Franz Kafka

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il gruppo musicale, vedi Kafka (gruppo musicale).
Kafka nel 1906

Franz Kafka (Praga, 3 luglio 1883Kierling, 3 giugno 1924) è stato uno scrittore austro-ungarico, cecoslovacco a partire dal 1918, di lingua tedesca. Una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo.

Franz Kafka's signature.svg

Le tematiche di Kafka, il senso di smarrimento e di angoscia di fronte all'esistenza, caricano la sua opera di contenuti filosofici che hanno stimolato l'esegesi della sua opera specialmente a partire dalla metà del Novecento. I critici interpretano il suo lavoro nel contesto di differenti scuole letterarie quali modernismo[1] e realismo magico.[2] Non sono pochi i critici che hanno intravisto nei suoi testi elementi tali da farlo ritenere un interprete letterario dell'esistenzialismo.[3] Altri infine hanno «coniato per Kafka la formula di "allegorismo vuoto". Come ogni autore allegorico, Kafka rappresenta una vicenda per "dire altro"; ma questo "altro" resta indecifrabile e dunque indicibile..»[4]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e gioventù (1883-1901)[modifica | modifica sorgente]

Kafka all'età di circa cinque anni

Frank Kafka nacque nei pressi della Piazza della Città Vecchia a Praga, in Boemia (al secolo parte dell'Impero austro-ungarico), il 3 luglio 1883, primogenito di una famiglia ebraica ashkenazita di madrelingua tedesca appartenente alla media borghesia. Suo padre, Hermann Kafka (1852-1931), era un agiato commerciante ebreo, proprietario a Praga di un emporio Galanteriewaren che gestiva assieme alla moglie, Julie Löwy (1856-1934), anche lei di origine ebraica.

Hermann era il quarto figlio di Jacob Kafka, un macellatore rituale di lingua ceca originario di Osek, che nacque con il cognome di Kavka (che in ceco significa taccola), ma che in seguito al proprio trasferimento a Praga cambiò, secondo la traslitterazione in lingua tedesca, in Kafka. Nella capitale cominciò a lavorare come rappresentante (commesso viaggiatore) e quindi aprì un negozio di oggettistica ed abbigliamento, sulla cui insegna era raffigurata una cornacchia. La madre Julie era la figlia di Jakob Löwy, un ricco mercante di vendita al dettaglio di lingua tedesca originario di Poděbrady.

Di più alto livello culturale rispetto al marito, Julie lavorava in negozio anche dodici ore al giorno ed era lei che prendeva le decisioni riguardo agli affari. Oltre ai fratelli Georg e Heinrich, che morirono a sei e quindici mesi rispettivamente, Franz aveva tre sorelle minori: Gabriele detta Elli (1889-1944), Valerie detta Valli (1890-1942) e Otylia detta Ottla (1892-1943).Tutte e tre vittime della Shoa: le prime due furono deportate dai nazisti nel ghetto di Łódź e poi uccise nel vicino campo di sterminio di Chełmno nel 1942, mentre la terza morì nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1943.[5]

Franz Kafka faceva parte di quel 10% degli abitanti di Praga di lingua madre tedesca. Inoltre parlava discretamente anche il ceco, come del resto i suoi genitori. Dal 1889 al 1893, Kafka frequenta la Deutsche Knabenschule (scuola elementare) in Fleischmarkt a Praga, quindi passa al liceo, lo Staatsgymnasium, dove si diploma nel 1901.

Le prime produzioni letterarie (1901-1910)[modifica | modifica sorgente]

In questi anni Kafka risiede a Praga dove si interessa ai problemi culturali della sua epoca; si avvicina al socialismo e al darwinismo. Frequenta una delle migliori scuole tedesche della capitale ceca e, dopo aver conseguito la maturità nel 1901 affronta, senza convinzione e con grande disaffezione, la facoltà di giurisprudenza all'Università tedesca di Praga, dove si laurea in legge nel 1906. Nascono in questo periodo le importanti amicizie con Oskar Pollak, Oskar Baum, Felix Weltsch e Max Brod. Nel 1904-1905 scrive il suo primo testo letterario giunto fino a noi, Descrizione di una battaglia.

