Trattamento legale della prostituzione

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1leftarrow.pngVoce principale: Prostituzione.

██ La prostituzione è legale e regolamentata

██ La prostituzione è legale ma è non regolamentata, mentre le attività organizzate come lo sfruttamento ed il favoreggiamento sono illegali

██ La prostituzione è illegale

██ dati non presenti

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Il trattamento legale della prostituzione varia notevolmente da paese a paese, dall'essere perfettamente legale e considerata come una qualsiasi altra professione, fino all'essere un crimine punibile con la pena di morte.[1] In molte giurisdizioni la prostituzione risulta essere illegale sempre e comunque; in alcune è legale (come scambio di sesso per denaro) mentre le attività correlate, come l'"adescamento in luogo pubblico", la gestione di un bordello e lo sfruttamento della prostituzione rimangono illegali.

In altri ordinamenti infine la prostituzione è sempre legale e regolamentata. Nella maggior parte delle giurisdizioni che criminalizzano la prostituzione il "lavoratore sessuale" è la parte soggetta a sanzione, mentre solo in alcune di esse è anche o solo il cliente.

La prostituzione è stata variamente attaccata come forma abuso e di violazione dei diritti umani, un attacco alla dignità e al valore delle persone, mentre per altre scuole di pensiero essa è una professione legittima per cui una persona scambia atti sessuali per denaro e/o merci.

Alcuni credono che le donne nei paesi in via di sviluppo sono i soggetti maggiormente vulnerabili allo sfruttamento e alla tratta degli esseri umani a scopo sessuale; mentre altri distinguono questa pratica criminosa dall'industria globale del sesso, in cui "il lavoro sessuale viene fatto da adulti consenzienti, in cui 'atto di vendita o acquisto di servizi sessuali non rappresenta in alcun modo una violazione dei diritti umani".[2]


Il termine "lavoro sessuale" è usato in modo intercambiabile con "prostituzione" in accordo con l'OMS e l'ONU.[3]

Panoramica[modifica | modifica wikitesto]

In molti paesi il lavoro sessuale rimane controverso; i rappresentanti di certe religioni vi si oppongono con veemenza considerandola una minaccia ed essenzialmente contraria ai loro codici morali, mentre altri la vedono più come un "male necessario". Attivisti ed organizzazioni varie ritengono che la questione riguardante i diritti umani dei lavoratori del sesso sia della massima importanza, compresi quelli relativi alla libertà di parola, di movimento e per tutto ciò che riguarda le assicurazioni sanitarie e l'alloggio.[4]

Alcune organizzazioni femministe si oppongono alla prostituzione considerandola come una forma di sfruttamento in cui i maschi dominano le donne e come una pratica ch'è risultato d'una concezione ed ordine sociale patriarcale. Ad esempio l'ONG "European Women's Lobby (EWL)", che si autodefinisce come la più vasta organizzazione di associazioni femminili dell'Unione europea, ha condannato la prostituzione come "un'intollerabile forma di violenza maschile".[5]

Nel dicembre 2012 il programma congiunto delle Nazioni Unite sull'Hiv/AIDS ha pubblicato un documento sulla "Prevenzione e trattamento dell'HIV e di altre infezioni a trasmissione sessuale per i lavoratori sessuali nei paesi a basso e medio reddito" in cui sono contenute le seguenti raccomandazioni e buone pratiche:[6]

  1. Tutti i paesi dovrebbero impegnarsi verso una depenalizzazione del lavoro sessuale e l'eliminazione dell'applicazione ingiusta di leggi e regolamenti non penali contro i lavoratori del sesso.
  2. I governi dovrebbero stabilire leggi anti discriminatorie e che ne favoriscano i pieni diritti civili, contro ogni forma di discriminazione e violenza, al fine di realizzare l'attuazione dei diritti umani e ridurre nei soggetti coinvolti la vulnerabilità all'infezione da HIV e l'impatto dell'AIDS nei paesi in via di sviluppo. Le leggi e regolamentazioni dovrebbero garantire il diritto ai servizi sanitari e finanziari sociali.
  3. I servizi sanitari dovrebbero essere disponibili ed accessibili ai lavoratori sessuali sulla base del principio riguardante il diritto alla salute.
  4. La violenza contro le prostitute è un fattore di rischio e dev'essere prevenuto ed affrontato in collaborazione con i soggetti coinvolti.

Temi legali[modifica | modifica wikitesto]

I temi legali tendono a concentrarsi su quattro argomentazioni: la vittimizzazione, l'etica e moralità, la libertà dell'individuo ed infine il beneficio o danno per la società in generale (compresi i danni indiretti derivanti dalle questioni legate alla prostituzione).

