Cesare Orsenigo

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Cesare Orsenigo
arcivescovo della Chiesa cattolica
Bundesarchiv Bild 102-13115, Cesare de Orsenigo.jpg
Mons. Cesare Vincenzo Orsenigo nel 1932
Archbishop CoA PioM.svg
Dominus illuminatio mea
Incarichi ricoperti Arcivescovo titolare di Tolemaide di Libia
Nunzio apostolico in Olanda, Ungheria e Germania
Nato 13 dicembre 1873 a Olginate
Ordinato presbitero 5 luglio 1896 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari
Consacrato arcivescovo 29 giugno 1922 dal cardinale Pietro Gasparri
Deceduto 1º aprile 1946 a Eichstätt

Cesare Vincenzo Orsenigo (Olginate, 13 dicembre 1873Eichstätt, 1º aprile 1946) è stato un arcivescovo cattolico e diplomatico italiano, a servizio della Santa Sede.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Villa San Carlo, frazione di Valgreghentino, da una famiglia di estrazione borghese che si occupava di filatoi di seta. Fu ordinato sacerdote il 5 luglio 1896 dal cardinale Andrea Carlo Ferrari e svolse la sua attività pastorale prevalentemente nella parrocchia di San Fedele a Milano, dove rimase fino al 1922. Si occupò in modo particolare dei giovani della parrocchia e dell'Associazione degli studenti di San Stanislao. Insegnò presso l'Istituto Alfieri di Milano, scuola privata per le figlie dell'aristocrazia e della borghesia milanese.

Nel frattempo svolse numerosi incarichi extra-parrocchiali su mandato del cardinale Ferrari: divenne Censore Ecclesiastico ed Esaminatore Sinodale, rappresentante al consiglio di amministrazione dell'Opera degli Asili Infantili Raggruppati della città di Milano. Fece parte anche dei Consigli della Provvidenza materna, della Pro orfani infanti e dell'Opera Bonomelli.

Operò molto in campo caritativo, dirigendo la Società delle Dame di San Vincenzo e fondando la branca giovanile delle Allieve della carità. Si distinse soprattutto per la fondazione dell'Opera Pia Catena, avvenuta nel 1902, che si occupava di inviare gratuitamente malati a Salsomaggiore per le cure salso-bromo-jodiche. A tal scopo costruì l'Ospizio Catena, un'imponente struttura capace di ospitare fino a 1000 malati l'anno.

La carriera ecclesiastica e diplomatica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1912, all'età di trentanove anni, venne nominato canonico ordinario della cattedrale di Milano. La sua opera si estese anche fuori Milano e nel 1921 venne incaricato della sovrintendenza dell'Opera dei Cappellani dell'emigrazione di Roma.

Nel 1922 Achille Ratti salì al soglio pontificio con il nome di Pio XI. Ricordatosi delle qualità di monsignor Orsenigo, il 23 giugno 1922 fu nomiinato arcivescovo titolare di Tolemaide di Libia e nunzio apostolico in Olanda. Dovette scegliere in fretta il motto e l'arme: scelse Dominus illuminatio mea, il Signore è mia luce, e come scudo un orso legato a una fortezza.[1] Fu cosacrato arcivescovo il 25 giugno seguente per l'imposizione delle mani del cardinale Pietro Gasparri. Grazie alle sue doti di prudenza e diplomazia, il neoarcivescovo riuscì a comporre una grave vertenza tra quel governo e la Santa Sede che si trascinava da tempo.

Nunziatura apostolica[modifica | modifica sorgente]

Cesare Orsenigo incontra Adolf Hitler il 1º gennaio 1935.
Mons. Orsenigo durante la visita in un campo di prigionia nel 1944.

Nella primavera del 1925 fu promosso nunzio apostolico in Ungheria, il suo incarico diplomatico più felice. Il suo insediamento venne accolto molto affettuosamente sia dal popolo che dalle autorità civili e religiose magiare. Venne insignito anche di una croce al merito.

