Wild Bill Hickok

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Wild Bill Hickok

Wild Bill Hickok, soprannome di James Butler Hickok (Troy Grove, 27 maggio 1837Deadwood, 2 agosto 1876), è stato un pistolero statunitense.

Al pari di Buffalo Bill e Calamity Jane, è stato un personaggio realmente esistito del Far West: fu reso leggendario dalla sua fama di pistolero infallibile prima dai racconti orali e dai resoconti giornalistici delle sue imprese, poi da un libro (del 1871, che lo dava già morto eroicamente) e quindi dal cinema e dalla televisione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver trascorso la giovinezza nelle fattorie del luogo di nascita, nel 1856 si trasferisce nelle campagne del Kansas, dove partecipa a movimenti antischiavisti. Lavora poi come conduttore di carri da trasporto. Nel 1859 si unisce alla compagnia dei Pony Express, ma l'anno dopo un orso lo ferisce gravemente: viene inviato a Rock Creek, una stazione di diligenze nei pressi dell'attuale Endicott (Nebraska), per trascorrere il periodo di degenza e a lavorare come stalliere. Nel 1861, quando è ancora a Rock Creek, in uno scontro a fuoco uccide Dave McCanles, capo di una banda di fuorilegge. Il racconto, probabilmente esagerato, di questo scontro dà inizio alla sua fama.

Nel corso della guerra di secessione americana, Hickok lavora come conduttore di carri da trasporto e come scout ("esploratore") per l'esercito dell'Unione. Dopo la guerra è ancora scout dell'esercito e copre incarichi di U.S. Town Marshall, carica equivalente a quella di un sovrintendente degli sceriffi delle varie città dell'ovest, ancora in via di conquista.

Diventa così famoso come sceriffo (marshall) di Hays City e di Abilene, nel Kansas, dove i suoi metodi energici e la sua abilità di tiratore gli consentono di far prevalere il rispetto della legge. Nel frattempo acquisisce anche la fama di abile giocatore d'azzardo.

Dal 1872 al 1874 prende parte allo spettacolo sul Selvaggio West organizzato da Buffalo Bill nello stato di New York. Nel 1876 si sposa e successivamente si reca nei campi auriferi delle Black Hills nel Territorio del Dakota, probabilmente per esercitare il gioco d'azzardo. Risiede a Deadwood dove, a quanto risulta, fa una breve conoscenza con Calamity Jane. Qui, ad un tavolo da poker del saloon Nuttal & Mann's, Hickok trova la morte, ucciso da John "Naso Rotto Jack" McCall, un avventore che al processo riferì di aver voluto vendicare la morte del fratello. Al momento della sua uccisione, Wild Bill ha in mano una coppia di otto e una di assi, di fiori e picche. Questa combinazione diverrà successivamente, appunto nel suo nome, la "mano del morto". Hickok stesso, nel 1979, è entrato nel Poker Hall of Fame.

John McCall, dopo essere stato dichiarato non colpevole da una giuria non del tutto onesta, lasciò Deadwood. Fu poi riprocessato, senza applicare il principio ne bis in idem, poiché l'assassinio era stato commesso in un territorio non ancora statunitense, una riserva indiana. Il secondo processo si tenne a Yankton: McCall fu riconosciuto colpevole di omicidio premeditato. Secondo Leander P. Richardson[1], al processo si rese evidente come McCall fosse un assassino prezzolato.

McCall fu impiccato il 1º marzo 1877 e sepolto, malgrado autore di un omicidio premeditato,[senza fonte] nel cimitero cattolico.

Wild Bill nei media[modifica | modifica wikitesto]

Tra i tanti attori che hanno interpretato questo personaggio, con un taglio opportunamente mitizzato, vi sono Gary Cooper (La conquista del West di Cecil B. DeMille), Jeff Corey (Piccolo grande uomo di Arthur Penn), Jeff Bridges (Wild Bill di Walter Hill) e Charles Bronson (Sfida a White Buffalo di Jack Lee Thompson).

Il personaggio è stato anche protagonista di alcune produzioni televisive statunitensi interpretato rispettivamente da Guy Madison in Wild Bill Hickok, da Keith Carradine, in Deadwood e da Josh Brolin ne I ragazzi della prateria col soprannome di Piccolo Selvaggio Hickok in quanto la serie ne ricostruisce liberamente le vicende giovanili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) A Trip to the Black Hills, Charles Scribner's Sons (aprile 1877) e un articolo dal New York Times del 13 agosto 1877.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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