Seconda battaglia di El Alamein

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Seconda Battaglia di El Alamein
Carri britannici Sherman avanzano nel deserto
Carri britannici Sherman avanzano nel deserto
Data 23 ottobre - 5 novembre 1942
Luogo El Alamein, Egitto
Esito Decisiva vittoria alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
116.000 uomini[2];
547 carri armati[3]
195.000 uomini[4];
1.029 carri armati[5]
Perdite
30.543 morti, feriti, prigionieri e dispersi[6];
circa 500 carri armati[7];
84 aerei[8]
*Secondo un'altra stima:
10.000 morti,
15.000 feriti
34.000 prigionieri[9]
circa 450 carri armati ed un migliaio di cannoni.
13.560 tra morti, feriti e dispersi[10];
tra i 332[6] e i 500 carri armati;
97 aerei (77 britannici e 20 statunitensi)[11]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La seconda battaglia di El Alamein (o terza battaglia di El Alamein nella terminologia ufficiale italiana, che indica invece come seconda battaglia di El Alamein la Battaglia di Alam Halfa) si svolse tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, durante la seconda guerra mondiale. A seguito della prima battaglia di El Alamein, che aveva bloccato l'avanzata delle forze dell'Asse comandate dal feldmaresciallo Erwin Rommel, il generale britannico Bernard Montgomery prese il comando dell'8ª armata britannica, fino ad allora comandata dal generale Neil Ritchie e, dopo il suo esonero, direttamente dal comandante in capo dello scacchiere Medio Oriente generale Claude Auchinleck, nell'agosto 1942. Il successo britannico in questa battaglia segnò il punto di svolta nella campagna del Nord Africa, che si concluderà nel maggio 1943 con la resa delle forze dell'Asse in Tunisia.

La situazione[modifica | modifica sorgente]

Sul campo[modifica | modifica sorgente]

Nel luglio del 1942 l'Armata corazzata italo-tedesca (ACIT) comandata da Erwin Rommel, costituita dalla Panzerarmee Afrika tedesca (ridenominazione del Deutsches Afrika Korps) e da due corpi d'armata italiani dei quali uno di fanteria ed uno meccanizzato, dopo la grande vittoria di Gazala e aver costretto la guarnigione di Tobruk (forte di 33.000 uomini) alla capitolazione era penetrata profondamente in Egitto, con l'obiettivo di troncare la vitale linea di rifornimenti britannica del canale di Suez ed occupare i campi petroliferi del Medio Oriente[12].

In netta inferiorità numerica, indebolito da una catena di approvvigionamento troppo allungata e dalla mancanza di rinforzi, e consapevole del massiccio afflusso di nuovi reparti e mezzi britannici, Rommel decise di colpire mentre il rafforzamento delle truppe britanniche non era ancora completato, indirizzando alle truppe il seguente proclama:

« Soldati dell'Armata corazzata d'Africa, dobbiamo ora annientare l'avversario. Noi non ci fermeremo prima di aver schiacciato le ultime unità dell'8ª armata britannica. Nei prossimi giorni vi domanderò il grande sforzo finale[13]»

Ma l'attacco del 30 agosto 1942 ad Alam Halfa fallì, e in attesa del contrattacco dell'Ottava Armata di Montgomery, l'Afrika Korps si trincerò.

Tra il 13 ed il 14 settembre, gli Alleati avevano tentato l'operazione Agreement, volta a scompaginare il sistema di rifornimenti dell'Asse, che si era però risolto in un clamoroso fallimento con forti perdite per le forze alleate. Le forze alleate persero varie navi, tra cui l'incrociatore Coventry ed i caccia Sikh e Zulu della classe Tribal a causa dell'efficace tiro delle batterie costiere italiane, e degli attacchi aerei sempre italiani[14]. Anche i reparti a terra furono contrastati e ridotti al silenzio dalle truppe presenti, in particolare dai marò presenti nella base di Tobruk.

Nei comandi[modifica | modifica sorgente]

Le vicende sul campo furono condizionate pesantemente dai rapporti all'interno dei comandi dell'Asse e degli Alleati.

Asse[modifica | modifica sorgente]

Il feldmaresciallo tedesco Erwin Rommel.

Nell'Asse, esistevano pessimi rapporti tra Rommel ed il Comando Supremo Italiano, ed in particolare con i marescialli Cavallero, Capo di Stato Maggiore generale e Ettore Bastico, governatore della Libia (da Rommel soprannominato "Bombastico")[15] ai quali rimproverava inettitudine e scarsa volontà di avvicinarsi al fronte (in pratica vigliaccheria); per contro da questi a Rommel veniva addebitata una frequente incapacità di coordinarsi con le altre forze, alle quali attribuiva le colpe dei suoi insuccessi. A lungo infatti vennero attribuite agli italiani, ed in particolare a presunti traditori presenti nella Regia Marina, le fughe di notizie che portarono a numerosi affondamenti nei convogli dei rifornimenti, che in realtà erano frutto delle intercettazioni di Ultra sulle comunicazioni tra l'addetto militare tedesco a Roma, generale Enno von Rintelen e l'OKW[16]. Con Delease, la delegazione del Comando Supremo in Africa Settentrionale, comandata dal generale Curio Barbasetti di Prun, i rapporti erano distanti; in effetti l'unico italiano stimato da Rommel era il generale Enea Navarini, che aveva sostituito il generale Gastone Gambara alla testa del XXI corpo d'armata fino a poco prima dell'avanzata verso El Alamein[17].

Inoltre anche tra Rommel e Kesselring, comandante tedesco della Wehrmacht per il settore sud (OKS – Oberkommando Süden), esisteva un pessimo rapporto personale, in quanto Rommel riteneva che questi stesse usurpando le sue funzioni[18]. Quest'ultimo, invece, era preoccupato dello scarso controllo esercitato da Rommel durante la battaglia, come personalmente verificato durante un combattimento nei pressi di Ain el Gazala, nel quale lo stesso Kesselring aveva temporaneamente sostituito il generale Crüwell al comando dell'Afrikakorps, constatando come fosse impossibile raggiungere Rommel da parte delle unità impegnate per ottenere rapidamente ordini operativi[18].

Alleati[modifica | modifica sorgente]

Il feldmaresciallo Bernard Montgomery con il suo tipico basco.

