Tunisia

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Tunisia
Tunisia – Bandiera Tunisia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Ordine, Libertà, Giustizia
Tunisia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica tunisina
Nome ufficiale الجمهورية التونسية
Lingue ufficiali arabo[1]
Altre lingue berbero, francese
Capitale Tunisi  (2.000.000 ab. / 2008)
Politica
Forma di governo Repubblica semi-presidenziale
Capo di Stato Moncef Marzouki
Capo di Governo Mehdi Jomaa
Indipendenza Dalla Francia, 20 marzo 1956
Ingresso nell'ONU 1956
Superficie
Totale 163.610 km² (89º)
 % delle acque   %
Popolazione
Totale 10.480.934 ab. (2012) (80º)
Densità 66 ab./km²
Tasso di crescita 0,964% (2012)[2]
Geografia
Continente Africa
Confini Algeria, Libia
Fuso orario UTC +1
Economia
Valuta Dinaro tunisino
PIL (nominale) 45 407[3] milioni di $ (2012) (81º)
PIL pro capite (nominale) 4 213 $ (2012) (105º)
PIL (PPA) 104 008 milioni di $ (2012) (69º)
PIL pro capite (PPA) 9 650 $ (2012) (90º)
ISU (2011) 0,698 (alto) (94º)
Fecondità 2,0 (2010)[4]
Varie
Codici ISO 3166 TN, TUN, 788
TLD .tn, تونس.
Prefisso tel. +216
Sigla autom. TN
Inno nazionale Humat al-Hima, Ala Khalidi
Festa nazionale 20 marzo
Tunisia - Mappa
 

Coordinate: 34°N 9°E / 34°N 9°E34; 9

La Repubblica Tunisina (in arabo الجمهورية التونسية, ovvero "al-Jumhūriyya al-Tūnisiyya"), o Tunisia [tu-ni-Sì-a], è uno Stato del Nordafrica bagnato dal mar Mediterraneo e confinante con l'Algeria ad ovest e la Libia a sud e a est. Si ritiene che il suo nome, Tūnus, abbia origine dalla lingua berbera, con il significato di promontorio, o, più probabilmente, "luogo in cui passare la notte" (si può osservare la corrispondenza con un altro toponimo nordafricano dell'antichità, Tuniza, odierna El Kala, Algeria).

Geografia[modifica | modifica sorgente]

La Tunisia è il più orientale e più piccolo dei tre Stati disposti lungo la catena montuosa dell'Atlante. È anche uno degli Stati del Maghreb, come la Mauritania, il Marocco, l'Algeria e la Libia. La sua capitale, decentrata rispetto al resto del territorio nazionale, è Tunisi, nel nord del paese.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il 40% della sua superficie è occupato dal deserto del Sahara, mentre gran parte del territorio restante è composta da terreno particolarmente fertile e circa 1.300 km di coste facilmente accessibili. Entrambi questi fattori giocarono un ruolo importante in epoca antica, prima con la fondazione della famosa città fenicia di Cartagine, e successivamente con l'istituzione della provincia romana dell'Africa, quando divenne dopo la Sicilia uno dei granai dell'Impero Romano.

Il paese possiede una rete idrografica scarsamente sviluppata. Il fiume Megerda, lungo 365 km, nasce in Algeria ma si snoda per ¾ del suo percorso in territorio tunisino prima di sfociare a nord di Tunisi. Nella fertile vallata della Megerda si concentrano le attività agricole del paese. Unico bacino lacustre dolce di rilievo è il lago di Biserta, mentre nel sud desertico sono presenti i due laghi salati di Chott el-Jerid (la cui parte orientale viene a volte considerata un bacino separato e detta anche Chott el-Fejaj) e Chott El Gharsa, la cui parte più occidentale è nel territorio algerino; i loro bacini sono per parte dell'anno asciutti o al più fangosi e ricoperti di sale, per cui più che laghi veri e propri il termine corretto sarebbe sabkha o deserti di sale.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima si presenta mediterraneo sulle coste, con inverni miti e umidi ed estati calde e secche, mentre è di tipo semi-desertico o desertico nell'interno, con temperature estive molto elevate (fino a 45-47 °C) e precipitazioni scarse. Il caldo estivo è comunque limitato dalle brezze marine (solo sulle coste), mentre quando il vento (ghibli) soffia dal deserto, la temperatura può diventare opprimente.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

In Tunisia ci sono 10.432.500 abitanti (2011) per la maggioranza arabi; ci sono tuttavia anche minoranze berbere, ed europee, costituita principalmente da francesi (22.000 nel 2011[5]) e italiani (oltre 3000 nel 2011[6]).

