Guerra lampo

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Nella storia militare la guerra lampo, indicata anche con il termine tedesco originale Blitzkrieg, descrive una tattica militare usata dall'esercito tedesco all'inizio della seconda guerra mondiale nella quale movimenti ampi e rapidi di truppe meccanizzate non lasciavano all'avversario il tempo di organizzare una difesa stabile. La filosofia del Blitzkrieg era basata sull'uso massiccio dei carri armati, i cui primi esemplari erano già comparsi durante la prima guerra mondiale ma le cui possibilità strategiche non erano ancora state comprese interamente. Nel 2003, con la Seconda guerra del Golfo, vennero introdotti termini come "predominio rapido" e Shock and awe per indicare la versione moderna del Blitzkrieg.

Il Blitzkrieg era uno stile di combattimento veloce e aperto, che si affidava pesantemente alle nuove tecnologie. Nella prima fase, l'aviazione veniva usata come artiglieria a lungo raggio, per distruggere i capisaldi nemici, attaccare le concentrazioni di truppe e seminare il panico. Successivamente le forze combinate di carri armati e fanteria motorizzata, coordinate via radio, distruggevano gli obiettivi tattici prima di muoversi in profondità nel territorio nemico. Una differenza fondamentale con i precedenti modelli tattici era la devoluzione del comando. Sul campo i giovani ufficiali erano incoraggiati a usare la propria iniziativa, piuttosto che affidarsi a una struttura di comando centralizzata.

La strategia venne realizzata come reazione all'attrito statico della guerra di trincea della prima guerra mondiale e divenne impiegabile in pratica agli inizi degli anni trenta, grazie alla crescente affidabilità e potenza del motore a scoppio e della radio da campo, che permettevano il coordinamento degli attacchi. Numerosi militari di diverse nazioni capirono che la guerra di posizione era un concetto datato e poteva essere sconfitta concentrando forze in un'area ristretta e dotandole di una grande capacità di spinta.

La chiave del Blitzkrieg era l'organizzazione delle truppe in forze mobili con eccellenti comunicazioni e comando, in grado di mantenere unite le varie unità militari mentre venivano impiegate in battaglia. Il concetto base era di effettuare uno sfondamento nel fronte nemico usando la combinazione carri-artiglieria-aviazione. Ottenuto lo sfondamento, i carri si sarebbero diretti verso i centri logistici, puntando a tagliare le linee di rifornimento e ad effettuare un accerchiamento a medio raggio del fronte nemico. La fanteria motorizzata\meccanizzata, seguendo le colonne corazzate, avrebbe assicurato la protezione dei fianchi e delle retrovie della punta corazzata.

Indice

[modifica] Precursori e successori

Anche se sbandierato come uno stile di guerra realmente moderno, le basi strategiche del Blitzkrieg sono vecchie almeno quanto la guerra stessa. Strategie simili vennero impiegate da Alessandro Magno nell'epoca classica; Napoleone ne era maestro; e furono impiegate su scala più piccola da entrambe le parti nella prima guerra mondiale. La stessa Germania aveva una lunga tradizione di utilizzo di tattiche di penetrazione profonda: nella guerra franco-prussiana l'esercito prussiano, sapendo che i francesi potevano schierare grandi armate, preparò un piano che si affidava alla velocità (il cosiddetto Vernichtungsgedanke). Se al momento della dichiarazione di guerra potevano mobilitarsi, invadere la Francia e giungere ad assediare Parigi abbastanza rapidamente, sarebbero stati vittoriosi prima che il numeroso esercito francese potesse mobilitarsi e reagire. Questa tattica venne usata con effetti devastanti nel 1871, per essere poi sviluppata nel Piano Schlieffen, che venne usato all'inizio della Prima guerra mondiale e arrivò vicino al successo.

La dottrina militare del "Predominio rapido" o Shock and awe è considerata da alcuni come la moderna evoluzione del Blitzkrieg. Si tratta di una dottrina basata principalmente sull'aviazione che mira a colpire le strutture nemiche di comando e controllo.

Nella Seconda guerra mondiale i tedeschi utilizzarono il Blitzkrieg soprattutto come tattica per impossessarsi nel minor tempo possibile della maggior estensione di territorio nemico, in particolare se questo conteneva risorse economico-industriali, infatti l'economia tedesca era impossibilitata a sostenere una guerra a medio-lungo termine, mentre con una relativa facilità poteva sostenere lo sforzo per una guerra lampo. La sconfitta della Germania fu dovuta soprattutto alla trasformazione del conflitto, da una guerra lampo con rapide vittorie tedesche in tutta Europa, ad una guerra di posizione e logoramento con grosso dispendio di risorse economiche. Fra i primi pionieri nella teoria del Blitzkrieg troviamo il colonnello inglese J.F.C. Fuller che nel 1918 stese un piano denominato 1919 che prevedeva lo sfondamento del fronte occidentale con 5000 carri armati e il teorico militare inglese Basil Liddell Hart. Da parte tedesca il maggior merito va a Heinz Guderian che per decenni predicò le sue teorie malgrado l'ostilità di buona parte dei circoli militari.

