Massafra

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« Al di là del ponte si trova il centro della città, una piazza affollata, verso sera, come in un giorno di festa. È una calca di uomini vestiti di nero e ragazzi disegnati col diamante e il carbone. Attorno a questa piazza si aggrovigliano, come visceri, i vicoli e le stradine scoscese, attraverso cui si regrediscono fino nel cuore del tempo. Il puro medioevo, intorno. Ti spingi giù verso il basso e arrivi alle mura di un forte, svevo o normanno, puntato come uno sperone verso là dove l'abisso di Massafra si apre sulla pianura sconfinata. »
(Pier Paolo Pasolini[1])
Massafra
comune
Massafra – Stemma Massafra – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Taranto-Stemma.png Taranto
Amministrazione
Sindaco Martino Carmelo Tamburrano (La Destra) dal 14/06/2006
Territorio
Coordinate 40°35′00″N 17°07′00″E / 40.583333°N 17.116667°E40.583333; 17.116667 (Massafra)Coordinate: 40°35′00″N 17°07′00″E / 40.583333°N 17.116667°E40.583333; 17.116667 (Massafra)
Altitudine 110 m s.l.m.
Superficie 125 km²
Abitanti 32 780[2] (31-12-2013)
Densità 262,24 ab./km²
Frazioni Cernera, Chiatona, Citignano, Marina di Ferrara, Masseria Canonico, Masseria Famosa, Masseria Ginestra, Masseria Piccoli, Masseria Pizziferro, Masseria San Sergio, Parco di Guerra
Comuni confinanti Crispiano, Martina Franca, Mottola, Palagiano, Statte, Taranto
Altre informazioni
Cod. postale 74016
Prefisso 099
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 073015
Cod. catastale F027
Targa TA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 1 123 GG[3]
Nome abitanti massafresi
Patrono santissima Madonna della Scala, san Michele Arcangelo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Massafra
Posizione del comune di Massafra all'interno della provincia di Taranto
Posizione del comune di Massafra all'interno della provincia di Taranto
Sito istituzionale

Massafra (Mazzàfre in dialetto tarantino o Massàfre) è un comune italiano di 32.780 abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Famosa per il suo Carnevale, è posta ad un'altitudine di 110 m sul livello del mare e copre una superficie di 125 km². Massafra è stata anche soprannominata "Tebaide d'Italia"[4].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Mappa del territorio

Territorio[modifica | modifica sorgente]

L'altitudine arriva fino a 480 m s.l.m. in contrada "Cicerone" e ai 450 m sul Monte Sant'Elia e sul Corno della Strega, mentre lo stesso abitato è situato tra i 115 e i 130 m s.l.m.

Il territorio massafrese va dalla Murgia tarantina fino al mar Ionio e presenta una grande varietà di paesaggi. È solcato da una serie di gravine e di lame (naturale continuazione delle gravine con pareti più dolci) di origine carsica. L'abitato si è sviluppato intorno a due di queste, la gravina di San Marco e quella della Madonna della Scala.

Il terreno è costituito da una forte coltre di ricoprimenti sabbio-ghiaiosi ed argillosi, tipica della conformazione geologica che va da Taranto in direzione del fiume Bradano. Nell'entroterra compaiono i sabbioni pliocenici, sovrapposti al calcare compatto cretaceo da cui si estraggono i tufi.

Il territorio comunale comprende una parte del litorale jonico, che va dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona, attraversando zone più o meno omogenee: "Pantano", "la Macchia", "Patemisco", "Ferrara" e "Marinella". I fiumi che sfociano in mare sono il Tara e il Patemisco.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Vegetazione Superficie (ha)  % riferita al territorio comunale
Bosco di fragno 372,20 2,96
Bosco misto di querce 125,45 1,00
macchia mediterranea 796,05 6,34
Pinete 1708,74 13,62
Macchia bassa e gariga 628,50 5,00
Totale copertura vegetale 3630,94 28,92

Comuni confinanti[modifica | modifica sorgente]

Massafra confina con 6 comuni: Palagiano, Mottola, Martina Franca, Crispiano, Statte e Taranto.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima del territorio comunale è, come per il resto dell'Arco Ionico Tarantino, tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo aride, a volte anche torride per azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano valori di 8-9 °C, eccezionalmente con minimi negativi e nevicate. In estate si hanno temperature medie quasi sempre oltre i 30 °C, con punte che superano non di rado i 40 °C. In primavera è frequente il fenomeno delle gelate che crea ingenti danni all'agricoltura. Le precipitazioni sono scarse, il valore annuo, è 555 mm di pioggia, un valore che è al di sotto della media regionale. Negli ultimi anni si sono registrate forti piogge che hanno causato ben tre disastrose alluvioni.

Massafra si trova nella Zona Climatica "C" con gradi-giorno pari a 1023.[5]

Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano a Massafra[6].

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura massima media (°C) 11,8 12,8 14,9 18,3 23,1 27,5 30,4 30,5 26,5 21,4 16,8 13,4 20,6
Temperatura minima media (°C) 4,6 4,9 6,5 8,7 12,5 16,4 19,0 19,2 16,5 12,8 9,0 6,2 11,4
Piogge (mm) 59 58 54 36 33 23 22 23 37 73 73 63 554
Umidità media (%) 77,8 76,6 75,4 72,9 70,2 65,7 61,8 63,6 70,0 76,0 78,9 78,9 72,3

Storia[modifica | modifica sorgente]

Teorie sull'origine del toponimo[modifica | modifica sorgente]

Le origini della città sono tutt'oggi non ben chiare. In particolare, gli storici massafresi si sono dibattuti negli ultimi secoli sulla storia del toponimo "Massafra": si è parlato di Massa-afrorum (nucleo di africani lasciati da Annibale), Massa-fracta (roccia fratturata), Massa-fera (luogo selvaggio), Man-sapris (ambiente grottale di eremiti).

Nella Descrittione di tutta l'Italia di Leandro Alberti, del 1550, viene citata Massafra e viene smentita l'ipotesi che vorrebbe che la città sarebbe la "Messapia" riportata molti secoli prima da Plinio il Vecchio.[7] Nell'Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d'Otranto nell'anno 1818 del marchese napoletano Giuseppe Ceva Grimaldi, pubblicato nel 1821, viene riportato il viaggio dell'autore per l'allora Regno delle Due Sicilie e viene citata anche Massafra, di cui il marchese smentisce l'origine del toponimo da "Massa-afrorum" quale traccia di un accampamento di Annibale[8].

