Paolo Villaggio

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« Il comico non diventa mai adulto, resta sempre un bambino. »
(Paolo Villaggio[1])
Paolo Villaggio

Paolo Villaggio (Genova, 30 dicembre 1932) è un attore, comico, scrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo italiano.

Interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati ad una comicità paradossale e grottesca, come il professor Kranz e il timidissimo Giandomenico Fracchia, è noto soprattutto per la creazione letteraria e la seguente trasposizione cinematografica (in dieci pellicole) del ragionier Ugo Fantozzi. All'attività comica fa eco quella di scrittore, iniziata proprio con un libro su Fantozzi, al quale seguiranno altri otto sul ragioniere, e altri libri di carattere satirico. Ha recitato in parti più drammatiche, partecipando a film di registi come Federico Fellini, Marco Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli[2]. Nel 1992, in occasione della 49ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, riceve il Leone d'oro alla carriera[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e il periodo giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Il liceo classico "Andrea Doria" di Genova, frequentato negli anni giovanili da Paolo Villaggio

Nasce a Genova il 30 dicembre del 1932, fratello gemello di Piero Villaggio (1932 - 2014) , futuro docente alla Scuola normale superiore di Pisa. Il padre Ettore (19051992) è un ingegnere edile palermitano[3], mentre la madre Maria (19051998), di origini veneziane, è un'insegnante di lingua tedesca[2]. Frequenta le elementari nella scuola Diaz a Genova, assieme al fratello e al futuro dirigente FIAT, Paolo Fresco. Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza verranno spesso raccontati dall'attore nella sua piece teatrale, Delirio di un povero vecchio. Tra i tanti aneddoti si ricordano: lo sbarco delle forze alleate, lo stupore nel trovarsi per la prima volta di fronte a soldati stranieri e soprattutto l'assaggiare bevande e pietanze (come coca-cola e cibi in scatola), che per un adolescente dell'epoca erano del tutto inusuali[4].

La famiglia Villaggio, pur essendo agiata e dell'alta borghesia genovese, subisce ugualmente le ristrettezze e le privazioni della seconda guerra mondiale[2]. A tal proposito, in un'intervista a Repubblica, ha dichiarato: «La guerra fu un incubo che si materializzò il 2 febbraio del 1941. A scuola, io e mio fratello gemello, sentivamo la lezione del maestro. A un certo punto avvertimmo sopra la testa come il rumore clamoroso di un treno. Era una salva 381 che la marina inglese aveva sparato dal largo di Portofino. Solo che sbagliò bersaglio. La bomba centrò il quartiere dove eravamo tutti noi, devastando case e persone. Uscimmo, io e mio fratello, tenendoci per mano. Lo spettacolo era terribile. Vedemmo i cadaveri di due donne e un mulo morto. La notte non riuscimmo a prendere sonno. Fu la prima volta che sentimmo nostro padre imprecare contro la guerra»[5].

Durante l'adolescenza frequenta il liceo classico "Andrea D'Oria", iniziando gli studi di Giurisprudenza all'università di Genova, ateneo che però abbandona per dedicarsi a svariati impieghi[6]. Nel 1954, al Lido di Genova, incontra Maura Albites, che verso la fine degli anni cinquanta diverrà sua moglie e dalla quale avrà due figli: Elisabetta e Pierfrancesco[6]: quest'ultimo, in seguito, comparirà in alcune pellicole del padre. Dopo gli studi attraversa diverse esperienze lavorative: da cameriere a speaker della BBC a Londra, fino a diventare cabarettista e intrattenitore sulle navi della Costa Crociere, insieme all'amico Fabrizio De André e a Silvio Berlusconi[7].

Tale fatto sarà smentito in un primo tempo dallo stesso attore sulle colonne del quotidiano Libero, nel giugno del 2009, per poi essere confermato nel settembre 2012 in un'intervista al periodico Calabria Ora[8]. Villaggio, dunque, ammette che Berlusconi era davvero su quella nave insieme a lui e a De André ma lo aveva sempre negato, perché annoiato dal fatto che i giornalisti gli chiedevano sempre di raccontare quell'episodio[8]. Negli anni sessanta viene assunto, come impiegato, in una delle più importanti industrie impiantistiche italiane, la Cosider, dove era addetto all'organizzazione di eventi aziendali tra i quali lo scambio di doni natalizi tra dirigenti e la premiazione dei dipendenti meritevoli; da questa esperienza lavorativa trarrà l'ispirazione per creare il personaggio del ragioner Ugo Fantozzi che in seguito lo renderà molto popolare[2].

L'amicizia con Fabrizio De André[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni del dopoguerra Villaggio conosce il futuro cantautore Fabrizio De André, diventandone intimo amico e con il quale dividerà gran parte delle sue scorribande giovanili. Nel 2002, esce, per la Feltrinelli, Non per un dio ma nemmeno per gioco, una biografia dedicata al cantautore genovese curata da Luigi Viva. All'interno si possono trovare numerose interviste rilasciate dai due artisti che ripercorrono numerosi episodi della loro amicizia.

A titolo d'esempio, è un divertito Fabrizio De André a rivelare il loro primo incontro, avvenuto nel 1948 in una frazione di Cortina d'Ampezzo: «L'ho incontrato per la prima volta a Pocol, sopra Cortina; io ero un ragazzino incazzato che parlava sporco; gli piacevo perché ero tormentato, inquieto ed egli lo era altrettanto, solo che era più controllato, forse perché era più grande di me e allora subito si investì della parte del fratello maggiore e mi diceva: "Guarda, tu le parolacce non le devi dire, tu dici le parolacce per essere al centro dell'attenzione, sei uno stronzo"»[9].

Gli anni della giovinezza, soprattutto le serate passate nelle varie osterie genovesi o in gruppo a casa di amici, sono invece raccontate dall'attore: «Tutto considerato è stato importante crescere insieme, perché eravamo molto intonati, due vere voci soliste, nei giochi, negli scherzi, in tutto». E ancora: «Io e Fabrizio eravamo, direi senza saperlo, due veri creativi e lo abbiamo poi dimostrato nella vita [...] lui si comportava come me, cioè facevamo una vita dissennata, andavamo a caccia di amici terribili [...] i nostri genitori erano terrificati da questo tipo di vita, non si faceva niente e si dormiva regolarmente sino alle due del pomeriggio»[10].

L'amicizia, in seguito, si farà anche artistica e produrrà all'inizio degli anni sessanta i testi delle canzoni Il fannullone (che sembra sottolineare in maniera ironica i giorni dissipati dai due amici: "Senza pretese di voler strafare/io dormo al giorno quattordici ore...") e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, entrambi scritti da Villaggio, incisi e cantati da Fabrizio De André, autore delle musiche. Quest'ultimo brano (inserito nell'album del cantautore Volume I) conosce gli strali della censura a causa di parole ritenute troppo licenziose, provocando agli autori guai di natura giudiziaria. «La canzone passò abbastanza inosservata - ricorda l'attore - Fabrizio ancora non aveva inciso La canzone di Marinella e non era quindi famoso, tantomeno io. Qualcuno però notò questa strana filastrocca che sbeffeggiava il potente Re dei Franchi: fu un pretore, mi pare di Catania, che ci querelò perché la considerava immorale soprattutto per quel verso: "È mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi p..." E pensare che noi eravamo già stati censurati e avevamo dovuto trasformare il verso finale che in originale suonava: "frustando il cavallo come un mulo, quella gran faccia da c..." con: "frustando il cavallo come un ciuco, tra il glicine e il sambuco..."»[11].

Un'amicizia sempre sentita, quella tra i due artisti, che Villaggio, nel giorno della scomparsa dell'amico, ricorderà con queste parole: «Abbiamo vissuto insieme varie stagioni della vita, abbiamo vissuto la fame, la Genova ancora con l'odore dei pitosfori [...] era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici, soprattutto d'infanzia, si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio, negli ultimi due mesi, né di incontrarci, né di parlare della cosa, perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la terribile realtà»[12].

Gli anni cinquanta[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi nella compagnia goliardica Mario Baistrocchi[modifica | modifica wikitesto]

Sopra, un'immagine di Mario Baistrocchi

Durante la metà degli anni cinquanta si unisce alla Compagnia goliardica Mario Baistrocchi, antica compagnia teatrale di Genova, attiva fin dal 1913 e composta da attori e ballerini non professionisti, di solito ex studenti dell'Università degli studi di Genova. Le rappresentazioni messe in scena avevano spesso intenti di satira politica, prendendo di mira consiglieri e assessori locali, non trascurando comunque quelli di livello nazionale. La Baistrocchi è stata, nel tempo, un laboratorio di artisti emergenti che in seguito entreranno nel mondo dello spettacolo come Fabrizio De André, il presentatore Enzo Tortora e l'attore e regista Carmelo Bene. Il comico genovese entra a far parte della compagnia negli anni cinquanta, sia in veste di autore dei testi che in quelle di presentatore. Vi partecipa in quasi tutte le edizioni, comprese fra il 1956 e il 1966[13]. Tra i tanti sketch presentati, se ne ricordano alcuni basati sulla presa in giro di personalità storiche (sulla falasariga della canzone su Carlo Martello).

In seguito si esibisce al Teatro di Piazza Marsala, a Genova, dove sul palco assume spesso le sembianze di uomo timidissimo, che anticipa alcune caratteristiche dei suoi personaggi futuri. Sempre a piazza Marsala risalgono le sue prime esibizioni nei panni di uno strano prestigiatore, dedito a bistrattare la platea in modo puerile e bizzarro[14]. A scoprire la vena artistica di Villaggio è il giornalista e conduttore Maurizio Costanzo, che nel 1967 gli consiglia di esibirsi al "Sette per otto", un noto cabaret di Roma[2].

In un'intervista rilasciata a Repubblica, Villaggio ha dichiarato: «Andai. La prima sera c'era ad assistere allo spettacolo una Roma incuriosita da questo strano comico arrivato da Genova. Ricordo Garinei e Giovannini, Ugo Tognazzi, Ennio Flaiano che alla fine a forza di ridere cadde dalla poltrona»[5]. Sempre a quegli anni, risale il suo esordio in un altro celebre locale, il Derby Club di Milano, dove ha modo di conoscere numerosi artisti, tra i quali Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni, che all'epoca, come lo stesso Villaggio, erano ancora pressoché sconosciuti[15]. Le serate milanesi, viste come luogo di incontro e formazione professionale, vengono riassunte dall'attore con queste parole: «Milano è la città con i ricordi più felici della mia vita, quella delle notti in giro con gli amici del Derby, Giorgio Gaber, Pozzetto e quel tiratardi di Umberto Simonetta. Ora - aggiunge con sarcasmo - pare si sia trasformata in un feudo di sarte»[16].

