Impero tedesco

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Impero Tedesco
Impero Tedesco – Bandiera Impero Tedesco - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: Gott mit uns
Impero Tedesco - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Impero tedesco
Nome ufficiale Deutsches Reich
Lingue parlate tedesco
Inno Heil Dir im Siegerkranz (inno imperiale)
Die Wacht am Rhein (non ufficiale)
Capitale Berlino
Politica
Forma di governo Monarchia federale costituzionale
Imperatori tedeschi Guglielmo I Hohenzollern (1871-1888)
Federico III Hohenzollern (1888)
Guglielmo II Hohenzollern (1888-1918)
Capo di Governo Elenco di capi di governo tedeschi
Nascita 18 gennaio 1871 con
Guglielmo I di Germania
Causa Guerra franco-prussiana
Fine 9 novembre 1918 con
Guglielmo II Hohenzollern
Causa Rivoluzione di novembre
Territorio e popolazione
Massima estensione 540.858 km² nel 1910
Popolazione 64.925.993 nel 1910
Economia
Valuta Goldmark
Religione e società
Religione di Stato Protestantesimo
Impero Tedesco - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the German Empire.svg Confederazione Tedesca del Nord
Flag of Bavaria (lozengy).svg Regno di Baviera
Flagge Königreich Württemberg.svg Regno di Württemberg
Flagge Großherzogtum Baden (1871-1891).svg Granducato del Baden
Flagge Großherzogtum Hessen ohne Wappen.svg Granducato d'Assia
Succeduto da Germania Repubblica di Weimar
Flag of Saar 1920-1935.svg Territorio della Saar
Flag of the Free City of Danzig.svg Libera Città di Danzica

Il termine Impero tedesco o Impero germanico (Deutsches Kaiserreich in lingua tedesca), chiamato anche Secondo Reich, si riferisce comunemente alla Germania nel periodo che va dal conseguimento di una piena unità nazionale, il 18 gennaio 1871, fino all'abdicazione del Kaiser Guglielmo II il 9 novembre 1918. Più rara è la forma Reich Tedesco.

Il nome ufficiale dello Stato era Deutsches Reich, che rimarrà nome ufficiale dello Stato sino alla fine della Seconda guerra mondiale anche se, dopo che la Germania incorporò nel suo territorio nazionale l'Austria, lo Stato prese il nome (prima informalmente, poi formalmente dal 1943) di Großdeutsches Reich, ossia Reich della Grande Germania[1].

I tedeschi, quando si riferiscono al Reich di questo periodo monarchico, usano tipicamente il termine Kaiserreich (ossia impero), infatti la sola parola Reich non designa alcuna forma monarchica, ma solo uno Stato di una certa importanza. A volte si usa anche l'espressione Secondo Reich, contando il Sacro Romano Impero come il primo e la Germania Nazista come il Terzo Reich. La capitale era Berlino, la valuta i marchi del Reich, l'inno imperiale Heil Dir im Siegerkranz e l'inno nazionale non ufficiale Die Wacht am Rhein. La bandiera era un tricolore composto da tre bande orizzontali di colore nero, bianco e rosso. La famiglia imperiale regnante fu quella prussiana degli Hohenzollern.

In Italia, al tempo, il nome comunemente utilizzato, anche ufficialmente, fra il 1871 ed il 1918, per indicare lo Stato tedesco allora esistente era Impero germanico.

Bismarck fonda l'Impero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unificazione tedesca.

Sotto l'apparenza dell'idealismo che lascia strada al realismo, il nazionalismo tedesco si spostò rapidamente dal suo carattere liberale e democratico del 1848 alla Realpolitik autoritaria del cancelliere prussiano Otto von Bismarck. Bismarck voleva l'unificazione per raggiungere il suo scopo di uno Stato tedesco conservatore e dominato dalla Prussia. Egli riuscì nel suo intento attraverso tre successi militari:

  1. In primo luogo si alleò con l'Impero austriaco allo scopo di sconfiggere la Danimarca in una breve guerra combattuta durante il 1864, acquisendo in questo modo lo Schleswig-Holstein.
  2. Nel 1866, in concerto con l'Italia, attaccò e sconfisse l'Austria nella guerra austro-prussiana, che culminò nella battaglia di Königgrätz (meglio conosciuta come battaglia di Sadowa), il che, nello stesso anno, gli permise di escludere l'antico rivale austriaco quando formò la Confederazione della Germania del Nord, il diretto precursore dell'Impero del 1871, con gli Stati che avevano appoggiato la Prussia nella Guerra Austro-Prussiana.
  3. Infine, sconfisse la Francia nella Guerra franco-prussiana (1870-71); la Confederazione venne trasformata in Impero con l'incoronazione del re prussiano Guglielmo I come imperatore tedesco, al palazzo di Versailles, per somma umiliazione dei francesi.
La proclamazione dell'Impero Tedesco a Versailles. Bismarck è raffigurato con la divisa bianca al centro del dipinto

Bismarck stesso preparò a grandi linee la Costituzione della Germania del Nord del 1866, che sarebbe poi diventata, con qualche aggiustamento, la Costituzione dell'Impero Tedesco del 1871. La Germania divenne quindi una monarchia costituzionale: disponeva infatti di un Reichstag (da reich stato, e tag dieta), un parlamento con poteri formalmente limitati, ma de facto con pieni poteri legislativi, eletto direttamente con suffragio maschile. Comunque, la legislazione richiedeva anche il consenso del Bundesrat, il consiglio federale dei deputati degli Stati, nel quale la Prussia godeva, essendo il più grande e popoloso fra gli stati tedeschi, di grande influenza grazie al maggior numero di delegati. Il potere esecutivo era investito dal Kaiser, che nominava il cancelliere imperiale; ciò avveniva formalmente solo per volontà dell'Imperatore, ma poiché il cancelliere non godeva di nessun potere di legiferare, a differenza dei suoi colleghi stranieri, egli era fortemente dipendente dalla dieta. Mentre gli Stati minori mantenevano i loro governi, le forze armate erano controllate del Governo federale. Anche se autoritario per molti aspetti, l'Impero permise lo sviluppo dei partiti politici.

Questa voce è parte della serie
Storia della Germania
Coat of arms of Germany.svg

Preistoria ed età antica

Medioevo

Età moderna

Età contemporanea

Il dopoguerra


L'evoluzione dell'autoritario Impero Tedesco è in qualche modo in linea con gli sviluppi paralleli di Italia e Giappone. Similarmente a Bismarck, il Conte Camillo Benso di Cavour, in Italia, usò la guerra e la diplomazia per tentare di raggiungere i suoi obiettivi. Anche il Giappone avrebbe seguito il corso della modernizzazione conservatrice, dalla caduta dello Shogunato Tokugawa e della Restaurazione Meiji fino al 1918.

L'unificazione della Germania significò anche l'assorbimento dell'intero Regno di Prussia in essa. La Prussia rimase la componente più rilevante nell'Impero, tanto che il Kaiser di Germania era anche Re di Prussia. Le tre nuove province: Prussia Orientale, Prussia Occidentale e Provincia di Posen, che prima erano al di fuori della Confederazione germanica vennero incorporate nel futuro Stato tedesco. Un'altra provincia, la Slesia, era stata parte del Sacro Romano Impero assieme alla Boemia fino allo scioglimento di quest'ultimo. Comunque, queste province avevano una nutrita popolazione polacca. L'annessione di queste quattro province pose la Germania in conflitto con i polacchi. Siccome la popolazione polacca cresceva più rapidamente e l'Ostflucht fece emigrare i tedeschi dall'est verso la Germania occidentale, le province orientali divennero gradualmente sempre più a maggioranza polacca.