La teoria recentemente più accreditata vuole che il nome di Massafra sia l'esito di un originario Massa Afra[9]. Nonostante l'assenza di documenti scritti, i ritrovamenti archeologici, tra cui quello del Thesaurus Massafrensis nel villaggio rupestre della Madonna della Scala con monete bizantine e vandale del V-VI secolo[10], ha permesso di ipotizzare che l'abitato sorse in seguito all'arrivo di un gruppo di profughi "Afri" che, cacciato dall'Africa settentrionale per l'arrivo dei Vandali, sarebbe giunto in Puglia e si sarebbe insediato in una "massa", un podere di grande estensione, situata tra le attuali gravine della Madonna della Scala e di San Marco, affidata loro dal Vescovo di Taranto. La teoria è stata ulteriormente avvallata, seppur in mancanza di certezze documentarie, negli ultimi anni anche dalle ricerche di Roberto Caprara, noto archeologo e professore universitario massafrese, che ha unito ad essa la vicenda della chiesa ipogeica di San Possidonio, il Santo Vescovo di Calama, in Numidia, discepolo e biografo di S. Agostino, le cui spoglie, recuperate in Italia Meridionale dall’Imperatore Ludovico il Pio, furono successivamente donate al Vescovo di Reggio Emilia, ed attualmente venerate nel Comune di San Possidonio, in Provincia di Modena. Il prof. Caprara ha ipotizzato che dunque il succitato gruppo di Afri sarebbe stato guidato da S. Possidio (nome poi ellenizzato in Posidonios, come riportato nella chiesa ipogeica) sino alle rive della Puglia, lì dove poi il santo è stato sepolto e successivamente traslato in Emilia-Romagna.[11]

Un'ulteriore teoria è stata sostenuta dall’archeologa Cosima Castronovi, frutto dei suoi studi Sulle tracce della cultura longobarda nel territorio massafrese, secondo cui il toponimo Massafra, dal punto di vista linguistico, avrebbe origine longobarda. L’elaborazione si rifarebbe ad un antico “Massa-fara”, composto dai sostantivi massa e fara: la fara era un'unità amministrativa dei Longobardi, il cui riferimento si trova nei nomi di molte città italiane (come Fara Gera d'Adda, Fara Novarese ecc...). Tale tesi si poggia su alcuni antichi volumi della Bibbia in possesso della Biblioteca Comunale di Massafra, risalenti al XVII secolo, sulle pagine dei quali compare l’annotazione “Comprati dal Sig. Artuso Pappacoda e donati ai Padri Cappuccini del luogo di Massàfara 1625”.[12]

Ultimamente è stato però riscoperto un testo di Giovanni Cinnamo, storico bizantino del XII secolo, che nelle sue "Storie" ha riportato la campagna dell'Imperatore di Costantinopoli Manuele I Comneno in Italia, condotta mediante il generale Giovanni Ducas tra il 1155 e il 1156. Tra le pagine di questa importante opera è riportata la conquista di Massafra, chiamata esattamente in greco Mασαύρα.[13] Tale ritrovamento mette in crisi le suddette teorie, poiché offre un'antica attestazione del nome greco della città, che non può risalire agli anni in cui viveva Cinnamo (un'epoca successiva a quella dei primi documenti disponibili in cui viene citata la città con il nome di "Masafra" e "Massafra") ma a secoli sicuramente precedenti e indubbiamente legati alle precedenti dominazioni bizantine della regione, il che può far scaturire notevoli sviluppi sulle origini della città.

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Puglia e Storia di Taranto.

Il territorio massafrese ha conservato tracce di frequentazione a partire dal Neolitico, attestate dalle selci lavorate rinvenute nella gravina della Madonna della Scala.

Nella zona detta "Corvo" è stata rinvenuta un'iscrizione messapica, che è la più settentrionale del territorio occupato da questa popolazione. Gli antichi contatti con il mondo greco sono testimoniati dai frammenti di ceramiche micenee.

Tracce di insediamenti abitativi e una necropoli nella località "Carrino-San Sergio"[14] testimoniano un insediamento agricolo italiota, probabilmente dipendente dalla vicina Taranto.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Massafra viene citata per la prima volta come castello Massafra in un giudicato longobardo del X secolo, scritto in latino e firmato da un gastaldo greco, un funzionario regio che amministrava il territorio.[15]

Con l'avvento dei Normanni, nel 1080 il feudo di Massafra, assieme a Mottola, Oria e Castellaneta, venne assegnato a Riccardo Senescalco, nipote di Roberto il Guiscardo, passando sotto la diocesi di Mottola. Questi fortificò il paese costruendo e restaurando il castello e donò la chiesa di Santa Lucia con l'annesso monastero e la terza parte della pesca che si faceva annualmente nel fiume Patemisco all'abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.

Nel 1155 Massafra fu conquistata dal generale bizantino Giovanni Ducas, agli ordini dell'Imperatore Manuele I Comneno, durante la campagna d'Italia. La città però, come il resto della Puglia preso dai Bizantini, tornò dopo pochi mesi nelle mani dei Normanni.

Nel 1269, sotto gli Angioini, Massafra fu concessa a Oddone di Soliac da Carlo I d'Angiò, rimasto padrone assoluto dell'Italia meridionale, dopo aver sconfitto gli Svevi. Il nuovo feudatario governò in modo violento e brutale[senza fonte] e nel 1296, il re Carlo II lo privò del feudo e lo bandì dal regno.

Massafra venne unita quindi al Principato di Taranto in possesso del ramo Durazzo degli Angiò e vi rimase fino al 1463. Sotto questa dominazione la città (dal 1419) acquisì lo status di città libera o demaniale e fu prescelta come sede dell'allevamento delle cavalle règie.

Dal Rinascimento all'età moderna[modifica | modifica sorgente]

Nel 1484 Massafra venne occupata dall'esercito aragonese. In quello stesso anno il re Ferdinando I la donò ad Antonio Piscitello, che ne divenne barone.

Un decennio dopo (1497) fu saccheggiata dai francesi di Carlo VIII di Francia venuto nel Regno di Napoli per far valere i suoi diritti dinastici, e il feudo passò ad Artusio Pappacoda, di una nobile famiglia napoletana, il cui dominio durò per circa un secolo e mezzo. Ad Artusio successe il figlio Francesco, che restaurò il castello e fece costruire la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

Nel 1633 passò alla famiglia Carmignano, anch'essa originaria di Napoli, che l'acquistò per 110.000 ducati. Dopo circa cinquant'anni passò alla famiglia Imperiale, marchesi di Oria e di Francavilla che tennero il feudo dal 1661 al 1778. Un membro di questa famiglia, Michele II, nei primi del XVIII secolo promosse il riordinamento delle campagne, fece piantare uliveti, vigneti, mandorleti e frutteti, la ricostruzione e ammodernamento del Castello e la costruzione del monastero di San Benedetto e della Torre dell'Orologio. Per queste opere architettoniche si avvalse dei migliori artisti ed architetti del Salento fra i quali Mauro Manieri di Lecce e la sua scuola.

Dopo la Rivoluzione napoletana del 1799 anche a Massafra terminò il feudalesimo.

L'età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Durante la prima guerra mondiale nel paese furono ospitati diversi reggimenti dell'Esercito Italiano diretti al fronte. Per ricordare i numerosi caduti massafresi fu edificato un Monumento in piazza Vittorio Emanuele II.

Nel 1923 entrò a far parte della neonata provincia dello Jonio, derivata dall'antica provincia della Terra d'Otranto. Nel 1953 si svolge la prima edizione del Carnevale Massafrese. Nei primi anni sessanta, l'industria siderurgica di Taranto, l'Italsider, assorbì molti lavoratori massafresi. A Massafra aprì una fabbrica per la produzione di birra di proprietà della Dreher.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma del comune
  • Blasonatura stemma
« D'azzurro, alla torre merlata di tre alla ghibellina, al naturale, aperta, finestrata e murata di nero, fondata sulla pianura erbosa di verde .Ornamenti esteriori da Città. »
  • Blasonatura gonfalone
« Drappo troncato di azzurro e di verde, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato della stemma della città con l'iscrizione centrata in oro "Città di Massafra". Le parti di metallo ed i cordoni sono dorati. L'asta verticale è riccamente di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro

Gonfalone: »

Nella simbologia araldica, la torre rappresenta "forza e prestigio", la porta aperta ospitalità, l'azzurro "giustizia e lealtà" e il verde la floridezza delle campagne.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città

Il Comune di Massafra si fregia del titolo di Città dal 1939[16].