Gli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Il cattivissimo Villaggio di Quelli della domenica[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio nei panni del Professor Kranz, mentre assegna al pubblico uno dei suoi personali cammelli di peluche (1968)

Dopo anni di cabaret e a seguito della scoperta di Maurizio Costanzo, il 4 febbraio 1968, Villaggio debutta sul piccolo schermo, conducendo il programma d'intrattenimento Quelli della domenica (scritto da Marcello Marchesi, Enrico Vaime, Italo Terzoli e lo stesso Costanzo), dove ha modo di far conoscere, da una parte, un tipo di comicità strettamente "fisica", come nel caso dell'aggressivo e sadico Professor Kranz, e dall'altra il suo primo personaggio umiliato e sottomesso, Giandomenico Fracchia, caratterizzato da una mimica gommosa e inedita[17]. La prima figura ad imporsi è Kranz, sorta di prestigiatore da strapazzo che ogni domenica, con ironico accento tedesco e toni fintamente autoritari, coinvolge la platea in giochi di prestigio spesso ingenui e infantili.

La frase con cui apre ogni volta l'esibizione "Chi viene voi adesso?" diviene un tormentone. Anche nelle vesti di conduttore dà vita a una comicità rabbiosa e cinica, sovente colorita da un lessico surreale e impietoso[18]. Se le maschere di Fracchia e Kranz vengono interpretate dall'attore in prima persona, quella di Fantozzi è, dallo stesso, semplicemente "raccontata", attraverso monologhi tutti formulati in terza persona. Le storie narrate hanno come argomento le varie disavventure del ragioniere, che si pongono fin dall'inizio come genesi stessa del personaggio.

Questi racconti hanno l'intento di rimarcare i difetti e le contraddizioni della società italiana, usando appositamente un linguaggio iperbolico, senza essere tuttavia avulsi dalla realtà. L'attore, infatti, nel preparare i vari sketch si ispira alle proprie esperienze lavorative, citando moltissime persone realmente conosciute. Tra questi vi è lo stesso Fantozzi, collega dell'artista ai tempi in cui era impiegato alla Cosider, e vero ispiratore della sua creazione più fortunata. Dalle file del Corriere della Sera, l'artista avrà a dire: «Fantozzi in realtà si chiama Bianchi. Al tempo in cui l’ho conosciuto, il suo ufficio era collocato in un sottoscala. Sono stato insieme con lui per parecchi anni. Parlottavamo ma non sono riuscito mai a conoscerlo bene. Il mio primo incontro con lui si è svolto in una stanzetta, in questo sottoscala che gli avevano assegnato come ufficio. Quel giorno gli ho dato la mano dicendogli: “Permette?”. Lui si è alzato. Gli ho chiesto: “Ma perché si alza?”. E Bianchi-Fantozzi: “Credevo che volesse ballare”»[16].

Nei vari monologhi, vengono, poi, citati come compagni d'avventura, gli stessi Fracchia e Filini e altri nomi di impiegati che in seguito, sul grande schermo, assumeranno un volto e un'interpretazione. Villaggio, inoltre, sollecita un tipo di regia, il più possibile disancorata dagli schemi dell'epoca, suggerendo agli operatori riprese che annullassero ogni distanza tra spettatore e artista. Così facendo, il comico ligure, presenta le sue gag proprio in mezzo al pubblico, spesso recitando a soggetto e senza nessun canovaccio di sorta. In più, il costante coinvolgere e aggredire lo spettatore ha lo scopo di renderlo, a tutti gli effetti, protagonista della scena, trasformandolo in parte integrante dell'esibizione.

Il programma, dopo un iniziale insuccesso, incontra i favori del pubblico, convincendo i produttori ad allungare le programmazioni fino a giugno[18]. Merito della riuscita del programma va anche al già collaudato duo Ric e Gian e all'esordiente coppia di comici Cochi e Renato, anch'essi protagonisti di punta della trasmissione. Molto spazio viene dedicato alla musica leggera, dove ogni domenica Villaggio ha modo di presentare artisti affermati come Mina, Adriano Celentano, Patty Pravo e molti altri; anche il celebre jazzista Louis Armstrong prende parte alla trasmissione, nel periodo in cui si esibisce al Festival di Sanremo[19].

Tra radio e televisione[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio, durante una trasmissione televisiva degli anni sessanta

L'anno dopo, viene chiamato a condurre una nuova trasmissione: È domenica, ma senza impegno, con la partecipazione di Cochi e Renato, del Quartetto Cetra, di Ombretta Colli, Gianni Agus e Oreste Lionello. Qui, Villaggio, reinterpreta nuovamente Fracchia, modellandolo nella sua forma pressoché definitiva. Le varie trovate, preparate con Gianni Agus, hanno come leitmotiv costante la visita di Fracchia al proprio direttore, il quale, ogni volta, invita l'impiegato ad accomodarsi su di una strana poltrona, in cui non riesce mai a sedere. La sedia in questione è la celebre "poltrona sacco", ideata, verso la fine degli anni sessanta, da un gruppo di designer torinesi[20].

Il pubblico accosta, subito e in maniera spontanea, l'invenzione allo sketch, creando una sorta di simbiosi tra l'oggetto e la gag rappresentata. Ancora oggi tale opera di corredo viene riconosciuta e ricordata come la "poltrona di Paolo Villaggio"[20]. Il personaggio riscuote successo, e questo, anche in virtù dell'uso di una voce inedita e "sfiatata", con cui conia numerosi tormentoni verbali, tra i quali: «Com'è umano, lei!», «Mi si sono intrecciati i diti!», «Mi ripeta la domanda!» e altri ancora.

In seguito, partecipa ad altre trasmissioni televisive, conducendo anche il programma La luna nelle canzoni, storico evento che raccontava, attraverso brani eseguiti da famosi cantanti dell'epoca, il primo sbarco dell'uomo sulla luna[21]. Tra le tante attività collaterali di Villaggio vi è anche la radio, dove, nel 1968, presenta un proprio programma dal titolo Il sabato del villaggio, e successivamente Formula uno, dove era solito intervistare i grandi protagonisti della musica italiana.

Nel gennaio 1974 lavora di nuovo in radio, nel programma Gran varietà, condotto da Johnny Dorelli, dove interpreta la figura dell'Estetisto, una sorta di visagista da strapazzo che si rivolge al pubblico con il saluto "conigliettini miei" e sottopone Giandomenico Fracchia agli esperimenti più bizzarri[22] e quindi dal novembre 1975 passa alla conduzione della trasmissione assieme a Raffaella Carrà dove presenta un curioso gioco dal titolo "Villaggio Quiz", già presentato in alcune uscite televisive[23]. Sempre nel 1968, inizia per il comico genovese, anche la parallela attività cinematografica. Esordisce al cinema nel film Eat it!, seguito da Il terribile ispettore, del 1969. Da ricordare, il film di Ruggero Deodato I quattro del pater noster, dove recita assieme ai comici Enrico Montesano, Lino Toffolo e Oreste Lionello.

Gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

L'esordio letterario di Fantozzi[modifica | modifica wikitesto]

« Fantozzi è il prototipo del tapino, la quintessenza della nullità. »
(Paolo Villaggio[24])
Paolo Villaggio nel film Fantozzi (1975)

Nel frattempo, pubblica, su l'Europeo e su l'Espresso, i racconti tratti dai monologhi delle trasmissioni televisive, dove il personaggio Fantozzi acquisirà un'importanza sempre maggiore, diventando un MacGuffin catalizzatore di tutte le storie, che descrivono - secondo il suo stile satirico e pungente - le varie bassezze della società italiana[24]. Le pubblicazioni si susseguono regolarmente, così, ad ogni uscita, la maschera di Fantozzi, prende lentamente forma, e anche se nessuno gli ha ancora prestato un volto, comincia ad assumere caratteristiche ben definite. In questi testi (pubblicati nel 1968), appaiono, per la prima volta e in maniera definitiva, i vari compagni d'avventura del ragioniere, destinati ad accompagnarlo per moltissimi anni: la remissiva e disillusa signora Pina Fantozzi, la mostruosa figlia Mariangela, il compagno di lavoro ragionier Filini, l'eterna fiamma signorina Silvani, lo sbruffone geometra Calboni e il Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam che incombe col suo potere assoluto sulle vite dei suoi dipendenti.

Ne esce fuori il ritratto di un piccolo "uomo senza qualità", mediocre "travet", sempre oppresso dai suoi superiori e assolutamente incapace di vivere in armonia con sé e con gli altri. Secondo le parole del critico cinematografico Paolo Mereghetti: «Fantozzi, come la maggioranza dell'umanità, non ha talento. E lo sa. Non si batte per vincere né per perdere ma per sopravvivere. E questo gli permette di essere indistruttibile. La gente lo vede, ci si riconosce, ne ride, si sente meglio e continua a comportarsi come Fantozzi»[17].

Nel 1971 questi racconti confluiscono nell'opera prima Fantozzi, edita dal gruppo Rizzoli , che diventa ben presto un bestseller (più di un milione di copie vendute),[17] venendo tradotta in molte lingue, soprattutto in Unione Sovietica[25]. In merito al richiamo internazionale, l'autore dichiara: «I miei libri sono l'unica cosa creativa che esporto all'estero. In Francia ho avuto l'onore di essere stato pubblicato dalle Éditions Robert Laffont e di essere stato tradotto da Paul Challant, che ha fatto una cernita del meglio dei miei Fantozzi e lo ha raccolto sotto il titolo di Monsieur Catastrophe [...] poi sono famoso in Russia. Quando è venuto il poeta Evtushenko in Italia, per un convegno della Fondazione Cini, a Venezia, mi ha citato come l'unico degli scrittori italiani riconducibili a Gogol»[25]. Tale vicinanza al drammaturgo russo, varrà all'attore, negli anni a venire, il premio Gogol come "miglior scrittore in cirillico", nella sezione "miglior opera umoristica"[2].

Il libro illustra in maniera ancor più chiara la natura del protagonista: «Fantozzi è debole e servile come sa esserlo solo il piccolo-borghese, sempre terrorizzato dai superiori, timido e impacciato fino al catastrofico, si presenta come vittima naturale dei mass media, del consumismo e della pubblicità televisiva, tragicamente incapace di adeguarsi ai modelli sociali che mitizza quotidianamente»[17]. Non a caso, da alcuni anni, il personaggio è stato accostato da numerosi sociologi come Domenico De Masi a casi di cronaca relativi al mobbing[26], termine che indica (in ambito lavorativo) una precisa condizione di persecuzione psicologica adottata dal datore di lavoro nei confronti di colleghi e subalterni. Basti ricordare (anche in virtù della popolarità acquisita), la nascita dell'aggettivo fantozziano, neologismo proposto da molti dizionari della lingua italiana, come ad esempio lo Zingarelli e stante a indicare: «Persona che ricorda i modi goffi e impacciati del ragionier Fantozzi» o anche di «vicenda o situazione fantozziana», vista come sinonimo di «tragicomica o grottesca»[27].

