Marghera

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Marghera
frazione
La chiesa di Sant'Antonio, principale edificio religioso di Marghera.
La chiesa di Sant'Antonio, principale edificio religioso di Marghera.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Venezia-Stemma.png Venezia
Comune Venezia-Stemma.png Venezia
Territorio
Coordinate 45°28′33″N 12°13′29″E / 45.475833°N 12.224722°E45.475833; 12.224722 (Marghera)Coordinate: 45°28′33″N 12°13′29″E / 45.475833°N 12.224722°E45.475833; 12.224722 (Marghera)
Abitanti 28 622[1] (08-08-2009)
Altre informazioni
Cod. postale 30175
Prefisso 041
Fuso orario UTC+1
Circoscrizione Municipalità di Marghera
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Marghera

Marghera[2] è una località[3] del comune di Venezia.

Situata sulla terraferma, rappresenta l'appendice meridionale della conurbazione di Mestre.

L'attuale municipalità di Marghera, istituita nel 2005, è costituita dall'ex quartiere 13 Marghera-Catene (a sua volta formato, fino al 1997, dai quartieri 17 Marghera-Catene e 18 Malcontenta[4]).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Marghera nel 1779: si notano la fossa Gradeniga (attuale canal Salso) e la Palada, uno sbarramento che costringeva i natanti a passare per una dogana.
L'area industriale e il porto di Marghera

Prima della costruzione del Porto e del quartiere residenziale, la località era una zona perlopiù paludosa conosciuta come i Bottenighi. Le uniche sue strade erano via Catene che proseguiva da via del Parroco a Chirignago, e via Bottenigo che da via Catene si perdeva nella barena. Dove oggi si trova via Fratelli Bandiera vi era invece un grande canale di scolo (di cui l'attuale strada era l'argine) che giungeva alla Malcontenta; faceva parte del complesso idraulico costituito dal grande argine de intestadura, realizzato nel Trecento, che raccoglieva le acque della Brenta Vecchia e degli altri corsi d'acqua a sud del Canal Salso per deviarle lontano da Venezia, attraverso la foce del Brenta Resta d'Aio (presso Fusina).

Il toponimo "Marghera" si riferiva invece ad una piccola borgata posta sulle sponde del Canal Salso, nell'odierna località San Giuliano di Mestre. Era composta da alcune case, una chiesa e alcuni magazzini destinati a fungere da sosta doganale lungo il suddetto canale per le merci dirette da e per Venezia. Nel 1805 l'impero asburgico decise di edificare un grande complesso difensivo nel luogo dove c'era il villaggio, radendolo al suolo e mantenendone il nome. Il Forte Marghera, tutt'oggi esistente, fu negli anni 1920 fonte di ispirazione per la scelta del quartiere residenziale con annessa zona industriale.

La fondazione di Marghera[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del Novecento Venezia si dimostrava incapace di diventare una città industriale e portuale in grado di concorrere con gli altri centri del Mediterraneo soprattutto per la mancanza di un luogo adatto a questo scopo. Al contempo si poneva un problema demografico, in quanto il centro storico non disponeva di ulteriori spazi edificabili e la gran parte degli abitanti era stipata in case sovraffollate e in condizioni igieniche carenti[5].

Il 1º febbraio 1917 si costituì un Sindacato di studi per imprese elettrometallurgiche e navali nel porto di Venezia che incaricò l'ingegnere Enrico Coen Cagli di un progetto da realizzarsi nell'area di Bottenigo, una località rurale e barenicola posta ai margini nordoccidentali della laguna e allora ricadente nel comune di Mestre. Coen Cagli diede una risposta "triplice" che prevedeva la realizzazione di un porto commerciale (350 ha, cui si aggiungeva un piccolo porto dei petroli di 30 ha), un'area industriale (700 ha) e un quartiere residenziale (225 ha). Il 15 maggio dello stesso anno il progetto fu approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici con il coinvolgimento del comune di Venezia[5].

