George Armstrong Custer

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George Armstrong Custer
Gilcrease - General Custer.jpg
5 dicembre 1839 - 25 giugno 1876
Soprannome "Armstrong", "Artie", "Funny", "Curly", "Yellow Hair"
Nato a New Rumley, Ohio
Morto a Little Bighorn, Montana
Luogo di sepoltura inizialmente sul campo di battaglia
successivamente interrato nel West Point Cemetery
Dati militari
Paese servito Stati Uniti Stati Uniti
Forza armata United States Army
Union Army
Anni di servizio 18611876
Grado
Comandanti
Guerre
Campagne
Battaglie
Comandante di Michigan Brigade
3rd Cavalry Division
2nd Cavalry Division
7th U.S. Cavalry

The Harper Encyclopedia of Military Biography[1]

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George Armstrong Custer (New Rumley, 5 dicembre 1839Little Bighorn, 25 giugno 1876) è stato un generale statunitense. Fu ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti e comandante della cavalleria durante la guerra di secessione statunitense e le guerre indiane. Cresciuto nel Michigan e nell'Ohio, Custer venne ammesso a West Point nel 1858, dove si diplomò ultimo della sua classe. Comunque con lo scoppio della guerra civile statunitense venne chiamato a servire nell'esercito dell'Unione.

Durante la guerra civile si guadagnò una buona reputazione. Prese parte alla prima battaglia di Bull Run e la sua carriera fu aiutata dalla sua associazione con diversi importanti ufficiali e si dimostrò un efficace comandante di cavalleria. Venne infine promosso al rango temporaneo (brevetto) di maggior generale e al termine della guerra venne riportato al suo rango permanente di capitano. Alla conclusione della campagna di Appomattox, nella quale le sue truppe giocarono un ruolo decisivo, Custer fu presente alla resa del generale Robert E. Lee.

Dopo la guerra di secessione venne inviato a combattere nelle guerre indiane. Nella sua disastrosa impresa finale, Custer e tutti i suoi uomini furono uccisi nel 1876 nella battaglia del Little Bighorn, combattendo contro una coalizione di tribù native nella battaglia che divenne popolarmente nota nella storia statunitense come "Custer's Last Stand".

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a New Rumley, nell'Ohio, il 5 dicembre del 1839, figlio di Emmanuel Custer, fabbro di remote origini tedesche (il cognome originario era Küster, in seguito anglofonizzato in Custer), e di Mary Ward, seconda moglie del padre. Custer crebbe in una famiglia molto numerosa; il padre, infatti, da un primo matrimonio aveva avuto tre figli e dal matrimonio con la vedova Ward (che a sua volta ne aveva altri 3) ne ebbe altri 5 (George, Nevin, Tom, Boston - morti questi ultimi due nella battaglia del Little Bighorn con George - e Margareth moglie, a sua volta, del tenente James Calhoun morto anch'egli al Little Big Horn).

La carriera militare: West Point[modifica | modifica wikitesto]

Il cadetto G.A. Custer a West Point

Nel 1857, su raccomandazione del deputato liberale John Bingham (nonostante la famiglia fosse notoriamente di "fede" democratica), George Armstrong Custer venne ammesso all'Accademia militare degli Stati Uniti di West Point (New York). Di carattere testardo, ribelle, orgoglioso, permaloso, scarso amante dello studio, in pochi mesi raggiunse tante e tali note di demerito da rischiare l'espulsione, evitata, anche in questo caso, per intervento del deputato Bingham. Uniche materie in cui eccelse erano quelle pratiche: scherma, tiro con la pistola, equitazione. Durante una licenza a Monroe conobbe Elizabeth Cliff Bacon (1842-1933) (soprannominata "Libbie") che successivamente sposò.

La guerra di secessione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di secessione americana.