Nel 2011, per i 150 anni dell'Unità d'Italia, il libro è stato scelto dal comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura, tra le centocinquanta opere che hanno segnato la storia dello stato Italiano[28]. Il successo editoriale spinge Villaggio a scrivere un seguito: Il secondo tragico libro di Fantozzi, uscito nel 1974, dove si perfeziona ulteriormente il carattere e la vis comica della maschera. E questo anche grazie all'uso di un lessico, creato dallo stesso attore, molto particolare: «spesso sospeso tra astrazioni metaforiche e degenerazioni burocratiche, entrato ben presto nell'immaginario collettivo degli italiani»[17]. Si ricordano, a titolo d'esempio, espressioni come: "direttore naturale", "megagalattico", "grand. uff. cav. lup. mann.", "salivazione azzerata", "spigato siberiano" o inesattezze verbali come "venghi", "vadi", "dichi", e tante altre.

Tra i due libri citati, esce, nel 1972, Come farsi una cultura mostruosa, edito da Bompiani. In quest'opera Villaggio si diverte a sottoporre al lettore una serie di nomi di cose, località e persone di cui si deve indovinare la definizione giusta tra le quattro opzioni da lui proposte. Ovviamente tre delle opzioni sono completamente sbagliate e l'autore se ne serve per provocare le risate del lettore.

La collaborazione con Vittorio Gassman[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio e Vittorio Gassman con Alberto Lupo a Teatro 10 (1972)

All'inizio degli anni settanta Villaggio intensifica la sua produzione cinematografica, grazie al sodalizio con Vittorio Gassman, all'epoca mattatore della commedia all'italiana. L'occasione si presenta allorché Mario Monicelli, anche su pressione dei produttori, decide di girare il seguito del fortunato film L'armata Brancaleone. Tra i protagonisti vi sono, oltre a Gassman e Villaggio, anche Stefania Sandrelli, Lino Toffolo, Gigi Proietti e Shel Shapiro. Al comico genovese viene affidato il ruolo del soldato alemanno Torz. Cosicché Villaggio, in Brancaleone alle crociate, in un certo modo, sostituisce la parte che fu nel primo episodio di Gian Maria Volonté.

Anche qui, ritroviamo un grottesco duello tra il protagonista e l'antagonista di turno; questa volta al posto del principe Teofilatto (Volonté), Brancaleone da Norcia dovrà vedersela con l'infanticida Torz (Villaggio). Il personaggio dell'alemanno è un chiaro riferimento alla comicità di Kranz, sfruttata da Monicelli per rendere ancora più surreale il seguito. Il film è l'inizio di una collaborazione artistica tra Gassman e Villaggio che durerà dal 1970 al 1972, fruttando altri due film e varie incursioni televisive per promuovere l'uscita delle pellicole.

L'insolita coppia, spesso, si presenta sul piccolo schermo inscenando apposite trovate: Gassman recita il ruolo di assoluto protagonista, egocentrico e sbruffone, e Villaggio quello della "spalla" che cerca di demolire la "vanagloria" dell'altro[29]. Al cinema recitano, come su detto, in altre due pellicole: Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto, per la regia dello stesso Gassman e Che c'entriamo noi con la rivoluzione?, di Sergio Corbucci, dove un prete (Villaggio) e un attore (Gassman) vengono coinvolti nella rivoluzione messicana. Entrambi gli artisti si rincontreranno sul set quasi dieci anni dopo, nel 1981, recitando nel film Il turno di Tonino Cervi, ispirato al romanzo di Luigi Pirandello. Nel cast sono presenti altri attori come Bernard Blier, Laura Antonelli, Gianni Cavina e Tiberio Murgia. Un'amicizia, quella tra i due attori, che Villaggio, in molte interviste, ha sempre ricordato con ironia e affetto: «Vittorio è l'uomo e l'attore che ho stimato di più nella vita. Voleva essere l’attore colto. Nei discorsi infilava parole come "semantico", "sussunto", "paratattico". Parlava una neo-lingua infarcita di vocaboli misteriosi. Nessuno lo sa, ma è la persona più divertente che abbia conosciuto»[30][5].

Nello stesso periodo recita nel film di Salvatore Samperi, Beati i ricchi, oltre a condurre la trasmissione Senza Rete, per la regia di Enzo Trapani[2]. Sempre nel 1972 partecipa, nelle vesti di "guastatore", al Festival di Sanremo, condotto da Mike Bongiorno e Sylva Koscina[6].

Tra Nanni Loy, Pupi Avati, Ferreri e Comencini[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio interpreta il crudele tedesco Prof. Schmidt in Signore e signori, buonanotte (1976)

Conclusasi l'esperienza con Gassman, Villaggio recita in varie commedie. Dapprima, viene diretto, nel 1973, da Nanni Loy nel film di satira politica Sistemo l'America e torno, dove interpreta il ruolo di un ingegnere inviato in America per reclutare un giocatore di pallacanestro, salvo poi scoprire essere un militante dei Black Power. L'anno dopo partecipa al grottesco Non toccare la donna bianca dell'amico Marco Ferreri, dove ha modo di recitare con alcuni dei massimi attori italiani e francesi come Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Catherine Deneuve, Michel Piccoli e Philippe Noiret.

Il film rievoca, in toni paradossali, il celebre episodio della battaglia di Little Big Horn, quando gli indiani riuscirono a sconfiggere il famoso generale George Armstrong Custer. Villaggio interpreta, in maniera sulfurea, una curiosa spia americana. Il film è la prima e ultima collaborazione con il regista meneghino. Anni più tardi, nel 1991, a Villaggio sarebbe andata la parte del protagonista del nuovo film di Ferreri La carne, assieme a Francesca Dellera, ruolo poi rifiutato dall'attore (e attribuito a Sergio Castellitto) su consiglio di Cecchi Gori, per non rovinarsi l'immagine di attore comico che oramai da tempo aveva presso il pubblico[31].

Nel 1975 Pupi Avati lo vuole come interprete principale nella commedia La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, ruolo che successivamente andrà all'amico Ugo Tognazzi. Villaggio parteciperà ugualmente al film, interpretando la parte di un magnaccia strambo e irriverente. Nel cast sono presenti, tra gli altri, Gianni Cavina, Delia Boccardo e il cantautore Lucio Dalla. Tra il 1975 e il 1977, viene chiamato a recitare in numerosi film a episodi, tra i quali: Di che segno sei?, di Sergio Corbucci, Quelle strane occasioni (nell'episodio Italian superman), per la regia di Nanni Loy, Tre tigri contro tre tigri, diretto ancora da Corbucci e da Steno e infine Io tigro, tu tigri, egli tigra, di Giorgio Capitani. Oltre a ciò, nel 1976, compare nel film corale Signore e signori, buonanotte.

In quest'ultima pellicola viene diretto in due episodi: Il disgraziometro (di attribuzione incerta), e Mangiamo i bambini, assieme a Gabriella Farinon, per la regia di un altro protagonista della commedia all'italiana, Luigi Comencini. L'episodio narra la storia dello studioso Schmidt, che, dopo aver pubblicato un curioso libro, spiega come liberarsi facilmente del sovraffollamento urbano rifacendosi alle celebri teorie di Jonathan Swift, ossia nutrirsi con i poveri pargoli. In questo periodo, anche se Villaggio abbandona le varie conduzioni televisive per dedicarsi a tempo pieno al cinema, non manca di effettuare alcune "irruzioni" sul piccolo schermo, in veste di ospite, come nella trasmissione Milleluci, condotta da Mina e Raffaella Carrà, dove ha modo di riproporre vari sketch del suo Professor Kranz[32].

Il sodalizio con Luciano Salce: Villaggio diventa Fantozzi[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio e Gigi Reder, nel film Fantozzi (1975)

Nel 1974 Villaggio, di concerto con la Rizzoli film, decide di trasportare sul grande schermo la maschera di Fantozzi, affidandone la direzione al regista Luciano Salce. Per la stesura dello script viene affiancato dalla coppia di sceneggiatori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, che suggeriscono all'attore l'inserimento nel film di una voce fuori campo, allo scopo di narrare le singole sequenze. Nonostante una netta predilizione per la comicità visiva su quella verbale, i "commenti off" (recitati dallo stesso Villaggio), diventano subito un "marchio di fabbrica", ponendosi in stretta continuità con i precedenti monologhi televisivi. Curiosamente, l'artista genovese scarta fin dall'inizio l'idea di recitare nel film, affidando il ruolo prima a Renato Pozzetto e su rifiuto di quest'ultimo a Ugo Tognazzi[33].

Il successivo rifiuto di Tognazzi spinge Villaggio a interpretare per la prima volta (e in prima persona) il personaggio di Fantozzi. Da qui in avanti, l'attività dell'attore sarà sempre dedicata al cinema comico, formando, con la propria fisicità, l'identikit del protagonista: «fisicamente tozzo e sgraziato, con la pelle color topo e i capelli giallo sabbia, il Villaggio-Fantozzi si presenta sullo schermo sempre in maniera improbabile, con giacca da ragioniere, pantaloni ascellari e sulla testa il simbolico e caratteristico basco»[34]. «Nasce così una nuova maschera, l'ultima, dopo quella di Totò, ad attingere le proprie radici nella commedia dell'arte»[35][17], e in cui si possono sentire molte influenze letterarie: «il travet francese, la lezione russa di Gogol' e Cechov, e cinematografiche: il delirio sadomaso dei cartoon, la scuola di Tex Avery e le varie invenzioni surreali di Frank Tashlin»[17].

Sul versante nazionale, sono certamente da citare come antesignani del personaggio gli scritti di Italo Calvino e Luciano Bianciardi, ossia i rispettivi: Marcovaldo, ovvero Le stagioni in città, e La vita agra[36]. Da non tralasciare il romanzo ottocentesco Le miserie 'd Monsù Travet, di Vittorio Bersezio, portato sullo schermo dal regista e scrittore Mario Soldati[37]. Fantozzi esce nelle sale nel marzo del 1975, ottenendo un successo superiore al suo esordio narrativo, incassando la cifra di oltre cinque miliardi di lire[38] e rimanendo in proiezione, per molti mesi, in numerose città italiane[39]. Nel febbraio del 2008, la pellicola è stata selezionata da una commissione di esperti tra i 100 film italiani da salvare. Assieme alle opere di Steno (Totò a colori e Un americano a Roma), Fantozzi è l'unico film presente nella lista ascrivibile al genere comico[40].

