Albania

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Albania
Albania – Bandiera Albania - Stemma
(dettagli) (dettagli)
(SQ) Ti, Shqipëri, më jep nder, më jep emrin Shqiptar

(IT) Tu, Albania, mi dai l'onore, mi dai il nome Albanese

Albania - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Albania
Nome ufficiale Republika e Shqipërisë
Lingue ufficiali Albanese: Ghego e Tosko
Capitale Wappen Tirana.gif Tirana  (421.286[1] ab. / 2011)
Politica
Forma di governo Repubblica parlamentare
Presidente della Repubblica Bujar Nishani
Primo ministro Edi Rama
Indipendenza 28 novembre 1912 dall'Impero ottomano
Ingresso nell'ONU 14 dicembre 1955
Superficie
Totale 28.748 km² (139º)
 % delle acque 4,7 %
Popolazione
Totale 3.020.209 ab. (stima 2014[2]) (132º)
Densità 97 ab./km²
Tasso di crescita 0,4% (2012)[3]
Nome degli abitanti Albanesi
Geografia
Continente Europa
Confini Montenegro, Grecia, Macedonia, Kosovo (territorio conteso)
Fuso orario UTC +1
Economia
Valuta Lek albanese
PIL (nominale) 12 688[4] milioni di $ (2012) (125º)
PIL pro capite (nominale) 3 913 $ (2012) (108º)
PIL (PPA) 25 930 milioni di $ (2012) (117º)
PIL pro capite (PPA) 7 997 $ (2012) (100º)
ISU (2011) 0,749 (alto) (70º)
Fecondità 1,5 (2011)[5]
Consumo energetico 0,21 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 AL, ALB, 008
TLD .al
Prefisso tel. +355
Sigla autom. AL
Inno nazionale Hymni i Flamurit
Festa nazionale 28 novembre
Albania - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Albania Albania
 

Coordinate: 41°N 20°E / 41°N 20°E41; 20

L'Albanìa (pron.: /alba'niːa/), ufficialmente Repubblica di Albania (IPA [ɾepublika e ʃcipəˈɾisə], Republika e Shqipërisë in albanese, detta semplicemente Shqipëri, e storicamente Arbëri o Arbëni[6]) è uno stato della Penisola balcanica situato nel sud-est dell'Europa. Confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo[7], a est con la Macedonia e a sud con la Grecia. Le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico (sul Canale d'Otranto) e sullo Ionio.

L'Albania è una repubblica parlamentare con una economia di transizione, l'attuale Primo ministro è Edi Rama, il Presidente della Repubblica è Bujar Nishani.

Culla della civiltà Illirica, al crollo dell'Impero romano, sul finire del IV secolo, è stata per secoli tra i principali centri culturali e religiosi dell'Impero bizantino. Nel XV secolo il territorio del Principato dell'Albania cadde sotto il dominio dell'Impero ottomano, e fu soggetta all'invasione e alla dominazione dei turchi. L'Albania dichiarò la sua indipendenza dall'Impero Turco-Ottomano il 28 novembre 1912, per essere riconosciuto nel 1913 (Conferenza degli Ambasciatori a Londra), anno in cui nacque la prima Repubblica Albanese, di cui fu primo ministro Ismail Qemali, dopo le guerre balcaniche. Annessa al Regno d'Italia nel 1939, venne a ricostituirsi l'Albania etnica, comprendente i territori abitati da etnia a maggioranza albanese oggi lasciati fuori dallo stato. Dal 1944 al 1990 l'Albania fu uno Stato nazional-comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista.

L'Albania è membro delle Nazioni Unite, la NATO, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, il Consiglio d'Europa, l'Organizzazione mondiale del commercio, ed è uno dei membri fondatori dell'Unione per il Mediterraneo. L'Albania è un potenziale candidato per l'adesione all'Unione europea dal gennaio 2003 ed ha applicato formalmente l'adesione all'UE il 28 aprile 2009. Attualmente è tra i paesi emergenti d'Europa, e, grazie alle numerose bellezze naturali, storiche ed artistiche, tra le nuove mete turistiche dei Balcani.

La sua capitale è Tirana e capitale finanziaria del paese. Riforme di libero mercato hanno aperto il paese agli investimenti stranieri, in particolare nello sviluppo di infrastrutture energetiche e di trasporto. La lingua ufficiale del paese è l'albanese. Gli albanesi chiamano se stessi shqiptarë.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Albania (toponimo).

L'Albania è chiamata dai suoi abitanti Shqipëri. Sami Frashëri nella sua opera "Shqipëria ç'ka qënë, ç'është e ç'do të bëhet" (Bucarest 1899), dice che gli antenati degli albanesi si facevano chiamare arbën, parola questa documentata almeno dal II secolo d.C. che però subisce un cambiamento: da arbën in arbër per via dell’abitudine che hanno i toschi (abitanti del sud dell’Albania) di cambiare la lettera "n" in "r". Arbër o Arbën cioè coloro che lavorano la terra, da "Ar" che vuol dire terra, campo e "bër" o "bën" che si traduce con “fare lavorare”. Sami Frashëri collega la parola Shqipëri al nome dell’“uccello benedetto”, cioè l’aquila (shqipe, shqiponja nella lingua albanese). Frashëri considera l’aquila una vera divinità e scrive che gli antenati degli albanesi l'adoravano come se effettivamente lo fosse e, un tempo, l’animale era raffigurato anche sulla loro bandiera (all’epoca della pubblicazione del libro, l’Albania era una provincia dell’impero ottomano e non aveva una bandiera propria). Tuttavia, lo studioso conclude che la parola shqipëri sembra che non sia molto antica perché gli albanesi che si trasferirono in Italia e in Grecia non la conoscevano affatto, per questo utilizzavano la parola Arbër. Il nome Albania, deriva dalla città "Ilire" di "Albanopolis" che era una (tribù Ilire) da li è derivato il nome Albania che era utilizzato dagli stranieri europei per indicare i territori dell'attuale Albania. Fino al XV secolo era chiamata dagli albanesi Arberia, e tutti gli albanesi si identificavano con il nome di arbëreshë. In greco bizantino, il nome del paese è Albania, con le sue varianti Albaētia, Arbanētia.[8]

Il termine "Albania", così come altri toponimi europei e mediterranei, ad esempio Alpi e Albione, può avere due possibili etimologie, entrambe plausibili: dalla radice protoindoeuropea *albho-, che indicava il "bianco"[9], oppure dalla radice, sempre protoindoeuropea, *alb-, ovvero "collina". Nel II secolo a.C., Polibio nelle sue Storie menziona una tribù di nome Arbon nelle zone centrali dell'odierna Albania. Gli abitanti di quelle zone venivano chiamati Albanoí e Arbanitai.[10]

Un'altra ipotesi suggerisce che il toponimo derivi dalla tribù illirica degli Albani registrata da Tolomeo, che disegnò una mappa nel 150[11] molto significativa per la storia dell'Illiria. Questa mappa mostra la città di Albanopolis[12] (situata a nordest di Durazzo), che fu in seguito chiamata Albanon e Arbanon, benché non sia sicuro che si tratti della stessa città.[13] Una ulteriore ipotesi è quella che considera il toponimo come derivato dalla Albania caucasica nella vecchia Armenia, all'incirca corrispondente con il territorio dell'attuale Azerbaigian e Daghestan meridionale.[14]

Nelle sue Storie scritte nel 10791080, lo storico bizantino Michele Attaliate fu il primo a riferirsi agli Albanoi per aver preso parte ad una rivolta contro Costantinopoli nel 1043, e agli Arbanitai, come popoli assoggettati dal duca di Durazzo.[15] [senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Albania.

Le prime indagini formali e la inventariazione dei monumenti archeologici dell'Albania iniziò con François Pouqueville, console generale di Napoleone presso la corte di Ali Pascià, e William Martin Leake agente britannico presso la stessa corte. Una missione francese, guidata da Len Rey, lavorò in Albania nel 1924-1938 e pubblicò i risultati in Cahiers d'Archéologie, d'Art et d'Histoire en Albanie et dans les Balkans (Quaderni d'Archeologia, arte e storia in Albania e nei Balcani).

Gli Illiri[modifica | modifica sorgente]

Le rovine dell'antica città Illirica[16] di Butrinto, Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO, nella città di Saranda.
Elmo in bronzo protoalbanese (Illirico)

Il territorio albanese è stato abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici e gli studi antropologici su campioni di resti umani del medio-tardo paleolitico, risalenti a un periodo compreso tra 100.000 e 10.000 anni fa, rinvenuti presso la località di Xare e nelle caverne di Santa Marina a Saranda, nel sud del paese.

Alcuni studiosi ipotizzarono che gli albanesi siano etnicamente discendenti degli antichissimi Pelasgi[17][18], e successivamente in tempi più recenti siano stati chiamati col nome di Illiri da scrittori antichi greci e romani[senza fonte]. Dagli studi archeologici e i ritrovamenti si dimostra la tesi di un'origine illirica, dovuta non solo al nome della tribù degli Albani nell'Albania centrale, ma anche a causa di molti legami culturali con Romani, Greci e persino con gli Illiri stessi, riguardando la vita sociale e politica. Inoltre questa tesi è rafforzata dal fatto che la parola Ilir in albanese si traduce Libero, quindi Illiria Paese dei liberi, che descriveva la formazione sociale delle tribù Illiriche e gli atti di pirateria. Altre tesi sollevate propongono un'origine sempre autoctona nei Balcani, in assenza di qualche migrazione da parte degli albanesi, ma questa volta riguardanti la Dacia e Tracia, descrivendo gli abitanti della moderna Albania come un popolo balcanico non latinizzato, a differenza dei Rumeni.

Sulla storia antica dell'Albania, le antiche fonti letterarie offrono poche e vaghe notizie. Intorno al VI secolo a.C. gli stessi Illiri, grazie ad un rapido sviluppo economico agricolo e produttivo artigianale determinato dalla metallurgia — per uso civile e militare — del bronzo e del ferro, svilupparono una forte identità comune, rafforzando il predominio sul territorio con il commercio e, in molti casi, con atti di pirateria[19]. Fondarono alcuni centri abitati tra cui l'attuale Scutari (Shkodër), sulla costa mediterranea. Si estendeva nei Balcani occidentali a sud del Danubio ed era formata da una serie di tribù evolute che vivevano attorno alle città stato, a capo delle quali c'era un unico re.