Dopo lo scoppio della guerra di secessione statunitense, nel 1861 la classe di Custer venne diplomata con un anno di anticipo sul regolare periodo previsto, dovendo fornire ufficiali alle truppe nordiste (nel 1860 gli allievi sudisti si erano dovuti dimettere dall'Istituto). Classificatosi ultimo del suo corso (34° su 34), Custer venne assegnato con il grado di sottotenente al 2º Cavalleria, Compagnia "G", che ebbe il battesimo del fuoco il 21 luglio 1861 alla prima battaglia di Bull Run. Nel 1862 Custer entrò a far parte dello stato maggiore del generale George B. McClellan (1826-1885), comandante dell'unità più grande dell'esercito nordista, l'Armata del Potomac. Nello stesso anno, durante un periodo di licenza, si fidanzò con Elizabeth Bacon.

Il generale Pleasonton e il tenente Custer

Nel 1863 Custer venne trasferito, con il grado di tenente, alle dipendenze del gen. Alfred Pleasonton (1824-1897), comandante una delle divisioni di cavalleria dell'Armata. Nello stesso anno, a giugno, si distinse nel corso di un'operazione particolarmente rischiosa contro un reparto di cavalleria sudista, talché il generale Pleasonton gli assegnò, a 23 anni, una brigata di cavalleria, conferendogli un brevetto di generale, ovvero il grado di generale per il solo periodo di durata del conflitto. L'anno seguente sposò la Bacon.

La fama di Custer proseguì durante la guerra che concluse con il grado di "Major General brevet" (un grado valido temporaneamente e concesso in occasione di eventi bellici che richiedevano effettivi assai più numerosi per la conduzione delle operazioni). Dal punto di vista eminentemente tattico, Custer non dimostrò particolare immaginazione nell'esecuzione degli attacchi, limitandosi a sfruttare quello che era il criterio di attacco frontale normalmente insegnato presso le scuole militari dell'epoca e giustificando così l'asserzione di un suo collega che dichiarò che era salito ai vertici della carriera militare «camminando sulla schiena dei suoi soldati caduti in battaglia».

Spesso avventato, abituato ad attaccare sempre il nemico, anche in condizioni di evidente inferiorità numerica, Custer ebbe di certo dalla sua una notevole fortuna: a Gettysburg la brigata comandata da Custer ebbe 500 caduti su una forza complessiva di 1700 unità, nella battaglia del Wilderness cadde oltre un terzo degli effettivi, mentre alla battaglia di Appomattox, l'ultima della guerra di secessione, solo la sua brigata subì gravissime perdite. Tuttavia, di fronte alla manifesta inettitudine di altri generali nordisti, i giornali dell'epoca si appropriarono della figura di George Armstrong Custer, facendone l'eroe per eccellenza e coniando per lui il soprannome di «Murat americano».

Il comando del 7º Cavalleria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 7th Cavalry Regiment.
Il Presidente Andrew Johnson

Nel 1866 il presidente Andrew Johnson (1808-1875) firmò una legge che ristrutturò profondamente l'esercito trasformandolo, di fatto, in un organismo di polizia militare con compiti di controllo dell'ordine negli ex Stati confederati e nei territori dell'Ovest. A seguito di tale legge, tutti gli ufficiali con "brevet" temporaneo furono retrocessi al grado che per progressione di carriera loro competeva. Anche George Armstrong Custer venne retrocesso al grado di capitano, tanto che egli accarezzò l'idea di trasferirsi in Messico, allettato dalla necessità dell'imperatore Massimiliano d'Austria di disporre di molti generali esperti per combattere i patrioti ribelli di Benito Juarez.

Ad analoga "retrocessione" furono soggetti gli ufficiali confederati transitati nell'esercito degli Stati Uniti; tale disagio si ripercosse, per ovvi motivi, sulla linea di comando giacché ufficiali già esperti si trovarono a dover sottostare, di fatto, ad altri più giovani, spesso meno preparati e con minore esperienza sul campo.

