Albert Camus

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« Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo. »
(Motivazione del Premio Nobel per la letteratura)
Albert Camus
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1957

Albert Camus (pron. IPA: [al'bɛʁ ka'my]; Mondovi, 7 novembre 1913Villeblevin, 4 gennaio 1960) è stato uno scrittore, filosofo, saggista, drammaturgo e anarchico francese, esponente dell'esistenzialismo.

Firma di Camus

Per quanto alcuni critici ritengano Camus difficilmente catalogabile in una corrente letteraria definita, è indubitabile che egli tragga gli spunti per la sua narrativa filosofica dai turbamenti esistenziali della società europea tra le due guerre, ed in base a ciò viene considerato uno dei padri dell'esistenzialismo ateo novecentesco accanto a Jean-Paul Sartre, malgrado i forti elementi di contrasto tra i due, che vanno però visti sotto il profilo etico-politico più che filosofico. Aderenti entrambi alla Resistenza, dove militarono nella formazione Combat, e al Partito Comunista Francese, ben presto Camus mostra l'inconciliabilità della sua visione del mondo col marxismo ortodosso, lasciando il partito e accostandosi al movimento anarchico.

Ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1957.[1]

Il suo lavoro è sempre teso allo studio dei turbamenti dell'animo umano di fronte all'esistenza. La ricerca di un profondo e autentico legame fra gli esseri umani è reso impossibile dall'assurdo che incombe sull'esistenza umana. La ricerca del legame inter-umano che continuamente sfugge è simile allo sforzo immane che Sisifo compie per tornare sempre allo stesso punto. Il legame umano pare infine essere non altro che il rendersi consapevoli dell'assurdo e del cercare di superarlo nella solidarietà. Ma l'assurdo di certe manifestazioni volte a recidere il legame stesso, come ad esempio la guerra e le divisioni di pensiero in generale, incombe sugli uomini come una divinità malefica, che ne fa allo stesso tempo degli schiavi e dei ribelli, delle vittime e dei carnefici.

L'unico scopo del vivere e dell'agire, per Camus, che pare esprimersi dialetticamente fuori dell'intimità esperienziale, nel combattere nel sociale le ingiustizie, oltre che le espressioni di poca umanità, come la pena di morte. «Se la Natura condanna a morte l'uomo, che almeno l'uomo non lo faccia», usava dire.

Malato da anni di tubercolosi, morì nel 1960 in un incidente stradale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Camus nacque a Mondovi, nell'allora Algeria francese, il 7 novembre del 1913 da una modesta famiglia di pieds-noirs, della cui povera condizione sociale il futuro scrittore nutriva una forte vergogna da ragazzo[2]. Il padre, Lucien Auguste Camus, era un fornitore d'uva locale, discendente di coloni francesi nativi di Bordeaux da parte paterna e dell'Alsazia da parte materna, che morì precocemente nella prima battaglia della Marna nel 1914 («...per servire un paese che non era suo», come ebbe a scrivere Camus una volta adulto nel romanzo Il primo uomo) mentre la madre, Catherine Hélène Sintès, era figlia di immigrati spagnoli originari di Minorca.[3]

Dopo la morte del padre, assieme alla madre e alla nonna materna, la quale rivestirà un ruolo molto importante nella sua educazione a causa della severità e dell'accentramento dei poteri familiari (la madre non ebbe mai gran parte nella crescita del figlio), si trasferisce ad Algeri dove seguirà tutti i gradi di scuola.[3]

Camus legge un editoriale di Combat in spagnolo e francese
Discorso in inglese di Camus

Gli studi e la malattia[modifica | modifica wikitesto]

Camus brilla sin da giovane negli studi. Spinto dal suo professore di filosofia, e in seguito grande amico, Jean Grenier (al quale rimarrà legato per tutta la vita), vince una borsa di studio presso la facoltà di filosofia della prestigiosa Università di Algeri.[3]

È proprio Grenier a invitarlo alla lettura de Il dolore (La Douleur) di André de Richaud, opera che lo spingerà a intraprendere l'attività di scrittore. La tubercolosi, che lo colpisce giovanissimo, gli impedisce di frequentare i corsi e di continuare a giocare a calcio, sport nel quale eccelleva come portiere.[3]

Finisce così gli studi da privatista e si laurea in filosofia nel 1936 con una tesi su Plotino e Sant'Agostino.[4]