Molte persone sostengono la legalizzazione della prostituzione in quanto atto sessuale consensuale tra adulti (un crimine senza vittime), cosicché i governi non dovrebbero vietarne la pratica. Molti tra i contrari sostengono invece che le stesse prostitute sono delle vittime, in quanto la prostituzione è una pratica che può condurre a gravi effetti psicologici e fisici dannosi a lungo termine.[7][8][9]

Tratta di esseri umani[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un rapporto del 2007 dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine le destinazioni più comuni per le vittime della tratta i esseri umani a scopo sessuale sono Giappone, Israele, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Italia, Turchia e Stati Uniti; mentre i principali paesi di origine delle persone trafficate sono Thailandia, Cina, Nigeria, Albania, Bulgaria, Bielorussia, Moldavia ed Ucraina.[10] Secondo le Nazioni Unite la prostituzione volontaria di persone adulte potrebbe essere invece tollerata e legalizzata, se non si figura come un tratta schiavistica ma come una scelta professionale.[6]

I tre modelli legislativi[modifica | modifica wikitesto]

Le discipline legali adottate nei diversi ordinamenti rispetto al fenomeno della prostituzione sono riconducibili a tre modelli legislativi fondamentali: il Modello proibizionista, il Modello abolizionista ed il Modello regolamentarista.

Il Modello proibizionista considera la prostituzione come una attività illegale in quanto vietata dalla legge e perseguita penalmente. Negli ordinamenti che seguono questo modello è reato offrire prestazioni sessuali a pagamento, in alcuni è reato anche acquistare prestazioni sessuali a pagamento. Sono anche punite tutte le attività di contorno alla prostituzione, come lo sfruttamento della prostituzione, l'induzione, il favoreggiamento. Una variante di questo modello è il cosidddetto Modello neo-proibizionista adottato nell'ultimo decennio in Svezia, Norvegia e Islanda, nel quale è reato acquistare prestazioni sessuali a pagamento e costituiscono reato tutte le attività di contorno alla prostituzione, ma non è punito l'offrire prestazioni sessuali a pagamento. In pratica si sceglie di punire il cliente (solitamente con un'ammenda[11]), ma non la prostituta, sull'assunto che questa sia la vittima del mercato della prostituzione e non l'artefice.

Il Modello abolizionista considera la prostituzione come una attività non lecita e che non può essere oggetto di una normale attività commerciale, ma al tempo stesso non punita penalmente. Negli ordinamenti che adottano questo modello non costituisce reato il prostituirsi, ossia l'offrire prestazioni sessuali a pagamento (salvo che sia fatto nelle forme dell'adescamento), così come non costituisce reato l'acquistare prestazioni sessuali a pagamento. Sono invece punite penalmente le attività tipicamente associate alla prostituzione, quali lo sfruttamento, il reclutamento e il favoreggiamento. Questo modello legislativo, che idealmente tenderebbe a estirpare il fenomeno della prostituzione senza far ricorso alla repressione penale a danno delle prostitute né dei clienti, si è affermato nel dibattito giuridico nel secondo dopoguerra. A livello di fonti internazionali, la "Convenzione per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, adottata a New York il 21 marzo 1950" (ratificata dall'Italia con Legge 23 settembre 1966, n. 1173) è visibilmente ispirata alle politiche "abolizioniste". Il testo della Convenzione, infatti, impegna gli Stati aderenti a punire lo "sfruttamento della prostituzione di un'altra persona anche se consenziente", il "mantenimento, direzione o amministrazione o contributo a finanziare una casa chiusa". Mentre non richiede di punire la prostituzione in sé o il fruire di prostituzione.

Il Modello regolamentarista considera la prostituzione come una attività del tutto lecita e liberamente esercitabile come una qualsiasi attività commerciale e ne regolamenta attentamente le forme di esercizio per assicurare che non vi siano fenomeni di sfruttamento o costrizione e per fare in modo che sia tutelata la dignità di chi si prostituisce. Anche nel modello regolamentarista chiaramente resta vietata la prostituzione minorile e resta intensamente punita sul piano penale qualsiasi forma di costrizione o coartazione. Sul piano dei trattati internazionali, questo modello si presenta come coerente con i più recenti strumenti pattizi, il cui focus è incentrato sulla repressione di fenomeni come il trafficking, più che sul vietare la prostituzione in quanto tale. In tal senso, il Protocollo delle Nazioni Unite sulla prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini adottato a Palermo nel 2000, non fa più riferimento alla repressione della prostituzione in quanto tale, ma alla repressione del traffico di esseri umani attraverso coercizione.