Con il re Glauco, il paese aveva raggiunto il massimo dell'evoluzione, il suo erede fu Agron che aveva tendenze militari, e secondo il racconto di Strabone, nessuno dei suoi predecessori aveva reso tanto potente il paese dal punto di vista bellico; dopo la morte di Agron andò al trono la regina Teuta che durante il suo Regno stipulò molti trattati e alleanze. Dopo che un membro di ambasceria romana fu ucciso, Roma attaccò l'Illiria con ingenti forze, e dopo uno scontro cruento, le due parti decisero una tregua con condizioni giudicate disonorevoli dalla regina Teuta, che si suicidò. Venne sostituita dal re Genzio, diplomatico e naturalista.

Genzio decise di fondare la città di Shkodra (Scutari), nel nord dell'Albania attuale, capitale dell'Illiria; accrebbe il potere centrale e ordinò che solo Scutari potesse battere moneta. Non tutte le città-Stato aderirono, rendendo, forse sotto pressione romana, più gracile e vulnerabile l'Illiria. Con il pretesto di un'alleanza di Genzio con la Macedonia, Roma sferrò una terza guerra contro l'Illiria divisa, indebolita, e la conquistò nel 168 a.C.

Le colonie greche[modifica | modifica sorgente]

Nell'odierno territorio albanese erano presenti tre importanti colonie (attuale Durazzo) e Lissos (attuale Alessio)[20].

L'epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Le rovine romane di Apollonia.

L'invasione dell'esercito romano nel II secolo a.C., come altrove, comportò l'integrazione e l'assimilazione delle popolazioni locali, in particolare sulle coste. Il territorio fece in seguito parte della provincia romana dell'Illiria (Illyricum), all'epoca di Gaio Giulio Cesare. È a Durrachium (odierna Durazzo) infatti che Cesare combatté contro Gneo Pompeo Magno.

L'Impero bizantino[modifica | modifica sorgente]

Con la divisione in due dell'Impero romano, nel 395 d.C., alla morte di Teodosio, l'Illiria si ritrovò sotto il dominio dell'Impero bizantino e subì, in rapida successione, le invasioni di popolazioni barbare come i Goti e gli Avari; intorno al V secolo fu la volta degli Slavi, che occuparono la parte settentrionale del territorio illirico. Solo le zone costiere rimasero in mano bizantina, compresa Dyrrachium (odierna Durazzo). Nel IX secolo l'imperatore Teofilo riconquista alcuni territori creando il thema di Dyrrachium. Le zone interne dell'Albania verranno riconquistate dall'imperatore Basilio II, dopo la distruzione completa dell'impero bulgaro, nei primissimi anni del X secolo d.C. Nel 1081 Dyrrachium fu presa dai normanni, ma successivamente fu riconquistata dall'imperatore Alessio I. Dal 1204 l'Albania entrò a far parte del despotato d'epiro, quarant'anni dopo Giovanni Vatatse imperatore di Nicea conquisterà le zone settentrionali inclusa Durazzo. Con la restaurazione dell'impero bizantino del 1261, la parte meridionale era sotto il dominio del despotato d'epiro (vassallo dei bizantini), Durazzo fu presa da Carlo d'Angiò, mentre il rimante fu dell'impero bizantino. Successivamente negli ultimi anni della prima metà del Trecento, i serbi approfittando delle guerre civili bizantine, conquistarono i territori albanesi dell'impero, che rimasero in mano loro fino alla prima conquista dei turchi ottomani negli ultimi anni del Trecento.

Il dominio ottomano[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, eroe nazionale albanese (1405–1468)
Forze albanesi guidate da Scanderbeg attaccano un campo ottomano nel 1457

Nel 1478 il territorio del Principato dell'Albania, dopo un'ardua difesa durata venticinque anni guidata da Giorgio Kastriota detto "Skanderbeg", l'"Atleta di Cristo" e il "Difensore della civiltà occidentale", cadde sotto il dominio dell'Impero ottomano.

Giorgio Castriota, l'eroe albanese, aveva sfidato il sultano Murad II, che furioso, inviò contro gli Albanesi un potente esercito guidato da Alì Pascià, alla testa di 100 000 uomini. Le forze di Scanderbeg erano notevolmente inferiori (non superavano i 25.000 uomini), ma grazie alla sua tattica militare i Turchi riportarono una cocente sconfitta. Il sultano ordinò un'altra spedizione contro gli Albanesi, Firuz Pascià partì quindi con un altro esercito, ma Scanderbeg ne uscì anche questa volta vittorioso, guadagnando così i titoli di "difensore impavido della civiltà occidentale" e "atleta di Cristo" ottenuti dal Papa[senza fonte].

Murad II non si rassegnò, dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui ben la metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi, l'esito fu disastroso per i turchi, si salvarono solo pochi Turchi ed a stento Mustafà Pascià stesso. Le imprese di Skanderbeg, tuttavia, preoccupavano i Veneziani, che vedendo in pericolo i traffici nel frattempo stabiliti con i Turchi, si allearono con il sultano per contrastare Skanderbeg e lo attaccarono. La battaglia vide la dura sconfitta dei Veneziani. Nella primavera del 1449, Murad II in persona intervenne contro l'Albania alla testa di 100.000 soldati. Tra scontri ed assedi i Turchi persero metà dell'esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso personalmente da Scanderbeg.

Nonostante questo continuarono i tentativi di conquista del dominio di Scanderbeg da parte dei migliori condottieri turchi, con spedizioni ripetute contro il castello di Krujë, nessuna di queste però ne uscì vittoriosa. La pervicacia dell'Impero ottomano nei confronti di Castriota era pienamente comprensibile, se si considera che ogni velleità di espansione verso l'Europa da parte dell'Impero era inammissibile finché fosse rimasta attiva la spina nel fianco dello Scanderberg, o peggio la sua presenza alle spalle come inquietante incognita.

La fama di Skenderbeg ora era incontenibile, i principati europei erano continuamente aggiornati circa la sua accanita resistenza contro l'espansione ottomana. Nel 1458 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni II di Lorena e del suo esercito. Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein Bey e Sinan Bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli Albanesi costringendo Kastrioti a rientrare in tutta fretta nella sua patria, per guidare il suo esercito. Ci fu una battaglia presso Skopje che vide la spedizione turca annientata. A questo punto Sceremet-Bey fu incaricato di muovere contro gli albanesi ma i turchi furono nuovamente sconfitti. Il Papa ipotizzò addirittura una crociata contro gli Ottomani guidata da Skanderbeg, ma morì senza riuscire a portare a termine il progetto.

In seguito alla morte del Papa, ed allo scongiurato pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita finalmente con Skanderbeg, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un albanese, connazionale quindi di Skanderberg, che era stato addestrato dai turchi come lo era stato lo stesso Skanderbeg: Ballaban Pascià. Ma anche quest'impresa fallì; l'esercito turco fu messo in fuga dalle forze albanesi. Ancora una volta, nella primavera del 1466, l'Impero ottomano riunì forze imponenti, mosse contro gli Albanesi e cinse d'assedio Krujë ed una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià stesso fu ucciso, portarono Skanderbeg ad un'ennesima vittoria. Maometto II ostinatissimo, nell'estate del 1467, pose nuovamente l'assedio a Krujë, ma, dopo ripetuti innumerevoli tentativi di assalto, dovette rassegnarsi e ritirarsi.

Finché Giorgio Castriota Scanderbeg rimase in vita, i Turchi non riuscirono a conquistare l'Albania. Ma l'Atleta della Cristianità morì di malaria ad Alessio il 17 gennaio 1468. Da lì in poi, molti albanesi, ai tempi chiamati Arbëreshë, dovettero lasciare la propria terra per trovare rifugio in terra straniera, in particolar modo nella vicina Italia Meridionale, in particolare nella zona di Piana degli Albanesi, in Sicilia e nella parte settentrionale della Grecia, in modo che potessero mantenere e continuare così a professare la loro fede cristiana. Croia l'eroica cittadina di Castriota, con l'intera Albania, caddero in mani turche dieci anni dopo. L'Albania, ormai distrutta, saccheggiata e conquistata, divenne parte dell'impero ottomano nel 1478.[21]

L'Albania fu l'ultimo dei paesi dei Balcani a piegarsi all'impero turco, con l'estrema conseguenza di un'islamizzazione forzata della società e della religione. Gli albanesi furono soprannominati dalle forze occupanti con il nome di Arnawutluq. La tenace resistenza del popolo albanese, tra il 1443 al 1479, e la caduta del proprio paese in una estrema dittatura, comportò all'obbligato esodo delle stesse genti in Italia, dove con molti stenti e difficoltà riuscirono a creare delle colonie che idealmente rappresentavano l'antica terra che con la forza e la violenza avevano dovuto abbandonare (vedi Arbëreshë).

La presa di Croia da parte dei turchi del 1478 segnò la fine dell'Albania e l'inizio della sua storia moderna, periodo cupo più lungo della storia del paese, parte priferica dell'ampio Impero turco. Con lo stanziarsi degli Ottomani avvennero numerosissime migrazioni, quella che rappresentò prima storica diaspora albanese. Le ondate migratorie albanesi, nell'allora Regno di Napoli e in generale in tutta l'Italia centro-meridionale, furono otto (1399-1409; 1416-1442; 1461-1470; 1470-1478; 1533-1534; 1646; 1744; 1774). La loro storia non lineare delle ondate migratorie e la molteplicità degli insediamenti in Italia, fornisce una giustificazione alla dispersione in un vasto territorio che, ancora, copre quasi tutto il meridione.

La totalità degli albanesi rimase cristiana almeno sino al XVII secolo, sopportando il peso della dominazione straniera. Gli albanesi furono costretti ad essere cripto-cristiani, praticando la religione ortodossa in segreto, mostrandosi in pubblico di aver accettato la fede musulmana. Molti degli albanesi divennero cripto-cristiani per evitare le pesanti tassazioni imposte ai non musulmani, mantenere la propria identità e fede religiosa. La dominazione ottomana fu particolarmente dura per le popolazioni albanesi: la lingua, la letteratura e le arti vennero totalmente proibite e furono imposte una serie di pesanti tasse, in modo particolare a chi non accettava l'islam come religione. Ogni riferimento al cristianesimo ortodosso venne proibito o messo a tacere con ogni mezzo. corrotti dai turchi, i quali promisero di eliminare le forte tassazioni e i genocidi commessi se i costumi e l'islam erano accettati indiscutibilmente, con la possibilità di ottenere posizioni di potere all'interno dell'amministrazione ottomana. L'Albania soffrì le conseguenze economiche della conquista ottomana, e nuove tassazioni trasformarono la popolazione in servi dell'occupante. La discriminazione dei cristiani, combinata ai duri trattamenti delle autorità locali ottomane, portò alla conversioni all'Islam. I turchi dispersero e frammentarono il popolo albanese, favorendo l'immigrazione assidua di popoli turchi e musulmani in Albania, dove ben presto gli stessi albanesi divennero una minoranza. L'assimilazione, nello scorrere dei secoli, fu forte, ma nonostante ciò la lingua e la cultura albanese in qualche modo sopravvissero, tramandandole di generazione in generazione.

