Iperide
Iperide (Atene, 390 a.C. – Egina, 322 a.C.) è stato un oratore greco antico, uno dei dieci oratori attici inclusi nel Canone alessandrino compilato nel III secolo a.C. da Aristofane di Bisanzio ed Aristarco di Samotracia.
[modifica] Vita
Iperide nasce intorno al 390 a.C. e appartenne ad una ricca famiglia ateniese. È descritto dagli antichi come amante del lusso e dei piaceri della vita, ma tale immagine può essere dovuta in parte alle deformazioni dei poeti comici.
Fu allievo di Isocrate ed ebbe molti rapporti con Demostene, con il quale aderì al partito antimacedone. Divenne leader del partito soltanto dopo lo scandalo del tesoro di Arpalo in cui era stato coinvolto anche lo stesso Demostene. Intorno al 324, Arpalo, tesoriere di Alessandro Magno, mentre quest'ultimo si trovava in Oriente, fuggì con il tesoro ad Atene dove trovò rifugio tra alcuni uomini di spicco ateniesi, tra cui Demostene, dopo averli corrotti con una parte del tesoro. L'accusatore più accanito di Demostene fu proprio Iperide, che lo fece condannare ed imprigionare. Tuttavia Demostene riuscì a fuggire.
Nel 323 alla morte di Alessandro Magno, una volta tornato in patria, Iperide si alleò nuovamente con Demostene. Nel 322 vennero catturati da Antipatro, prima generale e poi successore di Alessandro.
[modifica] Orazioni
Le orazioni di Iperide andarono integralmente perdute durante il Medioevo finché non vennero ritrovati papiri i quali permettono la ricostruzione di almeno sei orazioni. I testi in migliori condizioni sono:
- Per Euxenippo: accusato di aver falsificato un oracolo.
- Contro Atenogene: difesa di un possidente terriero il quale, invaghitosi di uno schiavo, viene da lui convinto a comprare una profumeria gravata da ingenti debiti.
- Per Licofrone: difesa di un uomo accusato di adulterio.
- Epitaffio per i caduti della guerra lamiaca: orazione funebre in onore dei morti della rivolta antimacedone del 323 a.C. contro Antipatro. L'epitafio è uno dei primi documenti che attesta il passaggio dalla collettività (il soldato combatte per la propria patria) all'individualismo (il soldato diventa principalmente un mercenario, va dove viene pagato).
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