Giovanni Messe

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Giovanni Messe
Giovanni Messe.jpg
10 dicembre 1883 - 18 dicembre 1968
Nato a Mesagne
Morto a Roma
Cause della morte morte naturale
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Arma Fanteria
Anni di servizio 1901 - 1943
Grado Rank insignia of maresciallo d'Italia of the Italian Army (1940).png Maresciallo d'Italia
Guerre Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna greco-albanese

[senza fonte]

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Giovanni Messe

Governatore della Libia
Durata mandato 2 febbraio 1943 - 13 maggio 1943
Capo di Stato Vittorio Emanuele III
Primo ministro Benito Mussolini
Predecessore Ettore Bastico
Successore carica soppressa

Dati generali
Professione Militare
sen. Giovanni Messe
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Senato della Repubblica
Luogo nascita Mesagne
Data nascita 10 dicembre 1883
Luogo morte Roma
Data morte 18 dicembre 1968
Partito PNM, PMP
Legislatura IIa
Gruppo PNM / PMP
Regione Puglia
on. Giovanni Messe
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Mesagne
Data nascita 10 dicembre 1883
Luogo morte Roma
Data morte 18 dicembre 1968
Partito PDI, PLI
Legislatura IIIa, IVa
Gruppo PDI, PLI
Circoscrizione Roma

Giovanni Messe (Mesagne, 10 dicembre 1883Roma, 18 dicembre 1968) è stato un generale e politico italiano.

È stato uno dei più famosi generali italiani durante la seconda guerra mondiale, raggiungendo il grado di Maresciallo d'Italia e ricoprendo, nel periodo 1944-1945, l'incarico di Capo di Stato Maggiore Generale.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« Se avesse scritto la sua autobiografia, Messe avrebbe potuto raccontare la storia militare italiana della prima metà del Novecento »
(Sergio Romano[1])

Giovanni Messe entrò in servizio come volontario dell'esercito nel 1901.

Esordi e prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1910, dopo aver frequentato il corso di promozione speciale per sottufficiali a Modena, venne promosso sottotenente di fanteria nel 1911[1]. Inviato in Libia, nell'ambito della guerra italo-turca, partecipò a diversi scontri nella zona di Tripoli dove guadagnò sul campo le prime decorazioni, ma venne rimpatriato nel settembre del 1912 per motivi di salute. Rimessosi e promosso tenente, nel 1913 venne assegnato al III Battaglione dell'84º Reggimento di fanteria di stanza in Libia. Promosso capitano il 17 novembre 1915, Messe venne rimpatriato alla fine del 1916 per partecipare, sul fronte italiano, alla prima guerra mondiale.

Durante la prima guerra mondiale Messe combatté con diversi reparti di arditi, fra cui il IX Reparto d'assalto, che comandò sul Monte Grappa, precursore dell'attuale IX Reggimento d'assalto "Col Moschin"; rimanendo ferito due volte, fu proposto per la Medaglia d'Oro al Valore Militare, poi commutata nella terza Medaglia d'Argento al Valore militare per i Fatti d'Arme del Monte Asolone e ottenendo due promozioni (a maggiore e tenente colonnello) per «merito di guerra».

Primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Finita la guerra, nel 1919, Messe venne assegnato al deposito di Padova che lasciò per partecipare alle operazioni in Albania nel 1920, quando questa nazione cercò di rendersi indipendente dal protettorato italiano. Rientrato in Italia nel 1923, venne nominato aiutante di campo effettivo del sovrano Vittorio Emanuele III: dopo quattro anni venne promosso colonnello e nominato aiutante di campo onorario.

Messe ottenne il comando del 9º Reggimento Bersaglieri che mantenne fino al 16 settembre 1935, quando ebbe il comando designato della 3ª Brigata Celere di Verona. Dopo essere stato promosso generale di brigata ottenne il comando effettivo della brigata Celere e successivamente venne nominato vicecomandante della divisione Cosseria con la quale partecipò alle ultime fasi della campagna in Africa Orientale durante la conquista dell'Etiopia. Rientrò in Italia il 28 settembre 1936 e, dopo per aver ricoperto per breve tempo il ruolo di ispettore delle truppe celeri, venne promosso generale di divisione e comandante della 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" (la precedente brigata Celere nel frattempo riorganizzata come divisione).

