Bombardamento di Roma
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| Primo bombardamento di Roma | |||||||||
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| Parte Campagna d'Italia | |||||||||
Il quartiere San Lorenzo, duramente colpito dalle bombe |
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| Schieramenti | |||||||||
| Comandanti | |||||||||
| Perdite | |||||||||
| 3.000 morti 11.000 feriti |
Nessuna | ||||||||
| Campagna d'Italia (1943-45) |
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| Pantelleria – Husky – Bombardamento di Roma – Caduta del Fascismo – Arresto di Mussolini – Baytown – Slapstick – Armistizio – 8 settembre – Avalanche – Achse – Fuga del re – Mancata difesa della capitale – Occupazione di Roma – Liberazione di Mussolini – Repubblica Sociale – Regno del Sud – Volturno – Montelungo – Shingle – Linea Gustav – Montecassino – Liberazione di Roma – Linea Gotica – Insurrezione di aprile – Liberazione – Resa incondizionata |
Il bombardamento di Roma avvenne il 19 luglio del 1943, in piena seconda guerra mondiale, San Lorenzo fu il quartiere più colpito dal primo, sino ad allora, bombardamento degli alleati mai effettuato su Roma, insieme al quartiere Tiburtino, al Prenestino, al Casilino, al Labicano, al Tuscolano e al Nomentano. Le 4.000 bombe (circa 1.060 tonnellate) sganciate sulla città, provocarono circa 3.000 morti ed 11.000 feriti.
Indice |
[modifica] Epilogo
| Per approfondire, vedi le voci Ordine del giorno Grandi e Caduta del Fascismo. |
Il 14 agosto 1943, il Governo Badoglio dichiara Roma città aperta e attraverso il suo ministro degli Esteri, Raffaele Guariglia, con l'aiuto della Santa Sede ed il canale diplomatico dei paesi neutrali, Svizzera e Portogallo, viene comunicata ai governi di Londra e Washington la nota ufficiale, contenente tale dichiarazione.
Il Comando Supremo italiano, in seguito a tale nota, ordina immediatamente alle batterie antiaeree della zona di Roma di non reagire in nessun modo in caso di passaggio aereo nemico sulla città; comanda poi lo spostamento di sede dei comandi italiani e tedeschi e delle rispettive truppe; si impegna a trasferire gli stabilimenti militari e le fabbriche di armi e munizioni e a non utilizzare il nodo ferroviario romano per scopi militari, né di smistamento, né di carico o scarico, né di deposito. Tuttavia ciò non impedì a Roma di venire bombardata dagli Alleati altre 51 volte sino alla data del 4 giugno 1944, giorno della sua liberazione.
[modifica] Bibliografia
[modifica] in lingua italiana
- Umberto Gentiloni Silveri, Maddalena Carli; Bombardare Roma. Gli Alleati e la «Città aperta» (1940-1944), Bologna, Il Mulino, 2007. ISBN 9788815115461
[modifica] in lingua inglese
- Jackson, W. G. F. 1969. The Battle for Rome. London: B. T. Batsford Ltd.
- Katz, Robert. 2003. The Battle for Rome: The Germans, the Allies, the Partisans, and the Pope, September 1943 – June 1944. New York: Simon & Schuster. ISBN 0-7432-1642-3
- Kurzman, Dan. 1975. The Race for Rome. Garden City, New York: Doubleday & Company, Inc. ISBN 0-385-06555-8
- Murphy, Paul I. and Arlington, R. Rene. (1983) La Popessa: The Controversial Biography of Sister Pasqualina, the Most Powerful Woman in Vatican History. New York: Warner Books Inc. ISBN 0-446-51258-3
- Roosevelt, Franklin D.; Myron C. Taylor, ed. Wartime Correspondence Between President Roosevelt and Pope Pius XII. Prefaces by Pius XII and Harry Truman. Kessinger Publishing (1947, reprinted, 2005). ISBN 1-4191-6654-9
- Trevelyan, Raleigh. 1982. Rome '44: The Battle for the Eternal City. New York: The Viking Press. ISBN 0-670-60604-9

