Ilva

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ILVA
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Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1905
Filiali Taranto (stabilimento principale), Genova, Novi Ligure (AL), Racconigi (CN), Marghera (VE), Patrica (FR)
Persone chiave Bruno Ferrante (Presidente), Claudio Sforza (Amministratore Delegato)
Settore siderurgia
Prodotti laminati a caldo, laminati zincati, tondo per cemento armato, barre, tubi, semiprodotti
Dipendenti Taranto (12.000), Genova (1.600), Novi Ligure (800), Marghera (120), Patrica (90), Racconigi (80)
Sito web www.ilvataranto.com

L'Ilva è una società per azioni del gruppo Riva che si occupa prevalentemente della produzione e trasformazione dell'acciaio. Con il nome della originaria azienda fondata nel 1905, è nata sulle ceneri della dismessa Italsider. Prende il nome dal nome latino dell'isola d'Elba, dalla quale era estratto il minerale di ferro che alimentava i primi altiforni costruiti in Italia a fine Ottocento.

Il più importante stabilimento italiano è situato a Taranto, e costituisce il maggior complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio in Europa. Altri stabilimenti sono a Genova, Novi Ligure (AL), Racconigi (CN), Marghera (VE), Patrica (FR).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Cronologia essenziale
L'impianto siderurgico di Cornigliano con accanto l'antica villa Bombrini e l'impianto del gasometro)

Queste le date principali nella storia dell'Italsider[1]:

  • 1905: Viene costituita la società anonima Ilva.
  • 1911: nasce il "Consorzio Ilva".
  • 1918: nasce Ilva Alti Forni e Acciaierie d'Italia.
  • 1931: trasferimento della sede a Genova.
  • 1934: il controllo societario passa all'IRI e, tre anni dopo, alla finanziaria Finsider.
  • 1949: viene costituita a Roma dalla Finsider la Nuova Italsider, Società Siderurgica Commerciale.
  • 1961: fusione dell'Ilva con la Cornigliano Spa: nasce la Italsider Alti Forni e Acciaierie Riunite Ilva e Cornigliano.
  • 1964: la ragione sociale diviene semplicemente Italsider.
  • 1965: inaugurazione del IV Centro Siderurgico di Taranto.
  • 1980: trasferimento a Genova della Nuova Italsider.
  • 1981: la controllata Nuova Italsider rileva tutti i complessi aziendali eccetto quelli di Marghera e San Giovanni Valdarno.
  • 1983: viene decisa la liquidazione societaria con cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider.
  • 1986: viene deliberata la fusione per incorporazione della Nuova italsider nella Sirti del gruppo IRI-STET.
  • 1989: conferimento dell'impianto di Cornigliano al gruppo Riva.
  • 1995: privatizzazione dell'Ilva, con cessione dell'impianto ex-Italsider di Taranto al gruppo Riva.

L'Ilva/Italsider è stata una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo. La sua storia è quasi centenaria e ha avuto inizio ai primi del secolo per concludersi a fine anni ottanta.

Nata per iniziativa di industriali del settentrione d'Italia come ILVA (nome che ha poi riacquistato dagli anni novanta), con la nascita dell'IRI la società è passata poi sotto il controllo pubblico impiantando stabilimenti a Genova-Cornigliano, Taranto e Napoli-Bagnoli. Negli anni sessanta è diventato uno dei maggiori gruppi dell'industria di stato.

A fine anni ottanta, con la crisi del mercato dell'acciaio, e dopo diverse traversie economico-finanziarie - culminate nel 1983 nella liquidazione volontaria e la conseguente cessione alla Finsider della partecipazione azionaria nella Nuova Italsider, l'Italsider è rinata con la costituzione del consorzio COGEA come Nuova Italsider Acciaierie di Cornigliano per poi essere rilevata, con l'originario nome di ILVA, dal gruppo siderurgico Riva.

L'operazione di cessione a privati dello storico complesso - un tempo colosso della siderurgia - ha destato polemiche e perplessità in special modo fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni delle aree in cui si trovavano gli insediamenti produttivi, zone fortemente minate dall'inquinamento industriale provocato dalla presenza di altiforni. [senza fonte]

Con gli anni novanta è iniziata la laboriosa opera di dismissione degli impianti produttivi e una riconversione delle aree precedentemente occupate dagli insediamenti siderurgici.

L'atto di costituzione dell'ILVA, avvenuto nel capoluogo ligure, risale al 1º febbraio 1905 dalla fusione delle attività siderurgiche dei gruppi Elba (che operava a Portoferraio), Terni e della famiglia romana Bondi, che aveva realizzato un altoforno a Piombino. Il capitale sociale iniziale era di dodici milioni di lire e di esso facevano parte la società Siderurgica di Savona (controllata dalla società Terni), la Ligure Metallurgica e, in forma diretta, la stessa Terni. Successivamente si aggiunse al capitale iniziale - portandolo a venti milioni - quello della Elba, il cui ingresso veniva a completare la compagine societaria.

Il gruppo base Terni-Elba - attivo nel settore dell'estrazione del minerale di ferro soprattutto nell'isola d'Elba - era controllato da esponenti della finanza genovese[2]. che intendevano sfruttare le agevolazioni programmate con la legge per il risorgimento economico di Napoli - varata nel luglio 1904 - che prevedeva l'installazione entro il 1908 di un grande impianto a ciclo integrato a Bagnoli[1].

L'Ilva era stata costituita, con il sostegno governativo, per realizzare il polo siderurgico di Bagnoli, nell'ambito dei piani per lo sviluppo dell'industrializzazione nel napoletano elaborati dall'allora deputato Francesco Saverio Nitti; questo le permetteva di ricevere forniture di minerale di ferro a prezzo agevolato e di godere di forti barriere doganali che la proteggevano dalla concorrenza delle più efficienti imprese siderurgiche straniere.

Targa metallica posta sul ponte ferroviario della ferrovia Padova-Bologna che attraversa il fiume Adige tra Granzette, frazione di Rovigo, e Boara Pisani.