Un fattore, ma solo uno, nell'anatomia sociale di questi governi era il mantenimento di una sostanziale fetta di potere politico da parte dell'élite terriera, gli junkers, a causa dell'assenza di istanze rivoluzionarie da parte dei contadini, e delle aree urbane.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

L'Impero era una confederazione di 25 Stati sovrani e di un "Territorio dell'impero" (l'Alsazia-Lorena) sotto il governo del Re di Prussia che, essendo presidente della confederazione, aveva il titolo di Imperatore tedesco[2]. Il potere legislativo era esercitato dalla Dieta Federale (Reichstag) e dal Consiglio Federale (Bundesrat). La Dieta Federale era composta da 397 deputati, eletti a suffragio universale e diretto. Il secondo era composto di cinquantotto plenipotenziari, nominati dai singoli sovrani in numero proporzionale all'importanza del proprio Stato federato; la Prussia, disponendo di diciassette voti in virtù della sua maggiore dimensione e popolazione, era arbitra in ogni questione. La Confederazione era retta dalla costituzione del 16 aprile del 1871 che poneva la politica estera, finanziaria, economica, doganale, le grandi scelte di politica interna e l'esercito nelle mani del governo centrale.

Il governo era retto da un Cancelliere e da Segretari di Stato che non dipendevano dalla maggioranza parlamentare, bensì unicamente dal Kaiser, l'Imperatore, che aveva il potere di nominarli e di sospenderli e poteva prorogare o sciogliere il Parlamento.

Il potere legislativo era diviso fra il Reichstag, eletto a suffragio universale ogni cinque anni e il Consiglio Federale, il Bundesrat.

Il Reichstag discuteva le leggi, ma queste non diventavano esecutive se non erano approvate dal Bundesrat.

Partiti politici[modifica | modifica sorgente]

I partiti rispecchiavano le differenziazioni tra i gruppi e le classi sociali. La destra era costituita dal Partito Conservatore e dal Partito Conservatore Moderato, cui aderivano i grandi proprietari terrieri e gli aristocratici. I ceti borghesi dell'industria e del commercio costituivano la base del Partito Nazionale Liberale.

Il partito del Centro Cattolico (Zentrum), di carattere interclassista, stava fra questi partiti e i socialisti; alla sinistra si collocava il Partito Socialdemocratico, mentre ai partiti della sinistra liberale aderivano elementi di varia estrazione borghese. Una particolare importanza ebbe il costante rafforzamento del socialismo tedesco, il nemico che Bismarck non fu capace di spezzare.

Ferdinand Lassalle fondò nel 1863 l'associazione generale degli operai. Nel 1869 Wilhelm Liebknecht e August Bebel fondarono il Sozialdemokratische Arbeiterpartei, il Partito Operaio Socialdemocratico. La lotta comune dei due partiti portò alla loro unificazione nel 1875 e al congresso di Gotha. Il partito socialdemocratico passò attraverso l'ondata repressiva durata dal 1878 al 1890, rafforzandosi costantemente insieme al movimento sindacale.

Modernizzazione conservatrice[modifica | modifica sorgente]

Le politiche interne di Bismarck giocarono un grande ruolo nel forgiare la cultura politica autoritaria del Secondo Reich. Meno preoccupato dalla politica delle potenze continentali che seguirono l'unificazione del 1871, il Governo semi-parlamentare tedesco, portò avanti una rivoluzione politica ed economica dall'alto, relativamente tranquilla, che spinse la Germania lungo la via per diventare la principale potenza industriale dell'epoca.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo compreso fra il 1871 e gli inizi del XX secolo la Germania rivelò un così possente dinamismo capitalistico tale da eclissare quello della Gran Bretagna e della Francia.

L'industria tedesca, dopo un periodo di intenso sviluppo fra il 1871 ed il 1873, nel giro di pochi anni superò la crisi mondiale del 1873 iniziando una fase di espansione che andò intensificandosi sempre di più a partire dagli anni ottanta.

Anche l'agricoltura tedesca non decadde in conseguenza della industrializzazione, ma si modernizzò notevolmente. Lo sviluppo economico andò di pari passo con un forte incremento demografico.

