Attacco di Pearl Harbor

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Coordinate: 21°22′N 157°57′W / 21.367, -157.95

Attacco di Pearl Harbor
Parte della seconda guerra mondiale

L'incendio e il naufragio della corazzata USS Arizona (BB-39) provocò oltre 1000 morti.
Data: 7 dicembre 1941
Luogo: Pearl Harbor, Hawaii (USA)
Esito: vittoria giapponese. Gli Stati Uniti prendono parte alla seconda guerra mondiale. La Germania e l'Italia dichiarano guerra agli Stati Uniti.
Schieramenti
Bandiera degli Stati Uniti Stati Uniti Bandiera del Giappone Giappone
Comandanti
Husband Kimmel (US Navy)
Walter Short (US Army)
Isoroku Yamamoto (MIG)
Chuichi Nagumo (MIG)
Mitsuo Fuchida
Shigekazu Shimazaki

L'attacco di Pearl Harbor fu un'operazione aeronavale che ebbe luogo il 7 dicembre 1941, quando forze navali ed aeree giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L'attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l'intervento statunitense nella seconda guerra mondiale.

L'attacco fu concepito e guidato dall'ammiraglio Isoroku Yamamoto, che sperava di distruggere la flotta americana nel Pacifico. In effetti l'operazione fu un grande successo poiché in circa un'ora i 360 aerei partiti dalle portaerei giapponesi affondarono 4 delle 8 corazzate americane, mentre le altre furono fatte arenare o subirono gravi danni; solo le portaerei si salvarono essendo in navigazione lontano dalla loro base. Questa vittoria permise al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico e spianò la strada ai successivi trionfi nipponici prima che gli USA riuscissero ad armare una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese.

Indice

[modifica] Prime avvisaglie della crisi

Nel 1931, a seguito di uno scontro militare, il Giappone allargò i suoi confini alla Manciuria ed entrò in guerra con la Cina (seconda guerra cino-giapponese del 1937). Queste regioni erano povere di petrolio e materie prime: l'espansione dell'impero giapponese lungo queste direttrici era dovuto a motivazioni diverse dall'acquisizione di queste risorse. Nel settembre 1940, il Giappone firmò il Patto tripartito con le Potenze dell'Asse ed occupò il nord dell'Indocina francese. La regione era poco difesa e ricca delle materie prime e del petrolio, risorse delle quali il Giappone era povero. Gli Stati Uniti decisero l'embargo sulle esportazioni di ferro e acciaio verso il Sol Levante.

Nel 1941 il Giappone attaccò Hong Kong, le Filippine, Wake Island, la Malaysia, e la Thailandia, ed affondò la navi britanniche Prince of Wales e Repulse.

Mappa di Pearl Harbor

Posizione della flotta USA nel porto di Pearl Harbour al momento dell'attacco. Contrassegnata dalle lettere è l'ubicazione dei servizi (hangar, depositi di carburante, base sottomarina, ecc.) :

  1. USS California
  2. USS Maryland
  3. USS Oklahoma
  4. USS Tennessee
  5. USS West Virginia
  6. USS Arizona
  7. USS Nevada
  8. USS Pennsylvania
  9. Ford Island NAS
  10. Hickam field

A preoccupare gli Stati Uniti non erano solo le mire espansionistiche del Sol Levante, ma anche il fatto che grazie alle sue conquiste l'Impero mirava ad assicurarsi il controllo di una anche allora preziosa risorsa: il petrolio, la cui produzione all'epoca non era sufficiente a permettere il pieno sviluppo di entrambe le potenze.

Il 25 luglio 1941 Franklin Delano Roosevelt congelò i conti correnti dei giapponesi negli Stati Uniti e vietò le esportazioni di petrolio in Giappone. La flotta militare americana dava attuazione all'embargo bloccando le navi dirette da altri stati verso il Giappone con i loro carichi di petrolio, acciaio o ferro. Alle navi giapponesi venne vietato l'accesso al Canale di Panama.

