Sette savi

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Si indicano come i sette savi o i sette sapienti (in greco: οἱ ἑπτά σοφοί, hoi epta sophoi) alcune personalità pubbliche dell'antica Grecia vissute in un periodo compreso tra la fine del VII e il VI secolo a.C. (tra circa il 620 a.C. e il 550 a.C.), esaltate dai posteri come modelli di saggezza pratica e autori di massime poste a fondamento della comune sensibilità culturale greca.

Nonostante siano in genere indicati tra i primordi della coscienza speculativa greca e compaia tra di essi colui che è solitamente considerato come il primo filosofo, Talete di Mileto, non tutti sono da considerarsi pienamente filosofi, poiché il loro interesse è principalmente rivolto alla condotta pratica e non alla speculazione.

Elenco dei Sette Savi[modifica | modifica sorgente]

1. Fonti storico-letterarie[modifica | modifica sorgente]

La lista dei nomi non è sempre uniforme presso gli autori che li elencano. I primi quattro sono sempre gli stessi. Essi sono:

Platone, che fu il primo a enumerare i sette savi (nel Protagora – 343a), li elenca così:

(GRC)
« Τούτων ἦν καὶ Θαλῆς ὁ Μιλήσιος καὶ Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος καὶ Βίας ὁ Πριηνεὺς καὶ Σόλων ὁ ἡμέτερος καὶ Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος καὶ Μύσων ὁ Χηνεύς, καὶ ἕβδομος ἐν τούτοις ἐλέγετο Λακεδαιμόνιος Χίλων. »
(IT)
« Di questi vi era Talete di Mileto, Pittaco di Mitilene, Biante di Priene, il nostro Solone, Cleobulo di Lindo, Misone di Chene e per settimo si diceva ci fosse anche Chilone spartano »
(Protagora 343a)

Questa dunque sarebbe la lista secondo Platone:

Rimane controverso se l’idea di una simile lista di Sette Savi sia originale di Platone, o se piuttosto egli non si basi su una tradizione popolare del sesto o dell’inizio del V secolo a.C. I singoli nomi sono rintracciabili anche in fonti più antiche, la maggior parte già in Erodoto, sebbene non compaiano come un gruppo a sé stante.

I più importanti sono Talete, come filosofo e matematico, e Solone, come legislatore. In tutte le liste pervenuteci sono citati Talete, Solone, Biante e Pittaco, nella maggior parte di esse poi compaiono anche i nomi di Cleobulo e Chilone. Misone è stato spesso trascurato come una figura scialba, priva d’importanza e originario di un paese sconosciuto. Probabilmente a causa di ciò fu sostituito da Periandro di Corinto in una lista risalente almeno a Demetrio di Falero o Demetrio Falereo, un discepolo di Aristotele. Secondo un’altra ipotesi, risalente già all’antichità, Platone stesso avrebbe sostituito Misone a Periandro, poiché quest’ultimo sarebbe stato odiato a causa della sua tirannia.

L’elenco di Demetrio, comprendente perciò Talete, Pittaco, Biante, Solone, Cleobulo, Chilone e Periandro, ebbe la massima diffusione nell’antichità ed è tuttora quella più comunemente citata.

Oltre alle liste già citate ne circolavano tuttavia altre, che al posto di Misone, Periandro e a volte pure di Chilone e Cleobulo, presentavano altri nomi. Questi sono alcuni di essi:

In modo isolato vi sono occorrenze di altri nomi.

Diogene Laerzio nelle sue Vite dei Filosofi ci ragguaglia sulle successive elaborazioni di tale lista:

(GRC)
« Σοφοὶ δὲ ἐνομίζοντο οἵδε Θαλῆς, Σόλων, Περίανδρος, Κλεόβουλος, Χείλων, Βίας, Πίττακος. Τούτοις προσαριθμοῦσιν Ἀνάχαρσιν τὸν Σκύθην, Μύσωνα τὸν Χηνέα, Φερεκύδην τόν Σύριον, Ἐπιμενίδην τὸν Κρῆτα. ἔνιοι δὲ καὶ Πεισίστρατον τὸν τύραννον »
(IT)
« Questi erano ritenuti i (sette) saggi: Talete, Solone, Periandro, Cleobulo, Chilone, Biante, Pittaco. A questi aggiungono Anacarsi lo scita, Misone di Chene, Ferecide di Siro, Epimenide il Cretese. E alcuni anche Pisistrato il tiranno »
(Vite dei filosofi, I 13)

2. Fonti mitologico-letterarie[modifica | modifica sorgente]

Se l'origine documentaria storica dell'elenco dei sette savi rimane quantomeno incerta, già in epoca classica circolavano diverse narrazioni leggendarie relative alla prima redazione dell'elenco stesso. Esse furono in seguito raccolte da Diogene Laerzio nelle sue Vite. Elemento comune a esse era il tripode sacro ad Apollo. Di seguito sono riportati alcuni brani tratti dall'opera citata:

« Ben note sono poi le vicende riguardanti il tripode trovato dai pescatori, e mandato in giro ai sapienti dal popolo dei Milesi. [28] Dicono infatti che al mercato certi giovinetti della Ionia avessero comprato da dei pescatori di Mileto una retata di pesci. Ma, rinvenuto il tripode tra i pesci, nacque una controversia su chi dovesse possederlo, fino a che i Milesi mandarono a consultare l'oracolo a Delfi. E il dio diede questo responso:

Rampollo di Mileto, riguardo al tripode interroghi Febo? Di chi è il primo tra tutti nella sapienza, di lui sia il tripode, lo proclamo.

