Fëdor Dostoevskij

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Ritratto del 1872 ad opera di Vasilij Perov (Galleria Tret'jakov, Mosca).

Fëdor Michajlovič Dostoevskij (in russo: Фёдор Михайлович Достоевский? /ˈfʲodər mʲɪˈxajləvʲɪtɕ dəstɐˈjɛfskʲɪj/ ascolta[?·info]; Mosca, 11 novembre 1821[1]San Pietroburgo, 9 febbraio 1881[2]) è stato uno scrittore e filosofo russo.

Firma di Dostoevskij

È considerato, insieme a Tolstoj, uno dei più grandi romanzieri e pensatori[3] di tutti i tempi[4]. A lui è intitolato il cratere Dostoevskij sulla superficie di Mercurio.

In italiano, fino agli anni quaranta, era conosciuto con il nome Teodoro Dostojevski, secondo la consuetudine di italianizzare il nome degli autori stranieri.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Ospedale Mariinskij a Mosca, luogo di nascita di Dostoevskij

Fëdor, secondo di sette figli, nasce a Mosca nel 1821 da Michail Andreevič Dostoevskij, un medico militare russo, figlio di un arciprete ortodosso discendente da una nobile famiglia lituana, dal carattere stravagante e dispotico che alleva il ragazzo in un clima autoritario. La madre, Marija Fëdorovna Nečaeva, proveniva da una famiglia di ricchi e prosperi commercianti russi; dal carattere allegro e semplice, amava la musica ed era molto religiosa. Sarà lei a insegnare a leggere al figlio facendogli conoscere Aleksandr Sergeevič Puškin, Vasilij Andreevič Žukovskij e la Bibbia. A Fëdor succederanno altri sei figli: le quattro sorelle Varvara, Ljubov', Vera e Aleksandra Dostoevskaja e i due fratelli Andrej e Nikolaj. Nel 1828 il padre Michail Andreevič è iscritto con i figli nell'albo d'oro della nobiltà moscovita. Nel 1831 Fëdor si trasferisce con la famiglia a Darovoe nel governatorato di Tula dove il padre ha comprato un vasto terreno. Nel 1834, insieme al fratello Michail, entra nel convitto privato di L.I. Čermak, a Mosca. Nel febbraio del 1837 la madre, da tempo ammalata di tisi, muore e il giovane viene trasferito col fratello a San Pietroburgo entrando nel convitto preparatorio del capitano K.F. Kostomarov per sostenere gli esami d'ammissione all'istituto d'ingegneria. Il 16 gennaio 1838 entra alla Scuola Superiore del genio militare di San Pietroburgo, dove studia ingegneria militare, frequentandola però controvoglia essendo i suoi interessi già orientati verso la letteratura.

L'8 giugno 1839 il padre, che si era dato al bere e maltrattava i propri contadini, viene ucciso probabilmente dagli stessi. Alla notizia della morte del padre, Fëdor ebbe il suo primo attacco di epilessia, malattia che lo perseguiterà per tutta la vita. Nell'agosto 1841 viene ammesso al corso per ufficiali e l'anno seguente viene promosso sottotenente. L'estate successiva entra in servizio effettivo presso il comando del Genio di San Pietroburgo.

Il 12 agosto 1843 Fëdor si diploma, ma nell'agosto 1844 dà le dimissioni, lascia il servizio militare e, rinunciando alla carriera che il titolo gli offre, lottando contro la povertà e la salute cagionevole, comincia a scrivere il suo primo libro, Povera gente (Bednye Ljudi), che vede la luce nel 1846 e ha gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov. In questo primo lavoro, lo scrittore rivela uno dei temi maggiori della produzione successiva: la sofferenza per l'uomo socialmente degradato e incompreso.

Nell'estate Dostoevskij inizia a scrivere il suo secondo romanzo, Il sosia (Dvojnik), storia di uno sdoppiamento psichico che non ha però il consenso del primo romanzo, e a novembre, in una sola notte, scrive Romanzo in nove lettere (Roman v devjati pisem). Vedono successivamente la luce alcuni racconti su varie riviste, tra i quali i romanzi brevi Le notti bianche (Belye noči) e Netočka Nezvanova.

