Erwin Rommel

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Erwin Rommel
Bundesarchiv Bild 146-1985-013-07, Erwin Rommel.jpg
15 novembre 1891 - 14 ottobre 1944 (52 anni)
Soprannome Volpe del deserto (Wüstenfuchs)
Nato a Heidenheim an der Brenz
Morto a Herrlingen
Cause della morte suicidio
Luogo di sepoltura Cimitero di Herrlingen
Dati militari
Paese servito Flag of the German Empire.svg Impero tedesco
   Flag of Germany (3-2 aspect ratio).svg Repubblica di Weimar
      Flag of the NSDAP (1920–1945).svg Terzo Reich
Forza armata Deutsches Heer
Reichswehr
Wehrmacht
Unità 124º Reggimento di Fanteria
Battaglione da montagna del Württemberg (Alpenkorps tedesco)
Anni di servizio 1910 - 1944
Grado Feldmaresciallo
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Campagne Campagna di Romania
Fronte italiano (1915-1918)
Campagna di Francia
Campagna del Nord Africa
Battaglie Battaglia di Caporetto
Battaglia della Mosa
Operazione Rot
Operazione Sonnenblume
Assedio di Tobruk
Battaglia di Halfaya
Battaglia di Sollum
Operazione Crusader
Battaglia di Ain el-Gazala
Battaglia di Marsa Matruh
Prima battaglia di El Alamein
Battaglia di Alam Halfa
Seconda battaglia di El Alamein
Battaglia del passo di Kasserine
Battaglia di Médenine
Operazione Achse
Sbarco in Normandia
Battaglia di Normandia
Comandante di 7. Panzer-Division
Afrika Korps
Panzergruppe Afrika
Panzerarmee Afrika
Gruppo d'armate Afrika
Gruppo d'armate B
Decorazioni Ordine Pour le Meritè
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con foglie di quercia, spade e diamanti

[senza fonte]

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Erwin Johannes Eugen Rommel (Heidenheim, 15 novembre 1891Herrlingen, 14 ottobre 1944) è stato un generale (feldmaresciallo) tedesco, durante la seconda guerra mondiale.

Di origine sveva, dimostrò grandi doti di comando già nella prima guerra mondiale dove con il grado di tenente, ricevette la più alta decorazione al valore per i risultati raggiunti con il suo reparto di truppe da montagna durante la battaglia di Caporetto nel 1917.

Nel corso della seconda guerra mondiale Rommel si distinse alla guida di una Panzer-Division durante la vittoria tedesca all'Ovest del 1940 e quindi, godendo della piena fiducia di Adolf Hitler, assunse il comando dell'Afrikakorps tedesco in Africa settentrionale dove per quasi due anni dimostrò grande abilità tattica e operativa, infliggendo una serie di sconfitte alle truppe britanniche grazie alla sua superiore capacità nella conduzione di agili e spericolate manovre con i mezzi corazzati nel deserto. Promosso al grado di feldmaresciallo, altamente stimato dai suoi soldati e temuto dai nemici, divenne un personaggio di rilievo internazionale ed uno dei beniamini della propaganda tedesca, conosciuto con il soprannome di "La volpe del deserto" ("Wüstenfuchs").

Dopo il ritorno dall'Africa nel marzo 1943 diresse l'occupazione dell'Italia settentrionale durante l'operazione Achse; quindi gli venne assegnato nel 1944 il comando delle difese del Vallo Atlantico, con il compito di fermare la prevista offensiva alleata in Occidente. Nonostante il suo impegno e le sue capacità, durante la prima parte della battaglia di Normandia non riuscì ad impedire l'avanzata anglo-americana; ferito seriamente da aerei nemici fu richiamato in patria per convalescenza.

Il feldmaresciallo Rommel era ormai da tempo cosciente dell'inevitabile sconfitta della Germania ed era entrato a far parte dell'opposizione contro Hitler ed il regime nazista; coinvolto nel complotto del 20 luglio 1944, preferì suicidarsi piuttosto che subire un processo per alto tradimento. Ufficialmente fu dichiarato morto a causa delle ferite di guerra e gli fu attribuito un funerale di Stato.

Erwin Rommel, nonostante la diversità di giudizi di esperti e storici e le critiche mosse ad alcune sue scelte strategiche, rimane il più famoso comandante militare della seconda guerra mondiale; lo storico britannico David Irving lo ha definito "un Annibale del XX secolo"[1].

Gioventù[modifica | modifica sorgente]

Rommel nacque a Heidenheim, a circa 50 km da Ulma, nello stato del Württemberg. Fu il terzo di cinque figli[2](aveva tre fratelli, Manfred morto giovanissimo, Karl e Gerhard ed una sorella, Helene). Suo padre, Erwin Rommel senior, era professore di matematica presso la scuola di Aalen; sua madre, Helene von Luz, era figlia del presidente del governo del Württemberg. Più tardi, nel rievocare la sua infanzia, Rommel la descriverà come uno dei periodi più felici della sua vita. Sua sorella Helene dirà di lui che era un bambino dolce e molto attaccato alla madre.

