Il piccolo grande uomo (film)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il piccolo grande uomo
Schermata 2012-06-18 a 12.07.53.png
Dustin Hoffman e Carole Androsky in una scena del film
Titolo originale Little Big Man
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1970
Durata 139 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere western, avventura
Regia Arthur Penn
Soggetto Thomas Berger
Sceneggiatura Calder Willingham
Produttore Stuart Millar
Distribuzione (Italia) Titanus
Fotografia Harry Stradling Jr.
Montaggio Dede Allen
Musiche John Hammond
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il piccolo grande uomo[1][2] (Little Big Man) è un film del 1970 diretto da Arthur Penn, basato sull'omonimo romanzo di Thomas Berger.

Come Soldato blu, dello stesso anno, affronta il tema degli nativi americani da un punto di vista nuovo per l'epoca.

Fu presentato fuori concorso al Festival di Mosca.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Le vicende vengono narrate in prima persona dal vecchio Jack Crabb (che ha raggiunto la veneranda età di 121 anni) ad un giornalista interessato alla battaglia del Little Big Horn.

Crabb è l'unico sopravvissuto, insieme alla sorella Caroline, a un attacco indiano quando era bambino. I due orfani vengono trovati nell’immensa prateria, tra i resti bruciati dei carri, da un cheyenne di nome Ombra Silenziosa, che li porta con sé al suo accampamento. Caroline, durante la notte, scappa. Rimasto solo, Jack viene adottato dai cheyenne ed entra nelle grazie del loro capo, Cotenna di Bisonte, saggio e anziano sciamano.

Il protagonista ha occasione di osservare il primitivo microcosmo della tribù cheyenne, dove esiste una grande libertà, anche in ambito sessuale (i guerrieri hanno spesso molte mogli e nella tribù un omosessuale è tenuto in grande considerazione, libero di rimanere con le donne nei tepee e di non andare a combattere con gli altri uomini). Gli indiani vivono in armonia con la natura, credendo che tutto il mondo sia retto dal Grande Spirito, e sopravvivono con la caccia alla selvaggina catturata dai guerrieri della tribù. Questi ultimi hanno un patrimonio di valori improntato al rispetto e la lealtà, anche verso i nemici.

A causa della sua bassa statura e del suo coraggio nella lotta, il protagonista viene chiamato "Piccolo Grande Uomo". Egli si fa nemico un suo coetaneo cheyenne, Orso Giovane; benché si odino cordialmente, in occasione di una scorreria contro una tribù nemica, Jack gli salva la vita e Orso Giovane rimane legato a lui da un debito di riconoscenza.

Dopo lo sterminio di donne e bambini del loro villaggio, compiuto dall'esercito statunitense, i cheyenne scendono in guerra contro i bianchi. Cotenna di Bisonte dice al protagonista che se egli vuole lasciare i cheyenne per andare presso il popolo cui appartiene, gli indiani accetteranno la sua decisione. Il ragazzo decide però di rimanere con coloro che lo hanno allevato. In un combattimento con i bianchi, che massacrano gli indiani armati solo di archi, frecce e bastoni, Piccolo Grande Uomo, che sta per essere ucciso da un militare, si salva mostrandosi per quello che è: un uomo bianco.

Visto che è cresciuto tra i "selvaggi", si decide che debba essere educato. Viene preso in custodia da un vecchio sacerdote protestante, ridicolo assertore della mortificazione del mondo sensuale per il raggiungimento della salvezza spirituale. Sua moglie è Louise Pendrake, che lava, accudisce e parla della morale al ragazzo. A Jack piace molto questa donna: grazie a lei conosce il mondo del sesso e diventa molto religioso. Nonostante il suo moralismo puritano di facciata, ella ha però molte relazioni extraconiugali: perplesso, Jack decide di andarsene, abbandonando anche la religione. Incontra allora un ciarlatano, Merriweather, che guadagna soldi imbrogliando la gente. I due si mettono nei pasticci e vengono catturati e coperti di penne e pece da una banda di giustizieri, capeggiati da quella che lui scopre essere sua sorella Caroline, abituata a vestire abiti maschili.

La sorella gli insegna a sparare. Durante il suo periodo da pistolero, Jack incontra e fa amicizia con Wild Bill Hickok, personaggio celebre della storia degli Stati Uniti d'America. Hickok è un pistolero sbruffone, dedito ai piaceri del saloon e dal grilletto facile, convinto com'è di essere attorniato da persone che attentano alla sua vita. A questo punto, Jack Crabb diventa commerciante e sposa Olga, una ragazza svedese, ma fa bancarotta. Per rifarsi intraprende un viaggio verso il West, ma la loro diligenza viene attaccata dagli indiani, che rapiscono la moglie.

Per ritrovare Olga, inizialmente Crabb vaga per le terre abitate dagli indiani e poi si arruola nell'esercito. Partecipa a un’azione con i cavalleggeri contro un villaggio indiano, che si risolve in un nuovo massacro di donne e bambini. Il protagonista assiste disgustato all'eccidio e, tentando di fermare un ufficiale, si rende colpevole di insubordinazione e quindi diserta. Nella mischia assiste alla morte del suo vecchio amico Ombra Silenziosa. Crabb salva la sua giovane figlia incinta e ne diviene il marito: grazie alla donna, infatti, ritorna alla tribù di Cotenna di Bisonte, diventato cieco, il quale lo accoglie gioiosamente. Qui ritrova anche sua moglie Olga, ora sposata con Orso Giovane, ma non ha il coraggio di dirle nulla. Il protagonista è inoltre costretto dalla moglie a fare l’amore con le sue sorelle.