Lo diedero dunque a Talete; costui a sua volta, giudicandosene indegno, lo diede a un altro [sapiente] e questo a un altro ancora, sino a giungere a Solone. Quest'ultimo disse che il dio è primo nella sapienza, e lo rimandò a Delfi. Tali cose in verità Callimaco nei Giambi le racconta diversamente, assumendole da Meandrio di Mileto: un certo Baticle dell'Arcadia, appunto, avrebbe lasciato morendo una coppa, con l'imposizione di darla "al più prezioso tra i sapienti". Fu data proprio a Talete e, dopo il solito giro, di nuovo toccò a Talete. [29] E costui la rimandò ad Apollo Didimeo con i seguenti versi, secondo Callimaco:
A chi domina sul popolo di Nileo mi dà Talete,
che due volte ha ricevuto questo premio dell'eccellenza.

[...] [32] [...] Altri dicono che il tripode fosse stato forgiato da Efesto e dato dal dio a Pelope per le sue nozze. In seguito era giunto sino a Menelao, e dopo che Alessandro lo rapi insieme a Elena, fu gettato nel mare di Cos dalla spartana, la quale disse che per esso si sarebbe combattuto. In un tempo successivo, quando alcuni di Lebedo comprarono una retata di pesci proprio in quel luogo, venne fuori anche il tripode. Costoro poi, contendendo con i pescatori, risalirono sino a Cos e, poiché non ottenevano nulla, esposero la questione a Mileto, che era la città dominante. I Milesi allora, dopo che una loro ambasceria non era stata tenuta in nessuna considerazione, fecero guerra a quelli di Cos. E quando già molti erano i caduti da ambo le parti, l'oracolo manifestò il responso di dare il tripode al più sapiente: e le due parti furono d'accordo nel concederlo a Talete. [33] Costui poi, dopo che il tripode ebbe compiuto il giro, lo dedicò ad Apollo Didimeo. A quelli di Cos, pertanto, in questo modo fu dato il responso:

La contesa tra Meropi e Ioni non cesserà
sino a che non avrete mandato via dalla città il tripode d'oro
che Efesto gettò in mare - ed esso non sia pervenuto nella casa dell'uomo
che sia sapiente in ciò che è, in ciò che sarà e in ciò che prima è stato.

Ai Milesi invece così:

Rampollo di Mileto, tu interroghi Febo intorno al tripode?

E seguitava come si è detto prima. E sull'argomento tanto basti. »

(Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, I, 27-33, cit. in Giorgio Colli, La sapienza greca, vol. II, Milano 2006 (3. ed.), pp.125-131, trad. in parte modificata.)

Massime e sentenze[modifica | modifica sorgente]

Oltre all’attività politica presso le loro città-stato, a contribuire alla fama dei Sette Savi fu il patrimonio di sentenze e massime - vale a dire di osservazioni e consigli - a loro attribuite, che in seguito furono spesso citate nelle orazioni degli antichi.
Del pensiero dei sette sapienti non ci è giunta d'altra parte alcuna opera organica, anche se è possibile identificare tratti comuni tra le singole sentenze, che si caratterizzano per la loro lapidaria laconicità. Già Platone lodava tali brevi motti, detti massime gnomiche o sapienziali (dal greco γνώμη gnōme, sentenza sapienziale), come il frutto più pregiato delle riflessioni degli antichi Savi.

Il Convito dei Sette Savi di Plutarco. Vedi Convito

Il primo campo a essere esplorato dalle massime dei sapienti greci fu, com'è ovvio, il campo politico e l'essenza dello Stato o, meglio, della polis come comunità ideale.
Plutarco ci espone nella sua opera Il convito dei sette Savi (in greco: Συμποσιακά τῶν ἑπτά σοφών - Symposiaka tōn hepta sophōn), a sua volta una parte dei Moralia, alcune massime dei Sette in merito.

Alla richiesta su quale fosse lo Stato migliore questa fu la risposta:

  1. Solone: "Lo Stato nel quale coloro che non hanno ricevuto alcun torto perseguono e puniscono i colpevoli, non meno di quelli che hanno ricevuto ingiustizia."
  2. Biante: "Quello dove la legge è temuta da tutti come se fosse un tiranno."
  3. Talete: "Quello che non ha né troppi poveri né troppi ricchi."
  4. Anacarsi: "Quello in cui ognuno considera ogni cosa e giudica nel contempo il vantaggio secondo la misura dell'onesto e lo svantaggio secondo quella del disonesto."
  5. Cleobulo: "Quello dove i cittadini temono un rimprovero più delle guardie."
  6. Pittaco: "Quello dove non sia possibile che i disonesti governino e gli onesti non governino."
  7. Chilone: "Quello dove si ascoltano le leggi e non gli oratori."


E questa la risposta di sei dei Sette alla domanda su quale fosse la migliore vita domestica:

  1. Solone: "Dove il profitto non genera ingiustizia, la sua custodia diffidenza, la sua spesa pentimento."
  2. Biante: "Dove chi governa sia per natura come lo vogliano, esternamente, le leggi."
  3. Talete: "Dove chi governa possa essere il più sollecito possibile."
  4. Cleobulo: "Dove chi governa venga più amato che temuto."
  5. Pittaco: "Dove non sia desiderato l'inutile e non manchi il necessario."
  6. Chilone: "Quella che più si avvicini alla forma di un governo monarchico."