Nel marzo 1939 Messe venne nominato vicecomandante del corpo di spedizione in Albania e partecipò, in questa veste, alle operazioni per la conquista del paese nel periodo immediatamente precedente lo scoppio della seconda guerra mondiale. Rientrato in Italia riprese il comando della divisione Celere fino ad abbandonarlo definitivamente dopo l'inizio della campagna greco-albanese durante la quale egli fu a capo del Corpo d'armata Speciale.

Gli ottimi risultati ottenuti nel periodo dicembre 1940 - aprile 1941 gli valsero la promozione per «merito di guerra» a generale di corpo d'armata.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il fronte orientale[modifica | modifica sorgente]

Rientrato in Italia, il 14 luglio 1941 Messe ottenne il comando dello CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) con il quale intraprese l'avanzata tra il fiume Dniepr e il Don.

Nel luglio del 1942, il CSIR venne rinominato XXXV Corpo d'armata ed inquadrato all'interno dell'ARMIR (Armata Italiana in Russia); Messe conservò il comando del XXXV Corpo fino al novembre 1942, quando divergenze di opinioni con il comandante dell'armata, il generale Italo Gariboldi, lo portarono a richiedere il rimpatrio. In realtà il passaggio da CSIR ad ARMIR vide Messe al centro di due questioni, collegate ma distinte, che ebbero una certa rilevanza: la prima era la nomina di Gariboldi, anziché Messe, a comandante dell'Armata. La seconda era la forte contrarietà di Messe al potenziamento della spedizione.

Circa la nomina di Gariboldi, Messe appariva inizialmente come l'ufficiale più indicato per assumere quel comando, per le capacità militari e per l'esperienza appena maturata[2]. Ma la scelta ricadde su Gariboldi, ufficialmente perché aveva "una stella in più", in quanto generale di Corpo d'Armata con Incarichi Speciali (mentre Messe era G.C.A e anche di fresca nomina) [2]; tuttavia, secondo quanto più prosaicamente ne scrisse Ciano nei suoi diari, «Cavallero lo ha voluto nominare per sbarrare la strada a Messe che cominciava a crescere troppo nella considerazione del Duce e del Paese. Cavallero è un fedele seguace della teoria che insegna la decapitazione dei papaveri troppo alti.»[3][4]

In merito, invece, alle sue valutazioni di ordine strategico, riferisce Sergio Romano che allorché Mussolini impose il rafforzamento dello CSIR e la sua trasformazione in ARMIR, Messe si espresse criticamente, giudicando un grave errore l'invio su quel fronte di un Corpo d'Armata con "così scarsi mezzi a quattro ruote"[1]. Secondo Arrigo Petacco, Messe nel marzo 1942 si sarebbe recato a Roma per invocare che non si portasse a 200.000 il numero degli uomini impiegati, ma si restasse a due divisioni (60.000 uomini), limitandosi ad avvicendare la Torino e la Pasubio ormai stremate; Cavallero gli avrebbe obiettato, riporta lo scrittore, che ormai era tardi e che il Duce aveva già preso la sua decisione [2]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reparti italiani al fronte orientale.

La Tunisia e la prigionia[modifica | modifica sorgente]

Rientrato in Italia alla fine del 1942 e promosso al grado di generale d'armata, nel gennaio 1943 assunse il comando della 1ª Armata in Tunisia, in supporto alle truppe tedesche impegnate nella campagna di Tunisia; Ciano riferisce di un colloquio avuto con Messe il giorno dopo la nomina, nel quale il generale avrebbe definito il nuovo incarico come quello di "Comandante degli Sbandati", lamentando un nuovo "colpo mancino" di Cavallero che lo avrebbe inviato a raccogliere una sicura perdita, anche della sua reputazione, e magari finire prigioniero[5].