Durante l'inverno, George Armstrong Custer e il suo Settimo Cavalleggeri attaccano di sorpresa l'accampamento indiano. Crabb assiste nuovamente a un eccidio compiuto dall’esercito, che, al suono di una marcia militare, stermina la sua tribù: sua moglie è trucidata insieme ad altre donne e bambini. Solo Cotenna di Bisonte si salva.

Crabb riesce ad arruolarsi di nuovo nell’esercito ed è deciso ad uccidere Custer, responsabile del massacro, ma non trova la forza di volontà per farlo. Il generale, rappresentato nel film come un tronfio e insensato idiota militarista, lo scopre ma lo lascia in libertà, dopo avergli detto che è un fallito sia come bianco che come cheyenne. Ritornato per strada, il protagonista ha una profonda crisi di identità e si dà all'alcool. Assiste alla morte di Wild Bill Hickok, ucciso da un avventore che lo ha riconosciuto come assassino di suo fratello. Ritrova la signora Pendrake, che ora fa la prostituta in un bordello, e ha anche un fugace incontro con Merriweather, ora commerciante di pelli di bisonte.

Crabb ormai si sente del tutto privo di un mondo dove vivere e pensa di suicidarsi. Ma intanto la situazione con gli indiani degenera e Custer è sempre più convinto di dover sterminare sia i sioux che i cheyenne. Crabb trova la forza di reagire per vendicarsi e riesce a tornare nel reparto di Custer come guida (muleskinner). Egli convince il generale a farsi prendere nell’imboscata degli indiani nella valle di Little Big Horn, che sorprendono i cavalleggeri americani e li massacrano. Durante la battaglia Crabb viene ferito, mentre Custer impazzisce e lo scambia per il presidente degli Stati Uniti Grant, con cui non corre buon sangue. Sta per ucciderlo, ma viene colpito da Orso Giovane, che ricambia così il debito con Piccolo Grande Uomo.

Nelle scene finali il protagonista incontra ancora Cotenna di Bisonte. Il vecchio capisce che, nonostante la vittoria su Custer, i bianchi hanno vinto. Il capo aspetta la sua fine e si congeda dal mondo, ringraziando il Creatore per aver concesso gloriose vittorie ma anche per aver fatto patire sconfitte al suo popolo, dichiarandosi pronto ad accettare il suo volere divino. Ma la morte invocata non arriva e così il vecchio, constatando ironicamente la mancanza di efficacia della magia, si allontana con il suo nipote adottivo Piccolo Grande Uomo sotto la pioggia battente, parlando delle sue nuove mogli.

Il protagonista congeda infine il giornalista a cui ha raccontato la sua vita e rimane solo a ripensare ai ricordi di un mondo ormai scomparso.

Commenti[modifica | modifica sorgente]

Il mondo civile del West, da cui è poi scaturito il patrimonio di valori degli USA degli anni sessanta, è smitizzato. Esso è presentato come un ambiente dominato dalla brama di guadagno e da valori fittizi e disumanizzanti (come quelli della religione puritana anglosassone). In questo mondo la violenza regna sovrana e non vi è rispetto verso gli avversari, rappresentati come selvaggi da annientare per poter espandersi nei loro territori.

Il generale Custer rappresenta il militarismo esasperato e spietato, finalizzato allo sfruttamento delle risorse di altri popoli, che ha caratterizzato fin dalle origini gli Stati Uniti.

Hickok rappresenta invece la violenza che pervade i rapporti interpersonali. In questa terra di frontiera essa è sempre stata celebrata come mezzo per risolvere ogni problema sociale, ma in realtà è priva di ogni funzione catartica ed è anche insensata.

Il mondo degli indiani è invece presentato come un mondo primitivo, caratterizzato da un patrimonio di valori semplici e libertari, improntato al rispetto degli equilibri naturali voluti dalla divinità. Esso è presentato come migliore rispetto al mondo civile e la sua scomparsa ha significato una grave perdita.

Il finale non privo di qualche nota positiva mette in evidenza la forza d’animo della popolazione indiana. Essa ha dovuto accettare un atroce destino, ma non si è piegata. All’epoca della colonizzazione del Far West è stata demonizzata e decimata dalle persecuzioni. Dopo essere stata sottomessa è stata poi costretta a rinnegare le proprie radici culturali ed è stata esclusa dalla società imposta dai colonizzatori bianchi.

Nonostante questo ancora nel mondo odierno gli indiani non hanno rinunciato a un avvenire migliore e cercano di continuare a tenere vive le proprie tradizioni culturali.

Il finale può anche essere interpretato come un monito: la società statunitense potrà essere migliore solo se recupererà quei valori propri di popoli più arretrati (come gli indiani) e imparerà a conciliare le diversità culturali che esistono al suo interno.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • La scena in cui la signora Pendrake (Faye Dunaway) si toglie le calze nel bordello davanti a Jack Crabb (Dustin Hoffman) è un omaggio alla famosa scena presente nel film Il laureato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Locandina italiana.
  2. ^ Locandina italiana.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema

cogno tua madre