L'arresto[modifica | modifica wikitesto]

Monumento alla memoria di Dostoevskij situato ad Omsk

Il 23 aprile 1849 viene arrestato per partecipazione a società segreta con scopi sovversivi e imprigionato nella fortezza di Pietro e Paolo. Il 16 novembre dello stesso anno, insieme ad altri venti imputati viene condannato a morte, ma lo zar Nicola I, il 19 dicembre seguente, commuta la condanna a morte in lavori forzati a tempo indeterminato. La revoca della pena capitale, già decisa nei giorni precedenti all'esecuzione, viene comunicata allo scrittore solo sul patibolo. L'avvenimento lo segnerà molto, come ci testimoniano le riflessioni sulla pena di morte (alla quale Dostoevskij si dichiarerà fermamente contrario) in Delitto e castigo e ne L'idiota scritto a Firenze. Il trauma della mancata fucilazione si assocerà alle crisi di epilessia che segneranno la sua esistenza e di cui si troverà traccia in alcuni romanzi, quali L'Idiota nella figura del principe Myškin.

« A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante di poter non morire, del poter far tornare indietro la vita. Allora, quale infinità! Si potrebbe trasformare ogni minuto in un secolo intero... »
(L'idiota[6])

Graziato della vita, il 24 dicembre viene deportato in Siberia giungendo l'11 gennaio 1850 a Tobol'sk per poi essere rinchiuso il 17 gennaio nella fortezza di Omsk. Dalla drammatica esperienza della reclusione matura una delle opere più crude e sconvolgenti di Dostoevskij, Memorie dalla Casa dei Morti, in cui varie umanità degradate vengono descritte come personificazioni delle più turpi abiezioni morali, pur senza che manchi nell'autore una vena di speranza. Anche i due capitoli dell'epilogo di Delitto e castigo si svolgono in una fortezza sul fiume Irtiš, identificabile con Omsk.

Nel febbraio del 1854 Dostoevskij è liberato dalla galera, per buona condotta, scontando il resto della stessa servendo nell'esercito come soldato semplice nel 7º battaglione siberiano di stanza nella città di Semipalatinsk vicino al confine cinese. In questo periodo gli sono di grande supporto morale i libri inviatigli clandestinamente dal fratello Michail, tra cui i romanzi di Dumas e la Critica della ragion pura di Kant.

« Dove mai ho letto che un condannato a morte, un'ora prima di morire, diceva o pensava che, se gli fosse toccato vivere in qualche luogo altissimo, su uno scoglio, e su uno spiazzo così stretto da poterci posare soltanto i due piedi, - avendo intorno a sé dei precipizi, l'oceano, la tenebra eterna, un'eterna solitudine e una eterna tempesta, e rimanersene così, in un metro quadrato di spazio, tutta la vita, un migliaio d'anni, l'eternità, - anche allora avrebbe preferito vivere che morir subito? Pur di vivere, vivere, vivere! Vivere in qualunque modo, ma vivere!... Quale verità! Dio, che verità! È un vigliacco l'uomo!... Ed è un vigliacco chi per questo lo chiama vigliacco. »
(Delitto e castigo)

Il ritorno nella Russia europea[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore nel 1863

Il 18 marzo 1859, congedato dall'esercito, lo scrittore ottiene il permesso di rientrare nella Russia europea stabilendosi a Tver', il capoluogo più vicino a Pietroburgo poiché l'ingresso nella capitale non gli è ancora concesso. Prepara alacremente insieme al fratello Michail una riedizione delle sue opere precedenti (escluso Il sosia, che medita di riscrivere) e lavora alle sue memorie sul bagno penale: queste verranno terminate fra il 1860 e il 1861 e pubblicate fra il 1861 e il 1862 con il titolo Memorie dalla casa dei morti.

Nel 1861 scrive Umiliati e offesi e ripristina i suoi rapporti con l'intellighenzia pietroburghese facendo amicizia con due critici già affermati, Apollon Grigor'ev e Nikolaj Strachov. Insieme al fratello fonda la rivista Vremja (Il tempo) che si annuncia come espressione dell'"idea russa", ovvero della necessità di riavvicinare l'intellighenzia alle sue radici nazional-popolari (al suo "humus" come usa dire lo scrittore) e si contrappone apertamente alle correnti occidentaliste e radicali, sostenute, tra gli altri, da Turgenev. Su questa rivista Dostoevskij pubblica Memorie dalla casa dei morti e Umiliati e offesi nel 1861, Un brutto aneddoto nel 1862 e Note invernali su impressioni estive nel 1863.

