Assedio di Leningrado

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Assedio di Leningrado
Leningrad Siege May 1942 - January 1943.png

Data 8 settembre 1941 - 18 gennaio 1944
Luogo Leningrado, Unione Sovietica
Esito vittoria sovietica
Schieramenti
Comandanti
Perdite
almeno 500.000 morti 1.000.000 di civili morti, 1 324.074 militari morti e dispersi
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L'assedio di Leningrado (in russo: блокада Ленинграда?, oggi San Pietroburgo), durante la seconda guerra mondiale, durò dall'8 settembre 1941 al 27 gennaio 1944, data in cui si celebra ufficialmente la liberazione della città, mentre l'assedio ebbe termine il 18 gennaio 1944.

L'ultimo collegamento ferroviario con Leningrado si ebbe il 30 agosto 1941, quando i soldati tedeschi raggiunsero il fiume Neva. Questa data segna l'effettivo inizio dell'assedio della città.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime fasi dell'avanzata tedesca verso Leningrado nel 1941
Mobilitazione delle truppe sovietiche a Leningrado nel 1941
Batterie antiaeree sovietiche, sullo sfondo la Cattedrale di Sant'Isacco, 1º ottobre 1941
Il generale Lindemann visita i soldati tedeschi impegnati nell'assedio
Due soldati sovietici in trincea prima dell'offensiva del 1º settembre 1941
Alcune donne alla fine dell'assedio. La scritta che si presume stia per essere cancellata significa: "Cittadini! Questo lato della strada è più pericoloso durante gli attacchi dell'artiglieria"

Le forze armate tedesche invasero l'URSS durante l'Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941, data che segnò l'inizio ufficiale del conflitto tra Germania e Unione Sovietica. Un secondo fronte bellico era stato anche aperto il 25 giugno quando i sovietici bombardarono alcune città della Finlandia segnando di fatto la continuazione della guerra Finno-Sovietica. Nel mese di agosto i finlandesi avevano riconquistato l'istmo di Carelia avvicinandosi a Leningrado da ovest e avanzando attraverso la Carelia a est del lago Ladoga per avvicinarsi alla città anche da nord.

Il quartier generale finlandese non accettò però la richiesta da parte dei tedeschi di procedere ad un attacco aereo della città, la sola eccezione fu l'uccisione casuale di un elefante al Giardino zoologico di Leningrado, da parte di un singolo aereo. Un'altra decisione dei finlandesi fu di non voler proseguire nell'avanzata oltre il fiume Svir a sud nella Carelia occidentale.

Da parte sua la Wehrmacht fece degli avanzamenti rapidi ed in settembre giunse alle porte di Leningrado; nello stesso tempo i loro alleati avanzarono sino al fiume Svir, raggiunto nel mese di dicembre, a 160 chilometri a nord-est della città.

Incapace o non convinta nel continuare nella sua posizione di vantaggio, grazie anche alla strenua e brillante difesa cittadina organizzata dal Maresciallo Žukov, l'armata tedesca si trovò ad assediare Leningrado, senza riuscire a conquistarla, per 900 giorni. I militari tedeschi accerchiarono la città bloccando tutte le vie di rifornimento e rimase aperto solo un piccolo corridoio verso il lago Ladoga che prese il nome di Strada della Vita.

La situazione sanitaria e alimentare della città fu pessima, soprattutto nel primo inverno, ma Hitler non riuscì mai ad organizzare il banchetto da lui previsto per festeggiare la conquista di questo gioiello della civiltà europea. Il tentativo di conquista continuò con la denominazione di Operazione Spark, un'offensiva su larga scala partita il 12 gennaio 1943 contro le truppe russe, ma dopo cruente e feroci battaglie l'armata rossa riuscì a distruggere le fortificazioni tedesche ed aprire un corridoio stradale sicuro verso il lato meridionale del Ladoga, riuscendo il 18 gennaio a far giungere rifornimenti alla città assediata.