Rommel voleva diventare ingegnere (magari per lavorare sugli Zeppelin). Il suo precoce ingegno si manifestò quando, all'età di quattordici anni, facendosi aiutare da un amico, costruì un aliante di dimensioni naturali che riusciva a volare per brevi tratti. Comunque, secondo i voleri del padre, decise di arruolarsi nel locale 124º Reggimento di Fanteria come ufficiale cadetto, nel 1910. Due anni dopo venne nominato tenente. Nel 1911, come cadetto a Danzica, Rommel conobbe la sua futura moglie, Lucia Maria Mollin, detta 'Lucie', nata a Danzica il 6 giugno 1894 da immigrati italiani del coneglianese veneto, che sposò nel 1916. Nel 1928 ebbero un figlio, Manfred Rommel (che sarebbe stato eletto per tre volte sindaco di Stoccarda dal 1974 al 1996).[3] Gli studiosi Bierman e Smith sostengono che Rommel ebbe anche una relazione con Walburga Stemmer, nel 1912, e che dalla storia nacque una figlia di nome Gertrud.[4]

Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Il tenente Rommel durante la battaglia di Caporetto

Durante la prima guerra mondiale, Rommel prestò servizio in Francia, così come sul fronte rumeno e italiano, servendo nel corpo d'élite dell'Alpenkorps: durante quel periodo venne ferito tre volte e premiato con la Croce di Ferro di prima e seconda classe.

Fu anche il più giovane militare a ricevere la più alta onorificenza militare tedesca, la medaglia Pour le Mérite, che ricevette per le capacità di comando dimostrate, con il grado di tenente, sul fronte italiano soprattutto durante la battaglia di Caporetto nell'autunno 1917. Alla guida del reparto di punta del battaglione da montagna del Württemberg, raggiunse una serie di brillanti successi impiegando con abilità tattiche di infiltrazione lungo le montagne e catturando molti prigionieri italiani. In particolare furono i soldati del tenente Rommel che sbaragliarono le brigate italiane Arno e Salerno e conquistarono il Monte Matajur il 26 ottobre 1917[5].

Al termine della campagna il reparto di Rommel aveva catturato 9.000 prigionieri e raccolto un bottino impressionante; per questi risultati venne insignito della prestigiosa medaglia al valore, la quale, nonostante gli fosse stata assegnata fin dal 10 dicembre 1917, venne da lui ricevuta verso i primi di gennaio assieme alla posta, fatto che suscitò la sua delusione e il suo sdegno.

Primo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel primo dopoguerra fu comandante di reggimento ed istruttore alla Scuola di Fanteria di Dresda (1929-1933) e all'Accademia di Guerra di Potsdam (1935-1938): i suoi diari di guerra, Infanterie greift an (Fanteria all'attacco), divennero uno dei principali libri di testo dopo essere stati pubblicati nel 1937. Nel 1938, Rommel (ora colonnello) viene nominato comandante dell'Accademia di Guerra di Wiener Neustadt. Venne comunque trasferito dopo poco tempo, e posto al comando del battaglione di protezione personale di Adolf Hitler. Venne nuovamente promosso il 22 agosto a generale di divisione poco prima dell'invasione della Polonia, con effetto retroattivo valido sin dal 1º giugno 1939.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Francia 1940[modifica | modifica sorgente]

Rommel consulta i suoi ufficiali durante la conquista della Francia

Nel 1940 gli venne affidato il comando della 7. Panzer-Division, per il Fall Gelb, l'invasione della Francia. I tedeschi sfondarono nella Francia del nord (il Blitzkrieg o guerra lampo) aggirando la Linea Maginot ed avanzando sino ad arrivare sulla Manica inducendo i francesi ad una ritirata che portò alla loro resa pochi giorni più tardi. Nello specifico la Panzer-Division di Rommel fu la prima divisione tedesca a superare la Mosa presso la diga di Houx e respinse il contrattacco del BEF ad Arras.

Africa[modifica | modifica sorgente]

Al termine di quell'operazione in Francia, Rommel, che si era distinto per la sua considerevole abilità, venne nominato personalmente da Hitler comandante delle truppe tedesche in Africa. Il Corpo di spedizione tedesco, composto dalla 5ª Leggera (poi rinominata 21. Panzer-Division) e successivamente dalla 15. Panzer-Division, venne inviato in Libia nel febbraio del 1941 in aiuto delle truppe italiane, formando così il celebre Deutsches Afrika Korps. Fu proprio in Africa che Rommel conquistò definitivamente la sua grande fama di comandante e l'appellativo di "volpe del deserto".

Spese la maggior parte del 1941 riorganizzando le sue truppe e soprattutto quelle italiane, che avevano subito una serie di sconfitte, per mano dei britannici guidati dal maggior generale Richard O'Connor. Una prima offensiva tedesca spinse le forze britanniche fuori dalla Libia, ma si fermò poco oltre il confine egiziano, con l'importante porto di Tobruk ancora nelle mani delle forze inglesi. Nel frattempo il generale Claude Auchinleck succedette al generale Archibald Wavell quale comandante in capo delle forze britanniche in Medio Oriente. Auchinleck lanciò subito una grande offensiva (denominata Operazione Battleaxe, Ascia di Guerra) per alleggerire la pressione su Tobruk assediata, ma ben presto la spinta di tale iniziativa si esaurì. Dopo 5 mesi, in cui l'Ottava Armata si rinforza notevolmente, grazie all'Operazione Tiger, a novembre gli inglesi attaccarono ancora (Operazione Crusader), e dopo aver prosciugato le esigue riserve dell'Afrika Korps, Rommel si ritirò al confine tra Tripolitania e la Cirenaica. A gennaio Rommel riprese l'iniziativa e a fine maggio cominciò la Battaglia di Gazala.

Rommel è diventato famoso per le sue abilità di stratega

L'attacco tedesco e italiano, improvviso e ben coordinato, prese alla sprovvista le truppe britanniche che nel giro di poche settimane furono respinte oltre il confine egiziano, sulla strada verso Alessandria. L'offensiva italo-tedesca a causa della scarsità dei rifornimenti finì però per esaurirsi nei pressi della piccola stazione ferroviaria di El Alamein, appena un centinaio di chilometri in linea d'aria dal Cairo. Va precisato che l'attacco in profondità condotto da Rommel esulava notevolmente dai piani di Hitler, che puntava solamente alla riconquista della Libia ed alla preparazione, con l'aiuto della flotta italiana, di un attacco in forze all'isola di Malta. Tuttavia i brillanti successi di Rommel spinsero il Fūhrer a convincere Mussolini a rimandare l'assalto a Malta ed a concentrarsi sull'offensiva verso l'Egitto ed il canale di Suez.

