Operazione Slapstick

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Operazione Slapstick
Invasionofitaly1943.jpg

Data 9 settembre 1943
Luogo Taranto
Esito Vittoria britannica
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Perdite
106 morti
154 feriti
HMS Abdiel affondata
Nessuna
(durante gli sbarchi)
Le unità mediche britanniche trattarono 2 150 vittime durante gli sbarchi. Nessuno di questi era della 1st Airborne Division.[1]
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Operazione Slapstick era il nome in codice di un'operazione militare britannica, durante la seconda guerra mondiale. Questa fu una delle tre operazioni dell'invasione alleata dell'Italia peninsulare, effettuata dalla 1ª Divisione Aviotrasportata, nel settembre 1943.

Slapstick si può tradurre come spatola o bastone di arlecchino cioè lo strumento musicale detto "frusta", lo storico inglese Basil Liddell Hart, ne sottolinea un altro significato, una tipologia di commedia, con un'accezione fortemente critica riguardo alla pianificazione e all'esecuzione dell'operazione.

Pianificata in breve tempo, la missione seguì l'offerta del nuovo governo italiano di aprire il porto di Taranto e Brindisi agli Alleati. Per l'operazione venne scelta l'unità aviotrasportata britannica che erano, all'epoca, dispiegati in Nord Africa. A causa della mancanza di aerei e alianti, tutti impegnati nell'assalto a Salerno e nello sbarco in Calabria, i paracadutisti furono trasportati a Taranto dalla Royal Navy. Lo sbarco avvenne senza resistenza nemica e il porto di Taranto fu presto liberato, come accadde per Brindisi poco tempo dopo.

Le sole forze tedesche nell'area erano alcuni elementi della 1ª Divisione Paracadutista tedesca,[note 1] che attaccò i britannici in avanzata con imboscate e ai posti di blocco, durante la ritirata verso nord. In conclusione, a fine settembre, la 1ª Divisione Aviotrasportata britannica avanzò di 200 km fino a Foggia. Nel frattempo, giunsero in rinforzo due divisioni di fanteria che diedero il cambio ai paracadutisti inglesi, i quali ben presto salparono da Taranto per il Regno Unito.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1943, le Potenze dell'Asse furono sconfitte nella campagna del Nordafrica. Due mesi dopo gli anglo-americani sbarcarono con successo in Sicilia, che fu completamente liberata alla fine di agosto, quando gli Alleati spostarono l'attenzione sull'Italia peninsulare.[3]

Dopo che il governo italiano ebbe firmato l'armistizio di Cassibile con gli Alleati, il 3 settembre, l'VIII Armata britannica attraversò lo Stretto di Messina e sbarcò in Calabria, nell'Operazione Baytown, per prendere il porto di Reggio e Villa San Giovanni.[4] L'invasione principale fu pianificata per il 9 settembre e prevedeva che la V Armata statunitense sbarcasse a Salerno, nell'Operazione Avalanche che aveva Napoli tra gli obiettivi prioritari. Gli Alleati speravano che l'invasione avrebbe persuaso le forze italiane ad arrendersi; se fosse accaduto le sei divisioni italiane in Francia e le ventinove nei Balcani sarebbero dovute essere rimpiazzate da unità tedesche, spostandole dal fronte russo o dalla Francia occupata.[5]

Durante i negoziati segreti con gli Alleati, gli italiani offrirono di consegnare il porto di Taranto e Brindisi senza opporsi.[6] Le forze tedesche nell'area erano molto indebolite e si sarebbero ritirate se attaccate dagli Alleati.[6] Il generale Dwight D. Eisenhower, il Comandante supremo delle forze alleate, pianificò rapidamente un terzo sbarco sulla penisola, in Puglia, nome in codice Slapstick.[6]

Principalmente l'operazione era un diversivo per disorientare i tedeschi e spostarli dagli sbarchi principali a Salerno, oltre a conquistare Brindisi e Taranto intatte.[7] La cattura dei porti di Taranto e di Napoli avrebbero permesso agli Alleati di ricevere rifornimenti su entrambe le coste italiane.[8]

L'operazione militare ebbe inoltre un ruolo politico, dato che il re Vittorio Emanuele III e la regina Elena, l'erede Umberto e il Primo Ministro Badoglio si trovavano a Brindisi quello stesso giorno, dopo essere fuggiti da Rome. Brindisi, all'epoca, era sotto il controllo dell'Esercito italiano e fu poi raggiunta dagli inglesi che permisero così un maggior contatto tra gli Alleati e il governo italiano, contatto che portò poi alla dichiarazione di guerra italiana alla Germania.