Comincia a lavorare nel 1907, dopo un anno di praticantato in uno studio legale, come impiegato delle Assicurazioni Generali di Trieste; dal 1908 lavora presso l'Istituto di Assicurazioni contro gli Infortuni per il Regno di Boemia a Praga. Kafka è costretto a scrivere solo nel tempo libero, poiché il padre gli vietava la sua passione letteraria[6]. A partire dal 1910 iniziò a tenere i suoi Diari.

Sede dell'ex-istituto assicurativo anti infortunistico dove lavorò Kafka.

Compì un viaggio in Italia settentrionale (con Max e Otto Brod), toccando anche la città di Brescia, dove vide un esperimento di volo sui primi aeroplani. In seguito si recò a Parigi, in Svizzera, a Lipsia e a Weimar. Tornato a Praga, partecipò alle riunioni del gruppo social-rivoluzionario Club dei Giovani.

Gli anni della maturità letteraria (1911-1917)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1911 assisté nella sua città ad alcuni spettacoli teatrali yiddisch nei quali recitava Jizchak Löwy, con il quale allacciò una forte amicizia. A quel periodo risale il suo interesse per la letteratura yiddish e per la mistica del chassidismo ebraico-orientale.

Dall'età di trent'anni circa, Kafka diventò vegetariano. Scrisse: «mio padre dovette per mesi coprirsi il viso col giornale durante la mia cena prima di abituarsi». Abituarsi cioè a: «castagne, datteri, fichi, uva, mandorle, uva passa, zucche, banane, mele, pere, arance»[7]. Kafka rinunciò anche al pesce, e durante una visita all'acquario di Berlino con Max Brod, questi fu colpito dalle sue parole:

« Vedendo i pesci nelle vasche luminose disse [...]: "Adesso posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più". Era il periodo in cui era diventato rigorosamente vegetariano. Chi non ha udito siffatte parole dalle labbra stesse di Kafka difficilmente potrà farsi un'idea del modo semplice e lieve, senza ombra di affettazione, senza tono patetico (che del resto gli era del tutto estraneo) con cui diceva queste cose.[8] »

La sessualità e gli amori[modifica | modifica sorgente]

Kafka aborriva la carnalità e la sua stessa corporeità. Egli stesso racconta il disgusto per il proprio corpo quando il padre accompagnandolo in piscina lo costringeva a denudarsi[9]. Lo stesso senso di ripugnanza egli lo esprimeva nei confronti dell'amore sessuale che descrive ad esempio ne Il castello come qualcosa di sporco e che riduceva l'uomo all'animalità. Questo rapporto conflittuale e ambiguo col corpo e la sessualità, oltre a vari suoi comportamenti, ha fatto ipotizzare che Kafka soffrisse di disturbi alimentari legati al proprio aspetto fisico (anoressia nervosa), sia di un disturbo ossessivo-compulsivo.[10] Il 13 agosto del 1912 in casa Brod incontrò Felice Bauer, una giovane donna con la quale iniziò una sofferta relazione, accompagnata da un fitto scambio epistolare. Kafka ne descrive in modo raccapricciante i difetti fisici: la brutta dentatura con i denti incapsulati in vista, il volto spigoloso e ossuto, il generico aspetto insignificante.

Eppure è di questa donna così poco attraente che egli s'innamora e con cui inizia una corrispondenza dallo stile e dall'immaginazione pari se non superiore alla sua più famosa produzione letteraria[11]. Le lettere gli permettono di aprire il suo animo ai sentimenti più segreti e nello stesso tempo di non impegnarsi in un rapporto materiale che lo spaventa. Si dibatte tra il desiderio di sposarla, il che gli permetterebbe di assolvere ai suoi doveri di ebreo e di figlio, di assestare la sua vita, e la convinzione che questa unione sarà la sua rovina e un ostacolo alla sua libertà di scrivere. L'incontro con Felice libera la forza creatrice di Kafka.

