Reichskonkordat

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Reichskonkordat
Bundesarchiv Bild 183-R24391, Konkordatsunterzeichnung in Rom.jpg
Da sinistra a destra: Monsignor Ludwig Kaas, il Vice-cancelliere tedesco Franz von Papen, il Sottosegretario ecclesiastico Giuseppe Pizzardo, il Cardinal Segretario di Stato Eugenio Pacelli, Alfredo Ottaviani e il Segretario del Ministero degli Interni tedesco Rudolf Buttmann.
Luogo: Palazzo Lateranense, Roma
Data: 20 luglio 1933
Premessa: Concordati conclusi con la Baviera (1924), la Prussia (1929) e il Baden (1932)
Esito: Conciliazione
Alte parti contraenti:
bandiera Santa Sede bandiera Germania
Rappresentanti
Eugenio Pacelli Franz von Papen
Stipulato un Concordato

Il Reichskonkordat è il concordato tra la Santa Sede e la Germania nazista. Fu firmato il 20 luglio 1933 da Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, e da Franz von Papen per conto rispettivamente di papa Pio XI e del presidente tedesco Paul von Hindenburg. Il concordato fra i due paesi è tuttora valido.

Indice

[modifica] Storia

Le regioni della Baviera, la Renania e la Vestfalia erano prevalentemente cattoliche e la Chiesa godette di un certo grado di privilegi in queste. La Germania del Nord e la Germania orientale erano profondamente protestanti e i cattolici vi soffrirono alcune discriminazioni. Alla fine del XIX secolo, la Kulturkampf di Otto von Bismarck fu un tentativo di limitare i poteri e i privilegi delle istituzioni cattoliche in Germania. In questo clima la Chiesa cercò un concordato che potesse garantire la sua libertà. Una volta che Hitler salì al potere e incominciò a promulgare leggi restrittive nei confronti di istituzioni religiose, il bisogno di un concordato parve più urgente.

La rivoluzione del 1918 e la costituzione di Weimar del 1919 avevano riformato profondamente le relazioni tra Stato e Chiesa. Tuttavia, la Santa Sede, rappresentata in Germania dal nunzio apostolico Eugenio Pacelli, il futuro papa Pio XII, fece alcuni tentativi senza successo per ottenere accordi con la Germania, e tra il 1930 e il 1933 egli cercò di iniziare i negoziati con i rappresentanti dei successivi governi tedeschi[1] Nel febbraio del 1930 Pacelli diventò Segretario di Stato vaticano e in questa posizione continuò il lavoro verso l'obiettivo del concordato[2].

A livello dei singoli stati tedeschi, il concordato fu raggiunto con la Baviera (1924), Prussia (1929) e Baden (1932). A livello nazionale, comunque, i negoziati fallirono per diverse ragioni: la fragilità del governo nazionale; l'opposizione da parte di deputati socialisti e protestanti nel Reichstag. Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler fu eletto Cancelliere. In aprile inviò il proprio vice cancelliere Franz von Papen, un nobiluomo cattolico, a Roma per offrire negoziati per il Reichskonkordat. Il concordato fu finalmente firmato da Pacelli per il Vaticano e da Franz von Papen per la Germania il 20 luglio, a Roma. Per l'occasione Pacelli conferì a von Papen l'onorificenza pontificia della Gran Croce dell'Ordine Piano, riservata ai ministri in visita di Stato.

Il Reichskonkordat fu ratificato il 10 settembre 1933. Nel concordato, la Germania raggiungeva una proscrizione completa da tutte le interferenze clericali in campo politico (articoli 16 e 32). Esso inoltre assicurava la lealtà dei vescovi allo stato attraverso un giuramento e richiedeva che tutti i preti fossero tedeschi e soggetti ai superiori tedeschi. Restrizioni furono anche poste alle organizzazioni cattoliche. Appena prima della firma del Reichskonkordat la Germania firmò accordi simili con le maggiori confessioni protestanti tedesche.

Per poter correttamente valutare l'importanza che assunse la stipula del Concordato tra la Santa Sede e la Germania nazista è necessario ricordare che il Reichskonkordat fu il primo importante trattato di diritto internazionale del governo di Hitler e un successo non trascurabile della sua politica estera: se anche la Santa Sede, quale indubbia potenza in ambito morale, non disdegnava stipulare trattati con i nazionalsocialisti, allora anche per gli Stati secolari non ci sarebbero più stati ostacoli a intrattenere rapporti con il governo hitleriano.[3] A tal proposito il cardinale Michael von Faulhaber ammise che «Papa Pio XI è stato il primo sovrano straniero a concludere con il nuovo governo del Reich un solenne concordato, guidato dal desiderio di rafforzare e promuovere gli esistenti rapporti cordiali tra la Santa Sede e il Reich tedesco», continua Faulhaber che «In realtà papa Pio XI è stato il migliore amico, all'inizio addirittura l'unico amico del nuovo Reich. Milioni di persone all'estero avevano inizialmente un atteggiamento di attesa e diffidenza verso il nuovo Reich e solo grazie alla stipula del concordato hanno acquistato fiducia nel nuovo governo tedesco».[4]