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Britannici[modifica | modifica sorgente]

I piani furono realizzati il 6 settembre e prevedevano di trasportare la 1ª Divisione Aviotrasportata a Taranto dalla sua base in Nordafrica.[9] Gli inglesi avrebbero ottenuto vantaggio dalla resa italiana, potendo liberamente prendere il porto e installare le difese aeree. Ciò che restava in porto della flotta italiana se ne sarebbe dovuto andare prima dell'arrivo dei britannici.[8] Gli Alleati credevano di incontrare solo poca resistenza che avrebbero fronteggiato con il supporto della loro flotta, poiché Taranto era fuori portata dei caccia stanziati in Sicilia.[10]

Paracadutista britannico

Anche se era stata formata appena nel 1941, la 1ª Divisione Aviotrasportata, comandata dal generale George F. Hopkins, non aveva mai combattuto interamente come una divisione. L'unica unità ad aver combattuto era la 1ª Brigata Paracadutista che aveva operato in Nordafrica e in Sicilia,[11][12] e la 1ª Brigata Aviosbarcata che combatté anch'essa in Sicilia.[12] Entrambe le brigate subirono pesanti perdite in Sicilia e non erano in condizioni di effettuare un ulteriore assalto aviotrasportato.[13]

Vi erano solo unità per trasportare l'82ª Divisione Aviotrasportata statunitense in Campania,[14] perciò gli inglesi furono trasportati via mare.[7] La flotta che scortò la divisione era composta dal quattro incrociatori: l'HMS Aurora, Penelope, Dido e Sirius della Royal Navy e il 12º Squadrone Incrociatori (12th Cruiser Squadron),[15] accompagnato dal posamine HMS Abdiel e dall'incrociatore USS Boise, tutte comandate dal commodoro W. G. Agnew.[16] Se gli sbarchi avessero avuto successo, la 78ª Divisione di Fanteria britannica e l'8ª Divisione di Fanteria indiana sarebbero state inviate in rinforzo.[9][17]

Tedeschi[modifica | modifica sorgente]

Il Comando tedesco si aspettava la resa italiana e, segretamente, formò un Gruppo d'Armata comandato dal generale Erwin Rommel. Il Gruppo era composto da sei divisioni trasferite dal fronte orientale, due divisioni provenienti dalla Francia e due divisioni paracadutiste con base in Germania. Tuttavia, un'offensiva russa impedì l'arrivo delle truppe per l'ormai prossimo fronte italiano. Adolf Hitler giunse alla conclusione che, senza l'aiuto delle forze italiane, era impossibile tenere il controllo dell'Italia intera.[18]

Paracadutisti tedeschi

In Italia, il generale tedesco Albert Kesselring, non a conoscenza delle decisioni prese in Germania, organizzò le sue forze nel modo migliore possibile,[18] disponendo anche di tre divisioni aggiuntive, riuscite a fuggire dalla Sicilia prima di doversi arrendere.[19] In agosto, cinque divisioni di fanteria e due panzer giunsero nel nord Italia,[20] con il compito di tenere l'area di Salerno e Napoli con le divisioni di fanteria e la Puglia con la divisione paracadutista.[9]

Comandata dal generale Richard Heidrich, la 1ª Divisione Paracadutista era composta dal 1º, 3º e 4º Reggimento Paracadutista, con un reggimento d'artiglieria, battaglioni anticarro, contraerei e di genieri, oltre ad altre unità di supporto.[21][note 1]

Gli sbarchi[modifica | modifica sorgente]

Prima di lasciare la Tunisia, la 1ª Divisione Aviotrasportata inglese fu divisa in due metà. La prima, composta dal Quartier Generale di divisione, dalla 1ª e dalla 4ª Brigata Paracadutista e dalla 9ª Compagnia da Campo dei Royal Engineers, sarebbe salpata dal porto di Biserta.[16] Le navi partirono alle ore 17:00 dell'8 settembre, dopo aver caricato uomini, mezzi e rifornimenti.[15] L'ammiraglio Andrew Cunningham riteneva che la flotta italiana a Taranto avrebbe potuto attaccare gli incrociatori britannici che non erano in grado di difendersi adeguatamente, essendo sovraccarichi per l'invasione. Di conseguenza, l'ammiraglio ordinò all'HMS Howe e all'HMS King George V, con i loro sei cacciatorpediniere di scorta, sotto il comando dell'ammiraglio Arthur Power, di salpare da Malta e unirsi alla flotta d'invasione.[22] Alle 18:30 dell'8 settembre, mentre il convoglio era in mare aperto, il generale Eisenhower comunicò i dettagli della resa italiana.[23]