Erwin Rommel durante la campagna del deserto

Rientrato temporaneamente in patria, Rommel ottenne il bastone di feldmaresciallo e chiese più volte l'invio di nuove truppe. Ma la Germania impegnata sul fronte russo non disponeva più di riserve utilizzabili e così Hitler (che considerava il Medio Oriente un fronte secondario) non accolse le richieste di Rommel (fu inviata solo la 164ª divisione di supporto). Gli inglesi, al contrario, avevano provveduto ad un notevolissimo rafforzamento delle loro truppe in Egitto, sapendo bene che un'ulteriore sconfitta avrebbe comportato la perdita dell'Egitto e di tutto il Medio Oriente.

La Prima battaglia di El Alamein venne persa da Rommel, decimato negli effettivi e con le linee di approvvigionamento troppo allungate (l'eterno problema della guerra nel deserto). I britannici, in grave difficoltà, erano però avvantaggiati dalla loro vicinanza alle basi di rifornimento, e disponevano di truppe fresche. Rommel cercò ancora di penetrare le linee nemiche durante la Battaglia di Alam Halfa, ma venne fermato definitivamente dal nuovo comandante britannico, il tenente generale Bernard Montgomery.

Col crescere delle difficoltà del supporto logistico a causa dell'esaurimento dei materiali, carburanti e rincalzi disponibili, nonché delle navi da trasporto italiane, e dell'enorme lunghezza delle linee di rifornimento terrestri per la distanza tra i porti e la linea del fronte, incapace di ottenere una maggiore disponibilità di risorse per la percezione dello Stato Maggiore Generale tedesco del ruolo secondario del fronte sud rispetto a quello russo, Rommel non poteva tenere la posizione di El Alamein indefinitamente.

Nonostante ciò, occorse un'altra grossa battaglia, la Seconda battaglia di El Alamein, per costringere le sue truppe alla ritirata. Fu in questa battaglia che la divisione corazzata italiana "Ariete" diede prova di grande coraggio meritandosi la stima del feldmaresciallo e degli stessi avversari. Dopo la sconfitta di El Alamein, nonostante le pressioni di Hitler e Mussolini, le truppe di Rommel non riuscirono a resistere e dovettero intraprendere una estenuante ritirata per quasi 2000 km fino in Tunisia. Lì giunti, la loro prima battaglia non fu contro l'Ottava armata britannica, ma contro il Secondo Corpo d'Armata Statunitense. Rommel affrontò le truppe americane nella battaglia del passo di Kasserine: ottenne alcuni grossi successi iniziali e inflisse pesanti perdite alle inesperte forze nemiche; tuttavia dovette infine ripiegare sulle posizioni di partenza a causa della complessiva netta inferiorità di uomini e mezzi.

Rivolgendosi ancora una volta a fronteggiare le forze britanniche, sul vecchio confine difensivo francese della linea del Mareth, Rommel poté solo ritardare l'inevitabile. Lasciò l'Africa dopo essersi ammalato, e gli uomini già al suo comando dopo alcuni mesi dovettero arrendersi, per l'impossibilità di ricevere rifornimenti e rinforzi attraverso il canale di Sicilia ormai completamente controllato dagli alleati.

Sul fronte africano

Alcuni sostengono che il ritiro dell'armata di Rommel fino in Tunisia nonostante il ritardo causato dallo spietato telegramma di Hitler "vittoria o morte" fu un risultato più grande della cattura di Tobruk. D'altronde all'ufficiale di collegamento Alberto Baldissera che, accogliendolo al ritorno dalla Germania ove era stato a colloquio col Führer, gli aveva fatto notare il peggioramento della situazione, Rommel aveva risposto "è tutta colpa della politica" (riferito dal capitano Baldissera). Tornato in Germania, Rommel rimase per qualche tempo di fatto inattivo.

Rapporti con i comandi italiani[modifica | modifica sorgente]

Finita la seconda guerra mondiale, vari autori provenienti dai Paesi alleati attribuirono a Rommel frasi molto dure contro gli italiani e verso il loro coraggio in battaglia. In realtà il generale tedesco, come scrive nel suo celebre diario, criticava gli ufficiali italiani, che lo rimproveravano per le tecniche poco ortodosse da lui utilizzate in Africa (per esempio trasformò, grazie anche ai reparti del Genio italiano, alcuni pali della luce in modo che sembrassero cannoni antiaerei). A lui è attribuita questa osservazione: "Sono straordinari, coraggiosi, disciplinati (gli italiani), ma mal comandati ed equipaggiati."; la stima che Rommel nutriva nei confronti dei soldati italiani è bensì riassumibile in un'altra sua celebre frase: "Il soldato tedesco ha stupito il mondo, il bersagliere italiano ha stupito il soldato tedesco."[6]

Rommel aveva una pessima opinione degli ufficiali fascisti italiani: per esempio riguardo Gambara e Bastico diceva pubblicamente che erano delle «merde».[7] Famosa la frase «Wo bleibt Gambara?» ("Dov'è Gambara") a rimarcare la sua assenza in un momento critico per le forze dell'Asse nella seconda battaglia di Sidi Rezegh[8] (4-5 dicembre 1941).

