Bernardino Nogara
Bernardino Nogara (Bellano, 17 giugno 1870 – Milano, 15 novembre 1958) è stato un banchiere italiano.
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[modifica] L'ingegnere
Lauratosi a pieni voti in Ingegneria industriale ed elettrotecnica al Politecnico di Milano fu ingegnere minerario e poi direttore in Inghilterra, in Bulgaria, in Grecia e in Turchia.
[modifica] Il diplomatico d'affari
Le sue relazioni lo portarono a ruoli politici di alto livello tanto che nel 1913 si occupò, tra gli altri, del Trattato di Ouchy (Losanna), che pose termine alla guerra libica tra Italia e Turchia. Nel 1914 in qualità di delegato italiano, entrò nel Consiglio di Amministrazione del Debito Pubblico Ottomano.
Alla fine della prima guerra mondiale entrò nelle Commissioni Economiche e Finanziarie alle Conferenze che stipularono i trattati di pace con l'Austria, l'Ungheria, la Bulgaria e la Turchia.
In seguito, dal 1924 al 1929, si trasferì a Berlino dove si occupò della gestione delle industrie nella Commissione Interalleata per l'applicazione del Piano Dawes per le riparazioni germaniche di guerra.
[modifica] Il banchiere
[modifica] Il banchiere della BCI
Le sue relazioni oltre ad essere estese al mondo politico si ramificavano anche nel settore bancaria in quanto dal 1913 al 1935 fu consigliere della Società Commerciale d'Oriente (Comor), una sorta di filiale della Banca Commerciale Italiana (BCI) in Turchia e nei Balcani. Inoltre ricoprì la carica di amministratore delegato della Comor tra il 26 giugno 1916 e il 13 maggio 1922 insieme a Giuseppe Volpi fino al 1919 e a Pietro Fenoglio nel 1920.
Dal 1925 al 1945 Nogara divenne consigliere della BCI e, in virtù delle sue relazioni nel Comitato di Liberazione Nazionale di Roma, fu nominato vicepresidente della Banca il 28 giugno 1945.
[modifica] Il banchiere di Dio
Nogara nel 1929, dopo la firma dei Patti Lateranensi, fu chiamato da Pio XI a dirigere l'Amministrazione Speciale della Santa Sede [1], carica che conservò per 25 anni. A tal proposito le condizioni che pose furono
| « 1) Qualsiasi investimento che scelgo di fare deve essere completamente libero da qualsiasi considerazione religiosa o dottrinale; 2) devo essere libero di investire i fondi del Vaticano in ogni parte del mondo » | |
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(Nogara in David Yallop, “In nome di Dio”, Pironti, Napoli, pag. 98)
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[modifica] La famiglia Pacelli
Grazie a Nogara nell'area economica della Chiesa cattolica entrarono a far parte diversi pezzi importanti dell'economia del paese e segnatamente:
- Italgas nel quale, in qualità di rappresentante del Vaticano, entrò come consigliere di amministrazione l'avvocato Francesco Pacelli (fratello del futuro Pio XII)
- Banco di Roma
- Banco di Santo Spirito
- Cassa di Risparmio di Roma
- Società Generale Immobiliare
In queste ed altre società, i nomi ricorrenti, all'interno del consiglio di amministrazione, erano quelli dei principi Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli (nipoti del cardinale Segretario di Stato Eugenio)
[modifica] L'Istituto per le Opere di Religione
Il 27 giugno 1942 Pio XII cambia nome ampliando la ragione sociale dell'Amministrazione speciale per le Opere di Religione che diventa ora Istituto per le Opere di Religione (IOR).
Il nuovo ente si configura come una vera banca dotata di un'autonoma personalità giuridica che oltre alla gestione dei beni della Santa Sede si occuperà di amministrare il denaro e le proprietà ceduti o affidati all'istituto stesso da persone fisiche o giuridiche per opere religiose e di carità cristiana. In questi compiti Nogara venne affiancato dal principe Massimo Spada (noto ai più per la collaborazione nelle imprese finanziarie di Michele Sindona).
A migliorare la situazione patrimoniale della Santa Sede pensò il ministro delle Finanze del governo italiano Paolo Thaon di Revel che il 31 dicembre 1942 emise una circolare per esentarla dal pagamento delle imposte sui dividendi. Fra il 1929 e l'inizio del secondo conflitto mondiale, Nogara piazzo' i capitali vaticani, con i relativi "agenti" nei più vari settori dell'economia italiana. Particolarmente in quelli dell’energia elettrica, delle comunicazioni telefoniche, del credito bancario, delle ferrovie locali, della produzione di macchine agricole, del cemento e delle fibre tessili sintetiche. La maggior parte di questi investimenti risultarono redditizi.“Nogara assorbì un certo numero di imprese tessili quali la Società Italiana della Viscosa, la Supertessile, la Società Meridionale Industrie Tessili, la Cisaraion, e le conglobò in un’unica Società, che chiamò Cisa-Viscosa e che pose nelle mani del barone Francesco Maria Oddasso, uno dei più fidati ‘agenti’ del Vaticano. Dopo di che Nogara manovrò perché la giovane Società venisse assorbita dalla Snia-Viscosa, la più grande industria chimica italiana per le fibre tessili. Successivamente il Vaticano andò accrescendo le partecipazioni azionarie nella Snia-Viscosa fino ad assumerne il pieno controllo, come dimostra la nomina del barone Oddasso a vicepresidente.
"In tal modo Nogara penetrò nell’industria tessile. Fornito di molte frecce al suo arco, s’introdusse in modi analoghi ma diversi anche in altri settori dell’industria. Quest’uomo disinteressato . . . ha probabilmente dato all’economia italiana maggiore impulso di qualsiasi altro uomo d’affari . . . Benito Mussolini non riuscì a realizzare, se non effimeramente, i suoi sogni imperiali, ma rese possibile al Vaticano e a Bernardino Nogara di fondare un dominio di altro genere". — L’oro del Vaticano, di Nino Lo Bello, Edizioni del Borghese, 1971, trad. di Anna De Martino, pp. 76-78.
[modifica] Morte
Il cardinale Francis Spellmann di New York a proposito di Nogara disse: «Dopo Gesù Cristo la cosa più grande che è capitata alla Chiesa cattolica è Bernardino Nogara»[2]
[modifica] Note
- ^ Riccamente dotata dal risarcimento concesso da Mussolini allo Stato del Vaticano. Infatti l’art. 1 della Convenzione finanziaria allegata ai Patti lateranensi assegnava a titolo di risarcimento della perdita del potere temporale la «somma di 750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire.
- ^ David Yallop, “In nome di Dio”, Pironti, Napoli, pag. 103.
[modifica] Bibliografia
- Richard A. Webster, L'imperialismo industriale italiano, 1908-1915. Studio sul prefascismo, Torino, 1974.
- Renzo De Felice, La Santa Sede e il conflitto italo-etiopico nel diario di Bernardino Nogara, in "Storia contemporanea", a. VII, n. 4, dicembre 1977, pp. 823-35.
- Benny Lai, Finanze e finanzieri vaticani fra '800 e '900, Milano, 1979.
- David Yallop, "In nome di Dio", Pironti, Napoli 1987