Vuole mantenere Felice a distanza e per qualche tempo, abitando lei a Berlino e lui a Praga, ci riesce sino a quando i due s'incontrano e stanno assieme per qualche giorno durante i quali avverrà il rapporto fisico. Il 30 maggio 1914 la relazione con Felice viene ufficializzata a Berlino, alla presenza della famiglia Kafka e della famiglia Bauer, ma già il 12 luglio Kafka rompe il fidanzamento. Riannodata nuovamente nel 1915 la relazione, nel dicembre del 1917 la scoperta di essere ammalato di tubercolosi porterà Kafka alla dolorosa rottura con questa donna che egli ha amato veramente: come racconta Brod sarà l'unica volta che egli vide Kafka piangere.

Un'altra donna che entrerà nella sua vita sarà, a partire dalla primavera 1920, la scrittrice boema Milena Jesenská, che abitava a Vienna ed era sposata con Ernst Pollak. Nonostante le numerose infedeltà del marito, lei non riuscì comunque a separarsene. L'ultimo incontro sentimentale della vita di Kafka sarà con Dora Diamant, un'ebrea polacca con cui Kafka rimarrà per circa un anno. Dora per lui rappresenterà la purezza dell'ebraismo originale, con lei egli riuscirà a vivere serenamente e tranquillamente, paragonando questo periodo con quando stava insieme a sua sorella Ottla a Zürau. Ma sarà un periodo di pace piuttosto breve: la tubercolosi nella sua fase finale lo porterà a una dolorosissima morte[12].

I primi scritti[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno del 1912 scrisse le parti più importanti del suo primo romanzo, Il disperso, che verrà pubblicato postumo nel 1927 con il titolo America (il primo capitolo venne pubblicato già nel 1913 con il titolo Il fochista). Nello stesso periodo compose La sentenza, racconto pubblicato sulla rivista Arkadia nel 1913 e La metamorfosi (pubblicato sulla rivista Die weissen Blatter nel 1916).

Ad agosto iniziò la stesura del racconto Nella colonia penale e del romanzo Il processo. Ricevette in seguito il premio letterario Theodor Fontane. Nel novembre del 1916 diede a Monaco una lettura pubblica del racconto Nella colonia penale; quest'ultimo scritto, assieme ad altri 14 racconti brevi (composti nei mesi successivi), confluirà nel volume Un medico di campagna, pubblicato nel 1919.

Ultimi anni (1917-1924)[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 1917 iniziò a studiare la lingua ebraica. Nella notte tra il 9 e il 10 agosto 1917 ebbe una crisi di emottisi, il 4 settembre gli fu diagnosticata una grave forma di tubercolosi polmonare. Allo scopo di curarsi, trascorse un periodo in campagna a Zürau, presso la sorella prediletta Ottla. Da allora fu costretto periodicamente a lunghi soggiorni di cura. Alla fine di dicembre, a Praga, ruppe definitivamente il fidanzamento con Felice Bauer.

La tomba di Franz Kafka e dei suoi parenti nel nuovo cimitero ebraico di Praga a Žižkov

Nel 1918 terminò la stesura dei racconti raccolti in La costruzione della muraglia cinese. L'anno dopo si fidanzò con Julie Wohryzek, figlia di un custode di una sinagoga di Praga; fidanzamento che durò fino al 1920. Nella primavera del 1920, durante una permanenza per cura a Merano presso la pensione Ottoburg di Maia Bassa, iniziò una corrispondenza con la giornalista ceca Milena Jesenská[13], moglie di Ernst Pollak e traduttrice in ceco di molti suoi racconti. A lei Kafka affidò nel 1921 i suoi Diari, assicurando così la sopravvivenza di quest'opera. I due si incontrarono a Vienna: ne scaturì un amore intenso e tormentato, come testimonia il carteggio Lettere a Milena.