I produttori tedeschi non si limitarono a sottrarre il mercato interno alle esportazioni britanniche, ma negli anni '70 del XIX secolo, iniziarono a far concorrenza alla Gran Bretagna sui mercati mondiali. L'industrializzazione progredì velocemente in Germania e negli Stati Uniti, permettendo a questi due paesi di prevalere sui "vecchi" capitalismi francese e britannico. L'industria tessile e metallurgica tedesca, ad esempio, aveva sorpassato i concorrenti britannici per organizzazione ed efficienza tecnica già all'inizio della Guerra Franco-Prussiana ed espulso i prodotti britannici sul mercato tedesco. Entro la fine del secolo, le industrie metallurgiche e dell'ingegneria tedesche avrebbero lavorato molto per il mercato di scambi della Gran Bretagna.

Le basi per le crescenti tensioni fra la Germania da un lato e Gran Bretagna e Francia, quest'ultima desiderosa di riparare alla sconfitta del 1870, dall'altro, erano chiaramente poste.

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver ottenuto l'unificazione formale nel 1871, Bismarck dedicò molta della sua attenzione alla causa dell'unità nazionale e la conseguì attraverso l'ideologia del Prussianesimo. Il conservatorismo cattolico, concettualizzato dalla svolta del Vaticano di Papa Pio IX e del suo dogma dell'Infallibilità papale e il radicalismo della classe operaia, rappresentato dall'emergente Partito Socialdemocratico, furono sotto molti versi la reazione alle insicurezze di molti segmenti della società tedesca, che stava vivendo un rapido cambiamento da un'economia basata sull'agricoltura a un moderno capitalismo industriale. Mentre la pura e semplice repressione non riuscì a contenere socialisti e cattolici, l'approccio "del bastone e della carota" di Bismarck, ammorbidì significativamente le opposizioni di entrambi i gruppi.

Si possono riassumere gli obiettivi di Bismarck sotto tre parole chiave: Kulturkampf, riforma sociale e unità nazionale.

Kulturkampf: a seguito dell'incorporazione degli stati cattolici del sud, il cattolicesimo, rappresentato dal partito cattolico di centro, sembrava la minaccia principale al nazionalismo militar-aristocratico prussiano. I cattolici del sud, provenienti da una più forte base agraria e suddivisi sotto le gerarchie di contadini, artigiani, clero e aristocrazia principesca dei piccoli stati, più spesso delle loro controparti protestanti del nord, ebbero dei problemi iniziali a competere con l'efficienza industriale e l'apertura ai commerci con l'estero degli Zollverein.

La distribuzione delle confessioni religiose nell'Impero Tedesco:
i cattolici (tonalità di blu) e i riformati (tonalità rosa)

Dopo il 1878, la lotta contro il socialismo avrebbe unito Bismarck con il partito cattolico di centro, portando una fine al Kulturkampf, che aveva lasciato nei cattolici un'irrequietezza maggiore di quanta non ne fosse esistita prima, e rafforzò il cattolicesimo in Germania piuttosto che indebolirlo.

Riforma sociale: la creazione, da parte di Bismarck, di uno stato sociale particolarmente avanzato diede alla classe operaia un motivo per adottare il nazionalismo tedesco. Il sistema di previdenza sociale (sanità nel 1883, assicurazione sugli infortuni nel 1884, pensione di invalidità e di anzianità nel 1889) instaurato a quell'epoca era il più avanzato del mondo e, in parte, esiste ancora nella Germania odierna.

Unificazione: gli sforzi di Bismarck iniziarono anche a livellare le enormi differenze tra gli stati tedeschi, che avevano avuto per secoli uno sviluppo indipendente, specialmente grazie alla legislazione.

Unificazione del diritto[modifica | modifica sorgente]

Le leggi ed i sistemi giudiziari dei vari stati erano molto diversi e posero enormi complicazioni, specialmente per il commercio interno. A parte un codice commerciale comune, già introdotto dalla Confederazione nel 1861 (venne adattato per l'Impero e, con grandi modifiche, è ancora in vigore), c'erano poche similitudini tra le leggi.