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Madre[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Madre di Massafra

La "Chiesa Madre", dedicata al Santissimo Crocifisso, fu la prima chiesa ad ospitare il "Capitolo collegiale". Fu costruita nel XVI secolo su un'antica cripta, forse dedicata a San Lorenzo e fu consacrata da monsignor Giacomo Micheli l'11 febbraio del 1582. Nel XVIII secolo venne ricostruita la parte terminale e vennero aggiunti all'interno degli altari, che coprirono gli affreschi cinquecenteschi.

La chiesa presenta la facciata e i fianchi ad arcate cieche, coronate da caditoi simili a quelli presenti sul castello. La facciata, con rosone è coronata da un timpano che ospita la statuetta chiamata "Sante Miseriédde". All'interno ospita il Cristo sospirante. Vi ha sede la "Venerabile arciconfraternita del Santissimo Sacramento", fondata nel Cinquecento.

Santuario della Madonna della Scala[modifica | modifica sorgente]

Icona della "Santissima Madonna della Scala"

Il santuario è situato all'interno della gravina omonima ed è accessibile tramite una maestosa scalinata di 125 gradini, che secondo la tradizione popolare non possono essere contati, in quanto scendendo le scale risulta un numero e salendo un numero diverso.

L'attuale santuario, dedicato alla Madonna della Scala, fu costruito sopra una cappella più antica a partire dal 1729, su progetto dell'ingegnere Scarcia di Taranto, e venne terminato ed aperto al culto nel 1737. La facciata è in stile barocco e l'interno è a croce latina.

Sull'altare maggiore è collocata l'icona della Madonna della Scala. Alle pareti si trovano altri sei altari, tre per lato: vi si conservano un dipinto di Nicola Galeone che rappresenta il Miracolo delle cerve e sedici tele seicentesche, opere della scuola di Cesare Fracanzano, raffiguranti Apostoli ed Evangelisti.

La devozione verso la Madonna della Scala trae origine dal "Miracolo delle Cerve": secondo leggenda alcuni pastori videro questi animali soffermarsi ripetutamente presso un masso tufaceo sul quale si conservava una raffigurazione affrescata della Vergine, resto di una piccola cappella crollata. L'evento, ritenuto un segno miracoloso, diede vita a pellegrinaggi devozionali e alla costruzione di una chiesa, in seguito sostituita da quella attuale.

Chiesa dei Santi Medici[modifica | modifica sorgente]

Chiesa dei Santi Medici
Via dei Santi Medici a Massafra

La chiesa, dedicata ai santi Cosma e Damiano è situata nella cosiddetta "Serra". Anticamente si trovava sul luogo un grotta detta "della Salute", dove sgorgava dell'acqua ritenuta miracolosa. La fonte era stata dedicata ai Dioscuri, e con l'avvento del Cristianesimo venne dedicata ai due "Santi Medici".

L'attuale struttura risale al 1720 e presenta un'unica navata a pianta rettangolare. Vi si conservano affreschi del Settecento e un piccolo affresco cinquecentesco con i Santi Medici, collocato presso la sacrestia.

Durante la festa dei Santi Medici (27-29 settembre) parte da qui una processione, con le statue portate dai "muschier", che percorre l'abitato fino all'ospedale "Matteo Pagliari".

Santuario della Madonna di Tutte le Grazie[modifica | modifica sorgente]

Il santuario mariano dedicato alla Madonna di Tutte le Grazie è ubicato nella parte sud della gravina della Madonna della Scala, in corrispondenza delle "Forche". Venne costruito tra il 1648 e il 1655, in seguito alla miracolosa apparizione della Vergine ad una pastorella, alla quale chiese la costruzione di un santuario sul luogo stesso. Secondo la tradizione la giovinetta andò a riferire l'accaduto al vescovo di Mottola, Tommaso Aquino, il quale tuttavia inizialmente non le credette e fu convinto a costruire il santuario solo in seguito ad una serie di intemperie[17].

L'edificio è ad una solo navata con quattro altari laterali. A destra dell'altare maggiore si conservano i resti della chiesa rupestre di Sant'Eustachio. All'esterno ci sono i resti di altre due chiese rupestri: Santa Maria Maddalena e Santa Parasceve.

Santuario e convento di Gesù Bambino[modifica | modifica sorgente]

Il tempio sorge nell'omonimo rione, in dialetto U' Bommin, in largo Ciura ed è affiancato da un convento francescano.

L'origine del santuario è legata ad una statuetta in cera di Gesù Bambino ritenuta miracolosa. La statuetta, acquistata la vigilia di Natale del 1846 da Isabella Accoliti Gil, sposata al nobile massafrese Francesco Broiaavrebbe infatti trasudato e tre anni dopo vi sarebbero comparse tracce di sangue. Alle preghiere rivolte da donna Isabella alla statuetta sarebbe inoltre stata attribuita la guarigione del marito, colpito da emorragia.

Il re Ferdinando II diede il permesso di costruire il santuario dedicato alla Prodigiosa Statuetta nel 1850: la chiesa e l'annesso convento vennero progettati dall'architetto Sante Simone di Conversano e la chiesa fu aperta al culto nel 1858 da Bartolomeo D'Avanzo, vescovo di Castellaneta. Nel 1945 divenne parrocchia e nel 1956 ebbe il titolo di santuario da Monsignor Francesco Potenza.

La chiesa è costituita da una sola navata, con quattro cappelle laterali. La facciata è in stile neoclassico, affiancata da due piccoli campanili a cupoletta. All'interno una teca custodisce la statuetta miracolosa; su di essa è collocata una corona d'oro donata dal cardinale Benedetto Aloisi Masella in occasione delle celebrazioni centenarie del miracolo nel 1950. Il santuario è una delle cinque chiese d'Europa dedicate a Gesù Bambino.

Chiesa e convento di San Benedetto[modifica | modifica sorgente]

La chiesa venne edificata verso la fine del Seicento in stile barocco pugliese, per volere testamentario di donna Maddalena Capreoli. I lavori iniziarono nel 1710 su progetto dell'ingegnere Donato Toselli, della scuola dell'architetto leccese Mauro Manieri, e venne terminata nel 1765 con denaro dell'"università" (la comunità paesana).

La chiesa ha una ricca facciata barocca ed è ad una sola navata con altari laterali, con tele di Domenico Antonio Carella e di Vincenzo Fato. L'interno è decorato a stucchi di color avorio su fondo azzurro realizzati da Saverio Amodeo nel 1764. Il pavimento del presbiterio è in marmo e al centro vi è raffigurato l'antico stemma di Massafra. Nel coro vi è un organo a mantice del 1768.

Duomo di San Lorenzo Martire[modifica | modifica sorgente]

L'antica Via La Terra

La chiesa dedicata alla Immacolata è sede della parrocchia di San Lorenzo Martire ed è chiamata anche "Chiesa Nuova".

La sua costruzione fu iniziata nel 1853, su suolo donato dalla marchesa Pizziferri e su progetto dell'architetto A. Bruni di Napoli e fu completata a cura dell'allora arciprete Antonio Ladiana. I lavori ebbero termine nel 1931 su disegno dell'ing. Giulio Giorgis di Roma.