Una fonte tardo-antica: Decimo Magno Ausonio

Oltre a Plutarco, sono note altre fonti da cui furono attinte le massime dei Sette. In particolare, dopo il Prologo del Ludus Septem Sapientum (Il divertimento dei sette sapienti) del poeta romano tardo antico Ausonio (Burdigala, 310 d.C. - ivi, 395 d.C.), appare sulla scena un Ludius (buffone), che recita le massime più note dei Sette Savi. Eccone il testo latino con la traduzione:

(LA)
« Delphis Solonem scripsisse fama est Atticum:

γνῶθι σεαυτόν, quod Latinum est: nosce te.
multi hoc Laconis esse Chilonis putant.
Spartane Chilon, sit tuum necne ambigunt,
quod iuxta fertur: ὅρα τέλος μακροῦ βίου,
finem intueri longae vitae qui iubes.
multi hoc Solonem dixe Croeso existimant
et Pittacum dixisse fama est Lesbium:
γίγνωσκε καιρόν; tempus ut noris iubet
sed καιρός iste tempestivum tempus est.
Bias Prieneus dixit: οἱ πλεῖστοι κακοί,
quod est Latinum: plures hominum sunt mali:
sed inperitos scito, quos dixit malos.
μελέτη τὸ πᾶν, Periandri id est Corinthii:
meditationem posse totum qui putat.
ἄριστον μέτρον esse dicit Lindius
Cleobulus; hoc est: optimus cunctis modus.
Thales sed ἐγγύα, πάρα δ᾽ ἄτα protulit.
Spondere qui nos, noxa quia praes est, vetat.
hoc nos monere faeneratis non placet.
dixi, recedam, legifer venit Solon. »

(IT)
« In Delfi, si dice, Solone di Atene scrisse:

γνῶθι σεαυτόν che in Latino significa: nosce te [ipsum].
Alcuni tuttavia affermano che questo sia un motto di Chilone.
O Chilone di Sparta, si dibatte però anche
Se tua sia quell’altra massima: ὅρα τέλος μακροῦ βίου,
dove tu comandi di attendere prima la fine di una lunga vita.
Molti dicono anche che questo disse Solone a Creso.
E [affermano] pure che Pittaco di Lesbo abbia detto:
γίγνωσκε καιρόν – comandando di conoscere il tempo;
o meglio καιρός, il “tempo tempestivo”, il momento giusto.
Biante di Priene disse: οἱ πλεῖστοι κακοί,
che in Latino si dice: plures hominum sunt mali;
ma sappi che chiama malvagi gli inesperti ignoranti.
E questo disse Periandro di Corinto:
μελέτη τὸ πᾶν, la riflessione può tutto.
ἄριστον μέτρον insegnava Cleobulo da Lindo,
ossia: optimus cunctis modus, ottima è la misura.
E Talete: ἐγγύα, πάρα δ᾽ ἄτα,
vieta di garantire, perché porta danno,
motto che certo dispiace a chi presta.
Ho detto, e mi ritiro: compare ora il legifero Solone! »



Oltre a quelle già citate da Ausonio e da Plutarco sono note altre massime dei Sette Savi. Queste sono le principali a loro attribuite da varie fonti antiche o tardo antiche, ordinate per autore:

I. Talete di Mileto (Θαλῆς ὁ Μιλήσιος - Thalēs ho Milēsios)[modifica | modifica sorgente]


« Per primo ebbe il nome di sapiente, quando ad Atene era arconte Damasias; ai tempi di quest’ultimo anche i sette furono chiamati sapienti, come dice Demetrio il Falereo nel Registro degli Arconti. »
(Diogene Laerzio, op. cit., I, 22 – trad. in G. Colli, op. cit., p.121)


(GRC)
« Θαλῆς ᾿Εξαμίου Μιλήσιος ἔφη•


αʹ Ἐγγύα πάρα δ᾽ἄτα.

βʹ Μὴ τὴν ὄψιν καλλωπίζου, ἀλλ᾿ ἐν τοῖς ἐπιτηδεύμασιν ἴσθι καλός.
γʹ Φίλων παρόντων καὶ ἀπόντων μέμνησο.
δʹ Μὴ πλούτει κακῶς.
ςʹ Κολακεύειν γονεῖς μὴ ὄκνει.
ηʹ Οἵους ἂν ἐράνους ἐνέγκῃς τοῖς γονεῦσι, τούτους αὐτοὺς ἐν τῷ γήρᾳ παρὰ τῶν τέκνων προσδέχου.
ιʹ ἤδιστον τὸ ἐπιθυμίας τυχεῖν.
ιαʹ Ἀνιαρὸν ἀργία.
ιβʹ Βλαβερὸν ἀκρασία.
ιγʹ Βαρὺ ἀπαιδευσία.
ιεʹ Ἀργὸς μὴ ἴσθι, μηδ᾿ ἂν πλουτῇς.
ιςʹ Κακὰ ἐν οἴκῳ κρύπτε.
ιηʹ Μέτρῳ χρῷ.
ιθʹ Μὴ πᾶσι πίστευε. »

(IT)
« Talete, figlio di Examyes, da Mileto, disse:


1. Enghya para d’ata.
"Garanzia – ed è già danno"

2. "Non abbellire la tua immagine; sia bello invece il tuo agire."
3. "Pensa ai tuoi amici, che vi siano o non vi siano più"
4. "Non esser ricco tramite l'ingiustizia."
6. "Non tardare a lodare i tuoi genitori."
8. "Ciò che fai di bene ai tuoi genitori, aspettatelo nella vecchiaia dai tuoi figli."
10. "La cosa più piacevole è ottenere ciò che si desidera."
11. "L'inattività è un tormento."
12. "La non padronanza di sé è un danno."
13. "L'ignoranza è un vizio."
15. "Non esser pigro, anche se sei ricco."
16. "Nascondi i problemi di casa."
18. "Mantieni la misura"
19. "Non fidarti di tutti." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)
  • "Molte parole non indicano mai molta sapienza."
  • "Felice quella famiglia, che senza possedere grandi ricchezze non soffre tuttavia la povertà."
  • "La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora."
  • "Meglio esser invidiato che esser oggetto di compassione."
  • "L'acqua è la migliore di tutte le cose."