Truppe aviotrasportate britanniche in avvicinamento a Taranto, 9 settembre 1943

A supporto degli sbarchi britannici, all'alba del 9 settembre, Scanzano venne attaccato dai B-26 Marauder americani del 17º e del 319º Gruppo Bombardieri.[24] Quindo la flotta Alleata era ormai giunta a Taranto, le navi da battaglia italiane Andrea Doria e Caio Duilio, con tre incrociatori, furono avvistate mentre lasciavano il porto. Le navi britanniche si prepararono alla battaglia ma gli italiani fecero rotta verso Malta, per arrendersi agli inglesi come da accordi tra il governo italiano e gli Alleati.[25] Alle ore 15:00, la flotta inglese raggiunse il campo minato a protezione del porto di Taranto. Il cacciatorpediniere di scorta, HMS Javelin, attraversò l'area minata ed entrò nel porto. Due ore ore dopo, la Javelin fece ritorno con un marinaio italiano a bordo che indicò agli Alleati dove passare per evitare le mine. L'HMS Penelope e la USS Boise giunsero così sane e salve al molo dove fecero sbarcare le truppe mentre le altre navi rimasero al largo, da dove i loro soldati furono portati a terra da piccole imbarcazioni.[15] Le installazioni portuali erano in funzione e sbarcarono i rifornimenti dalle navi in breve tempo.[26]

Le prime unità a sbarcare furono la 4ª Brigata Paracadutista e il 10º Battaglione Paracadutista che si diressero nell'entroterra, pronti a combattere in caso di attacco tedesco.[27] Quando i paracadutisti entrarono in città, furono ben accolti dai difensori italiani e informati che i tedeschi se n'erano già andati,[26] quindi si diressero verso nord e prepararono le difese.[15] Nel frattempo, Hopkinson stabilì il Quartier Generale della divisione all'Hotel Albergo Europa e accettò la resa italiana da parte del loro governo militare.[15]

Completata questa parte dell'operazione il 12º Squadrone Incrociatori tornò a Biserta per imbarcare il resto delle truppe, cioè la 2ª Brigata Paracadutista, la 1ª Brigata Aviotrasportata e il Reggimento Piloti Alianti.[16] Le uniche vittime dello sbarco vi furono il 10 settembre quando l'HMS Abdiel mentre manovrava vicino al molo, colpì una mina subacquea ed affondò. Le vittime furono 58 morti e 154 feriti del 6º Battaglione Paracadutista Royal Welch[27] e 48 morti dell'equipaggio della Abdiel.[28] La nave trasportava anche dodici cannoni anticarro da 6 lb della 2ª Batteria Anticarro, oltre alla riserva di munizioni dell'intera divisione.[15]

La notte del 10 settembre, la 4ª Brigata Paracadutista guidò l'avanzata nell'entroterra.[15] All'alba, la brigata raggiunse Massafra, dove ricevettero il benvenuto dalla popolazione, e il giorno dopo arrivò a Mottola, ancora occupata dai tedeschi. Questi fecero un po' resistenza all'assalto del 156º Battaglione Paracadutista britannico prima di ritirarsi. I feriti furono evacuati a Taranto dove i britannici organizzarono un ospedale da campo con ottanta letti all'ospedale Rendinella.[29]

La retroguardia dei paracadutisti tedeschi cercarono di rallentare l'avanzata britannica con imboscate e posti di blocco. In uno di questi, presso Castellaneta, Hopkins fu colpito dal fuoco di una mitragliatrice tedesca mentre stava osservando l'attacco del 10º Battaglione Paracadutisti. Il generale morì per le ferite il giorno seguente.[30] Al posto di Hopkins, assunse il comando il generale Ernest Down che prima guidava la 2ª Brigata Paracadutista.[31]

Obice da 75 mm del 1º Reggimento Aviotrasportato Artiglieria Leggera in azione in Italia

Entro 48 ore dallo sbarco a Taranto, la divisione aviotrasportata raggiunse e occupò i porti di Brindisi e Bari, sulla costa adriatica, senza opposizione italiana.[16][26] L'11 settembre, il fianco sinistro della divisione si incontro con la 1ª Divisione di Fanteria canadese, l'avanguardia dell VIII Armata britannica, sbarcata in Calabria.[32] Nella sera del 12 settembre, la 1ª Divisione Aviotrasportata era avanzata per 32 km a piedi.[33]