Pessimi poi erano i rapporti tra Rommel ed il Comando Supremo Italiano, ed in particolare con i marescialli Cavallero, Capo di Stato Maggiore generale e, come già detto, Ettore Bastico, governatore della Libia (da Rommel soprannominato "Bombastico")[9] ai quali rimproverava inettitudine e scarsa volontà di avvicinarsi al fronte (in pratica vigliaccheria); per contro da questi a Rommel veniva addebitata una frequente incapacità di coordinarsi con le altre forze, alle quali attribuiva le colpe dei suoi insuccessi. A lungo infatti vennero attribuite agli italiani, ed in particolare a presunti traditori presenti nella Regia Marina, le fughe di notizie che portarono a numerosi affondamenti nei convogli dei rifornimenti, che in realtà erano frutto delle intercettazioni di Ultra sulle comunicazioni tra l'addetto militare tedesco a Roma, generale Enno von Rintelen e l'OKW[10]. Con Delease, la delegazione del Comando Supremo in Africa Settentrionale, comandata dal generale Curio Barbasetti di Prun, i rapporti erano distanti; in effetti l'unico militare italiano stimato da Rommel era il generale Enea Navarini, che aveva sostituito il generale Gastone Gambara alla testa del XXI corpo d'armata fino a poco prima dell'avanzata verso El Alamein[11].

Rapporti con i comandi tedeschi[modifica | modifica sorgente]

Inoltre anche tra Rommel e Kesselring, comandante tedesco della Wehrmacht per il settore sud (OKS – Oberkommando Süden) durante la campagna d'Africa, esisteva un pessimo rapporto personale, in quanto Rommel riteneva che questi stesse usurpando le sue funzioni[12]. Quest'ultimo, invece, era preoccupato dello scarso controllo esercitato da Rommel durante la battaglia, come personalmente verificato durante un combattimento nei pressi di Ain el Gazala, nel quale lo stesso Kesselring aveva temporaneamente sostituito il generale Crüwell al comando dell'Afrikakorps, constatando come fosse impossibile raggiungere Rommel da parte delle unità impegnate per ottenere rapidamente ordini operativi.

Francia 1944[modifica | modifica sorgente]

Comunque, quando le sorti della guerra si rivolsero contro la Germania, Hitler pose Rommel al comando del Gruppo d'armate B, prima utilizzato per l'occupazione dell'Italia, e poi responsabile della difesa della costa francese contro una possibile invasione alleata. Dopo le esperienze raccolte in Africa, Rommel concluse che ogni movimento offensivo sarebbe stato impossibile a causa della supremazia aerea alleata. Riteneva che le forze dei panzer dovessero essere tenute il più vicino possibile al fronte, di modo che non dovessero partire da lontano al momento dell'invasione, di modo da poterla fermare sulle spiagge.

Il suo comandante, Gerd von Rundstedt, invece sentiva che non c'era modo di fermare l'invasione vicino alle spiagge a causa della soverchiante potenza di fuoco della Royal Navy. Riteneva che i panzer dovessero essere disposti in grosse unità nel retroterra vicino a Parigi, dove potevano permettere agli alleati di dilagare in Francia per poterli poi tagliare fuori. Quando gli venne chiesto di scegliere un piano, Hitler vacillò e li posizionò a metà strada, abbastanza lontani da essere inutili a Rommel, e non abbastanza lontani da poter solo osservare la battaglia come voleva von Rundstedt.

Il piano di Rommel quasi riuscì a dare comunque i suoi frutti. Durante il D-Day molte unità di panzer, soprattutto la 12. SS-Panzer-Division (la divisione d'élite Hitlerjugend), erano abbastanza vicine alle spiagge e crearono gravi danni. Il soverchiante numero di truppe alleate rese comunque improbabile qualsiasi speranza di successo, e ben presto le teste di ponte sulle spiagge furono assicurate.

Il 17 luglio 1944 la sua autovettura venne mitragliata da un aeroplano avente contrassegni britannici, e Rommel dovette essere ricoverato: riportò una frattura al cranio, due alla tempia, una allo zigomo, una lesione all'occhio sinistro. Negli archivi della RAF non esiste però alcun rapporto che riferisca la data del 17 luglio e a quell'ora il mitragliamento di un'automobile isolata nei dintorni di Livorat. Alcuni storici tra cui Contessa Waldeck affermano che quell'attacco venne effettuato dalla Luftwaffe sotto ordine diretto di Hitler in risposta a presunte trattative di pace intrattenute da Rommel con Montgomery ed Eisenhower.

La sorte di Rommel dopo il complotto del 20 luglio 1944[modifica | modifica sorgente]

Funerale di Rommel

Nel frattempo, dopo il fallito complotto del 20 luglio contro Adolf Hitler, Rommel fu sospettato di connessioni con i cospiratori. Bormann era sicuro del coinvolgimento di Rommel, Goebbels non lo era affatto. La vera estensione della conoscenza del complotto da parte di Rommel non è ancora chiara.

A causa della popolarità di Rommel tra il popolo tedesco, Hitler gli diede la possibilità di suicidarsi con il cianuro o di affrontare la corte marziale per alto tradimento e la condanna a morte senza nessuna garanzia per il futuro della sua famiglia. Rommel pose termine alla sua vita il 14 ottobre 1944, e venne seppellito con pieni onori militari dopo grandiosi funerali di stato.[13]

Hitler diede successivamente ordine di costruire un monumento al suo generale. Una volta trovato un blocco di marmo adatto, iniziarono i preparativi, ma ormai la situazione in Germania era talmente grave dal punto di vista militare, che non se ne fece più nulla. Dopo la guerra vennero pubblicati i diari di Rommel.

Rommel è attualmente tumulato nel cimitero di Herrlingen.