Il colonnato esterno è di pietra locale, tagliata nelle cave di Citignano e l'interno ha pianta a croce greca, coperta a cupola, con capitelli scolpiti ed una larga iscrizione in latino sul cornicione riportante la preghiera dell'Ave Maria. Tra gli altari laterali spicca quello del Sacramento; vi si conservano tele e statue, molte delle quali provenienti da altre chiese antiche, come l'ex chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

La chiesa, ben visibile da qualunque punto del circondario per la grande cupola che sovrasta l'abitato, è divenuta, assieme al Castello ed ai ponti, uno dei simboli della città. All'interno si conservano le statue di San Michele Arcangelo, San Rocco, San Gerardo, Sacro Cuore, Gesù morto, Martirio dei santi medici, Santa Rita, San Giovanni Bosco, Sant'Antonio da Padova, Santa Lucia, Madonna Immacolata, Addolorata, San Lorenzo Martire, San Giuseppe e nuomerosissime tele e dipinti del 700, come La Natività , di Diego Bianco. Opere più recenti sono La Cena di Emmaus (1931) e La Madonna del Rosario (1931) di Mario Prayer e i dieci pannelli dipinti da Nicola Andreace donati nel 2000.

Chiesa di Santa Lucia[modifica | modifica sorgente]

La piccola chiesa di Santa Lucia sorge a sud dell'abitato, presso la via Appia. In origine doveva essere una cripta rupestre, forse di origine longobarda (VIII secolo).

Nell'XI secolo vi fu costruita una piccola chiesa ad una sola navata con abside, con la caratteristica copertura a due cupolette piramidate[18]. La costruzione è seminterrata e conserva resti di affreschi del XII secolo nella calotta absidale.

Convento dei Cappuccini[modifica | modifica sorgente]

Chiesa e Convento di San'Agostino

L'antico convento dell'Ordine dei frati minori cappuccini è costituito da un vasto edificio con venticinque celle dei monaci al primo piano e una serie di ambienti al piano terreno. Dopo la ricostruzione della vicina chiesa è in corso di restauro ed è destinato a sede di un centro giovanile.

Chiesa di San Francesco di Paola[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale aperta al culto nel 1972, su un suolo donato da Francesco Viesti il quale espresse il desiderio di intitolare la nuova Chiesa a San Francesco di Paola, di cui portava il nome e del quale era devoto. Il progetto è dell'ingegnere Michele Giannico. In seguito è stata aggiunta la torre campanaria stilizzata alta 25 metri.

Chiesa di San Leopoldo Mandic[modifica | modifica sorgente]

Chiesa parrocchiale aperta al culto nel 1991. Nel 2012 la chiesa è stata sottoposta ad un rinnovo dell'ambiente interno.

Chiesa del Sacro Cuore di Gesù[modifica | modifica sorgente]

Chiesa della Madonna del Carmine[modifica | modifica sorgente]

Chiese minori[modifica | modifica sorgente]

A Massafra si trovano anche piccole chiese nate come oratori privati o come cappelle di campagna.

  • San Gaetano, in via del Santuario, costruita nel 1918, era una cappella rurale in seguito inglobata nell'abitato.
  • San Toma del XIV secolo ad una sola navata e volta a botte su archetti ogivali. Al suo interno ci sono le tracce di affreschi e sull'altare maggiore l'affresco dell'Incredulità di San Tommaso del 1809. Il retro della chiesetta coincide con l'unica porzione conservata delle mura medievali della città.
  • Santissima Trinità, cappella del XVII secolo annessa al palazzo nobiliare De Notaristefani.
  • Sant'Antonio abate, in via Vittorio Veneto, vicino al vecchio ospedale "Opera Pia Matteo Pagliari". Vi si svolgeva il 17 gennaio, per la festa di sant'Antonio abate la benedizione degli animali che dava inizio al "Carnevale Massafrese", secondo una tradizione tuttora in uso.

Insediamenti rupestri[modifica | modifica sorgente]

Lungo le gravine sono presenti vari insediamenti rupestri, di origine sia preistorica, sia alto-medievale, sviluppatisi in un periodo di instabilità e decadenza (V-X secolo), con incursioni di Goti, Longobardi e Saraceni. Esistono anche delle vere e proprie chiese, cappelle e monasteri di monaci basiliani.

  • Chiesa ed insediamento rupestre di Millarti
  • Cripta di San Simeone a Famosa
  • Grotta carsica di San Michele, tombe e ritrovamenti preclassici e classici a Varcaturo
  • Grotta delle navi ed area sacrale a Sant'Angelo
  • Insediamento con chiesa ipogeica di Sant'Angelo a Torella
  • Chiesa rupestre della Madonna della Greca
  • Chiesa rupestre della Buona Nuova
  • Chiesa rupestre inferiore della Madonna della Scala
  • Insediamento rupestre della Madonna della Scala.
  • Insediamento rupestre con chiesa di Santa Croce
  • Chiesa ipogeica di San Posidonio
  • Insediamento e chiesa rupestre della Madonna delle Rose
  • Chiese rupestri Panareddozza 1 e Panareddozza 2
  • Grotta dell'eremita
  • Insediamento e chiesa rupestre a Trovanza
  • Insediamento ipogeico fortificato "La Torretta"
  • Insediamento e chiesa rupestre di San Simine a Pantaleo
  • Chiesa ipogeica di San Leonardo
  • Chiesa rupestre di Sant'Antonio abate
  • Chiesa rupestre de La Candelora
  • Chiesa ipogeica di San Marco
  • Cripta di Santa Marina
  • Cripta di San Biagio
  • Chiesa ipogeica di Santa Caterina
  • Cella eremitica del Santo Barbato

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Facciata di un palazzo antico a Massafra

Palazzo De Notaristefani[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo signorile dei nobili de Notaristefani, patrizi di Ravello, situato sulla "Strada Maggiore" (attuale via Vittorio Veneto), è attualmente la sede di rappresentanza del Comune e del Comando di Polizia Locale. Si conservano un giardino interno e due caratteristici camini ottagonali sulla terrazza superiore. Al palazzo è annessa una cappella del XVII secolo dedicata alla Santissima Trinità.

Municipio[modifica | modifica sorgente]

Il municipio di Massafra, ubicato in piazza Garibaldi, venne costruito nel 1841, su progetto dell'architetto Campanella e per volontà del sindaco De Carlo. Ha sostituito il vecchio municipio all'interno del palazzo La Liscia, nel rione dei Santi Medici. Ospita la sala consiliare e il "Teatro comunale"

Torre dell'Orologio[modifica | modifica sorgente]

La "Torre dell'Orologio" si trova in piazza Garibaldi, all'inizio di via Vittorio Veneto, con fronte a via Laterra. Costruita agli inizi del XVIII secolo dal feudatario Michele II Imperiale come torre civica, raggiunge un'altezza di 22 m ed è dotata di campane settecentesche. Presenta una decorazione in stile barocco, in accordo con la coeva chiesa di San Benedetto. Rappresenta il simbolo civico del paese.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello di Massafra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Massafra.
Il Castello di Massafra nel 2013

Il "Castello di Massafra" si trova nel centro storico, in località lo Pizzo e si affaccia sulla gravina San Marco.