Custer abbandonò il progetto di trasferirsi in Messico solo quando il generale Philip Henry Sheridan (1831-1888), già suo comandante di divisione, lo assegnò al comando di un nuovo reggimento in via di formazione. Si trattava del 7º Cavalleria che si formò a Fort Riley (Kansas) tra l'agosto ed il settembre del 1866. Custer assunse il 3 novembre 1866 il comando del 7° con il grado di tenente colonnello, in sostituzione del colonnello Andrew Smith che era stato distaccato al Quartier Generale dell'esercito.

Entro la fine dell'anno, il 7º Cavalleria contò 800 uomini, tra cui moltissimi stranieri (si calcola che l'incidenza di stranieri, polacchi, italiani, messicani, tedeschi, inglesi, irlandesi, fosse all'epoca, nell'esercito degli Stati Uniti, del 70%), cui si era intanto aggiunto il capitano Tom Custer, fratello di George. La paga era molto scarsa (13 $ mese per un soldato; 15 $ per un caporale; 22 $ per un sergente che salivano a 34 $ se con molti anni di servizio e sposato) e l'addestramento altrettanto scarso anche per la difficoltà di trasmissione degli ordini a causa delle differenti lingue parlate. Le punizioni erano molto severe (dalla camera di punizione alla marcia con lo zaino carico di sassi sotto il sole, alla fustigazione, alla legatura a terra sotto il sole, alla fucilazione) ed anche in questo Custer si distinse per severità, pur avendo il pregio di dare l'esempio, sottoponendosi assieme ai suoi uomini alle medesime esercitazioni e alle marce più dure.

La corte marziale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1867 il generale Winfield Hancock (1824-1886) organizzò una campagna contro i Cheyenne. Si trattò, tuttavia di una campagna dissennata ed inutile giacché i nativi americani erano in pace e l'intera spedizione non portò a nessun risultato concreto; anzi scatenò i Cheyenne sul «sentiero di guerra». Tutti i reparti impegnati vennero sottoposti a massacranti turni di servizio e a marce forzate che, nel caso del 7º Cavalleria, finirono con l'arrecare gravi danni al reparto stesso che fu oggetto, come altri del resto, anche di centinaia di diserzioni.

Benché non prevista dall'ordinamento militare, Custer applicò ai disertori la pena di morte talché, al termine della campagna, fu accusato dal Comando supremo di:

  • abbandono del posto di comando (era di fatto andato a trovare la moglie abbandonando il reparto in pieno territorio "nemico");
  • crudeltà verso i propri soldati (tra l'altro aveva fatto colpire alcuni soldati che stavano per disertare, vietando ai medici poi di curarli);
  • abbandono di due suoi soldati feriti nelle mani dei nativi americani;
  • mancato intervento in difesa di una postazione attaccata dai nativi americani.

La corte marziale, riunitasi il 16 settembre 1867 a Fort Leavenworth, giudicò Custer colpevole di tutti i reati ascrittigli ma, grazie alle amicizie altolocate e politiche che intanto aveva coltivato ed alla fama ottenuta durante la guerra di secessione, la pena si limitò alla sospensione dal grado e dall'attività militare per un anno.

La battaglia del Washita e le rivalità all'interno del 7°[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia del Washita.

Il 24 settembre 1868 Custer venne reintegrato in servizio dal generale Sheridan in vista della campagna invernale contro i Cheyenne meridionali. Il 12 novembre il 7º Cavalleria, dopo circa due settimane di marcia nella neve, sorprese un villaggio indiano sul fiume Washita, il cui capo Motavato (il cui vero nome fu Mokatavatah Black Kettle ma detto anche "Caldaia Nera" o "Pentola Nera") era sopravvissuto nel 1864 al massacro di Sand Creek ad opera del colonnello John Chivington. Custer attaccò alle prime luci dell'alba; da qui il soprannome, assegnatogli dai nativi americani di Figlio della Stella del Mattino. Gli abitanti del villaggio vennero quasi tutti uccisi, ed i sopravvissuti venero fatti prigionieri. Lo stesso Motavato e la moglie trovarono la morte nello scontro.