L'azione di dumping messa in atto dai concorrenti esteri - che si sarebbe rivelata al pari dannosa ottant'anni dopo, decretando il definitivo stato di crisi del settore acciaio - fece subito capire che l'azione della nuova società non sarebbe stata tuttavia agevole.

Nel periodo della prima guerra mondiale, per sfruttare le opportunità offerte dalle commesse belliche, l'Ilva si integrò a valle acquisendo aziende cantieristiche ed aeronautiche; questo richiese ingentissimi investimenti e conseguenti debiti, che, a guerra finita, misero l'Ilva in gravi difficoltà finanziarie.

L'ingresso nell'IRI e gli anni di Italsider[modifica | modifica sorgente]

Nel 1921 la Banca Commerciale Italiana, il maggior creditore dell'azienda, ne rilevò la proprietà assieme a quella di numerose imprese siderurgiche minori. Con la costituzione dell'IRI l'Ilva e tutte le altre imprese possedute dalla Banca Commerciale passarono in mano pubblica: tutta la siderurgia italiana a ciclo integrale (altiforni di Portoferraio, Piombino, Bagnoli e Cornigliano) era posseduta dallo Stato attraverso l'IRI.

Con l'immediato secondo dopoguerra, e grazie soprattutto alla conseguente espansione della domanda di acciaio per l'industria automobilistica e dell'elettrodomestico, l'Ilva aveva avuto agio di rafforzare - passando nel frattempo sotto il controllo pubblico attraverso la finanziaria Finsider - la propria predominanza sul mercato.

Punto di forza del nuovo fausto periodo era lo stabilimento "Oscar Sinigaglia"[3] di Cornigliano, in Val Polcevera.

Altoforno in dismissione a Cornigliano (Genova)

Nel 1961 con la costruzione del nuovo polo siderurgico di Taranto l'Ilva prese il nome di Italsider.

L'acquisizione dell'Italsider da parte della famiglia Riva: il ritorno a Ilva[modifica | modifica sorgente]

La successiva crisi del settore, registrata negli anni 1980, ne ha poi provocato un grave stato di crisi.

La denominazione Ilva fu ripresa nel 1988 quando Italsider e Finsider furono messi in liquidazione e scomparvero. La "nuova" Ilva fu smembrata alla vigilia del processo di privatizzazione; già ceduto l'impianto di Cornigliano e chiuso quello di Bagnoli, l'acciaieria di Piombino fu venduta al gruppo bresciano Lucchini, mentre l'attività più significativa, il grande polo siderurgico di Taranto, passò nel 1995 al Gruppo Riva. A Taranto la nuova proprietà organizza un sistema di punizione dei dipendenti non allineati alle direttive aziendali circa la novazione dei contratti di lavoro, denominato palazzina LAF. La palazzina adiacente al Laminatoio a Freddo era priva di strumenti di lavoro e suppellettili; qui i dipendenti venivano portati per la prima volta dai vigilanti e trascorrevano l'orario di lavoro senza prestare alcuna attività.[4]

Impatto ambientale[modifica | modifica sorgente]

L'Ilva è al centro di un vasto dibattito per il suo impatto ambientale sia a Taranto sia a Genova. Le sue emissioni sono state oggetto di diversi processi penali per inquinamento che si sono conclusi in alcuni casi e gradi di giudizio con la condanna di Emilio Riva e di altri dirigenti.

Genova[modifica | modifica sorgente]

A Genova nel 2002 sono state chiuse le cokerie per il loro impatto sulla salute, in particolare nel quartiere di Cornigliano, nelle cui vicinanze sorge lo stabilimento siderurgico. Uno studio epidemiologico[5] ha evidenziato una relazione tra polveri respirabili (diametro inferiore od uguale a 10 micron o PM10) emesse dagli impianti siderurgici ed effetti sulla salute. Lo studio epidemiologico attesta che nel quartiere di Cornigliano nel periodo 1988-2001, la mortalità complessiva negli uomini e nelle donne risulta costantemente superiore al resto di Genova. Nel luglio 2005 è stato spento anche l'altoforno numero 2 dello stabilimento di Cornigliano. Finisce l'era della siderurgia a caldo a Genova con notevole abbattimento dell'inquinamento e un aumento di disoccupazione.

Taranto[modifica | modifica sorgente]

Stabilimento Ilva di Taranto, dicembre 2007

Lo stabilimento Ilva di Taranto è localizzato nel quartiere Tamburi e, precisamente, nell'area compresa tra la Strada statale 7 Via Appia, la Superstrada Porto-Grottaglie, la Strada Provinciale 49 Taranto-Statte e la Strada provinciale 47, per una superficie complessiva di circa 15.450.000 metri quadrati.

In alternativa alla città di Taranto, per il IV Centro Siderurgico si pensò anche alle città di Vado Ligure e di Piombino (ampliamento dello stabilimento già esistente), ma si scelse Taranto grazie alle sue aree pianeggianti e vicine al mare, la disponibilità di calcare, di manodopera qualificata nonché alla sua ubicazione nel Mezzogiorno d'Italia, con annessa possibilità di creare posti di lavoro (43.000 tra diretti e indotto nel 1981) e di usufruire di contributi statali per tale obiettivo.[6]

Al 2005 sono 188 le imprese pugliesi dell'indotto ILVA, che fatturano in totale 310 milioni di euro[6].

Il IV Centro Siderurgico di Taranto sfornava nel 1970 il 41% della produzione totale di Italsider, percentuale che nel 1980 raggiunse il 79% del totale[6].

