Sifilide

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Avvertenza
Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.
Sifilide
Treponema pallidum.jpg
Il batterio Treponema pallidum responsabile della malattia
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 090-097
ICD-10 (EN) A50-A53

La sifilide, conosciuta anche come lue (dal greco λύω = sciolgo) e con numerosi altri nomi, è una malattia infettiva a prevalente trasmissione sessuale.[1]

È causata da un batterio, il Treponema pallidum, dell'ordine delle spirochete, che si presenta al microscopio come un piccolo filamento a forma di spirale, identificato nel 1905 da Fritz Schaudinn e Erich Hoffmann. Oltre che per via sessuale, il contagio può estendersi al feto, nella donna gravida con infezione recente, attraverso la placenta (trasmissione transplacentare[2]). In tal caso, il feto presenta un quadro di sifilide congenita con malformazioni che possono interessare la cute e le mucose, l'apparato scheletrico, l'occhio, il fegato, il rene e il sistema nervoso centrale.[1][3]

Pertanto, questa malattia può essere contratta nella forma congenita in due modi: prima ancora della nascita, attraverso il sangue materno infetto; oppure alla nascita, durante la discesa nel canale del parto. Comunque, nella maggior parte dei casi, il contagio (possibile fin dalle primissime fasi della malattia) avviene attraverso i rapporti sessuali. I casi di acquisizione della malattia con le trasfusioni sono ormai rarissimi nel mondo, grazie ai controlli accurati che vengono effettuati prima che il sangue sia trasfuso.

Ad August von Wassermann va il merito di aver scoperto il primo metodo biologico per compiere una diagnosi precisa sulla malattia.[4]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Manifesto per il test della sifilide, che mostra un uomo e una donna che chinano il capo per la vergogna (ca. 1936)

L'origine esatta della sifilide è tuttora sconosciuta. A lungo la storiografia europea ha sostenuto che la malattia si fosse diffusa dalle Americhe nel vecchio continente per mezzo dei marinai di Cristoforo Colombo.
Da tempo questa tesi è stata parzialmente messa in discussione[5][6], ma uno studio pubblicato nel 2011 l'ha riportata nuovamente in auge. Gli scavi presso il monastero agostiniano di Kingston-upon-Hull, nel nord-est dell'Inghilterra, hanno portato alla luce scheletri di persone decedute prima del viaggio di Colombo, con evidenti segni della terza fase della malattia. Uno studio condotto dall'Università di Oxford e di Sheffield, attraverso il metodo del radiocarbonio, hanno stimato una datazione intorno al 1340[7][8], ma uno studio antropologico più recente[9] ha dimostrato che solo una minoranza dei reperti rinvenuti presso il monastero presenta i segni diagnostici della sifilide, e la datazione fornita col metodo del radiocarbonio dev'essere opportunamente corretta tenendo conto del marine reservoir effect (effetto serbatoio marino) che può diventare significativo presso popolazioni che vivono in prossimità del mare, nutrendosi con un'alimentazione prevalentemente a base di pesce. Secondo i ricercatori, infatti, la minoranza dei reperti con evidenti segni di sifilide risale al periodo post-colombiano, ma fornisce una datazione antecedente a causa della velocità relativamente lenta con cui il flusso del carbonio passa negli ecosistemi marini, sino a giungere ad essere organicato nei tessuti attraverso la rete trofica.

Sembra che la prima epidemia di sifilide conosciuta sia scoppiata a Napoli nel 1495, a seguito della discesa del re francese Carlo VIII. Il ritorno dell'esercito francese verso nord diffuse la malattia in tutta Italia, per poi espanderla in tutta Europa, giungendo sino in Oriente. La malattia venne quindi conosciuta in quasi tutta Europa con il nome di mal francese, tranne in Francia, dove prese il nome di mal napolitain.[8][10] Una teoria americanista sull'origine della malattia è stata formulata dal medico spagnolo Ruy Diaz de Isla, che nel 1539 scrisse il libro Tractado contra el mal serpentino que vulgarmente en España es llamado bubas, in riferimento alle cure da lui effettuate a Barcellona nel 1493, ad alcuni marinai di Colombo, affetti da una nuova malattia che identificò come sifilide.[11]