L'indipendenza e la prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corpo di spedizione italiano in Albania.
Confini proposti del Principato d'Albania (1912-1914)

Le scintille iniziali della prima guerra balcanica nel 1912 furono innescate anche dalla rivolta albanese tra il 1908 e il 1910, diretta a contrastare le politiche dei Giovani Turchi di consolidamento dell'impero ottomano. A seguito dell'indebolimento dell'impero ottomano nei Balcani, Serbia, Grecia e Bulgaria, dichiararono guerra all'impero e cercarono di ingrandire i loro rispettivi confini sui rimanenti territori. L'Albania fu così invasa dalla Serbia nel nord e dalla Grecia nel sud, cosa che limitò il paese a solo un pezzo di terra intorno alla città costiera meridionale di Valona.

Re Zog I di Albania (1895–1961)

Il 28 novembre 1912, a Valona, Ismail Kemali dichiarò l'indipendenza dell'Albania, a cui seguì la formazione di un governo provvisorio, che tuttavia esercitò la sua autorità solo in luoghi nelle immediate vicinanze di Valona. Altrove, il generale ottomano Essad Pascià formò una "Senato centrale albanese" a Durazzo, mentre i membri più conservatori delle tribù albanesi ancora speravano in un ripristino della sovranità ottomana.[22]

Il Principato di Albania fu stabilito il 21 febbraio 1914. Le grandi potenze designarono Principe Guglielmo di Wied, un nipote della Regina Elisabetta di Romania a diventare il sovrano della nuova Albania indipendente. Una formale offerta fu presentata da 18 delegati in rappresentanza dei 18 distretti di Albania il 21 febbraio 1914, un'offerta che egli accettò. Guglielmo d'Albania veniva appellato principe al di fuori dell'Albania, ma in Albania era denominato Mbret (re) in modo da non sembrare inferiore al re del Montenegro.

Il Principe Guglielmo d'Albania arrivò in Albania nella sua capitale provvisoria di Durazzo il 7 marzo 1914 insieme con la famiglia reale. La sua sicurezza era affidata a una gendarmeria comandata da ufficiali olandesi. Il Principe Guglielmo d'Albania lasciò il paese il 3 settembre 1914 a seguito di una rivolta pan-islamica guidata da Essad Pascià e poi ripreso da Haji Kamil il comandante militare dell'Emirato d'Albania localizzato attorno a Tirana. Tuttavia non rinunciò mai alla sua pretesa al trono. Al posto di Guglielmo il Senato di Durazzo elesse pochi giorni dopo principe d'Albania Mehmed Burhaneddin Efendi, figlio dell'ex sultano ottomano Abdul Hamid II, che rimarrà in carica fino al 1919.

Diversi governi si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico. Tali tentativi furono appoggiati dalle élite intellettuali, da parte della piccola e media borghesia nazionalista urbana, da parte della nobiltà e dei rappresentanti dei ceti elevati delle famiglie albanesi nazionaliste e dalla comunità legata alla diaspora albanese in Europa e negli Stati Uniti d'America, con il supporto e l'intervento della Società delle Nazioni negli anni venti[senza fonte].

La delimitazione dei confini del nuovo Stato lasciò alcune comunità albanesi fuori dell'Albania. Questa popolazione fu divisa in gran parte tra il Montenegro e la Serbia (che all'epoca comprendeva anche parte dell'attuale Repubblica di Macedonia). D'altra parte una rivolta nel sud del paese, dai Greci locali, portò alla formazione di una regione autonoma denominata "Repubblica Autonoma dell'Epiro del Nord" all'interno dei suoi confini (1914), zona che rimase sotto il controllo greco fino al 1916.

Durante la prima guerra mondiale parte del territorio fu occupato da un corpo di spedizione italiano. Gli italiani lasciarono il paese solo il 2 agosto 1920, soprattutto a causa della Rivolta dei Bersaglieri, moto popolare scoppiato il 26 giugno 1920 ad Ancona e nato in seguito al rifiuto di un reggimento di soldati di partire per l'Albania. Il moto poi fu appoggiato dalla popolazione civile e si diffuse in altre città. Represso nel sangue, convinse però il governo Giolitti a rinunciare all'occupazione e a firmare un patto con l'Albania in cui si prevedeva che solo Saseno sarebbe rimasta italiana[23][24].

Il processo di riforma democratica e laica fu interrotto dal colpo di stato politico-militare guidato da Ahmet Zogu, che diede vita al Regno albanese, autonominatosi re col nome di Zog I. Nel periodo 1924-1939 si svilupparono intensi rapporti bilaterali economici tra Regno d'Italia e Albania.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Occupazione italiana dell'Albania (1939-1943).

Il regime monarchico fu rovesciato nel 1939, quando l'Albania fu occupata dall'esercito italiano. Mussolini, infatti, sentiva il bisogno di controbilanciare le azioni dell'alleato tedesco che nel marzo del '39 aveva occupato la Cecoslovacchia ("Ogni volta che Hitler prende uno stato, mi manda un messaggio," disse a Ciano). Vi erano inoltre supposte collaborazioni tra Re Zog e i governi anglofrancesi. Con un'invasione-lampo, il 7 aprile '39 l'esercito italiano disarmò la debole resistenza albanese quasi senza colpo ferire. Re Zog riparò subito in Grecia. Il 16 aprile, l'Albania venne accorpata al territorio metropolitano italiano e Vittorio Emanuele III di Savoia venne proclamato Re d'Albania.

Nel novembre del 1940, dopo il disastroso attacco italiano alla Grecia, un terzo del territorio albanese fu occupato dai greci. Alcuni battaglioni albanesi nelle divisioni Venezia e Giulia vennero distrutti dai greci mentre proteggevano la ritirata italiana. Il colonnello Pervizi (rappresentante del comando albanese) decise allora di sottrarre la brigata Tomorri al rischio di una seconda strage, abbandonando a sorpresa il campo di battaglia. Badoglio parlò di "tradimento degli albanesi" e decise il ritiro del loro esercito. In seguito all'intervento della Germania - subentrata nel 1941 in sostegno all'Italia - la Jugoslavia e la Grecia passarono sotto il controllo delle forze italo-tedesche, mentre il Kosovo e l'Epiro del nord furono annesse all'Albania. La situazione cambiò nuovamente dopo la firma dell'armistizio con gli angloamericani da parte del governo Badoglio (armistizio di Cassibile), che spinse i tedeschi ad invadere l'Albania.

Si formò così un movimento composto da gruppi nazionalisti e di resistenza partigiana (formato principalmente dai componenti dal partito nazional-comunista guidato da Enver Hoxha). Ci fu anche il contributo degli ex militari italiani che formarono la formazione partigiana Brigata Gramsci. La resistenza antinazista riuscì a prendere il controllo del paese nel 1944. I nazionalisti e i patrioti antifascisti albanesi si organizzarono nella L.A.N.Ç. - Lufta Antifashiste Nazional Çlirimtare.

L'Albania è l'unico paese dove tutti gli Ebrei furono salvati dalle persecuzioni durante la presenza dell'occupazione nazista (per maggiori dettagli Storia degli Ebrei in Albania). Nel corso del conflitto, infatti, il numero degli Ebrei aumentò; molti vi emigrarono per salvarsi dalle persecuzioni razziali di altri paesi. Le autorità dello Stato albanese rifiutarono di consegnare la lista degli ebrei presenti nel paese. Contrariamente alle norme imposte, nessun ebreo fu consegnato ma furono nascosti nelle abitazioni o a volte momentaneamente negli edifici dei patrioti albanesi. Gli ebrei erano concentrati soprattutto nelle zone centrali tra Tirana e Durazzo e nelle città di Valona e Berat (quest'ultimo contava da solo 600 ebrei alla fine della guerra). Spesso per nascondere i perseguitati gli albanesi hanno usato metodi di mimetizzazione, procurando loro documenti falsi, travestendoli da contadini albanesi.[25]

Periodo comunista[modifica | modifica sorgente]

Il dittatore social-comunista Enver Hoxha (1944–1985)
Il centro di Tirana, Piazza Kastriota Skanderbeg, nel 1988

Dal 1946 al 1990 l'Albania fu uno Stato comunista estremamente isolazionista, stalinista e anti-revisionista, che dedicò poche energie alla cooperazione politica anche con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia dominato dall'Unione Sovietica in quanto quest'ultima, con l'ascesa al potere di Nikita Kruscev aveva assunto una forte opposizione al culto della personalità di Stalin, dopo la pubblicazione del rapporto "Sul culto della personalità e le sue conseguenze".

Il nuovo governo fu scelto tramite le elezioni democratiche tenute verso la fine del 1945, e confermarono vincitori, con un'assoluta maggioranza, il gruppo del Fronte Democratico, d'ispirazione comunista. Il nuovo governo prese il potere nei primi mesi del 1946, avendo come capo dello Stato Enver Hoxha, un comunista che era stato attivo nella guerra antifascista. Hoxha concentrò la politica dello Stato intorno al Partito Comunista, unico partito legale. Come Primo Segretario generale del Partito Comunista dell'Albania, eliminò inizialmente i suoi rivali storici, tra cui collaborazionisti con gli occupatori e persone provenienti da famiglie nobili e borghesi. Ben presto tutti i beni e proprietà vennero confiscati e diventarono proprietà pubblica, cosa inizialmente apprezzata dai ceti meno abbienti.