La personalità di Rommel[modifica | modifica sorgente]

Rommel non apparteneva all'aristocrazia militare prussiana. Era un ufficiale che proveniva dalla gavetta, e anche per questo godeva della simpatia di Hitler. In condizioni normali avrebbe potuto aspirare al massimo al grado di Colonnello. Ma la partecipazione ad ambedue le guerre mondiali dove diede sfoggio delle sue indubbie doti di comando, unita alla militanza nei Freikorps (alcuni membri dei quali entrarono successivamente nel Partito Nazista) dopo la fine della Grande Guerra, lo lanciò in una carriera che lo portò a poco più di cinquant'anni ad ottenere il grado di Feldmaresciallo (il più alto dell'esercito tedesco a quel tempo).

La sua estrazione "popolare" piaceva molto a Goebbels, verso il quale Rommel fu sempre molto disponibile, che ne volle sfruttare l'"immagine vincente" per la sua propaganda. I suoi colleghi generali, provenienti dalle accademie prussiane, non nascondevano l'antipatia, se non il disprezzo, che nutrivano nei suoi confronti.

D'altra parte Rommel non fece mai molto per rendersi simpatico agli occhi degli altri ufficiali superiori. Testardo nelle sue convinzioni, spesso sgarbato, a volte ben oltre i limiti dell'insulto, nei confronti degli altri generali, soprattutto italiani, ma anche della stessa Wehrmacht, era invece adorato dai suoi uomini.

Motivo dell'ammirazione che suscitava tra la truppa era sicuramente il fatto che Rommel, contrariamente agli altri generali, non si limitava a seguire i combattimenti da distanza di sicurezza, ma era sempre presente in prima linea. A bordo del suo panzer, o del "Mammuth" (un centro comando mobile ricavato da un camion blindato britannico catturato in Africa), o in volo sulle linee a bordo di uno Storch da ricognizione, Rommel si muoveva lungo tutta la prima linea impartendo ordini e guidando i suoi uomini in battaglia.

Le sue decisioni sul campo, spesso improvvise e talvolta ai limiti dell'insubordinazione (avanzare quando gli veniva ordinato di fermarsi), oltre a far infuriare i superiori, resero spesso inutile il lavoro svolto da Ultra (il complesso apparato utilizzato dagli inglesi per il deciframento dei messaggi che i tedeschi si trasmettevano con Enigma) per scoprire i piani dei tedeschi.

Vale la pena di citare alcuni episodi della "Campagna d'Africa" che possono aiutare a comprendere il carattere di Rommel. Quando la strada verso Il Cairo e il Canale di Suez sembrava ormai spianata, Mussolini volò in Libia per godersi un trionfo che non arrivò; durante la sua permanenza chiese più volte di incontrare Rommel, ma questi si rifiutò sempre, adducendo come scusa il fatto che fosse "troppo impegnato in prima linea". Rommel trovò però il tempo per recarsi in visita al capezzale di un maggiore italiano (Leopoldo Pardi), che, al comando del II gruppo del 1º Reggimento Artiglieria Celere “Eugenio di Savoia”, si era distinto nella difesa del Passo di Halfaya, conquistandosi la stima della "volpe del deserto""(9-10 luglio 1942) Il quarto della serie dolorosa è Leopoldo Pardi, maggiore comandante il II gruppo del 1º Reggimento Artiglieria Celere “Eugenio di Savoia”. Pochi nomi, nelle vicende attuali in Africa settentrionale, hanno avuto così chiara risonanza, specialmente presso l'Afrika Korps. ... La fine attende Pardi nello squallido, polveroso deserto di El Dabah: un deserto senza dune bianche, senza mughi odorosi: soltanto pietrame, sabbia sudicia, casse sfondate e baracche militari. Subito dopo arriverà per lui una comunicazione già vecchia, attesa da lungo tempo, attardata nelle more degli uffici: è stato promosso tenente colonnello".[14]

Dopo la battaglia di El Alamein il generale Barbasetti incontrò Rommel alla ridotta Capuzzo e commentò: "È stato molto doloroso il sacrificio del X Corpo d'Armata abbandonato nel deserto" al che Rommel rispose: "È questo forse un rimprovero? Dal Führer non è giunta alcuna parola di disapprovazione". Barbasetti: "Ho risalito l'interminabile colonna dei reparti in ritirata, i camionisti tedeschi si rifiutavano di far salire gli italiani". A queste parole Rommel tacque.[15]

Dopo la presa di Tobruk, il generale sudafricano Klopper, parlando anche a nome dei suoi ufficiali, chiese a Rommel di essere detenuto in un'area separata da quella delle truppe di colore. La risposta di Rommel fu secca: "Per me i soldati sono tutti uguali. I neri vestono la vostra stessa divisa, hanno combattuto al vostro fianco, e quindi starete rinchiusi nello stesso recinto."

Nutriva grande sicurezza nell'uso del sistema di comunicazione crittografata Enigma. Questa fiducia mal riposta permise alla Gran Bretagna, durante la seconda guerra mondiale, di avere l'assoluta supremazia navale in tutto il Mediterraneo. Infatti, il sistema di codificazione tedesco era stato decifrato dal matematico inglese Alan Turing. Il fatto che gli inglesi fossero in possesso di importanti informazioni fece sorgere sospetti di inaffidabilità nei confronti dei servizi segreti italiani. Rommel fu convinto di questo fino alla morte e solo recentemente suo figlio Manfred ha dichiarato, in un documentario di History Channel, che suo padre e dunque sia la Germania che l'Inghilterra, dovrebbero chiedere scusa agli italiani per gli infondati sospetti.

