Obolo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
|
fa parte della serie Monetazione greca |
|
|
| Numismatica greca |
| Monetazione greca arcaica |
| Monetazione greca classica |
| Monetazione ellenistica |
| Monetazione italiota |
| Monetazione incusa |
| Monetazione siceliota |
Un obolo (da οβελος, trascr. obelos = lo "spiedo di ferro", che inizialmente era usato per il baratto delle merci) era nell'antica Grecia una piccola moneta divisionale con un valore di 8 Chalkus.
Sei oboli valevano una Dracma (una dracma era un pugno di sei spiedi). 6000 Dracme erano equivalenti ad un Talento attico.
Inizialmente l'obolo era battuto su monete d'argento. Più tardi fu battuto su monete di rame. Esiste una moneta di Metaponto sulla quale si legge la parola ΟΒΟΛΟΣ.
Secondo Plutarco, gli Spartani avevano un obolo di ferro del valori di quattro chalkus.
L'obolo era anche una misura di peso. Nell'antica Grecia era definito come un sesto di dracma, cioè circa 0.5 gr. Nell'antica Roma valeva un 1/48 dell'oncia romana, cioè circa 0.57 g. Nella Grecia moderna è equivalente ad decigrammo.
Un piccolo "obelos" era un "obelisco".
Il termine è usato anche oggi nel senso figurato di piccola moneta, tassa, piccola donazione o piccolo contributo.
Il termine si è conservato fino ad oggi, per il ruolo che questa moneta ebbe nella Mitologia greca.
Questa piccola moneta veniva messa sotto la lingua ai Greci morti nell'antichità, prima che fossero sepolti. Serviva a pagare il barcaiolo Caronte come pedaggio per traghettare il morto sopra il fiume Acheronte, e sopra i fiumi Cocito e Stige, nel regno dei morti, l'Ade. Ogni Greco aveva l'obbligo di dare questa moneta ai propri morti per impedire che la loro anima vagasse senza pace nel regno delle tenebre.