Nel 1871, venne introdotto un Codice Penale comune (Reichsstrafgesetzbuch); nel 1877, vennero stabilite delle procedure processuali comuni tramite il Gerichtsverfassungsgesetz, il Zivilprozessordnung e il Strafprozessordnung (sistema giudiziario, procedure civili e procedure penali). Nel 1873 la costituzione venne emendata per permettere all'Impero di sostituire i numerosi e ampiamente diversi Codici Civili degli stati (Ad esempio, parti della Germania precedentemente occupate dalla Francia Napoleonica avevano adottato il Codice Civile francese, mentre in Prussia l'Allgemeines Preußisches Landrecht del 1794 era ancora in vigore). Nel 1881, s'istituì una prima commissione per produrre un Codice Civile comune a tutto l'Impero. Seguì un intenso lavoro, che avrebbe prodotto il Bürgerliches Gesetzbuch (BGB), probabilmente uno dei più impressionanti lavori legali del mondo. Il BGB entrò in vigore il 1º gennaio 1900. Queste codificazioni, anche se con molti emendamenti, sono in vigore ancora oggi.

Militarismo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deutsches Heer (1871-1919) e Kaiserliche Marine.
Bandiera di Guerra dell'Impero Tedesco in uso dal 1903 al 1918

Uno dei sotto-prodotti della modernizzazione conservatrice fu il militarismo. Per unire le classi più alte – sia l'aristocrazia militare che gli industriali –, il militarismo si rivelò necessario per proseguire la modernizzazione senza cambiare le strutture socio-politiche. Ognuna delle élite della coalizione governante del Secondo Reich trovò dei vantaggi nell'espansione oltremare: i gruppi industriali volevano il supporto imperiale per assicurare gli investimenti oltremare contro la competizione e le tensioni politiche interne; i burocrati volevano più possibilità d'impiego, gli ufficiali volevano promozioni e la nobiltà terriera voleva titoli. In un quadro sociale caratterizzato dalla crescita del sindacalismo, del socialismo e di altri movimenti di protesta durante l'era della società di massa, i gruppi dirigenti del secondo impero furono in grado di utilizzare l'imperialismo nazionalista per cooptare il supporto della classe operaia. Cavalcando i sentimenti dell'età Romantica di fine del XIX secolo, l'imperialismo inculcò nelle masse l'ammirazione per le virtù neo-aristocratiche e aiutò a instillare degli ampi sentimenti nazionalistici. Quindi, la Prussia – erede dello "Stato guarnigione" costruito da figure come Federico Guglielmo I e Federico il Grande nel XVIII secolo – riuscì a creare una macchina da guerra potente, non solo in grado di sfidare i rivali continentali come Austria e Francia, ma anche di rendere conosciuta la sua presidenza nell'arena della politica internazionale. E la Prussia, ovviamente, contrariamente alle potenze occidentali aveva avuto in passato poco potere al di fuori dell'Europa, essendo completamente priva di una storia coloniale.

Gli imperialisti tedeschi ad esempio, sostenevano che la posizione di potenza mondiale dava ai britannici dei vantaggi ingiusti sui mercati internazionali, limitando così la crescita economica tedesca e minacciando la sua sicurezza. Molti statisti e industriali europei volevano accelerare l'occupazione dell'Africa, garantendosi le colonie prima ancora che divenissero strettamente necessarie. Il loro ragionamento era che i mercati potevano ben presto divenire sovrabbondanti e la sopravvivenza economica di una nazione dipendeva dall'essere in grado di scaricare il surplus di produzione da altre parti. In risposta, gli imperialisti britannici come Joseph Chamberlain conclusero che l'imperialismo formale era necessario al Regno Unito a causa del relativo declino della sua quota di esportazioni mondiali e della crescita della competizione economica da parte di tedeschi, americani e francesi.

100 marchi del 1910 (fronte)
100 marchi del 1910 (retro)

Le tendenze economiche giocarono certamente un ruolo principale, spiegando perché gli statisti, da Jules Ferry a Francesco Crispi cercavano nuovi ruoli per le potenze emergenti da essi guidate, specialmente durante la Grande Depressione del 1873, ma gli spostamenti nell'equilibrio di potere europeo sono ciò che in ultima analisi facilitò l'espansionismo oltremare. Con l'ordine reazionario continentale, stabilito dal Congresso di Vienna, in frantumi, il fascino dell'imperialismo era un'opzione non solo per le tradizionali potenze di Francia e Regno Unito. I nuovi stati nazionali di Germania e Italia non erano più coinvolti in preoccupazioni continentali e dispute interne come prima della Guerra Franco-Prussiana.