Va ricordato infine che Rommel si guadagnò, pur da nemico, un alto grado di rispetto anche da parte di eminenti personalità tra gli Alleati, come il suo rivale Bernard Law Montgomery, George Patton e perfino Winston Churchill. Alla "Volpe del deserto" erano infatti riconosciute lealtà e cavalleria nei confronti degli avversari e della popolazione civile: il suo Afrika Korps, caso unico nei corpi militari tedeschi della Seconda Guerra Mondiale[senza fonte], non fu mai accusato di crimini di guerra, e Rommel non obbedì agli ordini di fucilare i commando nemici catturati o i prigionieri di origine ebraica. Lo stesso Rommel, riferendosi agli scontri in Africa, parlò di Krieg ohne Hass, guerra senza odio.

Il 23 novembre del 1941 a bordo del suo Mammut visitò un ospedale da campo nel quale si affollavano alla rinfusa feriti tedeschi ed inglesi. L'ufficiale che l'accompagnava all'interno dell'ospedale era inglese (e probabilmente l'aveva scambiato per un ufficiale polacco), i feriti tedeschi si comportavano in modo strano, posò quindi lo sguardo sui militari di guardia dell'ospedale: resosi conto che l'ospedale era ancora in mano agli inglesi mormorò ai suoi uomini: «penso che faremmo meglio ad andarcene». Fece così in tempo a saltare sul suo Mammut, dal quale si compiacque di rispondere al saluto militare di un soldato britannico.[16]

Rommel come comandante[modifica | modifica sorgente]

Feldmaresciallo Rommel

Rommel è stato celebrato come tattico brillante e competente stratega (Liddell Hart, The Rommel Papers), ma certo non era senza difetti. I contemporanei che si trovarono a lavorare con lui sul campo di battaglia ebbero parole assai poco gentili su di lui e sulle sue abilità. Dal rapporto di Paulus sull'ispezione da lui compiuta sull'operato di Rommel in Nordafrica, e considerando anche i rapporti di Alfred Gause, Halder concluse: "I difetti caratteriali di Rommel rendono difficile sopportarlo sul campo, ma nessuno osa protestare, temendo la sua vendetta e la fiducia riposta in lui dai superiori". Altri parlano del suo stile di comando, che esigeva moltissimo dai suoi ufficiali ma non ammetteva critiche né obiezioni. Aveva poca pazienza con i sottoposti che non si dimostravano all'altezza. Solo tre settimane dopo aver assunto il comando della 7ª Panzer Division nel febbraio 1940, Rommel scoprì un comandante di battaglione non abbastanza preparato; lo sollevò dal comando e lo rispedì nelle retrovie dopo soli novanta minuti di colloquio.[17] Questo tipo di gestione del comando diceva chiaramente ai suoi che voleva il massimo da ciascuno di loro, ma avrebbe anche finito per creare dei risentimenti in alcuni dei suoi ufficiali[senza fonte].

F. W. von Mellenthin, che fece parte dello staff di Rommel nella campagna d'Africa, scrisse che Rommel prese grossi rischi in molte occasioni, giocandosi intere battaglie su decisioni prese al momento e senza informazioni adeguate. Egli cita il contrattacco durante l'operazione Crusader come esempio. Altri suoi ex-collaboratori come il generale Fritz Bayerlein, dissero che prendeva tali rischi solo dopo avere attentamente valutato sia il rischio sia la ricompensa ottenibile.[18] Rommel stesso sapeva di stare acquistando la fama di giocatore d'azzardo, e nei suoi diari aggiunse note in cui spiegava dettagliatamente le sue motivazioni, soprattutto per la decisione di avanzare in Egitto verso Alessandria durante l'offensiva dell'estate 1942.[19] Anche Hitler corse molti rischi militarmente. Quando i rischi presi non pagarono più, come a Stalingrado, la disillusione di Rommel crebbe.

Mentre alcuni aggressivi subordinati, come Hans von Luck, lo acclamavano, Mellenthin mise in dubbio questo stile, perché portava spesso il suo staff a disimpegnarsi nei combattimenti per paura, invece di monitorare la situazione. Le sue lunghe assenze dal quartier generale imponevano anche al suo staff di dover prendere delle decisioni senza poterlo consultare, il che portava spesso a confusione von Mellenthin.[20]

In Francia, la spinta aggressiva di Rommel contro le linee francesi e inglesi, senza curarsi della sicurezza dei fianchi e delle spalle, ebbe un notevole successo. I suoi audaci attacchi provocarono spesso la resa di grandi formazioni nemiche, ma la sua aggressività gli creò risentimenti fra i generali suoi pari, che lo consideravano troppo avventato e incurante del coordinamento e della comunicazione con loro e con i suoi stessi sottoposti. Veniva anche accusato di prendere troppa gloria per sé, ignorando il supporto ricevuto dagli altri elementi della Wehrmacht e minimizzando i risultati delle altre unità.

In Africa, Rommel vinse molte battaglie contro gli inglesi nel 1941 e nel 1942, nonostante fosse in condizioni di grave inferiorità di uomini, equipaggiamento, rifornimenti e copertura aerea, con azioni molto aggressive; in numerose occasioni contravvenne a ordini espliciti di "non attaccare". Ma la sua volontà di conquistare l'Egitto anche senza il necessario supporto logistico portò, alla fine, al fallimento dell'avanzata e a gravi perdite. Rommel vedeva la possibilità di conquistare l'Egitto, il canale di Suez e in prospettiva l'intero Medio Oriente britannico. Questo risultato avrebbe avuto un enorme impatto sul corso della guerra, ma l'obiettivo non fu mai condiviso né da Hitler, intenzionato ad attaccare la Russia, né dal comando supremo tedesco a Berlino.

