Sette savi
Si indicano come i sette savi o i sette sapienti (in greco: οἱ ἑπτά σοφοί, hoi hepta sophoi) alcune personalità pubbliche dell'antica Grecia vissute in un periodo compreso tra la fine del VII ed il VI secolo a.C. (tra circa il 620 a.C. ed il 550 a.C.), esaltate dai posteri come modelli di saggezza pratica ed autori di massime poste a fondamento della comune sensibilità culturale greca.
Nonostante siano in genere indicati tra i primordi della coscienza speculativa greca e compaia tra di essi colui che è solitamente considerato come il primo filosofo, Talete di Mileto, non tutti sono da considerarsi pienamente filosofi, poiché il loro interesse è principalmente rivolto alla condotta pratica e non alla speculazione.
[modifica] Elenco dei Sette Savi
[modifica] 1. Fonti storico-letterarie
La lista dei nomi non è sempre uniforme presso gli autori che li elencano. I primi quattro sono sempre gli stessi. Essi sono:
Platone, che fu il primo ad enumerare i sette savi (nel Protagora – 343a), li elenca così:
| (GRC)
« Τούτων ἦν καὶ Θαλῆς ὁ Μιλήσιος καὶ Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος καὶ Βίας ὁ Πριηνεὺς καὶ Σόλων ὁ ἡμέτερος καὶ Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος καὶ Μύσων ὁ Χηνεύς, καὶ ἕβδομος ἐν τούτοις ἐλέγετο Λακεδαιμόνιος Χίλων. »
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(IT)
« Di questi vi era Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene e per settimo si diceva ci fosse anche Chilone spartano »
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(Protagora 343a)
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Questa dunque sarebbe la lista secondo Platone:
- Talete di Mileto
- Solone da Atene
- Biante di Priene
- Pittaco da Mitilene
- Cleobulo da Lindo
- Chilone di Sparta
- Misone di Chene
Rimane controverso se l’idea di una simile lista di Sette Savi sia originale di Platone, o se piuttosto egli non si basi su una tradizione popolare del sesto o dell’inizio del V secolo a.C. I singoli nomi sono rintracciabili anche in fonti più antiche, la maggior parte già in Erodoto, sebbene non compaiano come un gruppo a sé stante.
I più importanti sono Talete, come filosofo e matematico, e Solone, come legislatore. In tutte le liste pervenuteci sono citati Talete, Solone, Biante e Pittaco, nella maggior parte di esse poi compaiono anche i nomi di Cleobulo e Chilone. Misone è stato spesso trascurato come una figura scialba, priva d’importanza e originario di un paese sconosciuto. Probabilmente a causa di ciò fu sostituito da Periandro di Corinto in una lista risalente almeno a Demetrio di Falero o Demetrio Falereo, un discepolo di Aristotele. Secondo un’altra ipotesi, risalente già all’antichità, Platone stesso avrebbe sostituito Misone a Periandro, poiché quest’ultimo sarebbe stato odiato a causa della sua tirannia.
L’elenco di Demetrio, comprendente perciò Talete, Pittaco, Biante, Solone, Cleobulo, Chilone e Periandro, ebbe la massima diffusione nell’antichità ed è tuttora quella più comunemente citata.
Oltre alle liste già citate ne circolavano tuttavia altre, che al posto di Misone, Periandro e a volte pure di Chilone e Cleobulo, presentavano altri nomi. Questi sono alcuni di essi:
- Epimenide di Creta
- Leofanto Gorgiade
- Aristodemo di Sparta
- Ferecide di Siro
- Pitagora da Samo
- Anacarsi
- Anassagora
- Acusilao di Argo
- Laso da Ermione
- Orfeo
- Epicarmo
- Pisistrato
- Lino (cantore)
- Panfilo
In modo isolato vi sono occorrenze di altri nomi.