La celebre sequenza in cui gli impiegati della Megaditta sono costretti a vedere La corazzata Kotiomkin, nel film Il secondo tragico Fantozzi (1976)

Accanto a Paolo Villaggio vengono poi scelti una serie di attori che contribuiranno in maniera fondamentale al successo del film, così come in quelli successivi: Gigi Reder nella parte dell'occhialuto "ragionier Filini", Anna Mazzamauro nei panni della riccioluta "signorina Silvani", Liù Bosisio e successivamente Milena Vukotic nella parte della "signora Pina Fantozzi". Da non dimenticare gli attori Giuseppe Anatrelli (nelle vesti del subdolo "geometra Calboni") e Plinio Fernando (in quelli della sgraziata figlia "Mariangela"), non a caso fatta interpretare da un uomo. È il regista Luciano Salce ad avere questa intuizione, scegliendo per la parte di "Mariangela" proprio il giovane Fernando[41].

Un anno dopo (sempre per la regia di Salce), esce nelle sale Il secondo tragico Fantozzi, che bissa il consenso della pellicola precedente[39]. Anche in questo episodio viene confermato lo stesso cast e girato il tutto nelle medesime location. Nel secondo capitolo della saga, tra le altre cose, viene inserita quella che sarebbe diventata una delle frasi più celebri di tutta la carriera di Fantozzi («per me la Corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca»!), «disperato grido di ribellione di un impiegato costretto a vedere per l'ennesima volta il film di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn al cineforum aziendale e subito diventata la frase simbolo di chi si ribellava ai valori sclerotizzati imposti da una cultura ferma al passato»[34].

Per ovviare all'impossibilità di utilizzare le scene originali de La corazzata Potëmkin di Ėjzenštejn[42] (uno dei capolavori del cinema russo d'avanguardia), in fase di sceneggiatura viene deciso di ricrearlo ex novo, facendone una parodia. Di conseguenza, il nome del regista è opportunamente modificato: Sergej M. Ėjzenštejn diviene Serghei M. Einstein e le scene della gradinata di Odessa (visibili nel film) vengono girate dal regista Luciano Salce a Roma, sulla Scalea Bruno Zevi, di fronte alla Galleria di arte moderna. La pellicola è appositamente maltrattata, per ottenere un precoce effetto di invecchiamento[42].

La riuscita dei due film portano Salce e Villaggio a stringere un vero sodalizio che durerà per tutti gli anni settanta e frutterà altre cinque pellicole: Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, con Eleonora Giorgi (in realtà precedente l'uscita di Fantozzi), Il... Belpaese (incentrato sugli anni di piombo), il Professor Kranz tedesco di Germania, (girato in Brasile e risultato un fiasco) e il segmento Si buana del film Dove vai in vacanza?. Da ultimo (avvicinandosi alla più classica commedia degli equivoci), il film Rag. Arturo De Fanti, bancario precario, con Catherine Spaak, per quello che resta l'ultima collaborazione di Villaggio con Salce. Inoltre, sono da menzionare: Il signor Robinson, mostruosa storia d'amore e d'avventure, diretta da Sergio Corbucci e il Dottor Jekyll e gentile signora, per la regia di Steno. Il dualismo bene e male, presente nella celebre creazione di Stevenson, permette a Villaggio di ripresentare, anche al cinema, l'altra faccia della sua comicità cinica e aggressiva. Comicità, che a seguito del successo cinematografico di Fantozzi, diverrà sempre più rara e sporadica.

Il successo televisivo di Fracchia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 1975, torna in televisione quello che Paolo Villaggio definisce «la proiezione nevrotica di Fantozzi»[43], ossia il timido e complessato Giandomenico Fracchia. In questo modo nasce una nuova serie, suddivisa in quattro episodi dal titolo: Giandomenico Fracchia - Sogni Proibiti di uno di noi (con a fianco il nuovo compagno Gigi Reder, nella parte del Geometra Borioli, Gianni Agus, in quella del cavalier Acetti e Ombretta Colli, nella parte della Signorina Ruini). Rispetto alle precedenti uscite televisive, la serie (con la regia di Antonello Falqui), presenta un taglio decisamente più cinematografico[6].

Paolo Villaggio è Giandomenico Fracchia, seduto sulla caratteristica poltrona sacco (1975)

Per l'occasione, Fracchia è un ragioniere alle dipendenze di una grande azienda (gli esterni ed alcuni interni vengono girati negli uffici del Ministero delle Finanze all'EUR, successivamente demoliti). La particolarità del protagonista è chiara fin dal primo episodio: mentre con i colleghi si dimostra sempre determinato e sicuro di sé, in presenza della Signorina Ruini, suo grande amore inconfessato, diventa timido e insicuro, ancor di più, quando si trova in presenza del suo capoufficio, il Cav. Dott. Ulisse Acetti. Tale stato di soggezione provoca in Fracchia una specie di blocco mentale, generando una balbuzie tale da modificare la sua stessa voce, rendendola roca e sfiatata. Inoltre, ogni qual volta, viene convocato nell'ufficio di Acetti, Fracchia deve fare i conti con la terribile "poltrona sacco", sulla quale non riesce mai a trovare un punto di equilibrio statico.

L'unica via di fuga dalla routine quotidiana sono i sogni, dove Fracchia riesce sempre a conquistare la tanto amata Signorina Ruini e a vendicarsi del cavalier Acetti, ma ogni volta, destatosi dal sogno è costretto a ripiombare nella sua infelice condizione. Tali divagazioni oniriche sono, per lo più, la parodia di famosi film e trasmissioni dell'epoca, finanche eventi sportivi. Il nodo centrale di ogni episodio è la sequenza in cui Fracchia si reca dallo psicanalista, con l'intento di sconfiggere le sue paure: in questo modo il pubblico scopre la causa delle sue fobie e delle sue insicurezze. Infatti, gli atteggiamenti remissivi e servili nei confronti del suo capoufficio celerebbero, in maniera latente, il difficile rapporto instaurato durante l'infanzia coi genitori (non a caso interpretati da Villaggio e doppiati da Gianni Agus, per rendere manifesta la corrispondenza genitori-capoufficio).

Alla fine di ogni puntata, si presenta Paolo Villaggio (nelle vesti di sé stesso) e dopo un faccia a faccia con il suo personaggio lo esorta a seguirlo, accompagnandolo fuori dagli studi Rai, mentre partono i titoli di testa, sulle note della canzone Facciamo finta che..., cantata da Ombretta Colli[44]. La serie televisiva ottiene successo e gli episodi, nel corso del tempo saranno spesso replicati, fino ad essere riproposti ancora oggi (ad esempio sul canale Rai Educational nell'apposita trasmissione Rewind)[44]. In ogni puntata, alcuni elementi sono ripresi dai libri e dal coevo film Fantozzi, mostrando il gusto dell'autocitazione, tipico dell'attore genovese.

Gli anni ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Villaggio tra Fracchia e Fantozzi[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio nel film Fantozzi contro tutti (1980)

Dopo quattro anni di assenza dalle sale, nel 1980, avviene il rilancio cinematografico di Fantozzi con il film Fantozzi contro tutti (anticipato dall'omonimo libro uscito per la Rizzoli nel 1979), che vede alla regia, per la prima e unica volta, lo stesso attore, coadiuvato dal semi-esordiente Neri Parenti, che a partire dal film Fracchia la belva umana diverrà il suo regista di riferimento, dirigendo la serie di Fantozzi fino al penultimo episodio. Alcune novità riguardano l'assenza di Anna Mazzamauro, nel ruolo della "signorina Silvani", e una nuova interprete della "signora Pina", Milena Vukotic, che assumerà le vesti della moglie fino all'ultimo episodio (eccezion fatta per Superfantozzi, che vede il ritorno sullo schermo di Liù Bosisio).

Si segnala, tra l'altro, la presenza di Diego Abatantuono. Grazie a questa pellicola, il giovane attore milanese ha modo di consolidare al grande pubblico la sua comicità, legata alla figura del "terrunciello", che proprio in quegli anni andava formandosi. La nota sequenza della corsa ciclista, ha dato inizio, dal 1999, ad una vera e propria corsa amatoriale, che ha luogo, ogni anno, in varie parti d'Italia[45]. Il film è dedicato alla memoria di Giuseppe Anatrelli, scomparso un anno dopo la fine delle riprese, attore teatrale che divenne famoso proprio interpretando il ruolo del "geometra Calboni".

Nello stesso anno, c'è spazio per le riprese di altri due film: La locandiera , dall'omonimo testo di Goldoni, con Adriano Celentano e Claudia Mori e Rag. Arturo De Fanti, bancario precario, film che sancirà (come già detto) la fine del rapporto professionale con Salce. L'anno seguente, fa esordire sul grande schermo il personaggio di Fracchia, nel film Fracchia la belva umana: sorta di parodia del Fordiano Tutta la città ne parla, che riscuote successo. La pellicola sarà anche l'occasione per sdoganare l'attore Lino Banfi dal cosiddetto "cinema di serie B" degli anni settanta[46].

Paolo Villaggio ed Edmund Purdom nel film Fracchia contro Dracula (1985)

A contorno, tutta una serie di attori già attivi nel filone fantozziano come Anna Mazzamauro e Gigi Reder e altri, lanciati dallo stesso Villaggio, come Francesco Salvi e Massimo Boldi. Nel cast, compare anche Gianni Agus, nei panni dell'immancabile capo direttore. Ormai indissolubilmente legato al doppio ruolo di Fracchia-Fantozzi, l'artista (e chi lo mette sotto contratto) inizia a sfruttare sistematicamente la sua comicità in una serie ininterrotta di "pellicole cloni", dove l'attore ha modo di ribadire mimica e gag dei suoi personaggi.

«Così come Totò era sempre Totò in ogni personaggio rappresentato, così Villaggio, in tutte le parti indossate, oscilla costantemente, tra Fracchia e Fantozzi, prostrandosi regolarmente al direttore di turno»[47]. Di conseguenza, vengono prodotti, tutta una serie di film assai più disimpegnati e dalla sicura presa sul pubblico, spesso con titoli fantozziani, tra i quali si ricordano: Sogni mostruosamente proibiti, Bonnie e Clyde all'italiana (con Ornella Muti) e Pappa e ciccia, tutti girati nel 1982. Nel 1981 partecipa al programma televisivo di Renzo Arbore, Telepatria International, nato per festeggiare i 120 anni dell'Unità d'Italia. Nell'occasione interpreta in maniera ironica e demistificante il celebre navigatore Cristoforo Colombo[48].