Nei primi anni del nuovo regime, lo Stato di Hoxha aveva buone relazioni diplomatiche ed economiche con la Jugoslavia, facendo di quest'ultima il principale partner commerciale. Ma le intenzioni non trasparenti degli jugoslavi non piacquero al dittatore, il quale ruppe tutte le relazioni politiche a partire dal 1948. Secondo le dichiarazioni unilaterali albanesi ciò avvenne per un presunto tentativo della Jugoslavia di incorporare politicamente l'Albania privandola della sua indipendenza. Dopo questo importante fatto, il piccolo paese intensificò le sue relazioni con l'Unione Sovietica, e di fatto, dipese anche economicamente da quest'ultima. Il Partito Comunista dell'Albania mutò il suo nome in Partito del Lavoro, seguendo un suggerimento di Stalin. Negli anni sessanta, irritata dalle valutazioni critiche di Nikita Sergeevič Chruščёv sulla personalità di Stalin, l'Albania raffreddò i suoi rapporti con l'Unione Sovietica. Visto che l'Albania intendeva proseguire lo sviluppo verso una società marxista mantenendo l'eredità stalinista, e che invece i paesi dell'area sovietica intendevano aderire alla revisione critica fatta da Kruscev, non solo Hoxha interruppe tutte le sue relazioni con l'URSS, ma uscì ufficialmente dal Patto di Varsavia nel 1968, per protesta contro la repressione della Primavera cecoslovacca. Dopo aver fallito nuovamente l'amicizia tra Cina e Albania, il paese si ritrovò isolato dal resto dell'Europa e del mondo per molto tempo, dato che il regime ritenne di essere l'ultima, unica, fortezza marxista al mondo.

Enver Hoxha morì nel 1985, lasciando il potere al suo fedelissimo Ramiz Alia. Quest'ultimo, a causa di massicce proteste e dal clima di insopportabile pressione, concesse le prime elezioni libere nel 1991; l'esperienza comunista, complice anche la grave situazione economica, era da tempo in grave crisi, e con la concessione delle elezioni era da considerarsi formalmente conclusa.

Post comunismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anarchia albanese del 1997.
Il Kolonat di Tirana

Il movimento di protesta e di rivolta che portò alla rinascita della democrazia, e al ripristino del multi-partitismo sorse in seguito al desiderio di rinnovamento, seguito alla caduta del Muro di Berlino e dei cambiamenti che stavano avvenendo negli altri paesi dell'Est europeo, fu guidato dagli studenti e dai docenti universitari di Tirana, da intellettuali moderati e da tecnici delle fabbriche.

Il Paese soffriva però di molti problemi legati al limitatissimo sviluppo socio-economico. Furono decine di migliaia gli albanesi, in questi anni, che decisero di partire alla volta dell'Italia e si riversarono via mare sulle coste della Puglia, lungo il litorale salentino tra Brindisi e Otranto.

In Albania la prima riforma legislativa riguardò la nuova Costituzione e la transizione ad un sistema politico ed economico di tipo liberalistico; in particolare la gestione statale dei beni venne sostituita con il ripristino alla proprietà privata. Successivamente venne intrapresa la lunga strada verso l'adeguamento ai programmi europei del Patto di stabilità e crescita secondo il protocollo del Trattato di Maastricht.

Inoltre, il 4 aprile 2009 il Paese è divenuto membro della NATO.

Relazioni con l'Unione europea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adesione dell'Albania all'Unione europea.

L'Albania sta conducendo con l'Unione europea il percorso di adesione alla stessa Unione. Negli ultimi anni ha fatto registrare progressi più o meno ampi nel rispetto di tutti i criteri di adesione: democrazia, stato di diritto, economia. Queste le tappe già percorse:

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Topografia dell'Albania
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Albania.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Spiaggia a Ksamil

Il territorio è costituito da una piccola porzione di terreno pianeggiante e agricolo (700.000 ettari di terre agricole prevalentemente nella fascia costiera e nelle pianure di Myzeqe e Korca), mentre la gran parte del territorio è collinare, montagnoso e molto impervio. La vetta più alta il Monte Korab sul confine con la Macedonia, raggiunge i 2.764 m di altezza. Il clima nell'entroterra è principalmente di tipo continentale, mentre la fascia costiera è caratterizzata da un clima mediterraneo.

Le coste[modifica | modifica sorgente]

Le sue coste, bagnate dal Mare Adriatico e dal Mar Ionio, misurano 363 km. Le pianure occidentali si affacciano sul mare Adriatico, in particolare sul Canale d'Otranto, che separa l'Albania dalla Puglia; in tale canale l'estremo oriente del Salento costituito da Punta Palascìa dista dalle coste albanesi circa 72 km.

I fiumi[modifica | modifica sorgente]

I fiumi maggiori sono Drin, il Vjosa, il Semani, e lo Shkumbin.

I laghi[modifica | modifica sorgente]

I laghi dell'Albania sono tre: il lago di Scutari, Ocrida e Prespa. Il lago di Scutari costituisce confine con il Montenegro, il lago di Ocrida costituisce confine con la Macedonia (FYROM), e il lago di Prespa con la Macedonia (FYROM) e con la Grecia.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Litorale ad Himarë

Trovandosi ad una latitudine soggetta a diverse caratteristiche climatiche durante le stagioni estiva ed invernale ed avendo la costa affacciata sui mari Adriatico e Ionio e le regioni montuose appoggiate all'elevata massa dei Balcani, l'Albania ha un elevato numero di regioni climatiche considerata la sua modesta superficie.

Le pianure litoranee hanno tipicamente un clima mediterraneo, le regioni montuose hanno un clima continentale. Sia nelle pianure che nell'interno, il clima varia marcatamente da nord a sud. Le pianure hanno inverni miti, con una temperatura media di 7 °C. D'estate la temperatura media è di 24 °C con un'alta percentuale di umidità. Nelle pianure del sud, le temperature medie sono di circa cinque gradi più alte durante tutto l'anno. La differenza è più marcata durante l'estate.

Latitudine e Longitudine
Altitudine
Centri Abitati

Suddivisione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni dell'Albania.

L'Albania è suddivisa amministrativamente in 12 prefetture o "contee" (il termine ufficiale è qark/qarku, ma viene usato anche prefekturë/prefektura), a loro volta suddivise in 36 distretti (rrethe in albanese). Vi sono poi 351 comuni. La capitale del paese, Tirana, è sottoposta a uno statuto particolare in quanto metropoli.[senza fonte]

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla capitale Tirana, che insieme ai comuni limitrofi conta circa 1.000.000 abitanti[senza fonte], le città principali sono Durazzo, Scutari, Elbasan, Coriza, Valona e Fier.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Andamento demografico dal 1961 al 2003

Lingua ufficiale e minoranze linguistiche[modifica | modifica sorgente]

I territori etnico-linguistici degli albanesi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lingua albanese.

La lingua ufficiale è l'albanese (nome nativo Gjuha Shqipe /ˈɟuˌha ˈʃciˌpɛ/), una lingua parlata da oltre 6 milioni di persone principalmente in Albania (3.350.000), Kosovo (1.700.000), Macedonia (750.000), Grecia (160.000 nel 2000-2002[senza fonte]) e Montenegro (70.000).

L'albanese costituisce un gruppo a parte della famiglia linguistica indoeuropea. Alcuni studiosi suggeriscono che sia l'unico sopravvissuto del gruppo illirico parlato un tempo nella penisola sud-orientale dell'Europa. Altri suggeriscono che possa essere imparentato più con l'antico daco, un tempo parlato in Mesia e in Dacia (Romania)

Una piccola parte della popolazione dell'estremo sud parla il greco. Una minoranza linguistica nell'est parla il macedone, e un'altra minoranza linguistica nel nord-ovest parla il serbo (dialetto iekavo)[27]. La lingua straniera più conosciuta è l'italiano[28], parlata da 1.600.000 abitanti circa (il 73% della popolazione). Le altre lingue straniere più conosciute sono l'inglese, il greco, il tedesco e il francese.

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Composizione etnica (secondo una stima del 2012)[29]:

Secondo altre fonti, nel 1989 la popolazione vivente in Albania di origine greca oscillava dall'1% (statistiche ufficiali del governo albanese) al 12% (statistiche di una organizzazione greca).[29] Esistono inoltre altre minoranze quali i bosniaci musulmani[30], gli Ashkali detti anche Egiziani albanesi[31], i Valacchi (o Arumeni), i Gorani, e i Rom. Vi sono anche una piccola comunità armena, e una ebraica a Tirana.

La diaspora albanese vanta una tradizione secolare e riguarda molti Paesi e in particolare l'Italia e, in anni più recenti, la Grecia. Si calcola che la più antica migrazione fu quella che riguardò un cospicuo gruppo di persone della comunità Arbëreshë, i cui discendenti vivono ancora oggi in alcune regioni del sud Italia (soprattutto in Calabria e in Sicilia, a Piana degli Albanesi, ma anche in Puglia, Basilicata, Molise, Campania ed Abruzzo).[32]

Storia religiosa[modifica | modifica sorgente]

Gli abitanti dell'antico territorio d'Illiria praticavano riti pagani e credevano nei miti della guerra, della natura e degli animali. Il Cristianesimo si diffuse nelle terre illiriche durante il I secolo d.C. San Paolo scrisse di aver predicato anche nelle province romane dell'Illiria, e le Sacre Scritture narrano di una sua visita a Durazzo: l'apostolo conobbe l'Albania grazie ai suoi viaggi via terra dalla Giudea a Roma, durante i quali ci si imbarcava a Durazzo per raggiungere la penisola italiana. Dante Alighieri nella Divina Commedia parla dell'Albania.[33]

L'opera di cristianizzazione fu portata avanti, in seguito, anche dai missionari cristiani attraverso l'antica Via Egnatia e il territorio dell'antica Illiria, dove si fondano le prime comunità e chiese cristiane illiriche. Secondo recenti scoperte archeologiche come le Sinagoghe Ebree nelle città di Saranda e Valona [senza fonte], in alcune città costiere del territorio dell'Albania in quei tempi sorsero anche alcune piccole comunità ebraiche Le comunità cristiane rimasero legate alla Chiesa cattolica grazie alla presenza di capi spirituali italiani e albanesi e alla volontà dei principi dei clan Arianiti, Kastrioti, Balshaj, Topiaj, Gjon Markaj, Dukagjini, Muzakaj.