L'antifascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1933 aderisce al movimento antifascista Amsterdam-Pleyel e nel 1934 aderisce al Partito Comunista Francese, più in risposta alla Guerra civile spagnola che per un reale interesse alle teorie di Karl Marx; questo atteggiamento distaccato nei confronti dell'idea comunista lo portò spesso al centro di discussioni con i colleghi e lo rese oggetto di critiche fino al punto di distaccarsi completamente nel 1937 dalle azioni del partito, considerate di parte e quindi non adatte a un discorso di unità delle genti.[3]

Albert Camus in un disegno di Petr Vorel

Il primo matrimonio di Camus con Simone Hie nel 1934 finisce dopo due anni a causa della dipendenza della donna verso gli psicofarmaci. Sei anni dopo sposerà Francine Fauré, ma dopo tre anni è costretto a separarsi dalla guerra fino al 1945; il matrimonio durerà fino alla morte dello scrittore.[3]

L'attività professionale lo vede spesso impegnato all'interno di redazioni di giornali, (inizia con una rivista locale Sud) dove è critico letterario e specialista nei resoconti dei grandi processi e nei reportage: il lavoro nel quotidiano locale algerino Alger-Républicain(ne è redattore capo), poi in "Soir-Republicain" (fondato da Pascal Pia). Il Governatore Generale delle colonie del Nord-Africa lo ostacola e la sua attività nelle colonie finisce con il licenziamento dal giornale, a causa di un articolo contro il governo, che si adopererà poi per non fargli più trovare occupazione come giornalista in Algeria.[3]

Dal comunismo all'anarchismo individualista[modifica | modifica wikitesto]

Camus si sposta così in Francia dove nel 1940 è segretario di redazione al Paris-Soir grazie all'aiuto di Pascal Pia: sono gli anni dell'occupazione nazista e lo scrittore, prima da osservatore e poi da attivista, cerca di contrastare la presenza tedesca ritenendola atroce e insopportabile. Negli anni della resistenza si affilia alla cellula partigiana Combat per la quale curerà numerosi articoli per l'omonimo giornale che circola clandestinamente. Vi coinvolge Sartre venendo accolto negli ambienti intellettuali di St. Germain des Pré e del Café Flore. Sembrava che l'amicizia con Sartre fosse indistruttibile, ma le tematiche dell'Assurdo e della Rivolta, i poli che sono alla base dell'itinerario filosofico di Camus, saranno all'origine della progressiva rottura con Sartre e gli ambienti di sinistra.[3]

Aderisce poi al Partito Comunista algerino, sempre più per reazione contro l'oppressione dei più deboli, che non per vere convinzioni marxiste. Dopo due anni lascia infatti il partito.[3] Finita la guerra, il suo impegno civile rimane costante e non si piega di fronte a nessuna ideologia, criticando tutto quello che poteva allontanare l'uomo dalla sua dignità: lascia il posto all'UNESCO a causa dell'entrata nell'ONU della Spagna franchista così come è tra i pochi a criticare apertamente i metodi brutali del Soviet in occasione della repressione di uno sciopero a Berlino Est. Il 16 maggio 1945 scoppia la prima ribellione in Algeria. Camus torna nel suo luogo natale per una cronaca. Conclude così il suo articolo: «Una grande politica, per una nazione povera, può essere soltanto una politica esemplare. Ho una sola cosa da dire a questo proposito: la Francia costruisca realmente la democrazia nei paesi arabi. La democrazia è un'idea nuova in un paese arabo. Per noi varrà più di cento eserciti e di mille pozzi di petrolio». Ad agosto Camus, unico intellettuale occidentale a farlo apertamente (ad eccezione di Albert Einstein) condanna con parole dure i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. In quell'anno può riunirsi nuovamente alla famiglia e a settembre nascono i figli gemelli Jean e Catherine.[5][5]

Pubblica svariati articoli su alcune riviste dell'anarchismo filosofico francese, di cui condivide idee e finalità, pur criticandone il "nichilismo romantico" che l'ha caratterizzato storicamente. Nel 1938 viene allontanato dal PCF, ma la frattura con il Partito si formalizza definitivamente nel 1950 a Berlino al "Congresso per la libertà della cultura", con l'espulsione di Camus dal Partito unitamente a Léon Blum, André Gide, Mauriac e Aron.[3]