In quella occasione, un drappello capeggiato dal maggiore Joe Elliott si staccò dal grosso delle truppe per assalire altri accampamenti più distanti; venne a sua volta massacrato da forze soverchianti Kiowa, Arapaho e Comanche. Custer venne accusato dai suoi subalterni di non esser voluto intervenire in difesa dei commilitoni, e tale accusa contribuì, fino alla fine, a renderlo inviso alla maggior parte dei suoi ufficiali.

A questo si aggiunga ancora che nel 7°, anche a seguito dell'attacco del Washita e del comportamento del comandante nell'episodio del maggiore Elliott, si formarono addirittura quattro fazioni: una capeggiata dal fratello Tom appoggiava Custer e ne facevano parte — per ovvi motivi — tutti i parenti del generale che militavano nel 7° (Harry Armstrong Reed, nipote; tenente James Calhoun, marito di Margareth, sorella di Custer; Boston Custer, fratello del generale; tutti morirono al Little Big Horn), un'altra faceva riferimento al capitano Frederick W. Benteen (1834-1898), che dopo la questione del Washita aveva addirittura sfidato a duello Custer, un'altra aveva come riferimento il maggiore Marcus A. Reno (1834-1889) e l'ultima raggruppava ufficiali e sottufficiali che preferivano restare fondamentalmente neutrali. Ad aggravare ancor più la situazione, si aggiunga che, a seguito delle retrocessioni conseguenti alla fine della guerra di secessione, molti ufficiali alle dipendenze di Custer, provenienti anche dall'ex-esercito sudista, avevano, durante la guerra, un grado superiore a quello di generale "brevet" raggiunto da Custer e perciò mal tolleravano le imposizioni del "tenente colonnello" Custer.

La guerra delle Colline Nere e le guerre indiane[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colline Nere e Guerre indiane.
« le Paha Shapa sono la mia terra e io le amo. Chiunque vi metterà piede sentirà il suono di questo fucile» disse Little Big Man »
("Piccolo Grande Uomo", vice capo degli Oglala di Cavallo Pazzo, alla commissione del governo che cercò di acquistare le Colline Nere)

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Dopo le spedizioni con cui l'esercito annientò la resistenza dei nativi americani che si opponeva alla realizzazione della ferrovia Northern Pacific, i bianchi volsero la loro attenzione alle Paha Shapa, le "Colline Nere" (Black Hills), su cui si riteneva, a ragione, potesse essere trovato l'oro. Tuttavia esse erano considerate terreno sacro dai Lakota, che si opponevano alle ingerenza del governo USA.

Con un trattato del 1868, infatti, le Colline Nere erano state assegnate ai nativi americani, ma nel 1870 le voci sulla presenza di oro si fecero più insistenti e, nel 1874, l'esercito venne inviato, con la motivazione ufficiale di impiantare nuove postazioni a difesa delle montagne, ad esplorarle in previsione di una proposta d'acquisto. Si trattava di 10 compagnie del 7º Cavalleria comandato da Custer, coadiuvate da esploratori Arikara e Santee, per un totale di oltre 1.000 uomini, 2.000 cavalcature ed oltre 100 carri. Solo alcuni mesi dopo, agli inizi del 1875, confermata la presenza dell'oro, le Colline Nere vedevano sopraggiungere oltre un migliaio di minatori.

Il governo tentò, inutilmente, di acquistare le Paha Shapa, le Colline Nere, dai Lakota, infatti nel 1875 alla commissione inviata dal governo opposero il loro parere contrario i rappresentanti di oltre 14.000 nativi americani, finché nel maggio 1876 Edward Pierrepoint, allora procuratore generale degli Stati Uniti, emise una sentenza per giustificare l'invasione governativa: la legge con cui era stato proibito ai bianchi di entrare nelle Colline Nere, era incostituzionale e, comunque, non era applicabile ai cittadini degli Stati Uniti, ma solo agli stranieri. Si consideri che solo la neonata cittadina di Deadwood, nel cuore delle Colline, alla fine del 1876 contava oltre 20.000 abitanti.