In seguito alla divisione dell'Impero romano in Impero d'Oriente e Impero d'Occidente nel 395, il territorio oggi noto come Albania venne posto sotto la giurisdizione dall'Impero Romano d'Oriente, ma in termini ecclesiastici rimase dipendente da Roma. Nel 732 l'imperatore bizantino, Leone l'Isaurico, assoggettò l'area al patriarcato di Costantinopoli. Per secoli la terra di Albania divenne l'arena delle lotte ecclesiastiche fra Roma e Costantinopoli. Molti degli albanesi gheghi che vivevano a nord del fiume Shkumbini (area comprendente l'odierna Durazzo-Apollonia-Elbasan fino a Korca e l'area di Scutari, la pianura compresa fra il Mare Adriatico e il lago di Scutari) si convertirono al Cattolicesimo, mentre gli albanesi toschi che vivevano fra le regioni montuose del sud-est e le regioni sudoccidentali a sud del fiume Shkumbini aderirono alla Chiesa ortodossa di rito bizantino. Le comunità cristiane sotto il regime politico-militare dell'Impero Bizantino si divisero sia dai riti ortodossi (passando alla liturgia della Sacra Scrittura e ai simboli cristiani), sia dall'autorità di Costantinopoli del clero bizantino.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religione in Albania, Chiesa ortodossa albanese e Chiesa cattolica in Albania.
Moschea di Et'hem Bey a Tirana
Cattedrale cattolica di San Paolo a Tirana
Cattedrale cristiano ortodossa di Korça

Nel periodo 1967-1990, durante il regime nazional-comunista di Enver Hoxha, tutte le religioni erano proibite per legge in quanto l'ateismo di stato era stato assunto a principio costituzionale ed imposto con la forza. Nel 1976, poi, nella Costituzione albanese, l'Albania si proclamava atea. Oggigiorno è stata ristabilita la libertà di culto e vi è stato un aumento dei fedeli delle varie religioni. La Costituzione del 1998, all'articolo 10, afferma la laicità dello Stato e sancisce l'uguaglianza dei vari culti. Inoltre l'articolo 3 pone la coesistenza religiosa tra i principi fondanti dello Stato[34]. Lo Stato riconosce come giorni festivi le feste delle quattro confessioni tradizionali, ovvero le comunità che registrano una presenza storica nel paese.

Le religioni più praticate in Albania sono il Cristianesimo e l'Islam.[35] Nella storia dello Stato non si sono registrati particolari fenomeni di estremismo religioso e le varie confessioni normalmente convivono senza problemi. Il matrimonio interreligioso è da secoli considerato socialmente accettabile.[36][37] Essendo la pratica religiosa, sia privata che pubblica, libera solo da pochi anni (rispettivamente dal 1990 e 1998) non ci sono ancora statistiche recenti certe e coerenti sulla percentuale di aderenti alle varie religioni e sulla reale proporzione di credenti praticanti rispetto al totale. Sebbene manchino dati ufficiali, il Dipartimento di Stato americano stima nel 25/40% la parte della popolazione che partecipa attivamente alle funzioni religiose[38].

Uno studio demografico del Pew Research Center risalente al 2009 afferma che i musulmani sarebbero la grande maggioranza, con una percentuale sul totale della popolazione del 79,9%.[39] Il CIA World Factbook del 2014 fornisce una stima della distribuzione dei credenti che valuta i musulmani a circa il 56,7% della popolazione, i cristiani ortodossi il 6,8%, i cattolici di rito romano al 10%, i Bektashi al 2,1%, i testimoni di Geova al 0,16%,[40] altri al 5,7%, non specificato al 16,2%. Tuttavia la fonte precisa che si tratta di semplici stime, poiché non vi sono statistiche disponibili.[41]

La World Christian Encyclopedia nel 2001 valutava i fedeli di religione islamica al 38,8%, seguiti a poca distanza dal 35,4% ottenuto dalla somma delle varie confessioni cristiane[42][43] Secondo quanto riportato dal sito di informazione Operation World, gestito dal gruppo evangelico WEC International[44], sarebbero invece i cristiani ad essere maggioranza nel paese (41,48%, a maggioranza ortodossi), seguiti dai musulmani (38,79%, quasi interamente sunniti) e dagli atei (19,54%).

Il numero totale delle confessioni religiose registrate è di 245 (189 cristiane e 56 islamiche od orientali). La mappa religiosa ha mantenuto nel tempo la distribuzione storica. I cattolici si trovano principalmente nell'Albania del Nord, i musulmani hanno una zona più ampia con forte presenza nelle zone centrali e rurali, mentre gli ortodossi (Albanesi e Greci), appaiono nelle zone meridionali del Paese. La migrazione interna intanto ha fatto in modo che si creassero molte zone dove la popolazione si divide in più comunità religiose.

Per quanto riguarda le comunità cristiane, il problema principale è la mancanza di sacerdoti e di suore di nazionalità albanese nei diversi ordini religiosi. Un problema di natura giuridica è invece la restituzione delle proprietà immobiliari degli ordini religiosi in Albania, confiscate dai governi durante il regime comunista. Tuttavia, in un accordo con la Santa Sede del 2002, il governo albanese si è impegnato a ripristinare le proprietà della Chiesa cattolica (Articolo 9)[45].

Ordinamento[modifica | modifica sorgente]

Il parlamento[modifica | modifica sorgente]

Il sistema politico dell'Albania si basa sulla divisione del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere legislativo è esercitato dal parlamento unicamerale, composto da 140 deputati (uno ogni circa 25.000 persone), eletti secondo un sistema semi-proporzionale, ogni 4 anni, in base alle 12 contee in cui è diviso lo Stato. Un progetto di legge può essere proposto da un membro dell'Assemblea, oppure da qualsiasi cittadino che raccoglie 20.000 firme di votanti. In altri casi di importanza nazionale, una raccolta di 50 000 firme concede l'ultima parola ad un referendum. Ottenuta l'approvazione dal Parlamento, il progetto di legge viene indirizzato al Presidente della Repubblica, il quale ha il diritto di veto, con la dovuta giustificazione, e può rimandare la legge in una seconda votazione, o coinvolgere la Corte Costituzionale, che ne stabilisce la legittimità, nel caso il capo dello Stato ritenga che la Costituzione sia stata violata. La Costituzione che è in vigore è stata adottata ufficialmente nel 28 novembre 1998, dopo l'esito di un referendum. Nel 1997 l'Albania è stata riaffermata, con circa il 65% dei voti, repubblica parlamentare, da un referendum che aspirava alla creazione di una monarchia parlamentare.

Presidente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidenti dell'Albania.
Stemma presidenziale

Capo di stato dell'Albania è il Presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni con i 3/5 dei voti dell'Assemblea (Kuvendi) a scrutinio segreto.

L'attuale presidente è Bujar Nishani, eletto nel luglio 2012.

Il Presidente ha il potere di garantire il rispetto della costituzione e di tutte le leggi, manda messaggi all'Assemblea e altri organi statali, opera come Comandante Supremo delle Forze Armate (mosse con la fiducia del parlamento), e altri poteri, in maggior parte formali e cerimoniali.

Il Presidente, con la proposta del leader del partito o coalizione di partiti che detiene la maggioranza nell'Assemblea, nomina il Primo Ministro, il quale propone al Presidente i membri del Consiglio dei ministri. L'intero Consiglio poi viene approvato dal voto dell'Assemblea.

Il governo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Primi ministri dell'Albania.
Il Primo Ministro albanese Sali Berisha con il presidente statunitense George W. Bush, durante la visita di quest'ultimo a Tirana

Il potere esecutivo viene esercitato dal Consiglio dei ministri. Il presidente del Consiglio è nominato dal Presidente; i ministri sono anche essi nominati dal Presidente sulla base di raccomandazioni del Primo Ministro. L'Assemblea del Parlamento dà l'approvazione definitiva alla composizione del Consiglio. Il Consiglio è responsabile sia della politica interna che estera. Dirige e controlla l'attività dei Ministeri e di altri organi dello Stato.[senza fonte]

Ordinamento scolastico e il sistema universitario[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Istruzione in Albania.

In Albania attualmente ci sono università di diritto pubblico statali e private che sono nella fase di sviluppo dei curricula accademica per il riconoscimento del titolo di studio con ECTS European Credit Transfer System, con obiettivo l'integrazione nel sistema accademico e universitario dell'Unione Europea, secondo il processo della dichiarazione di Bologna.

Molte hanno sedi a Tirana, come l'Università di Tirana (in precedenza 'Università statale di Tirana' e 'Università di Tirana "Enver Hoxha"'), l'Università Politecnica di Tirana, l'Università statale Agraria, Accademia statale delle Belle Arti e della Musica, l'Università dello Sport (Istituto statale unico per la Ricerca in Medicina Sportiva, l'Educazione Fisica e per lo Sport), l'Università statale degli Studi Militari, l'Accademia statale della Polizia, le due ultime in collaborazione (per la riforma dei curricula accademica) con le strutture di formazione della NATO, PAMECA (missione dell'Unione Europea in Albania), e con specializzazioni nelle accademie dell'Esercito Italiano e Carabinieri in Italia.

Altri sedi universitarie pubbliche sono nelle principali città: Scutari, Durazzo (Università Aleksandër Moisiu), Elbasan, Korca, Valona e Argirocastro.

Attualmente ci sono 35 università private costituite come Società a responsabilità limitata (S.r.l.); di queste (S.r.l.), 10 sono proprietà dei investitori privati albanesi, 1 turco, 2 greco-cipriota, 1 greco-americana, 1 italiana di educazione a distanza (e-learning). L'offerta delle università private in Albania è invece maggiormente concentrata sulle facoltà di economia finanziaria e commercio, giurisprudenza, medicina, odontoiatria, ingegneria elettronica, edile e architettura.

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

Il servizio sanitario base in Albania viene effettuato dai medici di famiglia, i quali coprono un'unità amministrativa. Questo servizio viene offerto nei cosiddetti ambulatori, che corrispondono ad un unico quartiere. Il medico di famiglia possiede le cartelle mediche con dati sulle malattie e la condizione di salute delle persone di età sopra i quattordici anni, invece i minori vengono seguiti dai pediatri ed anche loro negli ambulatori. Nei casi particolari in cui i pazienti non possono essere portati in ambulatorio, per motivi di salute, il servizio viene erogato nel loro domicilio.

Questo modo di fornire il servizio sanitario pubblico in Albania, tramite il medico di famiglia, è relativamente nuovo ed è cominciato negli anni novanta, dopo i cambiamenti democratici nel paese. Il medico di famiglia tratta i cittadini secondo lo schema dettato dall'Istituto delle Assicurazioni della Salute Pubblica, ossia effettua le visite mediche su richiesta del paziente, rilascia ricette mensili per i malati cronici ed inoltre indirizza i pazienti verso gli specialisti se bisognosi di visite più accurate. I medici specialisti sono raggruppati in ambulatori particolari, che coprono 2/3 unità amministrative e non sono ancora stati inclusi nello schema dell'Istituto delle Assicurazioni, infatti vengono pagati dal Ministero della Salute.