Il 12 giugno il Sindacato istituì la società anonima Porto industriale di Venezia e con a capo il presidente della SADE Giuseppe Volpi. Il 23 luglio il presidente del Consiglio Paolo Boselli, il sindaco di Venezia Filippo Grimani e lo stesso Volpi firmarono una convenzione per la costruzione del porto e del quartiere residenziale, approvata e resa esecutiva il 26 luglio. Nel documento si disponeva, tra l'altro, l'esproprio di Bottenigo in favore del comune di Venezia, nonché della zona orientale della Malcontenta, allora frazione di Mira[5]. Questa decisione provocò non pochi attriti con l'amministrazione mestrina che aveva chiesto invano di partecipare all'operazione attraverso l'istituzione di un consorzio intercomunale, e a nulla valsero le dimissioni del sindaco Carlo Allegri il quale non era nemmeno stato interpellato. Quello che alcuni videro come un asservimento della Terraferma a Venezia culminò nel 1926, quando un decreto di Mussolini (R.D. 15/07/1926 n. 1317, G.U. 09/08/1926 n. 183) soppresse l'autonomia amministrativa dei comuni di Mestre, Zelarino, Favaro Veneto e Chirignago[6].

La realizzazione del quartiere residenziale fu affidata all'ingegner Pietro Emilio Emmer, il quale nel 1919 produsse un piano regolatore ispirato al modello della città giardino elaborato da Ebenezer Howard, ovvero una realtà che cercava di sintetizzare lavoro e ambiente naturale[7].

I lavori alla zona industriale cominciarono già nel 1919, mentre il 10 maggio 1921, presente il ministro Giulio Alessio, fu inaugurato il cantiere del quartiere residenziale[5].

La città giardino[modifica | modifica sorgente]

La città giardino fu pensata allo scopo di creare un quartiere residenziale vicino al nuovo polo industriale di Marghera. Come già accennato, il piano regolatore venne affidato a Pietro Emilio Emmer che si ispirò all'inglese Ebenezer Howard e al suo modello di città giardino. In base al progetto, si sarebbero dovute costruire case salubri e accoglienti per ospitare i veneziani che sarebbero andati a lavorare nelle fabbriche, ovviando anche ai problemi di sovrappopolazione che angustiavano il centro storico.

Emmer concepì una centro caratterizzato da ampi spazi e molto verde. Era stato progettato un grande viale alberato largo 80 metri e lungo 700 da cui si sarebbero diramate laterali larghe 26 metri con aiuole che dividevano la strada dal marciapiede. I giardini privati dovevano essere almeno quattro volte più estesi dell'edificio annesso; inoltre, ogni edificio non poteva distare meno di 15 metri dagli edifici vicini e non poteva superare i tre piani. Nel centro del quartiere dovevano sorgere tutte le strutture che ospitavano i servizi pubblici come scuole, uffici comunali, teatri, ospedali, biblioteche e mercati, in modo da favorire l'aggregazione di una comunità solida.

I lavori incontrarono sin dall'inizio gravi rallentamenti, con l'esproprio delle case e delle terre dei residenti della zona e la conseguente chiusura delle attività contadine e di pascolo. Nel 1925, a quattro anni dall'apertura del cantiere, resistevano ancora numerosi edifici rurali da abbattere tra le case di nuova erezione (realizzate anche con il materiale di recupero delle vecchie costruzioni).

Il progetto andò in fumo quando il comune di Venezia smise di finanziare il progetto a causa della scarsità di fondi. Le fabbriche, contrariamente al previsto, finirono per assumere soprattutto personale residente nelle zone limitrofe, facendo saltare la connessione tra la zona industriale e il quartiere residenziale. A questo punto le norme previste dal progetto verranno via via abbandonate.

Gli anni recenti[modifica | modifica sorgente]

Raggiunse la massima espansione negli anni sessanta, sia dal punto di vista delle attività produttive che da quello demografico, attirando numerosi abitanti dal centro storico e dai comuni vicini.

Durante la seconda guerra mondiale il porto diventò un obiettivo sensibile per gli Alleati che lo bombardarono a più riprese, bloccandone le attività e coinvolgendo purtroppo anche gli abitati contigui. A guerra finita al posto delle industrie restavano solo macerie, tuttavia la produzione riprese e a partire dagli anni cinquanta Porto Marghera cominciò ad essere uno dei poli industriali più conosciuti del Paese. Una delle prime produzioni fu il ciclo dell'azoto, precursore della produzione di fertilizzanti, dapprima per l'Agrimont, poi per Enichem Agricoltura.

Lo sviluppo di Marghera comportò la nascita o lo sviluppo di altri centri abitati vicini, come Catene, sviluppatasi negli anni cinquanta intorno alla parrocchia di Santa Maria della Salute.

Porto Marghera visto dalla Laguna

In questi ultimi anni Marghera si sta trasformando, sia nella zona industriale che nel quartiere urbano. La zona industriale sta guardando al futuro in un'ottica di uno sviluppo sostenibile che rispetti l'ambiente e che al tempo stesso salvaguardi l'occupazione; in questa ottica è stato creato il VEGA Science Technology Park, un parco scientifico-tecnologico che ospiterà molte nuove aziende[8]. Il quartiere urbano si sta anch'esso evolvendo da periferia dormitorio di Venezia e Mestre in una realtà con una fisionomia propria, cercando di rispettare l'idea originaria che voleva fare di Marghera una "città giardino".