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Crescita demografica in Tunisia dal 1961 al 2011

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la maggioranza (circa il 98%) dell'odierna popolazione tunisina parli arabo e si identifichi nella cultura araba, sarebbe errato dedurne una origine etnica proporzionale. Al contrario, analisi genetiche condotte tra popolazioni berberofone e arabofone della Tunisia e del Nordafrica hanno mostrato un'unità di fondo nordafricana in cui apporti esterni sono trascurabili, per cui a rigore la massa della popolazione è di etnia berbera anche se arabizzata[7].

Un'altra parte di popolazione che si trova nel paese è quella di origine ebraica, concentrata per lo più a Tunisi e nell'isola di Gerba, e molto ridotta dal momento in cui il paese ha ottenuto l'indipendenza dalla Francia.

Tunisini residenti all'estero[modifica | modifica sorgente]

I tunisini residenti all'estero sono circa 1 milione, la maggior parte dei quali in Europa, principalmente in Francia (61.028 nel 1968[8]; 598.504 nel 2009) ed in Italia (48.909 nel 1998[9]; 152.721 nel 2009)

Tunisini residenti all'estero (2009)
Francia Francia 598.504
Italia Italia 102.890
Libia Libia 87.177
Germania Germania 85.532
Belgio Belgio Lussemburgo Lussemburgo 20.752
Arabia Saudita Arabia Saudita 18.582
Algeria Algeria 16.402
Canada Canada 15.272
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 13.842
Stati Uniti Stati Uniti 13.726
Svizzera Svizzera 13.109

Fonte: Ministero degli Affari Esteri della Tunisia[10]

Lingue[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte della popolazione parla arabo. Molto parlato è anche il francese, soprattutto nelle città; in alcune località del sud e dell'isola di Gerba è ancora parlato il "berbero".

La Tunisia è lo Stato del Maghreb più omogeneo sul piano linguistico visto che la quasi totalità della popolazione parla l'arabo tunisino e quel tanto di lingua araba, che è la lingua ufficiale del Paese. L'arabo tunisino è di fatto una variante locale (o dialetto) derivato dall'arabo classico - o più correttamente un insieme di dialetti, per il quale non esiste nessun organo di normalizzazione - che è parlato più che altro in contesti confidenziali o in famiglia.

Durante il protettorato francese in Tunisia, la lingua francese si impose attraverso le istituzioni, in particolare l'educazione, che divenne un forte fattore di diffusione. A partire dall'indipendenza, il Paese si è arabizzato anche se l'amministrazione, la giustizia e l'insegnamento restano bilingui, così come la conoscenza di lingue europee da parte della popolazione è fortemente condizionata dalla televisione e dal turismo.

Al di là delle stime fornite dal governo tunisino, l'Organizzazione internazionale della francofonia ha affermato che il numero di persone aventi una certa conoscenza del francese è di circa 6,36 milioni, corrispondenti al 63,6% della popolazione.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Tunisia e Storia degli ebrei in Tunisia.

Circa il 97,4%[11] della popolazione è di religione musulmana. Oltre alla minoranza di fede ebraica (1,6%)[12][13], è presente anche una piccola componente di credenti di fede cristiana (1%), per lo più discendenti di coloni francesi ed italiani.

Sistema scolastico[modifica | modifica sorgente]

Sino al 1958, l'istruzione in Tunisia era disponibile solo per una piccola minoranza, il 14% della popolazione. Adesso è certamente considerata una delle priorità del governo tunisino.