L'impianto fu costruito nelle immediate vicinanze del quartiere Tamburi, che attualmente può contare circa 18.000 abitanti. Il quartiere, già esistente, si sviluppò ulteriormente negli anni a seguire grazie anche agli interventi di edilizia popolare destinati proprio agli operai dello stabilimento. Nel 2012 sono state depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto due perizie, una chimica e l'altra epidemiologica, nell'ambito dell'incidente probatorio che vede indagati Emilio Riva, suo figlio Nicola, Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento siderurgico, e Angelo Cavallo, responsabile dell'area agglomerato. A loro carico sono ipotizzate le accuse di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico.[7] Sarebbero particolarmente inquinanti i 70 ettari di parchi minerali per via delle polveri, che fungono da veicolanti dei gas nocivi, le cokerie che emettono soprattutto benzo(a)pirene, ed il camino E312 dell'impianto di agglomerazione per quanto riguarda la diossina.

Perizia chimica[8][modifica | modifica sorgente]

Nella prima perizia sulle emissioni, si legge che nel 2010 Ilva aveva emesso in aria le seguenti sostanze convogliate (tabella A-1 della perizia):

Inoltre, da dichiarazione E-PRTR della stessa ILVA (tabella C-1 della perizia):

A tali emissioni convogliate, vanno aggiunte tutte quelle non convogliate, cioè disperse in modo incontrollato, la cui quantità è riportata nelle tabelle A-III, B-III, C-III, D-III, E-III, F-III, G-III, H-III, I-III della stessa perizia, e che riguardano tutte le suddette sostanze, in aggiunta ad acido solfidrico, vanadio, tallio, berillio, cobalto, policlorobifenili (PCB) e naftalene. La fuoriuscita di gas e nubi rossastre dal siderurgico (slopping) è un fenomeno documentato dai periti chimici e dai NOE di Lecce.[9] Come da risposta al quesito II della perizia sulle emissioni, la diossina accumulata negli anni nel corpo degli animali, abbattuti gli anni precedenti proprio perché contaminati, è risultata la stessa presente negli elettrofiltri dei camini del polo siderurgico.

Per quanto riguarda la diossina, gli impianti dell'Ilva ne emettevano nel 2002 il 30,6% del totale italiano, ma sulla base dei dati INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) del 2006, la percentuale sarebbe salita al 92%, contestualmente allo spostamento in loco delle lavorazioni "a caldo" dallo stabilimento di Genova[10].

Secondo le rilevazioni degli ultimi anni le emissioni di diossima dell'acciaieria si sono ridotte ad alcuni grammi l'anno.

Va però tenuto in considerazione il fatto che il Registro INES, non prevedendo all'epoca sanzioni per omesse dichiarazioni, è molto poco rappresentativo della situazione di quel periodo. I dati relativi al 2006, ad esempio, registravano le dichiarazioni di meno di 700 aziende, sulle oltre 7.000 che - secondo le stime - sarebbe state tenute a presentarle. Inoltre solo 5 avevano comunicato al registro di emettere diossina[11]. L'incidenza del 92% era quindi calcolata su tale esiguo numero di aziende. Ilva, nelle sue dichiarazioni ufficiali, indicava nel 21% sul totale italiano la percentuale di diossine emessa dall'impianto di Taranto. Va tuttavia aggiunto che l'Ilva aveva sempre sottostimato la diossina, dichiarandone al registro INES meno di 100 grammi all'anno, quando invece le rilevazioni Arpa ne avevano riscontrato circa 172 grammi anno nelle misurazioni del 2008. Le ultime rilevazioni rese pubbliche dall'Arpa Puglia, comunque, confermano il progressivo miglioramento della situazione. Dal 1994 al 2011 si è passati da 800 a 3,5 grammi di diossine all'anno. La media di emissione annuale di diossine e furani, nello stabilimento Ilva di Taranto, è stata nel 2011 pari a 0,0389 ngTEQ/Nm3, inferiori al limite di 0,4 stabilito dalla legge regionale “anti-diossina” (l.r. n. 44/2008). Tale risultato non deriva da un campionamento effettuato in continuo, ma dalle tre campagne di misurazione annuali previste dalla legge della durata di 8 ore ciascuna e previo preavviso nei confronti dell'azienda[12]. La quantità di diossina prodotta dall'Ilva e accumulata nei decenni nell'ambiente ha reso non pascolabile il terreno attorno all'Ilva nelle aree incolte. Precisamente, un'ordinanza della regione Puglia vieta il pascolo entro un raggio di 20 km attorno l'area industriale che, quindi, diventa un serio ostacolo per la crescita delle aziende zootecniche e produttrici di latte e prodotti caseari, oltre che esserlo per tutte quelle aziende di mitilicoltura, se venisse dimostrato il legame delle emissioni industriali anche con la diossina e PCB rinvenute nelle cozze.

Perizia epidemiologica[13][modifica | modifica sorgente]

Per ciò che riguarda la perizia epidemiologica, i modelli epidemiologici adottati dai periti di parte nominati dalla Procura di Taranto hanno attribuito per tutte le cause di morte, nei sette anni considerati:

  • un totale di 11 550 morti, con una media di 1650 morti all'anno, soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie;
  • un totale di 26 999 ricoveri, con una media di 3 857 ricoveri all'anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari.

Di questi, considerando solo i quartieri Tamburi e Borgo, i più vicini alla zona industriale:

  • un totale di 637 morti, in media 91 morti all'anno, sono stati attribuiti ai superamenti dei limiti di PM10 di 20 microgrammi a metro cubo (valore consigliato OMS rispetto al limite di legge europeo di 40 microgrammi a metro cubo). Secondo il Ministero della Salute, il problema del PM10 a Taranto, seppur inferiore all'inquinamento di PM10 di molte città dell'Italia Settentrionale, è determinato dalla tipologia di inquinanti che quelle polveri sottili veicolano.[14]
  • un totale di 4 536 ricoveri, una media di 648 ricoveri all'anno per malattie cardiache e malattie respiratorie, sempre attribuibili ai suddetti superamenti.

Secondo i periti nominati dalla procura, la situazione sanitaria a Taranto appare molto critica.[15] Gran parte delle sostanze rilevate nella perizia sulle emissioni sono state poi considerate in quella epidemiologica come "di interesse sanitario". Gli inquinanti sono in concentrazioni più elevate nei quartieri in prossimità dell'impianto. Le stesse concentrazioni variano nel tempo e dipendono dalla direzione del vento.