Per quanto riguarda gli Alleati, Montgomery manteneva un rapporto distante con i suoi subordinati, dai quali non accettava neanche gli inviti a pranzo; a questo proposito, durante una visita ufficiale di Churchill, si ritirò nella sua roulotte a pasteggiare con un sandwich nonostante gli fosse stato riservato un posto alla tavolata. In particolare "Monty" aveva rapporti molto difficili con alcuni generali veterani delle campagne nel deserto come Lumsden, Gatehouse e Ramsden, mentre favoriva altri ufficiali da lui richiamati dall'Inghilterra per assumere importanti comandi operativi nell'armata, come Brian Horrocks, Miles Dempsey e Oliver Leese.

Anche con Churchill esisteva un rapporto problematico, tanto che questi disse di lui «come generale, Montgomery è formidabile, come uomo, insopportabile»[16]. In seguito agli insuccessi riportati, la struttura di comando britannica nell'area del Medio Oriente era stato rimaneggiata con l'esonero del generale Auchinleck e l'arrivo di Alexander come comandante supremo del teatro del Medio oriente; il comandante dell'VIII armata, generale Neil Ritchie, era stato esonerato già dopo la caduta di Tobruk e era stato sostituito, durante la prima battaglia di El Alamein, direttamente da Auchinleck. Dopo la rimozione di questo generale, il comando dell'armata, inizialmente previsto per l'esperto generale William Gott, era stato quindi assunto (dopo la morte il 7 agosto in un incidente aereo dello stesso Gott) il 15 agosto da Montgomery[19].

Anche la situazione politica inglese era precaria, con la Camera dei Comuni che il 25 luglio aveva votato una mozione di sfiducia verso il primo ministro Winston Churchill, mentre i dominion britannici, in particolare Australia e Nuova Zelanda, chiedevano conto di come le loro truppe venivano impiegate[20]. In alcuni casi i rapporti con i subordinati non inglesi erano molto tesi, tanto che, dopo che le sue unità vennero sottoposte per errore ad un mitragliamento da parte della RAF, il generale Pienaar, boero e comandante della 1ª divisione sudafricana, scrisse a Montgomery:

« Questo pomeriggio i vostri aerei si sono accaniti contro di noi per ore ed ore, malgrado le nostre disperate segnalazioni. È una vergogna! Sappia, caro signore, che quarantadue anni or sono mio padre combatteva furiosamente nel Transvaal contro voialtri inglesi della malora, e che i sentimenti della mia famiglia non sono affatto cambiati. Posso capire perfettamente, nello stesso spirito, che il programma della RAF comprenda l'annientamento delle truppe sudafricane! Fatemi sapere dunque se Rommel è mio amico o mio nemico e se devo mettere in azione la mia contraerea contro di voi![21] »

Il terreno[modifica | modifica sorgente]

Mappa della costa, riferita ad un periodo posteriore a quello della battaglia; si noti che la ferrovia non termina a El Alamein ma prosegue per Marsa Matruh ed oltre.

Il luogo della battaglia, El Alamein, fu prescelto dagli inglesi per le caratteristiche naturali che si prestavano ottimamente ad una difesa. A circa 60 km dalla costa, e dalla località posta sul mare, si trova la depressione di Qattara, avvallamento con un diametro di circa 300 km la cui profondità raggiunge diverse decine di metri dal livello del mare ed è impraticabile ai mezzi meccanici[22]. Questo eliminava la possibilità di azioni avvolgenti da parte dell'ACIT (Armata Corazzata Italo Tedesca). La località ospitava all'epoca una stazione della linea ferroviaria che collegava la costa fino a Marsa Matruh con Alessandria d'Egitto, permettendo un agevole flusso di rifornimenti alle forze impegnate. Esistevano notevoli campi minati posati in precedenza e rinforzati nel periodo immediatamente precedente. A metà strada dalla costa si erge la cresta di Ruweisat che domina il deserto circostante ed è uno dei pochi rilievi naturali della zona, la qual cosa la rende punto cruciale per il controllo del campo di battaglia; infatti pesanti combattimenti si svolsero già durante la prima battaglia di El Alamein per il suo possesso. Auchinleck l'aveva resa uno dei fulcri del sistema difensivo inglese. Altri rilievi presenti sono la cresta di Miteriya e la collina Kidney. A sud, dove erano schierate in prima linea le divisioni Folgore e Pavia, al limite della depressione di Qattara, si trova la più piccola depressione di Munassib.

L'operazione Lightfoot[modifica | modifica sorgente]

Il 23 ottobre 1942, veniva ricevuto a Londra il seguente messaggio proveniente dal Cairo:

« 23 ottobre 1942 - Comandante in capo Medio Oriente a Primo Ministro e Capo di Stato Maggiore imperiale. ZIP »
24 ottobre 1942: truppe del Commonwealth britannico all'attacco tra la polvere del deserto.

La parola ZIP, del cui significato erano a conoscenza, nell'occasione, il solo Churchill ed Alan Brooke, capo di stato maggiore imperiale, oltre al generale Alexander, era il nome in codice dell'inizio dell'offensiva britannica. Il nome ricordava onomatopeicamente il suono della cerniera lampo dei piloti quando veniva chiusa ed era stato scelto dallo stesso Churchill[23]. La parola ZIP fu utilizzata allo stesso scopo anche in occasione di altre operazioni angloamericane[24]. Dopo sei settimane di continui rifornimenti di uomini e materiali l'8ª armata britannica era pronta a colpire; scattava l'operazione Lightfoot: 200.000 uomini e 1.000 carri armati (ma i numeri variano secondo le fonti) di modello recente, tra cui 270 Sherman americani, guidati da Montgomery si mossero contro i 100.000 uomini e circa 490 carri, 211 tedeschi (di cui 38 Panzer IV dell'Afrika Korps) e 279 italiani di tipo M14/41 e 35 semoventi 75/18[25] (ma il numero non basta a dire la superiorità schiacciante degli inglesi nelle forze corazzate: i 285 Sherman e i 246 Grant che Montgomery aveva in linea potevano essere contrastati solo dai Mark IV tedeschi, che erano 38; le armi controcarro italiane erano impotenti contro il 66% dei mezzi corazzati nemici, quasi tutti con corazze da 75 millimetri;)[26] il tutto secondo il solo modo di combattere concepito e sempre perseguito da Montgomery: quello di una preparazione meticolosa di ogni operazione, dove la velocità veniva spesso sacrificata alla eliminazione dei rischi; in effetti, in quel momento gli Alleati avevano il domino dei cieli dovuto alla enorme differenza numerica di velivoli (1.000 caccia e bombardieri moderni, in rapporto di tre a uno rispetto all'Asse), alla vicinanza alle loro principali basi aeree egiziane e alla pressoché illimitata disponibilità di rifornimenti e carburante.