Si riportano quindi di seguito alcune massime a lui attribuite e appartenenti a una speculazione ormai prettamente filosofica, in quanto di stampo argomentativo e non più semplicemente assertivo:

  • "L'essere più antico è Dio, perché non generato."
  • "Il più bello è il mondo, perché opera divina."
  • "Il più grande lo spazio, perché tutto comprende."
  • "Il più veloce l'intelletto, perché passa attraverso tutto."
  • "Il più forte la necessità, perché tutto domina."
  • "Il più saggio il tempo, perché tutto rivela."


Talete, filosofo e matematico, fu notissimo nell'antichità grazie al suo sapere universale e alla sua saggezza politica (v. l'articolo relativo). Visse tra il 640 a.C./624 a.C. e circa il 547 a.C. a Mileto, città sua natale, dove anche morì.

II. Solone di Atene (Σόλων ὁ Ἀθηναῖος - Solon ho Athēnaīos)[modifica | modifica sorgente]


« Se io ho risparmiato la mia Patria dalla tirannide, e dalla implacabile violenza mi sono astenuto, offuscando perciò la mia fama, non me ne vergogno: mi sembra che così sarò di gran lunga superiore a tutti gli uomini. »
(Solone, Fr. 23,8 ap. Plutarco, Vite parallele, vol. 1, Torino 2005, p.263.)


(GRC)
« Σόλων ᾿Εξηκεστίδου Ἀθηναῖος ἔφη•


αʹ Μηδὲν ἄγαν.

βʹ Κριτὴς μὴ κάθησο•εἰ δὲ μή, τῷ ληφθέντι ἐχθρὸς ἔσῃ.
γʹ Ἠδονὴν φεῦγε, ἥτις λύπην τίκτει.
δʹ Φύλασσε τρόπου καλοκαγαθίαν ὅρκου πιστοτέραν.
εʹ Σφραγίζου τοὺς μὲν λόγους σιγῇ, τὴν δὲ σιγὴν καιρῷ.
ςʹ Μὴ ψεύδου, ἀλλ᾿ ἀλήθευε.
ζʹ Τὰ σπουδαῖα μελέτα.
ηʹ Τῶν γονέων μὴ λέγε δικαιότερα.
θʹ Φίλους μὴ ταχὺ κτῶ, οὓς δ᾿ ἂν κτήσῃ, μὴ ταχὺ ἀποδοκίμαζε.
ιʹ Ἄρχεσθαι μαθών, ἄρχειν ἐπιστήσῃ.
ιαʹ Εὐθύνας ἑτέρους ἀξιῶν διδόναι, καὶ αὐτὸς ὕπεχε.
ιβʹ Συμβούλευε μὴ τὰ ἥδιστα, ἀλλὰ τὰ βέλτιστα.
ιδʹ Μὴ κακοῖς ὁμίλει.
ιθʹ Φίλους εὐσέβει. »

(IT)
« Solone, figlio di Exechestide, da Atene, disse:


1. Mēden agān.
"Nulla troppo!"

2. "Non sederti a giudizio, altrimenti diverrai un nemico per il condannato."
3. "Fuggi il piacere che genera dispiacere."
4. "Cura la tua buona educazione in maniera più fedele del tuo giuramento"
5. "Suggella le tue parole con il silenzio e il tuo silenzio con la giusta considerazione."
6. "Non mentire, ma dì sempre la verità."
7. "Rifletti sulle cose serie."
8. "Non pretendere di aver più ragione dei tuoi genitori."
9. "Non t’affrettare né di far nuove amicizie, né però di lasciare quelle che hai."
10. "Impara a ubbidire e imparerai a comandare."
11. "Quando chiedi conto agli altri, sii pronto tu stesso a darne."
12. "Ai cittadini non consigliare ciò che piace, ma ciò che è la cosa migliore."
14. "Evita le cattive compagnie."
19. "Sii mite con amici e alleati." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)


(LA)
« i) Tunc beatam dico vitam, cum peracta fata sunt.

ii) Par pari iugatur coniux: quidquid impar, dissidet.
iii) Non erunt honores umquam fortuiti muneris.
iv) Clam coarguas propinquum, propalam laudaveris.
v) Pulchrius multo est parari, quam creari nobilem.
vi) Certa si decreta sors est, quid cavere proderit? »

(IT)
« 1. "Dico beata la vita solo quando è compiuta."

2. "Solo il simile si lega al simile: ciò ch’è diverso, si separa."
3. "La gloria non è mai dono del caso."
4. "Riprendi in segreto l’amico, in pubblico lodalo."
5. "Molto più bello esser generato nobile, che esserlo creato."
6. "Se i decreti della sorte son certi, a che gioverà temere?" »

(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 29-34)
  • "Bisogna scegliere la via di mezzo in ogni cosa."
  • "Felice è quella casa che non deve le sue ricchezze all’ingiustizia, che le conserva senza mala fede, e le cui spese non dan luogo a pentimenti."
  • "Tutti i cittadini sono membri di uno stesso corpo, e quando uno d’essi è leso, tutti debbono sentirsi offesi."
  • "I cortigiani rassomigliano a quei gettoni che servono per contare: essi cambiano di valore secondo chi li impiega."
  • "Uno Stato è ben governato, quando i cittadini obbediscono ai magistrati e questi alle leggi."
  • "Con la giustizia regna la moderazione. Essa tempera la durezza, abbassa l’ambizione, respinge l’ingiuria e l’oltraggio, distrugge i semi germoglianti della discordia, rettifica i giudizi temerari, calma i cuori irritati, mette un freno alla sedizione: sotto il suo felice governo la saggezza e l’integrità regolano le azioni degli uomini."
  • "La cosa più difficile di tutte è cogliere l'invisibile misura della saggezza, la quale sola reca in sé i limiti di tutte le cose." (fr. 16)
  • "Guardati bene dal dire tutto quel che tu sai."