La storia dell'attribuzione del nome sifilide è invece più chiara. Infatti, fu il medico e scienziato veronese Girolamo Fracastoro che impose questo termine, con la sua opera del 1530 Syphilis sive morbus gallicus ("Sifilide o il mal francese") e con il trattato De contagione et contagiosis morbis ("Sul contagio e sulle malattie contagiose") del 1546. Nello stesso periodo, il medico francese Jean Fernel le attribuì il nome di lue.[11][12][13]

Il batterio responsabile della sifilide, il Treponema pallidum, fu identificato per la prima volta da Fritz Schaudinn ed Erich Hoffmann nel 1905.[8] Il primo trattamento efficace (grazie al farmaco Salvarsan) è stato sviluppato nel 1910 da Paul Ehrlich, e ad esso seguirono esperimenti con la penicillina e con la conferma della sua efficacia, avvenuta nel 1943.[10][12] Prima dell'avvento di un trattamento efficace, erano usati comunemente il mercurio e l'isolamento, con risultati spesso peggiori della malattia stessa.[12] Si ritiene che molti personaggi famosi abbiano contratto la malattia: tra di essi, Franz Schubert, Arthur Schopenhauer, Robert Schumann, Édouard Manet[10] e Adolf Hitler.[14]

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Disability-adjusted life year per sifilide per 100,000  abitanti nel 2004[15]

██ Nessun dato

██ <35

██ 35-70

██ 70-105

██ 105-140

██ 140-175

██ 175-210

██ 210-245

██ 245-280

██ 280-315

██ 315-350

██ 350-500

██ >500

Si ritiene che circa 12 milioni di persone siano state infette da sifilide nel 1999, con più del 90% dei casi registrati nei paesi in via di sviluppo.[16] La malattia colpisce tra le 700.000 e le 1,6 milioni di donne gravide all'anno, con conseguenti aborti spontanei, bambini nati morti e casi di sifilide congenita. Nell'Africa sub-sahariana, la sifilide contribuisce a circa il 20% delle morti perinatali.[17] L'incidenza è in proporzione più alta tra i consumatori di droghe per via endovenosa, in coloro che sono infettati da HIV e negli uomini che hanno rapporti occasionali e frequenti.[18][19][20] Negli Stati Uniti, i tassi di sifilide erano quasi uguali per gli uomini e per le donne nel 1997, ma nel 2007 erano sei volte maggiori negli uomini rispetto alle donne.[21]

La sifilide era molto comune in Europa nel corso del XVIII e XIX secolo. Nel mondo sviluppato, nel corso del XX secolo, le infezioni diminuirono rapidamente, grazie alla diffusione degli antibiotici.[10] Dal 2000, i casi di sifilide sono aumentati negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia ed in Europa, soprattutto tra le persone omosessuali.[16] La più alta incidenza di casi tra etereosessuali si ha, a partire dal 1990, in Cina e in Russia.[16] Questo fatto è stato attribuito a pratiche sessuali non sicure, come la promiscuità sessuale, la prostituzione e lo scarso utilizzo del profilattico.[16][22][23]

Se non trattata, l'infezione ha una mortalità che va dall'8% al 58%, con un tasso di mortalità maggiore nei maschi.[24] I sintomi della sifilide sono diventati meno gravi nel corso degli ultimi due secoli, in parte grazie alla diffusa disponibilità di trattamenti efficaci e in parte dalla diminuzione della virulenza della spirocheta.[25] Con il trattamento precoce si verificano poche complicazioni.[26] La sifilide aumenta il rischio di trasmissione dell'HIV da due a cinque volte e la coinfezione è frequente (30-60% in alcuni centri urbani).[16][24]

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

Batteriologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Treponema pallidum.
Immagine istopatologica di spirochete Treponema pallidum

Il Treponema pallidum sottospecie pallidum è un batterio, Gram-negativo, altamente mobile, facente parte del phylum delle spirochete, ed è l'agente eziologico della sifilide.[10][26] L'uomo è l'unico serbatoio naturale noto per la sottospecie pallidum.[16] Esso è in grado di sopravvivere senza un ospite per pochi giorni. Ciò è dovuto al suo genoma piccolo (1,14 Mb) e per la sua incapacità di creare la maggior parte dei macronutrienti di cui necessita. Ha un lento tempo di raddoppio, superiore a 30 ore.[26]

Trasmissione[modifica | modifica sorgente]