Il 2 novembre 1875, nel corso di una riunione alla Casa Bianca (presidente Ulysses Grant, Segretario agli Interni Zachariah Chandler, Segretario della Guerra William W. Belknap, e Generali Crook e Sheridan) si decise di non ostacolare più i cercatori e che, in caso di azioni ostili dei nativi americani, sarebbe stato legittimo l'intervento dell'esercito; qualora il Segretario agli Affari Indiani si fosse opposto, ne era prevista la sostituzione. Il 9 novembre venne redatto un rapporto da cui risultavano accuse infondate a carico dei nativi americani, tra cui quella che i Lakota Hunkpapa di Toro Seduto rifiutassero i benefici della civiltà. Il contenuto del rapporto era completamente falso, ma autorizzava l'intervento dell'esercito se i nativi americani non avessero immediatamente fatto rientro nelle loro riserve: Toro Seduto rispose che sarebbe forse rientrato nella riserva la primavera successiva, mentre Cavallo Pazzo non rispose affatto.

Nel frattempo, il generale Sheridan aveva dato ordine alle truppe, tra cui il 7º Cavalleria, di muovere verso le Colline Nere. Le forze dovevano essere suddivise in tre colonne, Montana, Wyoming e Dakota e convergere sulla regione del fiume Powder per individuare gli accampamenti dei nativi americani e costringere i "ribelli" a rientrare nelle riserve.

Il presidente Ulysses Grant all'epoca della guerra di secessione americana.

Nel frattempo, però, a causa di uno scandalo scatenato dallo stesso Custer che coinvolgeva il Ministro della Guerra - in ordine agli approvvigionamenti dei Forti - il "Generale" era stato trattenuto a Washington per rendere una testimonianza davanti a una commissione d'inchiesta. Screzi vari a livello politico, tra cui uno con lo stesso presidente Grant che gli costò gli arresti, ritardarono il rientro a Fort Lincoln (ove era di stanza il 7° e da dove, secondo la tattica del generale Sheridan, avrebbe dovuto muovere la Colonna del Dakota per convergere sui nativi americani "ostili") di Custer.

Di fatto, il tenente colonnello Custer arrivò a Fort Lincoln soltanto l'8 maggio 1876, ma gli era stato tolto il comando della colonna del Dakota che passava alle dipendenze del generale Terry. La colonna lasciava perciò il Forte il 17 maggio 1876 diretta ad ovest. L'approssimazione della campagna di guerra che stava iniziando era considerevole dacché mancavano le più elementari informazioni necessarie per organizzare un qualsivoglia movimento tattico: non era nota l'entità del "nemico" (le notizie in possesso facevano supporre una forza di 800-1.000 unità), né la sua dislocazione sul territorio, e non era neppure ben noto, di conseguenza, il terreno su cui lo scontro avrebbe avuto luogo. In realtà, a febbraio, Toro Seduto aveva chiamato a raccolta tutte le principali tribù Sioux al solo scopo di vivere, almeno per un'ultima volta, «all'antica maniera» con cacce al bisonte e cerimonie sacre. Cavallo Pazzo, a sua volta, aveva invitato alla riunione i Cheyenne del Capo Due Lune e alla medesima area, lungo il torrente Bighorn, si diressero i Brulé di Coda Chiazzata, i Piedi Neri, i Santee, i Sans-Arcs, gli Assiniboin, gli Yankton, gli Arapaho per un totale, stimato, di oltre 3.000 tende, ovvero 10-15.000 unità con un numero di guerrieri valutato tra i 1.800 ed i 3.000.

Il 10 giugno 1876 il generale Terry inviò un distaccamento del 7°, al comando del maggiore Marcus A. Reno (non è noto il motivo per cui non affidò il comando, come ci si sarebbe potuto aspettare, al tenente colonnello Custer; verosimilmente, conoscendone il carattere troppo intraprendente preferì evitare così che esso potesse prendere iniziative pericolose) ad individuare l'accampamento nemico lungo i torrenti Rosebud e Tongue. È noto, specie dalle lettere che giornalmente Custer inviava con corriere alla moglie Elizabeth, che tale decisione venne aspramente criticata, come se il comportamento del generale Terry fosse dettato dalla paura di fornire a Custer un motivo in più per farsi onore sul campo di battaglia.