Il 21 marzo 1864, diretta dai due fratelli, esce la rivista Epocha, su cui Fedor pubblicherà le Memorie dal sottosuolo. Nello stesso anno, il 15 aprile gli muore la prima moglie e, poco dopo, il 10 luglio il fratello Michail, che gli lascia enormi debiti da pagare. L'anno successivo compie un viaggio in Europa, dove, cercando di risolvere le proprie difficoltà economiche, gioca disperatamente alla roulette, col risultato di peggiorare ulteriormente la sua condizione finanziaria.

I grandi capolavori[modifica | modifica wikitesto]

Anna Grigor'evna, la seconda moglie di Dostoevskij

Nel 1866 inizia la pubblicazione, a puntate, del romanzo Delitto e castigo. Conosce una giovane e bravissima stenografa, Anna Grigor'evna Snitkina, grazie alla quale riesce a dare alle stampe, nello stesso anno, Il giocatore, opera in cui Dostoevskij racconta le disavventure di alcuni personaggi presi dal vizio della roulette. Nel 1867 sposa Anna a Pietroburgo e parte con lei per un nuovo viaggio in Europa, a Firenze, dove comincia a scrivere L'idiota.

Nel 1868 nasce la figlia Sonja, che vive solo tre mesi. Il dramma della morte dei bambini è, non a caso, uno dei temi trattati nel romanzo L'idiota, portato a termine lo stesso anno. Nel 1869 nasce la seconda figlia, Ljubov' (in russo, "amore") e pubblica il romanzo breve L'eterno marito. Nel 1870 lavora intensamente al romanzo I demoni, con cui l'autore sembra rinnegare definitivamente il proprio passato di libero pensatore nichilista. L'anno successivo rinuncia una volte per tutte al vizio del gioco e, grazie agli introiti derivatigli dalla pubblicazione dei Demoni, può tornare a Pietroburgo e affrontare i suoi creditori. Stringe amicizia con Konstantin Pobedonoscev - uno degli intellettuali più influenti e più conservatori di Russia - che di lì a qualche anno diventerà procuratore del Santo Sinodo e scomunicherà Lev Tolstoj. Nello stesso anno Dostoevskij assume la direzione della rivista conservatrice Graždanin ("Il cittadino"), dove inizia a pubblicare dal 1873 il Diario di uno scrittore, una serie di articoli d'attualità nei quali emergerà anche l'antisemitismo dell'autore.

In questi anni stringe amicizia col filosofo Vladimir Solov'ëv e inizia la stesura del romanzo L'adolescente, che si rivelerà però un insuccesso. Nel 1875 nasce il figlio Aleksej, che morirà prematuramente il 16 maggio 1878 in seguito a un attacco di epilessia, la stessa malattia di cui soffriva il padre. Sempre nel 1878 è eletto membro dell'Accademia delle Scienze di Russia nella sezione lingua e letteratura.

Nel 1879 viene invitato a partecipare al Congresso letterario internazionale a Londra e in sua assenza, su proposta di Victor Hugo, eletto membro del Comitato d'onore. Vive, ormai in condizioni agiate, fra Staraja Russa e Pietroburgo. Nello stesso anno gli viene diagnosticato un enfisema polmonare.

I fratelli Karamazov e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I fratelli Karamàzov.
Fëdor Michajlovič nel 1876
« Ciascuno di fronte a tutti è per tutti e di tutto colpevole. E non solo a causa della colpa comune, ma ciascuno, individualmente. »
(I fratelli Karamazov)

Nel gennaio del 1879 inizia sulla rivista «Russkij vestnik» la pubblicazione de I fratelli Karamàzov, il suo canto del cigno, il suo romanzo più voluminoso e forse più ricco di drammaticità e di profonda moralità. Immediatamente il romanzo fu accolto con enorme favore. La stesura continuò tuttavia con lunghe pause. A causa del peggiorare delle sue condizioni di salute nell'estate dello stesso anno si reca a Ems per curarsi.

Note al V capitolo dei I fratelli Karamàzov
Dostoevskij sul suo letto di morte, di Kramskoj, 29 gennaio 1881

Durante le celebrazioni in onore di Puškin nel giugno del 1880, legge un discorso composto per l'occasione, che viene accolto entusiasticamente dal pubblico e, nei giorni successivi, dalla stampa. Il numero speciale del Diario di uno scrittore contenente il discorso vende quindicimila copie.