La sifilide si trasmette principalmente per contatto sessuale o durante la gravidanza dalla madre al feto. La spirocheta è in grado di passare attraverso le mucose intatte o la cute danneggiata.[16][24] È quindi trasmissibile attraverso contatti orali e attraverso rapporti sessuali vaginali e anali.[24] Circa il 30 e il 60% delle persone esposte rispettivamente alla sifilide primaria o secondaria contrarranno la malattia.[27] La sua infettività è resa evidente dal fatto che un individuo, a cui vengono inoculati solo 57 organismi, ha una probabilità del 50% di risultare infetto.[26] Oltre che per via sessuale, l'infezione può essere trasmessa attraverso la trasfusione di sangue o emoderivati. Tuttavia, grazie ai controlli, tale rischio risulta molto basso. Il rischio di trasmissione da aghi condivisi appare limitato.[24] La sifilide non può essere trasmessa attraverso sedili WC, tramite le attività quotidiane, con l'uso di vasche idromassaggio, né con la condivisione di posate o indumenti.[28]

Segni e sintomi[modifica | modifica sorgente]

La sifilide si può presentare in una delle quattro diverse fasi: primaria, secondaria, latente e terziaria.[24] Inoltre può presentarsi anche come malattia congenita.[16] Sir William Osler la definì "la grande imitatrice" per via delle sue varie presentazioni.[24][29]

Sifilide primaria[modifica | modifica sorgente]

Ulcera venerea causata dalla sifilide alla mano

La sifilide primaria viene generalmente acquisita tramite diretto contatto sessuale con una persona affetta.[30] Da circa 3 a 90 giorni dopo l'esposizione iniziale (in media 21 giorni) una lesione cutanea, chiamata sifiloma, compare nel punto di contatto.[24] Questo generalmente, nel 40% dei casi, si presenta come una singola, compatta, indolore, non pruriginosa ulcerazione della pelle con una base pulita e bordi taglienti tra gli 0,3 e 3,0 cm.[24] La lesione, tuttavia, può assumere praticamente qualsiasi forma.[26] Nella forma classica, essa si evolve da una macula a papula verso un'ulcera.[26] In alcuni casi possono essere presenti lesioni multiple (~40%),[24] più comuni quando vi è una coinfezione con l'HIV. Le lesioni possono essere dolorose (30%) e possono verificarsi anche al di fuori dei genitali (2-7%). Le localizzazioni più comuni sono: nelle donne il collo dell'utero (il 44%), il pene negli uomini che hanno contratto l'infezione con rapporti eterosessuali (99%) e la zona anale e rettale negli uomini e nelle donne che hanno ricevuto rapporti anali (34%).[26] L'ingrossamento linfonodale, generalmente non doloroso né dolorabile, frequentemente (80%) si verifica intorno alla zona di infezione,[24] e si ha 7-10 giorni dopo la formazione del sifiloma.[26] La lesione può persistere per 3-6 settimane se non viene trattata.

Sifilide secondaria[modifica | modifica sorgente]

Presentazione tipica della sifilide secondaria con una eruzione cutanea sul palmo delle mani
Papule rossastre e noduli su gran parte del corpo causate dalla sifilide secondaria

Il periodo secondario inizia circa 4-10 settimane dopo l'infezione primaria.[24] La fase secondaria è nota per i molti modi diversi in cui può manifestarsi; nella maggior parte dei casi, i sintomi coinvolgono la pelle, le mucose e i linfonodi.[25] Possono verificarsi eruzioni cutanee simmetriche di colore rosso-rosa, tipicamente sul tronco e agli arti.[24][31] L'eruzione può diventare maculopapulare o pustolosa. Nelle mucose può presentarsi con lesioni piatte, larghe, di colore biancastro, simili a verruche note come latum condilomi. Tutte queste lesioni ospitano i batteri infettivi. Altre manifestazioni cliniche possono includere febbre, mal di gola, malessere generale, astenia, perdita di capelli e mal di testa.[24] Rare manifestazioni comprendono anche epatite, disfunzioni renali, artrite, periostite, neurite ottica, uveite e cheratite interstiziale.[24][27] I sintomi acuti di solito si risolvono dopo tre-sei settimane.[27] Tuttavia, nel circa il 25% dei casi si può presentare una ricorrenza dei sintomi secondari. Molte persone che si presentano con sifilide secondaria (40-85% delle donne, 20-65% degli uomini) non riferiscono del sifiloma classico della sifilide primaria.[25]