Messe riuscì comunque con perizia a ritardare la sconfitta delle truppe italo-germaniche. Caduta la V Armata tedesca, Messe benché accerchiato resistette e rispose agli inviti alla resa che si sarebbe arreso solo se fosse stato concesso alle sue truppe l'onore delle armi; per di più, comunicò che non si sarebbe consegnato ai francesi, ma solo all'VIII Armata degli inglesi (poiché il trattamento dei prigionieri da parte dei francesi era considerato disumano)[6].

Con la devastante capitolazione di von Arnim, comandante delle forze italo-tedesche nella campagna di Tunisia, si creava dunque un imprevedibile stallo nel quale le truppe italiane resistevano senza troppe prospettive, circondate da truppe alleate di molti contingenti, in attesa della concessione dell'onore delle armi che gli avversari non concessero. La situazione fu risolta da Mussolini che il 12 maggio 1943 telegrafò a Messe: «Cessate il combattimento. Siete nominato Maresciallo d'Italia. Onore a Voi e ai Vostri prodi.»[6]. Il giorno successivo, il 13 maggio, le truppe italiane si arresero ed egli fu fatto prigioniero dal generale dell'esercito neozelandese Bernard Freyberg.

Dell'incontro fra Messe e Freyberg è noto uno scambio di battute riferito da Paolo Colacicchi[7], ufficiale interprete, e ripreso da molte fonti[8][6]:

Freyberg: «È, il Maresciallo, un fascista?»
Messe (calmissimo): «Naturalmente.»
Freyberg (sorpreso): «Naturalmente? Perché»
Messe: «Perché il Re che ho l'onore di servire accetta un capo di governo fascista. Se lo accetta il mio Re, naturalmente lo accetto anch'io.»
Freyberg: «Invece noi britannici[9] siamo decisi a eliminare il fascismo dalla faccia della Terra. Lo siamo altrettanto naturalmente, o forse più del vostro maresciallo. Adesso è mio compito condurvi dal generale Montgomery. Vogliate seguirmi.»

Tradotto Messe (unitamente al suo capo di stato maggiore, generale Mancinelli) al cospetto di Montgomery, questi, che sperava di aver catturato Rommel, quando lo vide chiese «who is this?»[10], dopodiché si defilò senza salutare[6].

A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 Messe venne liberato dalla prigionia e, tornato in Italia, assunse la carica di capo di Stato Maggiore che mantenne fino al 1º maggio 1945.

Il congedo e la politica[modifica | modifica sorgente]

Fu collocato a riposo il 27 marzo 1947 e, nel 1953, fu eletto senatore della Repubblica per il PNM, seguendo poi Achille Lauro nel PMP in seguito alla scissione del 1954 e finì al termine della legislatura.

Nel 1961 entrò alla Camera dei Deputati con il Partito Democratico Italiano (unione fra il Partito Nazionale Monarchico e il Partito Monarchico Popolare), ma passò quasi subito nel gruppo Misto e poi nel Partito Liberale Italiano, nel quale fu rieletto nelle elezioni del 1963[11].

Giovanni Messe morì il 18 dicembre 1968, all'età di 85 anni. Egli fu un ottimo ufficiale, modesto ed onesto,[senza fonte] e tenuto anche in ottimo conto dagli angloamericani; molto probabilmente il miglior generale italiano durante la seconda guerra mondiale.[12]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Messe può essere considerato l'unico militare italiano ad aver ricoperto tutti i gradi, da soldato semplice a maresciallo d'Italia.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • La mia armata in Tunisia. Come finì la guerra in Africa. Rizzoli Editore (Milano), 1946. Mursia, 2004, ISBN 88-425-3256-8 - 978-88-425-3256-9
  • La guerra al fronte russo. Rizzoli Editore (Milano), 1947. Mursia, 2005, ISBN 88-425-3348-3 - 978-88-425-3348-1