Così, Bismarck, un tempo apertamente disinteressato all'avventurismo d'oltremare, venne portato a realizzare il valore delle colonie per assicurarsi (nelle sue parole), "nuovi mercati per l'industria tedesca, l'espansione dei commerci, e nuovi campi per l'attività, la civiltà e il capitale tedesco". Le potenze centrali assolutiste, guidate da una recentemente unificata e dinamicamente industrializzata Germania, con la sua marina in espansione, che raddoppiò le sue dimensioni tra la Guerra Franco-Prussiana e la Grande Guerra, furono minacce strategiche ai mercati e alla sicurezza delle più consolidate potenze alleate e della Russia. Gli sforzi coloniali tedeschi a partire dal 1884 portarono solo a un piccolo impero d'oltremare, comparato a quelli di Francia e Regno Unito. Le successive iniziative di politica estera (soprattutto la grossa battaglia di flotte, sotto le leggi navali del 1898 e 1900) spinsero il Regno Unito all'allineamento diplomatico (l'Entente) con l'alleanza Franco-Russa, ancora appena avviata, al tempo della caduta di Bismarck.

Il dopo-Bismarck[modifica | modifica sorgente]

L'Impero fiorì sotto la guida di Bismarck, fino alla morte del primo Kaiser (marzo 1888). Nel cosiddetto Dreikaiserjahr (Anno dei Tre Imperatori), Federico III, suo figlio e successore, regnò solo per 99 giorni, lasciando la corona al giovane e impetuoso Guglielmo II, che costrinse Bismarck a lasciare l'incarico nel marzo 1890.

L'opposizione interna del Partito Socialdemocratico (SPD), crebbe fino a renderlo il maggiore partito socialista al mondo, prendendo un terzo dei voti nelle elezioni del gennaio 1912 per il Reichstag (il parlamento imperiale). Il governo cionondimeno rimase nelle mani di una coalizione conservatrice appoggiata dai liberali di destra e dal clero cattolico, e pesantemente dipendente dal favore del Kaiser.

Il traballante equilibrio europeo si ruppe quando l'Austria-Ungheria, alleata della Germania fin dal 1879, dichiarò guerra alla Serbia (luglio 1914), dopo l'assassinio, avvenuto a Sarajevo, dell'erede al trono austriaco. La Germania sostenne gli obiettivi del suo leale alleato in Serbia, e firmò un "assegno in bianco" perché li perseguisse con ogni mezzo ritenuto necessario. La Serbia era appoggiata dalla Russia, che era a sua volta alleata con la Francia. A seguito della decisione russa per la mobilitazione generale (ovvero, contro Austria-Ungheria e Germania), la Germania dichiarò guerra a Russia e Francia, in quello che fu definito un attacco preventivo.

Questo fu l'inizio della prima guerra mondiale. Nonostante i successi iniziali, la Germania e i suoi alleati soffrirono la sconfitta militare davanti a un nemico rafforzato nel 1917 dagli Stati Uniti. Il Kaiser Guglielmo II venne spinto in esilio (novembre 1918) da una rivoluzione guidata da elementi dell'SPD e da gruppi comunisti, che in seguito organizzarono il loro piano per ottenere il potere (gennaio 1919).

Nel giugno 1919, il Trattato di Versailles terminò formalmente la guerra. Venne firmato nella Sala degli specchi del Palazzo di Versailles, lo stesso luogo dove il Secondo Reich era stato proclamato quasi mezzo secolo prima. La Germania perse territori a favore di Francia, Belgio, della ripristinata nazione polacca, oltre a tutte le colonie, e fu condannata a pagare delle pesanti riparazioni di guerra per le sue presunte responsabilità nello scoppio del conflitto.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Il grande stemma di Sua Maestà Imperiale e Reale il Kaiser di Germania (1871-1918).