Nei paragrafi che seguono, è indicato il trattamento legale che è apprestato al fenomeno della prostituzione nei vari ordinamenti del mondo, come riportato dal Rapporto annuale sui diritti umani 2008, pubblicato nel 2009[12].

Paesi che adottano il Modello proibizionista[modifica | modifica wikitesto]

Nella maggioranza dei Paesi del mondo è seguito il Modello proibizionista che rende la prostituzione illegale. In molti di questi è punita la condotta di chi si prostituisce, ma non quella del "cliente" (chi acquista una prestazione sessuale a pagamento), in altri sono puniti sia chi si prostituisce sia il cliente. In tre Paesi del Nord Europa (Svezia, Norvegia ed Islanda) è seguito un particolare modello legislativo, noto come "Modello svedese" nel quale viene punito il cliente, ma non chi si prostituisce, sul presupposto che quest'ultimo soggetto è vittima di sfruttamento.

La sanzione prevista per la prostituzione varia sensibilmente da Paese a Paese: in taluni Paesi islamici, che adottano la Sharia, chi si prostituisce può essere punito con la pena di morte, in altri ordinamenti è un crimine punibile con severe sanzioni detentive, in altri costituisce una violazione amministrativa, punita con sanzioni amministrative.

La prostituzione è illegale:

Al di fuori del mondo mussulmano:

  • in Nord America: in tutti gli stati degli Stati Uniti, escluse molte contee del Nevada (nella città di Las Vegas è illegale ma estremamente diffusa e talvolta è tollerato l'adescamento, se la prostituzione in sé è esercitata in una contea confinante[14]);

Paesi che adottano il Modello abolizionista[modifica | modifica wikitesto]

Una gran parte dei Paesi occidentali hanno adottato nel corso del '900 il Modello abolizionista. In questi ordinamenti la prostituzione non è proibita, né è proibito l'acquisto di prestazioni sessuali a pagamento. Sono invece punite tutta una serie di condotte collaterali alla prostituzione (favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse, prostituzione tra i 16 e i 18 anni, etc.), allo scopo di scoraggiare la prostituzione senza una proibizione diretta.

Questo modello è seguito:

  • nella Regione Caraibica: Cuba
  • in Sud America: la gran parte dei Paesi, tra cui Brasile, Cile e Argentina, adottano questo modello (ad eccezione di quei paesi nei quali la prostituzione è legale e regolamentata).

Paesi che adottano il Modello regolamentarista[modifica | modifica wikitesto]

In una ridotta minoranza di Paesi lo status giuridico della prostituzione segue il Modello regolamentarista. Negli ordinamenti che adottano questo modello la prostituzione è legale ed è regolamentata da norme pubblicistiche. La legalizzazione sovente include l'imposizione di tasse e restrizioni, più o meno ampie, nell'esercizio della prostituzione anche con l'individuazione di luoghi preposti all'esercizio dell'attività e la prescrizione di controlli sanitari obbligatori per prostitute e prostituti per la prevenzione e il contenimento delle malattie veneree e l'obbligo di segnalare attività e residenza.

La prostituzione è legale e regolamentata:

Situazione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Legge Merlin.

L'Italia ha come principale fonte del diritto la Legge Merlin (Legge 20 febbraio 1958, n. 75) che recepisce in pieno la filosofia di fondo della Convenzione ONU del 1950 e l'approccio "abolizionista", proibendo ogni forma di regolamentazione, oltre a reprimere lo sfruttamento e il favoreggiamento, anche non a scopo di lucro.

Alcune prostitute - che tuttavia non possono associarsi in cooperative o in case di tolleranza - sono state obbligate o hanno ottenuto loro stesse di poter rilasciare fattura e pagare le tasse e i contributi pensionistici, nonostante l'attività di queste professioniste non sia riconosciuta in via ufficiale.[63] La Corte di Cassazione ha sentenziato che la prostituta "libera professionista" ha diritto ad essere pagata un giusto compenso[64], e dovrebbe avere sempre diritto ad emettere fattura con partita IVA, e che, inoltre, affittare o cedere un appartamento per uso di prostituzione, entro certi limiti, non dovrebbe considerarsi favoreggiamento della prostituzione.[65]

La stessa Corte di Cassazione, con la sentenza 1° ottobre 2010, n. 20528, ha stabilito che la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione, poiché è un’attività "lecita". Di conseguenza, a partire dalla suddetta data in Italia, il meretricio avrebbe dovuto essere un’attività tassabile a tutti gli effetti. La stessa Suprema Corte ha riconfermato, con la pronuncia 13 maggio 2011, n. 10578 che il meretricio è effettivamente da considerare come "un’attività normale" e con la medesima ha affermato che «l’articolo 36 comma 34 bis della Legge 248/2006, facente capo alla Legge 537/1993 articolo 14 comma 4 ed all’articolo 6 comma 1 del D.P.R. 917/1986 T.U.I.R., ha implicitamente modificato la Legge 75/1958 agli articoli 7 e 3 comma primo numero 8, derogando i rispettivi dettami ai fini fiscali».[66]