Memorie[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 è stato intitolato a suo nome il Centro Direzionale del Personale Militare a Roma.[13]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 8 maggio 1943[14]
Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Militare di Savoia
— 14 marzo 1942[14]
Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 21 settembre 1939[14]
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 9 febbraio 1919[14]
Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto
Medaglia d'Argento al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valore Militare
— Grazigna (21-23 maggio 1917)
Medaglia d'Argento al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valore Militare
— Veliki Vrh-Hoie (21-27 agosto 1917)
Medaglia d'Argento al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valore Militare
— Monte Asolone (24 giugno 1918)
Medaglia di Bronzo al Valore Militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al Valore Militare
— San Gabriele - Veliki Vrh (1 - 12 ottobre 1917)
Croce al merito di guerra (3 concessioni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra (3 concessioni)
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della Spedizione in Albania - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della Spedizione in Albania
Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle campagne d'Africa (1882-1935)
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa Orientale (1935 – 1936)
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria
Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore - 2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore - 2 volte)

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Croce di Cavaliere della Croce di Ferro - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro
— 23 gennaio 1942[15]
Predecessore Governatore della Libia Successore Flag of the colony governor of the Kingdom of Italy.svg
Ettore Bastico 2 febbraio 1943 - 13 maggio 1943 nessuno
Predecessore Capo di Stato Maggiore della Difesa Successore Bandera Capo Stato Maggiore Difesa ITA.png
Vittorio Ambrosio 19 novembre 1943 - 1 maggio 1945 Claudio Trezzani

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcello Ignone, "Giovanni Messe. L'uomo, il soldato", Editrice Alfeo, Brindisi 1992
  • AA. VV., Il Maresciallo d'Italia Giovanni Messe. Guerra, Forze Armate e politica nell'Italia del Novecento, Congedo, 2003, ISBN 88-8086-508-0
  • Luigi Argentieri, Messe - Soggetto di un'altra storia, Burgo Editore, Bergamo, 1997
  • Luigi Emilio Longo, Giovanni Messe - L'ultimo Maresciallo d'Italia Imago Media per lo Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 2006
  • Paolo Colacicchi, L'ultimo fronte d'Africa. Tunisia: novembre 1942-maggio 1943, Mursia, 1977 - ISBN 8842541257

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Sergio Romano, Le altre facce della storia: Dietro le quinte dei grandi eventi, Bur - ISBN 8858623258
  2. ^ a b c Arrigo Petacco, L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia, in collana Oscar storia, Mondadori, 2010 - ISBN 8804595876
  3. ^ Galeazzo Ciano, Diario, 17 maggio 1942
  4. ^ Lo stesso Ciano al precedente 2 aprile annota che la nomina di Gariboldi ha fatto buona impressione: "si sapeva che era un nemico personale di Cavallero e non ci si attendeva la sua nomina."
  5. ^ Galeazzo Ciano, Diario, 24 gennaio 1943
  6. ^ a b c d Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, Mondadori, 2010 - ISBN 8852012915
  7. ^ Paolo Colacicchi, L'ultimo fronte d'Africa. Tunisia: novembre 1942-maggio 1943, Mursia, 1977 - ISBN 8842541257
  8. ^ Lucio Ceva, Teatri di guerra: comandi, soldati e scrittori nei conflitti europei, FrancoAngeli, 2005 - ISBN 8846466802
  9. ^ Sebbene comandante di truppe neozelandesi, Freyberg era nativo di Londra (quartiere di Richmond upon Thames).
  10. ^ «Chi è costui?»
  11. ^ senato.it - Scheda di attività di Giovanni MESSE - II Legislatura
  12. ^ l'Adigetto.it Pagine di storia - Italia-Libia./ 2. URL consultato il 26 ottobre 2009.
  13. ^ Riconoscimento al maresciallo d’Italia Giovanni Messe
  14. ^ a b c d Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  15. ^ ww2awards.com.

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