Il servizio medico, per tutti i cittadini non assicurati, viene effettuato lo stesso dai medici di famiglia, sotto il compenso di circa 1,60 euro per visita medica, che va poi consegnato all'Istituto delle Assicurazioni. Si pensi che ogni medico offre servizi a circa 2000 persone, dei quali solo un certo numero è assicurato e gli altri invece sono disoccupati o sotto l'età minima per lavorare, ed in base al numero di assistiti riceve un aumento insignificante sullo stipendio.

Per i pensionati, ed alcune altre categorie, i medicamenti vengono rimborsati al 100%,[senza fonte] questa scelta rischiò di portare negli anni passati al fallimento dello schema dettato dall'Istituto delle Assicurazioni che però si riuscì a salvare grazie all'intervento di numerosi fondi del budget pubblico.[senza fonte] Tale schema però funziona a malapena, cosa che tra l'altro viene riflessa anche nella qualità dei servizi offerti agli assicurati e nel bassissimo stipendio dei medici di famiglia, i quali, ad esempio, con 25/30 anni di esperienza, ricevono non più di 250 euro mensili.

Attualmente si sta parlando di una riforma totale del servizio base di salute in Albania, che si pensa possa riuscire a portarlo a livelli confrontabili a quelli dei paesi più sviluppati dell'Europa,[senza fonte] ma fino ad oggi niente di concreto è stato fatto. In generale quindi il servizio medico soffre mancanze di tipo materiale e organizzativo.

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Guardacoste Damen Stan, Tipo 4207.

Le forze armate albanesi sono supervisionate dal Quartier Generale dello Stato Maggiore e consistono in forze armate di terra (esercito), commando forza navale (marina), difesa aerea, commando di dottrina e formazione e commando logistico. Nel 2002, le forze armate albanesi hanno lanciato un programma di riforma di 10 anni sponsorizzato e supervisionato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per perfezionare e modernizzare significativamente le proprie forze armate. Ad oggi l'esercito impiega più di 25.000 soldati. Nell'Aprile 2008 l'Albania e la Croazia hanno ricevuto un formale invito di adesione alla NATO e ne sono diventati membri effettivi il 4 aprile 2009[46]

Attualmente l'esercito albanese partecipa a missioni di pace sia in Afghanistan, sia in Iraq.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Capo del Governo attualmente è il primo Ministro Edi Rama

Elezioni parlamentari del 2009[modifica | modifica sorgente]

Blu: PD, rosso: PS, rosa: LSI, viola: PR, arancione: PBDNJ, azzurro: PDI

Il 29 giugno 2009 si sono tenute le elezioni osservate dalla comunità internazionale, la quale stabilì che, nonostante ci siano state ancora episodi di violazioni, erano da considerarsi regolari. Si formarono le quattro coalizioni di partiti, tra cui i maggiori furono l'Alleanza del Cambiamento, guidata dal PD e formata da partiti liberal-conservatori e liberali, e l'Unione per il Cambiamento, guidata dal PS, con alleati socialdemocratici e centristi. Il nuovo sistema elettorale ha rafforzato il bipolarismo e ha escluso dal Parlamento alcuni partiti minori. Il risultato fu questo:

  • Alleanza del Cambiamento 46,85%, 70 seggi
    • Partito Democratico (democratici-conservatori e liberali) 40,18%, 68 seggi
    • Partito Repubblicano (conservatori) 2,11%, 1 seggio
    • Partito per la Giustizia e Integrazione (regionalisti, centristi) 0,95%, 1 seggio
    • Partito Agrario Ambientalista (ambientalisti e neo-liberali) 0,88%, nessun seggio
    • Movimento della Legalità (monarchici) 0,71%, nessun seggio
    • Lega Democristiana (democratici cristiani) 0,4%, nessun seggio
    • Unione Liberale Democratica (liberali) 0,33% nessun seggio
    • Alleanza Democratica (centristi) 0,31%, nessun seggio
  • Unione per il Cambiamento
    • Partito Socialista (socialdemocratici e liberal-socialisti) 45,34%, 66 seggi
    • Partito Socialdemocratico (socialdemocratici) 1,76%, nessun seggio
    • Unione per i Diritti dell'Uomo (liberali e minoritari) 1,19%, 1 seggio
    • G99 (movimento giovanile, centristi) 0,86%, nessun seggio
    • Partito della Democrazia Sociale (liberali) 0,68, nessun seggio
  • Alleanza Socialista per l'Integrazione 5,56%, 4 seggi
    • Movimento Socialista per l'Integrazione (LSI) (LEVISJA SOCIALISTE PER INTEGRIM) (socialdemocratici) 4,85%, 4 seggi
    • Vero Partito Socialista '91 (socialisti) 0,43%, nessun seggio
  • Il Polo della Libertà
    • Partito Democristiano dell'Albania (conservatori cristiani) 0,88%, nessun seggio
    • Movimento per lo Sviluppo Nazionale (nazionalisti) 0,71%, nessun seggio

Governo[modifica | modifica sorgente]

Uffici di Presidenza del Parlamento Albanese
Sede del Parlamento Albanese
Piazza Kastriota

Di seguito l'elenco dei ministri in carica dal 15 settembre 2013.[47]

Ministro Nome Partito
Primo Ministro Edi Rama Partito Socialista
Vice Primo Ministro Niko Peleshi Partito Socialista
Ministro della Difesa Mimi Kodheli Partito Socialista
Ministro degli Interni Saimir Tahiri Partito Socialista
Ministro degli Affari Esteri Ditmir Bushati Partito Socialista
Ministro per l'Integrazione Europea Klajda Gjosha Movimento Socialista per l'Integrazione
Ministro delle Finanze Shkëlqim Cani Partito Socialista
Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Edmond Haxhinasto Movimento Socialista per l'Integrazione
Ministro dello Sviluppo Urbano e del Turismo Eglantina Gjermeni Partito Socialista
Ministro dello Sviluppo Economico, del Commercio e dell'Imprenditorialità Arben Ahmetaj Partito Socialista
Ministro dell'Istruzione e dello Sport Lindita Nikolla Partito Socialista
Ministro della Giustizia Nasip Naço Movimento Socialista per l'Integrazione
Ministro della Cultura Mirela Kumbaro Indipendente
Ministro del Benessere Sociale e della Gioventù Erion Veliaj Partito Socialista
Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Milena Harito Partito Socialista
Ministro della Salute Ilir Beqaj Partito Socialista
Ministro dell'Energia e dell'Industria Damian Gjiknuri Partito Socialista
Ministro dell'Ambiente Lefter Koka Movimento Socialista per l'Integrazione
Ministro dell'Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e delle Risorse Idriche Edmond Panariti Movimento Socialista per l'Integrazione
Ministro per i Rapporti con il Parlamento Ilirjan Celibashi Partito Socialista
Ministro di Stato per le Questioni Locali Bledi Çuçi Partito Socialista

Elezioni locali del 18 febbraio 2007[modifica | modifica sorgente]

Il 18 febbraio 2007 si sono tenute le elezioni amministrative. Ha prevalso l'opposizione di sinistra, con a capo i socialisti di Edi Rama (sindaco di Tirana), che ha battuto il raggruppamento del presidente del consiglio Sali Berisha.

Confini[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione sommaria della popolazione albanese nei paesi confinanti con l'Albania
L'Albania comprendente le zone lasciate al di fuori dai confini nazionali dalla conferenza di Londra

L'Albania confina con il Montenegro a nord (per 287 km), con il Kosovo e con la Macedonia a nord-est (151 km), e con la Grecia per 282 km a sud. Ad eccezione della linea costiera, tutti i confini dell'Albania sono convenzionali, stabiliti in linea di principio durante il Conferenza degli Ambasciatori del 1912-1913 a Londra, dopo la proclamazione dell'indipendenza.[48]

La Conferenza degli Ambasciatori lasciò l'Albania con un territorio esiguo in cui viveva solo il 30% degli albanesi, mentre gli ampi territori della Kosova e Ciamuria furono inglobati rispettivamente dalla Serbia e dalla Grecia; in realtà soltanto l'intervento diplomatico dell'Italia, preoccupata dell'influenza slava e greca sull'Adriatico evitò il completo smembramento dello Stato; per questo motivo re Zog I si proclamò Re degli albanesi e non Re d'Albania.[49] Il Paese venne occupato, durante la prima guerra mondiale, dagli eserciti di Italia, Serbia, Grecia e Francia, ma i confini stabiliti nel 1913 furono essenzialmente riaffermati dalle potenze vincitrici nel 1921.[50]

Alcune variazioni sono state accordate per salvaguardare le situazioni economiche locali, ad esempio per impedire la separazione di un villaggio dalle sue zone di pascolo o i mercati dalle relative zone di produzione. Le pressioni politiche inoltre furono un fattore importante nelle trattative, ma il risultato fu condizionato dall'approvazione delle Potenze, che avevano interessi più astratti, soprattutto mantenere l'equilibrio delle forze piuttosto che specifiche ambizioni economiche. Dopo la seconda guerra mondiale la Grecia espulse tutte le comunità albanesi della Ciamuria, accusate di aver appoggiato i fascisti italiani, prendendo pieno controllo del territorio e troncando sul nascere ogni possibile rivendicazione.[51]

La divisione della regione dei laghi fra tre nazioni richiese che ciascuno di essi avesse una parte delle pianure nelle vicinanze. Questa decisione artificiale, una volta presa, condizionò necessariamente i confini settentrionale e meridionale. Il confine che si estende dai laghi generalmente verso nord, sebbene segua le creste degli alture orientali, rimane distante dai 16 ai 32 km dallo spartiacque.[52] Poiché i negoziatori al congresso di Londra si rifiutarono di utilizzare lo spartiacque come confine nordorientale del nuovo Stato dell'Albania, la popolazione albanese del Kosovo fu incorporata nella Serbia.[48]

Nell'estremo nord e nelle regioni montagnose del nordest dell'Albania, il confine segue le creste delle montagne attraverso le in gran parte inaccessibili Alpi Albanesi settentrionali, conosciute localmente come Bjeshkët e Namuna. Per la maggior parte, non esiste un confine naturale dalle alture all'Adriatico, anche se il lago di Scutari (Shkoder) e una parte del corso del fiume Buna a sud del lago sono stati usati per contrassegnare il confine nord-occidentale dell'Albania. A sud e sud-ovest, tra la regione dei laghi e il Mar Ionio, il confine sudorientale del paese non segue lo spartiacque ma attraversa alcune creste montuose.