Economia[modifica | modifica sorgente]

La Tunisia si colloca all'81º posto nel mondo con un PIL nominale di 45.407 milioni di dollari USA; negli anni 90 l'economia è cresciuta in media del 5% tanto che il paese ha oggi un sistema economico diversificato che va dall'agricoltura, al settore industriale (minerario, fatturiero, e dei prodotti chimici) fino al turismo che rappresenta il 7% del Pil; per quanto riguarda l'agricoltura molto rilevanti per le esportazioni sono l’olivicoltura, la viticoltura, la frutticoltura (pesche, albicocche, prugne, mele, pere, datteri e mandorle della regione di Sfax) e l’orticoltura (pomodori); l’allevamento è prevalentemente ovino e caprino. Il settore industriale è composto principalmente dall'industria dell'abbigliamento e delle calzature, la produzione di parti per automobili e macchine elettriche; lo stato è riuscito inoltre ad attrarre numerose aziende e multinazionali come Airbus e Hewlett-Packard, che danno lavoro ad un cospicuo numero di popolazione; nel 2009 il settore turistico dava lavoro ad oltre 370.000 persone; il primo partner della Tunisia nel commercio è l'Unione Europea; ostacolo all'economia tunisina è rappresentato dalla disoccupazione che colpisce soprattutto i giovani.

Al prodotto interno lordo (PIL) l'agricoltura contribuisce per il 16%, l'industria per il 28,5%, e i servizi per il 55,5%. In particolare:

  • agricoltura e industria alimentare: la Tunisia produce ed esporta cereali (mais, frumento, avena), olive e olio di oliva, frutta (in particolare arance e datteri); possiede inoltre una notevole flotta da pesca, che entra frequentemente in concorrenza con i pescherecci italiani.
  • industria: si produce molto per l'esportazione, grazie al basso costo della manodopera: i settori industriali prevalenti sono quelli di trasformazione di prodotti alimentari, il tessile e la trasformazione di prodotti petroliferi. Inoltre la Tunisia è un grande produttore di fosfati (il 6º nel mondo).
  • turismo: settore d'importanza crescente, con circa 5 milioni di visitatori nel 2004.
    I luoghi più frequentati sono Hammamet, Monastir, Sousse (Susa), dove sorgono numerosi villaggi con animazione; il deserto del Sahara a sud e i siti archeologici come Cartagine, El Djem, Boulla Reggia o Dougga.

I principali partner commerciali della Tunisia sono, nell'ordine: la Francia, l'Italia, la Libia, la Germania, il Belgio e la Spagna (dati 2003).

Il tasso di disoccupazione è alto (14,1%, stime 2007), anche a causa dell'alta natalità (crescita annua dell'0,99%), che fa sì che la metà della popolazione abbia oggi meno di 15 anni.
Anche per questo, la Tunisia è uno dei paesi mediterranei a forte emigrazione, e l'Italia, da cui la separano solo 71 km da Pantelleria e 110 dalla Sicilia, è la seconda destinazione dei migranti tunisini, almeno in transito: in Italia i cittadini tunisini con permesso di soggiorno erano oltre 152 000 nel 2009.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo fornisce il 20% delle entrate. Importanti centri turistici attrezzati sono Djerba, Hammamet, Susa. Il maggior numero di turisti proviene da Italia, Francia

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Tunisia.

La Tunisia è stata abitata fin dalla preistoria: la presenza umana è documentata fin dal paleolitico. I suoi primi abitanti noti furono tribù berbere. Sintetizzando millenni di storia tunisina bisogna ricordare lo scontro fra le due etnie dei berberi sedentari e degli arabi nomadi, avvenuto fra il XII e il XIV secolo.

Il rapporto fra queste due culture, sul piano del potere politico, è stato sempre squilibrato a favore della cultura sedentaria. I berberi sono tuttora una piccola minoranza di 50.000 persone.

Nell'814 a.C. fu fondata Cartagine per mano dei fenici; dopo le Guerre Puniche Cartagine passò sotto la conquista romana, dove conobbe un periodo di grande prosperità: si sviluppano l'agricoltura e l'urbanizzazione.