In autunno termina I fratelli Karamàzov, e a dicembre esce in 3000 copie l'edizione in volume. In pochi giorni metà della tiratura è venduta. Nelle intenzioni dell'autore, avrebbe dovuto far seguito un altro romanzo in cui il minore dei fratelli Karamazov, Alëša, sarebbe cresciuto d'età. Ma per Dostoevskij diventa sempre più difficoltoso dedicarsi al lavoro intellettuale.

Muore improvvisamente, in seguito a un repentino aggravarsi del suo enfisema, il 28 gennaio 1881 a Pietroburgo, nello stesso appartamento dove ora si trova il museo di Pietroburgo a lui dedicato. La moglie Anna testimonia di aver consegnato a Fëdor (che ne aveva fatto richiesta), nello stesso mattino del decesso, il Vangelo di Tobolsk che aveva sempre tenuto con sé; Fëdor lo apre a caso e fa leggere la moglie:

« Ma Giovanni lo trattenne e disse: io devo essere battezzato da te e non tu da me. Ma Gesù gli rispose: non trattenermi... »

A queste parole Fëdor commenta:

« Senti Anja, 'non trattenermi' vuol dire che debbo morire »
(A.G.Dostoevskaja, Dostoevskij marito[7])

Il 12 febbraio gli vengono tributate esequie solenni e viene sepolto nel Cimitero Tichvin del Monastero di Aleksandr Nevskij.

Nel 1884 esce la prima edizione postuma delle sue opere complete in quattordici volumi.

Fama, contraddizioni e pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Dostoevskij nel Cimitero Tichvin

Le opere che lo hanno reso maggiormente famoso sono Memorie dal sottosuolo, Delitto e castigo, L'idiota, I demoni e I fratelli Karamàzov. Identificato dapprima come voce della corrente nichilista, Dostoevskij capeggiò poi le file degli intellettuali russi più conservatori di fine Ottocento.

Lo scrittore si caratterizza per la sua abilità nel delineare i caratteri morali dei personaggi che appaiono nei suoi romanzi, tra i quali spesso figurano i cosiddetti ribelli, che contrastano con i conservatori dei saldi principi della fede e della tradizione russa. I suoi romanzi sono definibili "policentrici", proprio perché spesso non è dato identificare un vero e proprio protagonista, ma si tratta di identità morali incarnate in figure che si scontrano su di una sorta di palcoscenico dell'anima: l'isolamento e l'aberrazione sociale contro le ipocrisie delle convenzioni imposte dalla vita comunitaria (Memorie dal sottosuolo), la supposta sanità mentale contro la malattia (L'idiota), il socialismo contro lo zarismo (I demoni), la fede contro l'ateismo (I fratelli Karamàzov).

Nelle opere di Dostoevskij, come nella sua esistenza, la brama di vivere si scontra con una realtà di sofferenza e si coniuga con una incessante ricerca della verità; egli scrisse: «Nonostante tutte le perdite e le privazioni che ho subito, io amo ardentemente la vita, amo la vita per la vita e, davvero, è come se tuttora io mi accingessi in ogni istante a dar inizio alla mia vita [...] e non riesco tuttora assolutamente a discernere se io mi stia avvicinando a terminare la mia vita o se sia appena sul punto di cominciarla: ecco il tratto fondamentale del mio carattere; ed anche, forse, della realtà»[8]. L'autore, nei suoi romanzi, cerca infatti di non lasciar mai trasparire un proprio giudizio definitivo, ed è questa una sua peculiarità, che ne pose il pensiero in vivace antagonismo con quello dell'altrettanto contraddittorio Lev Tolstoj. Dostoevskij – proprio come Tolstoj, pur se per vie diverse – visse un confronto continuo ed al tempo stesso un rapporto tormentoso e quasi personale con la figura di Cristo, a cui si sentiva tanto legato da affermare: «se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità»[9].

In Dostoevskij il "sottosuolo" dell'anima è qualcosa di spaventoso che coincide con l'assolutezza del male. Scrive Giuseppe Gallo: "Sul piano dei contenuti, Dostoevskij traccia la prima implacabile anamnesi della crisi dell'uomo contemporaneo, lacerato da pulsioni contraddittorie e insanabili, privo di certezze e punti di riferimento solidi cui uniformare il proprio comportamento morale. A derivarne è una presa di distanza radicale dal razionalismo illuminista e positivista, alla cui pretesa di ricondurre le leggi della natura all'ordine della ragione lo scrittore contrappone la forza della volontà che non ammette limitazioni"[10].