Le prime notizie sicure del castello risalgono al 970, mentre in un diploma del 1081 il castello risulta di proprietà di Riccardo Senescalco. Con il dominio angioino, il castello assunse l'aspetto di un fortezza con bastioni e torri merlati. Subì ulteriori trasformazioni sotto gli Aragonesi e nel XVIII secolo la famiglia degli Imperiali ricostruì la torre ottagonale e la facciata verso la gravina, opera dell'architetto leccese Mauro Manieri. Il castello passò successivamente in possesso di diversi proprietari e fu infine acquistato dal Comune, che lo ha scelto come simbolo della città, commemorando l'evento con un francobollo ad esso dedicato, emesso il 13 aprile 2007.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Le gravine[modifica | modifica sorgente]

Veduta panoramica del centro storico sulla Gravina di San Marco

Le gravine hanno una lunghezza che va da 1 a 10 km e una larghezza dai 10 ai 300 m, con una profondità massima di 50 m. Le pareti sono caratterizzate da grotte naturali e artificiali. Le principali gravine di Massafra sono: "Velo", "Santa Caterina", "San Marco", "Madonna della Scala","Monte Sant'Elia", "Colombato", "Portico del Ladro", "Giulieno", "Capo di Gavito" e "Canale Lungo".

Di queste quelle antropizzate, cioè collegate direttamente all'abitato, sono la gravina della Madonna della Scala, la gravina di San Marco e la gravina di Santa Caterina.

Gravina della Madonna della Scala[modifica | modifica sorgente]

La gravina della Madonna della Scala è lunga 4 km, profonda 40 m circa e larga dai 30 ai 50 m. Ha inizio dal bivio della strada provinciale tra Martina Franca e Noci e, rasentando la parte occidentale dell'abitato, termina in località detta La Pil d'u Boie ("la pila del boia"), quasi alla confluenza della S.S. n. 7 via Appia.

Al suo interno si trova il Santuario della Madonna della Scala e oltre 200 nuclei abitativi dell'originario villaggio. La parte nord è denominata "Capo di Gravina", a cui segue la gravina detta "Valle Delle Rose" che si estende ad ovest del paese, un tempo denominata Vallis Rosarum per la ricca vegetazione spontanea che ricopre l'intero letto dell'antico fiume Patemisco.

Sono presenti molte varietà di piante, alcune molto rare, che gli antichi ritenevano essere medicamentose. All'estremità sud, detta "Gravina di Calìtro", vi è il santuario seicentesco della Madonna di Tutte le Grazie e i resti di tre chiese rupestri: Santa Maria Maddalena, Santa Parasceve e Sant'Eustachio.

Gravina di San Marco[modifica | modifica sorgente]
Gravina di San Marco
Vista dall'alto della cupola del Duomo

Sempre a nord dell'abitato, la gravina di San Marco ha origine nelle vicinanze della "Masseria Pantaleo". Si estende ad est del centro storico, separandolo dal resto del paese. Completamente inglobata nell'abitato, prende il nome da una chiesa rupestre dedicata a San Marco.

Fu in passato chiamata Il Paradiso di Massafra (dal greco paradeisos ovvero giardino), perché, lungo i costoni e i terrazzamenti, si sviluppa una rigogliosa vegetazione spontanea insieme con orti terrazzati, giardini, agrumeti e una vasta coltivazione di fichi d'India.

Gravina di Santa Caterina[modifica | modifica sorgente]

La gravina di Santa Caterina è situata a sud dell'abitato ed è oltrepassata dal terzo ponte di Massafra, che collega la zona di Sant'Oronzo con via La Rotonda. Prende il nome dalla chiesa rupestre di Santa Caterina d'Alessandria.

Riserva naturale del Monte Sant'Elia[modifica | modifica sorgente]

La "Riserva naturale del Monte Sant'Elia" è un'oasi del WWF, al quale la "Comunità dell'Arca" ha donato circa cento ettari di bosco e seminativi. La riserva è costituita dall'omonima masseria con un nucleo di trulli databili al XVIII secolo, circondata dalla macchia mediterranea e da boschi di leccio e fragno. L'Oasi è aperta al pubblico ed attrezzata per visite. La gestione dell'Oasi è affidata alla Cooperativa "Il Filo di Arianna" di Massafra.

Riserva naturale Stornara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riserva naturale Stornara.

La riserva si estende per 1.501 ettari e comprende anche i comuni di Castellaneta, Ginosa e Palagiano. Nella riserva viene tutelato il bosco costiero formato da una pineta di pini d'Aleppo. Il nome "stornara" deriva dai numerosi storni che vi migrano in inverno.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[19]

Altre statistiche[modifica | modifica sorgente]

Numero di famiglie (2010) Età media (2011) Reddito medio (2010) Tasso di natalità (2010) Trend popolazione (2001-2010) Note
11.566 40,1 7.897 € 10,4% 4,8 % [20]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2013 gli stranieri residenti a Massafra sono 1.195, pari al 2,3% della popolazione complessiva. Nel 2010 le comunità più numerose risultavano essere:[21]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Regione ecclesiastica della Puglia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Castellaneta.

Massafra è il comune più popoloso della Diocesi di Castellaneta (in latino: Dioecesis Castellanetensis), suffraganea dell'arcidiocesi di Taranto e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia, attualmente sede vacante dopo il trasferimento del precedente vescovo Pietro Maria Fragnelli alla Diocesi di Trapani.

Fino al 27 giugno 1818 Massafra apparteneva alla Diocesi di Mottola, eretta nel 1023, che fu soppressa e confluì nella Diocesi di Castellaneta. Negli anni dell'episcopato mottolese molti vescovi preferirono risiedere a Massafra.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carnevale di Massafra.

Secondo la tradizione popolare Massafra sarebbe "terra di masciari", cioè di coloro che praticano la magia. A questa tradizione è legata la leggenda del "mago Greguro", di cui viene indicata l'abitazione rupestre nella gravina della Madonna della Scala. Secondo la leggenda Greguro aveva una figlia, Margherita o Margheritella, desiderata da tutti gli uomini e invidiata dalle donne: condannata al rogo, sarebbe stata salvata all'ultimo momento dall'"igumeno" Anselmo.

La tradizione della presenza dei masciari, diffusa in particolare nel XIX secolo, si tramanda in numerosi toponimi ("gravina della Zingara", "gravina del Volo", "farmacia del Mago Greguro", "Noce dei Maghi", "Corno della Strega", "grotta Kabirica", "grotta del Diavolo", "grotta della Masciaredda", "Sacco della Morte" presso la punta del Monte Moro, "Ponte degli Zingari", "rione degli Ostinati").

Legata a questa credenza popolare magica è la consuetudine di raccogliere erbe medicamentose nelle gravine, dove fioriscono spontanee oltre 600 varietà di piante officinali: agrimonio per l'epatite, alloro per decotti e infusi antidoloriferi, antillide per ferite e malattie cutanee, asparago diuretico, avena rinfrescante, biancospino per l'ipertensione e l'insonnia, camomilla per infusi antispasmodici e sedativi, carruba per decotti espettoranti, cisto disinfettante e astringente, edera per decotti purgativi, fico per catarri bronchiali, fragno per decotti disintossicanti, malva, per guarire ferite, origano, contro il catarro, papavero, come calmante dell'irrequietezza infantile, parietaria per la disinfezione dei genitali, rosmarino afrodisiaco, rovo per le infiammazioni dentarie, ruta contro le convulsioni, salvia digestivo, sambuco per le dissenterie.