A far tempo dal dicembre 1920, e per alcuni mesi, Kafka fu nuovamente costretto a un ricovero, questa volta a Matliary, sui Monti Tatra slovacchi, dove conobbe il medico Robert Klopstock che divenne suo amico. Alla fine di gennaio 1922 si recò per un soggiorno montano nella località di Spindelmuehle (ceco: Spindleruv Mlyn), alle sorgenti dell'Elba sul confine con la Polonia. Nel luglio del 1923 raggiunse Graal-Mueritz sul Mar Baltico, dove incontrò l'ultima donna della sua vita, Dora Diamant[14]. Là con lei accarezzò il proposito di emigrare in Palestina; dissuaso dal proprio stato fisico, ancora insieme a Dora nel settembre si trasferì a Berlino, nel sobborgo di Steglitz, dove visse qualche mese felice.

Malgrado tanti ripetuti tentativi di porvi rimedio con soggiorni climatici, la sua tubercolosi peggiorava, e nel marzo 1924 Kafka ritornò da Berlino a Praga. Gli venne in seguito diagnosticata una laringite tubercolare e venne ricoverato, grazie alle mediazioni dell'amico Max Brod, nel sanatorio di Kierling presso Vienna. Qui, assistito da Dora Diamant e dal dottor Klopstock, si spense dopo una dolorosa agonia (non riusciva più a deglutire), il 3 giugno 1924.

Il suo corpo fu riportato a Praga, dove venne cremato l'11 giugno 1924 e sepolto nel nuovo cimitero ebraico di Praga a Žižkov. Una lapide alla base della stele funeraria commemora le tre sorelle dello scrittore, morte nei lager nazisti fra il 1942 e il 1943. Sul muro di fronte un'altra lapide ricorda l'amico Max Brod, il quale aveva curato la pubblicazione postuma di buona parte delle opere di Kafka.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

Kafka pubblicò solo qualche racconto durante la sua vita, poca parte del suo lavoro e quindi del suo stile attirò l'attenzione fino a dopo la sua morte. Prima di morire, diede istruzioni al suo amico Max Brod di distruggere tutti i suoi manoscritti e di assicurarsi che non avrebbero mai visto la luce del sole. Ciò nonostante, Brod non seguì le istruzioni di Kafka e sovrintendette alla pubblicazione della maggior parte dei suoi lavori, che presto attrassero l'attenzione della critica.

La letteratura per Franz Kafka rappresentò una scelta di vita, una vocazione profonda, un'irrinunciabile esigenza esistenziale[15]. Nei suoi scritti Kafka elabora il conflitto Arte-Legge, il suo difficile rapporto con il femminile, il problema della colpa come regola universale. Molti critici autorevoli videro in Kafka il rappresentante simbolico della catastrofe ebraica e un profeta dell'olocausto.

Di notevole interesse per la comprensione dei suoi scritti è la convinzione di Kafka che il destino dell’uomo – anche nella sua più banale quotidianità – sia sempre e comunque nelle mani di forze imperscrutabili e beffarde, imprevedibili e ingannevoli. L'inganno sarebbe anzi l'unico principio ordinatore che l'uomo possa conoscere: sarebbe l'unica "Legge" dietro cui si cela Dio[16].

Le opere mostrano una particolare capacità di immaginare situazioni inusuali nel vissuto quotidiano, di integrare l'elemento grottesco nella quotidianità, assumendo a volte aspetti onirici (spesso incubi, più che sogni). Il protagonista è in qualche modo identificabile con l'autore, anche dal nome (esempi tipici sono Gregor Samsa, protagonista de La metamorfosi, il cui cognome è evidente calco del cognome dell'autore; ovvero Josef K., protagonista de Il processo, e il K. de Il castello). Lo stile di Kafka si fa notare per la sua capacità di esprimere i temi dell'alienazione interiore ed esteriore dell'io, mostrando come nella vita ordinaria di uomini qualunque possa manifestarsi, all'improvviso, l'irreparabile perdita di contatto con la realtà ovvero l'emarginazione e il naufragio.

