Neotantra

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Neotantra è un termine usato per descrivere l'uso nella cultura occidentale moderna del concetto del Tantra. Il contesto è quello della cultura New Age e dell'interpretazione occidentale moderna del tantra della tradizione indiana e buddhista.

Le origini del neotantra[modifica | modifica sorgente]

Nel Vijnanabhairava tantra, il «tantra della conoscenza suprema»[1], uno dei più antichi testi tantrici, su 112 pratiche soltanto tre (i versi 68 – 70) sono esplicitamente dedicate all’atto sessuale, tutte le altre sono pratiche meditative per i tanti momenti della vita. In Occidente si è creata una certa confusione intorno all’importanza del sesso nel tantra e questa ha una precisa radice storica: quando negli anni Ottanta il guru Osho commentò il Vijnanabhairava tantra in chiave psicologica[2] e al contrario di altri maestri indiani parlò esplicitamente delle pratiche sessuali legate al tantra, molti allievi occidentali, cresciuti in un paradigma religioso dove la ricerca spirituale era associata alla rinuncia al piacere, si sentirono sollevati di poter includere il piacere sessuale nel percorso spirituale. La sua allieva Margot Anand diede inizio ad una corrente chiamata neo-tantra: benché basata sui principi tantrici tradizionali, usava prevalentemente metodi tratti dalla bioenergetica e dalla sessuologia esperienziale. In reazione alle maggiori correnti spirituali i praticanti finirono tuttavia all’estremo opposto: se fino a quel momento si era praticata molta meditazione con poco sesso, nel neo-tantra si faceva molto sesso e poca meditazione. Il neo-tantra considera la meditazione in unione unione sessuale una componente importante sul percorso spirituale, perché come nessun'altra pratica, trova l’essere umano pienamente coinvolto nell’intensità della vita: con la mente, il corpo, i sentimenti, la relazione, l’alta eccitazione. Miranda Shaw nella sua ricerca storica in Tibet arriva alla conclusione che la meditazione in unione sessuale non è un’invenzione del neotantra, ma stava alle radici del tantra stesso, quando il tantra veniva insegnato dalle donne[3]. Addirittura il tantra tibetano, che dall’anno mille in poi è diventato una religione patriarcale e gerarchicamente organizzata, ha una radice femminile: Padmasambhava, il fondatore del buddhismo tantrico, aveva imparato da una donna e trasmise l’essenza dei suoi insegnamenti fino alla liberazione completa a molte discepole attraverso pratiche sessuali, come ci racconta Yeshe Tsogyel nella sua biografia[4].

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Inquadramento[modifica | modifica sorgente]

Il neotantra, come pure il tantra tradizionale, non è una corrente codificata. Ogni scuola e ogni maestro lo interpreta in modo leggermente diverso, includendo le proprie esperienze personali e la sua cultura negli insegnamenti. In generale si può dire che le scuole negli Stati Uniti sono più concentrate sul percorso personale e sullo sviluppo del piacere[5], mentre in Europa si orientano a una fusione del percorso personale con quello spirituale.

Distinzioni dal tantra tradizionale[modifica | modifica sorgente]

Distinzione negli obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Se il tantra tradizionale ha come obiettivo l’illuminazione, il neotantra mira prevalentemente al benessere, all’armonia nella coppia, al raggiungimento di alti piaceri e all’estasi.

Distinzione nei metodi[modifica | modifica sorgente]

Sul piano dei metodi le differenze prevalenti sono due. Il tantra tradizionale enfatizza la meditazione intesa come presenza totale al proprio corpo, alla mente e all’esistenza, per coltivare il testimone interiore. Il neotantra invece focalizza molto al passaggio dal cosiddetto falso sé al vero sé, e in minor misura alla pura presenza.

Distinzione nella didattica[modifica | modifica sorgente]

Nel tantra tradizionale la pratiche sono prevalentemente individuali e il maestro insegna in sessioni a due all’allievo. Nel neotantra l’insegnamento avviene spesso in gruppo.

Riferimento alle fonti[modifica | modifica sorgente]

Nel tantra a secondo dell’appartenenza della scuola (buddhista, induista, ecc.) il maestro si riferisce ai rispettivi testi sacri. Nel neotantra dei testi tradizionali si considerano soltanto alcuni principi che vengono combinati con nozioni e metodi della psicologia umanistica, della sessuologia, del counseling di coppia e transpersonale.

Metodologia[modifica | modifica sorgente]

Presupposto per la scelta dei metodi[modifica | modifica sorgente]

In un sondaggio condotto dall’Istituto Maithuna si è visto «per la maggior parte delle persone una buona vita sessuale e una certa armonia nei rapporti affettivi sono prioritari rispetto alla meditazione. Man mano che la sessualità e la relazione con il partner diventano più serene e più soddisfacenti, gli spazi interiori per la meditazione emergeranno da soli, con estrema naturalezza. Molte persone, per esempio, raggiungono il silenzio interiore solo dopo l’orgasmo, e da qui nasce in loro il desiderio di sperimentarlo anche al di fuori del sesso».[6]

Articolazione del percorso[modifica | modifica sorgente]

Di solito un training di tantra[7] ha la durata di uno o più anni, si svolge in gruppo e si articola in una successione di quattro fasi:

  1. La prima parte è dedicata all’esplorazione del sé, alla conoscenza e alla risoluzione dei principali blocchi corporei e dei conflitti mentali, come ad un’integrazione tra corpo e mente, che nella nostra cultura vengono spesso percepiti come separati nel senso cartesiano, p.e. “Sono convinto di una cosa, ma i sentimenti mi dicono il contrario”.
  2. La seconda parte mira ad una migliore comunicazione con il partner, sia sul piano verbale che su quello corporeo, per evitare le classiche dinamiche di coppia distruttive. In altre parole: «Prima che la coppia pensi a fare l’amore per ore, deve abituarsi a guardarsi per dieci minuti negli occhi».[8]
  3. La terza fase si orienta a coltivare il piacere sensuale e sessuale come all’intimità profonda dell’incontro. Suona paradossale, ma benché tutti teoricamente desiderano maggiore piacere, pochi sono preparati a sostenerlo quando si manifesta nella pratica. Il sistema corpo-mente deve abituarsi ai grandi piaceri (che vanno oltre l’orgasmo) e all’intensa intimità prima di iniziare le pratiche tantriche.
  4. Soltanto allora si può iniziare con le meditazioni in unione sessuale, nella quale lo scopo non è quello di arrivare all’orgasmo, bensì all’estasi, cioè a una profonda fusione del sé con il partner e con il Tutto. Questa viene raggiunta, portando l’energia sessuale attraverso i sette chakra fino a vibrare in tutto il corpo. Successivamente riempie anche lo spazio attorno al corpo (l’aura) e porta la mente al silenzio. Questa trasformazione del piacere ordinario in estasi spirituale avviene gradualmente, come racconta Yeshe Tsogyal, che per sette mesi meditò in una grotta con un giovane in unione sessuale: «All’inizio questo piacere era contaminato dalla passione, ma poi diventò una passione di Consapevolezza e alla fine un flusso continuo di Consapevolezza».[9]

Il passaggio dal personale allo spirituale[modifica | modifica sorgente]

Gli insegnanti del neotantra consigliano di fare un percorso psicoterapeutico o di counseling prima di iniziare a meditare, per un semplice motivo: finché l’io rimane un concetto astratto pieno di conflitti interiori, anziché diventare un polo sicuro e un territorio interiore ben esplorato, non puoi oltrepassarlo. Finché corpo, mente e sentimenti non si uniscono a formare un sé organizzato, è inutile cercare l’unione tra il sé e lo spazio. Meditare, ossia osservare con la coscienza i fenomeni interiori quando questi sono talmente tanti che affollano la mente, è solo una perdita di tempo. Il testimone interiore non trova un posto tranquillo dal quale osservare la confusione mentale. Soltanto quando la psiche ha raggiunto una certa stabilità e il dialogo interiore non è combattuto tra «devo fare questo o quello, glielo dico o non glielo dico, la amo o non la amo», il testimone interiore riesce ad osservare le sensazioni sottili, i quasi-pensieri emergenti, le pulsazioni energetiche, dal core-self, cioè il centro del sé. Questi processi sottili, una volta iniziati, diventano così numerosi da non riuscire a coabitare con i pensieri e i sentimenti, poiché lo spazio della coscienza è limitato e non può contenerne troppi contemporaneamente. Soltanto quando cessano il processi psichici e mentali grossi, quelli sottili possono emergere, e quando anche questi si esauriscono, subentra la pace interiore.[10]

Sesso Tantrico[modifica | modifica sorgente]

Il Sesso Tantrico è la pratica di un sentiero spirituale, il Tantra appunto.

Secondo gli studenti di tale pratica "l'Universo di cui facciamo esperienza non e' altro che una manifestazione concreta di Energia Divina, la quale crea, mantiene e distrugge. Le tecniche e i rituali sono gli strumenti tramite i quali possiamo canalizzare questa energia nel nostro microcosmo, veicolandola per emanciparci, attraverso amore e creatività, raggiungendo lo stato di consapevolezza, di liberazione."[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Daniel Odier, Tantra yoga – Guida pratica del tantra e della conoscenza suprema, Vicenza 1999, p. 18.
  2. ^ Osho, I segreti del tantra, Milano 2003 (titolo originale: The Book of the Secrets, Poona 1991).
  3. ^ Miranda Shaw, Passionate Enlightenment, Woman in Tantric Buddhism, Princeton 1994, Chapter 5.
  4. ^ Yeshe Tsogyal, Der Lotosgeborene im Land des Schnees – Wie Padmasambhava den Buddhismus nach Tibet brachte, Frankfurt 1997, p. 45-47.
  5. ^ Margo Anand, The Art of Sexual Ecstasy – The Path of Sacred Sexuality for Western Lovers, Los Angeles 1989.
  6. ^ Elmar e Michaela Zadra, Tantra e meditazione, Milano 2006, p. 30
  7. ^ Vedi Training.
  8. ^ Michaela Zadra, Le dinamiche di coppia – Seminario a Camugnano, aprile 2010.
  9. ^ Keith Dowman, La danzatrice nel cielo – La vita segreta e i canti di Yeshe Tsogyal, Roma 1985, p. 87.
  10. ^ Elmar e Michaela Zadra, Tantra e meditazione, Milano 2006, p. 209.
  11. ^ www.perceptionshits.com

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]