Nel gennaio 1944 una decisa controffensiva russa riuscì a cacciare i tedeschi dalla zona sud della città ponendo di fatto termine al lunghissimo assedio; più tardi, nella stessa estate del '44 anche le truppe finlandesi vennero ricacciate al di là della Baia di Vyborg e del fiume Vuoksa.

Nel caos del primo inverno di guerra nessun piano di evacuazione della città era attuabile e di fatto sia il centro urbano che i suoi sobborghi furono in completo isolamento fino al 20 novembre 1941 quando un corridoio venne aperto sulla superficie ghiacciata dal Ladoga permettendo l'arrivo di vettovagliamento agli assediati.[6]

La capacità di resistenza dei leningradesi meravigliò molto gli alleati, spaventati dal repentino collasso delle armate sovietiche di fronte ai primi attacchi delle truppe naziste. Molti cattivi profeti già prevedevano una repentina caduta dell'impero sovietico, invece i semplici cittadini, anche solo continuando le loro solite occupazioni diedero un grande impulso morale alla resistenza.

Gli effetti dell'assedio[modifica | modifica sorgente]

Anche gli artisti fecero la loro parte: ad esempio, Dmitri Shostakovich compose la sua famosa Sinfonia di Leningrado durante i giorni dell'assedio nel 1941 e riuscì ad organizzarne la prima rappresentazione nell'estate del 1942. Questa opera divenne in breve molto popolare anche al di fuori dei confini russi, in particolare negli Stati Uniti dove divenne un veicolo potente di propaganda per la lotta contro il Nazi-Fascismo.[7]

Una stima accurata delle vittime dell'assedio è fonte di continue dispute; dopo la fine della guerra il governo sovietico riportò la cifra di circa 670.000 vittime dal 1941 al gennaio 1944, ma valutazioni di terze parti accettano cifre oscillanti tra i 700.000 e i 1.500.000 caduti. Ufficialmente sono stati stimati 1.250.000 tra morti e dispersi, tra civili e militari sovietici[8], e la battaglia si classifica dunque come la più sanguinosa della storia.

Leningrado, da una popolazione di quasi 3,2 milioni di abitanti nel 1939, aveva poco più di 2,5 milioni di cittadini al termine dell'assedio.

In virtù del suo eroismo e delle sue vittime Leningrado fu la prima città dell'Unione sovietica ad ottenere il titolo di Città eroina, conferitole nel 1945.[9]

Memoria[modifica | modifica sorgente]

L'assedio della città venne ricordato con la posa, alla fine degli anni cinquanta, di una serie di monumenti e cippi lungo la linea che segnava il fronte di guerra, nonché di un grande memoriale alle vittime situato in Ploŝad Pobedy (piazza della Vittoria), facilmente raggiungibile con la Metropolitana di San Pietroburgo (fermata Moskovskaja) è sede delle commemorazioni ufficiali e meta turistica. Eretto nel 1975 in occasione del 30º anniversario della fine della seconda guerra mondiale, ha forma circolare per ricordare l'accerchiamento; al centro è posto un obelisco dell'altezza di 48 metri e all'intorno si hanno raffigurazioni di soldati e marinai ma anche di scene di vita e disperazione quotidiane. Il monumento è illuminato da 900 fiammelle perenni, una per ogni giorno passato sotto assedio.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brinkley 2004, p. 210
  2. ^ Wykes, Alan (1972), The Siege of Leningrad, Ballantines Illustrated History of WWII
  3. ^ Baryshnikov 2003; Juutilainen 2005, p. 670; Ekman, P-O: Tysk-italiensk gästspel på Ladoga 1942, Tidskrift i Sjöväsendet 1973 Jan.–Feb., pp. 5–46
  4. ^ Carell, Paul (1966), Verbrannte Erde: Schlacht zwischen Wolga und Weichsel (Scorched Earth: The Russian-German War 1943-1944), Verlag Ullstein GmbH, (Schiffer Publishing), ISBN 0-88740-598-3
  5. ^ Salisbury, Harrison Evans (1969), The 900 Days: The Siege of Leningrad, Da Capo Press, ISBN 0-306-81298-3
  6. ^ Roberto Roggero, I novecento giorni di Leningrado
  7. ^ Sinfonia no 7
  8. ^ Museo Diffuso Torino, L'assedio di Leningrado
  9. ^ The Siege of Leningrad 1941 - 1944
  10. ^ Ascolta ! Parla Leningrado... Leningrado Suona - Assedio di Leningrado - Home Page