Rommel ad El Alamein

Infatti, delle 6.000 tonnellate di carburante promesse il 18 agosto dal Comando Supremo italiano, in particolare dal maresciallo Cavallero[27], non ne erano arrivate che 1.000[Entro quando? Il 23 agosto 1942, ad esempio, arrivò a Tobruk la pirocisterna Alberto Fassio con 2749 tonnellate di carburante.], con buona parte di esso persa nel siluramento della petroliera Panuco (1.650 t), costretta al rientro a causa dei danni, e dell'affondamento di un'altra, la Sanandrea (con un carico di 2.411 t di carburante)[28]. Anche la Luftwaffe venne meno all'impegno, preso con Rommel, di consegnare 500 tonnellate di carburante al giorno, e così, al 2 settembre, le truppe tedesche disponevano di una sola giornata di rifornimenti[28]. Ma gli inglesi, che si avvalevano delle informazioni decrittate da Ultra per conoscere i movimenti italiani, decrittando le comunicazioni tra l'ambasciata tedesca a Roma e l'OKW a Berlino, affondarono il 27 ottobre la cisterna Proserpina e poco dopo il trasporto Tergestea; più avanti sarebbe toccato alle cisterne Luisiano e Portofino (quest'ultima giunta a Bengasi con 2.200 t di benzina ma affondata in porto da un bombardamento)[29]. Questo rese la mobilità delle truppe italo-tedesche alla vigilia della battaglia assai limitata, di fatto inesistente in uno scenario come quello desertico. Non tutte le fonti concordano però con questa analisi; nell'opera Le operazioni in Africa Settentrionale Vol. III El Alamein (in bibliografia), edito dal Centro Studi dell'Esercito Italiano, le perdite dei convogli nel mese di ottobre vengono stimate al 20% per i rifornimenti e al 22% per il carburante, cosa che implica quindi come la sconfitta non possa essere attribuita del tutto alla mancanza di mobilità.

Lo stato di salute di Rommel, già malato, peggiorò al punto di richiederne il ritorno in Germania, e il comando dell'Afrika Korps passò il 22 settembre al generale Georg Stumme, un esperto di truppe corazzate; comunque, prima di rientrare, Rommel passò per Roma a riferire della precaria situazione delle truppe impegnate nel deserto, ma senza risultati di maggiore impegno; disse poi:

« Mi ripetevano continuamente «ve la caverete». La fiducia manifestata era lusinghiera, ma un rifornimento soddisfacente mi sarebbe servito di più[30]»

Alla data del 15 ottobre, il confronto di forze era quindi di 150.000 uomini per l'8ª armata contro i 96.000 dell'ACIT, dei quali 24.000 tedeschi. Gli aerei e le navi di base a Malta, che non era stata neutralizzata come previsto dall'operazione C3 perché gli aerei necessari a questa ultima erano stati trattenuti in Africa proprio da Rommel per appoggiare l'offensiva, falcidiavano sistematicamente del 50% i convogli di rifornimenti italiani[31]. In effetti, a causa del rinvio dell'attacco a Malta (poi definitivamente annullato), due reparti d'élite, la divisione paracadutisti Folgore e la brigata paracadutisti tedesca Ramcke, verranno inviati a rinforzare l'armata italo-tedesca. La Folgore era una unità molto addestrata e disciplinata, priva di qualunque mezzo di trasporto e dotata per quanto riguarda l'artiglieria solo di cannoni anticarro da 47 mm. La brigata tedesca, reduce dall'aviosbarco di Creta e classificata come 1ª Fallschirmjägerbrigade dalla Luftwaffe, alla quale apparteneva come tutte le unità paracadutiste germaniche, prendeva il nome dal suo comandante Hermann-Bernhard Ramcke (soprannominato "sorriso d'acciaio" perché aveva una dentiera di quel metallo, avendo perso i denti in un lancio); anch'essa non era motorizzata e si basava molto su quanto riusciva a reperire sul campo, di solito a spese dell'avversario; il suo simbolo era un aquilone con una "R" al centro[32].

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordine di battaglia della seconda battaglia di El Alamein.
Mezzi del 39. Panzerjägerabteilung (parte del Kampfgruppe "Gräf", della 21ª Panzer Division) dell'Afrika Korps in movimento.
Fanti italiani nel nord Africa durante la battaglia di El Alamein.

Di seguito sono elencati gli ordini di battaglia dell'Armata Corazzata Italo-Tedesca[33] e dell'8ª armata britannica[34][35]:

Asse[modifica | modifica sorgente]

Armata Corazzata Italo-tedesca:
comandante generale Georg Stumme; capo di stato maggiore: tenente colonnello Westphal – aggiornato al 23 ottobre 1942

Tra queste unità, la 164ª leichte Afrika Division era arrivata in Africa nel marzo 1942; la divisione di fanteria italiana Pistoia, appena inviata in Africa, non venne schierata da Rommel a causa della sua inesistente preparazione[39].

Alleati[modifica | modifica sorgente]

El Alamein 1942: Carri britannici muovono verso la linea di combattimento per ingaggiare i blindati tedeschi dopo che la fanteria ha liberato dei varchi nei campi minati nemici
Il maggior generale Dan Pienaar, comandante della 1ª divisione sudafricana, nel 1942

8ª armata britannica:
comandante generale Montgomery; capo di stato maggiore brigadier generale Francis de Guingand