Solone (640 a.C. - 559 a.C.) acquistò fama come legislatore e riformatore sociale ad Atene.

« Detti al popolo tanto potere quanto basta, nulla togliendo alla sua dignità né dandogliene di più; e anche a quelli che avevano potenza ed erano ammirati per le loro ricchezze, provvidi che nessuna offesa fosse arrecata. E resistetti protetto da un forte scudo di fronte agli uni e agli altri, e non permisi che nessuno dei due gruppi prevalesse ingiustamente »
(Solone, Fr. 5,1 ap. Plutarco, op. cit., p.271)

III. Biante di Priene (Βίας ὁ Πριηνεὺς - Bias ho Priēneus)[modifica | modifica sorgente]


(GRC)
« Βίας Τευταμίδου Πριηνεὺς ἔφη•


αʹ οἱ πλειστoι κακoί.

γʹ Βραδέως ἐγχείρει• ὃ δ᾿ ἂν ἄρξῃ, διαβεβαιοῦ
εʹ Μήτ᾿ εὐήθης ἴσθι, μήτε κακοήθης.
ηʹ Περὶ θεῶν λέγε, ὡς εἰσὶ θεοί.
ιʹ Ἄκουε πολλά.
ιαʹ Λάλει καίρια.
ιβʹ Πένης ὢν πλουσίοις μὴ ἐπιτίμα, ἢν μὴ μέγα ὠφελῇς.
ιγʹ Ἀνάξιον ἄνδρα μὴ ἐπαίνει διὰ πλοῦτον.
ιδʹ Πείσας λάβε, μὴ βιασάμενος.
ιεʹ Ὅτι ἂν ἀγαθὸν πράσσῃς, θεούς. »

(IT)
« Biante, figlio di Teutamide, da Priene, disse:


1. Hoi pleistoi kakoi.
"I più sono cattivi."

3. "Apprestati lentamente al lavoro, ma ciò che cominci, portalo a termine."
5. "Non essere né benevolo, né mal disposto."
8. "Sugli dèi, dì solo: sono."
10. "Ascolta molto."
11. "Parla al momento giusto."
12. "Se anche tu sei povero, non rimproverarlo al ricco, a meno che tu non produca molto."
13. "Non lodare un indegno solo per la sua ricchezza."
14. "Ottieni con la persuasione, non con la violenza."
15. "Ciò che possiedi di buono, ascrivilo agli dèi, non a te." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)


(LA)
« i) Quaenam summa boni? mens semper conscia recti.

ii) Pernicies homini quae maxima? solus homo alter.
iii) Quis dives? qui nil cupiet. Quis pauper? avarus.
iv) Quae dos matronis pulcherrima? vita pudica.
v) Quae casta est? de qua mentiri fama veretur.
vi) Quod prudentis opus? cum possit, nolle nocere.
vii) Quid stulti proprium? non posse et velle nocere. »

(IT)
« 1. "Qual è il bene maggiore? Una mente sempre consapevole del giusto."

2. "Qual è la massima sciagura per un uomo? Un altro uomo."
3. "Chi è ricco? Chi nulla desidera. Chi povero? L’avaro."
4. "Qual è la dote più bella di una sposa? La verecondia."
5. "Chi è casta? Colei, di cui le voci si guardano dal calunniare."
6. "Cos’è proprio del sapiente? quando può nuocere, non volerlo."
7. "Cos’è invece proprio dello sciocco? Voler nuocere, e non poterlo fare." »

(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 1-7)
  • "Bisogna amare gli amici come se un giorno si dovessero odiare."
  • "Il più disgraziato degli uomini è colui che non sa sopportar la disgrazia."
  • "Guardati allo specchio: se ti appari bello, devi anche fare belle cose; se ti appari brutto, devi colmare la mancanza della natura con il tuo nobile agire."

Biante (Priene, 590 a.C. circa – 530 a.C. circa) fu un grande oratore e un abile poeta. Era un’altissima lode per il difensore di una causa nel mondo classico dirgli di "essere più abile di un Biante nell’arringa". Di Biante si hanno diversi aneddoti, tra cui quello secondo il quale riuscì a scongiurare l’assedio della sua città da parte del re lido Aliatte II, gettando dalle mura della città le ultime derrate alimentari, ingannandolo sull’effettiva possibilità di resistenza della città. Aliatte infatti, convintosi dell’inutilità di assediare una città che poteva così tranquillamente rinunciare al cibo, o per l’animo dei cittadini o per l’effettiva disponibilità di cibo e acqua, levò il campo.

IV. Pittaco di Mitilene (Πιττακὸς ὁ Μυτιληναῖος oppure Πιττακὸς ὁ Λέσβιος - Pittakos ho Mytilēnaīos oppure Pittakos ho Lesbios)[modifica | modifica sorgente]


(GRC)
« Πιττακὸς ᾿Υρραδίου Λέσβιος ἔφη•


αʹ Γίγνωσκε καιρόν.