All'inizio del 1946 si reca negli Stati Uniti, dove è accolto con diffidenza e sorvegliato dai servizi segreti (la futura Central Intelligence Agency), mentre viene salutato con ammirazione dagli studenti delle università nelle quali si reca a tenere discorsi e lezioni. Termina La peste, che esce nel 1947 ed ottiene grande successo nonché il Premio dei critici.[5] Scrive una serie di articoli contro tutte le dittature, raccolti in Né vittime né carnefici, in cui affronta il problema della violenza nel mondo.[5] Quando, nel 1947, scoppia la rivolta antifrancese in Madagascar e ne segue una forte repressione, Camus afferma che «il fatto è chiaro e ripugnate: stiamo facendo tutto ciò che abbiamo rimproverato e rinfacciato ai tedeschi».[5]

Negli anni successivi lo scrittore deve fare i conti con una ricaduta della malattia: la tubercolosi giovanile ritorna a tormentarlo e lo costringe a lungo a letto e ad alcuni ricoveri in case di cura.[5]

Nel 1951 la pubblicazione de L'uomo in rivolta fa nascere una lunga polemica con Sartre ed i suoi amici: Camus auspica un nuovo umanesimo fondato sulla solidarietà e critica le degenerazioni del comunismo; Sartre rifiuta questo tipo di approccio, che considera borghese e passivo, ma Camus risponde ribadendo la sua fede nella democrazia e in ultima istanza, nell'anarchismo, pur mantenendo una posizione molto personale.[5]

Queste posizioni, divenute ormai fortemente critiche contro il comunismo marxista, oltre che con il capitalismo occidentale e, precedentemente, il fascismo (posizioni scomode per ogni schieramento politico di allora), e del suo nuovo ideale dell'anarco-individualismo di impronta stirneriana e proudhoniana[6], gli valsero l'isolamento intellettuale: in particolare, a causa del suo giudizio negativo sul blocco sovietico, si consumò la definiva rottura ideologica con Sartre (sancita poco dopo l'inizio della guerra d'Algeria, nel 1954), il quale riteneva che, nonostante i crimini stalinisti (riconosciuti comunque come gravi errori dopo la denuncia di Nikita Kruscev, al punto che Sartre si avvicinerà al maoismo, al castrismo, e tardivamente all'anarco-comunismo), non bisognasse comunque negare il sostegno al marxismo-leninismo.[5][7] Anche la compagna di Sartre, la femminista Simone de Beauvoir, lo attaccherà nei suoi scritti, accusando l'atteggiamento umanista che Camus dimostra in molte occasioni, specialmente la sua richiesta di non coinvolgere i civili in Algeria e di raggiungere un accordo tra algerini e francesi, una sorta di compromesso che permetta agli ex coloni di rimanere illesi nelle loro case, e allo stesso tempo garantisca la libertà del paese.[5]

Nel 1953 sostiene anche la rivolta degli studenti contro la burocrazia del partito unico di Berlino est[8], mentre è del 1956 l'immediata e forte presa di posizione antisovietica di Camus, in occasione dell'invasione dell'Ungheria.[5]

Il Nobel e gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 ricevette il premio Nobel per la letteratura, a testimonianza del valore letterario delle sue opere.[7] Tra il 1959 e l'inizio del 1960 le condizioni di salute del quarantaseienne Camus sono ormai molto precarie (ormai da tempo entrambi i polmoni sono intaccati dalla tubercolosi, oltre che dal fumo).[3]. Compie un viaggio in Grecia, ma a motivo della salute malferma deve rifiutare la direzione della Comédie Française, offertagli da André Malraux, scrittore e Ministro della Cultura francese. Camus chiede però di poter dirigere un teatro sperimentale.[5]

Camus a Stoccolma per il Premio Nobel

Il 4 gennaio di quell'anno, proprio nei giorni in cui discuteva i termini di questo accordo[5], Camus muore in un incidente d'auto a bordo di una Facel Vega, nel quale perde la vita anche il suo editore Michel Gallimard che era alla guida dell'auto: presso Villeblevin, vicino Sens (Yonne) e sulla strada per Parigi, il conducente perde il controllo dell'automobile che guidava a circa 140 km/h in pieno rettilineo, prima di schiantarsi contro un platano.[7][9]. Gallimard muore sul colpo, Camus viene estratto dall'auto ormai incosciente e con gravissime ferite, e poco dopo viene dichiarato morto. La figlia e la moglie di Gallimard si salvano e riferiscono di un forte rumore prima dello sbandamento, come un cedimento strutturale sotto la macchina.[10]