Rommel stesso riconobbe solo più tardi che i suoi continui problemi di rifornimento non erano dovuti a inettitudine o rigidità degli Italiani, che trasportavano i materiali a lui destinati, ma erano il risultato dell'eccessiva estensione delle sue linee di trasporto, dovute alle sue continue avanzate. Nella sua analisi della logistica nella campagna in Nordafrica, lo storico militare Martin van Creveld scrisse:

« Poiché la Wehrmacht era solo parzialmente motorizzata e non supportata da una capacità industriale forte; poiché la situazione politica imponeva di portare una zavorra italiana perlopiù inutile; poiché la capacità dei porti libici era così piccola, e le distanze da coprire così grandi, sembra chiaro che per quanto Rommel fosse un tattico brillante, il problema di rifornire una forza dell'Asse per una avanzata nel medio oriente era insolubile. [...] le ripetute contravvenzioni agli ordini di Rommel e i suoi tentativi di avanzare oltre ogni ragionevole distanza dalle sue basi, quindi, erano errori e non sarebbero dovuti essere tollerati.[21] »

Il generale inglese Harold Alexander comandò (dall'agosto 1942) le forze alleate del medio oriente che affrontarono Rommel in Egitto, è più tardi il 18º gruppo d'armata in Tunisia. In un dispaccio ufficiale sulla Campagna d'Africa, scrisse di Rommel:

« Era un tattico della massima abilità, profondo conoscitore di ogni dettaglio dell'impiego dei mezzi corazzati, e molto rapido nel cogliere le occasioni e i momenti critici di una battaglia mobile. Ho però dei dubbi sulla sua abilità strategica, soprattutto non credo comprendesse l'importanza di un solido piano di battaglia. Massimamente abile quando comandava una unità in combattimento sotto i suoi occhi, peccava poi nello sfruttare troppo i successi ottenuti, senza pianificare a sufficienza le azioni future.[22] »

Sir David Hunt, uno degli ufficiali del servizio informazioni di Alexander, espresse i suoi pensieri nel suo libro:

« ...il suo vero talento era comandare un reggimento corazzato, magari una divisione, al massimo un'armata.[23] »

Durante il primo mese di assedio del porto di Tobruk Rommel lanciò molti attacchi, subendo gravi perdite; esse furono anzi tali da provocare parecchie discussioni fra lui e i suoi comandanti di unità, e anche con l'alto comando tedesco. Alcune fonti riportano che il comandante supremo Halder dovette mandare in Africa Friedrich Paulus come ispettore sull'operato di Rommel, sebbene Rommel stesso dicesse di aver capito da solo l'inutilità di ulteriori attacchi alle fortificazioni di Tobruk.

Percezione popolare[modifica | modifica sorgente]

Rommel fu straordinariamente famoso in vita, sia in Germania che nei paesi alleati. Le storie popolari sulla sua cavalleria e perizia tattica gli guadagnarono il rispetto non solo dei tedeschi, ma anche di molti avversari, compresi Claude Auchinleck, Winston Churchill, George S. Patton e Bernard Montgomery. Dal canto suo Rommel apprezzava e rispettava i suoi nemici. Hitler lo contava fra i suoi generali favoriti, e fu uno dei pochi comandanti dell'Asse (gli altri erano Isoroku Yamamoto e Reinhard Heydrich) che gli alleati progettarono di assassinare direttamente. Ma diversamente dagli altri due, l'attentato alla vita di Rommel fallì.[24][25]

Busto al Museo della Battaglia di El Alamein (Egitto)

Il suo Afrika Korps non fu mai accusato di crimini di guerra, e Rommel stesso parlava della guerra in Nordafrica come Krieg ohne Hass (guerra senza odio). Esistono numerosi esempi della cavalleria di Rommel verso i prigionieri di guerra alleati, come la sua disobbedienza all'infame ordine sui Commando di Hitler, che seguì alla cattura dei tenenti Roy Woodridge e George Henry Lane durante l'Operazione Fortitude. Ugualmente ignorò l'ordine di fucilare i prigionieri di guerra ebrei.

La moglie di Rommell, Lucie, riferirà riguardo al marito:

« Credeva, fino al 1942, anche in Hitler [...]. Poi, in Francia, incontrò un generale, che gli parlò delle stragi degli ebrei; il generale le aveva viste proprio con i suoi occhi, ma noi, anche se pare impossibile, non ne sapevamo nulla. Mio marito capì che era finita, e lo disse anche a Hitler; capì che Hitler era un pazzo furioso. Disse a Hitler: "Mio Führer, io farei gli ebrei Gauleiter, tutti i Gauleiter dovrebbero essere ebrei". Chi ci perdonerà, pensava, per le nostre colpe, le nostre vergogne? "Mio Führer", disse anche, "aiutiamoli perché trovino in Palestina una patria". "Palestina?" sorrise Hitler. "Ma scherza? Troppo vicini. Dovrebbero andare almeno in Madagascar".[26]»

Durante il comando di Rommel in Francia, Hitler gli ordinò di deportare la popolazione ebrea; Rommel disobbedì. Scrisse inoltre molte lettere di protesta contro il trattamento degli ebrei. Quando il maggiore inglese Geoffrey Keyes fu ucciso in una fallita missione di commando per uccidere o catturare Rommel dietro le linee tedesche, Rommel ordinò che fosse seppellito con tutti gli onori militari. Inoltre nella costruzione del vallo atlantico diede disposizioni affinché i lavoratori francesi fossero pagati e non venissero usati come schiavi.[27]

Anche i suoi colleghi militari fecero la loro parte nel perpetuare la sua leggenda. Il suo ex-subordinato Kircheim, sebbene in privato fosse critico sui risultati di Rommel, comunque spiegò: «Grazie alla propaganda, prima di Goebbels, poi di Montgomery, e poi dopo il suo avvelenamento (sic), per tutte le potenze nemiche divenne un simbolo delle migliori tradizioni militari (...) Ogni critica pubblica a questa personalità leggendaria diminuirebbe la stima in cui è tenuto il soldato tedesco.» (lettera a Johannes Streich, che aveva servito anche lui sotto Rommel come comandante della 5ª Divisione leggera in Nordafrica, e aveva scritto biasimando Rommel)[senza fonte].