βʹ ὃ μέλλεις ποιεῖν, μὴ λέγε ἀποτυχὼν γὰρ καταγελασθήσῃ.
δʹ ὃσα νεμεσᾷς τῷ πλησίον, αὐτὸς μὴ ποίει.
ςʹ Παρακαταθήκας ἀπόδος.
ηʹ Τὸν φίλον κακῶς μὴ λέγε, μηδ᾿ εὖ τὸν ἐχθρόν• ἀσυλλόγιστον γὰρ τὸ τοιοῦτον.
ιʹ Πιστὸν γῆ, ἄπιστον θάλασσα.
ιαʹ Ἄπληστον κέρδος. »

(IT)
« Pittaco, figlio di Hyrras, da Lesbo, disse:


1. Gignōske kairon.
"Sappi cogliere l'opportunità."

2. "Non dire le tue intenzioni; perché se non ti riescono tu non sia sbeffeggiato."
4. "Ciò che rimproveri agli altri, non farlo tu stesso."
6. "Restituisci il bene che ti è stato affidato."
8. "Non dir male del tuo amico, né lodare il tuo nemico, perché ciò sarebbe illogico."
10. "La terra è affidabile, inaffidabile e sempre pieno di pericoli è il mare."
11. "Insaziabile è il profitto." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)


(LA)
« i) Loqui ignorabit, qui tacere nesciet.

ii) Bono probari malo, quam multis malis.
iii) Demens superbis invidet felicibus.
iv) Demens dolorem ridet infelicium.
v) Pareto legi, quisque legem sanxeris.
vi) Plures amicos re secunda comparas. Paucos amicos rebus adversis probas. »

(IT)
« 1. "Non sa parlare chi non sa tacere."

2. "Preferisco esser approvato da un solo uomo onesto, che da molti malvagi."
3. "Solo lo sciocco ritiene felici i superbi."
4. "Solo lo sciocco deride il dolore degli infelici."
5. "Ubbidisci alla legge, tu che la legge hai promulgato"
6. "Fatti molti amici nella prosperità; nelle avversità provane pochi." »

(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 8-14)
  • "Felice quello Stato ove non possano mai comandare i malvagi!"
  • "L’uomo prudente sa prevenire il male; l’uomo coraggioso lo sopporta senza lamentarsi."
  • "La carica rivela l'uomo." (Aristotele attribuisce questo motto a Biante: Etica Nicomachea, V, 1, 1029 b, 1.)
  • "Felice quel re, i cui sudditi temono per lui, ma non di lui."
  • "Una parte è più vantaggiosa del tutto"


Pittaco fu uno statista greco (circa 650 a.C.) che governò Mitilene, sull’isola di Lesbo, congiuntamente con il tiranno Mirsilo. Pittaco cercò di limitare il potere della nobiltà ed esercitò il potere appoggiandosi alle classi popolari.

V. Cleobulo da Lindo (Κλεόβουλος ὁ Λίνδιος oppure Κλεόβουλος ὁ Ῥοδίος - Kleoboulos ho Lindios oppure Kleoboulos ho Rodios)[modifica | modifica sorgente]


(GRC)
« Κλεόβουλος Εὐαγόρου Λίνδιος ἔφη•


αʹ Μέτρον ἄριστον.

βʹ Πατέρα δεῖ αἰδεῖσθαι.
γʹ Εὖ τὸ σῶμα ἔχειν καὶ τὴν ψυχήν.
δʹ Φιλήκοον εἶναι καὶ μὴ πολύλαλον.
θʹ Πολίταις τὰ βέλτιστα συμβουλεύειν.
ιʹ Ἠδονῆς κρατεῖν.
ιαʹ Βίᾳ μηδὲν πράττειν.
ιεʹ Τὸν τοῦ δήμου ἐχθρὸν πολέμιον νομίζειν.
ιςʹ Γυναικὶ μὴ μάχεσθαι μηδὲ ἄγαν φρονεῖν ἀλλοτρίων παρόντων• τὸ μὲν γὰρ ἄνοιαν, τὸ δὲ μανίαν δύναται παρέχειν.
ιζʹ Οἰκέτας μεθύοντας μὴ κολάζειν• εἰ δὲ μή, δόξεις παροινεῖν.
ιηʹ Γαμεῖν ἐκ τῶν ὁμοίων• ἐὰν γὰρ ἐκ τῶν κρειττόνων, δεσπότας, οὐ συγγενεῖς κτήσῃ.
ιθʹ Μὴ ἐπιγέλα τῷ σκώπτοντι• ἀπεχθὴς γὰρ ἔσῃ τοῖς σκωπτομένοις.
κʹ Εὐποροῦντα μὴ ὑπερήφανον εἶναι, ἀποροῦντα μὴ ταπεινοῦσθαι. »

(IT)
« Cleobulo, figlio di Euagora, da Lindo, disse:


1. Metron ariston.
"Ottima è la misura"

2. "Si deve onorare il proprio padre."
3. "Bisogna esser sani in anima e corpo."
4. "Ascolta molto e parla poco."
9. "Ai cittadini consiglia il meglio."
10. "Domina il piacere."
11. "Non fare nulla in maniera violenta."
15. "Considera tuo nemico l’avversario del popolo."
16. "Non strillare e litigare come una donnetta, e non essere troppo vanitoso quando altri sono presenti: la prima cosa ti fa passare per un pazzo, la seconda per uno sciocco."
17. "Non picchiare gli schiavi quando bevi del vino, altrimenti ti prenderanno per un ubriacone."
18. "Sposati con qualcuno del tuo ceto; da un ceto superiore ricevi padroni, non parenti."
19. "Non ridere con lo sbeffeggiatore, altrimenti sarai odiato dallo sbeffeggiato."
20. "Nella prosperità non essere superbo, ma non abbassarti mai nelle avversità." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)


(LA)
« i) Quanto plus liceat, tam libeat minus.

ii) Fortunae invidiae est, si quis inmerito miser.
iii) Felix criminibus non erit hoc diu.
iv) Ignoscas aliis multa, nihil tibi.
v) Parcit quisque malis, perdere vult bonos.
vi) Maiorum meritis gloria non datur, turpis saepe datur fama minoribus. »

(IT)
« 1. "Quante più cose sono consentite, tanto meno dovremmo permettercene."