Le sue opere più famose includono i racconti La metamorfosi, Un digiunatore e i romanzi Il processo, America, e Il castello. Quasi tutte rimasero incompiute: non si tratta di un fatto casuale, perché nell'incompiutezza delle sue opere si riflette l'impossibilità, per Kafka, di risolvere il proprio conflitto interiore attraverso la scrittura. È di sicuro interesse, per comprendere la psicologia kafkiana, il ricco "corpus" dei Diari, nonché l'epistolario, composto in particolare dalle lettere alle donne con cui ebbe delle relazioni, in particolare a Felice Bauer e Milena, e soprattutto dalla notissima Lettera al padre, che costituisce un vero e proprio testo autobiografico a sé stante.

Nel luglio del 2010 sono state aperte quattro cassette di sicurezza della banca UBS di Zurigo contenenti inediti delle opere di Kafka, parte residua del patrimonio letterario lasciato da Kafka al suo amico Max Brod e da questi alla sua segretaria e amica Ester Hoffe, che lo lasciò in eredità alle figlie, le ormai ottantenni Hava e Ruth, le quali pare non intendano rendere pubblico il contenuto delle cassette né cedere i manoscritti ritrovati alla Biblioteca di Tel Aviv[17].

Citazioni e omaggi[modifica | modifica sorgente]

Statua in bronzo di Jaroslav Róna, a ricordo di Kafka, situata in Praga
  • Una statua in bronzo è stata dedicata allo scrittore dalla città di Praga nel 2003. La statua è situata nei pressi del quartiere ebraico di Praga (in via Dušní) e riproduce un cappotto gigante e vuoto e un uomo sedutovi sopra a cavalcioni. Ispirata al racconto Descrizione di una battaglia, rappresenta Kafka seduto sul padre, che Franz ha sempre descritto come un uomo enorme e austero. La testa del padre che emerge dal cappotto non ci è mostrata perché Franz dichiarava di avere difficoltà nel guardarlo in faccia. Per finire, Franz è stato posizionato a cavalcioni sul cappotto ironicamente, quasi a far vedere che ha superato la sua paura nei confronti del padre grazie alla lettera che gli ha scritto, la famosa Lettera al padre. La statua ci riporta alla mente anche La metamorfosi e l'abbandono del proprio corpo. Vedendo il cappotto vuoto ci si chiede infatti che fine abbia fatto il corpo che lo riempiva. Si può dunque far riferimento al termine "kafkiano" anche in questo caso. La statua richiama infatti qualcosa fuori dalla realtà, allucinante[18].
  • Allo scrittore è stato dedicato l'asteroide 3412 Kafka, scoperto nel 1983.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Romanzi[modifica | modifica sorgente]

Racconti[modifica | modifica sorgente]

Aforismi[modifica | modifica sorgente]

  • Aforismi di Zürau oppure Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via (Die Zürauer Aphorismen, 1946), raccolta di 109 aforismi

Diari[modifica | modifica sorgente]

Epistolario[modifica | modifica sorgente]

  • Lettera al padre (Brief an den Vater, 1919)
  • Lettere a Milena (Briefe an Milena, 1958), lettere a Milena Jesenská
  • Relazioni (Amtliche Schriften, 1988), relazioni all'Istituto delle Assicurazioni
  • Lettere 1902-24 (Briefe, 1902-24), raccolte da Max Brod
  • Altre lettere sparse
  • Lettere a Ottla e alla famiglia, a cura di Harnut Binder e Klaus Wagenbach
  • Lettere a Felice (Briefe an Felice Bauer, 1912-17), lettere a Felice Bauer
  • Un altro scrivere, carteggio 1904-24, con Max Brod, a cura di Malcolm Pasley
  • Le ultime lettere ai genitori (Dopisy rodicum z let, 1922-24)