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

Le ricorrenze religiose principali che vengono ricordate con particolare solennità sono quelle di San Leopoldo (12 maggio), di Sant'Antonio da Padova (13 giugno), del Sacro Cuore di Gesù, della Madonna del Carmine (16 luglio), di San Gaetano di Thiene (7 agosto), di Santa Lucia (13 dicembre), e del Bambino Gesù. A queste si aggiungono le ricorrenze natalizie (presepi allestiti nelle grotte delle gravine) e pasquali ("Processione dei Misteri").Altre consuetudini sono la benedizione degli animali presso la chiesa di Sant'Antonio abate (17 gennaio), l'accensione di falò simboleggianti il calore domestico per la festa di san Giuseppe (19 marzo), e le "barchette della navigazione della speranza" appese nei vicoli per il Ferragosto. Massafra ricorda nella devozione popolare la Santa Maria del Pozzo di Capurso (BA), l'ultima domenica di agosto; le compagnie di pellegrini di Massafra sono tra le più numerose tra gli altri comuni a prendere parte ai festeggiamenti[senza fonte].

  • 17 gennaio: festa in onore di Sant'Antonio Abate (benedizione degli animali ed inizio ufficiale del Carnevale);
  • 20 febbraio: festa del Patrocinio della Madonna della Scala;
  • 18 e 19 marzo: Festa in onore di San Giuseppe ("fucarazze" in varie parti della città);
  • Domenica delle Palme: benedizione dei rami d'ulivo, portati dagli ulivocultori nelle chiese;
  • Venerdì Santo: processione dei Misteri (processioni delle statue della Passione di Cristo e della Madonna Addolorata);
  • 2 aprile: festa in onore di San Francesco da Paola;
  • 12 maggio: festa in onore di San Leopoldo Mandic (festa parrocchiale);
  • Prima domenica di maggio: solenni festeggiamenti in onore della Madonna della Scala (Patrona e Protettrice della Città di Massafra, processione solenne e consegna delle chiavi);
  • Domenica di Corpus Domini: solenne processione del Santissimo Sacramento;
  • Prima domenica di giugno: processione di ringraziamento alla Madonna della Scala;
  • 13 giugno: festa in onore di Sant'Antonio da Padova;
  • Venerdì dopo il Corpus Domini: festa in onore del Sacro Cuore di Gesù;
  • 1 e 2 luglio: festa in onore della Madonna delle Grazie;
  • 16 luglio: festa in onore della Madonna del Carmine (festa Parrocchiale);
  • 7 agosto: festa in onore di San Gaetano;
  • 10 agosto: festa in onore di San Lorenzo Diacono e Martire (Patrono del Duomo di Massafra);
  • Terza domenica di agosto: festa in onore della Madonna del Pozzo;
  • Ultima domenica di agosto: pellegrinaggio a Capurso (BA) per la grande festa della Madonna del Pozzo;
  • 25-26-27-28-29 settembre: solenni festeggiamenti in onore dei Santi Medici Cosma e Damiano e di San Michele Arcangelo (processione delle statue dei santi e "Scammisciata", o "Cavalcata degli Angeli");
  • 8 dicembre: festa in onore della Madonna Immacolata;
  • 13 dicembre: festa in onore di Santa Lucia vergine e martire;
  • Periodo natalizio: Natale nel Centro Storico, Mostra dei Presepi, Presepe Vivente;
  • 24 e 25 dicembre: festeggiamenti in onore del Prodigioso Gesù Bambino Miracoloso (santuario dei Frati Minori).
La Settimana Santa[modifica | modifica sorgente]

Durante la Settimana Santa si svolgono diversi riti: i pellegrinaggi penitenziali dei "Crucifissi" nel fondo della gravina della Madonna della Scala, i canti tradizionali della Via Crucis, l'allestimento del "Sepolcro" e la distribuzione delle palme

Il Venerdì Santo si svolge la "Processione dei Misteri", organizzata dall'"Arciconfraternita del Santissimo Sacramento", durante la quale i gruppi scultorei settecenteschi raffiguranti i vari momenti della Passione, vengono condotti dalla Chiesa Madre per le vie cittadine, accompagnate dai suonatori di flauto, grancassa, tamburo e "troccola", uno strumento tradizionale in legno con battenti di ferro. Seguono il gonfalone della confraternita e la "Croce dei Misteri", con i simboli della Passione, e le statue di "Gesù nell'orto", della "Veronica", della "Cascata", del "Calvario", del "Cristo Morto" ed infine dell'"Addolorata". La processione è chiusa dai "cruciferi" e dai "pupiranni", confratelli incappucciati che rappresentano i penitenti.

Processione dei Santi Medici Cosma e Damiano e di San Michele Arcangelo[modifica | modifica sorgente]

La processione per la festa dei santi Cosma e Damiano, detti i "Santi Medici", si apre con una sfilata di cavalli bardati, con bambini vestiti da "angeli".

La cavalcata rievocava in origine la vittoria dei massafresi sui Turchi nella battaglia svoltasi il 22 settembre 1594 nella località di "Scardino", presso il fiume Tara. La rievocazione venne a più riprese soppressa e ripresa: nel Settecento fu accompagnata da una rappresentazione in costume della battaglia tra "Cristiani" e "Saraceni", seguita da una processione dei figuranti con ceri accesi dietro le statue dei santi. La processione venne detta "degli scamisciati", a causa delle condizioni degli abiti dei finti guerrieri dopo la rappresentazione della lotta. In seguito i Borboni proibirono la finta battaglia, ma la manifestazione continuò come processione notturna in occasione della festa dei Santi Medici, conservando il nome di "Scammisciata" o "Cavalcata degli angeli".

Il 29 settembre, dopo la messa nella Chiesa di San Lorenzo, viene portata a spalla la statua di san Michele Arcangelo, divenuto patrono della città dal 1721 in seguito ad un'apparizione del santo presso Citignano.

Festa Patronale in onore della Madonna della Scala[modifica | modifica sorgente]

In onore della Madonna della Scala, patrona di Massafra dal 1776, si organizza ogni anno la prima domenica di maggio la festa della "Consegna delle chiavi". Dopo una messa solenne, celebrata nel santuario, la statua viene portata a spalla in città, mentre dal municipio parte il corteo civico con il sindaco e le autorità civili, a cui si unisce il vescovo dalla chiesa di San Lorenzo. Quando le processioni si incontrano vengono offerte alla statua della patrona le chiavi della città. Infine la processione si conclude portando la statua nella collegiata. La festa si conclude la sera con luminarie, musica e fuochi d'artificio.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Inquinamento[modifica | modifica sorgente]

Per effetto degli insediamenti di industria pesante che hanno caratterizzato la vicina Taranto, dal secondo dopoguerra il comune di Massafra è interessato da un diffuso inquinamento, specie atmosferico, dovuto agli smaltimenti industriali, diossina in primis. Le conseguenze sulla salute della popolazione sono rilevanti, come attestato dai dati epidemiologici diffusi in un articolo de "L'Espresso" nel 2007[senza fonte] che attestano l'elevata incidenza dei tumori alla pleura polmonare e delle altre malattie legate alle vie respiratorie.

A ciò si aggiunge una scarsa valorizzazione del patrimonio ambientale e paesaggistico, peraltro attenuato dalla recente istituzione del Parco Regionale delle Gravine: non di rado le lame erano impiegate come discariche abusive di rifiuti pericolosi per le falde acquifere. La marina paga invece le conseguenze del lavaggio abusivo sottocosta delle cisterne delle navi in transito dal porto di Taranto e dell'inefficacia dei depuratori per le acque reflue, riscontrata in fatti di cronaca giudizialmente tangibili nell'estate 2008.[senza fonte]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Tra gli istituti superiori si "annoverano" a Massafra:

  • l'istituto d'istruzione Secondaria Superiore licei "Domenico De Ruggieri"

con la nuova sede: con indirizzi classico, scientifico, pedagogico e il nuovo liceo artistico con il doppio indirizzo: arte e figura e architettura e ambiente;

Sono presenti inoltre le scuole medie "Alessandro Manzoni", con sede centrale e succursale, e "Niccolò Andria" e le scuole elementari "Edmondo de Amicis", "Giovanni Pascoli" e "San Giovanni Bosco".