Nel 1983 ritorna in televisione nel contenitore serale di Corrado Ciao Gente, dove ripropone la caratterizzazione di Gemma Pontini (una sorta di stramba opinionista), già presentato nel programma di Giovanni Minoli, Mixer[6]. Nello stesso anno esce per la Rizzoli Fantozzi subisce ancora, che porrà le basi per l'uscita, a Natale, dell'omonimo film. L'omonimia questa volta è solo nel titolo, infatti la nuova pellicola dedicata al ragioniere è la prima della serie a non essere frutto della penna del comico, traendo la sua genesi da una sceneggiatura originale. Da qui in avanti le vicende narrate saranno create dalla sola sceneggiatura, curata a più mani da Benvenuti, De Bernardi, Villaggio e Domenico Saverni[49]. Il quarto capitolo della saga, sempre più vicino alle gag slapstick da cartoon sadomaso, vede il ritorno di Anna Mazzamauro e le partecipazioni di Riccardo Garrone, Andrea Roncato e Alessandro Haber. Due anni più tardi, assieme a Gigi Reder dà vita ad un'altra pellicola su Fracchia: Fracchia contro Dracula, che vede la partecipazione di una giovane Isabella Ferrari. Da segnalare, infine, A tu per tu, uscito nel 1984, girato con l'attore e cantante Johnny Dorelli.

I film degli anni ottanta e il ritorno alla conduzione televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Verso la metà degli anni ottanta Villaggio, assieme a Neri Parenti e altri registi, inanella una serie di pellicole comiche di facile consumo, destinate al grande pubblico. In questo l'attore genovese sarà coadiuvato da molti attori, quali Lino Banfi, Massimo Boldi, Christian De Sica e Teo Teocoli. In quest'ottica, nascono i film: I pompieri, e il dittico Scuola di ladri e Scuola di ladri - Parte seconda (che vedono entrambi la partecipazione di Enrico Maria Salerno).

Seguono i coevi: Grandi magazzini di Castellano e Pipolo, Missione eroica - I pompieri 2 di Giorgio Capitani e Rimini Rimini (dove Villaggio e Serena Grandi effettuano la parodia dell'allora celebre 9 settimane e ½). Infine, Roba da ricchi diretto come Rimini Rimini da Sergio Corbucci. Da ricordare, assieme a Lino Banfi, Com'è dura l'avventura, di Flavio Mogherini, con la partecipazione di Gastone Moschin. Anche la saga Fantozziana sembra risentire di questo disimpegno, infatti, nel dicembre del 1986, esce Superfantozzi, che viene visto da molti critici come una sorta di riciclaggio commerciale dello spirito fantozziano. D'altronde, lo stesso Neri Parenti, dichiara di voler ridurre i personaggi di Fracchia e Fantozzi a vere e proprie maschere, contro la stessa volontà del loro autore[50].

In direzione opposta si presenta Fantozzi va in pensione, del 1988, «dove la maschera viene deposta per tornare personaggio, riportando alla ribalta i problemi sociali nei quali e dai quali il personaggio era nato. Fantozzi ha lasciato l'ufficio per anzianità e sente improvvisamente il vuoto della vita, proprio come a una maschera a cui viene a mancare il volto; o, più esattamente, come un volto a cui viene a mancare una maschera»[50]. Non mancano casi isolati come Il volpone di Maurizio Ponzi (sorta di aggiornamento del Volpone, di Ben Jonson), dove il comico ha modo di rispolverare il cinismo e la cattiveria degli esordi e la serie televisiva Sogni e bisogni, diretta nel 1985 da Sergio Citti. Al film partecipano attori italiani di fama come Giulietta Masina, Carlo Verdone, Francesco Nuti e molti altri. Il decennio si chiude con Ho vinto la lotteria di capodanno, sempre con la regia di Neri Parenti. Il film, ricco di spunti e situazioni catastrofiche, si rivela un successo, portando la pellicola ad essere campione d'incassi nel Natale del 1989[51].

Gli anni ottanta vedranno l'attore nuovamente impegnato sul piccolo schermo, conducendo vari programmi d'intrattenimento. Dopo aver partecipato al programma di Raidue, Grand Hotel, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, nell'autunno del 1986 passa per la prima volta alle reti Fininvest, conducendo Un fantastico tragico venerdì, dove esordiranno in veste autoriale la Gialappa's Band e l'anno dopo, Che piacere averti qui[6]. In queste trasmissioni avrà modo di ripresentare per l'ultima volta Kranz e (tramite scene appositamente inserite) le disavventure di Fracchia sempre con Gianni Agus, per quelle che risultano essere le ultime apparizioni televisive dei due personaggi.

Gli anni Novanta[modifica | modifica wikitesto]

L'incontro con Federico Fellini[modifica | modifica wikitesto]

« Come compagni d'avventura ho scelto Benigni e Villaggio. Due geniali buffoni, due aristocratici attori, unici, inimitabili, che qualunque cinematografia può invidiarci tanto sono estrosi. Penso che possano essere gli amici ideali per inoltrarsi in un territorio che non ha mappe, né segnaletica. »
(Federico Fellini[52])
Paolo Villaggio assieme a Federico Fellini e Roberto Benigni (1990)

Nel febbraio del 1989 iniziano le riprese dell'ultima fatica del maestro riminese, La voce della luna, tratta dal libro Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni, e tutta l'attenzione della stampa è rivolta alla curiosa scelta dei due protagonisti: Roberto Benigni e Paolo Villaggio. La critica inizialmente stupita delle relative scritturazioni, interrogherà più volte il regista sul perché di tale scelta, accogliendo il film in maniera piuttosto tiepida. La risposta di Fellini non si fa attendere: «Benigni e Villaggio sono due ricchezze ignorate e trascurate. Ignorarne il potenziale mi sembra una delle tante colpe che si possono imputare ai nostri produttori»[53].

La pellicola, riconsiderata nel tempo per il suo valore, «è una sorta di invocazione al silenzio, contro il frastuono della vita contemporanea»[53], ambientata in un contesto rurale e notturno, l'opera si pone «come un elogio della follia e una satira sulla volgarità dell'odierna civiltà berlusconiana»[17]. Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, vede il prodigarsi di registi come Woody Allen e Martin Scorsese, nel far distribuire il film anche in terra americana[54].

La pellicola dà l'occasione a Villaggio di ricevere il primo David di Donatello, come migliore attore, ex aequo con Gian Maria Volonté, protagonista del film Porte aperte, di Gianni Amelio[2]. La partecipazione al film di Fellini, segna per il comico genovese l'inizio di una parallela attività nel cinema d'autore, lavorando con altri importanti registi, non prima di collaborare ancora con il cineasta romagnolo. Infatti, nel 1992, è protagonista di tre spot diretti da Fellini per la Banca di Roma, dove partecipano l'attore feticcio di Luis Buñuel, Fernando Rey e l'esordiente Anna Falchi. Infine, avrebbero dovuto girare assieme una nuova pellicola: Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet, secondo le parole di Vincenzo Mollica: «il film non realizzato più famoso della storia del cinema»[55].

Il progetto, pensato fin dal 1965, non trova mai una concreta applicazione, spesso per cause di forza maggiore, tra cui malattie, ritardi, e contrattempi di varia natura. Fellini, oramai deciso a girare Il Mastorna con Villaggio, desiste, allorquando, il mago e sensitivo Gustavo Rol gli annuncia che se avesse fatto il film sarebbe morto[56]. Colpito da tale previsone, Fellini cerca altre strade, trovando l'interessamento del disegnatore Milo Manara, che traduce, con gli strumenti della china e dell'inchiostro, lo storyboard dello stesso cineasta, scegliendo, come protagonista, il volto di Villaggio. L'uscita a fumetti del Mastorna viene prevista in tre puntate, ma per un errore di stampa, nella prima compare la scritta "Fine" e il regista, per scaramanzia, decide di non proseguire.

«Fellini non credeva alla magia, ma la temeva - racconta l'attore - dopo l’uscita del fumetto Federico mi chiamò al telefono e mi disse: Paolino, ce l’abbiamo fatta: abbiamo dribblato questa maledizione»[57]. Altra idea, da tempo cullata nella mente di Fellini, è una compiuta trasposizione del romanzo Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, che avrebbe visto come primo attore Roberto Benigni, con la partecipazione dello stesso Villaggio[58]. La celebre opera di Collodi, a seguito della morte del cineasta, vedrà ugualmente la luce, grazie all'impegno dell'artista toscano che, mantenendo fede al progetto felliniano, scritturerà nuovamente l'attore genovese. L'accordo contrattuale sfuma quasi subito, per circostanze mai del tutto chiarite[59].

La parallela attività nel cinema d'autore[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio nel film Io speriamo che me la cavo, di Lina Wertmuller (1992)

Nell'ottobre del 1992 esce nelle sale cinematografiche Io speriamo che me la cavo, pellicola diretta dalla cineasta romana Lina Wertmuller. Il film è un affresco sul disagio economico del Sud ed è tratto dall'omonimo bestseller di Marcello D'Orta che raccoglie temi scolastici di una terza elementare di Arzano, Comune della provincia di Napoli. La figura del maestro, assente nel libro, diviene, sullo schermo, il filtro attraverso il quale i piccoli esprimono la loro visione del mondo, e la realtà di degrado in cui vivono. «La ricerca dei piccoli protagonisti è durata dei mesi - precisa la Wertmuller - abbiamo esaminato centinaia di bambini, cercando nelle scuole, quartiere per quartiere, per poi iniziare un lunghissimo periodo di selezioni e provini»[60].

«Nel film - conclude la regista - Paolo Villaggio è il maestro, un personaggio che deve esprimere un po' la funzione del lettore. Un lettore lontano da questa realtà, non a caso, è un insegnante del Nord, assai distante dalle situazioni in cui viene a calarsi [...] Ho voluto rappresentare la realtà di Napoli senza pianto, ma in modo affettuoso e divertente»[60]. Tra le apparizioni più importanti di Villaggio nel cinema d'essai, sono senz'altro da ricordare: Il segreto del bosco vecchio, di Ermanno Olmi, (tratto dal libro di Dino Buzzati), con cui vince il Nastro d'argento, come migliore attore[2] e Cari fottutissimi amici, di Mario Monicelli, presentato al Festival di Berlino nel 1994 e vincitore di un Orso d'argento, nella sezione menzione speciale[61].

A dispetto del titolo il regista toscano dichiara: «Niente a che vedere con Amici miei. Se mai è più vicino all'Armata Brancaleone. Il film è un inno alla giovinezza, all'amicizia, alla libertà». E aggiunge: «Ho scelto Villaggio perché lo conosco da anni e il protagonista Dieci somiglia a lui, che nella vita è sempre pronto a trascinarti in avventure goffe e spericolate, che si risolvono a danno di tutti, ma senza che si perda mai l'allegria e l'ottimismo. Vedrete Villaggio in una vena inedita della sua comicità»[62]. Da ultimo si ricorda Denti di Gabriele Salvatores, con Sergio Rubini, presentato al Festival di Venezia nel settembre del 2000. Tra i vari film non riconducibili al genere comico sono da menzionare: Palla di neve, di Maurizio Nichetti (1995) con Monica Bellucci, Camerieri di Leone Pompucci (1995) e Un bugiardo in paradiso di Enrico Oldoini, uscito nel 1998.