Opere complete[modifica | modifica sorgente]

  • Gesammelte Werke. Taschenbuchausgabe in acht Bänden, a cura di Max Brod, Frankfurt am Main: Fisher, 1950-74
  • Kritische Ausgabe. Schriften, Tagebücher, Briefe, a cura di Jürgen Born, Gerhard Neumann, Malcolm Pasley e Jost Schillemeit, Frankfurt am Main: Fischer, 1982
  • Gesammelte Werke in 12 Bänden in der Fassung der Handschrift, a cura di Hans-Gerd Koch, Frankfurt am Main: Fischer, 1983
  • Sämtliche Werke, Stuttgart: Suhrkamp Verlag, 2008. ISBN 978-3-518-42001-0
  • Kafka-Handbuch. Leben - Werk - Wirkung, a cura di Manfred Engel e Bernd Auerochs, Stuttgart, Weimar: Metzler 2010. ISBN 978-3-476-02167-0
  • I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, in cinque volumi. A cura di Ervino Pocar: Romanzi, 1969; Racconti, 1970; Confessioni e diari, 1972; Lettere a Felice (1912-1917), 1972; a cura di Ferruccio Masini: Lettere, 1988.

Rappresentazioni di Kafka[modifica | modifica sorgente]

Kafka nel cinema[modifica | modifica sorgente]

Kafka in televisione[modifica | modifica sorgente]

Kafka nel teatro[modifica | modifica sorgente]

Kafka nelle opere visive e scultorie[modifica | modifica sorgente]

Diversi artisti hanno fatto omaggio o si sono dichiaratamente ispirati alle sue opere (tra cui il pittore Filippo Liardo, o il fotografo Gérard Bertrand o lo scultore Jaroslav Róna, la cui statua è riprodotta in questa pagina). Inoltre il fumettista Jhonen Vasquez ha fatto diversi riferimenti a Kafka nel suo fumetto Johnny the Homicidial Maniac.

Anche Dylan Dog ha citato molte volte lo scrittore praghese: un esempio si può vedere nell'albo numero 63, "Maelstrom!", in cui vengono citati "Il processo" all'inizio della storia e, subito dopo, "Le Metamorfosi" con un uomo che si risveglia trasformato in scarafaggio; un altro esempio si trova nella storia fuori collana intitolata "Paura di Vivere", il cui protagonista è un timido impiegato chiamato Franz Krod, che ricorda lo scrittore sia per l'aspetto fisico, sia per i suoi trascorsi. Infatti si tratta di un uomo, come detto prima, molto timido ed insicuro di sé, incapace di avere dei rapporti con l'altro sesso.