Rapporti culturali con l'Italia[modifica | modifica sorgente]

La lingua italiana è la lingua straniera più conosciuta.[53][54] Diverse generazioni e gruppi etnici sociali, anche grazie alle trasmissioni dei diversi canali radio televisivi italiani i quali raggiungono la maggior parte del territorio albanese via satellite o terrestre, hanno permesso un ampliamento della conoscenza della lingua italiana.[53] I rapporti culturali sono reciproci, non solo nella conoscenza linguistica dell'italiano, ma dal continuo contatto tra gli Arbëreshë e la loro madre patria albanese. Progetti culturali infatti si intrecciano tra i due paesi del Mediterraneo, mettendo in risalto le radici comuni.

Lo studio e la conoscenza dell'italiano è sostenuta, inoltre, dal "Programma Illiria" (convenzione politica ottenuta con accordi bilaterali dei governi italiano e albanese), che offre la possibilità di studiare la lingua italiana contemporanea a diversi alunni presso le scuole pubbliche statali del primo ciclo fino alle medie superiori nelle sessioni bilingue in Albania e studenti albanesi di studiare anche in Italia. Il programma di Protocollo Scientifico Italia-Albania prevede anche la formazione continua di docenti, professori, insegnanti e traduttori albanesi, anche nell'ambito del Dipartimento di Italianistica della Facoltà delle Lingue Straniere e del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e di Psicologia della Facoltà delle Scienze Sociali dell'Università di Tirana.

Altre note riguardo ai rapporti culturali fra Albania ed Italia:

  • nel 2004 viene istituita l'Università "Nostra Signora del Buon Consiglio", con sede a Tirana ed Elbasan. Ente promotore è un Istituto religioso italiano fondato da padre Luigi Monti. L'Università ha attivato sette corsi di laurea in convenzione con tre Atenei statali italiani (Bari, Roma Tor Vergata e Milano), potendo così rilasciare diplomi validi anche in Italia. Nel 2010 sono 500 i docenti italiani che vi tengono interi corsi, contribuendo a fare di questa iniziativa il più grande progetto culturale-universitario italiano all'estero[55].
  • nel 2006, nelle scuole pubbliche statali e regionali paritarie in Italia studiano circa 70.000 alunni albanesi[56];
  • Nel 2008 nelle università italiane risultavano iscritti più di 11.397 studenti universitari albanesi[57];
  • L'Istituto Italiano di Cultura a Tirana organizza eventi di promozione culturale dedicati all'arte, alla musica e alla letteratura italiana che coinvolgono artisti italiani, europei e albanesi.
  • Anche in Italia esiste dal 2011 il Centro di Cultura Albanese che organizza eventi di promozione culturale dedicati all'arte e alla cultura albanese che coinvolgono artisti ed intellettuali albanesi e italiani.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia dell'Albania.
Tirana, il centro economico dell'Albania

Il sistema socio-economico attuale dell'Albania è considerato quello di un "Paese in Via di Sviluppo", secondo la metodologia del Fondo monetario internazionale (IMF) e delle Nazioni Unite (UN). L'Albania non è un paese ricco per gli standard europei e sta attualmente compiendo la difficile transizione verso un'economia di mercato. La caduta del regime politico comunista del 1990 è infatti avvenuta più tardi e in modo più caotico rispetto agli altri paesi del Europa dell'Est, ed è stata caratterizzata da un massiccio esodo di rifugiati politici e emigranti economici verso l'Italia e la Grecia nel 1991 e nel 1992. I primi tentativi di riforma cominciarono all'inizio del 1992, dopo che il valore reale del PIL era diminuito di oltre il 50% rispetto al picco del 1989.

Secondo i dati del 2008 il 18,5% del PIL è prodotto dal settore primario, il 23,9% dal settore secondario mentre il 57,8% dal settore terziario. Dal punto di vista occupazionale, il 44,7% della forza lavoro è impiegata nell'agricoltura, il 15,5% nell'industria e il 39,8% nei servizi

Settore Primario[modifica | modifica sorgente]

Per quello che riguarda l'agricoltura, le coltivazioni principali sono il frumento (260.000 tonnellate), il mais (230.000 tonnellate) e le patate (165.000 tonnellate). L'allevamento è concentrato prevalentemente sugli ovini (1.853.000), caprini (876.000) e bovini (577.000).

Il sottosuolo rileva la presenza di lignite (116.000 tonnellate), petrolio (265.800 tonnellate) e cromite (203.800 tonnellate). Di minore importanza la presenza di piriti cuprifere e nichel.[58] Negli ultimi anni comunque l'Albania sta compiendo un enorme sforzo di trasformazione in tutti i settori, e si sta anche modernizzando. Attualmente le priorità del Paese sono il turismo favorito da paesaggi mozzafiato, e lo sviluppo delle infrastrutture, in particolare delle vie di comunicazione. L'agricoltura non è ancora molto produttiva. Nelle pianure e nelle vallate si coltivano cotone, tabacco, cereali, ulivo e vite. Sui monti si praticano principalmente la pastorizia e colture di sussistenza in piccoli appezzamenti; è sviluppata la pesca, sia in mare sia nelle lagune costiere.

Settore Secondario[modifica | modifica sorgente]

Il settore secondario è favorito dal basso costo della manodopera che attira investimenti stranieri.

Settore terziario[modifica | modifica sorgente]

Attualmente anche il terziario è in crescita: le località sulla costa stanno cercando di attrezzarsi rapidamente per le attività turistiche. Infatti l'Albania presenta località turistiche, che secondo i visitatori sono le migliori e più belle aree di tutti i Balcani[senza fonte].

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Albania.

Rete stradale[modifica | modifica sorgente]

SH2 - entrata a Tirana

Attualmente tutte le principali città Albanesi sono collegate fra loro con strade statali. C'è un'autostrada a 4 corsie che collega la città di Durazzo a Tirana, e un'altra da Durazzo a Valona. Dal 2007 l'Albania sta assistendo alla costruzione di numerose strade. L'opera principale da allora può essere considerata l'inaugurazione dell' "Autostrada della Patria" (a 4 corsie) che collega Pristina con Durazzo, per una lunghezza totale di 170 km. Il 26 giugno 2009 è stato inaugurato il tratto Durazzo - Kukes dell'autostrada, per 61 km con anche un tunnel di 6 km[59]. Importante anche il tratto Tirana-Elbasan, ancora in costruzione, che grazie ad un tunnel di 2.4 chilometri diminuirà notevolmente la distanza tra le due città, ed in generale tra la capitale e il sud del paese[60] .

La seconda priorità invece è la costruzione del Corridoio Europeo 8, che collegherà l'Albania alla Macedonia e alla Grecia.[61][62]

Trasporti aerei[modifica | modifica sorgente]

Nuovo Terminale dell'Aeroporto di Tirana

L'Albania ha un solo aeroporto internazionale: l'Aeroporto Internazionale di Tirana. Si trova a 25 km dalla capitale ed è collegato a 30 destinazioni con 13 linee aeree.

A partire dagli anni novanta, l'aeroporto ha subito una notevole crescita in termini di passeggeri arrivando, nel 2007, a servire oltre 1 milione di passeggeri.

L'aeroporto era uno scalo per l'Albanian Airlines, ma dopo la revoca della licenza di volo da parte dell'Autorità per l'Aviazione Civile albanese[63] la compagnia aerea più presente è la low cost Belle Air, che a Tirana aveva il suo hub, fino al fallimento della suddetta nel 2013, sostituita da compagnie simili come Livingstone, Air One e Blue Panorama. Vi fanno regolarmente scalo anche: Adria Airways, Alitalia, British Airways, Jetairfly, Austrian Airlines, Lufthansa, Olympic Airlines, Pegasus e Turkish Airlines[64].

Rete ferroviaria[modifica | modifica sorgente]

Treno della linea Tirana-Durazzo

Il sistema ferroviario fu prevalentemente promosso all'epoca del regime totalitario di Enver Hoxha, infatti in quel periodo l'uso di automezzi privati era vietato.

Le ferrovie in Albania sono gestite dalla Hekurudhat Shqiptare (HSH) (Ferrovie Albanesi) che, con un totale di circa 447 km di linee principali e circa 230 km di linee secondarie, a binario unico, collega fra loro le principali città albanesi. La trazione è diesel, prevalentemente basata su locomotive dell'azienda ceca ČKD (CKD VAGONKA a.s. di Ostrava).

La rete ferroviaria albanese è di fatto sconnessa delle reti dei paesi circostanti; nonostante qualche incoraggiante miglioramento in corso si può considerare in genere gravemente degradata, rispetto al livello medio delle ferrovie europee. Molti tratti di linea in uso sono danneggiati, con opere d'arte principali lesionate e insicure; molti tratti sono di fatto abbandonati o dismessi.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Flauti dei pastori albanesi della Macedonia
Tradizionale gruppo folk da Skrapar

Musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musica albanese.

È possibile individuare nella musica tradizionale albanese due raggruppamenti:

  • Gegë la cui musica tradizionale popolare si basa su uno strumento a corde detto çiftelia.
  • Toskë la cui musica tradizionale popolare, si basa su gruppi di cantanti polifonici, senza strumenti musicali dove uno solo canta, un altro ripete le parole del cantante principale (per simulare una specie di eco) e gli altri cantanti producono un suono costante detto Iso

La musica popolare, di origine molto antica, è stata tramandata oralmente di in generazione ed è accompagnata da balli tipici tradizionali (Shota, Pogonishte, Il Ballo dei uomini, per citarne alcuni).