Gli esiti sanitari per cui secondo taluni esiste una "forte evidenza scientifica" di un possibile danno che potrebbe essere attribuito alle emissioni del siderurgico sarebbero: mortalità per cause naturali, patologie cardiovascolari e respiratorie, queste ultime in particolare per i bambini, tumori maligni e leucemie.

Gli esiti sanitari per cui secondo taluni esiste una "evidenza scientifica suggestiva" di un possibile danno dovuto alle emissioni delle industrie presenti a Taranto inoltre sarebbero malattie neurologiche e renali, tumori maligni dello stomaco tra i lavoratori del complesso siderurgico.

La perizia epidemiologica si conclude con un'affermazione che sintetizza quella che, secondo le metodologie di rilevazione adottate, è la situazione dell'area ionica: "L'esposizione continuata agli inquinanti dell'atmosfera emessi dall'impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell'organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte".

Gli studi del Progetto Sentieri dell'Istituto superiore di sanità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mesotelioma.

Nell'autunno 2012 il ministero della Salute ha presentato due diversi studi nell'ambito del Progetto Sentieri dell'Istituto superiore di sanità. Il primo è uno studio che raffronta i dati di mortalità e delle principali malattie nei principali siti contaminati italiani (i cosiddetti Sin, Siti di interesse nazionale) nel periodo 1995-2002; il secondo studio affronta nel dettaglio il solo Sin di Taranto per il periodo successivo 2003-2009. I risultati epidemiologici successivi alla riduzione delle emissioni di diossina e agli interventi di ambientalizzazione attuati in seguito alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2011 e della successiva revisione della nuova Aia 2012 non sono ancora disponibili.

Il primo studio del Progetto Sentieri[16] non analizza tutti i Sin ma si limita ai 44 siti la cui area coincide con i confini dei Comuni considerati, in modo da rendere i dati epidemiologici comparabili con i dati Istat, che sono su base comunale. Taranto risulta fra i Sin con evidenze epidemiologiche, e conferma in particolare alcune patologie riconducibili ad attività inquinanti come l'uso di amianto nei cantieri dell'Arsenale della Marina militare, le emissioni della raffineria e del polo siderurgico Ilva. Nell'insieme, "un ambiente di vita insalubre".

Il secondo studio del Progetto Sentieri[17], osserva come il calo di mortalità in corso dal 1980 a Taranto sia sì coincidente al miglioramento delle condizioni di vita e di salute della media italiana, ma al tempo stesso sia meno accentuato rispetto alla media della Puglia, fra le regioni più salubri, e rileva dati preoccupanti per alcune patologie correlabili con le attività inquinanti nella città.

In particolare spiccano i tumori alla pleura, attribuibili soprattutto a decenni di uso dell'amianto per le coibentazioni navali nell'Arsenale della Marina, e le forme tumorali attribuibii alle emissioni dell'Ilva e del polo di raffinazione petrolifera. I casi di tumore alla pleura risultano in eccesso addirittura del 350% per i maschi e del 200% per le femmine.

Interventi sulla diossina[modifica | modifica sorgente]

Nel dicembre 2008, la Regione Puglia approva a maggioranza una legge regionale contro le diossine. La norma impone limiti alle emissioni industriali a partire da aprile 2009: l'Ilva, come le altre aziende, dovrà scendere a 0,4 nanogrammi per metrocubo entro il 2010[18]. Nel febbraio 2009, una modifica alla legge regionale ha però allungato i tempi per il primo taglio dei limiti di diossina a 2,5 nanogrammi per metrocubo, spostando dal primo aprile al 30 giugno l'entrata in vigore del limite stesso[19].

Nuova Aia, sequestro degli impianti, arresto dei dirigenti, avvio del risanamento[modifica | modifica sorgente]

Corrado Clini, nel marzo 2012, di fronte alle perizie inviate al ministro dalla Magistratura tarantina e con l'emanazione di nuove norme europee che entreranno in vigore nel 2016, riaprì con urgenza la procedura Aia (Autorizzazione ambientale integrata) per lo stabilimento, che era stata rilasciata nell'agosto 2011 dal precedente ministro, per adeguare ai nuovi dati l'autorizzazione a produrre, con l'obiettivo di risanare lo stabilimento[20].

Il 26 luglio 2012 venne firmato un Protocollo di intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto stipulato tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministro per la coesione territoriale, la regione Puglia, la provincia di Taranto, il comune di Taranto, il Commissario straordinario del porto di Taranto[21].

L'accordo condurrà all'emanazione di un decreto[22] che ha stanziato i fondi per il risanamento e il rilancio della città (escluso lo stabilimento).

Lo stesso giorno, in base ad un rapporto dei Carabinieri del NOE[23], il GIP di Taranto dispone il sequestro senza facoltà d'uso dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva. I sigilli sono previsti per i parchi minerali, le cokerie, l'area agglomerazione, l'area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi.[24] Nell'ordinanza il GIP conclude che "Chi gestiva e gestisce l'Ilva ha continuato nell'attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza".[25] Oltre il sequestro degli impianti, il GIP dispone gli arresti di Emilio Riva, presidente dell'Ilva Spa fino al maggio 2010, il figlio Nicola Riva, succedutogli nella carica e dimessosi pochi giorni prima dell'arresto, l'ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, il dirigente capo dell'area del reparto cokerie, Ivan Di Maggio, il responsabile dell'area agglomerato, Angelo Cavallo.