Sulla morte di Camus alcuni hanno espresso seri dubbi su un possibile attentato del KGB, per le sue ripetute denunce sull'invasione sovietica in Ungheria e per un discorso in favore del Nobel allo scrittore dissidente Boris Pasternak; nonostante l'incidente venga imputato anche alla sola velocità elevata del veicolo[11] e al blocco di una ruota o al cedimento di un asse[10], in alcuni documenti (tra cui appunti del diario del poeta e traduttore ceco Jan Zábrana, che riporta le rivelazioni di un suo amico e confidente russo) emergerebbe il sospetto che la vettura sia stata manomessa - tramite uno strumento per danneggiare gli pneumatici, danno che con l'alta velocità ne causò l'esplosione o la rottura[10][12] - dagli agenti segreti di Mosca per ordine del Ministro degli Esteri sovietico Šepilov, pubblicamente attaccato da Camus in un articolo del 1957.[7][10][13][14] In una scatola tra i rottami venne trovato un manoscritto di centocinquantaquattro pagine, dalla cui rielaborazione filologica la figlia Catherine ricostruisce il romanzo postumo e incompiuto Il primo uomo.

Tomba di Camus

Nelle sue tasche fu trovato inoltre un biglietto ferroviario non utilizzato, segno che probabilmente aveva pensato di usare il treno, cambiando idea all'ultimo momento. In passato aveva più volte sostenuto che il modo più assurdo di morire sarebbe stato proprio in un incidente automobilistico.[13]

Il corpo di Camus venne cremato e la sua tomba è nel cimitero di Lourmarin, in Provenza, dove aveva da poco acquistato un'abitazione.[3] Nel 2010, il presidente francese Nicolas Sarkozy, in occasione dei 50 anni dalla sua morte, propose di traslare le ceneri di Camus al Pantheon, il luogo dove riposano molti personaggi illustri della storia di Francia.[15] La famiglia però alla fine rifiutò: la figlia Catherine, incerta, confermò infine il suo rifiuto affermando che suo padre era "claustrofobico"; il figlio Jean affermò di considerare la cosa un controsenso, poiché prima, a suo parere, il presidente avrebbe dovuto proclamare una "riabilitazione morale" del padre, oggi considerato un simbolo dell'umanismo moderno francese, ma alla sua epoca criticato dalla maggioranza dei politici e intellettuali suoi connazionali. Affermò anche di temere anche una sorta di "appropriazione ideologica" della figura di Camus da parte della destra di Sarkozy.[16][17][18]

Il nipote di Camus, David (figlio di Jean), ha ripercorso successivamente le orme del nonno diventando anch'egli uno scrittore.

L'opera filosofica e il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

« La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo. »
(Albert Camus)

Camus analizza l'assurdo dell'uomo come condizione alienante e reale, non come necessità o unica via. Egli opera una diagnosi di tale problema esistenziale per risolvere il quale serve una cura che solo la solidarietà umana è in grado di produrre. L'uomo scopre la sua inconsistenza e la sua assurdità intuendo che solo attraverso la presa di coscienza di questo stato di cose si aprono nuovi orizzonti, il difficile è entrarci.[7] L'assurdo è penoso e la presa di coscienza di esso frustra e macera, ma è uno stimolo intellettuale importante ed è nel Mito di Sisifo che viene posto in maniera chiara il problema. Ma la soluzione nella solidarietà umana appare solo nel 1943-'44 e ancora nel romanzo La peste, pubblicato nel 1945. La peste rappresenta perciò un superamento del senso tragico e assurdo dell'esistenza umana, oltre al nichilismo di derivazione nietzscheana. Di questo vi erano già i primi segni positivi nelle Osservazioni sulla rivolta, scritte nel 1945, e Lettre à un ami allemand.[7]

Camus nel 1957

Ma il tema della solidarietà umana è uno sbocco che è convincente solo in parte e che per alcuni versi pare addirittura forzoso e non privo di derive moralistiche. Ben diverso l'atteggiamento che sta alla base del grande e profondo tormento esistenziale molto esplicito sino all'inizio degli anni quaranta. Un tormento che si esprime nell'ateismo esistenziale espresso nelle prime parole con cui si apre il saggio Il mito di Sisifo, pubblicato nel 1942 da Gallimard, dove egli scrive:

« Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia »
(Il mito di Sisifo, Bompiani, Milano 1947, p.7)

Nel 1952, con L'uomo in rivolta, Camus affronta il tema della violenza, sia essa metafisica, libertaria o terroristica. L'opera è anche un'analisi socio-psicologica profonda delle motivazioni che portano alla rivolta violenta e all'omicidio.[7]

Ne L'uomo in rivolta Camus prosegue anche e realizza la sua polemica con la rivista Les temps modernes diretta da Jean-Paul Sartre. È la fine di un sodalizio che aveva visto sintonia e numerose collaborazioni sin dal secondo dopoguerra e che ha così fine. Ma ciò non significa affatto, come qualcuno erroneamente sostiene, che Camus, contrapponendosi a Sartre, non sia più un esistenzialista ateo, ma semplicemente che egli intende abbandonare il pessimismo estremo per lasciare l'orizzonte aperto alla speranza di un senso del lottare contro il male.[7]

Per Camus, la strada maestra dell'uomo che pensa è quella di combattere contro l'assurdo e la mancanza di senso dell'esistere. Un assurdo che non è nella natura dell'uomo in quanto tale, ma nei "modi" con cui l'uomo struttura negativamente il proprio esistere e il proprio convivere. Far fronte alla "peste" (che nella sua opera simboleggia anche la dittatura) è possibile nella solidarietà e nella collaborazione. Gli uomini, se uniti da ideali positivi perseguiti con determinazione e forza, devono sempre rimanere vigili in attesa che «...la peste torni a inviare i suoi ratti». Ma tutto questo deve fare i conti con lo stato personale di attività e con i propri limiti: l'artista (così come l'uomo comune) è sempre in bilico fra solidarietà e solitudine (solidaire ou solitaire), e spesso si trova di fronte a situazioni che avrebbe potuto evitare se avesse approfittato di un'occasione passata (vedi La caduta).[7]

Camus rifiutava l'appellativo di "pessimista" attribuitogli da alcuni suoi contemporanei e in un articolo apparso il 10 maggio 1951, sulla rivista Les Nouvelles Littéraires, scriveva: «Non ho disprezzo per la specie umana... Al centro della mia opera vi è un sole invincibile: non mi sembra che ciò formi un pensiero triste». Non è per nulla che così egli chiuda Il mito di Sisifo:

« Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. »
(Il mito di Sisifo, cit., p.121)

Se Sisifo, una volta negato Dio, vede un mondo in ogni parte di esso e può sentirsi felice per il solo fatto di lottare contro il Dio-padrone, il nichilismo è già vinto anche se la sofferenza e l'ingiustizia continueranno a imperversare. Nell'Uomo in rivolta si legge:

« Oggi nessuna saggezza può pretendere di dare di più. La rivolta cozza instancabilmente contro il male, dal quale non le rimane che prendere un nuovo slancio. L'uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo »
(L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.331)

Dopo L'uomo in rivolta Camus scrisse i racconti L'Esilio e Il regno di cui doveva far parte anche il saggio breve La caduta. La sua tematica di fondo non cambia, ma si nota un momento di pessimismo accentuato in La caduta, cui fa seguito un progressivo riemergere della solidarietà nei racconti, sistemati proprio per far notare l'uscita dall'egoismo per ritrovare la solidarietà.[7]