Nel 1930 venne trasferito alla più prestigiosa nunziatura di Berlino, succedendo al cardinale Pacelli che era stato chiamato da Pio XI alla Segreteria di Stato e come proprio assistente scelse un sacerdote iscritto al Partito Nazista[2]. Successivamente venne eletto dai colleghi del Corpo Diplomatico loro Decano, cioè capo e rappresentante di tutti loro presso il Governo tedesco. Egli cominciò subito il suo lavoro osservando e descrivendo l'atmosfera politica e religiosa del paese. Il suo impegno pastorale lo portò ad occuparsi frequentemente anche della comunità italiana di Berlino.

Assistette nel 1933 all'avanzare di Hitler verso il Cancellierato, alla firma del Concordato tra Santa Sede e Germania ed alle subitanee violazioni dei nazisti. Orsenigo cominciò ben presto a presentarsi al Ministero degli Esteri tedesco con delle note di protesta, puntualmente ignorate dal governo tedesco che continuava nel varo di provvedimenti restrittivi nei confronti dei cattolici. Nel 1937 ebbe un ruolo importante nel far pervenire segretamente a tutti i vescovi l'enciclica di denuncia del nazismo di Pio XI Mit brennender Sorge.

Contro la guerra[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'elezione di papa Pio XII, ebbe parte attiva nei tentativi vaticani di scongiurare la guerra. Dopo lo scoppio delle ostilità, la nunziatura svolse un compito importante, sia per l'opera assistenziale prestata in favore di profughi e prigionieri appartenenti a diverse nazionalità, sia come tramite tra la Santa Sede e i vescovi di tutte le nazioni occupate dalla Germania. Si parla di circa 1500 rapporti partiti dalla sede di Berlino alla volta del Vaticano fino al 1939, e di altrettanti dal 1939 al 1946. Grazie a questo intenso lavoro, il Papa poté avere un'idea molto precisa della situazione della Chiesa tedesca; le informazioni riguardanti i territori conquistati, raccolte per lo più in modo fortuito da monsignor Orsenigo, erano invece scarse e frammentarie.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Orsenigo invierà al Vaticano un memorandum con scritto: "I quattro milioni di ebrei certamente faranno di tutto per eccitare gli animi degli altri e per aiutarli a combattere contro la Germania, ma essi [...] non combatteranno, perché l'ebreo è egoista e non ama combattere".[3]

Contro le persecuzioni di regime[modifica | modifica sorgente]

Tentò ripetutamente passi, presso il Governo tedesco, in favore dei colpiti dalle persecuzioni — polacchi, ebrei, francesi, belgi — ma quasi ogni richiesta venne respinta o ignorata. A testimonianza dell'impegno dell'Orsenigo, c'è una lettera scritta da Joachim von Ribbentrop al capo della cancelleria del Reich Hans Lammers, nella quale Ribbentrop si vantava di aver «riempito un intero protocollo con ogni specie di note del Vaticano lasciate senza risposta».

Nonostante la proibizione del governo organizzò clandestinamente un Ufficio Informazioni, collegato alla Santa Sede, per raccogliere e fornire notizie sui prigionieri alle famiglie. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si occupò dei militari italiani internati, fornendo di nascosto, per aggirare la proibizione nazista, a sacerdoti suoi collaboratori materiale liturgico, medicinali, cibo, vestiti; riuscì così a salvare molte migliaia di connazionali dalla morte per denutrizione.

Finita la guerra, diresse la Missione Pontificia che si occupò del rimpatrio dei prigionieri italiani. Morì improvvisamente ad Eichstätt, dove si era trasferito dopo la distruzione della Nunziatura a causa di un bombardamento, il 1º aprile 1946.

Grazie all'interessamento delle autorità americane, la sua salma venne trasportata in Italia pochi giorni dopo e il 24 aprile, dopo una solenne cerimonia funebre presieduta dal cardinale Schuster, venne tumulato nella tomba di famiglia ad Olginate.