Musei[modifica | modifica sorgente]

Civico museo storico-archeologico della civiltà dell'olio e del vino[modifica | modifica sorgente]
Civico museo storico-archeologico della civiltà dell'olio e del vino
Tipo Etnografia, Archeologia, Tradizioni popolari e Civiltà contadina.
Indirizzo V ia Lo Pizzo, Massafra

Il "Civico museo storico-archeologico della civiltà dell'olio e del vino" è stato inaugurato nel giugno 2003. Insieme alla biblioteca comunale, è ospitato negli ambienti al piano terra del Castello.

Le raccolte comprendono oggetti d'uso quotidiano ed attrezzi tradizionali, testimonianze della vita rurale tra il XVI secolo ed i primi anni cinquanta del XX secolo, legati alle produzioni tipiche del territorio massafrese. Tra questi si conservano una pressa del XVI secolo e un frantoio a tre macine del XVIII secolo. Nell'aprile 2005 è stata allestita una mostra permanente la Bottega del Carradore o Maestro d'Ascia. Dal 12 aprile 2007 il museo fa parte del Fondo per l'Ambiente Italiano.

Media[modifica | modifica sorgente]

Massafra è sede delle emittenti televisive locali "Telesud"[22] e "Tele.5, e dell'emittente radio "Multiradio"[23].

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il centro storico di Massafra venne utilizzato nel 1964 come scenografia per rappresentare la città di Cafarnao nel film Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Nel 2011 vi è stato girato il film "Il paese delle spose infelici" di Pippo Mezzapesa tratto dall'omonimo romanzo di Mario Desiati edito da Mondadori. Nel 2012 sono state girate alcune scene del film "Amiche da morire" di Giorgia Farina con Claudia Gerini, Sabrina Impacciatore e Cristiana Capotondi.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Secondo gli usi pugliesi la pasta casalinga per eccellenza è costituita dalle orecchiette, (dette "chiangarèdde"), condite con le cime di rapa o al ragù. Altri tipi di pasta sono i '"cavateddi", gli gnocchi, '"lu friscidd", la '"tagghiarina" e i pizzarieddi (detti "'pizzicarieddi").

Tra i secondi sono piatti tipici della cucina locale gli involtini di carne di vitello, le salsicce e i fegatini alla brace (detti "gnummaredde"). Non mancano i formaggi (mozzarelle e caciocavalli).

Tipiche sono anche le focacce ("pddiche"), semplici o ripiene di caciocavallo e affettati oppure con di cipolle o di ricotta ashkuant), e ancora i panzerotti, le friselle, i tarallini

I dolci sono cucinati in occasione delle feste: tipici del Natale sono le "carteddàte", i "purciedde" (o "denti di san Giuseppe"), le "pettole", i "mustazzoli" e la "cupeta", una specie di torrone con miele e mandorle. A carnevale si fanno le chiacchiere e per la festa di San Giuseppe le zeppole. Per Pasqua si preparano dolcetti a forma di pecorelle in pasta di mandorla, le "scarcedde" e i "taralli con lu scileppe".

Persone legate a Massafra[modifica | modifica sorgente]

Nicola Andreace,Taranto 1934- Massafra-2014)pittore, grafico, scultore

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Massafra possiede 4 frazioni:

  • Chiatona e Marina di Ferrara, borgate marine che si affacciano sul mare Ionio. Marina di Ferrara sorge nei pressi della foce del fiume Patemisco mentre Chiatona vicino al confine con il comune di Palagiano. Si animano d'estate grazie al turismo balneare.
  • Citignano e Cernera sono delle piccole contrade abitate dagli stessi massafresi nei paraggi del Monte Sant'Elia. A Citignano sono stati rinvenuti numerosi fittili votivi di età ellenistica, segno della presenza di un impianto culturale non ancora identificato.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Le olive da cui si ricava il pregiato olio

L'agricoltura è il tradizionale settore di attività massafrese. Si coltivano soprattutto:

I seminativi, con la produzione di grano, avena, orzo, erba medica e soprattutto erba da taglio utilizzata per l'allevamento degli animali.

La coltivazione di ortaggi avviene nella parte meridionale del territorio. Vengono coltivati cicorie, finocchi, pomodori, melanzane, peperoni, cetrioli, zucchine, zucche, caroselli, barattini, bietole, sedano, rape, cavolfiori, meloni, angurie, prezzemolo, basilico e legumi.

I frutteti della zona settentrionale producono mandorle e ciliegie, mentre quelli della zona meridionale pesche, albicocche, susine, fichi, prugne e fichi d'India.

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

L'allevamento è una delle più antiche attività economiche, diffuso soprattutto nella zona settentrionale. Si allevano bovini, caprini, ovini, suini ed equini per il macello e le produzioni dell'industria caesaria e dei salumifici.

L'apicoltura costituiva un'attività molto redditizia, praticata un tempo nella gravina, dove le arnie venivano collocate nelle grotte (una è denominata "Grotta del miele"). Oggi l'allevamento delle api avviene nella zona meridionale e i prodotti, miele e pappa reale.

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Fino ai primi decenni del secolo scorso operavano a Massafra molti produttori di ceramica rustica ("cretaglia") e tessitori di felpa (una sorta di velluto coordinato colorato, che si confezionava con telai, azionati in casa o nelle grotte). Collegabili a questi prodotti sono i ricami artistici su stoffa, che venivano eseguiti per la preparazione dei corredi nuziali.

Un'altra attività artigiana popolare è quella (ancora esistente) dei "panierai", che confezionano, con sottili strisce di canna, ceste e panieri di ogni dimensione ed uso.

In riferimento all'antica ed ormai scomparsa attività dei maestri d'ascia, si è diffusa la creazione di manufatti in legno naturale. In prosecuzione dei tradizionali mestieri dei "ferrai" e degli "stagnini" in via Muro, si producono tuttora oggetti in ferro battuto e in rame. I vecchi "zoccatori" e maestri scalpellini scolpivano la morbida pietra calcarea. Altri prodotti artigianali sono opera dei "fiscolari", che utilizzano cordame. La cartapesta viene utilizzata per i carri che sfilano nel Carnevale massafrese.

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'attività industriale si è sviluppata con l'indotto dell'impianto siderurgico dell'Italsider (ora ILVA) di Taranto, aperto agli inizi degli anni sessanta. Nello stesso periodo, fu aperta a Massafra una fabbrica per la produzione di birra di proprietà della Dreher acquisita negli anni novanta dal gruppo Heineken Italia.

L'industria alimentare è legata alle attività agricole (oleifici ("trappiti"), caseifici, salumifici). Vengono inoltre prodotti materiali plastici per l'irrigazione.

Vi sono anche attività legate all'edilizia e alla produzione di mobili e infissi.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti della Provincia di Taranto

Strade[modifica | modifica sorgente]

I collegamenti stradali principali[25] sono rappresentati da:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Il trasporto locale è garantito dagli autubus di linea della "Miccolis S.p.A", che collegano le varie zone di Massafra, la frazione di Chiatona (specialmente nel periodo estivo) e il Parco di Guerra. Il "Consorzio Trasporti Pubblici" di Taranto collega la cittadina con Crispiano, Statte, Palagiano, Martina Franca, Castellaneta e Taranto (tratte utilizzate principalmente da studenti e pendolari). Le "Ferrovie del Sud-Est"' garantiscono il collegamento diretto con Bari, con salita dei passeggeri al cosiddetto "Bivio" lungo la via Appia a sud di Massafra.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Tifosi dell'A.C.D. Massafra

La principale squadra di calcio della città era l'A.C.D. Massafra che militava nell'Eccellenza Puglia. Fu costituita nel 1963 e sciolta nel 2014.