2. "V’è invidia della fortuna, se v’è alcuno che a torto è infelice."
3. "Chi è felice del male che commette, non lo sarà a lungo."
4. "Perdona molto agli altri, nulla a te stesso."
5. "Chi risparmia i colpevoli, punisce gli innocenti."
6. "Dai meriti degli antenati non può derivare gloria; ma dalla loro turpe fama ne deriva spesso disdoro per i loro discendenti." »

(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 15-21)
  • "Spandi benefizi tra gli amici perché ti vogliano più bene ancora; spandili tra i nemici perché ti divengano amici."
  • "Accettare l’ingiustizia non è una virtù, ma è cosa contraria alla virtù."


Cleobulo fu tiranno di Lindo, la sua cittadina di nascita, sita nell’isola di Rodi, intorno al 600 a.C.

VI. Chilone di Sparta (Χείλων ὁ Λακεδαιμόνιος - Cheilōn ho Lakedaimonios)[modifica | modifica sorgente]


(GRC)
« Χείλων Δαμαγήτου Λακεδαιμόνιος ἔφη•


αʹ Γνῶθι σεαυτόν.

βʹ Πίνων, μὴ πολλὰ λάλει• ἁμαρτήσῃ γάρ.
εʹ ᾿Επὶ τὰ δεῖπνα τῶν φίλων βραδέως πορεύου, ἐπὶ δὲ τὰς ἀτυχίας ταχέως.
ςʹ Γάμους εὐτελεῖς ποιοῦ.
ζʹ Τὸν τετελευτηκότα μακάριζε.
ηʹ Πρεσβύτερον σέβου.
ιʹ Ζημίαν αἱροῦ μᾶλλον ἢ κέρδος αἰσχρόν• τὸ μὲν γὰρ ἅπαξ λυπήσει, τὸ δὲ ἀεί.
ιαʹ Τῷ δυστυχοῦντι μὴ ἐπιγέλα.
ιβʹ Ἠ γλῶσσά σου μὴ προτρεχέτω τοῦ νοῦ.
ιεʹ Θυμοῦ κράτει.
ιςʹ Μὴ ἐπιθύμει ἀδύνατα.
ιζʹ ᾿Ἐ ν ὁδῷ μὴ σπεῦδε προάγειν, μηδὲ τὴν χεῖρα κινεῖν• μανικὸν γάρ.
ιθʹ Νόμοις πείθου.
κʹ Ἀδικούμενος διαλλάσσου•ὑβριζόμενος τιμωροῦ. »

(IT)
« Chilone, figlio di Damageto, da Sparta, disse:


1. Gnōthi seauton.
"Conosci te stesso."

2. "Non parlare troppo quando bevi: potresti pentirtene."
5. "I tuoi amici t’invitano a pranzo: arriva tardi, se vuoi. Essi ti chiamano perché tu li consoli: affrettati!"
6. "Non celebrare nozze troppo costose."
7. "Loda il defunto."
8. "Onora l’anziano."
10. "La perdita incide meno gravemente del guadagno disonesto, perché la prima reca dolore solo una volta, il secondo sempre continuamente."
11. "Non ridere di un infelice."
12. "Non permettere alla tua lingua di correre avanti al tuo pensiero."
15. "Domina l'ira."
16. "Non desiderare l'impossibile."
17. "Non ti affrettare sulla strada per superare gli altri."
19. "Ubbidisci alle leggi."
20. "Per un torto, riconciliati. Per un insulto, difenditi." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα, γ 172, 33)


(LA)
« i) Nolo minor me timeat despiciatque maior.

ii) Vive memor mortis, item vive memor salutis.
iii) Tristia cuncta exsuperas aut animo aut amico.
iv) Tu bene si quid facias, non meminisse fas est. Quae bene facta accipias, perpetuo memento.
v) Grata senectus homini, quae parilis iuventae; illa iuventa est gravior, quae similis senectae. »

(IT)
« 1. "Non voglio che il piccolo mi tema, né che il grande mi disprezzi."

2. "Vivi memore che ti aspetta la morte, ma altresì vivi pensando a star bene."
3. "Superi ogni tristezza o con lo spirito, o con un amico."
4. "Se fai qualcosa di buono, è bene che tu non lo rammenti. I benefici che accetti, ricordali invece in perpetuo e per sempre."
5. "È grata all’uomo una vecchiaia simile alla giovinezza; dispiace invece quella giovinezza che assomiglia alla vecchiaia." »

(Pseudo-Ausonii, Septem sapientum sententiae, 22-28)
  • "Fatti perdonare la potenza con la dolcezza; merita d’essere amato; paventa d’essere temuto."
  • "Quel che può fare di meglio un principe è di non credere a coloro che lo circondano."
  • "Non gesticolare mentre parli, altrimenti sembri un matto."
  • "In ogni cosa bisogna procedere lentamente."
  • "Dei morti non dire che bene." - De mortuis nil nisi bonum.
  • "Bada a te stesso." (Laerzio, Vite, op. cit., I, 70)


Chilone, vissuto nel VI secolo a.C., cercò di migliorare il sistema di controllo sui funzionari più alti dello Stato spartano. Gli si attribuisce tuttavia anche la militarizzazione della vita civile e l’educazione militare comunitaria obbligatoria per i giovani Spartiati.