Sifilide latente[modifica | modifica sorgente]

La sifilide latente è definita quando si ha la prova sierologica dell'infezione, ma non sono presenti i sintomi della malattia.[30] Si distingue in precoce e tardiva, a seconda che si verifichi rispettivamente meno di 1 anno o più di 1 anno dopo la sifilide secondaria.[27] Il Regno Unito usa un valore di soglia di due anni per distinguere tra la sifilide latente precoce e quella tardiva.[27] La sifilide latente precoce può avere una ricaduta dei sintomi. La sifilide latente tardiva è asintomatica e meno contagiosa.[27]

Sifilide terziaria[modifica | modifica sorgente]

Senza trattamento, un terzo delle persone infette sviluppano la malattia terziaria.[27] La sifilide terziaria si può verificare da tre a 15 anni dopo l'infezione iniziale e può essere divisa in tre forme diverse: la sifilide gommosa (15% dei pazienti), la neurosifilide tardiva (6,5%), e la sifilide cardiovascolare (10%).[24][27] Le persone affette da sifilide terziaria non sono contagiose.[24]

  • La sifilide gommosa si verifica di solito da 1 a 45 anni dopo l'infezione iniziale, con una media di 15 anni. Questo stadio è caratterizzato dalla formazione di granulomi gommosi cronici di variabili dimensioni. Essi, in genere, colpiscono la cute, le ossa e il fegato, ma possono presentarsi ovunque.[24]
  • La neurosifilide è un'infezione che coinvolge il sistema nervoso centrale. La neurosifilide precoce può presentasi velocemente ed asintomatica, in forma di meningite sifilitica, oppure in ritardo, come la sifilide meningovascolare, la quale comporta paresi, perdita di equilibrio e dolori agli arti inferiori. La neurosifilide tardiva si verifica in genere da 4 a 25 anni dopo l'infezione iniziale, nelle forme di gomma luetica, tabe dorsale, paralisi progressiva, sclerosi combinata luetica, oppure nella forma congenita. Segno tipico è inoltre la Pupilla di Argyll-Robertson (si osserva miosi solo in accomodazione e non per risposte alla luce).
  • La sifilide cardiovascolare si verifica di solito 10-30 anni dopo l'infezione iniziale. La complicanza più comune è l'aortite sifilitica che può portare a formazione di aneurismi dell'aorta.[24]

Sifilide congenita[modifica | modifica sorgente]

La sifilide congenita può essere contratta durante la gravidanza o durante il parto. Due terzi dei bambini nascono senza sintomi. I sintomi più comuni che poi si svilupperanno nel corso degli anni di vita comprendono epatosplenomegalia (70%), rash (70%), febbre (40%), neurosifilide (20%) e polmonite (20%). Se non trattata, la sifilide congenita può portare a deformazioni del naso, alla presenza del segno di Higoumenakis, alla tibia a sciabola, all'articolazione di Clutton e ad altre patologie.[17]

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La sifilide è una malattia difficile da diagnosticare clinicamente.[26] La conferma viene attraverso analisi del sangue o grazie al controllo visivo diretto usando la microscopia. Gli esami del sangue sono usati più comunemente, in quanto sono più facili da eseguire.[24] Test diagnostici sono in grado di distinguere tra le fasi della malattia.[8]

Esami del sangue[modifica | modifica sorgente]

Gli esami del sangue sono divisi in test non treponemici e treponemici.[26] Inizialmente furono utilizzati test non treponemici, che comprendono il Venereal Disease Research Laboratory test (VDRL). Tuttavia, poiché questo tipo di test a volte restituisce falsi positivi, è necessaria una conferma con un test treponemico, come il Treponema pallidum Haemoagglutination Assay (TPHA) o il Fluorescent-Treponemal-Antibody Absorption test (FTA-ABS).[24] I falsi positivi sul test non treponemico possono verificarsi con alcune infezioni virali come la varicella e il morbillo, oppure in presenza di un linfoma, di tubercolosi, della malaria, di endocardite, di malattie del tessuto connettivo o in gravidanza.[30] I test per gli anticorpi treponemici diventano positivi generalmente 2-5 settimane dopo l'infezione iniziale.[26] La neurosifilide viene diagnosticata ricercando un alto numero di leucociti (prevalentemente linfociti) e livelli di proteine nel liquido cerebrospinale nel quadro di una infezione da sifilide nota.[24][30]
Un altro test diagnostico, ormai abbandonato, è anche la reazione di Wassermann.