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Tunisia nell'era romana
  • 814 a.C.: fondazione di Cartagine da parte di coloni provenienti dalla Fenicia e più precisamente da Tiro. Fondatrice mitica è la regina Didone, sorella di Pigmalione re di Tiro. Mentre Roma è ai primi passi, la città diventa rapidamente un grande potenza marittima.
  • IV secolo a.C.: alla fine di questo secolo Cartagine raggiunge la sua massima potenza, controllando il commercio marittimo nel Mediterraneo occidentale come e più dei Greci in quello orientale e possedendo Malta, Sicilia occidentale, Sardegna sud occidentale, Corsica, Baleari, Andalusia.
  • 264 a.C. - 146 a.C.: 120 anni di guerra contro Roma, che l'occidente conoscerà come le tre guerre puniche. Alla fine, i Cartaginesi sono sconfitti e Cartagine viene distrutta.
  • 146 a.C. - 439: il territorio cartaginese diventa la Provincia Africa, prima colonia romana al di là del Mediterraneo, con capitale Utica. Cartagine risorge romana grazie a Cesare e con Augusto torna capitale della provincia; il paese conosce una grande prosperità fondata sulla produzione di grano e olio e sul ruolo di terminale della tratta degli schiavi neri.
  • I secolo: il Cristianesimo arriva presto in queste terre, dove è fortemente contrastato. Tuttavia, si diffonde ancor più rapidamente che in Europa e la Chiesa vi è regolarmente costituita già a metà del III secolo: Cartagine diviene una delle capitali del cristianesimo occidentale (latino), con Tertulliano, Cipriano e Aurelio; di qui è originario Agostino, che si convertirà a Milano.
  • 439: dieci anni dopo aver varcato lo Stretto di Gibilterra, i Vandali di Genserico occupano incontrastati prima Ippona e poi Cartagine e con esse tutta la provincia, instaurando un regno esteso da Ceuta a Tripoli. Cristiani, ma ariani, sono in permanente conflitto con la popolazione autoctona (romana o berbera romanizzata), cristiana cattolica, che viene spesso perseguitata ma tiene viva la cultura latina, proprio mentre sta per cadere l'Impero Romano d'Occidente (476).
  • settembre 533: Belisario, generale dell'Impero Romano d'Oriente, sconfigge i Vandali per conto dell'imperatore Giustiniano dando inizio a 150 anni di dominio bizantino. I Vandali vengono deportati a est come schiavi. I bizantini non sono però capaci di integrare i berberi e la loro cultura (inclusa la tradizione ecclesiale latina anziché greca) nelle istituzioni dell'Impero d'Oriente, provocando uno stato quasi endemico di guerriglia.

Dinastie islamiche[modifica | modifica sorgente]

A metà del VII secolo inizia la penetrazione degli arabi e della loro nuova religione, l'Islam. Sono necessarie ben sei spedizioni, la prima nel 647, la seconda nel 661, la terza nel 670, la quarta nel 688, la quinta nel 695 e la sesta nel 698-702, per strappare il paese ai Bizantini e insediarvisi stabilmente, spezzando anche la resistenza dei Berberi. Proprio nel 670 gli invasori arabi fondano Qayrawan (francesizzata in Kairouan).

Con la conversione dei Berberi all'Islam (702), la conquista diviene politicamente irreversibile e l'antica Provincia Africa diviene Ifriqiya nella lingua dei nuovi dominatori. Malgrado il popolo berbero avesse adottato la religione degli invasori, non fu mai disposto ad accettarne il dominio, tanto da aderire in massa al Kharigismo e a iniziare una serie di rivolte che durarono fino all'arrivo dei Turchi ottomani.

Dopo la dinastia degli Aghlabidi, soggetta ai califfi sunniti (IX secolo), proprio l'Ifriqiya vede la nascita (909) della dinastia sciita dei Fatimidi (fondatori arabi di Mahdiya, l'attuale Mahdia), loro prima capitale (nel 921), che poi occuperà anche l'Egitto, dove si trasferirà (972) lasciando il potere locale alla dinastia berbera degli Ziridi, che mirando all'autonomia dei berberi rompono con i Fatimidi nel 1048 ma vengono sconfitti nel 1053. Solo a partire da questa data l'arabo comincia a prevalere sul berbero.

Nella prima metà del XII secolo le città della costa sono occupate dal Regno di Sicilia. Nel 1159-1160 tutta la regione cade sotto il dominio degli Almohadi, berberi provenienti dal Marocco e dall'Algeria, che unificano tutto il Maghreb. Tuttavia, già nel 1228 se ne rende autonoma la dinastia berbera degli Hafsidi, che regnerà fino al XVI secolo, quando, in risposta alle crescenti pressioni del Regno di Spagna, si realizza gradualmente la conquista da parte dei turchi ottomani.