Dopo la guerra, quando fu divulgato il coinvolgimento di Rommel nel fallito attentato a Hitler, la sua statura aumentò ancora nelle nazioni del blocco alleato. Rommel venne spesso citato nelle fonti occidentali come un generale leale alla Germania ma contrario a Hitler. Il film Rommel, la volpe del deserto (1951) lo consolidò ulteriormente come famoso e riconosciuto leader dell'esercito tedesco. Nel 1970 una nave militare di classe Lütjens della Repubblica Federale Tedesca fu battezzata FGS Rommel in suo onore.

Battaglie di Erwin Rommel[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze tedesche[modifica | modifica sorgente]

Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia, Spade e Diamanti - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia, Spade e Diamanti
Ordine Pour le Mérite - nastrino per uniforme ordinaria Ordine Pour le Mérite
Cavaliere dell'Ordine al Merito Militare del Württemberg - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine al Merito Militare del Württemberg
Croce di III Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera - nastrino per uniforme ordinaria Croce di III Classe dell'Ordine al Merito Militare di Baviera
Distintivo d'oro per feriti (postumo) - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo d'oro per feriti (postumo)
Medaglia "In memoria del 1º ottobre 1938" - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia "In memoria del 1º ottobre 1938"
Medaglia di Memel - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Memel

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Grand'Ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia (Regno d'Italia)
Medaglia d'Argento al Valor Militare (Regno d'Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Argento al Valor Militare (Regno d'Italia)
Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Romania) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Michele il Coraggioso (Romania)
Croce al merito militare di III classe con decorazione di guerra e spade (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito militare di III classe con decorazione di guerra e spade (Austria)

medaglierefoto nella quale Rommel mostra l'insegna da Grande ufficiale dell'Ordine Militare di Savoia e la medaglia d'argento al Valore militare

immagine del nastrino non ancora presente Titolo di samurai (Giappone)

[28]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ David Irving, La pista della volpe, pp. 474-475.
  2. ^ Desmond Young, Rommel - La vita di uno stratega leggendario: la «Volpe del deserto», TEA - Edizione su licenza della Longanesi & C., 1995 - pag. 34
  3. ^ Archivio storico del Corriere della Sera
  4. ^ The Battle of Alamein: Turning Point, World War II, p. 56
  5. ^ M.Silvestri, Caporetto, pp. 191-195.
  6. ^ Arrigo Petacco, L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-50824-8
  7. ^ Irving David. La pista della volpe. Milano, Mondadori, 1978, pag. 136.
  8. ^ Carrell Paul. Le volpi del deserto. Milano, Baldini e Castoldi, 1961. "Wo bleibt Gambara?" è il titolo di un intero capitolo.
  9. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 66.
  10. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 161.
  11. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 88.
  12. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag. 186.
  13. ^ E. Biagi, op. cit., p. 220
  14. ^ Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1933-1962.
  15. ^ Giorgio Bocca. L'Italia è malata. Milano, Feltrinelli, 2005, pag. 25
  16. ^ Desmond Young, Rommel - La vita di uno stratega leggendario: la «Volpe del deserto», TEA (Edizione su licenza della Longanesi & C.), 1995, pag. 153
  17. ^ Irving, Trail of the Fox, p. 42.
  18. ^ Liddell Hart The Rommel Papers, p. 165
  19. ^ Liddell Hart, The Rommel Papers, p. 235
  20. ^ Panzer Battles, p. 58
  21. ^ M. van Creveld, Supplying War, p. 201.
  22. ^ London Gazette, nº 38196, 3 febbraio 1948, p. 843.
  23. ^ Hunt, A Don at War, p. 74
  24. ^ Leslie C Green, The contemporary law of armed conflict, Manchester University Press, 1993, p. 137, ISBN 978-0-7190-3540-1.
  25. ^ Thomas B. Hunter, Targeted Killing: Self-Defense, Preemption, and the War on Terrorism in OperationalStudies.Com. URL consultato il 2 gennaio 2011.
  26. ^ E. Biagi, op. cit., pp. 222-223
  27. ^ Bryan Mark Rigg, Hitler's Jewish Soldiers, Lawrence, University Press of Kansas, 2002, pp. 40, 103, 131–132, 314, ISBN 0-7006-1358-7.. Dettagli su molti particolari esempi della tendenza di Rommel a disincentivare la politica antisemita nazista e ignorare i relativi ordini.
  28. ^ E. Biagi, op. cit., p. 224

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Enzo Biagi, Testimone del tempo, Torino, SEI, 1971, ISBN non esistente.
  • Martin Blumenson, Rommel, in: Corelli Barnett (a cura di), I Generali di Hitler, Rizzoli, Milano, 1991, ISBN 88-17-33262-3
  • Paul Carell, Le Volpi del Deserto - 1941/1943 -, Rizzoli, 1999, ISBN 978-88-17-25834-0
  • David Fraser, Rommel - L'ambiguità di un soldato, Milano: Mondadori, 1994, ISBN 8804418443
  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, ISBN non esistente.
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto. Il segreto di El Alamein, Mondadori, 2002, ISBN 88-04-50824-8
  • Erwin Rommel, Fanteria all'attacco, Libreria Editrice Goriziana, 2004, ISBN 88-86928-74-2
  • Marco Rech, Da Caporetto al Grappa, Gino Rossato Editore, ISBN 88-8130-061-3
  • Desmond Young, Rommel - La volpe del deserto, Longanesi, 1966.

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