Osservazione diretta[modifica | modifica sorgente]

La microscopia a campo scuro del liquido sieroso proveniente da un'ulcera può essere utilizzato per fare una diagnosi immediata. Tuttavia, gli ospedali non sempre possiedono attrezzature e personale in grado di effettuare questo test, che deve essere svolto entro 10 minuti dall'acquisizione del campione. Si è segnalato che la sua sensibilità è di quasi l'80%, pertanto può essere utilizzata solo per confermare una diagnosi.
Altri due test che è possibile effettuare su un campione del sifiloma sono il test di immunofluorescenza e la reazione a catena della polimerasi (PCR), quest'ultimo ricerca la presenza di geni specifici della sifilide. Questi test non sono time-sensitive, in quanto non necessitano di batteri viventi per fare la diagnosi.[26]

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Infezioni precoci[modifica | modifica sorgente]

La prima scelta di trattamento per la sifilide semplice rimane una singola dose di penicillina G per via intramuscolare o una singola dose di azitromicina per via orale.[32] Scelte alternative sono la doxiciclina e la tetraciclina, che però non possono essere usate nelle donne in gravidanza. La resistenza agli antibiotici ha portato allo sviluppo di un certo numero di agenti, compresi i macrolidi, i clindamicina e i rifampicina.[16] Il ceftriaxone, appartenente alla terza generazione di antibiotici cefalosporine, risulta più efficace come trattamento in sostituzione alla penicillina, specialmente nelle forme che hanno superato la barriera emato-encefalica e sono localizzate nel sistema nervoso centrale.[24] La terapia della sifilide è comunque altamente specialistica (dermatologia, infettivologia, neurologia, medicina interna), visto il rischio di gravi reazioni infiammatorie come la reazione di Jarisch-Herxheimer.[33][34]

Infezioni tardive[modifica | modifica sorgente]

Alle persone affette da neurosifilide, a causa della scarsa penetrazione della penicillina G nel sistema nervoso centrale, vengono somministrati forti dosi di penicillina per via endovenosa per un minimo di 10 giorni.[16][24] Se la persona è allergica, si possono usare ceftriaxone, doxiciclina o tetracicline, oppure si può provvedere a desensibilizzare il paziente. Altre presentazioni tardive possono essere trattate con la somministrazione per via intramuscolare di penicillina G per tre settimane.

Reazione di Jarisch-Herxheimer[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reazione di Jarisch-Herxheimer.

Uno degli effetti collaterali del trattamento è la reazione di Jarisch-Herxheimer. Essa inizia spesso entro un'ora dall'inizio della terapia e dura per 24 ore, con sintomi di febbre, dolori muscolari, cefalea e tachicardia.[24] È causata dalle citochine rilasciate dal sistema immunitario in risposta alle lipoproteine, le quali sono a loro volta rilasciate dalla rottura dei batteri della sifilide.[35]

Prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Fino al 2012, non esiste un vaccino efficace per la prevenzione dalla malattia.[16] L'astinenza da contatto fisico intimo con una persona infetta è efficace nel ridurre la trasmissione della sifilide, così come l'uso corretto del preservativo in lattice. L'uso del preservativo, tuttavia, non elimina completamente il rischio.[36][37]

Durante la gravidanza è possibile prevenire la sifilide congenita nei neonati, grazie allo screening precoce e al trattamento di coloro che sono infetti.[38] La United States Preventive Services Task Force (USPSTF) consiglia lo screening universale di tutte le donne incinte,[39] mentre l'Organizzazione mondiale della sanità lo raccomanda a tutte le donne che si sottopongono alla loro prima visita prenatale e di nuovo nel terzo trimestre.[40] Se risultano positive, si raccomanda il trattamento anche dei loro partner.[40] La sifilide congenita, tuttavia, è ancora comune nei paesi in via di sviluppo, in quanto molte donne non ricevono cure prenatali oppure lo screening non è incluso tra esse.[38] Nei paesi sviluppati, le madri che fanno uso di droghe e alcol sono più inclini ad avere la malattia, in quanto con minore probabilità si sottoporranno alle cure durante la gravidanza.[38] Una serie di misure per aumentare l'accesso ai test appare efficace nel ridurre i tassi di sifilide congenita nei paesi a basso e medio reddito.[40]