Diogene Laerzio nelle sue Vite dei Filosofi ci ragguaglia sulle successive elaborazioni di tale lista:
| (GRC)
« Σοφοὶ δὲ ἐνομίζοντο οἵδε Θαλῆς, Σόλων, Περίανδρος, Κλεόβουλος, Χείλων, Βίας, Πίττακος. Τούτοις προσαριθμοῦσιν Ἀνάχαρσιν τὸν Σκύθην, Μύσωνα τὸν Χηνέα, Φερεκύδην τόν Σύριον, Ἐπιμενίδην τὸν Κρῆτα. ἔνιοι δὲ καὶ Πεισίστρατον τὸν τύραννον »
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(IT)
« Questi erano ritenuti i (sette) saggi: Talete, Solone, Periandro, Cleobulo, Chilone, Biante, Pittaco. A questi aggiungono Anacarsi lo scita, Misone di Chene, Ferecide di Siro, Epimenide il Cretese. E alcuni anche Pisistrato il tiranno »
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(Vite dei filosofi, I 13)
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[modifica] 2. Fonti mitologico-letterarie
Se l'origine documentaria storica dell'elenco dei sette savi rimane quantomeno incerta, già in epoca classica circolavano diverse narrazioni leggendarie relative alla prima redazione dell'elenco stesso. Esse furono in seguito raccolte da Diogene Laerzio nelle sue Vite. Elemento comune ad esse era il tripode sacro ad Apollo. Di seguito sono riportati alcuni brani tratti dall'opera citata:
| « Ben note sono poi le vicende riguardanti il tripode trovato dai pescatori, e mandato in giro ai sapienti dal popolo dei Milesi. [28] Dicono infatti che al mercato certi giovinetti della Ionia avessero comprato da dei pescatori di Mileto una retata di pesci. Ma, rinvenuto il tripode tra i pesci, nacque una controversia su chi dovesse possederlo, fino a che i Milesi mandarono a consultare l'oracolo a Delfi. Ed il dio diede questo responso:
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(Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, I, 27-33, cit. in Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. II, Milano 2006 (3. ed.), pp.125-131, trad. in parte modificata.)
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[modifica] Massime e sentenze
Oltre all’attività politica presso le loro città-stato, a contribuire alla fama dei Sette Savi fu il patrimonio di sentenze e massime - vale a dire di osservazioni e consigli - a loro attribuite, che in seguito furono spesso citate nelle orazioni degli antichi.
Del pensiero dei sette sapienti non ci è giunta d'altra parte alcuna opera organica, anche se è possibile identificare tratti comuni tra le singole sentenze, che si caratterizzano per la loro lapidaria laconicità. Già Platone lodava tali brevi motti, detti massime gnomiche o sapienziali (dal greco γνώμη gnōme, sentenza sapienziale), come il frutto più pregiato delle riflessioni degli antichi Savi.
Il Convito dei Sette Savi di Plutarco
Il primo campo ad essere esplorato dalle massime dei sapienti greci fu, com'è ovvio, il campo politico e l'essenza dello Stato o, meglio, della polis come comunità ideale.
Plutarco ci espone nella sua opera Il convito dei sette Savi (in greco: Συμποσιακά τῶν ἑπτά σοφών - Symposiaka tōn hepta sophōn), a sua volta una parte dei Moralia, alcune massime dei Sette in merito.
Alla richiesta su quale fosse lo Stato migliore questa fu la risposta:
- Solone: "Lo Stato nel quale coloro che non hanno ricevuto alcun torto perseguono e puniscono i colpevoli, non meno di quelli che hanno ricevuto ingiustizia."
- Biante: "Quello dove la legge è temuta da tutti come se fosse un tiranno."
- Talete: "Quello che non ha né troppi poveri né troppi ricchi."
- Anacarsi: "Quello in cui ognuno considera ogni cosa e giudica nel contempo il vantaggio secondo la misura dell'onesto e lo svantaggio secondo quella del disonesto."
- Cleobulo: "Quello dove i cittadini temono un rimprovero più delle guardie."