Il 30 luglio 2012 i carabinieri del NOE di Lecce notificano il provvedimento di sequestro.[26][27]

Il 7 agosto 2012 il tribunale del Riesame di Taranto conferma il provvedimento di sequestro senza facoltà d'uso degli impianti dell'area a caldo dell'Ilva predisposto dal GIP di Taranto Patrizia Todisco, sequestro vincolato alla messa a norma dell'impianto. Conferma inoltre gli arresti domiciliari per Emilio Riva, per suo figlio Nicola e per l'ex dirigente dello stabilimento Luigi Capogrosso. Il lavoro di revisione dell'autorizzazione Aia allo stabilimento ha avuto un primo risultato con la conclusione del gruppo di lavoro di preparazione dell'istruttoria, che il 28 settembre ha completato la prima fase. Il riesame dell’Aia ha disposto una drastica riduzione del carico di inquinanti rispetto all’Aia del 4 agosto 2011, con particolare riferimento alle emissioni di polveri e di benzopirene.

Clini ha detto in proposito che “sono state affrontate in modo trasparente e con competenza tutte le complesse questioni tecniche aperte, senza lasciare margini alle molte sollecitazioni per il rinvio e per i cosiddetti ulteriori approfondimenti: abbiamo già visto che i quasi cinque anni per l’Aia precedente, con 462 prescrizioni, hanno avuto un esito contraddittorio e opaco messo in evidenza dai pronunciamenti del Tar e dalla Procura della Repubblica di Taranto"[28].

Il 12 ottobre 2012 il ministro ha presentato alla stampa il risultato del lavoro istruttorio per la concessione dell'Autorizzazione, che prevede tra l'altro la riduzione della produzione siderurgica, la copertura dei "parchi minerali" per fermare la diffusione di polveri su alcuni rioni della città, la fermata degli impianti a maggiore impatto ambientale e l'ambientalizzazione degli altri[29].

Per sbloccare dai sequestri della magistratura gli impianti sottoposti a lavori di risanamento previsti dall'Aia e i prodotti già realizzati, il Governo ha emanato il 3 dicembre 2012 un decreto legge[30] convertito dal Parlamento nella legge 231 del 24 dicembre 2012 recante "disposizioni urgenti a tutela della salute e dell'ambiente".

La Procura di Taranto ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge; il 9 aprile 2013 la Consulta ha emesso la sentenza con cui è stata confermata la legittimità costituzionale della legge 231/2012.

I lavori Aia di ambientalizzazione e la riduzione delle emissioni dall'autunno 2012[modifica | modifica sorgente]

In seguito agli obblighi imposti all'Ilva Spa dall'Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata nel novembre 2012, l'azienda ha provveduto a fermare l'altoforno 1 e le batterie di cokefazione 5 e 6, mentre nel gennaio 2013 sono state avviate le procedure di fermata delle cokerie 3 e 4. Inoltre è cominciata la chiusura dei nastri trasportatori dall'ambiente esterno, in modo che con il vento non disperdano polveri nell'ambiente. L'azienda ha avviato gli incarichi per la progettazione della copertura dei parchi minerali, piazzali estesi per oltre 70 ettari su cui sono accumulate le materie prime come carbone e minerale ferroso; in attesa che l'edificio più vasto al mondo venga realizzato è stata potenziata la spruzzatura di acqua e fissanti sui depositi di materiali, in modo che il vento non ne dispera le polveri. Inoltre, nell'autunno-inverno 2012 in attuazione dell'Aia i cumuli di minerali sono stati drasticamente abbassati e sono stati arretrati di ulteriori 80 metri dalle zone abitate.

Gli interventi di ambientalizzazione avviati nei primi mesi sono riassunti in una comunicazione ufficiale del ministero dell'Ambiente[31]

Il 19 dicembre 2012 l'Arpa Puglia pubblica in un documento i nuovi risultati delle rilevazioni della qualità dell'aria a Taranto da cui emerge che Taranto risulta fra le città meno inquinate d'Italia per quanto riguarda la polveri sottili[32].

In particolare, viene rilevato il crollo dei valori di PM10 nelle due centraline del quartiere Tamburi in via Machiavelli e via Archimede a partire dal settembre 2012, che insieme ai valori riscontrati nelle altre centraline della città, consentono di affermare che nel periodo fino a dicembre 2012, Taranto sia stata tra le città con più bassi valori di PM10 in Italia. Questa diminuzione, sempre secondo l'Arpa Puglia, è coincisa anche con le attività dei custodi giudiziari, che avevano tra l'altro fatto ridurre le giacenza di polveri nei parchi minerali.[33]

Inoltre, viene rilevata "la conferma delle bassissime concentrazioni di diossine al camino dell’impianto di agglomerazione di ILVA, crollate da 8 ngTEQ/Nm3 nel febbraio 2008 a 0.1-0.2ngTEQ/Nm3 (ottobre 2012)".

Infine, le analisi osservano che "per la prima volta da quando l'Arpa Puglia misura il benzo(a)pirene nei filtri PM10 del quartiere Tamburi, la media mobile annuale è pari 0.85 ng/metrocubo, inferiore all’obiettivo di qualità di 1ng/m3".

Proseguono tuttavia le emissioni diffuse non controllate, in particolare il fenomeno dei fumi rossi denominato "slooping".[34]

Come da autorizzazione Aia, alla fine di gennaio del 2013 la società ha presentato al ministero dell'Ambiente il rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori di risanamento imposti dalle prescrizioni.

La relazione, 45 pagine, comunica che, in attesa della costruzione della copertura degli stoccaggi, come da disposizioni Aia erano state ridotte le giacenze medie dei parchi minerali ed era stata creata una fascia di rispetto di 80 metri dal confine dello stabilimento. Risultavano in corso i lavori di costruzione dei depositi per il coke, per la copertura dei nastri trasportatori. Erano stati spenti l’altoforno 1 e le batterie 3-4 e 5-6 delle cokerie. Tra le altre misure, la richiesta di permesso per coprire l’area di scarico paiole, la diminuzione delle emissioni della cokeria, erano stati ordinati i filtri a maniche per il trattamento dei fumi in uscita dai camini dell’impianto di raffreddamento dell’agglomerato, era in realizzazione la rete di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria[35], mentre era stata completata da parte della società di ingegneria Paul Wurth la progettazione per la copertura dei parchi minerali[36].