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Moneta commemorativa da due rubli del 2000

Bibliografia (in italiano)[modifica | modifica sorgente]

  • Adamovic Aleksej - Granin Danil, Le voci dell'assedio. Leningrado (1941-1943), Mursia, 1992, ISBN 88-425-1308-3
  • Glantz David M., L' assedio di Leningrado. La fatale ambizione di un uomo, la coraggiosa resistenza di un popolo, Newton & Compton, 2007, ISBN 88-541-0633-X
  • Graziosi Andrea, L'Urss di Lenin e Stalin. Storia dell'Unione Sovietica 1914-1945, Il Mulino, Bologna, 2007, ISBN 88-15-11931-0
  • Salisbury Harrison Evans, The 900 Days : The Siege of Leningrad, 2nd ed., New York: Da Capo, 2003, ISBN 0-306-81298-3 (traduzione italiana: I 900 giorni. L'epopea dell'assedio di Leningrado, edizioni Il Saggiatore, 2001, ISBN 88-428-0987-X)
  • Sanchis Sinisterra José, Assedio di Leningrado (storia senza finale), Alinea, 2004, ISBN 88-8125-817-X
  • Werth Alexander, La Russia in guerra, Milano, Mondadori, 1966
  • Paullina Simons, Il cavaliere d'inverno, Sonzogno, 2003

Bibliografia (non in italiano)[modifica | modifica sorgente]

  • Barber John & Dzeniskevich Andrei, Life and Death in Besieged Leningrad, 1941–44, Palgrave Macmillan, New York, 2005, ISBN 1-4039-0142-2
  • Baryshnikov, N.I., Блокада Ленинграда и Финляндия 1941–44 (Finland and the Siege of Leningrad), Институт Йохана Бекмана, 2003
  • Ganzenmüller Jörg, Das belagerte Leningrad 1941-1944, 2007
  • Glantz David, The Siege of Leningrad 1941–44: 900 Days of Terror, Zenith Press, Osceola, WI, 2001, ISBN 0-7603-0941-8
  • Goure Leon, The Siege of Leningrad, Stanford University Press, Palo Alto, CA, 1981, ISBN 0-8047-0115-6
  • Granin Daniil Alexandrovich, Leningrad Under Siege, Pen and Sword Books Ltd, 2007, ISBN 978-1-84415-458-6
  • Jones, Michael, Leningrad State of siege"", John Murray, 2008, ISBN 978-0-7195-6942-5
  • Kirschenbaum Lisa, The Legacy of the Siege of Leningrad, 1941–1995: Myth, Memories, and Monuments, Cambridge University Press, New York, 2006, ISBN 0-521-86326-0
  • Lubbeck William & David B. Hurt, At Leningrad's Gates: The Story of a Soldier with Army Group North, Pen and Sword Books Ltd, 2006, ISBN 978-1-84415-617-7
  • Platonov, S.P., Bitva za Leningrad, Voenizdat Ministerstva oborony SSSR, Moscow, 1964
  • Simmons, Cynthia & Nina Perlina, Writing the Siege of Leningrad. Women's diaries, Memories, and Documentary Prose, University of Pittsburgh Press, 2005, ISBN 9780822958697
  • Willmott H.P., Robin Cross & Charles Messenger, The Siege of Leningrad in World War II, Dorling Kindersley, 2004, ISBN 978-0-7566-2968-7
  • Wykes, Alan, The Siege of Leningrad, Ballantines Illustrated History of WWII, 1972

Film[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]