Il governo di Bismarck - basato sulla cooptazione e coercizione reazionaria e sulla perpetuazione delle "virtù Junker" di militarismo, gerarchia e autocrazia – può essere meglio compreso considerando che la Germania era stata unificata da poco e, sotto certi aspetti, tenuta insieme da legami ancora assai tenui, che il potente vicino francese aveva per secoli perseguito la politica di mantenere gli stati tedeschi deboli e divisi e che il paese era stato più volte un campo di battaglia delle maggiori potenze europee, con le conseguenti devastazioni. Le prime memorie dei politici appartenenti alla generazione di Bismarck risalivano alle guerre napoleoniche e alle umiliazioni nazionali inflitte alla Prussia. Non solo l'interesse "di classe", ma pure la necessità di non mostrare debolezza all'estero rese indesiderabile per questi uomini l'adozione di maniere di governo più liberali.

Come risultato, in Germania, come in Giappone e in Italia, i successivi tentativi di estendere la democrazia avrebbero portato alla creazione di democrazie instabili (la Repubblica di Weimar, il Giappone degli anni venti e l'Italia tra la fine della Grande Guerra e la nomina di Benito Mussolini a capo del Governo nel 1922). Ognuna di queste democrazie costituzionali non riuscì a far fronte ai gravi problemi quotidiani e alla riluttanza o incapacità di avviare delle riforme strutturali fondamentali.

Nonostante gli avanzamenti in campo scientifico e industriale avvenuti sotto il Secondo Reich, la Germania mantenne quindi un aspetto dispotico, a causa delle sue inclinazioni militariste, avendo ottenuto l'unificazione "col sangue e col ferro". I valori del repressivo "Stato guarnigione" prussiano, che vedono le proprie radici nel sistema repressivo dell'agricoltura prussiana risalrnte ai tempi della sconfitta dei Cavalieri teutonici, sarebbero stati portati a un nuovo estremo dal Terzo Reich.

Il prussianesimo fece presa perché la prosperità soddisfaceva la base del ceto medio liberale. La sollecitudine dello Stato di assicurare il benessere materiale a tutti conquistò un ampio supporto, anche da parte della classe operaia. L'educazione tedesca emerse forte nei campi vocazionali, così come nella propaganda. Da parte dell'aristocrazia terriera arrivarono i concetti dell'inerente superiorità della classe governante e la sensibilità alle questioni dello status, tratti prominenti che si protrassero ben dentro al XX secolo. Nutrite da nuove fonti, queste concezioni sarebbero state in seguito volgarizzate e rese attraenti all'intera popolazione tedesca con le dottrine della superiorità razziale. Nonostante la notevole resistenza aristocratica, la burocrazia imperiale introdusse l'ideale della completa obbedienza alle istituzioni sopra le classi e l'individuo.

Alla base di queste correnti ci fu un secolo di evoluzione economica politica e culturale, che iniziò con un'agricoltura dominata per secoli dai metodi repressivi piuttosto che dal mercato. I contadini tedeschi erano non solo sotto lo sguardo repressivo dei proprietari terrieri, ma ancorati a villaggi e strutture di lavoro che favorivano la solidarietà, diminuendo il loro potenziale rivoluzionario. Quindi, nel reame della propaganda, i Junker stabilirono la, generalmente riuscita, lega agraria del 1894, stendendo il fondamento della dottrina nazista. La lega cercò il supporto dei contadini nelle aree non-Junker o nelle piccole fattorie, inculcando l'adorazione del fuhrer, l'idea dello Stato corporativo, il militarismo e l'antisemitismo. Avrebbe anche fatto la distinzione tra il capitale "predatorio" e quello "produttivo" usata poi dai nazisti, che era uno strumento usato per appellarsi ai sentimenti anti-capitalisti che aleggiavano tra i contadini.