  • X Corpo d'Armata britannico (generale Herbert Lumsden)
    • 1ª Divisione corazzata britannica (generale Briggs) su
      • II brigata corazzata
      • VII brigata motorizzata
    • 8ª Divisione corazzata britannica (non utilizzata in battaglia) (generale Gairdner) su solo quartier generale e alcune truppe divisionali.
    • 10ª Divisione corazzata britannica (generale Gatehouse)
      • VIII brigata corazzata,
      • XXIIII brigata corazzata,
      • CXXXIII brigata di fanteria (motorizzata)
  • XIII Corpo d'Armata britannico (generale Brian Horrocks)
    • 7ª Divisione corazzata britannica (generale Harding)
      • IV brigata corazzata leggera
      • XXII brigata corazzata
      • CXXXI brigata di fanteria (motorizzata)
      • I brigata della Francia libera (generale Pierre Koenig)
    • 44ª Divisione di fanteria britannica (generale Hughes) su:
      • CXXXII brigata di fanteria inglese
    • 50ª Divisione di fanteria britannica (generale Nichols) su:
      • LXIX brigata di fanteria inglese
      • CLI brigata di fanteria inglese
      • 2ª Brigata Francia libera (aggregata alla 50ª Divisione di Fanteria)
      • 1ª Brigata di fanteria greca (aggregata alla 50ª Divisione di Fanteria)
  • XXX Corpo d'Armata britannico (generale sir Oliver Leese)
    • XXIII Brigata corazzata
    • 1ª Divisione di fanteria sudafricana (generale Pienaar)
      • I brigata di fanteria sudafricana
      • II brigata di fanteria sudafricana
      • III brigata di fanteria sudafricana
    • 2ª Divisione di fanteria neozelandese (generale Freyberg)
      • V brigata di fanteria neozelandese
      • VI brigata di fanteria neozelandese
      • IX brigata corazzata inglese
    • 4ª Divisione di fanteria indiana (generale Tuker)
      • V brigata di fanteria indiana
      • VII brigata di fanteria indiana
      • CLI brigata di fanteria indiana
    • 9ª Divisione di fanteria australiana (generale Morshead)
      • XX brigata di fanteria australiana
      • XXIV brigata di fanteria australiana
      • XXVI brigata di fanteria australiana
    • 51ª Divisione di fanteria britannica Highland (generale Wimberley)
      • CLII brigata di fanteria
      • CLIII brigata di fanteria
      • CLIV brigata di fanteria

Il piano britannico[modifica | modifica sorgente]

Le forze dell'Asse erano trincerate lungo due linee, chiamate dagli Alleati "Linea Oxalic" e "Linea Pierson". davanti ad esse giacevano mezzo milione di mine, anticarro, antiuomo e a trappola, che costituivano i cosiddetti Giardini del Diavolo (Gartenteufel), in particolare nella parte meridionale dello schieramento, dove più debole era la consistenza numerica delle forze dell'Asse. Rommel il 23 settembre aveva dettagliatamente rilasciato al generale Stumme le istruzioni in base alle quali la difesa sarebbe stata organizzata su una serie continua di cinte difensive; avanti ad esse si sarebbe piazzata una compagnia per ogni battaglione di fanteria, ed alle spalle le postazioni difensive principali. Scaglionate in profondità le artiglierie pesanti ed anticarro, in particolare i cannoni antiaerei da 88mm che erano particolarmente efficaci contro i carri pesanti alleati. Il 3% delle mine era costituito da mine antiuomo, che se attivate schizzavano verso l'alto seminando una rosata di palline d'acciaio a 360º. In totale, le forze dell'Asse seminarono 249.849 mine anticarro e 14.509 antiuomo, alle quali si univano quelle contenute nei campi già predisposti dagli inglesi ed ora nella zona sotto il controllo dell'Asse, per un totale di 445.000 mine[40].

Con l'operazione Lightfoot, Montgomery sperava di ritagliare due corridoi lungo i campi minati dell'Asse, a nord, lungo i quali sarebbe passato per sconfiggere l'armata italo-tedesca. Nel primo di questi, la 1ª Divisione corazzata britannica doveva aprirsi un varco di dieci Km di larghezza a partire dalla mattinata del 24 ottobre nel settore di Kidney Ridge, ed aspettare dopo aver interrato gli scafi dei carri il contrattacco italo-tedesco. Attacchi diversivi a sud compiuti dalla 7ª Divisione corazzata britannica appoggiata dalla 44ª Divisione di fanteria britannica (nel settore della "Folgore" e della "Pavia") avrebbero impedito al resto delle forze dell'Asse di muoversi verso nord[41]. Montgomery si attendeva una battaglia di dodici giorni in tre fasi: «Irruzione, combattimento corpo a corpo e rotta finale del nemico».

I britannici misero in atto una serie di diversivi nei mesi precedenti la battaglia per sviare il comando dell'Asse, non solo riguardo al punto dell'attacco ma anche sui tempi in cui sarebbe avvenuto. Questa operazione aveva come nome in codice operazione Bertram. Venne fabbricato, pezzo per pezzo, un falso oleodotto, la cui costruzione indusse Rommel a pensare che un attacco sarebbe arrivato molto più tardi di quanto non avvenne in realtà, all'inizio di novembre, e molto più a sud tra la cresta di Ruweisat e la depressione di El Qattara. Si arrivò a cancellare le tracce dei veicoli sulla sabbia per nascondere i loro spostamenti e diffondere via radio false informazioni a beneficio del nemico su una frequenza riservata[42]. Per aumentare l'illusione, finti carri armati costruiti con sagome di compensato attaccate a delle jeep vennero dislocati a sud. Al contrario, i carri per la battaglia, posizionati a nord, erano camuffati come camion da trasporto, piazzando sopra di essi delle sovrastrutture in compensato. In realtà il trucco del mascheramento era stato usato con successo da Rommel durante le fasi precedenti dell'avanzata, in più di una circostanza .