Nel 1574 la Tunisia è annessa all'Impero ottomano; tuttavia, gli ottomani saranno sempre pochi e costretti a delegare il potere amministrativo a notabili locali, riservandosi l'autorità militare. Nel 1705 viene fondata la dinastia Husaynide (o Husseinide), il cui esponente regnerà come Bey di Tunisi fino al 1957.

Colonialismo[modifica | modifica sorgente]

Dal 1881 al 1956 la Tunisia, pur formalmente retta dal Bey, è soggetta al protettorato francese. Il 12 maggio 1881 viene firmato il Trattato del Bardo: la Francia, già da 50 anni installata in Algeria, batte sul tempo le mire dell'Italia, che contava la colonia europea più numerosa. Il protettorato francese mira a investire nello sfruttamento delle risorse naturali (agricole e minerarie) e quindi a sviluppare le reti di trasporto (stradale, ferroviario e navale). La resistenza anticoloniale dura praticamente per tutti i 75 anni di dominazione francese, alimentata e poi diretta dagli allievi delle prime scuole e università moderne. La guida il Partito della Libera costituzione (Ḥizb al-Ḥurr al-Dustūrī), alla francese Destour (Dustūr in turco e in arabo significa "Costituzione"), fondato nel 1920, poi soppiantato dal più radicale Néo-Destour, fondato nel 1934 (dal 1964 Partito socialista costituzionale); nel 1938 il governo francese proclama lo stato d'assedio.

La seconda guerra mondiale coinvolge la Tunisia dal giugno 1940 al maggio 1943. In seguito alla sconfitta francese da parte della Germania hitleriana, in base al Secondo armistizio di Compiègne (22 giugno 1940) la Tunisia fa parte del regime di Vichy. Dall'ottobre-novembre 1942 la Tunisia viene occupata dai tedeschi e dagli italiani in ritirata pressati dall'8ª Armata britannica proveniente dall'Egitto e dalle divisioni americane provenienti dal Marocco. L'11-13 maggio 1943 le forze dell'Asse, comandate dal generale italiano Messe, in assenza di rifornimenti e rimpiazzi e circondate da soverchianti forze nemiche, si arrendono a Capo Bon.

Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

  • 1954, 31 luglio: il primo ministro francese Pierre Mendès-France si impegna, in un discorso a Cartagine, a riconoscere l'autonomia tunisina. Tahar Ben Ammar del Destour diviene Gran Vizir di Tunisi.
  • 1955, 3 giugno: le convenzioni firmate da Mendès-France e Ben Ammar inaugurano l'autonomia tunisina; i colloqui continuano in vista dell'indipendenza.
  • 1956, 20 marzo: il Trattato del Bardo è abrogato e quindi la Tunisia viene dichiarata indipendente. Alle elezioni dell'8 aprile il Néo-Destour ottiene il 95% dei voti: Habib Bourguiba (1903-2000) del Néo-Destour diviene Primo ministro. Il 3 agosto la Tunisia abroga il doppio regime (coranico e civile) nei tribunali; progressivamente farà lo stesso nelle scuole. Il 13 agosto è approvato il Codice dello statuto della persona (CSP), che di fatto emancipa le donne (divieto della poligamia, necessità di un'età minima e del reciproco consenso per il matrimonio, abolizione del dovere di obbedienza della sposa, sostituzione del divorzio al ripudio, solo maschile). Cinque mesi dopo è vietato l'uso dell'hijab nelle scuole e sette mesi dopo alle tunisine è pienamente riconosciuto il diritto di voto.
  • 1957, 25 luglio: proclamazione della Repubblica. L'assemblea costituente dichiara decaduta la dinastia Husseinide. Si elegge un consiglio costituzionale che attribuisce a Bourguiba le funzioni di Presidente della Repubblica.
  • 1959, 1º giugno: viene adottata la prima Costituzione repubblicana, che conferma la natura laica dello Stato. Preceduta in primavera dalle prime elezioni municipali, l'8 novembre si tengono, unitamente a quelle parlamentari, le prime elezioni presidenziali e viene eletto Bourguiba, unico candidato.
  • 1963, 6 febbraio: discorso di Bourguiba che inaugura la fase socialista, come necessaria allo sviluppo. L'ideatore (da più di un anno) ed esecutore è Ahmed Ben Salah, ex-sindacalista e ministro delle finanze. La Francia azzera gli aiuti allo sviluppo. Il 15 ottobre le truppe francesi lasciano il porto di Biserta, ultima loro base nel paese.
  • 1964, 19 ottobre: il Néo-Destour cambia nome in Partito socialista costituzionale (o desturiano).
  • 1965, 1º luglio: legalizzazione dell'aborto; in precedenza era stato propagandato l'uso della pillola contraccettiva.
  • 1968, gennaio: nasce l'Associazione di salvaguardia del Corano, ostile alla laicità e al CSP e ideologicamente affine ai Fratelli Musulmani, che sarà all'origine del partito Ennahda (al-Nahḍa).
  • 1970, 8 giugno: discorso di Bourguiba che chiude la fase socialista. Ben Salah, dimissionato già a settembre, è stato condannato a 10 anni di carcere il 25 maggio. Anni dopo la sua eredità politica confluirà nel PUP.
  • 1973-1974: progetti di unione politica fra paesi del Maghreb-Mashreq, rapidamente falliti.
  • 1978, 26 gennaio: "Giovedì nero". Allo sciopero generale proclamato dal sindacato (UGTT) e ai disordini che ne seguono, la polizia risponde sparando sui manifestanti, su ordine del presidente: alcune centinaia i morti.
  • 1979, : in seguito alla firma degli accordi di Camp David fra Egitto e Israele (settembre 1978), la Lega Araba trasferisce la sua sede a Tunisi; ritornerà al Cairo nel settembre-ottobre 1990.
  • 1981, aprile: al congresso del PSD Bourguiba apre al pluralismo politico: i primi due partiti di opposizione (MSD e PUP) saranno legalizzati il 19 novembre 1983.
  • 1981, 6 giugno: fondazione del Movimento della Tendenza Islamista, poi (febbraio 1989) ridenominatosi Ḥizb al-Nahḍa (Ennahda), ossia Movimento della Rinascita, con Rashid Ghannushi con l'ambiziosa carica di emiro: partito mai legalizzato. Alle elezioni parlamentari dell'aprile 1989 i suoi candidati otterranno il 14,5% dei voti.
  • 1983, dicembre-1984, gennaio: l'annuncio dell'aumento del prezzo del pane e dei cereali è accolto da violente manifestazioni spontanee; la repressione fa un centinaio di morti ma il 6 gennaio il presidente annuncia alla televisione che gli aumenti sono annullati.
  • 1987, 7 novembre: il generale Zine El-Abidine Ben Ali, Primo ministro dal 1º ottobre, depone il presidente Bourguiba per senilità (modo gentile per definire il morbo di Alzheimer), con un colpo di Stato "medico", favorito fra l'altro dall'Italia[14].
  • 1988, 27 febbraio: il Parti Socialiste Destourien (PSD) cambia nome in Rassemblement Constitutionnel Démocratique (RCD), pur restando membro dell'Internazionale Socialista.
  • 1989, 2 aprile: Zine El-Abidine Ben Ali viene per la prima volta eletto presidente (sarà rieletto nel 1994, 1999, 2004 e nel 2009). In parlamento il RCD ottiene la quasi totalità dei seggi, ma gli islamisti ricevono molti voti.
  • 1991, 22 maggio: Ennahda viene accusata di complotto islamista (Ghannushi si rifugia a Londra); il processo contro 277 militanti si conclude (agosto 1992) con 265 condanne ad almeno 20 anni di carcere (Ghannushi all'ergastolo).
  • 2004, 24 ottobre: alle elezioni parlamentari il RCD ottiene l'87,7% dei voti e 152 seggi su 189, ossia tutti quelli uninominali; i 37 seggi garantiti alle opposizioni vanno a socialdemocratici (MDS, 4,6%, 14), social-panarabi (PUP, 3,6%, 11), panarabi (UDU, 2,2%, 7), post-comunisti (MID, 1,0%, 3), liberali (PSL, 0,6%, 2). Alle presidenziali Ben Ali ottiene il 94,5% dei voti validi.
  • 2009, 25 ottobre: il presidente Ben Ali è stato rieletto, per la quinta volta, con un plebiscito (89,62%).