La squadra di pallacanestro ("G. S. Basket Massafra"), nella stagione 2009/2010 in Serie B Dilettanti si è classificata al 1º posto al termine della regular season e ha acquisito il diritto a disputare il campionato di Serie A Dilettanti nel 2010/2011.

La squadra di pallavolo femminile "A.S. Volley Massafra", nella stagione 2009/2010 in Serie C, si è classificata al 10º posto e cerca la salvezza. Questa associazione sportiva punta molto sul settore giovanile, disputando anche molti campionati under maschili e femminili.

"Pallavolo Massafra" di più recente formazione, nella 1ª Divisione maschile, si è classificata al primo posto.

Una delle Associazioni Sportive più longeve è la Palestra Performance attiva dall'Agosto 1987 in via Frappietri, 74

Sono presenti due Scuola di Aikido, la "Scuola Aikido Massafra"[26] del Maestro 4° Dan Giovanni Martucci affiliata FITA e la "Dojo Fudoshintai" Affiliata Aikikai d'Italia.

È presente una palestra di Jūdō: il "Centro sportivo Massafra Judo".

Dal 1988 a Massafra si tiene una gara podistica internazionale assoluta maschile e femminile di 11 km su strada: la Stramassafra.

Il 21 agosto 1960 Massafra è stata tappa del viaggio della Fiaccola olimpica per le olimpiadi estive di Roma 1960[27].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ -Quotidiano - 1951
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ . Il soprannome venne coniato dallo storico locale Vincenzo Gallo nel libro La Tebaide d'Italia: contributo all'arte preludiare intorno al "Mille", pubblicato a Napoli nel 1925 da Officina Cromotipografica "Aldina".
  5. ^ Confedilizia:
  6. ^ Climatologia dell'Arco Jonico TArantino. URL consultato il 07-05-2008.
  7. ^ Descrittione di tutta l'Italia: et isole pertinenti ad essa, ristampa veneziana del 1596.
  8. ^ Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d'Otranto nell'anno 1818, 1821.
  9. ^ L'etimologia viene riportata nel libro dell'arcivescovo Giuseppe Blandamura, Choerades Insulae, Taranto, Tipografia Arcivescovile, 1925.
  10. ^ Roberto Caprara, Il Tesoretto Massafrese, introduzione al saggio del Prof. W.Hahn, in Archeogruppo 3, Massafra 1995. (archiviato dall'url originale il ). (seconda copia archiviata il ).
  11. ^ "Sulle origini e il nome di Massafra", Archeologo Prof. Roberto Caprara.
  12. ^ Massafra oggi... una città da vivere.
  13. ^ Storie di Giovanni Cinnamo.
  14. ^ http://www.74zero16.it/Approfondimenti/SITO_ARCHEOLOGICO_CARRINO-S.SERGIO.pdf.
  15. ^ G. Mastrangelo, Un giudicato longobardo del 970 in Terra d'Otranto.
  16. ^ L'atto è riportato da Il Titolo di Città. URL consultato l'11 luglio 2013.
  17. ^ Alla Madonna di Tutte le Grazie di Massafra sono attribuiti numerosi miracoli, alcuni dei quali, tra il 1655 e il 1792, sono riportati in un manoscritto del canonico Ignazio Maria De Sanguine
  18. ^ La chiesa esisteva nel 1081, quando secondo un documento conservato nell'abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, venne donata insieme al fiume Patemisco all'abbazia.
  19. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  20. ^ Statistiche Massafra. URL consultato il 3 agosto 2013.
  21. ^ Cittadini stranieri al 31 dicembre 2010. URL consultato il 17 ottobre 2012.
  22. ^ Sito web di "Telesud"
  23. ^ Sito web di Multiradio (FM 91,4 - 102,5 MHz).
  24. ^ Biografia
  25. ^ Pianta sul sito Mapquest
  26. ^ Scuola Aikido Massafra
  27. ^ Il tedoforo fu Lino Palagiano (EN) Organizing Committee of the Games of the XVII Olympiad, The Games of the XVII Olympiad - Rome 1960 - The Official Report - Volume 1 (PDF), Roma, 1960, p. 215. URL consultato l'8 aprile 2007.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincenzo Gallo - Origini e vicende della città di Massafra -1912
  • Fernando Ladiana - Massafra- StampaSud - Mottola, 1995
  • Fernando Ladiana - Centro antico di Massafra- StampaSud - Mottola, 1990
  • Espedito Jacovelli -Massafra/la città il territorio -,1981
  • Espedito Jacovelli -Massafra nel secolo XVI -,1971
  • Espedito Jacovelli -Massafra nel secolo XVII -,1984
  • Espoedito Jacovelli- Guida al Santuario e al Villaggio rupestre della Madonna della Scala di Massafra, 1985
  • Espedito Jacovelli & Fernando Ladiana - Massafra la Grande Guerra, diario di un paese del Sud - StampaSud - Mottola, 1984
  • Francesco Quarto - Vocabolario dialettale massafrese - 1992
  • Raffaele Grippa - Cinquantanni di vita massafrese -1934
  • Cosimo Damiano Fonseca & Filiberto Lembo - Il Centro storico di Massafra -, 1977
  • Fernando Ladiana - La Pietra della fame - ,1984
  • Angelo Antonicelli - Il sovversivo - Memorie di un contadino di Massafra, a cura di Ferdinando Dubla, Gianni Forte, Giancarlo Girardi, Eva Santoro, ed. LiberEtà - CGIL, 2011

Chiese Rupestri[modifica | modifica sorgente]

  • Roberto Caprara - La chiesa rupestre di San Marco - Tipografia "il David" -, 1980
  • Roberto Caprara - La chiesa rupestre della Buona Nova - Tipografia "il David" -Firenze, 1979
  • Roberto Caprara & Marcello Scalzo - La chiesa rupestre di San Leonardo a Massfra - Archeogruppo E.Jacovelli -Massafra 1998
  • Padre Luigi Abatangelo - Chiese cripte e affreschi italo-bizantini di Massafra -1966
  • Espedito Jacovelli -Affreschi bizantini in Massafra - ,1960
  • Espedito Jacovelli - Guida al santuario e villaggio della Madonna della Scala - ,1981
  • Roberto Caprara - La chiesa rupestre di Santa Croce - 2007
  • R.Caprara, C. Crescenzi, M. Scalzo, ''"Il territorio nord del Comune di Massafra", 1983
  • Cosimo Damiano Fonseca - Civiltà rupestre in Terra Jonica, Carlo Bestetti Edizioni d'Arte,1970
  • Franco Dell'Aquila, A.Messina - Le chiese rupestri di Puglia e Basilicata, Adda Editore,1998,
  • AA.VV.- La gravina Madonna della Scala di Massafra - Natura, storia, archeologia, tutela, Nuova Editrice Apulia 1995
  • R.Caprara, F.dell'Aquila - "Il villaggio rupestre della gravina "Madonna della Scala" a Massafra (TA). Antonio Dellisanti Editore, 2007

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