Il Giappone importava il 100% del petrolio via mare dall'America e la sua scorta di sicurezza era sufficiente al massimo per nove mesi. Il petrolio era la principale fonte per la produzione energetica ed era essenziale alle tecnologie militari in uso in tutti gli eserciti dell'epoca, incluso l'esercito giapponese. Un blocco dei rifornimenti di petrolio avrebbe bloccato flotta aerea, navale e le truppe di terra in caso di un eventuale conflitto con l'America.

I negoziati fra Giappone e America culminarono nella Hull Note del 26 novembre 1941, che il generale Hideki Tojo, Capo di Gabinetto del Giappone, definì, non a torto, un ultimatum. La Hull Note[1] infatti prevedeva, in cambio del mantenimento della pace nel Pacifico, l'immediata ritirata di tutte le truppe nipponiche dalla Cina e dall'Asia sud-orientale, obbligando così il governo giapponese a disconoscere le conquiste ottenute sul campo fino a quel momento. Meno chiara era la sorte che avrebbero dovuto seguire i territori della Cina nord-orientale, parte della quale era nelle mani dei giapponesi dalla fine della Guerra russo-giapponese.

[modifica] L'attacco

La corazzata bersaglio Utah venne quasi subito sventrata da due siluri, e iniziò a sbandare; dietro di essa l'incrociatore leggero Raleigh venne centrato da un siluro.

Anche l'incrociatore Helena, ormeggiato in coppia con il posamine Oglala, venne colpito da un siluro: l'Oglala, sebbene non incassò esso stesso il siluro, ricevette danni addirittura più gravi di quelli riportati dall'Helena e si rovesciò lentamente su di un fianco, affondando.

Non migliore fu la situazione al Battleship Row, il viale delle corazzate: delle 7 corazzate che vi erano ormeggiate, quattro (Oklahoma, West Virginia, California e Nevada) furono ormeggiate all'esterno oppure totalmente esposte; una quinta, l'Arizona, fu protetta solo in minima parte dalla nave officina Vestal. Solo due corazzate furono protette: Tennessee e Maryland, protette rispettivamente da West Virginia e Oklahoma, e l'ottava corazzata, la Pennsylvania, nave ammiraglia, che però si trovava in un bacino di carenaggio e non nel "Battleship Row".

La California venne colpita da almeno quattro siluri; West Virginia e Oklahoma vennero centrate da un siluro ciascuna quasi contemporaneamente, mentre l'Arizona venne colpita da due siluri, uno a prua e uno a poppa; la Nevada mise le macchine in pressione e tentò di uscire dal porto, ma venne bloccata da un siluro e da tre bombe: in fiamme, devastata e con cinquanta morti, la corazzata rischiò di affondare ostruendo l'ingresso del porto; per evitare ciò, il comandante la fece incagliare.

L'esplosione della corazzata USS Arizona (BB-39)
L'esplosione della corazzata USS Arizona (BB-39)

Nel frattempo, la corazzata California, già gravemente danneggiata, venne colpita da altre due bombe, s'inclinò leggermente e affondò sui bassi fondali: i morti furono novantotto.

La corazzata Arizona venne colpita da altre due bombe e da una terza bomba da 250 kg che perforò il ponte tra la prima e la seconda torre prodiera da 356 mm, sfondando ponti e paratie scendendo nell'interno della nave, arrestando la sua corsa solo nel deposito munizioni, che conteneva i proiettili e la polvere da sparo.

La bomba esplode facendo saltare letteralmente in aria l'Arizona; la prima torre di cannoni andò in pezzi, la seconda collassò, il tripode crollò sulla sovrastruttura prodiera che a sua volta collassò. Tutto prese poi fuoco. I morti furono 1177, tra di essi l'ammiraglio Kidd e il comandante Van Valkenburgh. Dei 2403 morti di Pearl Harbor, i morti sull'Arizona furono quasi la metà.

La West Virginia venne colpita da altri cinque siluri e completamente in fiamme affondò all'ormeggio, con 105 morti. L'Oklahoma venne colpita da almeno altri quattro siluri tutti sulla stessa fiancata e iniziò lentamente ad inclinarsi. Gradualmente lo sbandamento raggiunse i 90 gradi, mentre gli uomini a bordo cercarono di salvarsi aggrappandosi alle balaustre sul ponte oppure rimasero intrappolati in sala macchine.

