Non expedit

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Non expedit (in italiano: non conviene) è una disposizione della Santa Sede con la quale il pontefice, per la prima volta Pio IX nel 1868, dichiarò inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche dello Stato italiano e, per estensione, all'intera vita politica italiana. Fu abrogata ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1861 si tennero le prime elezioni politiche del Regno d'Italia. L'autorità ecclesiastica non impose né sconsigliò ufficialmente l'astensionismo[1], tuttavia don Giacomo Margotti, direttore del quotidiano d'ispirazione cattolica "L'Armonia", si pronunciò apertamente per l'astensione dell'elettorato cattolico firmando l'editoriale "Né eletti né elettori", pubblicato il 7 gennaio 1861.

Negli anni successivi si succedettero diversi pronunciamenti ufficiali di vari organismi vaticani a favore dell'astensionismo.[2] In giugno e settembre del 1864 e nel febbraio e marzo del 1865 la Sacra Penitenzieria, il primo dei tribunali della Curia Romana, aveva risposto negativamente ad alcune istanze che chiedevano delucidazioni circa il comportamento dei cattolici nelle elezioni. Faceva eccezione l'intervento del 1º dicembre 1866, con il quale il dicastero romano affermava che un deputato cattolico poteva accettare l'incarico parlamentare “a condizione di dichiarare pubblicamente la sua intenzione di non approvare mai leggi contrarie alla Chiesa”.[3] Questa dichiarazione fu interpretata in modi diversi e suscitò ulteriori divergenze, cosa che provocò il primo intervento ufficiale del gennaio 1868:

  • il 30 gennaio 1868, per iniziativa dei vescovi piemontesi, che chiedevano se era lecito per i cattolici partecipare alle elezioni politiche, la Sacra Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari rispose con il non expedit, ossia "non è conveniente", linea di condotta che venne successivamente confermata;
  • il 9 novembre 1870, ossia dopo la Presa di Roma e in concomitanza con le elezioni politiche del 5 dicembre, la Sacra Penitenzieria si espresse allo stesso modo[4];
  • ancora la Sacra Penitenzieria ribadì il non expedit in una comunicazione ai vescovi italiani il 10 settembre 1874;
  • Papa Pio IX espresse lo stesso concetto diverse volte[5]: il 18 giugno 1874 in un discorso alle Opere Cattoliche; l'11 ottobre 1874 in un discorso alle donne cattoliche del circolo romano di Santa Melania; il 21 dicembre 1874 in un'allocuzione al Collegio dei Cardinali; il 25 novembre 1876 in un breve apostolico inviato al Congresso Cattolico di Bologna; il 29 gennaio 1877 in un breve inviato al Presidente della Gioventù Cattolica;
  • l'intervento più decisivo fu quello del Sant'Uffizio, nel luglio del 1886, durante il pontificato di Leone XIII, che si espresse con la formula: non expedit prohibitionem importat ("la non convenienza implica il divieto").

Il divieto di partecipare alla vita politica italiana fu un segno di protesta per la mancata indipendenza della Santa Sede[6]. La sovranità temporale del Pontefice, elemento assolutamente necessario per garantirne l'indipendenza, era stata persa a causa dell'unificazione del Paese sotto il Regno d'Italia. Così Pio IX si esprimeva nel suo intervento dell'11 ottobre 1874:

« La scelta [politica, ndr] non è libera, perché le passioni politiche oppongono troppi e potenti ostacoli. E fosse anche libera, resterebbe un ostacolo anche maggiore da superarsi, quello del giuramento che ciascuno è obbligato a prestare senza alcuna restrizione. Questo giuramento, notate bene, dovrebbe prestarsi a Roma, qui nella capitale del cattolicesimo, qui sotto gli occhi del Vicario di Gesù Cristo… si deve giurare di sancire lo spoglio della Chiesa, i sacrilegi commessi, l'insegnamento anticattolico… »
(G. Martina, Pio IX (1867-1878), p. 275)

I pontificati di Pio X, di Benedetto XV e di Pio XI (che coprirono i primi tre decenni del XX secolo) furono segnati da una fase di distensione e di graduale riavvicinamento alle istituzioni del Regno d'Italia. Infatti, in risposta alle affermazioni elettorali dei socialisti, i cattolici si allearono con i liberali moderati, guidati da Giovanni Giolitti, in molte elezioni amministrative. Segno di questi mutamenti fu l'enciclica di Pio X Il fermo proposito (1904). In vista delle elezioni politiche del novembre di quell'anno il pontefice autorizzò per la prima volta i cattolici a prendervi parte[7]. Il papa, benché conservasse il non expedit, consentì tuttavia larghe eccezioni alla sua applicazione, che poi si moltiplicarono: vari cattolici entrarono così in Parlamento, anche se a titolo personale.

Nel 1913 si ebbe, grazie al patto Gentiloni, la vittoria del clerico-moderatismo, passato dal piano amministrativo a quello politico. I cattolici fecero confluire i loro voti sui candidati liberali che avevano aderito ad alcuni punti programmatici (libertà della scuola, opposizione al divorzio, ecc.); a loro volta i liberali si impegnarono ad appoggiare qualche candidato cattolico.

Nel 1919 papa Benedetto XV abrogò definitivamente e ufficialmente il non expedit, già inapplicato da tempo. Ciò permise la nascita del Partito Popolare Italiano, vagheggiato già nel 1905 da don Luigi Sturzo come partito d'ispirazione cattolica, ma indipendente dalla gerarchia nelle sue scelte politiche.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Angelo Stefano Bessone, Giovanni Pietro Losana, Biella 2006, p. 408
  2. ^ Giacomo Martina, Pio IX (1851-1866), Roma 1985, pp. 105-106 e G. Martina, Pio IX (1867-1878), Roma 1990, pp. 273-277.
  3. ^ G. Martina, Pio IX (1851-1866), p. 106.
  4. ^ G. Martina, Pio IX (1867-1878), Roma 1990, p. 274.
  5. ^ G. Martina, Pio IX (1867-1878), Roma 1990, p. 275.
  6. ^ Fausto Fonzi, I cattolici e la società italiana dopo l'Unità, Roma, Studium, 1953.
  7. ^ Fu a seguito infatti di un'udienza accordata all'avv. Paolo Bonomi di Bergamo. Cfr. G. Spadolini, Giolitti e i cattolici, Firenze 1960, pag. 68.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A.C. Jemolo. Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni. Torino, 1955
  • G. Carocci. Storia d'Italia dall'Unità ad oggi. Milano, 1975
  • G. Martina, Pio IX (1851-1866), Roma 1985
  • G. Martina, Pio IX (1867-1878), Roma 1990
  • C. Marongiu Buonaiuti, Non expedit. Storia di una politica (1866-1919), Milano 1971.
  • M. F. Mellano, Cattolici e voto politico in Italia, Casale Monferrato 1982.
  • F. Tamburini, Il non expedit negli atti della Penitenzieria apostolica, in Rivista di Storia della Chiesa in Italia 41 (1987) pp. 128–151.
  • A. Monticone, Benedetto XV e il non expedit, in A.D'Angelo, P. Trionfini, R. Violi, Democrazia e coscienza religiosa nella storia del novecento. Studi in onore di Francesco Malgeri, Ave, Roma 2010, pp. 13–38.
  • S. Marotta, Il non expedit, in "Cristiani d'Italia. Chiese, società, stato (1861-2011)", a cura di A. Melloni, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 2011, vol. 1, pp. 215–235.
  • Non expedit in Tesauro del Nuovo Soggettario, BNCF, marzo 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]