17 dicembre 2010: Mohamed Bouazizi si dà fuoco davanti al palazzo del Governatorato di Sidi Bouzid (morirà il 4 gennaio dopo diciotto giorni di agonia), dando il via alle proteste popolari.

  • 2011, 14 gennaio: termina anticipatamente il mandato presidenziale di Ben Ali, fuggito all'estero a seguito delle proteste popolari contro il carovita. Ad assumere provvisoriamente la presidenza, secondo la costituzione tunisina, è il presidente della Camera Fouad Mebazaa, con l'apertura inaugurando un'incerta fase transitoria[15].
  • 2011, 6 febbraio: il ministro degli Interni Tunisino annuncia la cessazione delle attività del partito del deposto presidente Ben Alì, l'RCD (Rassemblement Constitutionnel Democratique) con chiusura di tutte le sedi del partito.
  • 2011, 27 febbraio: l'ex presidente della Camera Fouad Mebazaa, che aveva assunto provvisoriamente la presidenza, si dimette.
  • 2011, 23 ottobre: elezioni per l'Assemblea Costituente della Tunisia. Netta affermazione del partito islamico moderato Ennahda, seguito dal Congresso per la Repubblica.
  • 2011, dicembre: Moncef Marzouki eletto Presidente della Repubblica; Hamadi Jebali diventa primo ministro.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Costituzione del 1º giugno 1959 (emendata dal 1º giugno 2002 per creare il bicameralismo), la Tunisia è una repubblica presidenziale fortemente squilibrata a vantaggio dell'esecutivo.

Il potere esecutivo è concentrato nel Presidente della Repubblica (i cui poteri costituzionali sono stati ulteriormente rafforzati nel 1988, 1997 e 2002), che lo esercita con l'assistenza di un Primo ministro e di più ministri, tutti di sua nomina e revoca. Il governo ha ampi poteri regolamentari. Il Presidente della Repubblica è eletto ogni 5 anni a suffragio universale ed è rieleggibile senza limiti purché abbia meno di 75 anni. Della pubblica amministrazione, incluse le forze armate e dell'ordine, dispone il Presidente. In quanto garante dell'indipendenza nazionale, dell'integrità del territorio e del rispetto della costituzione e delle leggi può attribuirsi poteri speciali in caso di pericolo imminente.

Il potere legislativo, peraltro di fatto in gran parte di iniziativa governativa con diritto di priorità, è esercitato da

  • Camera dei deputati (...), composta da 189 deputati (152 eletti in altrettanti collegi uninominali e 37 (20%), riservati per legge all'opposizione, in un collegio unico nazionale) eletti a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni;
  • Camera dei consiglieri (...), composta da 112 consiglieri per 2/3 eletti indirettamente e per 1/3 designati dal presidente. È stata inaugurata il 16 agosto 2005.

Costituzionalmente indipendente, la magistratura non lo è di fatto: il Presidente nomina e rimuove i magistrati su proposta del Consiglio superiore della magistratura da lui integralmente nominato e presieduto. Solo il Presidente può adire il Consiglio costituzionale.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governatorati della Tunisia.

La Tunisia è suddivisa in 5 regioni (minṭaqa, in arabo: ﻣﻨﻄﻘـة) con 24 province (wilāyāt, in arabo: ﻭلاﻳـة), che prendono il nome dalle città capoluogo. Ciascuna provincia è retta da un governatore nominato dal Presidente. Le province sono a loro volta suddivise in "delegazioni", che raggruppano diversi comuni o "consigli rurali". La più piccola suddivisione amministrativa è l'ʿimadat.

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Rovine di Cartagine

Le città principali sono la capitale Tunisi, importante centro economico amministrativo e turistico, Hammamet, Tabarka, Susa, importanti città turistiche e bagnate dal mare, Sfax, industriale, Qayrawan (Kairouan), la capitale religiosa, Biserta, Gabès, Tozeur, ultima città prima del deserto, e Douz (detta anche "la Porta del Deserto").

Politica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica della Tunisia.