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione della battaglia
Dispiegamento delle forze il 23 ottobre 1942
Attacco delle forze alleate alle 22:00 del 23 ottobre 1942
Le divisioni corazzate dell'Asse contrattaccano alle 18:00 del 24 ottobre 1942
La 1ª Divisione corazzata e la 51ª Divisione britannica attaccano la 164ª Divisione tedesca alle 12:00 del 25 ottobre 1942. La 7ª Divisione britannica attacca la divisione italiana Folgore alle 13:00 del 25 ottobre 1942
La 1ª Divisione britannica subisce il contrattacco della Divisione Littorio e dalla 15ª Panzer. La 1ª Divisione e la 51ª Divisione britanniche si liberano dall'attacco alla 15:30 del 25 ottobre 1942
La 7ª Divisione britannica interrompe l'attacco alla divisione Folgore.
La 9ª Divisione australiana attacca la 164ª Divisione tedesca alla 21:30 del 25 ottobre 1942
La 7ª Divisione, la 44ª Divisione fanteria, la 50ª Divisione fanteria britanniche e la brigata della Francia Libera attaccano la divisione paracadutisti Folgore da tre posizioni dalle 22:30 del 25 ottobre 1942 alle 3:00 del 26 ottobre 1942
Il 7º reggimento bersaglieri attacca la 9ª Divisione australiana alle 08:00 del 25 ottobre 1942.
La 51ª Divisione britannica conquista il Kidney Ridge; altri avanzamenti vengono bloccati dal contrattacco della Divisione Littorio al nord del Kidney Ridge alle 17:00 del 26 ottobre 1942.
La 2ª Divisione neozelandese e la 1ª Divisione sudafricana avanzano di un chilometro contro la Divisione Trento alle 17:30 del 26 ottobre 1942.
Entrambi gli schieramenti si riorganizzano tra il 26 ottobre notte e il 27 ottobre 1942
La 21ª Panzerdivision, la 15ª Panzerdivision e la divisione corazzata Littorio attaccano la 51ª Divisione britannica, ma falliscono la riconquista di Kidney Ridge alle 08:00 del 27 ottobre 1942
Il 7º reggimento bersaglieri cerca senza successo di conquistare la quota 28 controllata dalla 9ª Divisione australiana alle 10:00 del 27 ottobre 1942.
La 44ª Divisione di fanteria britannica sonda le difese della divisione paracadutisti Folgore il 27 ottobre 1942.
La 7ª Divisione corazzata britannica muove verso nord il 27 ottobre 1942.
La Divisione Trento subisce un duro attacca dalla 1ª Divisione sudafricana e dalla 4ª Divisione indiana. La 21ª Divisione Panzer e la Divisione corazzata Littorio contrattaccano e stabilizzano il fronte il 28 ottobre 1942.
La 2ª Divisione neozelandese si muove verso la 9ª Divisione australiana il 28 ottobre 1942.
La 9ª Divisione australiana tenta di attraversare la linea nemica ad ovest della quota 28 alle 10:00 del 28 ottobre 1942.

La battaglia iniziò alle 21:00 del 23 ottobre con un sostenuto sbarramento di artiglieria: l'obiettivo iniziale era la Linea Oxalic, che i mezzi corazzati avrebbero dovuto superare per puntare verso la Linea Pierson. Ad ogni modo i campi minati non erano ancora stati completamente ripuliti quando l'assalto iniziò.

Il primo giorno, la forzatura del corridoio a nord si fermò a tre chilometri dalla Linea Pierson, mentre più a sud i progressi furono più consistenti, ma si fermarono sulla Cresta di Miteirya, dove i campi minati non erano stati completamente sgomberati dalla 51ª divisione di fanteria scozzese e dalla 1ª divisione di fanteria sudafricana, che avevano incontrato la forte resistenza della divisione di fanteria meccanizzata italiana Trento e della 164ª divisione leggera tedesca[41].

Il 24 ottobre, il comandante dell'Asse, generale Georg Stumme (Rommel era in licenza per malattia in Austria), morì per un attacco di cuore[43] e il generale von Thoma prese il comando, mentre a Rommel fu ordinato di tornare in Africa, dove arrivò il 25 ottobre, diramando alle 23:25 alle truppe il messaggio «Ho ripreso il comando della Panzerarmee. - Rommel»[43].

Gli alleati furono costretti ad abbandonare l'attacco verso sud respinto dagli italiani. Montgomery diresse tutte le sue forze in un attacco verso nord: questo andò a buon fine nella notte tra il 25 e il 26. L'immediato contrattacco di Rommel invece fallì. Gli Alleati avevano perso 6.200 uomini contro i 2.500 dell'Asse, ma mentre Rommel aveva solo 370 carri armati pronti all'azione, Montgomery ne aveva ancora più di 900.

Un M13/40 in Africa Settentrionale nel 1942.

L'operazione Supercharge[modifica | modifica sorgente]

Montgomery sentì che l'offensiva stava perdendo la sua spinta e decise di riorganizzarsi. Ci furono una serie di piccole azioni ma, per il 29 ottobre, la linea dell'Asse era ancora intatta. Montgomery era ancora fiducioso e preparò le sue forze per l'operazione Supercharge. Le infinite operazioni di disturbo e il logorio causato dalle forze aeree alleate avevano ridotto la forza effettiva dei carri di Rommel a 102 unità.

La seconda offensiva massiccia degli alleati si svolse lungo la costa, inizialmente per catturare il rilievo di Tel el Aqqaqir. L'attacco iniziò il 2 novembre 1942, e vide l'impiego da parte britannica di 800 carri armati, sostenuti dal fuoco di 360 cannoni. Al 3 novembre, Rommel era rimasto con solo 35 carri armati operativi; nonostante riuscisse a contenere l'avanzata britannica, la pressione sulle sue truppe rese necessaria la ritirata. Lo stesso giorno il feldmaresciallo ricevette da Adolf Hitler un ordine di "Vittoria o morte" che fermò la ritirata; ma la pressione alleata era troppo grande e le forze italo-tedesche dovettero cedere nella notte tra il 3 e il 4 novembre.

Rommel, di fronte all'ordine di Hitler di resistere ad ogni costo, mandò allora a Berlino, il tenente Alfred Berndt, un egittologo che lavorava per il Ministero della Propaganda ed era inserito nel Quartier Generale della Panzerarmee dove redigeva tra l'altro il diario di Rommel; questi dichiarò nell'occasione «Se restiamo ancorati qui, l'armata non durerà tre giorni. Ma io ho il diritto come comandante in capo, anzi come soldato, di disobbedire agli ordini?» e poi «Il Fuhrer è pazzo!»[44]. Ma il fronte si stava sfaldando: il X e il XX corpo italiani stavano cedendo di fronte alla pressione alleata; anche Kesselring consigliò il ripiegamento suggerendo di «considerare il messaggio di Hitler come un appello anziché un ordine preciso»[44].

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre, venne quindi costituita una nuova linea difensiva dalle truppe dell'Asse, con l'Afrika Korps e la 90ª Leggera attestate a semicerchio che andava da Tell el-Mampsra a 16 km a sud della ferrovia che correva lungo la costa. A questo schieramento si incernierava a sud il XX Corpo italiano con la Ariete, la Littorio e quello che restava della divisione Trieste. Ancora più a sud, la brigata Ramcke e il X Corpo italiano, con la Pavia e la Folgore[45].

Un cannone FlaK 88 al traino verso il fronte.

