Battaglia del Little Bighorn

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Battaglia del Little Bighorn
Parte delle guerre indiane

Massacro di Custer a Big Horn, Montana (artista ignoto)
Data: 25 giugno 1876
Luogo: Little Bighorn
Esito: Decisiva vittoria indiana
Schieramenti
Nativi americani Stati Uniti d'America
Comandanti
Principalmente Cavallo Pazzo e Fiele - i nativi non avevano una gerarchia formale Marcus Reno
George Armstrong Custer
Frederick Benteen
Effettivi
1.750 uomini 780 uomini
Perdite
stimate tra 30 e 300 morti 268 morti
Campagna delle Grandi Pianure del 1876
Powder River - Rosebud - Big Horn - Warbonnet Creek - Slim Buttes - Cedar Creek - Dull Knife - Montagne Lupo

La battaglia del Little Bighorn fu uno scontro tra una forza combinata Lakota Sioux, Cheyenne e Arapaho e il 7° Cavalleggeri dell'esercito degli Stati Uniti d'America che ebbe luogo il 25 giugno 1876 vicino al torrente Little Bighorn, nel territorio orientale del Montana.

La battaglia fu il più famoso incidente delle Guerre indiane e costituì una schiacciante vittoria per i Lakota e i loro alleati. Cinque truppe del Settimo Reggimento di Cavalleria degli Stati Uniti, comandato dal Tenente Colonnello George Armstrong Custer, fu sterminato quasi fino all'ultimo uomo.

Indice

[modifica] Antefatto

« Quando un esercito dei bianchi combatte gli indiani e vince, questa è considerata una grande vittoria, ma se sono i bianchi ad essere sconfitti, allora è chiamata massacro. »
(Chiksika)

La battaglia del Little Big Horn fu parte della Guerra sulle Black Hills (Colline Nere), territorio di grande importanza mistica e culturale per i nativi Sioux (Lakota), oltre che tradizionale terreno di caccia.

A sua volta, questa fu una conseguenza della Guerra di Nuvola Rossa. Il secondo trattato di Forte Laramie (1868), che concluse quella guerra, stabilì la Grande Riserva Sioux, ma lasciò una vastissima area, comprendente parti del Wyoming, Montana, Nord Dakota e Nebraska, come terreno "non ceduto", cioè terreno su cui il governo americano non riconosceva come riserva indiana, ma su cui non asseriva controllo. Era una zona su cui gli indiani avevano diritto di muoversi, accamparsi e cacciare, ma da cui i nativi americani non avrebbero impedito l'uso agli Americani. In realtà nessuno delle due parti dell'accordo controllava completamente i suoi soggetti. In particolare, gli americani continuavano a credere (erroneamente) che i "capi" dei nativi avessero autorità sui membri della tribù. Negli anni seguenti, tutte e due le parti dell'accordo violarono i termini del trattato. Bande Sioux che non accettavano il trattato, tenevano il piede in due staffe, usando le agenzie della Grande Riserva Sioux come base, e continuando le ostilità nei territori non ceduti. Un nuovo motivo di tensione emerse nel 1873 con i lavori per la ferrovia Northern Pacific, il cui percorso attraversava un’area che, secondo gli indiani, apparteneva ai territori non-ceduti. Questi incidenti fornirono al governo americano un motivo per iniziare la guerra delle Colline Nere.

[modifica] Guerra delle Colline Nere

Quando, nel 1874, fu scoperto l'oro nelle Black Hills, numerosi cercatori entrarono illegalmente nell'area, che era chiaramente parte della Grande Riserva Sioux. L’esercito americano inizialmente tentò, senza molto successo, di espellere i cercatori dopo di che riaprì le discussioni con Nuvola Rossa e Coda Macchiata, cercando di comprare o affittare quest'area offrendo sei milioni di dollari (circa 121 milioni di dollari attuali) o $400.000 l'anno. Tuttavia le trattative non si conclusero con un accordo, sia perché per i Capi sioux l’offerta sembrava irrisoria, ma soprattutto perché bande di Sioux rifiutavano assolutamente ogni concessione. Toro Seduto era il leader più influente di queste bande.