Da ricordare, il film per la televisione, Un angelo di seconda classe, diretto ancora da Lina Wertmuller. Nel 1996, assieme ad Ottavia Piccolo, torna a recitare in teatro, sotto la regia di Giorgio Strehler, dove interpreta il ruolo di Arpagone ne L'avaro di Molière. In merito alla scelta del comico, il noto regista teatrale afferma: «Ho voluto Villaggio nel ruolo di Arpagone per stima, simpatia, affetto, perché l'avaro io me lo immagino proprio come lui, florido»[63]. E ancora: «Non ho pensato al solito personaggio magro, pallido, scarno, ma a un uomo rubicondo e ghiottone, avaro con gli altri, con il resto del mondo, non con se stesso»[64].

Inoltre, Gillo Pontecorvo, allora direttore della Mostra del cinema di Venezia decide, nel 1992, di premiare l'attore con il prestigioso Leone d'oro alla carriera. Anni dopo, ai microfoni del Corriere della Sera, l'artista dichiarerà: «In seguito lo vinsero anche Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Ma io fui una rottura assoluta. Era la prima volta che si premiava un comico»[16]. Infatti, a tutt'oggi, Villaggio è l'unico attore comico ad essere stato insignito, nella storia della rassegna, di tale premio, considerando il fatto che Woody Allen, Jerry Lewis e Charlie Chaplin, sono e sono stati, oltre che attori, anche registi[65].

La collaborazione con Renato Pozzetto[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio e Renato Pozzetto nel film Le comiche (1990)

Nonostante le varie prove d'autore, Villaggio è ben lungi dall'abbandonare il cinema comico; infatti, con l'amico Renato Pozzetto, dà vita ad una nuova collaborazione nei rispettivi film: Le comiche (1990), Le comiche 2 (1991) e da ultimo, Le nuove comiche, uscito nell'autunno del 1994. Tutte e tre le pellicole, sempre dirette da Parenti, hanno molta fortuna presso il pubblico, soprattutto la prima che diviene campione d'incassi nel 1990[66]. Il film narra la storia di due stralunati comici che uscendo all'improvviso da uno schermo cinematografico si ritrovano immischiati in avventure di vario genere.

Diviso in vari segmenti, apparentemente scollegati tra loro, nel primo s'improvvisano imbianchini (sconvolgendo le nozze di due giovani sposi), nel secondo distruggono, da nuovi apprendisti, una stazione di servizio e così via, fino ad approdare all'ultima sequenza, dove finiscono preda di due mafiosi siculi che li hanno destinati a morire al loro posto. Le avventure avranno fine solo con il rientro nello schermo dei due protagonisti. La formula di gag catastrofiche, con un chiaro riferimento, fin dal titolo, alle "comiche del muto", rimarrà invariata per tutti gli altri capitoli.

Uscire da un manifesto, come nel secondo episodio, o scappare da un televisore come nel terzo, non importa, il meccanismo comico resta invariato, anche se la seconda pellicola, rispetto alle altre, ha richiesto maggiori investimenti finanziari, soprattutto in stuntman e in effetti speciali[66]. In tutti e tre gli episodi, molte improvvisazioni di Villaggio e Pozzetto, non sono altro che un dichiarato omaggio a celebri gag del passato, interpretate da comici di grande fama come Stan Laurel, Oliver Hardy, i fratelli Marx, Buster Keaton e Harold Lloyd. Pur avendo iniziato entrambi nella lontana trasmissione degli anni sessanta Quelli della domenica, ed effettuato anche molte comparsate televisive, nel cinema i due comici (che avevano partecipato separatamente a diverse commedie corali), non avevano mai lavorato assieme, e l'ultimo episodio della saga sarà anche la loro ultima collaborazione cinematografica. Il sodalizio tra i due artisti avrà ancora un'ultima appendice: infatti torneranno insieme in una puntata televisiva della Milano-Roma.

Tale format (una sorta di micro reality ante-litteram), andato in onda verso la fine degli anni novanta, prevedeva che i due vip, come tanti altri nelle varie puntate, fossero ripresi e registrati nel corso di un viaggio in automobile da Milano verso Roma[67]. Nonostante il continuo impegno sul set, l'artista, si cimenta anche nel ruolo di doppiatore, prestando la sua voce al bambino protagonista dei fortunati film: Senti chi parla (quella dell'originale era di Bruce Willis) e Senti chi parla 2[68]. Anni prima, nel 1980, partecipa in veste di narratore (nella relativa versione italiana) al film comico Ma che siamo tutti matti?, diretto dal regista Jamie Uys[68].

Il Fantozzi degli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio nel film Fantozzi alla riscossa (1990)

Dopo aver mandato in pensione il suo personaggio, con l'ultimo film degli anni ottanta Fantozzi va in pensione, il comico, presenta sulla schermo un nuovo capitolo dal titolo Fantozzi alla riscossa, dove viene confermato, ancora una volta, il medesimo cast, il tutto sempre sotto l'egida di Parenti. Dopo aver indossato le vesti di giudice popolare, ed essere inutilmente "educato" alla brutalità da un orribile hooligan (interpretato dal figlio Pierfrancesco), Fantozzi assapora anche a tratti il potere manageriale, per poi ricadere nel consueto ménage fallimentare. Più che dal settimo episodio, una ventata di nuova vitalità arriva con il successivo Fantozzi in paradiso del 1993, dove al ragioniere viene diagnosticato un male incurabile, finendo per morire davvero sotto uno schiacciasassi, proprio quando la moglie lo avverte che le lastre erano state involontariamente scambiate.

Mentre va in paradiso, l'aereo con i beati viene dirottato e Fantozzi si ritrova davanti al Buddha, dal quale viene condannato a reincarnarsi, ovviamente in un nuovo, piccolo Fantozzi. Il film riscuote critiche più favorevoli rispetto al precedente[69][68]: «riportando il personaggio ai livelli migliori della serie, dimenticando la sua componente servile e ipocrita, per mettere a confronto chi aveva cercato per tutta la vita non di vivere ma di sopravvivere, addirittura con il tabù centrale dell'esistenza la morte»[17].

In occasione dell'uscita del film, Maurizio Costanzo gli dedica una puntata speciale, invitando in trasmissione l'intero cast[70]. Fantozzi in paradiso, è stato, tra le altre cose, l'ultimo film interpretato da Plinio Fernando, che per quasi vent'anni aveva prestato il volto per l'interpretazione della figlia "Mariangela"[41]. La serie andrà avanti per altri due episodi, vedendo anche la pubblicazione di altri due libri: Rag. Ugo Fantozzi: caro direttore, ci scrivo... - Lettere del tragico ragioniere, raccolte da Paolo Villaggio e Fantozzi saluta e se ne va: le ultime lettere del rag. Ugo Fantozzi. Così, nel dicembre del 1996, esce Fantozzi - Il ritorno, dove il ragioniere cacciato dall'aldilà ritorna sulla terra, incappando in nuove peripezie.

Il nuovo capitolo balza subito alle cronache anche per un esposto, fatto dalla Procura della Repubblica di Roma, dove l'allora coordinatore del movimento S.O.S Italia ne richiede il sequestro giudiziario, considerando diseducativa la sequenza in cui Fantozzi getta sassi dal cavalcavia, emulando tragici fatti di cronaca nera. I produttori, in accordo con l'attore, decidono così di eliminare la scena incriminata per le relative distribuzioni sul mercato[71].

La saga arriva alla sua conclusione nel dicembre del 1999, con il trascurabile e quasi ignorato Fantozzi 2000 - La clonazione, dove alla regia troviamo Domenico Saverni. La pellicola è l'unica della serie dove non compare il compagno d'avventure "ragionier Filini" (alias Gigi Reder), a cui il film è dedicato, scomparso nell'ottobre dell'anno precedente per un collasso cardiaco. È lo stesso Paolo Villaggio a comunicare la notizia alla stampa, pronunciando queste parole: «Muore una parte della mia vita. Era un grande attore che aveva recitato anche con Fellini ma la gente ormai lo identificava col suo personaggio. Tutti quelli che mi hanno chiamato mi hanno detto: è morto Filini. Con me era come Peppino de Filippo con Totò: spesso faceva ridere più di me»[72].

Gli anni Duemila[modifica | modifica wikitesto]

Oltre il cinema comico[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio in vesti femminili, in una puntata di Domenica In dei primi anni Novanta

Con l'avvento del nuovo millennio, Villaggio depone la maschera di Fantozzi, allontanandosi, in maniera definitiva, dal cinema comico. Tuttavia, l'artista tornerà a rivestire i panni del ragioniere, anche svariate volte, ma solo ed unicamente all'interno di programmi televisivi, come nel contenitore pomeridiano Domenica in, che conduce con Mara Venier negli anni 2002 e 2003[73]. Nell'agosto del 2000 riceve un altro riconoscimento internazionale, con l'assegnazione del Pardo d'onore al Festival del cinema di Locarno[74]. Nell'occasione, presenta, assieme al regista Denis Rabaglia, il film Azzurro, grazie al quale, l'anno seguente, vincerà, il Camerio per il Migliore Attore al Festival Internazionale del Film di Rimouski, in Canada[75]. Nello stesso anno, partecipa al film Heidi, di Markus Imboden, inedito in Italia.

Dopo aver portato in scena il monologo autobiografico Delirio di un povero vecchio, nell'autunno del 2002, Villaggio pubblica, per la prima volta, la sua autobiografia intitolata Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda dove rivela al pubblico molti retroscena della sua giovinezza, sul fratello gemello Piero (affermato docente universitario di Scienza delle costruzioni) e sul figlio Pierfrancesco. Quest'ultimo nei primi anni ottanta divenne tossicodipendente, tanto da costringere Villaggio a portarlo nel 1984 nella comunità di San Patrignano di Vincenzo Muccioli, dove si è disintossicato[76].

Fino ad allora non aveva mai amato parlare della sua famiglia, e tutte le volte che era stato costretto a farlo si era sempre divertito a imbrogliare le carte, raccontando storie del tutto inventate. A questo riguardo, tanto per citare una delle sue affermazioni certamente false, ha raccontato che un'anziana astrologa, in un incontro nella capitale, gli aveva predetto la morte il giorno 14 dicembre 2002, in una casa bianca sul mare. Il giorno dopo, però, l'artista era ospite nella trasmissione televisiva Domenica In[2]. L'attore, tenendo fede al suo gusto per l'iperbole e il paradosso, ha spesso toccato il tema della morte, dichiarando di essere uno specialista in funerali, anche per il fatto che molte sue conoscenze, personali e artistiche, negli anni, sono venute a mancare. Parlando del suo funerale, ha più volte affermato: «Ho già predisposto il finale. Verrò a passare le ultime ore a Sori, sulla Riviera ligure, dove sono tumulati i miei genitori, mi farò cremare e poi una ragazza giovane mi butterà nel mare che amo tanto. Altrimenti, se diventa complicato, ho già pronto un ristoratore di Sori che mi farà bollire. Ore, ore e ore»[16].