Il Centro di Controllo delle Malattie e della Prevenzione raccomanda a tutti gli uomini sessualmente attivi che hanno rapporti sessuali con altri uomini di effettuare il test almeno una volta all'anno.[41]

La sifilide è una malattia soggetta a denuncia in molti paesi, tra cui il Canada[42], l'Unione europea[43] e gli Stati Uniti.[44] Ciò vuol dire che gli operatori sanitari sono tenuti a informare le autorità di sanità pubblica nel caso si venga a conoscenza di un infetto.[45]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Sifilide o Lue, Regione Piemonte - Infezioni sessualmente trasmissibili. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  2. ^ L'aggettivo che indica questa condizione è "eredoluetico", ovvero affetto da "lue" per via ereditaria.
  3. ^ Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica - Sifilide, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  4. ^ (EN) Syphilis test. URL consultato il 14 gennaio 2012.
  5. ^ (EN) CJ Hackett, On the origin of the human treponematoses: Pinta, Yaws, Endemic Syphilis and Venereal Syphilis in Bull World Health Organ, n. 29, 1963, pp. 7-41. PMID 14043755.
  6. ^ (EN) Henneberg M, Henneberg RJ, Treponematosis in an Ancient Greek Colony of Metaponto, Southern Italy, 580-250 bce, 1994.
  7. ^ Keys, David (24 July 2000). "English syphilis epidemic pre-dated European outbreaks by 150 years". Independent News and Media Limited. Retrieved on 2008-02-08 The Indipendent
  8. ^ a b c d D Farhi, Dupin, N, Origins of syphilis and management in the immunocompetent patient: facts and controversies in Clinics in dermatology, vol. 28, n. 5, settembre-ottobre 2010, pp. 533–8. DOI:10.1016/j.clindermatol.2010.03.011, PMID 20797514.
  9. ^ Il batterio di Colombo, Natura Matematica. URL consultato l'11 gennaio 2012.
  10. ^ a b c d e C Franzen, Syphilis in composers and musicians--Mozart, Beethoven, Paganini, Schubert, Schumann, Smetana in European Journal of Clinical Microbiology and Infectious Diseases, vol. 27, n. 12, dicembre 2008, pp. 1151–7. DOI:10.1007/s10096-008-0571-x, PMID 18592279.
  11. ^ a b "Alle origini della sifilide" di Grazia Benvenuto, pubbl. su "D&T Diagnosi&Terapia", Mensile di informazione medico-farmaceutica - Anno XVII, N.4, 20 aprile 1997, pp. 13-19
  12. ^ a b c L Dayan, Ooi, C, Syphilis treatment: old and new. in Expert opinion on pharmacotherapy, vol. 6, n. 13, 2005 Oct, pp. 2271–80. DOI:10.1517/14656566.6.13.2271, PMID 16218887.
  13. ^ RJ Knell, Syphilis in renaissance Europe: rapid evolution of an introduced sexually transmitted disease? in Proceedings. Biological sciences / The Royal Society, 271 Suppl 4, 7 maggio 2004, pp. S174-6. DOI:10.1098/rsbl.2003.0131, PMC 1810019, PMID 15252975.
  14. ^ Hitler syphilis theory revived BBC News March 12, 2003
  15. ^ WHO Disease and injury country estimates, World Health Organization (WHO), 2004. URL consultato l'11 novembre 2009.
  16. ^ a b c d e f g h i j k Stamm LV, Global challenge of antibiotic-resistant Treponema pallidum in Antimicrob. Agents Chemother., vol. 54, n. 2, febbraio 2010, pp. 583–9. DOI:10.1128/AAC.01095-09, PMID 19805553.
  17. ^ a b Woods CR, Congenital syphilis-persisting pestilence in Pediatr. Infect. Dis. J., vol. 28, n. 6, giugno 2009, pp. 536–7. DOI:10.1097/INF.0b013e3181ac8a69, PMID 19483520.
  18. ^ LS Coffin, Newberry, A, Hagan, H, Cleland, CM, Des Jarlais, DC, Perlman, DC, Syphilis in drug users in low and middle income countries. in The International journal on drug policy, vol. 21, n. 1, gennaio 2010, pp. 20–7. DOI:10.1016/j.drugpo.2009.02.008, PMID 19361976.