Il 25 gennaio 2013 gli ispettori dell'Ispra stilano il primo rapporto dettagliato sullo stato di attuazione delle prescrizioni imposte dal ministero dell'Ambiente all'Ilva[37].

Il 21 marzo 2013 l'Arpa Puglia pubblica uno studio in cui si rileva, a partire dall'autunno 2012, una riduzione degli inquinanti nell'aria di Taranto, e in particolar modo nel quartiere dei Tamburi. Tale decremento è da mettere in relazione alle significative variazioni nelle modalità di esercizio introdotte in seguito all'attività della Magistratura e l'attivazione del piano di risanamento dell'aria promulgato dalla Regione Puglia[38].

Nel mese di maggio 2013, gli ispettori dell'Ispra rilevano il persistere di violazioni ed inadempienze su diverse prescrizioni previste dall'AIA. Lo stabilimento viene commissariato dal governo Letta per decreto ed affidato a Enrico Bondi. Le informazioni di dettaglio sugli esiti dei controlli ISPRA e sulle conseguenti diffide adottate dal Ministero dell'ambiente sono liberamente consultabili sul sito istituzionale del Ministero[39].

Il referendum cittadino del 14 aprile 2013[modifica | modifica sorgente]

Domenica 14 aprile 2013 si è svolto un referendum consultivo tra la popolazione tarantina. Dei 173mila elettori hanno votato 33.838 tarantini (19,55%); il mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto al voto ha reso non valido il risultato dei due quesiti: "Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’acciaieria Ilva?” (sì 81,29%, no 17,25%); “Volete voi cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?” (sì 92,62%, no 5,30%).

Il decreto di commissariamento[modifica | modifica sorgente]

Il 4 giugno 2013 il Governo approva un decreto[40] con il quale viene stabilito il commissariamento della società. Commissario è l'amministratore delegato della società, il manager Enrico Bondi, subcommissario è l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, . Il 27 giugno 2013 il commissario Bondi invia alla Regione Puglia, all'Arpa Puglia e alle istituzioni locali uno studio commissionato dall'Ilva condotto da noti epidemiologi secondo cui la mortalità a Taranto sarebbe in calo da decenni, e che il divario esistente rispetto alla mortalità media della Puglia (regione più salubre rispetto alla media italiana) sarebbe dovuta a fattori socioeconomici o al maggiore utilizzo di tabacco per il solo fatto di essere città portuale[41].

La procedura di messa in mora della commissione UE[modifica | modifica sorgente]

Giovedì 26 settembre 2013 la Commissione Europea ha avviato una procedura di messa in mora nei confronti dell'Italia, concedendo due mesi per rispondere prima del deferimento alla Corte di Giustizia, con l'ipotesi che il Governo italiano non abbia garantito il rispetto delle direttive UE da parte dell'Ilva di Taranto, con gravi conseguenze per salute e ambiente, e in particolare per "mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell'acciaio". Il commissario all’Ambiente Janez Potočnik avrebbe in proposito dichiarato che le autorità italiane "hanno avuto molto tempo per garantire che le disposizioni ambientali fossero rispettate, questo è un chiaro esempio del fallimento nell’adottare misure adeguate per proteggere salute umana e ambiente"[42]. La procedura di messa in mora nasce da un dossier di denuncia presentato a Bruxelles dalle associazioni Peacelink e Fondo Antidiossina.

La chiusura dell'indagine preliminare[modifica | modifica sorgente]

Il 30 ottobre 2013 sono stati notificati avvisi di chiusura dell'indagine preliminare a 53 persone fra cui Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia; gli imprenditori Emilio, Fabio e Nicola Riva; il commissario dell'Ilva Enrico Bondi; l'assessore regionale Lorenzo Nicastro; il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno; il direttore dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato; il deputato Sel Nicola Fratoianni; dirigenti e funzionari del gruppo Ilva e della Regione Puglia.

Unità produttive in Italia[modifica | modifica sorgente]

Unità produttiva di Taranto[modifica | modifica sorgente]

L'unità produttiva a ciclo integrale di Taranto dispone dei seguenti impianti:

  • 12 batterie di forni per coke (10 in funzione)
  • 5 altiforni (4 in funzione)
  • 2 impianti di agglomerazione minerale (1 in funzione linee D ed E)
  • 2 acciaierie LD:
    • 1 LD con 3 convertitori da 330 t
    • 1 LD con 3 convertitori da 350 t.
  • 5 colate continue a due linee per bramme
  • 2 treni di laminazione a caldo per nastri
  • 2 decapaggi ad acido cloridrico
  • 1 decatreno (decapaggio di acido cloridrico + treno di laminazione a freddo)
  • 1 Impianto di Rigenerazione di acido cloridrico con Tre forni ad arrostimento
  • 1 linea di elettrozincatura
  • 2 linee di zincatura a caldo
  • 1 impianto di ricottura statica con 54 forni e 125 basi
  • 1 treno tandem Temper
  • 1 treno lamiere quarto a due gabbie
  • 1 tubificio a saldatura longitudinale ERW
  • 2 tubifici a saldatura longitudinale SAW
  • 1 tubificio a saldatura elicoidale SAW da nastri / lamiere (dismesso)
  • 4 impianti per rivestimento interno ed esterno di tubi in polietilene, resine epossidiche, FBE
  • linee di finitura e taglio

Unità produttiva di Genova[modifica | modifica sorgente]

L'unità produttiva di Genova dispone dei seguenti impianti:

  • 1 Linea di decapaggio ad acido cloridrico
  • 1 Decatreno (decapaggio ad acido cloridrico + treno di laminazione a freddo in linea)
  • 1 Treno di laminazione a freddo
  • 1 Linee di ricottura continua
  • 1 Treno temper
  • 2 Linee di stagnatura / cromatura elettrolitica
  • 3 Linee di zincatura a caldo
  • 1 Linea di rifilatura coils
  • Linee di finitura e taglio decapati e stagnati