Orsenigo si rifiutò ripetutamente di intervenire in qualità di nunzio apostolico in favore degli ebrei e spesso mancò di inoltrare a Roma rapporti che descrivevano o criticavano l'Olocausto. Un'eccezione fu l'opporsi alla deportazione di ebrei sposati con cristiani, sebbene Phayer sostenga che la sua preoccupazione principale era per le spose cattoliche ("quando al nunzio venne ordinato dalla Santa sede di discutere con i gerarchi nazisti gli incidenti che coinvolgevano gli ebrei, egli lo fece con imbarazzo e freddezza").[4]

Nel 1941, Orsenigo fu contattato da Kurt Gerstein, un ufficiale protestante delle SS che voleva informare il Vaticano delle persecuzioni degli ebrei in qualità di testimone diretto. Informato del motivo della visita di Gerstein, Orsenigo si rifiutò di incontrarlo. Il messaggio di Gerstein venne infine inoltrato al Vaticano dal vescovo ausiliare di Berlino, e non dall'ufficio del nunzio, dove le informazioni rimasero lettera morta.[4]

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di Cesare Orsenigo compare brevemente nel monumentale film sovietico La caduta di Berlino (1950): nella pellicola il porporato, presente ad un ricevimento in onore di Hitler, si congratula col Fuhrer per i successi dell'Operazione Barbarossa, al che il dittatore tedesco gli risponde: "Mi piacerebbe vederti sul trono di San Pietro, cardinal Orsenigo. Tu sei un vero nazista, sotto l'abito corale hai la divisa militare"[5].

Opere[modifica | modifica sorgente]

Orsenigo non si distinse però solo per le opere di carità o per lo zelo pastorale, ma anche per la sua attività letteraria. Recandosi spesso per consultazioni alla Biblioteca Ambrosiana, vi conobbe monsignor Achille Ratti. Questa amicizia generò una collaborazione molto proficua dal punto di vista letterario, che sfociò nella pubblicazione del periodico San Carlo Borromeo nel terzo centenario della canonizzazione (1610-1910). Orsenigo vi pubblicò una Vita di San Carlo a puntate, raccolta poi in volume dal titolo Vita di San Carlo Borromeo il quale vide varie riedizioni e traduzioni in molte lingue.

La produzione letteraria di Orsenigo non si limitò alla vita di San Carlo Borromeo: scrisse tra l'altro la biografia di Frédéric Ozanam, delle opere su padre Lacordaire, compilò manuali a sfondo caritativo o letterario, collaborò con la Scuola Cattolica, curò traduzioni dall'olandese di opere educative.

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
«Per meriti filantropici»
— 7 agosto 1921

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Arcivescovo titolare di Tolemaide di Libia Successore Archbishop CoA PioM.svg
Raffaele Virili 23 giugno 1922 - 1º aprile 1946 Carlo Angeleri
Predecessore Nunzio apostolico in Olanda Successore Flag of the Vatican City.svg
Roberto Vicentini 23 giugno 1922 - 2 giugno 1925 Paolo Giobbe
Predecessore Nunzio apostolico in Ungheria Successore Flag of the Vatican City.svg
Lorenzo Schioppa 2 giugno 1925 - 18 marzo 1930 Angelo Rotta
Predecessore Nunzio apostolico in Germania Successore Flag of the Vatican City.svg
Eugenio Pacelli 18 marzo 1930 - 1º aprile 1946 Aloysius Joseph Muench

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Monica M. Biffi: Mons. Cesare Orsenigo nunzio apostolico in Germania (1930-1946), Milano, 1997.
  • Michael Phayer, The Catholic Church and the Holocaust, 1930-1965, Indianapolis, Indiana University Press, 2000. ISBN 0-253-33725-9.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ M. M. Biffi, Il cavalletto per la tortura. Cesare Orsenigo, ambasciatore del papa nella Germania di Hitler, Città Nuova, 2006.
  2. ^ M. A. Rivelli, Dio è con noi!, Kaos Edizioni, Milano, 2002, pag. 104
  3. ^ Adss, vol. I, pag. 114; cit. in M. Phayer, La Chiesa Cattolica e l'Olocausto, Newton Compton, 2001, pag. 62
  4. ^ a b Phayer, 2000, op. cit., pp.45-46
  5. ^ Падение Берлина 1 серия / The Fall of Berlin film 1; Orsenigo compare a 34:47

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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