L'obiettivo successivo della divisione era il campo d'aviazione a Gioia del Colle. La Royal Air Force necessitava di aeroporti per spostare i caccia dalla Sicilia per poi supportare lo sbarco a Salerno, che non stava proseguendo come previsto.[34] I tedeschi continuarono la loro ritirata e Gioia del Colle fu raggiunta nella notte tra il 16 e il 17 settembre, dal 10º e dal 156º Battaglione Paracadutista.[35] Due giorni dopo giunsero dalla Sicilia sei squadroni di aerei da caccia.[35][36] Tra il 20 e il 24 settembre, la 1ª Divisione Aviotrasportata ricevette l'ordine di fermarsi e consolidare le difese, consci che i tedeschi potevano contrattaccare la divisione, che doveva proteggere un'area troppo estesa per le sue forze.[35]

Il Quartier Generale del V Corpo d'Armata britannico sbarcò a Taranto il 18 settembre e preparò l'arrivo delle sue due divisioni.[37] La prima fu la 78ª Divisione di Fanteria britannica, che giunse a Bari il 22 settembre,[38] seguita dall'8ª Divisione di Fanteria indiana, sbarcata a Taranto il giorno seguente.[39] Il 24 settembre, la 1ª Brigata Paracadutista e la 1ª Brigata Aviotrasportata cominciarono la nuova avanzata.[36] Il 27 settembre, le due brigate e la 78ª Divisione raggiunsero Foggia, a 200 km da Taranto.[38] Da lì, la divisione aviotrasportata fu fatta ripiegare fino a Taranto, da cui partì per il Regno Unito entro novembre.[36]

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

L'Operazione Slapstick non fornì il diversivo su cui Eisenhower sperava. La decisione di Heidrich fu presa senza consultare il Quartier Generale di Kesselring e credendo di doversi opporre ad una soverchiante superiorità numerica degli Alleati.[26] La divisione tedesca contribuì poi a rallentare l'avanzata alleata verso Roma, durante la battaglia di Montecassino nel 1944.[21]

La 1ª Divisione Aviotrasportata britannica combatté in una sola altra battaglia durante la guerra. Circa un anno dopo, il 17 settembre, 1944, prese parte all'Operazione Market Garden, l'assalto aviotrasportato sul fiume Reno, nei Paesi Bassi.[40] Intrappolata dietro le linee nemiche, con la retrovia tagliata dal fiume e circondati da due divisioni panzer, la divisione britannica venne praticamente distrutta nella battaglia di Arnhem; solo 2 100 uomini su 10 000 riuscirono ad attraversare il fiume e non venendo quindi uccisi o fatti prigionieri.[41]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Il 9 settembre, il Quartier Generale della 1ª Divisione Paracadutista aveva sotto di sé il 1º Reggimento Paracadutista (tranne un battaglione) più un battaglione del 4º Reggimento Paracadutista. I suoi 3º e 4º Reggimento Paracadutista erano in Calabria sotto il comando della 26ª Divisione Panzer mentre il 3º Battaglione del 1º Reggimento era a Napoli sotto il comando della Divisione Hermann Göring.[2]

Riferimenti[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cole, pp.55–56
  2. ^ Molony, p.243 (Note 1).
  3. ^ Blumenson, p.23
  4. ^ Blumenson, pp.30–31
  5. ^ Blumenson, p.26
  6. ^ a b c Blumenson, p.60
  7. ^ a b Blumenson, p.94
  8. ^ a b Blumenson, p.113
  9. ^ a b c Blumenson, p.86
  10. ^ Blumenson, p.33
  11. ^ Ferguson, p.9
  12. ^ a b Ferguson, p.11
  13. ^ Ferguson, p.13
  14. ^ Tugwell, p.168
  15. ^ a b c d e f g Cole, p.52
  16. ^ a b c d Chant, p.254
  17. ^ Blumenson, p.95
  18. ^ a b Blumenson, p.79
  19. ^ Cole, p.51
  20. ^ Blumenson, p.82
  21. ^ a b Mitcham, p.281
  22. ^ Morison, pp.235–236
  23. ^ Blumenson, p.73
  24. ^ Styling, p.25
  25. ^ Morison, p.256
  26. ^ a b c d Blumenson, p.114
  27. ^ a b Reynolds, p.37
  28. ^ Lamb, p.49
  29. ^ Cole, p.53
  30. ^ Harclerode, p.262
  31. ^ Otway, p.133
  32. ^ Blumenson, p.172
  33. ^ Cole, p.54
  34. ^ Cole, pp.54–55
  35. ^ a b c Cole, p.55
  36. ^ a b c Reynolds, p.38
  37. ^ Blumenson, p.173
  38. ^ a b Cavendish, p.17
  39. ^ Prasad, p.368
  40. ^ Ferguson, p.21
  41. ^ Ferguson, p.26

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]