Dostoevskij è definito "artista del caos" perché i suoi personaggi hanno sempre il carattere dell'eccezionalità e permettono di avanzare in concreto quei problemi (conflitto tra purezza e peccato, tra abbrutimento e bellezza, tra caos – appunto – e senso della vita) che la filosofia discute attraverso termini di puro concetto; concetti che Dostoevskij incarna nei personaggi dei propri romanzi: quindi si comprende perché il grande scrittore russo sia reputato a tutti gli effetti non solo un autore di letteratura, ma anche un autore di filosofia contemporanea.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Si indicano i titoli italiani più comuni. Per una bibliografia approfondita delle traduzioni e della critica si veda la voce Bibliografia su Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Romanzi[modifica | modifica wikitesto]

Tra parentesi il titolo originale e la traslitterazione.

Racconti[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di saggi[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

I romanzi di Dostoevskij, e la sua stessa vita, sono stati rappresentati diverse volte in opere cinematografiche o televisive. Di notevole interesse è L'idiota di Akira Kurosawa, e sebbene la critica lo definisca "uno dei più grandi film mancati nella storia del cinema",[11] altrettanto unanimemente lo considera il miglior film dostoevskiano mai realizzato. Di particolare interesse sono anche Quattro notti di un sognatore di Robert Bresson, ispirato a Le notti bianche, e 40.000 dollari per non morire di Karel Reisz, liberamente ispirato a Il giocatore. Anche il cinema indiano di Bollywood ne ha tratto ispirazione con Saawariya - La voce del destino.

Quella che segue è una filmografia parziale dei film ispirati all'opera di Dostoevskij.

Film biografici[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Dostoevskij è citato (erroneamente, come Michele Dostojewskij) nel testo della canzone Il siero di Strokomogoloff, scritto da Leo Chiosso su musica di Fred Buscaglione, portata al successo in Italia dallo stesso Buscaglione alla fine degli anni cinquanta.

Giocando sull'assonanza con Strokomogoloff, Chiosso usò come testimonial del siero diversi personaggi russi sufficientemente noti al pubblico italiano dell'epoca: oltre a Dostoevskij, Michele Strogoff, Nikolaj Rimskij-Korsakov, Serge Voronoff. Il brano elenca scherzosamente le molteplici proprietà di una pozione portentosa in grado di risolvere non solo i problemi di salute e i difetti estetici, ma anche i guai d'amore e la mancanza d'ispirazione degli artisti: sarebbe stata una massiccia assunzione di siero ad aver stimolato il romanziere a scrivere I fratelli Karamàzov. Dostoevskij è anche il titolo di una canzone del cantautore Massimo Bubola.

Forse la più importante traduzione musicale è Da una casa di morti di Leoš Janácek (1854-1928), dalle Memorie da una casa di morti di Fëdor Dostoevskij del 1928.

Seguirono Sutermeister, maestro moravo , con Raskolnikov tratto da Delitto e Castigo nel 1948 e Luciano Chailly, compositore ferrarese (1920.2002) con L'idiota opera in tre atti su libretto di di Gilberto Loverso, nel 1970 eseguita al Teatro dell'Opera di Roma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 30 ottobre nel calendario Giuliano allora utilizzato in Russia.
  2. ^ 28 gennaio nel calendario Giuliano allora utilizzato in Russia.
  3. ^ Dostojevskij non è solo un grande artista, un artista psicologo, e non in questo si deve ricercare la singolarità della sua opera, Dostojevskij è un grande pensatore (Nikolaj Berdjajev, La concezione di Dostojevskij, Einaudi 1977, p.218)
  4. ^ Steiner, George. Tolstoy or Dostoevsky: An Essay in the Old Criticism. New York: Alfred A. Knopf, 1959
  5. ^ Enciclopedia Pratica Bompiani, Dizionario biografico, 1938, pag. 370
  6. ^ F.Dostoevskij, L'idiota, Garzanti, Milano 1998, p.25
  7. ^ Bompiani, 1939, p.391
  8. ^ Scritto del 1873, citato in Dostoevskij inedito. Quaderni e taccuini 1860-1881, a cura di Lucio Dal Santo, Vallecchi, Firenze, 1981, p. 657.
  9. ^ Dalla lettera a N.D.Fonvizina, 1854, in Lettere sulla creatività, traduzione di Gianlorenzo Pacini, Feltrinelli, 1994, p. 51.
  10. ^ Fëodor Dostoevskij, Memorie dal soottosuolo, ed. I Sempreverdi, Letterature, pag. XII.
  11. ^ Il Morandini 2007, Zanichelli.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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