Il 16 giugno, il resto del 7°, comandato da Custer, seguì la colonna di Reno in assetto "leggero" (Custer dispose, infatti, che venissero lasciati al campo, oltre la banda, anche i carri da trasporto, le sciabole - che quindi non furono usate nella battaglia del Little Bighorn - e lo stesso stendardo del 7°, che entrò in battaglia, perciò, con i soli guidoncini dei singoli squadroni). L'incontro con la colonna di Reno avvenne il 20 giugno: era stato individuato il luogo in cui un enorme accampamento indiano aveva sostato ed era verosimile che il nemico si fosse spostato nella valle del Little Bighorn. L'incontro con Custer fu abbastanza "acceso" giacché questi pensava che Reno avesse fatto di testa sua per ricavarne gloria personale e che i movimenti del suo reparto, di fatto, avessero messo in allarme i nativi americani che si erano dati alla fuga.

Toro Seduto in una fotografia del 1882.

Tuttavia il 21 giugno, dopo un consiglio di guerra, Terry dispose che il 7°, al comando di Custer, raggiungesse l'area del campo smobilitato e ne seguisse le tracce per individuare il nuovo accampamento, ma senza attaccare se non quando fosse stato raggiunto dalle restanti forze della Colonna del Dakota rinforzata dalla sopraggiungente Colonna del Montana. Terry offrì inoltre a Custer, che rifiutò, alcuni esploratori Crow che conoscevano meglio la zona, 4 squadroni del 2º Cavalleria ed una sezione di 2 mitragliatrici Gatling a sei canne rotanti (la motivazione addotta da Custer nel rifiutarle fu che esse gli avrebbero fatto rallentare l'avanzata). Queste offerte, ed il relativo rifiuto, risultano dagli ordini scritti consegnati a Custer.

Lo scontro a Little Big Horn e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia del Little Bighorn.

Il 22 giugno 1876 il 7º Cavalleria si mise in marcia lungo la valle del torrente Rosebud con una forza effettiva di 31 ufficiali (di cui 3 medici) e 617 tra sottufficiali, truppa ed esploratori. La colonna, quel giorno, percorse 20 km circa prima di accamparsi. Nei due giorni successivi, il 23 e 24 giugno, il 7º Cavalleria percorse, invece, oltre 100 km (è bene tener presente che le tabelle di marcia previste dalle disposizioni prevedevano che le tappe giornaliere dovessero essere di massimo 20–25 km).

La sera del 24, alle ore 23.30 circa, inspiegabilmente, con uomini e cavalli decisamente stanchi, Custer riprese l'avanzata verso l'area in cui presumibilmente si trovava l'accampamento indiano; dopo ulteriori 16 km, alle 02.00 del mattino circa, Custer inviò gli esploratori indiani in avanscoperta e, dalla sommità del Crow's Nest ("Nido del Corvo") questi videro il più grande accampamento mai visto (si calcola un'area di tende lunga circa 5 km) accanto al quale pascolavano non meno di 10-15.000 cavalli (l'esploratore Tahmelapashme, "Coltello Insanguinato", riferì a Custer che i Sioux erano certamente più numerosi delle pallottole di cui il 7° disponeva).

È verosimile supporre che Custer mordesse il freno impostogli da Terry e che cercasse, come disponevano gli ordini ricevuti, «un motivo sufficiente per discostarsene».[2] Il fatto che un distaccamento del 7° fosse stato intercettato (anche se non vi era stato combattimento) da un piccolo gruppo Sioux diede verosimilmente a Custer la scusa per attaccare, ma non attaccò come era suo solito, alle prime luci dell'alba, bensì verso le ore dodici. Ma gli uomini ed i cavalli erano costantemente in marcia da quasi 24 ore.