Sul ponte di coperta, l'equipaggio scivolò lungo il ponte da un lato all'altro cadendo in acqua. Il tripode prodiero si ruppe alla base e si schiantò in acqua; Dopo meno di dieci minuti la corazzata si capovolse completamente (180 gradi) e mentre la carena fuoriuscì dall'acqua, le eliche e i timoni emersero dal mare. Gli uomini dell'equipaggio tentarono di salvarsi arrampicandosi sulla carena ma la maggior parte dei macchinisti rimase intrappolata nello scafo. I morti furono 429.

Gli aerei mitragliarono a bassa quota gli equipaggi dell'Oklahoma e della West Virginia che nuotavano vicino alle loro navi.

La USS Nevada in fiamme
La USS Nevada in fiamme

Alle corazzate protette dai siluri non andò comunque meglio: la Tennessee venne centrata da due bombe provocando con 5 morti e la Maryland venne anch'essa colpita da due bombe e mitragliata dagli aerei nipponici. Solo la Pennsylvania si salvò. La nave officina Vestal venne colpita da due bombe mentre la nave d'appoggio idrovolanti Curtiss fu dilaniata da almeno una bomba; il rimorchiatore Sotoyomo venne invece colpito e affondato. Nel frattempo la Utah, che era stata gravemente colpita, si capovolse.

La seconda ondata, composta da 173 aerei, completò l'opera.

La Pennsylvania venne colpita da una bomba che fece esplodere i serbatoi di carburante provocando un incendio e 18 morti, venendo poi colpita anche da una seconda bomba, mentre i cacciatorpediniere Cassin e Downes - ormeggiati nello stesso bacino - vennero colpiti e danneggiati in maniera molto più grave: il Cassin venne colpito da una bomba e si rovesciò addosso al Downes; quest'ultimo venne colpito e incendiato da due bombe.

Nel bacino galleggiante il cacciatorpediniere Shaw venne colpito da una bomba nel deposito munizioni. facendo esplodere la nave e spezzandola in due; la prua si rovesciò e la poppa affondò.

La USS Arizona in fiamme
La USS Arizona in fiamme

Alla fine dell'attacco, Pearl Harbor fu un mare di fiamme. Ovunque fuoco, fiamme, rottami e navi affondate.

Su 96 navi statunitensi 3 furono distrutte o capovolte in maniera irrimediabile (le corazzate Arizona e Oklahoma, la corazzata bersaglio Utah), 6 affondate, rovesciate o arenate seppur recuperabili (le corazzate California, West Virginia, Nevada, il posamine Oglala, i cacciatorpediniere Cassin e Shaw), 7 gravemente danneggiate (la corazzata Pennsylvania, la nave officina Vestal, la nave d'appoggio idrovolanti Curtiss, gli incrociatori Raleigh, Helena e Honolulu e il cacciatorpediniere Downes), 2 mediamente danneggiate (le corazzate Tennessee e Maryland) e 4 danneggiate lievemente (3 incrociatori e il cacciatorpediniere Helm). Sui campi d'aviazione di Oahu furono distrutti 188 aerei americani e altri 159 danneggiati; le perdite umane ammontarono a 2403 morti americani (2008 della Marina, 109 dei Marines, 218 dell'Esercito, 68 civili) e 1178 feriti. Secondo i calcoli di Tokyo i giapponesi persero 29 aerei, tra cui 9 caccia, 15 bombardieri e 5 aerosiluranti, un grande sommergibili e tutti e cinque i sommergibili tascabili.

I morti da parte nipponica furono 64 di cui 55 aviatori. Non si seppe mai quanti fossero stati i marinai a bordo del grande sommergibile. Alle 5.05 (ora in Giappone), l'ammiraglio Nagumo confermò alle supreme autorità militari il "kishu-seiko", il successo dell'attacco di sorpresa. Sette ore più tardi il Mikado appose il sigillo imperiale al rescritto che proclamò lo stato di guerra con gli Stati Uniti d'America.

[modifica] Reazioni

L'8 dicembre 1941 il Congresso degli Stati Uniti dichiarò guerra al Giappone, con il solo voto contrario di Jeannette Rankin.

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[modifica] Note

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