  19. ^ L Gao, Zhang, L, Jin, Q, Meta-analysis: prevalence of HIV infection and syphilis among MSM in China. in Sexually transmitted infections, vol. 85, n. 5, settembre 2009, pp. 354–8. PMID 19351623.
  20. ^ G Karp, Schlaeffer, F, Jotkowitz, A, Riesenberg, K, Syphilis and HIV co-infection in European journal of internal medicine, vol. 20, n. 1, gennaio 2009, pp. 9–13. PMID 19237085.
  21. ^ Trends in Reportable Sexually Transmitted Diseases in the United States, 2007 in Center for Disease Control and Prevention. URL consultato il 2 agosto 2011.
  22. ^ G Ficarra, Carlos, R, Syphilis: the renaissance of an old disease with oral implications in Head and neck pathology, vol. 3, n. 3, settembre 2009, pp. 195–206. DOI:10.1007/s12105-009-0127-0, PMID 20596972.
  23. ^ ME Kent, Romanelli, F, Reexamining syphilis: an update on epidemiology, clinical manifestations, and management in The Annals of pharmacotherapy, vol. 42, n. 2, febbraio 2008, pp. 226–36. DOI:10.1345/aph.1K086, PMID 18212261.
  24. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Kent ME, Romanelli F, Reexamining syphilis: an update on epidemiology, clinical manifestations, and management in Ann Pharmacother, vol. 42, n. 2, febbraio 2008, pp. 226–36. DOI:10.1345/aph.1K086, PMID 18212261.
  25. ^ a b c C Mullooly, Higgins, SP, Secondary syphilis: the classical triad of skin rash, mucosal ulceration and lymphadenopathy in International journal of STD & AIDS, vol. 21, n. 8, 2010 Aug, pp. 537–45. PMID 20975084.
  26. ^ a b c d e f g h i j k l K Eccleston, Collins, L, Higgins, SP, Primary syphilis in International journal of STD & AIDS, vol. 19, n. 3, 2008 Mar, pp. 145–51. PMID 18397550.
  27. ^ a b c d e f g h Bhatti MT, Optic neuropathy from viruses and spirochetes in Int Ophthalmol Clin, vol. 47, n. 4, 2007, pp. 37–66, ix. DOI:10.1097/IIO.0b013e318157202d, PMID 18049280.
  28. ^ Syphilis - CDC Fact Sheet, Centers for Disease Control and Prevention (CDC), 16 settembre 2010. URL consultato il 30 maggio 2007.
  29. ^ RM White, Unraveling the Tuskegee Study of Untreated Syphilis in Archives of internal medicine, vol. 160, n. 5, 13 marzo 2000, pp. 585–98. DOI:10.1001/archinte.160.5.585, PMID 10724044.
  30. ^ a b c d Committee on Infectious Diseases, American Academy of Pediatrics ; Larry K. Pickering, editor ... [et al.], Red book 2006 Report of the Committee on Infectious Diseases, 27th, Elk Grove Village, IL, American Academy of Pediatrics, 2006, pp. 631–44. ISBN 978-1-58110-207-9.
  31. ^ Dylewski J, Duong M, The rash of secondary syphilis in Canadian Medical Association Journal, vol. 176, n. 1, 2 gennaio 2007, pp. 33–5. DOI:10.1503/cmaj.060665, PMC 1764588, PMID 17200385.
  32. ^ David N. Gilbert ... [et al.], The Sanford guide to antimicrobial therapy 2011, Sperryville, VA, Antimicrobial Therapy, Inc., p. 22. ISBN 978-1-930808-65-2.
  33. ^ Silberstein P, Lawrence R, Pryor D, Shnier R., A case of neurosyphilis with a florid Jarisch-Herxheimer reaction in Journal of Clinical Neuroscience, vol. 9, novembre 2002, pp. 689-690. PMID 12604286.
  34. ^ Miller WM, Gorini F, Botelho G, Moreira C, Barbosa AP, Pinto AR, Dias MF, Souza LM, Asensi MD, da Costa Nery JA., Jarisch-Herxheimer reaction among syphilis patients in Rio de Janeiro, Brazil. in International Journal of STD & AIDS, 2010. PMID 21297087.
  35. ^ Radolf, JD; Lukehart SA (editors), Pathogenic Treponema: Molecular and Cellular Biology, Caister Academic Press, 2006. ISBN 1-904455-10-7.