La battaglia che ne seguì, passata alla storia come battaglia del Little Bighorn, nei pressi della località omonima, si svolse domenica 25 giugno 1876. I nativi americani, verosimilmente, al momento dell'attacco non riconobbero il reparto (giacché la bandiera non era presente) né il comandante George Armstrong Custer anche perché, al Little Bighorn, al contrario di quella che è l'iconografia ricorrente, questi aveva i capelli molto corti avendoli tagliati prima di lasciare Fort Lincoln.[senza fonte]

Il 27 giugno la sopraggiungente colonna capeggiata da Alfred Howe Terry incontrò i superstiti del 7° ed apprese del massacro di Custer e dei suoi uomini. L'opera di ricerca e riconoscimento dei corpi, per una sepoltura sul luogo ove erano caduti, fu resa difficile, e talvolta impossibile, dal gran caldo estivo e dalle mutilazioni cui i corpi erano stati sottoposti e si concluse il 30 giugno. Il terreno duro e la mancanza di attrezzi idonei costrinse i soldati a seppellire sommariamente i commilitoni. Su ogni fossa venne piantato un paletto da cui pendeva un bossolo di pallottola contenente i dati identificativi (quando ciò era stato possibile) del caduto.

Il corpo di Custer fu rinvenuto il 27 giugno 1876 dal tenente James Bradley del 7º Fanteria, avanguardia della colonna del generale Alfred Howe Terry; completamente nudo, era seduto a terra, poggiato ai corpi di altri due soldati. Presentava un foro di pallottola all'altezza del cuore e un altro alla tempia sinistra (la dichiarata mancanza del cosiddetto "orletto escoriativo", tipico di un colpo sparato a bruciapelo e dovuto all'impatto dell'arma, e di tracce di polvere incombusta, fecero escludere si fosse trattato di suicidio). Tutto intorno al comandante del 7° si trovavano circa quaranta altri corpi ed alcuni cavalli abbattuti verosimilmente per farne riparo. Attorno a questo nucleo il tenente Bradley contò oltre 150 militari caduti.[senza fonte]

Lo scalpo di Custer non venne prelevato - probabilmente perché al momento dello scontro i suoi capelli erano particolarmente corti - né mutilato e questo lascerebbe intendere che non venne riconosciuto dai suoi avversari, oppure che doveva esser stato ucciso quasi subito perché gli attaccanti non avevano riscontrato, da parte sua, azioni particolarmente meritevoli da giustificare le mutilazioni rituali sul nemico.[senza fonte]

Solo il 2 luglio 1876 Terry inviò corrieri con la notizia della disfatta del Little Bighorn e gli Stati Uniti vennero a conoscenza dei fatti solo il 5 luglio, nel pieno dei festeggiamenti del centenario dell'indipendenza. Smobilitate le colonne del Montana e del Dakota, solo la colonna capeggiata dal generale Crook (2.300 uomini) proseguì nella "caccia" finché, il 9 settembre, incontrò un villaggio di nativi americani Minneconju con a capo Washicun Tashunka ("Cavallo Americano"). I guerrieri del villaggio, cinque in tutto, opposero il massimo della resistenza per consentire al "grosso" (donne e bambini) di fuggire, ma vennero ben presto sopraffatti; morirono lo stesso Cavallo Americano, un altro guerriero, tre donne e due neonati. In una tenda fu ritrovato il guidoncino della compagnia "L" del 7º Cavalleria.

Solo il 10 ottobre dell'anno successivo, nel 1877, la salma di Custer fu recuperata e sepolta, con tutti gli onori militari, nel cimitero dell'accademia militare di West Point (New York) ove ancora oggi si trova. Sulla tomba fu posta una statua di bronzo che però, non essendo gradita alla signora Elizabeth "Libbie" Custer, fu in seguito rimossa; oggi il luogo di sepoltura di Custer è contrassegnato da un obelisco.