Sono state presentate numerose proposte di legge di abrogazione o modifica della suddetta legge Merlin. Talvolta sono state istituite (o è stato proposta l'istituzione) delle "zone di tolleranza" (ufficiali o non) nelle quali l'adescamento e l'attività di prostituzione è consentita e controllata (anche se non regolamentata) entro certi limiti, su iniziativa di sindaci e autorità di polizia locali.[67]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Iran – Facts on Trafficking and Prostitution, Uri.edu. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  2. ^ Understanding Sex Work in an Open Society su Open Society Foundations, Open Society Foundations, giugno 2013. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  3. ^ FAQ su Sex Workers Alliance Ireland, Sex Workers Alliance Ireland, 2014. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  4. ^ International Committee for Prostitutes' Rights: World Charter For Prostitutes' Rights su Prostitutes Education Network, Prostitutes Education Network, 1985. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  5. ^ European Women's Lobby Européen des femmes : Prostitution in Europe: 60 Years of Reluctance, Womenslobby.eu, 1º dicembre 2009. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  6. ^ a b New guidelines to better prevent HIV in sex workers su UNAIDS, United Nations, 12 dicembre 2012. URL consultato il 4 gennaio 2014.
  7. ^ http://www.ruhama.ie/easyedit/files/Ruhama-NextStep-6.pdf
  8. ^ Prostitution Research & Education Website, Prostitutionresearch.com. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  9. ^ Arch Gen Psychiatry – Prevalence and Health Correlates of Prostitution Among Patients Entering Treatment for Substance Use Disorders, March 2008, Burnette et al. 65 (3): 337, Archpsyc.ama-assn.org, DOI:10.1001/archpsyc.65.3.337. URL consultato il 16 gennaio 2012.
  10. ^ UN highlights human trafficking in BBC News, 26 marzo 2007. URL consultato il 7 maggio 2010.
  11. ^ Svezia, premier: Inasprire pene di legge contro prostituzione
  12. ^ 2008 Country Reports on Human Rights Practices
  13. ^ Il bordello di Tunisi
  14. ^ Nevada - Las Vegas: info turismo
  15. ^ Guyana
  16. ^ Suriname
  17. ^ Corea del Sud
  18. ^ Corea del Nord
  19. ^ Cina
  20. ^ Repubblica di Cina
  21. ^ Vietnam
  22. ^ Laos
  23. ^ Mongolia
  24. ^ Filippine
  25. ^ Thailandia
  26. ^ Birmania
  27. ^ Sri Lanka
  28. ^ tranne la prostituzione tramite sesso orale, che è libera
  29. ^ Bahamas
  30. ^ Barbados
  31. ^ Repubblica Dominicana
  32. ^ Haiti
  33. ^ Giamaica
  34. ^ Trinidad e Tobago
  35. ^ Antigua e Barbuda
  36. ^ Grenada
  37. ^ Saint Kitts e Nevis
  38. ^ Saint Lucia
  39. ^ Papua Nuova Guinea
  40. ^ Figi
  41. ^ 2008 Human Rights Report
  42. ^ Isole Salomone
  43. ^ Isole Marshall
  44. ^ Nauru
  45. ^ Palau
  46. ^ Tuvalu
  47. ^ Vanuatu
  48. ^ 2008 Human Rights Report: Federated States of Micronesia
  49. ^ Canada
  50. ^ Burkina Faso
  51. ^ Repubblica Centricana
  52. ^ Costa d'Avorio
  53. ^ Etiopia
  54. ^ Madagascar
  55. ^ Malawi
  56. ^ India
  57. ^ Hong Kong
  58. ^ Macao
  59. ^ Timor Est
  60. ^ solo sesso orale
  61. ^ Kiribati
  62. ^ Tonga
  63. ^ Le Iene e la prostituta che deve pagare 50mila euro all'Agenzia delle Entrate
  64. ^ Tasse, la prostituta ha diritto al giusto compenso
  65. ^ Locare immobile a prostituta non è favoreggiamento... se a prezzo di mercato
  66. ^ Prostituzione e tasse
  67. ^ Quartiere a luci rosse a Roma, avanti tutta per il quadrilatero dell'Eur: "Così fermeremo il racket"

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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