Già protettorato francese (dal 1881) divenne indipendente nel 1956. Nel 1957 l'Assemblea costituente proclamò la Repubblica. La Costituzione del 1959, emendata più volte (1988, 1999, 2002), attribuisce ampi poteri al presidente della Repubblica, eletto per 5 anni a suffragio diretto e più volte rieleggibile; egli nomina il primo ministro e i membri del governo. Il Parlamento tunisino è monocamerale (formato da una Camera dei deputati di 182 membri, eletti per 5 anni), ma, secondo l'ultima riforma approvata con referendum nel 2002, è prevista l'istituzione di una seconda Camera. È vietata la costituzione di partiti su base religiosa.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni nazionale di calcio è un po' in crisi,nonostante questo è una delle migliori squadre africane. Fra i trofei vinti spicca la Coppa delle Nazioni Africane del 2004; in quella edizione la Tunisia era il Paese ospitante e ha ottenuto la vittoria battendo in finale il Marocco per 2-1.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Gastronomia[modifica | modifica sorgente]

I piatti principali della gastronomia tunisina sono il cuscus, il tajine, la mulukhiyya, la meshweyya, il Brik, l'osbane, le kefta, il makluba, la chorba, il mlawi, la blabi, le merguez.

Fra i dolci si annoverano le Samsa, le Adlia, la Baklawa, i Kaak Anbar, i Kaak Tressé, i Mlabes, i Machmoum, i Miniardise Jiljlane e i Makroud.

Relativamente alle bevande, la Tunisia produce sia vini bianchi che rossi.

Rossi
Bianchi

Per quanto riguarda i liquori, sono prodotti localmente il Thibarine ed il Boukha; esiste poi una bevanda chiamata Laghmi che consiste in linfa di palma estratta e servita senza alcun trattamento.

Festività[modifica | modifica sorgente]

  • 14 gennaio, festa della Rivoluzione e della Gioventù
  • 20 marzo, festa dell'indipendenza
  • 24 giugno, anniversario della fondazione dell'esercito nazionale
  • 20 marzo, festa nazionale
  • 25 luglio, festa della repubblica
  • 15 ottobre, festa della liberazione

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'articolo 1 della Costituzione afferma: "La Tunisia è uno Stato libero, indipendente, sovrano, la cui religione è l'Islam e la cui lingua è l'arabo. Il suo ordinamento è quello repubblicano".
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ L'inquiétude des Français de Tunisie, TF1 News, 16/01/2011
  6. ^ Italiani nel mondo, Preoccupati i connazionali in Tunisia, ItaliachiamaItalia, 12/01/2011
  7. ^ "The lack of differentiation between North African Arabs and Berbers has also been observed using other genetic markers such as classical markers (Bosch et al. 1997); autosomal STRs (Bosch et al. 2000), Alu insertion polymorphisms (Comas et al. 2000); and Y-chromosome lineages (Bosch et al. 2001).. This pattern suggests that the Arabization of the area was mainly a cultural process, rather than a demographic replacement of the Berber populations that inhabited the region where the Arabic expansion took place." (Fadhlaoui-Zid et al. 2004: 231).
  8. ^ Quid 2003, Géographie humaine de la France - Nationalité des Étrangers, p. 624, b
  9. ^ Rapporto della Caritas 1998
  10. ^ (ARFR) La communauté tunisienne à l'étranger en 2008 (Fonte: Ministero degli Affari Esteri della Tunisia), Office des Tunisiens à l'Etranger.
  11. ^ Dati CIA
  12. ^ (FR) Sito degli ebrei tunisini
  13. ^ HARISSA.COM: di Elia Boccara
  14. ^ la Repubblica/fatti: Tunisia, il golpe italiano 'Si', scegliemmo Ben Ali''
  15. ^ Colpo di stato in Tunisia, il premier assume il potere, AGI-Agenzia giornalistica italiana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

K. Fadhlaoui-Zid, S. Plaza, F. Calafell, M. Ben Amor, D. Comas, A. Bennamar El Gaaied, "Mitochondrial DNA Heterogeneity in Tunisian Berbers", Annals of Human Genetics, 68:3 (2004), pp. 222–233. - Print ISSN 0003-4800 / Online ISSN 1469-1809

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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