- Pittaco: "Quello dove non sia possibile che i disonesti governino e gli onesti non governino."
- Chilone: "Quello dove si ascoltano le leggi e non gli oratori."
E questa la risposta di sei dei Sette alla domanda su quale fosse la migliore vita domestica:
- Solone: "Dove il profitto non genera ingiustizia, la sua custodia diffidenza, la sua spesa pentimento."
- Biante: "Dove chi governa sia per natura come lo vogliano, esternamente, le leggi."
- Talete: "Dove chi governa possa essere il più sollecito possibile."
- Cleobulo: "Dove chi governa venga più amato che temuto."
- Pittaco: "Dove non sia desiderato l'inutile e non manchi il necessario."
- Chilone: "Quella che più si avvicini alla forma di un governo monarchico."
Una fonte tardo-antica: Decimo Magno Ausonio
Oltre a Plutarco, sono note altre fonti da cui furono attinte le massime dei Sette. In particolare, dopo il Prologo del Ludus Septem Sapientum (Il divertimento dei sette sapienti) del poeta romano tardo antico Ausonio (Burdigala, 310 d.C. - ivi, 395 d.C.), appare sulla scena un Ludius (buffone), che recita le massime più note dei Sette Savi. Eccone il testo latino con la traduzione:
| (LA)
« Delphis Solonem scripsisse fama est Atticum:
γνῶθι σεαυτόν, quod Latinum est: nosce te. |
(IT)
« In Delfi, si dice, Solone di Atene scrisse:
γνῶθι σεαυτόν che in Latino significa: nosce te [ipsum]. |
Oltre a quelle già citate da Ausonio e da Plutarco sono note altre massime dei Sette Savi. Queste sono le principali a loro attribuite da varie fonti antiche o tardo antiche, ordinate per autore:
[modifica] I. Talete di Mileto (Θαλῆς ὁ Μιλήσιος - Thalēs ho Milēsios)
| « Per primo ebbe il nome di sapiente, quando ad Atene era arconte Damasias; ai tempi di quest’ultimo anche i sette furono chiamati sapienti, come dice Demetrio il Falereo nel Registro degli Arconti. » | |
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( Diogene Laerzio, op. cit., I, 22 – trad. in G. Colli, op. cit., p.121)
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| (GRC)
« Θαλῆς ᾿Εξαμίου Μιλήσιος ἔφη•
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(IT)
« Talete, figlio di Examyes, da Mileto, disse:
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( Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα )
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- "Molte parole non indicano mai molta sapienza."
- "Felice quella famiglia, che senza possedere grandi ricchezze non soffre tuttavia la povertà."
- "La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora."
- "Meglio esser invidiato che esser oggetto di compassione."
- "L'acqua è la migliore di tutte le cose."
Si riportano quindi di seguito alcune massime a lui attribuite e appartenenti ad una speculazione ormai prettamente filosofica, in quanto di stampo argomentativo e non più semplicemente assertivo:
- "L'essere più antico è Dio, perché non generato."
- "Il più bello è il mondo, perché opera divina."
- "Il più grande lo spazio, perché tutto comprende."
- "Il più veloce l'intelletto, perché passa attraverso tutto."
- "Il più forte la necessità, perché tutto domina."
- "Il più saggio il tempo, perché tutto rivela."
Talete, filosofo e matematico, fu notissimo nell'antichità grazie al suo sapere universale ed alla sua saggezza politica (v. l'articolo relativo). Visse tra il 640 a.C./624 a.C. e circa il 547 a.C. a Mileto, città sua natale, dove anche morì.
[modifica] II. Solone di Atene (Σόλων ὁ Ἀθηναῖος - Solon ho Athēnaīos)
| « Se io ho risparmiato la mia Patria dalla tirannide, e dalla implacabile violenza mi sono astenuto, offuscando perciò la mia fama, non me ne vergogno: mi sembra che così sarò di gran lunga superiore a tutti gli uomini. » | |
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(Solone, Fr. 23,8 ap. Plutarco, Vite parallele, vol. 1, Torino 2005, p.263.)