Le ultime prove attoriali[modifica | modifica wikitesto]

Sopra un'immagine di Don Abbondio, celebre personaggio manzoniano

Tra il 2002 e il 2009, si riduce progressivamente la sua attività cinematografica, intensificandosi, al contrario, quella di scrittore. Pubblica, infatti, numerosi libri per la Mondadori, tra cui: 7 grammi in 70 anni (2003), Sono incazzato come una belva (2004), Gli fantasmi (2006) e con la Feltrinelli Storia della libertà di pensiero del 2008, opera in cui traccia, in maniera irriverente, le figure di molti personaggi storici, dall'antica Grecia fino ai giorni nostri. Il libro darà l'opportunità all'attore di ricevere il premio nazionale Flaiano per la satira, consegnatoli nel maggio dello stesso anno[77]. Da ultimo, di nuovo per la Mondadori, si ricorda Storie di donne straordinarie, uscito nella primavera del 2009. Nella stagione 2006-2007 torna in teatro portando in scena Serata d'addio, un monologo in tre atti con titoli quali: Il fumo uccide (ispirato a Il tabacco fa male di Anton Cechov), Una vita all'asta (ispirato a Il canto del cigno sempre di Cechov), e L'ultima fidanzata (tratto da L'uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello); rivisitati nel suo stile in cui si fondono forte drammaticità e sorrisi[78].

Nel 2003 viene chiamato da Francesca Archibugi a indossare i panni del sacerdote manzoniano Don Abbondio, nella serie televisiva Renzo e Lucia , in cui recita assieme a Stefania Sandrelli e Laura Morante. A proposito di questa nuova interpretazione avrà a dire: «Don Abbondio è saggio. Non solo. Ha la sapienza contadina, e soprattutto ha quella capacità di fingere di non capire, per evitare i guai. Una capacità tutta italiana. Non ho voluto rendere il personaggio pavido e vigliacco come lo hanno reso al cinema Alberto Sordi e altri. Ho invece puntato tutto sulla sua paura, intesa come ipertrofica coscienza del pericolo, della realtà. Un pauroso per troppa intelligenza, come noi italiani. Siamo il Paese dalla cultura più antica in Europa, sappiamo tante cose, più dei tedeschi, più degli spagnoli che amano i gesti da eroi. Noi no. Ci teniamo alla pelle, non vogliamo morire. Siamo tutti don Abbondio. Fortunatamente»[79].

Non solo Don Abbondio ma anche i protagonisti principali del romanzo avranno un taglio interpretativo differente. In tal senso la Archibugi ha dichiarato: «è una trasposizione piuttosto arbitraria, il film pone al centro dell'opera due ragazzi che si amano, tralasciando il lato storico e religioso. Sono ragazzi della loro epoca, non sono stati modernizzati, non ce n'era bisogno, perché i sentimenti sono universali[80]. Tra le sue ultime apparizioni cinematografiche, si ricordano: Hermano di Giovanni Robbiano, con Emir Kusturica (2004), Gas di Luciano Melchionna (2005) e Liolà di Gabriele Lavia, uscito nel 2007. Seguono Torno a vivere da solo con Jerry Calà (2008), Generazione 1000 euro di Massimo Venier e ancora con Francesca Archibugi Questione di cuore, entrambi del 2009. Infine, per la televisione, partecipa alla fiction Carabinieri, andata in onda per sette stagioni consecutive, dal 2002 al 2008. Nel maggio del 2009 l'attore riceve il David di Donatello alla carriera, nel Salone dei Corazzieri del Quirinale, dove intrattiene il pubblico con la solita graffiante ironia: «Sono felice anche se ho un leggerissimo timore che questo riconoscimento non sia alla carriera, ma alla memoria...». Poi, rivolgendosi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aggiunge: «Mi auguro che lei possa venire al mio funerale...». Pronta la replica sorridente del Capo dello Stato: «Chissà quanti anni mi toccherà aspettare!»[81]

Gli anni dieci[modifica | modifica wikitesto]

La scrittura e le varie regie teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Un dipinto del pittore Charles de Steuben, raffigurante la battaglia di Poitiers (732)

Nel nuovo decennio l'attività letteraria di Villaggio prende ancora più campo dando spazio a nuovi libri, sempre di carattere satirico. Si segnalano in ordine cronologico: Crociera Lo Cost (2010) e il saggio umoristico Mi dichi - Prontuario comico della lingua italiana, pubblicato nel 2011. Nello stesso anno seguono: Giudizio universale, La fortezza tra le nuvole e La vera storia di Carlo Martello. In quest'ultima opera l'autore riprende, in maniera sarcastica, la figura del sovrano carolingio, passato alla storia per aver fermato l'invasione araba nella celebre battaglia di Poitiers. L'illustrazione di copertina reca la firma dell'attore e premio Nobel Dario Fo; omaggio dell'artista lombardo al comico genovese[82].

Nel 2012 esce nelle librerie Tragica vita del ragionier Fantozzi, dove l'autore torna a ritrarre il suo personaggio più popolare, descrivendone gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza. Infine, nel 2013, esce Siamo nella merda - Pillole di saggezza di una vecchia carogna. Parallelamente si intensifica la sua attività teatrale che lo vede nuovamente sulle scene con gli spettacoli: A ruota libera, La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca! e Il peggio della mia carriera. Nel 2013 ritorna a calcare le platee nel monologo: Siamo nella merda, anche la Corazzata Potemkin è affondata.

A riprova di tale continuità nel mondo della scrittura, il 25 marzo 2012 al Teatro Sociale di Luino Villaggio riceve il Premio letterario Piero Chiara alla carriera con le seguenti motivazioni: «Per l'originalità con cui, attraverso la sua grottesca e dissacrante ironia, ha saputo evidenziare, in scritti, al cinema, in teatro, in televisione, vizi e virtù degli Italiani»[83]. Il premio vanta molti illustri scrittori tra i quali Andrea Camilleri, Luigi Malerba, Alberto Arbasino e Claudio Magris. Villaggio, assieme a Franca Valeri e Ermanno Olmi, è l'unico artista proveniente dal mondo del cinema e dello spettacolo ad aver ricevuto tale riconoscimento[84].

Numerose sono state, negli ultimi anni, le sue comparsate televisive, spesso per promuovere l'uscita di un suo nuovo libro affrontando in studio, assieme ad altri ospiti, svariati argomenti di natura sia politica che sociale. Il suo umorismo nero, caratterizzato dal costante utilizzo di iperboli, nonché il suo carattere volutamente provocatorio, possono indurre una reazione in chi è oggetto delle sue battute. Ad esempio, nel 2011 fanno scalpore alcune frasi denigratorie nei confronti del sud d'Italia, come l'intervista a Sky TG 24, in cui Villaggio accusa il Sud e la radicata mentalità borbonica di essere la piaga di tutta l'Italia[85]; o ancora a inizio 2012 la paradossale battuta detta in televisione, secondo la quale il problema delle poche nascite in Sardegna è da attribuire al fatto che i pastori "si accoppino" solo con le pecore[86].

Nel 2012 è di nuovo sul grande schermo per una piccola partecipazione nel film Tutto tutto niente niente di Giulio Manfredonia con Antonio Albanese. L'attore interpreta un fittizio Presidente del Consiglio, uomo vecchio e dalla mole smisurata che non dice mai una parola e che pensa solo a mangiare: simbolo dell'avarizia e dell'ingordigia umana. Alla fine del 2013 ha aperto un canale Youtube (Paolo Villaggio Channel) dove risponde alle domande delle persone.

L'attività giornalistica e l'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Lo spot elettorale di Paolo Villaggio a favore di Democrazia Proletaria (1987)

L'artista genovese comincia a collaborare con i giornali già dal 1968, scrivendo per L'Europeo, La Domenica di Fantozzi; in cui racconta le tragicomiche avventure di colui che diverrà il suo personaggio più famoso. Questi pezzi andranno a comporre (come già detto) il primo dei nove libri su Fantozzi, che farà anche da base per la trasposizione cinematografica. Ne segue un contributo a Paese Sera, su cui scrive, per cinque anni, gli editoriali, nel periodo in cui è direttore Giorgio Cingoli[87]. Collabora poi con L'Unità per altri cinque anni, durante la direzione di Walter Veltroni[88]. Dal 2004 al 2005 scrive per L'Indipendente diretto da Giordano Bruno Guerri[89]. A cominciare dal 28 giugno 2009, riprende la collaborazione col quotidiano fondato da Antonio Gramsci, per il quale svolge il ruolo di editorialista immaginando un Fantozzi di propensione leghista[90].

Villaggio è stato iscritto al Partito Comunista Italiano e a Democrazia Proletaria, formazione comprendente anche socialisti radicali, nelle cui liste è stato candidato alle elezioni politiche del 1987[88]. Successivamente si è candidato alle elezioni del 1994 con la Lista Marco Pannella, nel collegio uninominale di Genova - San Fruttuoso[88]. Il 18 gennaio 2013 ha annunciato il suo voto a favore del Movimento 5 Stelle, in vista delle imminenti elezioni politiche, motivando il fatto che il suo amico Beppe Grillo: «è l’unico che rappresenta un cambiamento vero per una classe politica che pensa solo al presente»[91]. Villaggio si dichiara "ateo da sempre"[92]. In un'intervista a Repubblica, del 1994, ha affermato: «Lo penso davvero, il Papa è una persona troppo intelligente per credere in Dio»[93].