A partire dal 1998, con il finanziamento della regione Veneto è nato il progetto SIMAGE per il monitoraggio della qualità dell'aria dell'area industriale di Marghera e la gestione delle emergenze di contaminazione chimica a seguito di incidenti industriali.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Secondo una definizione poetica e popolare, il toponimo deriverebbe dal veneziano mar ghe gera ossia "mare c'era", espressione con cui si cominciò ad indicare la zona dove si sarebbe costruito il porto, un tempo paludosa. Questo tuttavia contrasta con un fattore noto: come già detto, "Marghera" è infatti ben più precedente e indicava in origine un piccolo borgo situato presso San Giuliano, sulle rive del Canal Salso. In seguito il toponimo si estese anche all'area della Marghera attuale, un tempo nota come Bottenighi.

Un'interpretazione di Wladimiro Dorigo ipotizza che il nome deriverebbe dal latino Maceria "muro a secco", alludendo al pietrame usato dai romani per delimitare le proprietà[9].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Parrocchiale-convento di S. Antonio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1925 il vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin (la terraferma veneziana appartenne alla sua diocesi sino al 1927) pregò i frati minori della provincia veneta di occuparsi della cura religiosa del nascente quartiere, in quanto troppo distante dal duomo di Mestre. Solo verso la fine del 1926 i frati di San Michele in Isola cominciarono ad officiare presso un'aula delle scuole "Filippo Grimani". Nel 1929 venne istituita la casa religiosa e nel 1946 la parrocchia.

Per quanto riguarda l'erezione della chiesa (che in base al progetto originario della città giardino doveva essere una chiesa-ossario), i lavori procedettero con molta difficoltà: iniziata nel 1935, nel 1939 veniva benedetta la cripta; le opere rimanenti furono portate a termine grazie a una donazione del conte Giuseppe Volpi[10].

Parrocchiale di Gesù Lavoratore[modifica | modifica sorgente]

L'idea di costruire questa chiesa era stata concepita già negli anni trenta, tuttavia l'effettiva realizzazione fu rimandata al dopoguerra per ragioni economiche.

Progettata da Angelo Scattolin, è un grande edificio con pianta a croce greca e in mattoni a vista. Fu benedetta il 1º maggio 1954 dal patriarca di Venezia Angelo Roncalli, divenendo così la prima chiesa italiana intitolata a Gesù Lavoratore.

La gestione della parrocchia è affidata a una piccola comunità salesiana[11][12].

Le pareti sud dell'edificio sono state adibite a palestra di roccia da un'associazione di free climber[13].

Demografia e centri abitati[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere oggi conta 17.522 abitanti (28.622 se si considera l'intera municipalità), ed è attorniato da diversi sobborghi[14], tra i quali Catene (6.419 ab.), Villabona (1.147), Ca' Emiliani (323 ab.), Ca' Sabbioni (586 ab.), Ca' Brentelle (459 ab.) e la Malcontenta (899 ab.)[15], località che si estende anche nel comune di Mira dove sorge la nota villa palladiana.

Parrocchie[modifica | modifica sorgente]

Marghera, che è sede di un vicariato del patriarcato di Venezia, conta le seguenti parrocchie:

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Mentre l'area residenziale è servita della stazione di Mestre (che in effetti è interposta tra l'estremità sud di Mestre e l'estremità nord di Marghera). Parte del porto e della zona industriale sono raggiungibili tramite la stazione di Venezia Porto Marghera, fermata ferroviaria interposta tra la precedente e Venezia S. Lucia.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Il trasporto pubblico urbano a Marghera è gestito da ACTV. La Municipalità è servita da una serie di linee urbane che garantiscono un collegamento con Venezia - piazzale Roma e con le altre zone della conurbazione mestrina; la linea notturna (N2) permette un collegamento con Venezia - piazzale Roma ed è in coincidenza con il servizio notturno di navigazione.

Una delle due linee della tranvia di Mestre (tecnologia Translohr), ancora in fase di realizzazione, attraverserà anche Marghera concludendo la sua corsa presso il centro commerciale Panorama.

In passato Marghera era servita da alcune linee filoviarie.