Cinema[modifica | modifica sorgente]

  • Skanderbeg (1953), di Sergei Yutkevich
  • Tana (film) (1958), di Kristaq Dhamo
  • Udha e shkronjave (1978), di Vladimir Prifti
  • Tela per violine (1978), di Bujar Kapexhiu
  • Tirana year zero (1989), di Fatmir Koçi
  • Lamerica (1994), di Gianni Amelio
  • Butrinto (2001), di Vladimir Prifti
  • Ngadhnjim mbi vdekjen (1967), Gezim Erebara
  • Guximtarët (1970), Gezim Erebara
  • Në fillim të verës (1975), Gezim Erebara
  • Pylli i lirisë (1976) Gezim Erebara
  • Vajzat me kordele të kuqe (1978), Gezim Erebara
  • Përtej mureve të gurta (1979), Gezim Erebara
  • Nusja (1980) Gezim Erebara
  • Një natë pa dritë (1981), (Gezim Erebara)
  • Fushë e blertë-fushë e kuqe (1986), (Gezim Erebara)
  • Një jetë më shumë (1986) (Gezim Erebara)
  • Letra ere (2003), Edmond BUDINA
  • Gjoleka, djali i Abazit, Dhimiter Anagnosti
  • I dashur armik, Gjergj Xhuvani
  • Lule te kuqe, lule te zeza, Mevlan Shanaj
  • Vera, Artan Minarolli (jashte konkurrimit)
  • Nata pa hene, Artan Minarolli
  • Parullat, Gjergj Xhuvani
  • Syri magjik, Kujtim Cashku
  • Tirana viti zero, Fatmir Koci
  • Trishtimi i Zonjes Shnajder, Pirro Milkani (Jashte konkurrimit)
  • Yllka, Ylli Pepo
  • Keshilltaret, di Marika Vila (1979)
  • Njeriu me Top, di viktor Gjika
  • Gunat Parmbi Tela, di Muharrem Fejzo
  • Nje baba teper", Arjan Culiqi
  • Borxhliu, Arjan Culiqi
  • Piruet, Arjan Culiqi
  • Gjithe fajet e ka paraja, Arjan Culiqi
  • Il tempo della cometa, di Fatmir Koçi (2008)

Sport[modifica | modifica sorgente]

Il calcio è tra gli sport, se non il più popolare, in Albania, disciplinato dalla Federcalcio Albanese (Federata Shqiptare e Futbollit, F.SH.F.), creato nel 1930, membro della FIFA e membro fondatore della UEFA.

Altri degli sport molto praticati sono la pallavolo, la pallacanestro, il tennis, il rugby, l'atletica leggera, e gli sport acquatici, come nuoto, pallanuoto e tuffi.

Tra le principali organizzazioni sportive vi sono:

Personaggi celebri albanesi[modifica | modifica sorgente]

Ismail Kadare, il più celebre scrittore contemporaneo albanese

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati CIA 2008
  2. ^ The World Factbook, Central Inteligence Agency, p. Albania. URL consultato il 3 aprile 2014.
  3. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  4. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  5. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  6. ^ Sino al XV-XVI secolo, l'inizio dell'occupazione turca dei Balcani.
  7. ^ Il Kosovo è attualmente conteso tra la Repubblica del Kosovo, che effettivamente controlla il territorio, e la Serbia, che reclama la sovranità su di esso.
  8. ^ Oxford English Dictionary
  9. ^ (DE) Indogermanisches etymologisches Wörterbuch (Indo-European Etymological Dictionary) 1959 pp. 30–31
  10. ^ Constantine A. Chekrezi. Albania Past and Present. New York: The Macmillan Company, 1919. p. 116.
  11. ^ (EN) Madrugearu A, Gordon M. The wars of the Balkan peninsula. Rowman & Littlefield, 2007. p.146
  12. ^ Richard Talbert, Barrington Atlas of the Greek and Roman World, (ISBN 0-691-03169-X), map 49 & notes
  13. ^ The Illyrians by J. J. Wilkes, 1992, ISBN 0-631-19807-5, p. 279, "We cannot be certain that the Arbanon of Anna Comnena is the same as Albanopolis of the Albani, a place located on the map of Ptolemy (3.12)"
  14. ^ On the problem of autohtonity of the turkic population of garabag
  15. ^ Robert Elsei. The Albanian lexicon of Arnold von Harff, Earliest reference to the existence of the Albanian language, pp. 113–122.
  16. ^ http://www.archive.org/download/lalbania00ojetgoog/lalbania00ojetgoog.pdf
  17. ^ Conrad Malte-Brun, "Annales des Voyages de la geographie et de l'historie", Parigi, 1809
  18. ^ Johann Georg von Hahn, "Albanesische Studien", Bd. 1-3, Jena 1854, reprint Dion. Karavias, Athen 1981
  19. ^ 2.Shthurja e Bashkesise Primitive - i l i r e t
  20. ^ Lorenzo Braccesi, Grecità adriatica
  21. ^ "Scanderbeg", Harry Hodgkinson Necessario ricordare il lungo periodo di amicizia e protettorato militare di gran parte del territorio albanese nella Repubblica Serenissima Veneta considerato il miglior periodo di sviluppo economico e culturale della Repubblica Albanese finito nel 1797 con la caduta della Repubblica Veneta da parte di Napoleone.
  22. ^ (EN) Tom Winnifrith, Badlands-borderlands: a history of Northern Epirus/Southern Albania, London, Duckworth, 2002. ISBN 0-7156-3201-9. , pag 130
  23. ^ Ruggero Giacomini La rivolta dei Bersaglieri e le Giornate rosse: I moti di Ancona dell'estate 1920 e l'indipendenza dell'Albania (Edito dall'Assemblea legislativa della Regione Marche nel 2010)
  24. ^ Il testo del patto diceva: L'Italia si impegna a riconoscere e difendere l'autonomia dell'Albania e si dispone senz'altro, conservando soltanto Saseno, ad abbandonare Valona.
  25. ^ http://ddata.over-blog.com/xxxyyy/0/19/69/68/jewish-survival-in-albanie.pdf
  26. ^ La candidatura dell'Albania al vaglio della Commissione europea, Albania News, 17 novembre 2009. URL consultato il 18 novembre 2009.
  27. ^ (EN) Lingue in Albania
  28. ^ Mappa degli italofoni nel mondo
  29. ^ a b CIA, The World Fact Book
  30. ^ www.mymacedonia.net
  31. ^ (EN) "Roma and Egyptians in Albania: From Social Exclusion to Social Inclusion", by Hermine De Soto, Sabine Beddies, Ilir Gedeshi, Paperback April 2005, ISBN 0-8213-6171-6
  32. ^ Si veda la sezione Distribuzione geografica in Arbëreshë.
  33. ^ (PARADISO - CANTO SESTO vv. 61 e segg.)
  34. ^ (EN) Costituzione albanese. URL consultato il 23 maggio 2009.
  35. ^ Albania in International Religious Freedom Report 2009, Bureau of Democracy, Human Rights, and Labor, United States Department of State, 26 ottobre 2009. URL consultato il 7 novembre 2009.
  36. ^ Albanian religious leaders celebrate religious harmony in Religions for peace, European Council of Religious Leaders. URL consultato l'8 novembre 2009.
  37. ^ Fostering Religious Harmony in Albania (PDF), USAID, 30 giugno 2007. URL consultato l'8 novembre 2009.
  38. ^ (EN) Albania in International Religious Freedom Report 2006, US Department of State, 2006. URL consultato il 23 maggio 2009.
  39. ^ Tracy Miller (a cura di), Mapping the Global Muslim Population: A Report on the Size and Distribution of the World's Muslim Population (PDF), Pew Research Center, ottobre 2009. URL consultato l'8 ottobre 2009.
  40. ^ Annuario dei Testimoni di Geova 2014, pagina 178 (ISBN non esistente)
  41. ^ The World Factbook, Central Intelligence Agency, p. Albania. URL consultato il 3 aprile 2014.
  42. ^ p 51, World Christian Encyclopedia, Oxford University Press, 2001. ISBN 0195079639.
  43. ^ (EN) Summary of Religious Bodies in Albania, Religius Freedom. URL consultato il 23 maggio 2009.
  44. ^ (EN) Scheda dell'Albania dal sito operationworld.org
  45. ^ (EN) Agreement between the Holy See and the Republic of Albania on the Regulation of Their Mutual Relations in AAS, vol. 94, 2002, pp. 660-664. URL consultato il 23 maggio 2009.
  46. ^ Notizia riportata su RaiNews24
  47. ^ Fonte: sito del Consiglio dei Ministri
  48. ^ a b [1]
  49. ^ bashkim-travel.com - Le migliori risorse e informazioni sul tema: bashkim travel. Questa pagina è in vendita!
  50. ^ L'occupazione dell'isola di Saseno ed i reati commessi sull'isola - Prassi Italiana di Diritto Internazionale
  51. ^ ZERI I ÇAMËRISE ÇAMËRIA: shtator 2008
  52. ^ [2]
  53. ^ a b Maurizio Longo, La lingua italiana in Albania (PDF) in Education et Sociétés Plurilingues, n. 22, 2007, pp. 51-56. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  54. ^ Missione in Albania, Padri Rogazionisti - Provincia Italia Centro-Sud. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  55. ^ http://www.unizkm.al/zkm/brick/ateneo
  56. ^ documento del Ministero della Pubblica Istruzione con statistiche sugli studenti stranieri
  57. ^ "LA MOBILITA' DEGLI STUDENTI: ISCRITTI a.a. 2007/08 per ateneo, facoltà, corso di studio, cittadinanza, PROVENIENZA GEOGRAFICA e sesso" (file .zip)
  58. ^ Calendario atlante De Agostini 2011, Novara, Istituto geografico De Agostini Novara, 2010. ISBN 978-88-511-1521-0.
  59. ^ The highway Durrës-Kukës- Morinë is inaugurated :: EMG :: SEE news
  60. ^ http://noa.al/artikull/tirana-elbasan-tunnel-opens-and-is-put-in-operation/329843.html
  61. ^ Segretariato del corridoio paneuropeo VII
  62. ^ albanianews su corridoio VIII
  63. ^ Albanianews.it: Albanian Airlines costretta a sospendere i voli
  64. ^ Welcome to Tirana International Airport, Albania

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonello Biagini, Storia dell'Albania contemporanea, Bompiani, Milano, 2005
  • Calace, Francesca (a cura di), «Restituiamo la Storia» – dagli archivi ai territori. Architetture e modelli urbani nel Mediterraneo orientale. Gangemi, Roma, 2012 (collana PRIN 2006 «Restituiamo la Storia»)
  • Romania V., Farsi passare per italiani, Carocci, Roma, 2004
  • Pjeter Hidri, Generali Prenk Pervizi, Toena, Tirana, 2002
  • Pjeter Hidri, Le Général Pervizi, où l'histoire moderne d'Albanie, Dorian, Bruxelles, 2009
  • Lek Pervizi, Gjenrali Prenk Pervizi ne shtypin shqiptar, Bruxelles, Dorian, 2010
  • Proletar Hasani, Kush ka drejtuar ushtrine shqiptare, Tirana, 2001
  • Vincenzo Dorsa, Sugli albanesi: ricerche e pensieri, Napoli, 1847 (scaricabile sul sito Google books).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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