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Premi cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— 2 giugno 1995[94]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi sul set del film La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone, diretto da Pupi Avati (1975)
Paolo Villaggio nel film Il segreto del bosco vecchio, di Ermanno Olmi (1993)
Paolo Villaggio nel film Cari fottutissimi amici, di Mario Monicelli (1994)

Film e serie televisive[modifica | modifica wikitesto]

Sceneggiatore[modifica | modifica wikitesto]

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Paolo Villaggio a Sanremo, durante il XXI Festival della canzone italiana (1972)

Teatrografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Avaro (1996)
  • Delirio di un povero vecchio (2000-2001)
  • Vita, morte e miracoli (2005-2008)
  • Serata d'addio (2007-2008)
  • Il profumo delle lucciole (2009-2011)
  • A ruota libera (2010-2011)
  • La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca! (2012)
  • Il peggio della mia carriera (2012)
  • Siamo nella merda, anche la Corazzata Potemkin è affondata (2012-2013)

Programmi radiofonici[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sabato del Villaggio (1968)
  • Formula uno (1971)
  • Gran varietà (1974-1975)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Villaggio in cerca d'amore. URL consultato il 21 novembre 2013.
  2. ^ a b c d e f g h i j Paolo Villaggio - biografia - fratelli di Fantozzi. URL consultato il 21 novembre 2013.
  3. ^ Morto a Genova il padre di Paolo Villaggio. URL consultato il 13 gennaio 2014.
  4. ^ Dallo spettacolo teatrale Delirio di un povero vecchio, 2001
  5. ^ a b c Paolo Villaggio: "Io, un pagliaccio benedetto da Fellini". URL consultato il 22 novembre 2013.
  6. ^ a b c d e f Paolo Villaggio - Biografia - sito ufficiale. URL consultato l'8 dicembre 2013.
  7. ^ E' morto a Milano Fabrizio De Andrè. URL consultato il 26 dicembre 2013.
  8. ^ a b Villaggio: «Il Sud? Un posto tremendo...». URL consultato il 19 dicembre 2013.
  9. ^ Luigi Viva, p. 25
  10. ^ Luigi Viva, p. 71
  11. ^ De André nel ricordo di Paolo Villaggio. URL consultato il 5 gennaio 2014.
  12. ^ intervista rilasciata al TG5 il giorno 9 gennaio 1999
  13. ^ Baistrocchi, quasi cento. URL consultato il 21 novembre 2013.
  14. ^ Paolo Villaggio - Biografia - Movieplayer. URL consultato il 28 novembre 2013.
  15. ^ Marco Bertolino, Ettore Ridola, p. 22
  16. ^ a b c d Paolo Villaggio - Biografia Corriere della Sera. URL consultato il 26 novembre 2013.
  17. ^ a b c d e f g h i Paolo Mereghetti, p. 1214
  18. ^ a b Puntata storica: Quelli della domenica. URL consultato il 27 novembre 2013.
  19. ^ In Tv 'Quelli della Domenica'. URL consultato il 24 novembre 2013.
  20. ^ a b Gatti: 'il mio sacco tra il ' 68 e fracchia'. URL consultato il 3 gennaio 2014.
  21. ^ Rossella Martina, Quarant'anni sulla Luna: i ricordi di Margherita Hack, Paolo Villaggio, Roberto AMato in Quotidiano.net, 20 luglio 2009.
  22. ^ Si ascolti, a tal proposito, la puntata integrale di Gran Varietà del 6 gennaio 1974 tratta dal sito della web radio WR6 di Radio Rai.
  23. ^ Trasmettiamo per voi Gran Varietà. URL consultato il 27 novembre 2013.
  24. ^ a b Fantozzi: quarant'anni del ragioniere. URL consultato il 24 novembre 2013.
  25. ^ a b Sono un attore! Lo dice Federico. URL consultato il 9 dicembre 2013.
  26. ^ Le vittime del mobbing non sono dei Fantozzi.... URL consultato il 21 novembre 2013.
  27. ^ La parola del giorno dello Zingarelli - Fantozziano. URL consultato il 21 novembre 2013.
  28. ^ Leggete l'Italia in 150 libri con D'Azeglio e Fantozzi. URL consultato il 22 novembre 2013.
  29. ^  Gassman segreto - Un attore perfetto. URL consultato in data 19 dicembre 2013.
  30. ^ Gassman, una vita da mattatore. URL consultato il 27 novembre 2013.
  31. ^ Paolo Mereghetti, p. 586
  32. ^  Paolo Villaggio, Kranz e il nazismo. URL consultato in data 21 novembre 2013.
  33. ^  Paolo Villaggio: Mi dichi - Rai Tv. URL consultato in data 22 novembre 2013.
  34. ^ a b Paolo Mereghetti, p. 1215
  35. ^ Enrico Giacovelli, p. 135
  36. ^ Fantozzi a confronto con Pasolini e Bianciardi: un saggio su una maschera italiana. URL consultato il 21 dicembre 2013.
  37. ^ Gli impiegati non vanno in paradiso. URL consultato il 31 dicembre 2013.
  38. ^ Stagione 1974-75: i 100 film di maggior incasso. URL consultato il 14 dicembre 2013.
  39. ^ a b Fantozzi compie 40 anni: nacque nel 1968 a "Quelli della domenica". URL consultato il 14 dicembre 2013.
  40. ^ Ecco i cento film da salvare. URL consultato il 28 novembre 2013.
  41. ^ a b  Stracul movie - Rai Tv. URL consultato in data 19 dicembre 2013.
  42. ^ a b Salce - Pergolari, L'uomo dalla bocca storta (2009), documentario. Cfr. Cominciamo bene prima, 5 novembre 2009, minuto 25 da sito rai.tv
  43. ^ Alberto Crespi, Mostruoso, tragico, ignobile Fantozzi. Villaggio, si difenda! in l'Unità, 23 dicembre 1990.
  44. ^ a b Serie tv Giandomenico Fracchia. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  45. ^ A Milano, la prima serissima Coppa Cobram di ciclismo. URL consultato il 2 dicembre 2013.
  46. ^  Stracult, nona puntata - Rai Tv. URL consultato in data 22 novembre 2013.
  47. ^ Enrico Giacovelli,Breve storia del cinema comico in Italia, p. 134
  48. ^ Renzo Arbore - Biografia. URL consultato il 24 novembre 2013.
  49. ^ Fantozzi subisce ancora: Loris Batacchi... capoufficio pacchi. URL consultato il 2 dicembre 2013.
  50. ^ a b Enrico Giacovelli, La commedia all'italiana, p. 21
  51. ^ Ho vinto la lotteria di Capodanno - recensione. URL consultato il 29 novembre 2013.
  52. ^ Viaggio comico sul Po, con Fellini. URL consultato il 21 novembre 2013.
  53. ^ a b Federico Fellini - Enciclopedia del Cinema - Treccani. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  54. ^ Scorsese: il cinema e' di tutti, deve vivere anche domani. URL consultato il 21 novembre 2013.
  55. ^ Federico Fellini, Il viaggio di G. Mastorna, a cura di Ermanno Cavazzoni, prefazione di Vincenzo Mollica
  56. ^ Aldo Lastella, Mastorna, l'ultimo sogno in la Repubblica, 9 ottobre 2003.
  57. ^ Il misterioso viaggio di Federico Fellini. URL consultato il 10 dicembre 2013.
  58. ^ Pinocchio e la Balena Femmina - introduzione di Paolo Fabbri a Pinocchio Riminese, Guaraldi, Rimini, 2011. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  59. ^ E si parla ancora di Villaggio nei panni di Geppetto per Benigni. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  60. ^ a b Lina Wertmuller: Napoli senza folklore. URL consultato il 7 gennaio 2014.
  61. ^ Mario Monicelli - Biografia. URL consultato il 22 novembre 2013.
  62. ^ L'allegro 44 di Monicelli. URL consultato il 6 gennaio 2014.
  63. ^ Villaggio in ospedale. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  64. ^ Villaggio: il mio Avaro. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  65. ^ Portale Venezia. Albo - Leone d'oro alla carriera. URL consultato il 21 novembre 2013.
  66. ^ a b Le comiche 2 - recensione. URL consultato il 24 novembre 2013.
  67. ^ Viaggi - tv, e' show in auto con Fede e Brosio. URL consultato il 2 dicembre 2013.
  68. ^ a b c Paolo Mereghetti, p. 3011
  69. ^ Il Morandini - Fantozzi in paradiso. URL consultato il 24 novembre 2013.
  70. ^ Canale 5: Maurizio Costanzo Show - puntata del 21 - 12 - 1993. URL consultato il 24 novembre 2013.
  71. ^ Fantozzi lancia sassi dal cavalcavia, sequestrate quel film.. URL consultato il 24 novembre 2013.
  72. ^ Il ricordo di Gigi Reder: il ragionier Filini, spalla di Fantozzi. URL consultato il 24 novembre 2013.
  73. ^ Mara Venier: oggi vinco in tv puntando sulle idee. URL consultato il 13 dicembre 2013.
  74. ^ Villaggio a Locarno, un emigrante da premio. URL consultato il 21 novembre 2013.
  75. ^ La Testata - Numero di Maggio 2010 — Speciale Intercultura. URL consultato il 21 novembre 2013.
  76. ^ Noi difendiamo Muccioli. URL consultato il 24 novembre 2013.
  77. ^ Premi Flaiano a Villaggio, Arbasino, Kadarè e Munro. URL consultato il 18 dicembre 2013.
  78. ^ Una serata d'addio nell'animo umano. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  79. ^ Villaggio: siamo tutti figli del saggio don Abbondio. URL consultato il 29 novembre 2013.
  80. ^ Renzo e Lucia nuova versione: la Archibugi rilegge Manzoni. URL consultato il 29 novembre 2013.
  81. ^ David Di Donatello: Paolo Villaggio Show al Quirinale. URL consultato il 5 gennaio 2014.
  82. ^ Paolo Villaggio racconta La vera storia di Carlo Martello. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  83. ^ Conferimento Premio Chiara alla Carriera 2012 a Paolo Villaggio. URL consultato il 12 settembre 2013.
  84. ^ Premio Chiara alla Carriera. URL consultato il 12 settembre 2013.
  85. ^ Paolo Villaggio, le alluvioni liguri colpa del Sud. URL consultato il 1º dicembre 2013.
  86. ^ Sardegna, gaffe di Paolo Villaggio: i pastori lo querelano
  87. ^ Paese sera story. URL consultato il 28 novembre 2013.
  88. ^ a b c Villaggio: non mi piace la politica che si propone solo di aggredire. URL consultato il 28 novembre 2013.
  89. ^ Il 1º aprile l'opinione diventa Indipendente. URL consultato il 28 novembre 2013.
  90. ^ Quindici anni dopo, riecco Villaggio. URL consultato il 28 novembre 2013.
  91. ^ Paolo Villaggio vota Grillo. “È un comico. E Berlusconi non lo è?”, Blitz quotidiano, 18 gennaio 2013
  92. ^ Paolo Villaggio contro la Chiesa:il Papa è come la Regina Elisabetta. URL consultato il 24 novembre 2013.
  93. ^ Villaggio: neanche il Papa crede in Dio. URL consultato il 26 novembre 2013.
  94. ^ Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana Sig. Paolo Villaggio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore David di Donatello per il miglior attore protagonista Successore
Roberto Benigni
per Il piccolo diavolo
1990
per La voce della luna
ex aequo con Gian Maria Volonté per Porte aperte
Nanni Moretti per Il portaborse

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