Operazione Battleaxe

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Operazione Battleaxe
Soldati della IV divisione indiana
Soldati della IV divisione indiana
Data 15 giugno - 17 giugno 1941
Luogo Tobruk, Libia
Esito Netta vittoria dell'Asse
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
13.200 uomini;
50 carri armati;
214 aerei
Più di 20.000 uomini;
190 carri armati;
203 aerei
Perdite
circa 678 uomini[1];
12 carri armati[2];
10 aerei[2]
969 uomini[3];
91 carri armati[2];
36 aerei[2]
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L'Operazione Battleaxe[4] fu un'azione militare, promossa dalla British Army nel giugno del 1941, che aveva l'obiettivo di scacciare dalla Cirenaica le forze nazifasciste. L'operazione, che se fosse andata in porto avrebbe liberato gli Alleati dalla morsa dell'assedio di Tobruk, vedeva per la prima volta dall'inizio del conflitto mondiale l'esercito tedesco sulla difensiva.

Nel complesso l'operazione non ebbe successo, in quanto i primi assalti britannici furono respinti grazie alle fortissime postazioni difensive create dal generale tedesco Erwin Rommel. Nel primo giorno di combattimenti i britannici persero più della metà dei loro carri armati, conseguendo il successo soltanto in uno dei loro tre assalti; il secondo giorno si chiuse in sostanziale parità (i soldati della Corona non riuscirono a sfondare a ovest ma fermarono un contrattacco tedesco al centro) mentre nel terzo gli inglesi persero ogni speranza di trionfo ma riuscirono ad evitare l'accerchiamento con una buona ritirata strategica.

Il fallimento della manovra portò alla destituzione del generale Archibald Wavell, comandante in capo delle forze armate britanniche in Africa e Medio Oriente.

Antefatti e schieramenti[modifica | modifica sorgente]

Ciò che stava accadendo a qualche centinaio di chilometri a ovest del Cairo creava non pochi grattacapi a Winston Churchill e agli ufficiali di stato maggiore alleati. A quel calderone fumante e fiammeggiante si era aggiunta una rivolta in Iraq, la campagna di Etiopia e la presenza di un numeroso contingente di forze filonaziste francesi in Siria. Tuttavia, Churchill non riusciva a capacitarsi di come Archibald Wavell non fosse riuscito a buttar fuori i tedeschi dalla regione della Cirenaica, contando il fatto che aveva ottenuto ben mezzo milione di uomini e una gran quantità di mezzi semoventi cingolati.

Quello che il premier inglese non poteva comprendere era che il materiale inviato via mare non era stato progettato per quel genere di combattimento: i carri dovevano essere modificati per essere adattati e conformati alle nuove offensive nel deserto e, soprattutto, le unità di fanteria non erano state addestrate adeguatamente. Comunque, l’operazione prese il via libera il 28 maggio.

Gli schieramenti comprendevano diverse istruzioni di manovra: la 4ª Brigata corazzata, equipaggiata con un notevole nugolo di Matilda, sarebbe salita verso nord-ovest nel tentativo di conquistare i quattro punti tattici più importanti lungo il percorso (Passo di Halfaya, Sollum, Bardia, Ridotta Capuzzo); la 7ª Divisione corazzata avrebbe seguito un percorso relativamente più concentrato verso sud per poter proteggere il fianco della 4ª Brigata e per poter aprire il fuoco nell’eventualità si presentassero scontri ravvicinati con i Panzer tedeschi. Anche l’aviazione giocò un ruolo fondamentale, permettendo ad entrambi gli schieramenti di far scendere in campo più di duecento apparecchi ciascuno, tra caccia e bombardieri. Per quanto la missione fosse iniziata il 28 maggio, le prime due settimane rappresentarono la preparazione dell’intera missione.

Prevedendo che la precedente operazione sarebbe stata solo da introduzione al vero massacro nel deserto, Rommel rinforzò le linee difensive attorno alle Quote 206 e 208, e richiamò i suoi da Sidi Azzeiz verso i territori dell’Hafid. Questa zona era ricca di rilievi e creste, luoghi perfetti dove poter posizionare i temibili “88” (cannoni con diametro di 88 mm, dotati di lunga gittata ed elevata cadenza di fuoco e penetrazione. Precedentemente erano stati relegati alla semplice funzione contraerea ma presto vennero adibiti anche a quella controcarro).

