolta & la salvezza), Avvenire, 7 giugno 2013

Documenti, biografie e testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

  • Michel Onfray, L'ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus («L'ordre libertaire, la vie philosophique d’Albert Camus»), Flammarion, 596 pages, 2012
  • Camus et Sartre, Amitié et combat, Aronson Ronald, éditions Alvik, 2005
  • Albert Camus et l'Espagne, Édisud, septembre 2005
  • Pierre Zima, L'indifférence romanesque : Sartre, Moravia, Camus, éditions L'Harmattan, mars 2005
  • Albert Camus et les écritures algériennes. Quelles traces ?,Édisud, 2004
  • Arnaud Corbic, Camus - L'absurde, la révolte, l'amour, Les Éditions de l'Atelier, 2003
  • Albert Camus et les écritures du XXe siècle, Collectif, Artois Presse Université, 2003 (Colloque de Cergy 2002
  • Audisio, Camus, Roblès, frères de Soleil, Collectif, Édisud, 2003
  • En commune présence : Albert Camus et René Char, Collectif, édition Folle Avoine, 2003
  • Écriture autobiographique et Carnets : Albert Camus, Jean Grenier, Louis Guilloux, Collectif, édition Folle Avoine, 2003
  • Denis Salas, Albert Camus, la juste révolte, éditions Michalon, 2002
  • Jacqueline Lévi-Valensi, Camus à Combat, Cahiers Albert Camus nº8, Gallimard, 2002
  • Emmanuel Roblès, Camus, frère de soleil, éditions Le Seuil, 1995
  • Histoire d'un livre: l'Etranger d'Albert Camus, Collectif, éditions Imec, 1991

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 97000332 LCCN: n/79/61368