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| (GRC)
« Σόλων ᾿Εξηκεστίδου Ἀθηναῖος ἔφη•
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(IT)
« Solone, figlio di Exechestide, da Atene, disse:
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( Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)
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| (LA)
« i) Tunc beatam dico vitam, cum peracta fata sunt.
ii) Par pari iugatur coniux: quidquid impar, dissidet. |
(IT)
« 1. "Dico beata la vita solo quando è compiuta."
2. "Solo il simile si lega al simile: ciò ch’è diverso, si separa." |
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(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 29-34)
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- "Bisogna scegliere la via di mezzo in ogni cosa."
- "Felice è quella casa che non deve le sue ricchezze all’ingiustizia, che le conserva senza mala fede, e le cui spese non dan luogo a pentimenti."
- "Tutti i cittadini sono membri di uno stesso corpo, e quando uno d’essi è leso, tutti debbono sentirsi offesi."
- "I cortigiani rassomigliano a quei gettoni che servono per contare: essi cambiano di valore secondo chi li impiega."
- "Uno Stato è ben governato, quando i cittadini obbediscono ai magistrati e questi alle leggi."
- "Con la giustizia regna la moderazione. Essa tempera la durezza, abbassa l’ambizione, respinge l’ingiuria e l’oltraggio, distrugge i semi germoglianti della discordia, rettifica i giudizi temerari, calma i cuori irritati, mette un freno alla sedizione: sotto il suo felice governo la saggezza e l’integrità regolano le azioni degli uomini."
- "La cosa più difficile di tutte è cogliere l'invisibile misura della saggezza, la quale sola reca in sé i limiti di tutte le cose." (fr. 16)
- "Guardati bene dal dire tutto quel che tu sai."
Solone (640 a.C. - 559 a.C.) acquistò fama come legislatore e riformatore sociale ad Atene.
| « Detti al popolo tanto potere quanto basta, nulla togliendo alla sua dignità né dandogliene di più; e anche a quelli che avevano potenza ed erano ammirati per le loro ricchezze, provvidi che nessuna offesa fosse arrecata. E resistetti protetto da un forte scudo di fronte agli uni ed agli altri, e non permisi che nessuno dei due gruppi prevalesse ingiustamente » | |
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(Solone, Fr. 5,1 ap. Plutarco, op. cit., p.271)
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[modifica] III. Biante di Priene (Βίας ὁ Πριηνεὺς - Bias ho Priēneus)
| (GRC)
« Βίας Τευταμίδου Πριηνεὺς ἔφη•
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(IT)
« Biante, figlio di Teutamide, da Priene, disse:
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( Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα )
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| (LA)
« i) Quaenam summa boni? mens semper conscia recti.
ii) Pernicies homini quae maxima? solus homo alter. |
(IT)
« 1. "Qual è il bene maggiore? Una mente sempre consapevole del giusto."
2. "Qual è la massima sciagura per un uomo? Un altro uomo." |
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( Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 1-7)
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- "Bisogna amare gli amici come se un giorno si dovessero odiare."
- "Il più disgraziato degli uomini è colui che non sa sopportar la disgrazia."
- "Guardati allo specchio: se ti appari bello, devi anche fare belle cose; se ti appari brutto, devi colmare la mancanza della natura con il tuo nobile agire."
Biante (Priene, 590 a.C. ca. – 530 a.C. ca.) fu un grande oratore e un abile poeta. Era un’altissima lode per il difensore di una causa nel mondo classico dirgli di "essere più abile di un Biante nell’arringa". Di Biante si hanno diversi aneddoti, tra cui quello secondo il quale riuscì a scongiurare l’assedio della sua città da parte del re lido Aliatte II, gettando dalle mura della città le ultime derrate alimentari, ingannandolo sull’effettiva possibilità di resistenza della città. Aliatte infatti, convintosi dell’inutilità di assediare una città che poteva così tranquillamente rinunciare al cibo, o per l’animo dei cittadini o per l’effettiva diponinilità di cibo e acqua, levò il campo.
