Prima battaglia di El Alamein

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Prima Battaglia di El Alamein
Advance of the Panzerjager-Abteilung 39-AC1942.jpg
Avanzata delle forze italo-tedesche su El Alamein
Data 1º luglio - 31 luglio 1942
Luogo El Alamein, Egitto
Esito indeciso
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
96.000 uomini (56.000 italiani);
585 carri armati;
meno di 500 aeroplani
150.000 uomini;
1.114 carri armati;
più di 1.500 aeroplani
Perdite
13.250 tra morti, dispersi e prigionieri[1] 10.000 morti o dispersi[2]
7.000 prigionieri
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La prima battaglia di El Alamein (1º luglio - 27 luglio 1942) fu una battaglia combattuta nello scacchiere del Nord Africa durante la seconda guerra mondiale, tra l'Afrika Korps italo-tedesco al comando di Erwin Rommel, e l'8a Armata britannica al comando di Claude Auchinleck.

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Dopo la penetrazione in Egitto delle forze dell'Asse e la conquista di Marsa Matruh, le forze alleate si erano ritirate fino alla Linea di El Alamein, un fronte di 65 chilometri dove il deserto si restringe a formare un collo che va dal mare alla Depressione di Bab el Qattara. Il 1º luglio l'Afrika Korps attaccò: la linea alleata nei pressi di El Alamein non venne travolta fino a sera, e questa resistenza mise in stallo l'avanzata delle forze dell'Asse.

Il 2 luglio Rommel concentrò le sue forze a nord, intendendo sfondare nei pressi di El Alamein. Auchinleck ordinò un contrattacco al centro delle linee dell'Asse, ma l'attacco fallì. Gli Alleati attaccarono con più successo anche a sud, contro le truppe italiane. Come risultato della resistenza Alleata, Rommel decise di riorganizzarsi e di difendere la linea conquistata.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 10 luglio ebbe inizio la prima battaglia di El Alamein, che si protrasse fino al 27 luglio. Auchinleck attaccò ancora il 10 luglio a Tel el Eisa, nel settore nord, prendendo oltre un migliaio di prigionieri. Per chiudere la breccia vennero inviati rinforzi del 7º Reggimento bersaglieri.[3] Il 15 luglio gli inglesi tornarono all'attacco nel settore dell'altura di Ruweisat questa volta al centro dello schieramento difensivo delle forze dell'Asse. I primi ad essere investiti furono i reparti della Divisione "Brescia", che pur opponendo una fiera resistenza[4] vennero ben presto travolti dall'attacco dei mezzi corazzati nemici.

Rommel contrattaccò con tutte le forze disponibili ristabilendo la situazione a suo favore. Nel settore di Tel el Eisa l'attacco degli australiani venne bloccato dalla forte resistenza dell'85º Reggimento Divisione "Sabratha" del colonnello Angelozzi.[5] Un nuovo attacco nemico si verificò tra il 26 ed il 27 luglio, risolvendosi ancora una volta in un completo insuccesso per i britannici. L'attacco inglese si arenò davanti alla forte resistenza dei reparti della Divisione "Trento", che riuscirono a respingere le puntate offensive del nemico infliggendogli notevoli perdite.[6]

L'Ottava Armata era ormai esausta e per il 31 luglio Auchinleck ordinò la fine dell'offensiva e il rafforzamento delle difese per contrastare una massiccia controffensiva, che riteneva ormai imminente. La battaglia finì in stallo, ma fu decisiva per fermare l'avanzata dell'Asse verso Alessandria d'Egitto. Un secondo tentativo di sfondare le linee Alleate venne sventato dalle forze del Commonwealth nella Battaglia di Alam Halfa in agosto, e in ottobre, l'8ª Armata britannica, con il nuovo comandante Bernard Montgomery, riportò una netta vittoria contro le forze dell'Asse nella Seconda battaglia di El Alamein.

Un ulteriore grave danno per la Panzerarmee Afrika fu quando il 10 luglio la compagnia intercettazioni del 621º battaglione trasmissioni dell'Africa Korps, comandata dal capitano Alfred Seebohm si trovò suo malgrado a dover tappare una falla nelle linee dell'Asse; Seebohm morì insieme con parte del suo personale altamente addestrato e parte dei documenti cadde in mano nemica[7]. Gli inglesi quando esaminarono le carte sequestrate vi trovarono le trascrizioni dei messaggi di Feller[7], che erano il frutto del Furto del Black Code, una operazione di intelligence italiana avvenuta nel settembre 1941[8], cioè quando gli Stati Uniti non erano ancora entrati in guerra e quindi erano una nazione neutrale.

Il 29 giugno Benito Mussolini era partito dall'aeroporto di Guidonia per poter assistere in prima persona alla battaglia: indossava la divisa di Maresciallo d'Italia ed aveva il proposito di sfilare vittorioso in Alessandria d'Egitto (o addirittura al Cairo) sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane[9][10]. Per timore di un attacco nemico il Duce si tenne a 1800 km dal fronte e, ignorato da Rommel che non andò a salutarlo[11][12], trascorse il tempo andando a caccia nell'attesa della vittoria; il 20 luglio però, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l'Africa per tornare in patria[13].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Compton Mackenzie, Eastern Epic (p. 589), London, Chatto & Windus, 1951.
  2. ^ Bruce Allen Watson, Exit Rommel (pag. 6), Mechanicsburg PA, StackpoleBooks, 1999. ISBN 978-0-8117-3381-6
  3. ^ The Desert Night Was Vividly Lit (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  4. ^ The Desert Night Was Vividly Lit (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  5. ^ The Desert Night Was Vividly (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  6. ^ Morrises, Fords, Dingos And Jeeps (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  7. ^ a b David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 208.
  8. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 166.
  9. ^ June 29 1942 mussolini travels to africa thinking he will enter alexandria. He never did
  10. ^ El Alamein, eroi mandati a morire per una guerra assurda, Wladimiro Settimelli, L'Unità, 14 ottobre 2002
  11. ^ La passione di El Alamein, pag. 44
  12. ^ Denis Mack Smith, Mussolini
  13. ^ E. Rommel, Guerra senza odio, Milano, Garzanti, 1952, pag. 314

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, ISBN non esistente.


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