Omaggi nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

Opere teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ i suoi discorsi pronunciati in occasione del ritiro del premio sono raccolti in Discours de Suède, Gallimard). Tra l'altro in questi discorsi Camus afferma: Ogni generazione si crede votata a rifare il mondo. Ma la mia generazione sa che non lo rifarà. Il compito è troppo gravoso. La mia generazione si impegna solo a impedire che il mondo si disfi, si distrugga [...] nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo.
  2. ^ J'avais honte de ma pauvreté e de ma famille - Note pour un roman, citées par Roger Grenier - 1982 in www. cercledeschamailleurs.over- blog.com
  3. ^ a b c d e f g h i j k l Albert Camus: biographie
  4. ^ pubblicata in Italia nel 2004 col titolo Metafisica cristiana e neoplatonismo, Editrice Diabasis: sugli influssi della filosofia antica, e di Plotino in particolare, sulla formazione spirituale del giovane scrittore si veda il recente saggio di Christian Vassallo, Plotino e il giovane Camus: tra ragione ed assurdo, in "Vichiana", XI, 2009, pp. 95–102).
  5. ^ a b c d e f g h i j k l Albert Camus Bio
  6. ^ La sua posizione coniuga l'individualismo estremo di Stirner, che in quest'ultimo è chiamato egoismo filosofico, con l'anarchismo filosofico solidaristico di Proudhon
  7. ^ a b c d e f g h i j Camus: biografia e opere
  8. ^ Perché Camus è nel pantheon della destra libertaria — Fondazione Roberto Franceschi ONLUS
  9. ^ Una biografia di Camus scritta da un scrittore rumeno, Virgil Tanase è uscita recentemente da Castelvecchi, intitolata "Albert Camus. Una vita per la verità" approfondisce alcuni retroscena
  10. ^ a b c d Dario Fertilio, Il giallo Camus in Il Corriere della Sera del 1/8/2011
  11. ^ Quel finto attentato organizzato dal KGB
  12. ^ viene in alternativa riferito di uno strumento inserito negli pneumatici, che si attiverebbe con l'alta velocità
  13. ^ a b Giovanni Catelli, Camus deve morire. - Nutrimenti edizioni 2013
  14. ^ Michel Onfray, L'ordine libertario (Vita filosofica di Albert Camus) - Editore Ponte alle Grazie ottobre 2013; Onfray tuttavia esprime molti dubbi sull'attendibilità della fonte di Zabrana
  15. ^ Affermando: " Ce serait un symbole extraordinaire de faire entrer Albert Camus au Panthéon".
  16. ^ Francia: figlio Camus contro tumulazione del padre al Pantheon
  17. ^ Camus, figlio a Sarkozy: "Giù le mani da mio padre"
  18. ^ Camus al Pantheon? Il figlio dello scrittore sarebbe contrario
  19. ^ Albert Camus, su icavalieridellozodiaco.net

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2009[modifica | modifica wikitesto]

Articoli e conferenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Heiner Wittmann, Camus et Sartre : deux littéraires-philosophes, conférence présentée lors d’une Journée d’études à la Maison Henri Heine sur la littérature et la morale, 15 décembre 2005
  • Guy Dumur, Les silences d'Albert Camus, Médecine française, 1948
  • Francis Jeanson, Albert Camus ou l'âme révoltée, Les Temps modernes, 1952
  • Jean Négroni, Albert Camus et le théâtre de l'Équipe, Revue d'histoire du théâtre, 1960
  • Pierre Nguyen-Van-Huy, La métaphysique du bonheur chez Albert Camus, Neuchâtel, La Baconnière, 1962
  • Bernard Pingaud, La voix de Camus, La Quinzaine littéraire, 1971
  • Gianfranco Ravasi, Camus (La rivolta & la salvezza), Avvenire, 7 giugno 2013

Documenti e testimonianze[modifica | modifica wikitesto]

  • « L'ordre libertaire, la vie philosophique d’Albert Camus », de Michel Onfray, Flammarion, 596 pages, 2012
  • Camus et Sartre, Amitié et combat, Aronson Ronald, éditions Alvik, 2005
  • Albert Camus et l'Espagne, Édisud, septembre 2005
  • Pierre Zima, L'indifférence romanesque : Sartre, Moravia, Camus, éditions L'Harmattan, mars 2005
  • Albert Camus et les écritures algériennes. Quelles traces ?,Édisud, 2004
  • Arnaud Corbic, Camus - L'absurde, la révolte, l'amour, Les Éditions de l'Atelier, 2003
  • Albert Camus et les écritures du XXe siècle, Collectif, Artois Presse Université, 2003 (Colloque de Cergy 2002
  • Audisio, Camus, Roblès, frères de Soleil, Collectif, Édisud, 2003
  • En commune présence : Albert Camus et René Char, Collectif, édition Folle Avoine, 2003
  • Écriture autobiographique et Carnets : Albert Camus, Jean Grenier, Louis Guilloux, Collectif, édition Folle Avoine, 2003
  • Denis Salas, Albert Camus, la juste révolte, éditions Michalon, 2002
  • Jacqueline Lévi-Valensi, Camus à Combat, Cahiers Albert Camus nº8, Gallimard, 2002
  • Emmanuel Roblès, Camus, frère de soleil, éditions Le Seuil, 1995
  • Histoire d'un livre : l'Etranger d'Albert Camus, Collectif, éditions Imec, 1991

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 97000332 LCCN: n/79/61368