Unità produttiva di Novi Ligure[modifica | modifica sorgente]

Lo stabilimento ILVA di Novi Ligure

L'unità produttiva di Novi Ligure dispone dei seguenti impianti:

  • 1 Decatreno (decapaggio cloridrico + treno di laminazione a freddo in linea)
  • 1 Linea di ricottura continua
  • 1 linea di ricottura statica a idrogeno; 24 basi 12 forni
  • 1 Linea di zincatura a caldo
  • 1 Linea di zincatura a caldo / alluminiatura
  • 1 Linea di elettrozincatura
  • Linee di finitura e taglio:

Dal 1933 l'ILVA entrò in società con la Provincia di Alessandria costituendo la Società Ferroviaria Val d'Orba (FVO), per l'esercizio della ferrovia Frugarolo - Basaluzzo che rappresentava un'infrastruttura strategica per il trasporto delle merci a servizio dello stabilimento. L'impianto fu soppresso nel 1948.

Unità produttiva di Racconigi[modifica | modifica sorgente]

L'unità produttiva di Racconigi dispone dei seguenti impianti:

  • 7 Linee per tubi profilati cavi saldati longitudinalmente
  • 3 linee di taglio

Unità produttiva di Marghera[modifica | modifica sorgente]

L'unità produttiva di Marghera, disponeva dei seguenti impianti:

  • 1 Linee di elettrozincatura
  • 1 Linea di preverniciatura
  • Linee di finitura e taglio

Il sito è un polo logistico per lo scarico e carico di materiale siderurgico proveniente dallo Stabilimento di Taranto via mare.

Unità produttiva di Patrica[modifica | modifica sorgente]

L'unità produttiva di Patrica dispone dei seguenti impianti:

  • 1 Linea di zincatura a caldo / alluminiatura
  • 2 Linee di finitura e taglio

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Alla storica ILVA di inizio Novecento è stata intitolata a Genova una via del quartiere di Carignano, la stessa in cui si trovavano gli uffici poi spostati nella vicina via Corsica.
  • Nel centro direzionale di Carignano ha lavorato, a inizio anni settanta, l'attore e scrittore Paolo Villaggio. Fu quasi certamente in quella circostanza che Villaggio, impiegato nella collegata Cosider (anch'essa del gruppo Finsider), maturò l'ispirazione per i suoi personaggi letterari (e cinematografici) di maggiore successo: il ragionier Ugo Fantozzi e l'impiegato semplice Giandomenico Fracchia.
  • Il poeta e scrittore tarantino Pasquale Pinto (1940-2004) è stato operaio all'Italsider.
  • Il rugbista Marco Bollesan fu operaio all'Italsider di Genova; quando cambiò squadra, questa ottenne per lui il trasferimento a Bagnoli.
Veduta dal Parco Virgiliano di quanto resta dell'impianto di Bagnoli
  • Operaio dell'Italsider di Cornigliano era pure il sindacalista Guido Rossa (1934-1979), ucciso dalle Brigate Rosse.
  • Primi fuochi di guerriglia è il nome della formazione armata di estrema sinistra cui sono stati attribuite azioni di disturbo allo stabilimento di Taranto durante gli anni settanta.
  • Ciudad Guayana è la città del Venezuela creata in funzione del suo centro siderurgico, realizzato sull'esempio di quella che fu l'Italsider negli anni 1960.
  • La Fondazione Ansaldo conserva, oltre a quello di altre realtà aziendali, il cospicuo patrimonio archivistico inerente all'Italsider.
  • Il critico e scrittore Carlo Vita (1925-) è stato capo ufficio stampa dell'Italsider, di cui ha diretto la rivista aziendale dal 1960 al 1965.
  • L'area dismessa di Bagnoli è entrata a far parte del progetto metropolitano della Ferrovia Cumana di Napoli[senza fonte].
  • La fabbrica illuminata (1964), è il titolo di un brano musicale composto da Luigi Nono. Strutturato per soprano e nastro magnetico, è un brano di denuncia delle pessime condizioni di lavoro degli operai nelle fabbriche durante gli anni sessanta. L'autore si recò personalmente nello stabilimento per incidere su nastro magnetico i rumori delle macchine in lavorazione.
  • Per l'edificazione dello stabilimento "Oscar Sinigaglia" di Cornigliano e del vicino aeroporto di Sestri Ponente si dovette abbattere il 14 aprile 1951 lo storico Castello Raggio.
  • Campagne pubblicitarie dell'italsider sono state curate dal grafico e pubblicitario genovese Marco Biassoni.
  • Il regista e documentarista Virgilio Tosi ha realizzato, in due riprese, una serie di mediometraggi sull'azienda: La professione di capo (1963, cinque mediometraggi), e Operazione Qualità (1966, tre mediometraggi).
  • L'impianto di Taranto fu inaugurato il 10 aprile 1965 dall'allora presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat.
  • Determinante fu, negli anni 1970, l'apporto economico-finanziario, nonché gestionale, dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale. Attraverso la controllata Finsider gestiva il comparto siderurgico, un comparto in grado di garantire al paese una produzione di acciaio pari a due terzi di quella nazionale.
Castello Raggio (Cornigliano), ai primi del Novecento
  • Inchieste documentaristico-giornalistiche sull'Italsider sono state condotte, fra gli altri, dalla regista Cecilia Mangini e dallo scrittore Egisto Corradi.
  • Il drammaturgo e regista Antonio Magliulo è stato premiato nel 2000 dal Circolo Italsider di Napoli per il contributo dato alla diffusione della cultura e dell’arte teatrale napoletana.
  • Pietro Porcinai (1910-1986), uno dei maggiori paesaggisti italiani, si è occupato fra il 1972 ed il 1973 delle opere di ristrutturazione del IV Centro siderurgico di Taranto (vedi: Economia di Taranto e Sviluppo morfologico di Taranto).
  • L'ex Italsider di Napoli appare in numerose scene del film Mi manda Picone.
  • L'ex Italsider di Bagnoli è al centro del romanzo La dismissione, dello scrittore napoletano Ermanno Rea, a cui è liberamente ispirato il film La stella che non c'è di Gianni Amelio, con Sergio Castellitto.
  • L'ILVA è citata nella canzone Vieni a ballare in Puglia di Caparezza.
  • Lo stabilimento di Taranto è dotato di un efficiente Corpo di Vigili del Fuoco aziendali, che in numerose occasioni prestano soccorso anche all'esterno dello stabilimento, fronteggiando gravi disastri e salvando vite umane. In particolare, si ricorda l'incendio dello stabilimento Lubritalia di Palagiano (TA) nel 2009: per controllare il vasto rogo di olio combustibile, fu necessario l'intervento dei VV.F. aziendali dell'acciaieria ILVA e della raffineria ENI, accorsi con speciali automezzi e grandi quantità di schiumogeno.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fondazioneansaldo.it.
  2. ^ Storiaindustria.it
  3. ^ Oscar Sinigaglia fu un industriale del settore dell'acciaio ad inizio del XX secolo; vicino alle posizioni del nascente fascismo, fu uno dei sostenitori di Gabriele d'Annunzio nell'impresa di Fiume.
  4. ^ Professione nullafacente: pagati per non lavorare
  5. ^ Gennaro V., Casella C., Garrone E., Orengo M.A., Puppo A., Stagnaro E., Viarengo P., Vercelli M. "Incidenza dei tumori maligni in un quartiere di [Genova] sede di un impianto siderurgico (1986-1998)", Rapporti ISTISAN 2006;06(19):158-167 - ISSN 1123-3117
  6. ^ a b c Quaderni di Storia Economica, Banca d'Italia. URL consultato il 17 agosto 2012.
  7. ^ Taranto, conclusa udienza incidente probatorio inchiesta su Ilva. Cittadini manifestano a sostegno giustizia in Adnkronos, 17 febbraio 2012. URL consultato il 30 luglio 2012.
  8. ^ Conclusioni perizia chimica
  9. ^ Emissioni ILVA
  10. ^ La Puglia dei veleni - L'Espresso (30 marzo 2007).
  11. ^ Registri INES, E-PRTR e diossine: una storia italiana - ABC Finanze
  12. ^ Monitoraggio ARPA
  13. ^ Conclusioni perizia epidemiologica
  14. ^ IL RISCHIO SANITARIO RELATIVO ALLA QUALITÀ DELL’ARIA NEL SITO DI TARANTO
  15. ^ "A Taranto è ormai emergenza sanitaria"
  16. ^ Lo studio epidemiologico del Progetto Sentieri dell'Istituto superiore di sanità su 44 Siti di interesse nazionale
  17. ^ Il "focus" dedicato a Taranto dello studio epidemiologico Sentieri dell'Istituto superiore di sanità
  18. ^ Regione, sì alla legge antidiossina: "Così Taranto sarà meno inquinata" in La Repubblica, 17 dicembre 2008. URL consultato il 07-05-2009.
  19. ^ Diossina: Accordo Ilva Taranto, tutela ambiente e lavoro in ANSA, 19 febbraio 2009. URL consultato il 07-05-2009.
  20. ^ Ilva. Clini annuncia tempi rapidi per l’Aia e l’impegno ad interventi selezionati e progressivi
  21. ^ Il testo del protocollo d'intesa del 26 luglio 2012 per la riqualificazione della città di Taranto
  22. ^ Il testo del decreto "Salva Taranto" per il risanamento delle aree urbane
  23. ^ Rapporto Carabinieri NOE
  24. ^ Nazareno Dinoi, Ilva, scattano sequestro e arresti 8mila operai occupano le vie di Taranto in Corriere della Sera, 26 luglio 2012. URL consultato il 30 luglio 2012.
  25. ^ Il gip: "Ilva mossa da logica del profitto sequestro per tutelare la vita umana" in La Repubblica, 27 luglio 2012. URL consultato il 31 luglio 2012.
  26. ^ Nazareno Dinoi, Ilva, sigilli «virtuali» agli impianti Napolitano: «Garantire continuità» in Corriere della Sera, 30 luglio 2012. URL consultato il 30 luglio 2012.
  27. ^ Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto "Provvedimento di sequestro degli impianti" (PDF)
  28. ^ Notizia Adn Kronos: "Ilva, Clini: "Con la nuova Aia prevista una drastica riduzione degli inquinanti"
  29. ^ Notizia Ansa del 12 ottobre 2012: Entro metà 2014 stop ad altoforno 5, entro due mesi dal provvedimento di Aia la società deve presentare il progetto di copertura dei parchi
  30. ^ Il testo del decreto per sbloccare dai sequesti gli impianti sottoposti a lavori Aia
  31. ^ I primi interventi già avviati per il risanamento dell'Ilva di Taranto
  32. ^ Documento Arpa Puglia che certifica il calo drastico degli inquinanti
  33. ^ Pm10 a livelli impressionanti ma da agosto la situazione è migliorata
  34. ^ Fumi rossi dall'Ilva il 30/12/2012
  35. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno del 30 gennaio 2013: "Ilva: completato il 65% delle prescrizioni Aia"
  36. ^ Il Sole 24Ore del 31 gennaio 2013: "Pronto il progetto per coprire i parchi"
  37. ^ Il rapporto Ispra del 25 gennaio 2013 sullo stato di attuazione degli interventi di ambientalizzazione imposti all'Ilva
  38. ^ Lo studio Arpa Puglia "Inquinanti quartiere Tamburi di Taranto - Relazione tecnica di ARPA Puglia" del 21 marzo 2013
  39. ^ Ilva di taranto - Elenco documenti relativi alle attività di controllo
  40. ^ Il testo della bozza di decreto
  41. ^ Lo studio di Paolo Moffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretto
  42. ^ Ansa 26 settembre 2013: "Ilva: Potocnik,esempio fallimento in adozione misure"

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