Soprannomi[modifica | modifica wikitesto]

Gli Indiani assegnarono a Custer diversi soprannomi:

  • Deretano duro (per la sua capacità di restare in sella molto a lungo);
  • Capelli Lunghi (per la capigliatura normalmente fluente - non a Little Big Horn, dato che aveva tagliato i capelli poco prima di lasciare Fort Lincoln);
  • Figlio della Stella del Mattino (per la sua "abitudine" ad attaccare i villaggi dei nativi americani alle prime luci dell'alba).

Per la moglie Elizabeth era invece "Autie".

Custer scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Tra il gennaio del 1872 e l'ottobre del 1874 Custer scrisse una serie di articoli, sulle sue esperienze, per la rivista Galaxy successivamente raccolti e pubblicati nel 1874 con il titolo My Life on the Plains (trad. La mia vita nelle grandi pianure.)

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione somatica[modifica | modifica wikitesto]

La moglie Elizabeth "Libbie" Custer descrisse, nel dicembre 1873, all'età di 34 anni, il marito:

« ...alto 1,78 e pesava circa 75 chili, i suoi occhi erano azzurri e con lo sguardo profondo, i suoi capelli corti ondulati e del colore dell'oro. I suoi baffi erano lunghi, folti ed ambrati, il colore della sua carnagione era vivo... »

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la sua tragica fine, la figura di Custer, nonostante non fosse certo priva di ombre, fu celebrata come quella di un eroe senza macchia e senza paura dalle cronache dell'epoca, a partire dai giornali, entrando nella mitologia assieme agli altri "eroi del selvaggio West".

La fine di Custer è stata raccontata, in modo più o meno romanzato, in numerose opere di fantasia. Oltre ai romanzi e ai film (sopra elencati), non sono mancati i fumetti; tra questi il volume della collana Tex n° 492 (Little Bighorn), testi di Nizzi, disegni di Ticci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Trevor Nevitt Dupuy, Curt Johnson e David L. Bongard, The Harper Encyclopedia of Military Biography, Castle Book, 1995, pp. 204-205, ISBN 0-7858-0437-4.
  2. ^ Maria Luisa Rizzati, La morte di Custer, in La storia illustrata n°8 Anno 1965, pag. 206: "Nelle disposizioni date da Terry, Custer intravide l'occasione tanto cercata, Il generale in verità aveva parlato chiaro: inseguimento non doveva spingersi oltre il fiume Big Horn, col proposito di risalire la corrente verso il campo Sioux."
  3. ^ Pur non riferendosi specificatamente a Custer, il film è ispirato alla sua vicenda e la sua figura è il personaggio interpretato da Fonda, il tenente colonnello Owen Thursday
  4. ^ Anche questo film non tratta direttamente di Custer, ma la vicenda vi si ispira

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stephen E. Ambrose, Cavallo Pazzo e Custer, Milano, Rizzoli, 1978
  • Louise Barnett, Custer: l'ultimo eroe, Milano, Rizzoli, 1999 ISBN 88-17-86031-X
  • George Armstrong Custer, La mia vita nelle Pianure. Esperienze personali tra gli indiani Milano, Mursia, 1991 ISBN 88-425-1078-5
  • Lawrence A. Frost, L'album del generale Custer, Firenze, Vallecchi, 1976
  • Margaret Leighton, L'ultima carica di Custer, Milano, Mondadori, 1971
  • David Humphreys Miller, La fine del generale Custer, come raccontano gli indiani, Milano, Rizzoli, 1966
  • Andrea Bosco, Domenico Rizzi, I cavalieri del West, Recco (Genova), Le Mani, 2011, ISBN 978-88-8012-604-1.
  • Domenico Rizzi, Il giorno di Custer. La battaglia del Little Big Horn, Como, Actac Edizioni, 1999.
  • Domenico Rizzi, Monahseetah e il generale Custer, Como, Actac Edizioni, 2005, ISBN 88-8728-418-0

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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