[modifica] IV. Pittaco di Mitilene (Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος oppure Πιττακὸς ὁ Λέσβιος - Pittakos ho Mytilēnaīos oppure Pittakos ho Lesbios)
| (GRC)
« Πιττακὸς ᾿Υρραδίου Λέσβιος ἔφη•
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(IT)
« Pittaco, figlio di Hyrras, da Lesbo, disse:
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( Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)
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| (LA)
« i) Loqui ignorabit, qui tacere nesciet.
ii) Bono probari malo, quam multis malis. |
(IT)
« 1. "Non sa parlare chi non sa tacere."
2. "Preferisco esser approvato da un solo uomo onesto, che da molti malvagi." |
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(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 8-14)
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- "Felice quello Stato ove non possano mai comandare i malvagi!"
- "L’uomo prudente sa prevenire il male; l’uomo coraggioso lo sopporta senza lamentarsi."
- "La carica rivela l'uomo." (Aristotele attribuisce questo motto a Biante: Etica Nicomachea, V, 1, 1029 b, 1.)
- "Felice quel re, i cui sudditi temono per lui, ma non di lui."
- "Una parte è più vantaggiosa del tutto"
Pittaco fu uno statista greco (ca. 650 a.C.) che governò Mitilene, sull’isola di Lesbo, congiuntamente con il tiranno Mirsilo. Pittaco cercò di limitare il potere della nobiltà ed esercitò il potere appoggiandosi alle classi popolari.
[modifica] V. Cleobulo da Lindo (Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος oppure Κλεόβουλος ὁ Ῥοδίος - Kleoboulos ho Lindios oppure Kleoboulos ho Rodios)
| (GRC)
« Κλεόβουλος Εὐαγόρου Λίνδιος ἔφη•
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(IT)
« Cleobulo, figlio di Euagora, da Lindo, disse:
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(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)
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| (LA)
« i) Quanto plus liceat, tam libeat minus.
ii) Fortunae invidiae est, si quis inmerito miser. |
(IT)
« 1. "Quante più cose sono consentite, tanto meno dovremmo permettercene."
2. "V’è invidia della fortuna, se v’è alcuno che a torto è infelice." |
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(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 15-21)
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- "Spandi benefizi tra gli amici perché ti vogliano più bene ancora; spandili tra i nemici perché ti divengano amici."
- "Accettare l’ingiustizia non è una virtù, ma è cosa contraria alla virtù."
Cleobulo fu tiranno di Lindo, la sua cittadina di nascita, sita nell’isola di Rodi, intorno al 600 a.C.
[modifica] VI. Chilone di Sparta (Χείλων ὁ Λακεδαιμόνιος - Cheilōn ho Lakedaimonios)
| (GRC)
« Χείλων Δαμαγήτου Λακεδαιμόνιος ἔφη•
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(IT)
« Chilone, figlio di Damageto, da Sparta, disse:
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(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα, γ 172, 33)
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| (LA)
« i) Nolo minor me timeat despiciatque maior.
ii) Vive memor mortis, item vive memor salutis. |
(IT)
« 1. "Non voglio che il piccolo mi tema, né che il grande mi disprezzi."
2. "Vivi memore che ti aspetta la morte, ma altresì vivi pensando a star bene." |
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(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 22-28)
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- "Fatti perdonare la potenza con la dolcezza; merita d’essere amato; paventa d’essere temuto."
- "Quel che può fare di meglio un principe è di non credere a coloro che lo circondano."
- "Non gesticolare mentre parli, altrimenti sembri un matto."
- "In ogni cosa bisogna procedere lentamente."
- "Dei morti non dire che bene." - De mortuis nil nisi bonum.
