Casa di tolleranza

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Due prostitute e un cliente nel bordello, dipinto di Édouard-Henri Avril

Una casa di tolleranza (anche detta comunemente bordello, casino, casa d'appuntamenti, casa chiusa, postribolo o lupanare) è un immobile, solitamente un'abitazione, in cui si esercita la prostituzione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prostituzione e Lupanare.

L'esercizio della prostituzione, se da un lato è stato sempre giudicato riprovevole all'interno di quasi tutti i contesti politici e religiosi, dall'altro veniva di fatto tollerato nella consapevolezza del ruolo che rivestiva nell'ambito sociale. In alcune civiltà antiche (specialmente orientali, come Babilonia) la prostituzione sacra era una sorta di sacrificio espiatorio cui le donne della città, anche nobili e ricche, erano obbligate a sottoporsi una volta nella vita, di solito prima del matrimonio, devolvendo i proventi al tempio della dea (Erodoto I 199). In Grecia il fenomeno era raro e si discute addirittura della sua storicità, anche se questa sembra comprovata dalla testimonianza del poeta Pindaro a proposito del tempio di Afrodite a Corinto (fr. 122 Maehler "ospitali giovinette, ancelle della dea della Persuasione nella ricca Corinto"). A Roma la prostituzione sacra era talmente biasimata che alcuni scrittori se ne servono come pretesto per denigrare Cartagine, dove, a quanto sembra, le giovanette si prostituivano temporaneamente nel tempio di Tanit (divinità equivalente alla fenicia Astarte e alla greca Afrodite) per farsi la dote (Pompeo Trogo in Giustino XVIII 5,1-4).

In Grecia e a Roma la prostituzione era praticata quasi esclusivamente da schiave, a ciò costrette dalla loro condizione sociale; esistevano tuttavia cortigiane di elevato livello culturale, dette "etère"(= "compagne") che in alcuni casi riuscivano ad accumulare notevoli ricchezze e ad esercitare, sia pur indirettamente, una certa influenza sulla vita politica e sociale (particolarmente famose, in Atene, la milesia Aspasia, compagna dello statista Pericle, e la tespiese Frine, amante dell'oratore Iperide). Nel Medioevo, nessuno si preoccupava dell'esistenza di questi ambienti: in Italia, solo nel XIV secolo i governanti e le autorità religiose imposero una licenza per gestire le case di tolleranza.

Nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Merlin.
La senatrice Lina Merlin fu la promotrice della legge che porta il suo nome - legge Merlin, appunto - con cui si decise la chiusura delle case di tolleranza in Italia

Nell'agosto del 1948 la senatrice socialista Lina Merlin presentò un primo disegno di legge per l'abolizione delle case chiuse in Italia. Il progetto fu approvato dal Senato, ma la fine della legislatura ne impedì l'approvazione alla Camera. Il testo fu ripresentato l'anno successivo, ma subì un travagliato iter parlamentare; durante l'acceso dibattito in parlamento gli oppositori tentarono di ostacolare l'abolizione delle case di tolleranza adducendo pericoli igienici in caso di chiusura dei bordelli.

Nell'arte[modifica | modifica sorgente]

L'ambiente delle case d'appuntamento è stato trattato anche dallo scrittore Giancarlo Fusco nella sua raccolta di racconti Quando l'Italia tollerava.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]