Sulla cresta di Aqqaqir, durante un furioso combattimento originato alle 2:30 dall'attacco della V Brigata indiana, venne catturato dalle truppe della 1ª Divisione Corazzata inglese il generale von Thoma, comandante dell'Afrika Korps, che uscì illeso da un blindato distrutto dall'artiglieria avversaria, e venne portato al cospetto di Montgomery; più tardi gli verranno attribuite delle dichiarazioni molto polemiche verso Hitler; il comando dell'Afrika Korps passa al capo di stato maggiore colonnello Bayerlein[46]. Nel varco creato dall'attacco irruppero la 1ª, 7ª e 10ª Divisione Corazzata inglese che vennero fermate solo 9 km ad ovest dallo schieramento anticarro, nel quale si trovavano anche i cannoni pesanti FlaK da 88 mm, usati spesso come arma anticarro con effetti devastanti[47]. Per quattro ore 300 carri inglesi vennero trattenuti da 30 carri tedeschi mentre a sud la 10ª Divisione Corazzata inglese dotata di carri medi M4 Sherman, Grant e Crusader attaccava il XX Corpo italiano con i suoi M13/40. La 132ª Divisione corazzata "Ariete" venne attaccata dalla IV e VII brigata corazzata inglese, e da esse circondata a 5 km a nord-ovest di Bir-el-Abd. Celebre è il messaggio finale (che però viene da alcuni messo in dubbio) ricevuto dal Comando d'Armata alle 15:30: «Carri armati nemici fatto irruzione sud Divisione Ariete. Con ciò Ariete accerchiata, trovasi 5 km nord-ovest Bir-el-Abd. Carri Ariete combattono». Di questo messaggio esiste un'altra versione, meno plausibile visto che poi una numero superiore di mezzi riuscì a ritirarsi, dal Comandante della Divisione al Comando d'Armata «Ci rimangono tre carri, contrattacchiamo». Alla fine del combattimento, le perdite italiane furono gravi, ma gli inglesi pagarono un prezzo altissimo, in uomini e mezzi. Cionondimeno, parte della divisione con il comando, una trentina di carri e parte dell'8º reggimento bersaglieri riuscì a sganciarsi e raggiungere il resto del XX Corpo in arretramento.

La mattina del 4 novembre, il generale Alexander scriveva al primo ministro Churchill[48]:

« Dopo 12 giorni di lotta violenta ed accanita, l'8ª armata ha inflitto una grave sconfitta alle forze italo-tedesche comandate da Rommel. Il fronte nemico è stato rotto. Unità corazzate britanniche si sono aperte un varco e operano attualmente nelle retrovie dell'avversario. Le truppe nemiche che sono riuscite a sfuggire sono attualmente in piena ritirata, e i nostri carri non danno loro tregua, unitamente alle nostre unità mobili e all'aviazione. Altre divisioni nemiche sono restate sulle loro posizioni, tentando di ritardare la sconfitta; è probabile che verranno accerchiate ed isolate. La RAF non ha mai cessato di portare un magnifico appoggio alla battaglia e bombarda senza tregua le colonne in ritirata »

Molte unità offrirono infatti una caparbia resistenza, come i paracadutisti della Folgore, che si batterono eroicamente per giorni e giorni subendo gravi perdite ed infliggendone al nemico anche di maggiori. Combatterono i corazzati britannici con mezzi di fortuna, quali bottiglie incendiarie e cariche di dinamite, avendo solo oltre a queste pochi cannoni anticarro da 47/32 con poche munizioni. Esaurite anche queste risorse, i paracadutisti si nascosero in buche scavate nel terreno e attaccarono mine anticarro ai mezzi britannici in movimento (i resti della Folgore si arrenderanno solo il 6 novembre e dopo aver distrutto le proprie armi rese inutili dall'esaurimento delle munizioni). L'aviazione dell'Asse, con la distruzione dei suoi aeroporti avanzati ed usurata da continui combattimenti sostenuti in immensa inferiorità numerica, era praticamente inesistente e pertanto la RAF operava senza alcun contrasto in aria, bombardando incessantemente le colonne in ritirata[49].

Alle 20:50 del 4 novembre, Hitler dava il consenso al ripiegamento. La nuova linea di difesa veniva fissata a Fuka[50].

Il ripiegamento[modifica | modifica sorgente]

In un aeroporto abbandonato dai tedeschi durante il ripiegamento, la carcassa di uno Heinkel He 111 viene spogliata di quanto può essere utile. Dietro si vede il relitto di un Me 109 e uno Hawker Hurricane inglese.

Il 4 novembre le forze dell'Asse, non più in grado di opporre resistenza organizzata, iniziarono il ripiegamento; per le divisioni di fanteria italiane, non motorizzate, era preclusa ogni via di fuga ed oltre 30.000 soldati si dovettero arrendere. Molti di più riuscirono però a ripiegare, sia per le capacità tattiche di Rommel, che per l'estrema prudenza di Montgomery, che non voleva cadere vittima di una delle brillanti invenzioni delle quali il suo avversario si era mostrato più volte capace. Probabilmente Rommel sarebbe riuscito a salvare molti più uomini se Hitler non lo avesse dapprima obbligato a resistere sul posto "fino all'ultimo uomo" su una linea di resistenza leggermente arretrata e solo in un secondo tempo gli avesse concesso la libertà di sganciarsi[51].

Anche le unità tedesche combatterono ai limiti delle loro possibilità ma, avendo le divisioni di fanteria una propria dotazione di mezzi di trasporto, diversamente dalle divisioni italiane, riuscirono a sganciarsi; inoltre la brigata paracadutisti Ramcke, appiedata ed a ranghi ridotti dagli estenuanti combattimenti, riuscì ad assaltare un convoglio britannico ed a procurarsi così i mezzi necessari per lo sganciamento[52].

Alla fine, la Armata Corazzata Italo Tedesca aveva subito 10.000 morti, 15.000 feriti e 34.000 prigionieri[9] ed aveva perso circa 450 carri armati ed un migliaio di cannoni, anche se le varie stime divergono leggermente (quella più prudenziale riportata nel quadro riassuntivo parla di 30.000 perdite in tutto tra morti feriti e prigionieri). Di certo, quattro divisioni tedesche ed otto italiane avevano cessato di esistere come unità organizzate[53]. Gli inglesi persero 13.560 uomini tra morti, feriti e dispersi, corrispondenti a circa il 10% delle forze schierate[53]. Dei 500 carri messi fuori uso, circa 350 vennero recuperati grazie alle officine mobili ed ovviamente al possesso del campo di battaglia. Andarono persi anche circa 100 cannoni[53]. La capacità operativa della VIII Armata era quindi praticamente intatta. Iniziava l'inseguimento dell'ACIT da parte degli Alleati.