  36. ^ Koss CA, Dunne EF, Warner L, A systematic review of epidemiologic studies assessing condom use and risk of syphilis in Sex Transm Dis, vol. 36, n. 7, luglio 2009, pp. 401–5. DOI:10.1097/OLQ.0b013e3181a396eb, PMID 19455075.
  37. ^ "How can syphilis be prevented?". Centers for Disease Control and Prevention (CDC).
  38. ^ a b c G Schmid, Economic and programmatic aspects of congenital syphilis prevention. in Bulletin of the World Health Organization, vol. 82, n. 6, gennaio 2004, pp. 402–9. PMID 15356931.
  39. ^ Force U.S. Preventive Services Task, Screening for syphilis infection in pregnancy: U.S. Preventive Services Task Force reaffirmation recommendation statement. in Annals of internal medicine, vol. 150, n. 10, 19 maggio 2009, pp. 705–9. PMID 19451577.
  40. ^ a b c S Hawkes, Matin, N, Broutet, N, Low, N, Effectiveness of interventions to improve screening for syphilis in pregnancy: a systematic review and meta-analysis. in The Lancet infectious diseases, 15 giugno 2011. PMID 21683653.
  41. ^ Trends in Sexually Transmitted Diseases in the United States: 2009 National Data for Gonorrhea, Chlamydia and Syphilis in Center for Disease Control and Prevention. URL consultato il 3 agosto 2011.
  42. ^ Notifiable Diseases On-Line in Public Health Agency of Canada. URL consultato il 2 agosto 2011.
  43. ^ H Viñals-Iglesias, Chimenos-Küstner, E, The reappearance of a forgotten disease in the oral cavity: syphilis. in Medicina oral, patologia oral y cirugia bucal, vol. 14, n. 9, 1º settembre 2009, pp. e416-20. PMID 19415060.
  44. ^ Table 6.5. Infectious Diseases Designated as Notifiable at the National Level-United States, 2009 [a] in Red Book. URL consultato il 2 agosto 2011.
  45. ^ Brunner & Suddarth's textbook of medical-surgical nursing., 12th ed., Philadelphia, Wolters Kluwer Health/Lippincott Williams & Wilkins, 2010, p. 2144. ISBN 978-0-7817-8589-1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Del Sorbo, Pompeo Donofrio, Maria Teresa La Forza, Atlante di Dermatologia Genitale, Edizioni Dermo, 2001.
  • Alfonso Panuccio, L'infezione luetica. Infezioni sessualmente trasmissibili, Esadia, Roche.
  • Mario Pippione e Onorio Carlesimo Dermatologia e Venereologia,, Edizioni Minerva Medica, 1998, ISBN 88-7711-304-9.
  • Mauro Moroni, Roberto Esposito, Fausto De Lalla, Malattie infettive, 7ª edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008. ISBN 978-88-214-2980-4.
  • Patrick R. Murray, Ken S. Rosenthal, Michael A. Pfaller, Microbiologia Medica, 6ª ed., Milano, Elsevier Masson, 2010. ISBN 978-88-214-3169-2..
  • Eugenia Tognotti, L'altra faccia di Venere. La sifilide in Italia dalla prima età moderna all'avvento dell'Aids - Presentazione di Giorgio Cosmacini, Franco Angeli Editore, Milano 2006.
  • Teodoro Pennacchia, Storia della sifilide, Giardini, Pisa 1961
  • (EN) Parascandola, John. Sex, Sin, and Science: A History of Syphilis in America (Praeger, 2008) 195 pp. ISBN 978-0-275-99430-3
  • (EN) Shmaefsky, Brian, Hilary Babcock and David L. Heymann. Syphilis (Deadly Diseases & Epidemics) (2009)
  • (EN) Stein, Claudia. Negotiating the French Pox in Early Modern Germany (2009)
  • Anna M. Molina Romanzi, Microbiologia clinica, Torino, UTET, 2002. ISBN 88-7933-251-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina
Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 27 gennaio 2012vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue