Papa Pio XII

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Pio XII
Papa della Chiesa cattolica
Immagine di papa Pio XII
Opus iustitiae pax
Stemma pontificio di Pio XII
Al secolo: Maria Giuseppe Giovanni Eugenio Pacelli
Nato Roma, bandiera Italia, 2 marzo 1876
Elezione
al pontificato
2 marzo 1939
Consacrazione: 12 marzo 1939
Fine del
pontificato:
9 ottobre 1958
Deceduto
Segretario
personale:
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Predecessore: papa Pio XI
Successore: papa Giovanni XXIII
Cardinali creati: vedi categoria
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« Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra. »
(Dal discorso radiofonico del papa del 24 agosto del 1939)
« Più che in ogni altra occasione, abbiamo avuto l'opportunità di sperimentare la grande compassione e la grande generosità di questo papa durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando sembrava non ci fosse per noi più alcuna speranza. »
(Elio Toaff, in morte di Pio XII, 1958)

Papa Pio XII, nato Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli e detto il "Pastore Angelico" (Roma2 marzo 1876 – Castel Gandolfo9 ottobre 1958), è stato il 260° papa della Chiesa cattolica.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Nascita e studi

Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876, terzogenito dell'avvocato della Sacra Rota Filippo Pacelli (1837-1916) e di Virginia Graziosi (1844-1920). I titoli nobiliari della famiglia Pacelli (nobili di Acquapendente e di Sant'Angelo in Vado, titoli concessi alla famiglia nel 1853 e 1858) erano recente conseguenza dei tempi della seconda Repubblica Romana (1848-1849) quando il papa-re Pio IX fu esiliato a Gaeta e Marcantonio Pacelli (1804-1890) da Onano (Viterbo), nonno paterno di Eugenio, che aveva seguito il Papa nella cittadina laziale, fu premiato con i titoli di principe e di marchese sia per la sua fedeltà che per aver operato dopo la fine della Repubblica, nel ruolo di Sostituto del Ministro dell'Interno, una feroce repressione nei confronti dei patrioti italiani che si opponevano al governo papalino. Lo stesso Marcantonio fu, successivamente, tra i fondatori dell'Osservatore Romano (1861).

Dopo le elementari frequentate in una scuola privata cattolica e la frequenza al liceo di Stato "Ennio Quirino Visconti", Eugenio Pacelli entrò nel Collegio Capranica e poi, dal 1894 al 1899, studiò teologia alla Gregoriana presso cui si dottorò nel 1901, quando già da due anni era stato ordinato sacerdote (1899). Del 1902 è la laurea in giurisprudenza in utroque iure (vale a dire, sia in diritto civile che in quello canonico), anche se non ebbe mai modo di praticare l'avvocatura, strada che seguì suo fratello Francesco, giurista per la Santa Sede e uno dei principali negoziatori dei futuri Patti Lateranensi del 1929. Eugenio sentì sin da piccolo la "vocazione": pare che nei momenti liberi amasse far finta di celebrare la Messa.

[modifica] Carriera ecclesiastica

Dietro raccomandazione del cardinale Vincenzo Vannutelli[1], che più tardi sarebbe diventato decano del Sacro Collegio, Pacelli iniziò una rapida carriera nella Curia romana come segretario del cardinale Pietro Gasparri (futuro segretario di Stato), all'epoca sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici straordinari. Nel 1904, dopo la specializzazione accademica in relazioni fra Stato e Chiesa, fu promosso e divenne monsignore-ciambellano del papa Pio X. Pacelli vide con favore l'introduzione del Giuramento Antimodernista da parte di Pio X, preoccupato per le influenze libertarie che stavano contagiando il clero italiano, e si applicò con zelo alla stesura di un nuovo codice di diritto canonico e, a partire dal 1911, alla carica di consultore presso il Sant'Uffizio e nello stesso anno divenne sottosegretario della congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari.

Eugenio Pacelli da giovane prete
Eugenio Pacelli da giovane prete

In questa veste fu artefice del concordato stipulato tra il Regno di Serbia e la Santa Sede il 24 giugno del 1914, pochissimi giorni prima dell'inizio della Grande Guerra. Se da un lato tale accordo garantiva finanziamenti statali all'episcopato cattolico in Serbia, dall'altro fu una delle cause dell'accentuarsi delle tensioni tra quello Stato e il confinante Impero Austro-Ungarico, che culminarono poi nello scoppio del conflitto bellico.

Il 13 maggio 1917 (lo stesso giorno della prima apparizione della Madonna a Fatima), Benedetto XV lo ordinò vescovo elevandolo in pari tempo alla dignità arcivescovile col titolo di arcivescovo titolare di Sardi e lo nominò nunzio apostolico in Baviera. Dopo la consacrazione, il neovescovo disse che mentre passeggiava nei Giardini Vaticani avrebbe assistito stupefatto al "miracolo del sole". Anche se non sappiamo se ciò sia avvenuto o meno, questa fu una delle cause della forte devozione di Papa Pacelli nei confronti della Madonna di Fatima. [2] Dal 1925 Pacelli fu anche nunzio apostolico in Prussia. In tale veste egli concluse i concordati con i due Länder: in Baviera nel 1924, in Prussia nel 1929.

Sempre nel 1929, l'11 febbraio, Mussolini e il cardinal Gasparri firmarono i Patti Lateranensi, frutto della mediazione di Domenico Barone e dell'avvocato Francesco Pacelli, fratello del futuro Pontefice, mancato un mese prima.

Contemporaneamente, dal 1920, fu primo nunzio per l'intera Germania con sede nella nuova nunziatura di Berlino. Durante questi tredici anni Pacelli si avvicinò molto al mondo tedesco e conobbe bene la realtà politica della Repubblica di Weimar.

Nel 1929, l'automobile su cui viaggiava fu assalita da un gruppo di nazisti che lo volevano bastonare. Uno di loro estrasse la pistola e la puntò alla testa di Pacelli; grazie all'intervento di una coraggiosa suora tedesca, Pascalina Lehnert, il nunzio fu lasciato libero e i nazisti se ne andarono.[3]

[modifica] Cardinale e segretario di Stato

Eugenio Pacelli fu nominato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1929; il 7 febbraio 1930 divenne segretario di Stato.

Al fine di regolare le relazioni tra la Santa Sede e gli altri stati e difendere le attività di scuole e ospedali cattolici, negoziò diversi concordati con il Baden nel 1932, l'Austria nel 1933, la Jugoslavia nel 1935.

Il più discusso tuttavia fu quello firmato a Roma il 20 luglio 1933 con la Germania del cancelliere Adolf Hitler, il Reichskonkordat. Questo concordato, che seguiva di pochissimi giorni la sigla del Patto a quattro, avvenuta sempre a Roma, fu particolarmente discusso in quanto insieme all'altro dava - pochi mesi dopo l'ascesa di Hitler al potere (30 gennaio 1933), la fine di ogni vita democratica in Germania e la proibizione di tutti i partiti politici. compreso quello cattolico del Centro (Zentrumspartei) - ulteriore riconoscimento internazionale al regime nazista.

Secondo molte testimonianze, Pacelli avrebbe ricercato con costanza un concordato sin dal periodo della sua nunziatura, negli anni venti. Heinrich Brüning, leader della Deutsche Zentrumspartei, partito cattolico di centro, dichiarò nelle sue memorie che Pacelli, in occasione di un incontro del 1931 (quando Brüning era cancelliere), avrebbe insistentemente premuto per la dissoluzione dell'accordo di coalizione con il partito socialdemocratico, ponendola quasi come una condizione per la stipula del concordato, ma il cancelliere avrebbe respinto la sollecitazione considerando che il prelato fosse in grave errore di valutazione sulla situazione politica tedesca e, in particolare, sul peso del nascente partito nazista.

In ogni caso il concordato, malgrado le apparenti garanzie per la Chiesa (soppresse nell'Ottocento per il Kulturkampf) e i fedeli tedeschi, fu sistematicamente violato dai nazisti e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta per la violazione da parte del Reich nel periodo 1933-1939: la Chiesa cattolica nella Germania nazista avrebbe lamentato di dover agire in condizioni difficili. Questo tentativo fallito di venire a patti con il nazismo (sono del 1936 le pressioni fatte anche dalla Chiesa verso Hitler perché aiutasse i falangisti di Francisco Franco a rovesciare il governo liberal socialista in Spagna[4]) condusse Pio XI a stilare un'ammonitoria enciclica nel 1937, dal titolo Mit brennender Sorge (Con viva preoccupazione).

Pacelli si dimostrò diplomatico fedele alla linea di Pio XI e alla sua crescente opposizione alla Germania nazista. Inoltre, come Segretario di Stato, fu spesso in viaggio sia con una serie di importanti missioni diplomatiche negli Stati Uniti nel 1936, sia con la partecipazione a una serie di congressi eucaristici in Ungheria e Argentina, o a manifestazioni religiose a Lourdes o Lisieux, viaggi che gli permisero, tra l'altro, di farsi conoscere dalle gerarchie cattoliche esterne alla Curia Romana. Pacelli fu tra i primi prelati ad usare l'aereo per i suoi spostamenti e per questo un giornale americano lo soprannominò il "cardinal volante".

[modifica] Pontificato

Pio XI morì il 10 febbraio 1939. In qualità di camerlengo, toccò proprio a Pacelli dirigere il conclave che ne seguì. Il 2 marzo 1939, dopo solo tre scrutini e un giorno di votazioni, la scelta ricadde sullo stesso Pacelli, che si impose il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità dell'operato con il precedente capo della Chiesa. Fatto insolito per un conclave, fu eletto colui che, alla vigilia, aveva le migliori possibilità di diventare papa. In effetti Pacelli rappresentava un'ottima scelta politica in quanto era il più esperto in diplomazia tra i cardinali del Collegio. Pacelli fu il primo segretario di Stato dal 1667 (Clemente IX) e il secondo camerlengo (dopo Leone XIII) a venir eletto papa.

Pio XII, foto ufficiale a colori
Pio XII, foto ufficiale a colori

Dalla Germania giunsero commenti alquanto ostili, che definirono la scelta dei conclavisti preconcetta e poco acuta. Pacelli fu definito occulto regista della politica estera del predecessore, e ne fu lamentata la presunta ostilità pregiudiziale avverso le forze nazionalsocialiste.

Uno dei suoi primi atti fu, nell'aprile del 1939, quello di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico antisemita e anticomunista Action Française, ai cui aderenti revocò, tra l'altro, anche l'interdizione dai sacramenti irrogata da Pio XI. Alcuni storici tendono a leggere questo episodio non tanto in chiave antisemita quanto pragmaticamente anticomunista, stante la necessità di favorire gruppi e aggregazioni che sapessero competere, quanto a organizzazione e rapidità di azione politica, con quelli di ispirazione marxista, la cui capacità di mobilitazione nelle Brigate Internazionali nella recente Guerra di Spagna era chiaramente emersa. Altri storici, comunque, sono del parere che il provvedimento sarebbe stato in linea con una minore riprovazione nei confronti del pregiudizio antisemita, in un periodo storico in cui anche l'Italia iniziava a dar concreta applicazione alle c.d. leggi per la difesa della razza.[citazione necessaria]

Sempre del 1939 fu la sua prima enciclica Summi Pontificatus, nella quale attaccò genericamente qualsiasi forma di totalitarismo; Nel 1939, proclamò san Francesco d'Assisi e santa Caterina da Siena patroni d'Italia. Nel 1940 riconobbe definitivamente le apparizioni di Fatima e consacrò nel 1942 il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria. Inoltre incontrò più volte suor Lucia e le ordinò di trascrivere i famosi segreti di Fatima diventando quindi il primo pontefice a conoscere il famoso terzo segreto che ordinò però di far restare nascosto.

[modifica] La seconda guerra mondiale

Eletto in un periodo di grandi tensioni internazionali, con il regime nazista che iniziava ad occupare molti territori europei, il Papa tentò invano di scongiurare il rischio di una nuova guerra mondiale con diverse iniziative fra cui la più famosa è il discorso alla radio del 24 agosto 1939 in cui pronunciò la frase simbolo del suo pontificato: "Nulla è perduto con la pace; tutto può essere perduto con la guerra". Tuttavia furono inutili. Il 1° settembre, la Germania invade la Polonia e il 3, Francia e Gran Bretagna rispondono all'attacco: è la seconda guerra mondiale. Papa Pacelli tentò con altri appelli di far cessare le ostilità e organizzò aiuti alle popolazioni colpite e creò l'ufficio informazioni sui prigionieri e sui dispersi. Cercò, inoltre di distogliere il fascismo dall'idea di far entrare in guerra l'Italia ma nonostante ciò il 10 giugno del 1940 anche l'Italia entrò in guerra. Vari e ripetuti furono gli appelli del Papa in favore della pace. Vanno ricordati in particolare i radiomessaggi natalizi di Pio XII del 1941, 1942 e 1943, in cui Pacelli delineava anche un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco fra le Nazioni e i popoli. Nel 1942, nel tentativo di fermare la guerra, appoggiò l'operazione "Orchestra Nera", formata da dissidenti nazisti, esponenti democratici, sacerdoti cattolici, pastori protestanti con l'obiettivo di assassinare Hitler e fermare la guerra. Pio XII, si fece garante presso gli Alleati e chiese loro di sostenere l'Orchestra Nera. Tuttavia gli Inglesi non appoggiarono l'operazione e questa naufragò. [5]

Nel 1941, trasforma la Commissione delle Opere Pie nata nel 1887, che diviene una banca con fini di lucro, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR). Una delle accuse più gravi che si rivolgono a Pio XII è di non aver mai condannato né di essersi impegnato per fermare le deportazioni degli Ebrei nei campi di concentramento, di cui era forse a conoscenza. Tuttavia, secondo stime indipendenti, la Chiesa cattolica avrebbe salvato circa 600.000 ebrei (più di tutte le altre organizzazioni umanitarie e chiese cristiane messe insieme) grazie all'opera nascosta di sacerdoti, frati, suore, laici, i quali operarono sicuramente con la benedizione segreta di papa Pio XII. [6] Si ricordi che i futuri papi Roncalli, Luciani e Wojtyla salvarono e nascosero ai Tedeschi gruppi e famiglie ebraiche. Il Papa stesso offrì rifugio a numerosi Ebrei nei palazzi del Vaticano e nelle chiese romane. [7]

Per approfondire, vedi la voce Controversia storiografica sulla figura di Pio XII e l'Olocausto.

La controversia sul ruolo di Pio XII durante le persecuzioni naziste nei confronti degli ebrei è, comunque, tuttora lungi dall’essere chiusa: lo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme, ospita dal 2005 una fotografia di Pio XII, la cui didascalia in calce ne definisce «ambiguo» il comportamento di fronte allo sterminio degli ebrei. A seguito di formale richiesta di modifica di tale didascalia nel 2006 i responsabili del museo si mostrarono disposti a riesaminare la condotta di Pio XII a condizione che ai propri ricercatori venisse concesso di poter accedere agli archivi storici del Vaticano; tale permesso non fu mai accordato. Più recentemente, il nunzio apostolico mons. Antonio Franco dapprima declinò, poi decise di accettare, l’invito a partecipare alla commemorazione della Shoah tenutasi al museo il 15 aprile 2007. Nell’occasione il direttore del museo stesso, Avner Shalev, promise che avrebbe riconsiderato la maniera in cui Pio XII era descritto nella didascalia[8]. Al momento tuttavia la didascalia non ha mai subìto alcuna modifica.

Durante l'occupazione nazista dell'Italia, dopo l'8 settembre offrì asilo politico presso la Santa Sede a molti esponenti politici antifascisti tra cui Alcide De Gasperi e Pietro Nenni, appellandosi all'extraterritorialità della Città del Vaticano. Non sempre i Tedeschi la rispettarono: nell'inverno del 1943 i Tedeschi fecero irruzione nella basilica di San Paolo fuori le Mura dove arrestarono chi vi si era rifugiato ed è stato scoperto di recente un piano segreto di Hitler che prevedeva l'occupazione del Vaticano e il sequestro di Pio XII, il quale secondo il dittatore nazista ostacolava i piani della Germania [9] A questo proposito, per evitare che Hitler tenesse prigioniero il Papa, Pacelli preparò una lettera di abdicazione da utilizzare in caso di propria cattura, dando istruzioni di tenere un successivo conclave a Lisbona. Nel 1943, quando i tedeschi imposero agli Ebrei romani di versare oro in cambio di una effimera e temporanea salvezza, il Vaticano contribuì fornendo 20 dei 50 chili d'oro richiesti[10]. Secondo molti storici, i tedeschi avrebbero poi organizzato il ratto del ghetto di Roma proprio per affronto a papa Pacelli[11]. Il 19 luglio 1943 dopo il violento bombardamento di San Lorenzo a Roma, si recò nei quartieri colpiti. Il 4 giugno 1944, dopo la liberazione ricevette in Vaticano i soldati alleati. La domenica successiva, i Romani si recarono in massa a Piazza San Pietro a salutare e a festeggiare il Papa, che, di fatto, era l'unica autorità rimasta nella capitale, dopo l'8 settembre[12].

[modifica] Il dopoguerra

Neutrale durante il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, dovette a guerra finita fronteggiare la nascita della guerra fredda e della divisione del mondo in due blocchi contrapposti. In questo caso, però, il Papa non si mantenne sopra le parti ma si schierò decisamente contro il comunismo, di cui fu un fermo ma tenace oppositore. Nelle elezioni del 1948 si schierò con determinazione a favore della Democrazia Cristiana, favorendone la schiacciante vittoria, e appoggerà sempre con slancio questo partito anche se non condivise alcune scelte di Alcide De Gasperi, tra cui il rifiuto di quest'ultimo di collaborare con i partiti di destra. Nel 1949, dimostrò un certo interesse alle opere di carità - ricevette in visita il sacerdote Giulio Facibeni, noto per aver fondato l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa - e tolse la sospensione a divinis a Don Zeno, fondatore della comunità di Nomadelfia. Inoltre, impose al Sant'Uffizio di "lasciar stare Padre Pio".

L'anno successivo, con un atto clamoroso a livello mondiale, scomunicò tutti i comunisti e, in seguito alle persecuzioni dei cristiani nell'Europa dell'Est, i capi di governo ad essi riferiti. Inoltre cercò di attivare contatti e di salvare i cattolici dalle deportazioni nei gulag sovietici, pur senza riuscirci. Ma in un mondo ancora segnato dalle ferite della guerra, intuì che più che un Papa politico, la gente aveva bisogno di un "pastore angelico che porta il suo gregge sulle vie della pace". Con questi intenti, Pio XII proclamò il Giubileo del 1950, cui molti si dichiararono contrari. In tanti, sostenevano che l'Italia ancora distrutta dalla guerra non era in grado di reggere ad una manifestazione di respiro mondiale. Invece, il Giubileo con il suo messaggio di riconciliazione, speranza e pace fu un vero trionfo con oltre un milione e mezzo di pellegrini che tralaltro contribuì a far conoscere le bellezze italiane all'estero, favorendo i primi boom turistici. Durante il Giubileo con la la bolla Munificentissimus Deus istituì il dogma dell'Assunzione di Maria ricorrendo per l'unica volta in tutto il Novecento all'infallibilità papale. Inoltre, venendo incontro alle numerose richieste dei fedeli, proclamò santa Maria Goretti, sebbene fossero passati solo due anni dalla sua beatificazione (all'epoca il diritto canonico prevedeva che passassero almeno vent'anni). Tuttavia, in molti videro questa canonizzazione come un gesto anti-femminista.

[modifica] Gli anni cinquanta

Pio XII in preghiera
Pio XII in preghiera

Negli anni successivi, Pio XII, anche per il suo carattere schivo e introverso, s'isolò molto, non convocando più nuovi concistori e ridusse all'osso l'organizzazione della Curia Romana (dal 1944 non nominò nessun nuovo Segretario di Stato). Tuttavia fu un Papa particolarmente amato dalla gente: istituì l'Angelus domenicale dalla finestra di Piazza San Pietro e fu il primo Papa ad essere trasmesso in televisione (sul cui uso emise anche un enciclica). Grazie alle sue numerose conoscenze linguistiche fu uno dei primi a rivolgersi in lingua straniera ai pellegrini che venivano a Roma. Nel 1951 affermò nella Humani Generis la compatibilità tra fede cattolica ed evoluzionismo. Nel 1952 in un famoso discorso alle ostetriche ammise che i coniugi avessero rapporti sessuali durante il periodo di sterilità naturale della donna che è ancora oggi l'unico mezzo di contraccezione riconosciuto dalla Chiesa. Inoltre in molti discorsi ai giovani sposi, rilanciò il ruolo della famiglia e del matrimonio e indicò la Sacra Famiglia come modello di santità per le famiglie. Venendo incontro alle richieste del mondo moderno autorizzò diversi provvedimenti, preludio delle riforme del Concilio Vaticano II: permise la celebrazione della Messa nelle ore serali, introdusse la lettura dei Salmi nel Breviario dei sacerdoti, riorganizzò l'ufficio del digiuno eucaristico riducendolo a tre ore per i cibi solidi, a un'ora per le bevande, a zero ore per l'acqua e i medicinali.

Consapevole dei benefici apportati dal progresso, ma anche dei pericoli insiti in esso, aggravati dall'instabilità della situazione internazionale dovuta alla guerra fredda, Pio XII era convinto che la vera pace avrebbe potuto scaturire solo da un nuovo ordine cristiano del mondo. Un tale ordine gli sembrava minacciato dalla perdita del senso di responsabilità individuale, schiacciato dalla massificazione sociale, in cui ognuno era come diventato una semplice ruota di organismi privi di consapevolezza, e in cui la libertà risultava dunque svuotata:

« È però un fatto doloroso che oggi non si stima e non si possiede più la vera libertà. [...] Questa è la condizione dolorosa, la quale inceppa anche la Chiesa nei suoi sforzi di pacificazione, nei suoi richiami alla consapevolezza della vera libertà umana [...] Invano essa moltiplicherebbe i suoi inviti a uomini privi di quella consapevolezza, ed anche più inutilmente li rivolgerebbe ad una società ridotta a puro automatismo. Tale è la purtroppo diffusa debolezza di un mondo che ama di chiamarsi con enfasi "il mondo libero". Esso si illude e non conosce se stesso. »
(Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1951 [13])

La salute di Pio XII si aggravò durante la fine del decennio: fu afflitto per molto tempo da un singhiozzo continuo, dovuto forse ad una gastrite. Poi nel 1956 una malattia lo portò in fin di vita ma sopravvisse. Secondo alcune testimonianze, durante la malattia ebbe un'apparizione di Cristo che lo avrebbe miracolosamente guarito. Pare che papa Pacelli gli abbia chiesto di "portarlo via" («Voca me») ma Gesù abbia replicato che «non è ancora arrivato il momento». L'Osservatore Romano confermò la notizia dell'apparizione.

Tra i suoi ultimi atti ufficiali, l'enciclica Fidei Donum (1957) con la quale invitò la Chiesa intera a riprendere lo slancio missionario soprattutto condividendo i sacerdoti con le giovani chiese.

[modifica] Morte

Pio XII morì a Castel Gandolfo alle 3:52 del 9 ottobre 1958 a seguito di un'ischemia circolatoria e di collasso polmonare, all'età di 82 anni. L'archiatra papale, Riccardo Galeazzi Lisi, scattò di nascosto delle fotografie al Papa agonizzante e le vendette a prezzo d'asta ai giornali, insieme al resoconto degli ultimi giorni di vita del Pontefice. Fu uno scandalo e il collegio cardinalizio lo licenziò in tronco ma le foto avevano già fatto il giro del mondo. La salma di Pio XII fu trasportata in Vaticano con un carro funebre del Comune di Roma. Il corpo del defunto pontefice subì un rapidissimo processo di decomposizione a causa del caldo (insolito per il periodo) e del metodo di imbalsamazione inventato dallo stesso Galeazzi Lisi, rivelatosi completamente inadatto allo scopo. Al momento della cerimonia funebre il corpo presentava già diversi segni dello stato avanzato di decomposizione e proprio mentre veniva trasportato nella chiesa sul suo torace si aprì una spaccatura a causa dei gas presenti nelle viscere del defunto pontefice[citazione necessaria]. Alcune persone vicino al suo corpo svennero a causa del forte odore di decomposizione[14]. Il corpo era divenuto di colore marrone, le vene erano visibili attraverso la pelle e la stessa pelle del volto si era in ritirata a causa della disidratazione, causando effetti orribili sulle orbite degli occhi e sulle labbra. Durante una notte in cui il corpo giaceva nella basilica un gruppo di medici legali esperti nel campo dell'imbalsamazione vennero convocati per cercare di porre rimedio al rapido sfacelo del corpo di Pio XII, questi medici riuscirono ad eseguire una nuova imbalsamazione utilizzando ovatta e formalina, rallentando il processo di decadimento organico. Nonostante il nuovo intervento di esperti la situazione era oramai troppo compromessa, il corpo del papa divenne di colore nero e alcune testimonianze riportano che il naso del defunto pontefice si staccò dal resto del volto, costringendo gli addetti a posare sulla faccia del papa una maschera di cera (cerone mischiato a composti alcalini)[citazione necessaria].

Eugenio Pacelli è sepolto nelle Grotte Vaticane vicino alla tomba di Pietro, che egli contribuì a individuare. Il 18 ottobre 1967, otto anni dopo la sua morte, Paolo VI ne aprì il relativo processo diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione. In tempi più recenti la Congregazione delle Cause dei Santi ha dato, come prevede l'iter, il nulla osta al riconoscimento dell'eroicità delle virtù esercitate da Pio XII, il quale ha ricevuto il titolo di Venerabile[15].

[modifica] Critiche e aspetti controversi

Per approfondire, vedi la voce Controversia storiografica sulla figura di Pio XII e l'Olocausto.

Il pontificato di Pio XII coincise con alcuni degli eventi storici più gravi e significativi del XX secolo. Salito al soglio pontificio nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, egli - in ragione della peculiarità del suo ufficio - si trovò in una posizione particolare nel quadro della grande tragedia costituita dall'Olocausto perpetrato dalla Germania nazista. A guerra finita fu uno dei protagonisti - sia a livello mondiale, sia relativamente alla politica italiana - della forte contrapposizione ideologica (simboleggiata dalla c.d. Cortina di Ferro) sviluppatasi nell'ambito della Guerra Fredda. Sopravvisse per cinque anni a Stalin (†1953), del quale fu, in virtù del suo intransigente anticomunismo, uno dei più fieri avversari tra i leader occidentali.

Le difficoltà e l'importanza cruciale delle scelte connaturate all'attraversamento, durante il suo pontificato, d'un periodo storico caratterizzato da scontri ideologici e militari tra i più duri che la storia ricordi, non potevano che porre Pio XII al centro d'una controversia storiografica - ben lungi dall'esser conclusa - e d'aspre critiche e polemiche relative al suo operato (vedi bibliografia), sorte già alla fine del secondo conflitto mondiale.

In particolare, a seguito dell'uscita di parte dei documenti ufficiali della Santa Sede nel periodo bellico e della loro controversa interpretazione, sono stati mossi rilievi a Pacelli circa la sua presunta connivenza con i regimi nazi-fascisti - e, ultimamente, di organica collaborazione alla fuga di gerarchi nazisti al termine della seconda guerra mondiale - specialmente per quanto riguarda il suo presunto «colpevole silenzio» di fronte all'Olocausto, anche se l'opinione di alcune personalità ebraiche, talora di rilievo, parrebbe smentire i documenti ufficiali e accreditare a Pio XII e alla Chiesa cattolica lo svolgimento, durante la guerra, di attività caritatevoli e umanitarie a salvaguardia e protezione di coloro che erano minacciati dalla prospettiva dei campi di sterminio (in stragrande maggioranza ebrei). Parrebbe legata a gratitudine verso Pacelli anche la conversione al Cattolicesimo del rabbino capo di Roma Israel Zolli, battezzatosi con il nome di Eugenio Pio. [16]

In tal senso andrebbe poi l'emanazione da parte di Pio XII all'indomani del rastrellamento del Ghetto di Roma, il 25 ottobre del 1943, di una direttiva riservata a tutti gli ecclesiastici italiani in cui di indicava come necessario «ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti in tutti gli istituti religiosi, ad aprire gli istituti o anche le catacombe». [17]


[modifica] Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata


[modifica] Note

  1. ^ Il cardinale Vannutelli, nel 1930, fu tra i porporati che espressero la più convinta adesione al fascismo, esaltando la figura di Benito Mussolini quale salvatore dell'Italia (cfr. E. Rossi, Il Manganello e l'Aspersorio, Firenze 1958)
  2. ^ Giovanni Serafini "I Papi e la Madonna di Fatima"
  3. ^ La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 Il Principe di Dio.
  4. ^ Il Vaticano fece pressioni affinché Franco, che garantiva il ripristino delle proprietà della Chiesa in Spagna, fosse aiutato da Italia e Germania. Dirà Hitler, dopo l'instaurazione della dittatura franchista, che quello spagnolo era «un regime di plutocrati sfruttatori in combutta con i preti» per poi aggiungere: «In Spagna, tra i cosiddetti "rossi" c'erano pochissimi comunisti [...] Se fossi stato al corrente della realtà dei fatti non avrei mai consentito che nostri aerei venissero usati per uccidere degli affamati e per ripristinare i privilegi medievali dell'aristocrazia e del pretume spagnolo» (M.A. Rivelli. Dio è con noi!. Milano 2002).
  5. ^ La Grande Storia, puntata del 29 dicembre 2006; "Il Principe di Dio"
  6. ^ Terenzio Bosco "Terra pianeta che sanguina" Ed. SEI
  7. ^ La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 "Il Principe di Dio"
  8. ^ «Nunzio apostolico, sì a cerimonia su Shoah»il Corriere della Sera , 16/4/2007 (consultato in data 16/7/2008).
  9. ^ La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 "Il Principe di Dio"
  10. ^ Il Piccolo di Trieste, 15/10/2007, "Gli ebrei e l'olocausto a Trieste - La ricostruzione storica degli anni terribili - della guerra nella morsa nazifascista - Gli ebrei e l’olocausto a Trieste In esclusiva per «Il Piccolo»: i documenti inediti di Londra" di Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, citato in "Rassegna Stampa" dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
  11. ^ La Grande Storia; puntata del 29 dicembre 2006 "Il Principe di Dio"
  12. ^ Enzo Biagi "Racconto di un secolo" 1999 Ed. Rai-Eri
  13. ^ Il testo del radiomessaggio
  14. ^ Riga 27 del testo
  15. ^ Si veda, tra gli altri, [1]
  16. ^ Borrelli, Antonio. Eugenio Pio Zolli (Israel Zoller) Rabbino, cattolico convertito. Enciclopedia dei Santi
  17. ^ (EN) Directive from Pius XII ordered shelter for Rome's Jews (19 aprile 2007) dal sito web «Catholic World News». Riportato il 16 maggio 2007.

[modifica] Encicliche di Pio XII

Per approfondire, vedi la voce Elenco delle encicliche#Pio XII (1939-1958).

[modifica] Genealogia episcopale e successione apostolica

[modifica] Bibliografia

Per approfondire, vedi la voce Bibliografia su Pio XII.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Arcivescovo Titolare di Sardi Successore:
Giuseppe Aversa 1917 - 1939 Arthur Hinsley I
II
III
IV
V
VI
VII
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Giuseppe Aversa {{{data}}} Arthur Hinsley
Predecessore: Nunzio apostolico per la Germania Successore:
Giuseppe Aversa 1917 - 1930 Alberto Vassallo-Torregrossa I
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Giuseppe Aversa {{{data}}} Alberto Vassallo-Torregrossa
Predecessore: Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo Successore:
Alfredo Ildefonso Schuster 19 dicembre 1929 - 2 marzo 1939 Giovanni Colombo I
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Alfredo Ildefonso Schuster {{{data}}} Giovanni Colombo
Predecessore: Camerlengo di Santa Romana Chiesa Successore:
Pietro Gasparri 1 aprile 1935 - 2 marzo 1939 Lorenzo Lauri I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Lorenzo Lauri
Predecessore: Cardinal Segretario di Stato Successore:
Pietro Gasparri 9 febbraio 1930 - 10 febbraio 1939 Luigi Maglione I
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Pietro Gasparri {{{data}}} Luigi Maglione


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