Il seguito[modifica | modifica sorgente]

Winston Churchill riassunse la battaglia, il 10 novembre 1942, con la famosa frase: "Tutto ciò non può essere considerato come la fine; potrebbe essere il principio della fine, ma è certamente la fine del principio[54]".

La battaglia fu il più grande trionfo di Montgomery, e gli valse il nome di "Lord Montgomery Visconte di Alamein" quando venne fatto Pari d'Inghilterra. Il successo del suo piano portò Montgomery a preferire la superiorità schiacciante in tutte le successive battaglie, dandogli la reputazione di essere eccessivamente cauto.

Con l'operazione Torch, che si svolse in Marocco immediatamente dopo la fine della battaglia (lo sbarco avvenne il 7 novembre), la Battaglia di El Alamein segnò la fine della minaccia portata dalle forze dell'Asse in Nord Africa. Proprio la prevista Operazione Torch, originariamente fissata per il 4 novembre, di cui, ovviamente, Montgomery era a conoscenza, rende in realtà il quadro strategico e politico entro cui venne pianificata la Seconda Battaglia di El Alamein più problematico di quanto si creda comunemente. È su questo, infatti, che si basa quella che è forse l'analisi più famosa, controversa e brillante della Seconda Alamein: quella sviluppata dallo storico britannico Correlli Barnett in I generali del deserto. Secondo Barnett, Torch avrebbe ugualmente costretto Rommel a ritirarsi, poiché era ormai lontano più di 2300 chilometri dalle sue basi che lo sbarco americano minacciava direttamente[55]. Dopo Torch, Rommel si sarebbe trovato fra l'VIII armata, saldamente attestata nelle sue ormai impenetrabili postazioni difensive e forte di una superiorità schiacciante in tutti i settori, mezzi corazzati, artiglieria, fanteria, dominio dell'aria, risorse e rifornimenti, e l'armata americana forte di circa 220000 uomini[56]. Barnett arriva addirittura a definire la Seconda Battaglia di El Alamein come una battaglia inutile, voluta e pretesa da Churchill e dall'élite imperiale britannica esclusivamente per motivi di prestigio politico: era, in altri termini, l'ultima possibilità per i britannici di ottenere, con le sole forze imperiali, una vittoria esclusivamente britannica sulle forze armate tedesche dopo due anni di sconfitte pressoché ininterrotte sul campo e prima che la superiorità statunitense ponesse inevitabilmente "in sottordine", come lo stesso Barnett si è espresso[57], lo sforzo e il ruolo britannici nella guerra.

Testimonianze[modifica | modifica sorgente]

Targa commemorativa che delimita il punto di massima avanzata dell'esercito italiano.

La presenza italiana è ricordata dal grande Sacrario Militare di El Alamein, a Quota 33 sulla litoranea per Alessandria, che raccoglie i resti di oltre 5.200 soldati italiani e 232 ascari libici[58].

La progettazione del sacrario, la ricerca e raccolta dei resti dei caduti anche di altra nazionalità fu opera dell’allora Maggiore Paolo Caccia Dominioni con l'aiuto del suo assistente caporale Renato Chiodini e si svolse a partire da 1948 per più di dieci anni. Su questa quota avvenne uno dei tanti episodi delle due battaglie, il sacrificio del LII Gruppo Cannoni da 152/37 che il 10 luglio 1942 si oppose agli australiani della 9ª Divisione.

Inoltre poco lontano un'iscrizione, fatta dai bersaglieri del 7º reggimento il 1º luglio 1942 su un cippo ai margini della strada litoranea a 111 chilometri da Alessandria d'Egitto, riporta una nota frase che ricorda migliaia di italiani caduti in una guerra spesso condotta senza gli adeguati mezzi: «Mancò la fortuna, non il valore».

Anche gli Alleati eressero i loro cimiteri nella zona della battaglia, con monumenti che ricordassero l'evento.

Negli anni molte opere cinematografiche sono state dedicate alla battaglia in forma più o meno romanzata. Tra le principali si ricordano i film italiani La battaglia di El Alamein, Uccidete Rommel ed El Alamein - La linea del fuoco; in particolare le ultime due sono dedicate maggiormente a un'analisi introspettiva dei personaggi coinvolti piuttosto che alla ricostruzione realistica della battaglia, pur presentando una consistente base storica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Partecipò alla battaglia con un Gruppo caccia
  2. ^ (FR) Yves Buffetaut, Operation Supercharge-La seconde bataille d'El Alamein, pag. 95.
  3. ^ 249 tedeschi e 298 italiani. Quelli germanici erano così distribuiti: 31 Panzer II, 85 Panzer III, 88 Panzer III, 388 Panzer IV e 7 carri del comando. Quelli italiani invece erano 278 Fiat M13/40 e 20 carri leggeri. Ulteriori 23 carri armati tedeschi, che durante la battaglia erano in riparazione, non sono stati inseriti nel conteggio totale
  4. ^ (EN) Ian Stanley Playfair, The Mediterranean and Middle East, Volume IV: The Destruction of the Axis Forces in Africa - History of the Second World War United Kingdom Military Series, pag. 30. ISBN 1-84574-068-8.
  5. ^ (EN) Ian Stanley Playfair, The Mediterranean and Middle East, Volume IV: The Destruction of the Axis Forces in Africa - History of the Second World War United Kingdom Military Series, pag. 9. ISBN 1-84574-068-8.
  6. ^ a b (EN) Niall Barr, Pendulum of War: The Three Battles of El Alamein, Woodstock, NY, Overlook Press, 2005, pag. 404. ISBN 978-1-58567-738-2.
  7. ^ Il 4 novembre i tedeschi avevano perso 36 carri, contro i circa 139 italiani. I restanti mezzi corazzati della penisola furono abbandonati al termine della battaglia e conquistati dalla 7ª Divisione armata britannica
  8. ^ 64 tedeschi e 20 italiani
  9. ^ a b E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 217. (ISBN non esistente).
  10. ^ 2.350 morti, 8.950 feriti e 2.260 dispersi. I britannici ebbero il 58% delle perdite, gli australiani il 22%, i neozelandesi il 10%, i sudafricani il 6%, gli indiani l'1% e il resto degli Alleati il 3%
  11. ^ (EN) Ian Stanley Playfair, The Mediterranean and Middle East, Volume IV: The Destruction of the Axis Forces in Africa - History of the Second World War United Kingdom Military Series, pag. 78. ISBN 1-84574-068-8.
  12. ^ E. Krieg, Continuare o consolidare in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 43 e successive.
  13. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 24.
  14. ^ (EN) Casualty Lists of the Royal Navy and Dominion Navies, World War 2, naval-history.net. URL consultato il 23 dicembre 2010. La lista delle perdite della Royal Navy per giorno ed operazione su Naval-history.net
  15. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 66.
  16. ^ a b Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 161.
  17. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 88.
  18. ^ a b David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag. 186.
  19. ^ E. Krieg, Churchill al fronte in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 64 e successive.
  20. ^ E. Krieg, La caduta di Tobruk in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 26.
  21. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 142.
  22. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 83.
  23. ^ E. Krieg, ZIP in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pagg.151-153.
  24. ^ In Winston Churchill, La seconda guerra mondiale, vol. 9 La campagna d'Italia, Mondadori, Verona, 1970, p. 148, per esempio, si riferisce l'invio da parte del generale Alexander del "segnale «Zip»" a Churchill la sera dell'8 settembre 1943, per comunicare l'avvio delle operazioni per l'Operazione Avalanche (lo sbarco di Salerno), e si specifica in nota che si trattava del segnale inviato dai comandanti in campo per comunicare l'inizio di una operazione.
  25. ^ Mario Montanari, Le operazioni in Africa Settentrionale - Vol. III, Roma, Ufficio Storico dell'Esercito, 2006, pag. 706.
  26. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagina 433
  27. ^ David Irving, Il crinale in La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 218.
  28. ^ a b E. Krieg, La battaglia di Alam el Halfa in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 123.
  29. ^ David Irving, "Se non dovessi tornare" in La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 232.
  30. ^ E. Krieg, Vigilia d'armi in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 143.
  31. ^ E. Krieg, Vigilia d'armi in La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pag. 147.
  32. ^ a b (EN) Luftwaffenjäger-Brigade 1 or Fallschirmjäger-Ramcke Brigade, afrikakorps.org. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  33. ^ Mario Montanari, Le operazioni in Africa Settentrionale - Vol. III, pp. 680 - 683.
  34. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pp. 191 e succ..
  35. ^ (EN) Ian Stanley Playfair, F.C. Molony, T.P. Flynn, The Mediterranean and Middle East, Volume IV: The Destruction of the Axis Forces in Africa - History of the Second World War United Kingdom Military Series, Uckfield, UK, Naval & Military Press, 2004, pagg. 7-8. ISBN 1-84574-068-8.
  36. ^ a b El Alamein Esercito Italiano - il sito ufficiale - Lo schieramento italiano - Il X Corpo d'Armata, Ministero della Difesa. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  37. ^ Montanari, pag. 673
  38. ^ Arrigo Petacco, L'armata del deserto, pag. 216.
  39. ^ David Irving, Preludio ad El Alamein in La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag.213.
  40. ^ David Irving, Preludio ad El Alamein in La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 225.
  41. ^ a b E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 164.
  42. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 142.
  43. ^ a b David Irving, "Se non dovessi tornare" in La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag. 231.
  44. ^ a b David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag. 247.
  45. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, pp. 209-210.
  46. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 248.
  47. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 210.
  48. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 212.
  49. ^ E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 213. (ISBN non esistente).
  50. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, pag. 249.
  51. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 245.
  52. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 252.
  53. ^ a b c E. Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969, p. 218. (ISBN non esistente).
  54. ^ E.Bauer, Storia contorversa della seconda guerra mondiale, vol. IV, p. 23.
  55. ^ Correlli Barnett, I generali del deserto, Rizzoli, Milano, 2001, pp. 383-84
  56. ^ Correlli Barnett, cit., p. 384.
  57. ^ Correlli Barnett, cit., p. 384
  58. ^ Esercito Italiano - Il Sacrario Militare di El Alamein, Ministero della Difesa. URL consultato il 23 febbraio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978. (ISBN non esistente).
  • Ernst Krieg, La guerra nel deserto - vol. 2 - La battaglia di El Alamein, Ginevra, Edizioni di Crémille, 1969. (ISBN non esistente).
  • Paolo Caccia Dominioni, Alamein 1932-1962, Milano, 1962. (ISBN non esistente).
  • Paolo Caccia Dominioni, Le 300 ore a Nord di Qattara, Milano, Longanesi & C, 1972. (ISBN non esistente).
  • Arrigo Petacco, L'armata nel deserto, Milano, Mondadori, 2001. ISBN 978-88-04-50824-3.
  • (EN) Ian Stanley Playfair, F. C. Molony, T. P. Flynn, The Mediterranean and Middle East, Volume IV: The Destruction of the Axis Forces in Africa - History of the Second World War United Kingdom Military Series, Uckfield, UK, Naval & Military Press, 2004. ISBN 1-84574-068-8.
  • (FR) Yves Buffetaut, Operation Supercharge-La seconde bataille d'El Alamein, Histoire Et Collections, 1995. (ISBN non esistente).
  • Mario Montanari, Le operazioni in Africa Settentrionale Vol. III El Alamein, Roma, Ufficio Storico dell'Esercito, 2006. EAN 9786000540197.
  • Giorgio Rochat, Le guerre italiane (1935-1943), Torino, Einaudi, 2005. ISBN 978-88-06-19168-9.
  • (EN) Niall Barr, Pendulum of War: The Three Battles of El Alamein, Woodstock, NY, Overlook Press, 2005. ISBN 978-1-58567-738-2.
  • Giuliano Palladino, Pace a El Alamein, Torino, Einaudi, 1959. (ISBN non esistente).

Barnett, Correlli, I generali del deserto, Milano, Rizzoli, 2001

Pubblicazioni e articoli di rilevanza[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Questa è una voce in vetrina. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce in vetrina, identificata come una delle migliori voci prodotte dalla comunità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 26 novembre 2009 — vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Segnalazioni  ·  Archivio  ·  Voci in vetrina in altre lingue   ·  Voci in vetrina in altre lingue senza equivalente su it.wiki