Viene citato inoltre il padre di Franz Krod, Hermann Krod, che per carattere e fattezze ricorda molto Hermann Kafka.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guido Sommavilla, Uomo, diavolo e Dio nella letteratura contemporanea, Ed. Paoline, 1993 p.100
  2. ^ Dizionario Oxford della letteratura inglese a cura di Margaret Drabble, Jenny Stringer, V. De Simone, Colasanti, p. 286
  3. ^ Jean Paul Sartre, L'esistenzialismo è un umanismo, Armando Editore, 2006, p.9
  4. ^ Romano Luperini, Pietro Cataldi, La scrittura e l'interpretazione: storia della letteratura italiana nel quadro della civiltà e della letteratura dell'Occidente, Volume 3, Palumbo, 1999, p.363
  5. ^ Valli ed Elli morirono nel lager di Chełmno. Ottla, la sorella minore, si salvò in un primo momento, perché sposata con un ariano, ma in seguito al divorzio fu internata nel campo di Terezìn. Qui si offrì volontaria per accompagnare 1267 bambini destinati ad Auschwitz. Giunti al campo, lei e i bambini furono uccisi.
  6. ^ L'autoritarismo del padre è un tema ricorrente nelle opere di Kafka.
  7. ^ Klaus Wagenbach, Due passi per Praga insieme a Kafka, traduzione di Cesare De Marchi, Feltrinelli, Milano 1996, pp. 40-41.
  8. ^ Max Brod, Franz Kafka. Una biografia, Mondadori, Milano 1956, p. 87.
  9. ^ "... ero schiacciato dalla tua nuda fisicità. [...] Io magro, debole, sottile, tu forte, alto, massiccio. Già in cabina mi sentivo miserabile...". F. Kafka, Lettera al padre, Roma, Newton Compton, Collana Tascabili Economici Newton, 1993, p. 31.
  10. ^ Articolo su NCBI
  11. ^ Sulle lettere, in buona parte pubblicate, ha scritto un saggio notevole Elias Canetti, cfr. bibliografia.
  12. ^ Pietro Citati, Kafka, Adelphi, 2007.
  13. ^ Margarete Buber-Neumann, Milena. L'amica di Kafka, trad. di Caterina Zaccaroni, Milano, Adelphi, 1986.
  14. ^ Su di lei cfr. la biografia di Kathi Diamant, Kafka's Last Love, London: Secker and Warburg, 2003.
  15. ^ Fausto Cercignani, Vivere e sopravvivere. Kafka e l'artista-scrittore, in Studia austriaca, XII, Milano, 2004, pp. 65-84.
  16. ^ Fausto Cercignani, Inganno e autoinganno. Il campagnolo di Kafka, in Studia austriaca, XVIII, Milano, 2010, pp. 51-64.
  17. ^ In dieci bauli gli inediti di Franz Kafka
  18. ^ il sito dello scultore.
  19. ^ Amerika (2004) - FilmTv.it. URL consultato il 7 febbraio 2014.

Bibliografia in italiano[modifica | modifica sorgente]