- "Bada a te stesso." (Laerzio, Vite, op. cit., I, 70)
Chilone, vissuto nel VI secolo a.C., cercò di migliorare il sistema di controllo sui funzionari più alti dello Stato spartano. Gli si attribuisce tuttavia anche la militarizzazione della vita civile e l’educazione militare comunitaria obbligatoria per i giovani Spartiati.
[modifica] VII. Misone di Chene (Μύσων ὁ Χηνεύς - Mysōn ho Chēneus)
Di Misone di Chen o di Chene non ci è giunto molto, a parte il seguente curioso aneddoto:
«Si dice che Chilone di Sparta andasse cercando Misone nel suo villaggio, Chene. Ve lo incontrò mentre stava approntando e perfezionando il suo aratro. Si era in piena estate. Pieno di sorpresa, Chilone lo apostrofò: "Ebbene, Misone, non ti sembra questo il periodo inadatto per arare?" Al che Misone gli rispose: "Certo, per arare è il periodo inadatto, ma è perfetto per preparare l’aratro!"»
Morale: bisogna sempre programmare e prevedere le proprie incombenze.
Diogene Laerzio (Vite, op. cit., I, 108) gli attribuisce il motto:
- "Indaga le parole a partire dalle cose, non le cose a partire dalle parole."
[modifica] VIII. Periandro di Corinto (Περίανδρος ὁ Κορίνθιος - Periandros ho Korinthios)
| (GRC)
« Περίανδρος Κυψέλου Κορίνθιος ἔφη•
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(IT)
« Periandro, figlio di Cipselo, da Corinto, disse:
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(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)
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[modifica] Pensiero
Sebbene non sia dato verificarne con certezza la paternità, dagli apoftegmi sopra riprodotti, che in pratica inaugurano la storia del pensiero occidentale, ci è possibile intravedere la formazione di un sapere di tipo etico che si distacca dalla religione omerica tradizionale per assumere i connotati propri di un sapere oggettivo e razionale, tipicamente filosofico.
Nonostante i dubbi sulla loro autentica attribuzione, essi sono comunque significativi proprio per la considerazione di cui godevano nell'antichità come fondazione la più antica, e quindi la più autorevole, della vera saggezza. Per alcuni di essi in particolare non v'è da dubitare della loro antichità, anche come motti popolari.
Tratti comuni, pur nella varietà delle situazioni di vita prese in considerazione, sono:
1. l'esortazione all'autosservazione ed all'autovalutazione delle proprie scelte, compendiata nel celeberrimo motto delfico "conosci te stesso" (la paternità del quale era stata variamente attribuita già in periodo classico - cfr. Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, I, 40, che lo attribuisce a Talete);
2. l'esortazione alla mēsotes ispirata a giustizia (dike), alla scelta del giusto mezzo ed alla moderazione, contrapposta alla hýbris: significativo a questo proposito il motto d'elezione di Solone "nulla troppo".
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| « "A noi Greci, o re della Lidia, la divinità ha concesso di comportarci con misura di fronte a tutti i beni e per questa moderazione siamo partecipi di una sapienza, come sembra, modesta e popolare, non regale e piena di splendore. Questa saggezza ci fa osservare che la vita è sempre esposta a vicende di ogni genere e non permette di andare superbi né per i beni presenti, né di ammirare la felicità di un uomo soggetta ai rovesci del tempo. Il futuro, infatti, che avanza verso ciascuno è vario ed ignoto. Noi stimiamo felice colui al quale la divinità ha dato di esser tale sino alla fine della vita. Ma il riconoscimento della felicità di uno che è ancora in vita ed è esposto al pericolo è come la proclamazione di vittoria e l'incoronazione di un atleta che è ancora in gara per il premio: è un riconoscimento infondato e privo di ratifica." - Dette queste parole, Solone se ne ripartì, avendo recato dolore, sì, a Creso, ma senza esser riuscito a correggerlo. » |
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(Solone ap. Plutarco, op. cit., p. 292-293)
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