Anche Adolf Hitler espresse giubilante la sua soddisfazione per la conclusione del Concordato nel Consiglio dei ministri del 14 luglio: ancora nel giorno della sua presa di potere egli giudicava impossibile di poter raggiungere così rapidamente tale risultato; il Führer vedeva nel Concordato un riconoscimento senza riserve del regime nazionalsocialista da parte del Vaticano.[5] Hitler vi ricercava un riconoscimento internazionale indubbiamente prestigioso, l'apparenza di un avallo del suo regime, che evitasse ogni isolamento diplomatico della Germania; perseguiva inoltre un ulteriore rafforzamento del proprio potere, grazie all'allargamento del consenso dei cattolici che ne sarebbe seguito, e l'eliminazione del Centro come partito organizzato, sostenuto dalla gerarchia e animato da una larga presenza del clero. Con il Reichskonkordat, affermò Hitler, «si offre alla Germania un'opportunità e si crea un'atmosfera di fiducia di particolare importanza nella decisiva lotta contro l'ebraismo internazionale». Replicando alle perplessità di quanti avrebbero desiderato una più precisa individuazione e separazione delle rispettive sfere di competenza dello Stato e della Chiesa, egli ribadì il concetto che «si tratta di un così eccezionale successo, rispetto al quale ogni obiezione critica deve venir meno». E più volte ripeté che ancora poco tempo prima egli l'avrebbe ritenuto impossibile.[6]. Questa entusiastica posizione pubblica nascondeva in realtà le vere intenzioni del Führer, divenute realtà subito dopo il concordato con varie violazioni dello stesso. In un colloquio con il sindaco nazista di Danzica, Hitler mise in luce il suo vero e intimo sentimento nella gestione dei rapporti con la comunità cristiana «Nessuna delle due confessioni, protestante o cattolica (che per me sono la stessa cosa) ha speranza di un futuro, almeno fra i tedeschi. Il fascismo italiano può scendere a patti con la chiesa, in nome di Dio. Lo farò anch'io, perché no? Ma questo non mi fermerà dallo sradicare completamente, dalle radici fino ai rami, il cristianesimo in Germania. O si è cristiano o si è tedesco. Essere tutti e due contemporaneamente è impossibile.» [7]

Secondo il cardinale Pacelli la firma del Concordato non implicava un riconoscimento dell'ideologia nazionalsocialista, in quanto tale, da parte della curia. Era invece una tradizione della Santa Sede quella di trattare con tutti i partner possibili - ovvero anche con sistemi totalitari - per tutelare la Chiesa e garantire l'assistenza spirituale.[8]

[modifica] Termini e violazioni

I principali punti del concordato sono:

  • Il diritto di libertà della religione cattolica romana (art. 1).
  • I concordati di stato con Baviera, Prussia e Baden rimangono validi (art. 2).
  • Libera corrispondenza tra la Santa Sede e i cattolici tedeschi (art. 4).
  • Il diritto per la Chiesa di riscuotere la tassa ecclesiastica (art. 13).
  • Il giuramento di lealtà dei vescovi[9] (art. 16).
  • L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole (art. 21): gli insegnanti di religione cattolica possono essere assunti solo tramite l'approvazione del vescovo (art. 22).
  • Protezione delle organizzazioni cattoliche e libertà di pratica religiosa (art. 31).
  • I chierici non possono essere membri di partiti (art. 32).

Quando il governo nazista violò il concordato (in particolare l'articolo 31), vescovi e papato protestarono contro queste violazioni. Le proteste culminarono nell'enciclica di papa Pio XI Mit brennender Sorge del 1937.

[modifica] Note

  1. ^ Ludwig Volk Das Reichskonkordat vom 20. Juli 1933 ISBN 3-7867-0383-3.
  2. ^ L. Volk, Das Reichskonkordat vom 20. Juli 1933 ISBN 3-7867-0383-3. K. Scholder, "The Churches and the Third Reich" volume 1: soprattutto parte 1 cap. 10 'Concordat Policy and the Lateran Treaties (1930-33); parte 2 cap. 2 "The Capitulation of Catholicism" (February-March 1933)
  3. ^ H. Wolf, Il Papa e il diavolo, Donzelli, Roma, 2008, p. 187
  4. ^ K. Deschner, La politica dei papi nel XX secolo, Tomo I. Ariele, Milano, 2009, p. 325
  5. ^ Friedrich Engel-Janosi, Il Vaticano fra fascismo e nazismo, Le Monnier, Firenze, 1973, p.162
  6. ^ G. Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli, Milano, 2000, pp. 124-125
  7. ^ Hitler in conversazione con il sindaco di Danzica Hermann Rauschning. tratto da :John S. Conway, "The Nazi Persecution of the Churches", 1933–45 London: Weidenfield & Nicolson, 1968, p. 15. ISBN: 9781573830805
  8. ^ H. Wolf, Il Papa e il diavolo, Donzelli, Roma, 2008, p.187
  9. ^ "Ich schwöre und verspreche, die verfassungsmässig gebildete Regierung zu achten und von meinem Klerus achten zu lassen" : "Io giuro e prometto di onorare il governo costituzionale e di far sì che il mio clero lo onori"

[modifica] Collegamenti esterni

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