L'attacco e la sconfitta britannica[modifica | modifica sorgente]

L’attacco iniziò all’alba del 15 giugno, tuttavia iniziò sotto un cattivo auspicio dal momento che i cannoni britannici s’insabbiarono poche ore prima dell’assalto. Le cose non migliorarono quando il 4º Reggimento Carri iniziò a marciare verso le postazioni naziste, ricevendo il battesimo di fuoco dei controcarro tedeschi. Le altre divisioni avanzarono, compresi i pesanti e lenti Matilda, con la speranza di sfondare le linee in qualche punto ma solamente il 7º Reggimento Carri riuscì, senza poche difficoltà, ad aggirare la Quota 206, caparbiamente difesa, e ad occupare ciò che restava della Ridotta Capuzzo scacciando gli italiani

Qui vi s’insediò la 22ª Brigata Guardie dove bivaccò in attesa, speranzosa di un nuovo successo il mattino seguente. Però, in poco tempo anche gli ultimi sei Matilda rimasti del 4º Reggimento Carri rimasero impantanati a causa della sabbia o furono messi fuori combattimento. Le cose andarono persino peggio per la 7ª Brigata corazzata: dopo un rapido sfondamento si trovarono di fronte una serie di colline e, non riuscendo a localizzare il nemico, continuarono ad avanzare fino a scoprire la posizione delle trincee tedesche. Sfortunatamente per loro, l’artiglieria tedesca li aveva già sotto tiro e, sparando all’impazzata con gli “88”, vennero polverizzati. Addirittura alcuni autoblindi britannici, a causa della mancanza di un’efficiente sistema radio, si dispersero nella mischia senza fare mai più ritorno.

Nel giro di due giorni l’operazione da una lenta ritirata si tramutò in un completo disastro. Le divisioni motorizzate dell’Asse, ormai, inseguivano il nemico giù per le dune, rispedendoli da dove erano arrivati. L’unica postazione inglese che mantenne salda le redini, alla fine dell’operazione, fu la Quota 206 ma solo dopo essere passata di mano per ben due volte. Annientati i Matilda, ai britannici non restava altro da fare che ritirarsi lungo il fronte di Sidi Barrani cercando di preservare il maggior numero possibile di mezzi corazzati rimanenti. A nulla servirono gli interventi del 2º e del 6º Reggimento Carri armati di nuovi Crusader, poiché negli scontri a lunga distanza i pezzi da settantacinque millimetri in possesso dei tedeschi erano tremendamente superiori.

Non rimasero che quindici carri alla fine del combattimento, il 17 giugno. Alla fine dell’operazione “Battleaxe” gli alleati si ritrovavano con quarantotto Matilda su cento, ventisei Cruiser e ventuno Crusader totali tra unità ancora funzionanti e bisognose di riparazioni. Le perdite riportate segnano un climax vertiginoso: 122 morti, 588 feriti e 259 dispersi; quattro cannoni controcarro, tre bombardieri, trentatré caccia, ventisette Cruiser, quarantacinque Crusader e sessantaquattro Matilda. Le perdite dell’Asse furono relativamente minori: 93 morti, 353 feriti e 253 dispersi; dieci aerei e venticinque Panzer. Il che fa riflettere se consideriamo che, nonostante questa disfatta alleata, i nazisti possedevano ancora il grosso delle unità motorizzate in perfette condizioni.

Wavell ricevette la notizia la mattina del 22 giugno. Sul momento si stava radendo quando gli venne annunciata la sua sostituzione con Claude Auchinleck, il comandante delle forze in India.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jon Latimer, L’assedio di Tobruk, Osprey Publishing/RBA Italia, 2009. ISSN 1974-9414.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I tedeschi contarono 93 morti, 350 feriti e 235 dispersi; sono sconosciute le perdite italiane ma secondo il comando britannico (Playfair, p. 171) furono 350 gli italiani fatti prigionieri
  2. ^ a b c d Playfair, p. 171
  3. ^ 122 morti, 588 feriti e 259 dispersi
  4. ^ Inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi Operazione Bruiser; sia Churchill che Rommel invece si riferirono a questa azione chiamandola "battaglia di Sollum"