D'altro canto, l'Impero garantì la libertà di stampa, la proprietà privata e riuscì a costruire un avanzato sistema di sicurezza sociale basato sulle assicurazioni obbligatorie, il cui nucleo è sopravvissuto agli sconvolgimenti di due guerre mondiali e al nazismo e ancora sopravvive. L'Impero aveva un moderno sistema elettorale per il parlamento federale, il Reichstag, in cui ogni maschio adulto aveva diritto di voto. Questo consentì ai socialisti e ai cattolici centristi di giocare un ruolo importante nella politica nazionale, sebbene entrambi i gruppi politici fossero ufficialmente visti, più o meno, come "nemici dell'Impero".

Quello dell'Impero è stato anche un periodo di enorme sviluppo per la vita culturale tedesca. Questo è vero sia per la ricerca e le università, quanto per le arti e la letteratura. Thomas Mann pubblicò I Buddenbrook nel 1901. Theodor Mommsen vinse il Premio Nobel per la letteratura un anno prima, grazie alla sua monumentale Storia di Roma. Pittori come quelli raccolti nei gruppi Der Blaue Reiter e Die Brücke diedero un contributo significativo all'arte moderna. L'edificio turbine dell'AEG [1] a Berlino di Peter Behrens (1909) è una pietra miliare dell'architettura moderna ed un esempio del funzionalismo emergente.

La questione del Sonderweg ossia se la natura della società e della politica dell'Impero abbia reso inevitabile il Nazismo è tuttora dibattuta. Alcuni storici, come Fritz Fischer, Hans-Ulrich Wehler e Wolfgang Mommsen hanno sostenuto che, durante il Secondo Reich, un'élite aristocratica, reazionaria e "pre-moderna" penetrò in profondità nella società tedesca e, quindi, la Repubblica di Weimar era condannata al fallimento fin dall'inizio. Per altri studiosi, come Gerhard Ritter, solo la Prima Guerra Mondiale e il periodo ad essa successivo aprirono le porte al Nazismo.

L'unificazione della Germania da parte di Bismarck ebbe anche un impatto significativo sull'Asia orientale. L'unificazione tedesca era considerata un modello per la riuscita modernizzazione del Giappone e per la meno riuscita modernizzazione della Cina agli inizi del XX secolo. Il codice civile tedesco divenne la base del sistema legale giapponese e della Repubblica Cinese e dopo il ritiro di quest'ultima a Taiwan rimane ancora la base del sistema legale lì vigente.

Stati dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati storici della Germania.
L'Impero germanico: in blu il Regno di Prussia suddiviso nelle relative province
Colonie tedesche alla vigilia della Grande Guerra. In Venezuela (Klein-Venedig , segnato in giallo) si era svolto un tentativo di colonizzazione nel XVI secolo. In rosso alcuni stabilimenti coloniali tentati da vari stati tedeschi (soprattutto il Brandeburgo) nel XVII secolo. In azzurro le colonie dell'Impero germanico
  • Altri:
    • Territorio imperiale dell'Alsazia-Lorena (Reichsland Elsaß-Lothringen)

Cancellieri dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Prima dell'unificazione della Germania, nel corso del XIX secolo, c'erano due correnti di pensiero, quella dei grandi-tedeschi e quella dei piccoli-tedeschi, che discutevano se la Germania unificata dovesse o no comprendere l'Austria. Nel 1871 diventò realtà l'ipotesi dei piccoli-tedeschi, mentre con l'annessione dell'Austria nel 1938 e di altri territori germanofoni nel corso della guerra si realizzò un'entità statale della grande Germania, da cui il nome ufficiale.
  2. ^ Art. 11 della costituzione recita: La Presidenza della Confederazione appartiene al Re di Prussia, che porta il titolo di Imperatore tedesco (Deutscher Kaiser) ed oltre a potere dichiarare guerra, fare la pace e nominare i rappresentanti all'estero, esercitava il potere esecutivo coadiuvato da un Cancelliere del Reich. [...]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

  • Massimo L. Salvadori, Storia dell'età contemporanea. Torino, Loescher, 1990. ISBN 88-201-2434-3.
  • Pasquale Villani, L'età contemporanea. Bologna, Il Mulino, 1998. ISBN 88-15-06338-2.

Approfondimento[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Caracciolo, Alle origini della storia contemporanea, 1700-1870. - Bologna, Il mulino, 1989. ISBN 88-15-02097-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]