Marghera e la musica[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla sentenza di assoluzione di tutti gli imputati relativamente alle morti, dovute all'esposizione di prodotti tossici, degli operai del petrolchimico di Marghera, le band ska italiane Banda Bassotti e Talco hanno composto due canzoni sul tema: Marghera 2 novembre nell'album L'altra faccia dell'impero (2002), e Tutti assolti nell'omonimo album (2005).

Nel 1966 si formò a Marghera la band Le Orme, molto famosa nel genere di rock progressivo italiano sia durante gli anni di attività che nei nostri giorni.

Marghera, inoltre, è la "patria" di una band molto nota negli anni novanta per il suo suono di pura matrice reggae ma interpretato in dialetto veneziano, ovvero i Pitura Freska. Il gruppo, capitanato da Gaetano Scardicchio, in arte Sir Oliver Skardy, e da Francesco Casucci, in arte Ciuke (che poi abbandonerà il gruppo a causa di una lunga malattia), e con le maestranze musicali di Marco Furio Forieri, Francesco Duse, Valerio Silvestri e Cristiano Verardo, hanno fatto di una realtà locale come Venezia, Marghera e dintorni, una voce da divulgare a livello nazionale ponendo, con la cantata in veneziano, problematiche e realtà suburbane dimenticate dalla grande politica e dalla realtà amministrativa locale; tanto che la band ha dedicato un celebre brano reggae a Marghera, contenuto nell'album Na bruta banda.

Emilio De Sanzuane (1920-2012) è stato un poeta-paroliere ed editore, autore di molte canzoni in dialetto veneziano: Vecchia Venezia, Ciaro de luna, Pergolo sul rio, Do' basi de fogo. Notevole e prolifica è stata la collaborazione con il pianista e compositore Italo Salizzato, vanno ricordate le canzoni dedicate alla loro amatissima città: Invito a Venezia, Basime,strenzime, Te ciapo per man (I Take you by the hand), Cara venezia mia, Aurevoir a Venise, Venezia fiorita, Al ponte de le tette, Care gondole, Polenta e pesce a gogò, Una coperta ricamata, Romatica Venezia e tante altre.

Nei mesi di giugno, luglio e agosto aveva luogo, fino al 2012, il Marghera Estate Village, una rassegna all'aperto di concerti e manifestazioni serali, in seguito trasferita a Mestre presso il parco San Giuliano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (intera municipalità)
  2. ^ Analogamente a Mestre, alcuni atlanti geografici (come quelli redatti dalla De Agostini) indicano il centro come "Venezia-Marghera" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Venezia. Di fatto, però, la denominazione più usata - e comunque ufficiale - è semplicemente "Marghera".
  3. ^ Sebbene molto spesso Marghera venga definita "frazione", ufficialmente il comune di Venezia non riconosce alcun centro abitato con questo titolo; in effetti, lo stesso statuto comunale parla solo di municipalità.
  4. ^ Città di Venezia - Ecografico e Territorio - Suddivisioni amministrative
  5. ^ a b c d Tommaso Tagliabue, Il comune di Venezia e il piano di Marghera in Il quartiere urbano di Marghera, Università Iuav di Venezia. URL consultato il 16 marzo 2012.
  6. ^ Giovanni Distefano, Giannantonio Paladini, Storia di Venezia, 3 - Dalla Monarchia alla Repubblica, Supernova, 1997, p. 231.
  7. ^ Giovanni Distefano, Giannantonio Paladini, Storia di Venezia, 3 - Dalla Monarchia alla Repubblica, Supernova, 1997, p. 95.
  8. ^ VEGA - Parco Scientifico Tecnologico di Venezia
  9. ^ Wladimiro Dorigo - Venezia origini - Electa - Milano 1983
  10. ^ Storia, Parrocchia di Sant'Antonio - Marghera. URL consultato il 5 maggio 2014.
  11. ^ Storia della parrocchia, Parrocchia di Gesù Lavoratore, Marghera. URL consultato il 15 marzo 2012.
  12. ^ La Chiesa, Parrocchia di Gesù Lavoratore, Marghera. URL consultato il 15 marzo 2012.
  13. ^ Sgrafa Masegni, Parrocchia di Gesù Lavoratore, Marghera. URL consultato il 15 maggio 2013.
  14. ^ http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/D.3d6e6ec4aff701948b57/P/BLOB%3AID%3D8719
  15. ^ Fonte: Comune di Venezia - aggiornamento popolazione al 08 agosto 2009 [1].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marghera il quartiere urbano S. Barizza, G. Facca e C. Cogo, Alcione editore, Venezia.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]