  • Theodor Adorno, Appunti su Kafka in Prismi, Einaudi, Torino, 1955.
  • Günther Anders, Kafka. Pro e contro (1951), Corbo, Ferrara, 1989, tr. Paola Gnani.
  • Giuliano Baioni, Kafka, Romanzo e Parabola, Feltrinelli, Milano, 1962.
  • Giuliano Baioni, Kafka. Letteratura ed ebraismo, Einaudi, Torino, 1984.
  • Georges Bataille, "Kafka" in La letteratura e il male (1957), Rizzoli, Milano, 1973, tr. Andrea Zanzotto, poi in edizione SE, Milano, 2000.
  • Walter Benjamin, Franz Kafka. Per il decimo anniversario dalla morte (1934), in Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1955, tr. Renato Solmi.
  • Maurice Blanchot, Kafka e l'esigenza dell'opera in Lo spazio letterario (1955), Einaudi, Torino, 1967, tr. Gabriella Zanobetti.
  • Max Brod, Kafka (1954), Mondadori, Milano, 1978, tr. Ervino Pocar.
  • Roberto Calasso, K. Adelphi, Milano, 2003.
  • Albert Camus, La speranza e l'assurdo nell'opera di Franz Kafka, in Il mito di Sisifo (1942), Bompiani, Milano, 1966, tr. Attilio Borelli.
  • Elias Canetti, L'altro processo. Le lettere di Kafka a Felice (1969), Mondadori, Milano, 1980, tr. Alice Ceresa.
  • Remo Cantoni, Che cosa ha veramente detto Kafka, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1970.
  • Marina Cavarocchi, La certezza che toglie la speranza. Contributi per l’approfondimento dell’aspetto ebraico in Kafka, Giuntina, Firenze, 1988.
  • Pietro Citati, Kafka, Rizzoli, Milano, 1987, nuova edizione ampliata, Mondadori, Milano 2000.
  • Guido Crespi, Kafka umorista, Shakespeare and Co., Brescia, 1983, con una nota di Giorgio Cusatelli.
  • Claude David, Franz Kafka (1989), Einaudi, Torino, 1992, tr. Renata Morteo.
  • Gilles Deleuze e Félix Guattari, Kafka. Per una letteratura minore (1975), Feltrinelli, Milano, 1978, poi in edizione Quodlibet, Macerata, 2000, tr. Alessandro Serra.
  • Lubomír Dolezel, Un mito moderno: Franz Kafka, «Il processo» (1924) e «Il castello» (1926), in Franco Moretti (a cura di), Il romanzo, vol. 5: Lezioni, Einaudi, Torino, 2003, pp. 471–476, tr. Anna Rusconi.
  • Marco Federici Solari, Il demone distratto. Scrittura e personaggio nel primo Kafka, Le Lettere, Firenze, 2008.
  • Nadia Fusini, Due. La passione del legame in Kafka, Feltrinelli, Milano, 1988.
  • Enza Gini (a cura di), Kafka. Antologica critica, Edizioni universitarie LED, Milano, 1993.
  • Karl E. Grözinger, Kafka e la Cabbala. L'elemento ebraico nell'opera e nel pensiero di Franz Kafka, Giuntina, Firenze, 1993, tr. Paola Buscaglione e Cristina Candela.
  • Hans-Gerd Koch (a cura di), «Quando Kafka mi venne incontro...». Ricordi di Franz Kafka, Nottetempo, Roma, 2007, tr. Franco Stelzer.
  • David Zane Mairowitz (testo), Robert Crumb (illustrazioni), Kafka. Per cominciare, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-81295-9.
  • Ferruccio Masini, Franz Kafka. La metamorfosi del significato, a cura di Emilio Carlo Corriero, Ananke, Torino 2010.
  • Anthony Northey, I Kafka. Storie e immagini di famiglia (1988), Garzanti, Milano, 1990, tr. Marcella Pilatone.
  • Ervino Pocar (a cura di), Introduzione a Kafka. Antologia di saggi critici, Il Saggiatore, Milano, 1974.
  • Giuditta Podestà, Franz Kafka e i suoi fantasmi nell'itinerario senza meta, Libreria Universitaria Ed. "Pacetti", Genova 1956.
  • Giuditta Podestà, Kafka e Pirandello, "Humanitas", XI,1956, pp. 230–244.
  • Giuditta Podestà, "Il non finito kafkiano e gli inizi della nuova era", su "Le chiavi dello scrigno", Ceislo, Lecco, 1990, pp. 80–95.
  • Marthe Robert, Solo come Kafka (1979), Editori Riuniti, Roma, 1993, tr. Marina Beer.
  • Isolde Schiffermueller (a cura di), I romanzi di Kafka, in Cultura tedesca, 35, Carocci, luglio-dicembre 2008.
  • Marco Stentella, Kafka e la scrittura di una nuova legge, Galassia Arte, Roma, 2012.
  • Davide Stimilli, Fisionomia di Kafka, Bollati Boringhieri, Torino, 2001.
  • Claude Thiébaut, Kafka. Processo alla parola (1996), Electa, Torino, 1997, tr. Silvia Marzocchi.
  • Johannes Urzidil, Di qui passa Kafka, Adelphi, Milano, 2002, tr. Margherita Carbonaro.
  • Klaus Wagenbach, Kafka. Biografia della giovinezza (1958), Einaudi, Torino, 1972 tr. Paolo Corazza.
  • Klaus Wagenbach, Kafka. Immagini della sua vita, Adelphi, Milano, 1983, tr. Renata Colorni.
  • Klaus Wagenbach, Due passi per Praga insieme a Kafka (1993), Feltrinelli, Milano, 1996, tr. Cesare De Marchi.
  • Ferrari Stefano, Sulle lettere d'amore di Franz Kafka in Scritture d'amore, "Adultità" n. 21, marzo 2005, pagg. 25-36.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 56611857 LCCN: n81063091 SBN: IT\ICCU\CFIV\005851