VII. Misone di Chene (Μύσων ὁ Χηνεύς - Mysōn ho Chēneus)[modifica | modifica sorgente]


Di Misone di Chen o di Chene non ci è giunto molto, a parte il seguente curioso aneddoto:

«Si dice che Chilone di Sparta andasse cercando Misone nel suo villaggio, Chene. Ve lo incontrò mentre stava approntando e perfezionando il suo aratro. Si era in piena estate. Pieno di sorpresa, Chilone lo apostrofò: "Ebbene, Misone, non ti sembra questo il periodo inadatto per arare?" Al che Misone gli rispose: "Certo, per arare è il periodo inadatto, ma è perfetto per preparare l’aratro!"»

Morale: bisogna sempre programmare e prevedere le proprie incombenze.

Diogene Laerzio (Vite, op. cit., I, 108) gli attribuisce il motto:

  • "Indaga le parole a partire dalle cose, non le cose a partire dalle parole."

VIII. Periandro di Corinto (Περίανδρος ὁ Κορίνθιος - Periandros ho Korinthios)[modifica | modifica sorgente]


(GRC)
« Περίανδρος Κυψέλου Κορίνθιος ἔφη•


αʹ Μελέτη τὸ πᾶν.

βʹ Καλὸν ἡσυχία.
ςʹ Δημοκρατία κρεῖττον τυραννίδος.
ζʹ Αἱ μὲν ἡδοναὶ θνηταί, αἱ δ᾿ ἀρεταὶ ἀθάνατοι.
ηʹ Εὐτυχῶν μὲν μέτριος ἴσθι, ἀτυχῶν δὲ φρόνιμος.
ιαʹ Ζῶν μὲν ἐπαινοῦ, ἀποθανὼν δὲ μακαρίζου.
ιβʹ Φίλοις εὐτυχοῦσι καὶ ἀτυχοῦσιν ὁ αὐτὸς ἴσθι.
ιδʹ Λόγων ἀποῤῥήτων ἐκφορὰν μὴ ποιοῦ.
ιεʹ Λοιδοροῦ ὡς ταχὺ φίλος ἐσόμενος.
ιςʹ Τοῖς μὲν νόμοις παλαιοῖς χρῶ, τοῖς δ᾿ ὄψοις προσφάτοις. »

(IT)
« Periandro, figlio di Cipselo, da Corinto, disse:


1. Meletē to pān.
“Pensa al tutto.”

2. “Bella è la tranquillità.”
3. "La democrazia è meglio della tirannia."
6. "I piaceri sono mortali, le virtù invece immortali."
7. "Sii misurato nella buona fortuna, invece sii saggio nelle avversità."
10. "Cerca la lode mentre sei in vita, e dopo la morte la gloria."
12. "Sii per i tuoi amici lo stesso, sia nella prosperità sia nelle avversità."
14. "Non rivelare i segreti."
15. "Insulta in modo tale, da poter ridivenire nuovamente amico."
16. "Attieniti a leggi vecchie e a cibi freschi." »

(Δημητρίου Φαληρέως τῶν ἑπτὰ σοφῶν ἀποφθέγματα)

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Sebbene non sia dato verificarne con certezza la paternità, dagli apoftegmi sopra riprodotti, che in pratica inaugurano la storia del pensiero occidentale, ci è possibile intravedere la formazione di un sapere di tipo etico che si distacca dalla religione omerica tradizionale per assumere i connotati propri di un sapere oggettivo e razionale, tipicamente filosofico.
Nonostante i dubbi sulla loro autentica attribuzione, essi sono comunque significativi proprio per la considerazione di cui godevano nell'antichità come fondazione la più antica, e quindi la più autorevole, della vera saggezza. Per alcuni di essi in particolare non v'è da dubitare della loro antichità, anche come motti popolari.

Tratti comuni, pur nella varietà delle situazioni di vita prese in considerazione, sono:

  1. l'esortazione all'autosservazione e all'autovalutazione delle proprie scelte, compendiata nel celeberrimo motto delfico "conosci te stesso" (la paternità del quale era stata variamente attribuita già in periodo classico - cfr. Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi, I, 40, che lo attribuisce a Talete);
  2. l'esortazione alla mēsotes ispirata a giustizia (dike), alla scelta del giusto mezzo e alla moderazione, contrapposta alla hýbris: significativo a questo proposito il motto d'elezione di Solone "nulla troppo".

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

« "A noi Greci, o re della Lidia, la divinità ha concesso di comportarci con misura di fronte a tutti i beni e per questa moderazione siamo partecipi di una sapienza, come sembra, modesta e popolare, non regale e piena di splendore. Questa saggezza ci fa osservare che la vita è sempre esposta a vicende di ogni genere e non permette di andare superbi né per i beni presenti, né di ammirare la felicità di un uomo soggetta ai rovesci del tempo.

Il futuro, infatti, che avanza verso ciascuno è vario e ignoto. Noi stimiamo felice colui al quale la divinità ha dato di esser tale sino alla fine della vita. Ma il riconoscimento della felicità di uno che è ancora in vita ed è esposto al pericolo è come la proclamazione di vittoria e l'incoronazione di un atleta che è ancora in gara per il premio: è un riconoscimento infondato e privo di ratifica." - Dette queste parole, Solone se ne ripartì, avendo recato dolore, sì, a Creso, ma senza esser riuscito a correggerlo. »

(Solone ap. Plutarco, op. cit., p. 292-293)