[modifica] Uso nella seconda guerra mondiale

Nella prima parte della seconda guerra mondiale, il Blitzkrieg venne messa in pratica solo dalla Germania nazista. Nei tardi anni trenta essa aveva riorganizzato il suo esercito per includere un certo numero di divisioni d'élite, le Panzergruppen, costituite quasi interamente da carri armati, fanteria su semicingolati per il trasporto truppe (Panzergrenadien) e camion per i rifornimenti. A questo aggiunsero una nuova arma, il bombardiere in picchiata (in particolare lo Junkers Ju 87 detto Stuka) per sostituire l'artiglieria e permettere attacchi dirompenti anche molto oltre le linee nemiche.

La teoria venne usata per la prima volta contro la Polonia, dove si rivelò efficace anche se la meccanizzazione delle truppe era in quel momento ancora limitata. Dimostrò il suo vero valore nel 1940 durante la Campagna di Francia, quando una piccola forza di panzer seguendo il piano ideato da Erich von Manstein fece breccia nelle linee difensive e corse verso la costa prima che i difensori potessero organizzare qualsiasi tipo di contrattacco. Un'interpretazione ancora più profonda del blitzkrieg fu data da Erwin Rommel, che sul fronte africano riuscì a sconfiggere forze molto superiori usando addirittura delle Volkswagen mascherate da carri armati. Infine le colonne mobili di von Manstein fecero miracoli nel contrastare l'avanzata sovietica verso Rostov.

Il termine Blitzkrieg viene usato principalmente per descrivere la tattica tedesca nella prima parte della seconda guerra mondiale, comunque la tattica in generale non era una loro esclusiva, e venne impiegata ogni volta che se ne presentò l'opportunità, specialmente dalle forze sotto il comando del generale George Patton durante l'avanzata dalla Normandia e, in forma differente, dai giapponesi nella loro rapida avanzata durante il 1941 e 1942 (dove i trasporti marittimi, l'artiglieria leggera, e le marce forzate, sostituirono largamente i camion e i carri armati).

[modifica] Problemi del Blitzkrieg

La tattica del Blitzkrieg non è priva di svantaggi; esiste un reale pericolo per la forza attaccante di allungare eccessivamente la linea dei rifornimenti, e la strategia nel complesso può essere sconfitta da un nemico determinato che sacrifichi territorio in cambio del tempo per riorganizzarsi, come si vide nell'Operazione Barbarossa del 1941. Nonostante l'attacco avesse permesso di conquistare enormi aree della Russia, l'effetto strategico complessivo fu limitato e nonostante le perdite, che sarebbero state devastanti per qualsiasi esercito europeo, l'Armata Rossa fu in grado di riorganizzarsi molto più indietro, reagire e alla fine sconfiggere le forze tedesche qualche anno dopo. In ogni caso, le tecniche per controbattere il Blitzkrieg erano note da tempo e furono applicate sia in Francia, sia durante la Battaglia delle Ardenne dagli angloamericani.

Il concetto si basa sue due principi: la separazione delle forze nemiche e la limitazione dell'ampiezza dello sfondamento, piuttosto che la profondità. Secondo il primo principio, la reazione migliore ad un avvenuto sfondamento non è combattere la punta corazzata, ma lanciare un contrattacco mirato a separare le truppe corazzate dalla fanteria che segue. In questo modo, tagliando le linee di rifornimento delle colonne corazzate si costringono le stesse a fermare l'avanzata e a combattere sul posto per cercare di riaprire le linee logistiche. Tale manovra fu tentata nel corso della battaglia di Arras da parte del BEF (British Expeditionary Force), e risultò tatticamente efficace, preoccupando seriamente i tedeschi che sospesero per un giorno l'avanzata delle forze corazzate finché, grazie al sopraggiungere dei Panzergranadiere, le forze inglesi furono respinte.

Durante la battaglia delle Ardenne invece, Eisenhower applicò il secondo principio: disinteressandosi della profondità dello sfondamento tedesco, si concentrò nel rinforzare le "spalle" del saliente (Patton da sud, Montgomery da nord) e dispiegando alcune forze al centro dello sfondamento tedesco al fine di disorganizzare l'avanzata dei corazzati tedeschi, tenendo occupati alcuni crocevia fondamentali (le città di Houffalize, che l'82ª Divisione Aviotrasoprtata statunitense non riuscì a difendere e Bastogne, difesa dalla 101ª Divisione Aviotrasportata statunitense accerchiata).

Inoltre la blitzkrieg è vulnerabile anche contro un nemico che fa largo uso di armi anticarro e antiaeree: durante la guerra del Kippur gli israeliani adottavano ancora la dottrina bellica della guerra del 1967, che prevedeva un largo uso di carri armati e aviazione; nelle prime battute del conflitto le forze israeliane furono respinte facilmente dagli attaccanti egiziani, pesantemente armati con missili anticarro 9M14M Malyutka, lanciagranate RPG e lanciamissili antiaerei SA-6. Solo dopo un radicale cambiamento tattico e dottrinale gli Israeliani poterono alla fine sfondare le linee egiziane.

[modifica] Bibliografia

  • Maddalena Oliva, Fuori Fuoco. L'arte della guerra e il suo racconto, Bologna, Odoya 2008. ISBN 978-88-6288-003-9.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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