Alla fine del 1875 circa 15000 cercatori d'oro si trovavano abusivamente nelle Colline Nere. Il governo, frustrato dall'impossibilità di risolvere la situazione pacificamente, decise di usare la situazione caotica nei territori non-ceduti per ricorrere alla forza. Ordinò che tutti i nativi americani nei territori non ceduti dovessero recarsi nelle agenzie della Grande Riserva Sioux entro la fine di gennaio 1876, altrimenti sarebbero stati considerati ostili.

Quest’ultimatum era chiaramente impossibile da obbedire, date le difficoltà di viaggiare durante l’inverno. Molti indiani non ricevettero mai il messaggio.

Dopo una deludente campagna invernale, durante la quale il generale Crook ebbe un scaramuccia non decisiva con un gruppo di nativi, erroneamente creduti Sioux di Cavallo Pazzo (in realtà si trattava probabilmente degli Cheyennes di Vecchio Orso), Sheridan ripiegò su una campagna estiva. Il 30 marzo il Colonnello John Gibbon parti da Fort Ellis in Montana. Il 17 maggio il Brigadiere Generale Alfred Terry lascio Fort Abraham Lincoln in North Dakota e dodici giorni dopo il Generale George Crook si mise in marcia da Fort Fetterman in Wyoming. Tutte e tre le colonne si diressero verso la zona a nord-est delle Bighorn Mountains a sud del fiume Yellowstone. L'esercito credeva che ogni colonna fosse da sola in grado di fronteggiare tutti i nativi americani che si trovavano al di fuori della riserva, stimati tra i 500 e gli 800 guerrieri. Il governo infatti credeva che gli indiani "ostili" fossero solo le cosiddette bande "nomadi invernali", cioè le bande che non accettavano la riserva, come quelle di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, e vivevano nomadicamente tutto l'anno. Pero, quando finalmente l'esercito era pronto a scendere in campo si era ormai quasi all'estate e molti indiani cosiddetti "nomadi estivi", dopo aver passato l'inverno nelle agenzie delle riserve, stavano raggiungendo i "nomadi invernali" per cacciare nei territori non-concessi, come ritenevano fosse loro diritto. Per il governo, dopo l'ultimato del gennaio scorso, tutti gli indiani fuori dalla riserva erano ostili. Alla fine di giugno, quando le colonne arrivarono nella zona prefissata, questo numero era salito ad alcune migliaia.

[modifica] La battaglia

Movimenti del 7° Cavalleggeri: A) Custer, B) Reno, C) Benteen, D) Yates, E) Weir.

[modifica] Il piano

Il 17 giugno, Crook fu attaccato da Sioux e Cheyenne guidati da Cavallo Pazzo e fu costretto a ritirarsi, effettivamente abbandonando la campagna. Il 21 giugno, Gibbon e Terry, quest’ultimo accompagnato dal Tenente Colonnello Custer si incontrarono sul fiume Yellowstone per organizzare le operazioni. George A. Custer era già un personaggio molto discusso, eroe della Guerra Civile, ma impetuoso e indisciplinato. Era anche stato sospeso dalla Corte Marziale per un anno dal grado e dallo stipendio per gravi atti di indisciplina. Inoltre si era inimicato il Presidente U.S. Grant, avendo testimoniato contro il fratello di Grant durante un’inchiesta sulla corruzione nel War Department. Custer dovette letteralmente implorare in ginocchio il Generale Terry per avere il permesso di continuare a restare al comando del suo reggimento, il 7° Cavalleggeri. Avendo appreso che i nativi si stavano radunando nella valle del Little Bighorn, Terry mandò Gibbon alla foce di questo fiume (affluente dello Yellowstone) con ordini di risalirlo ed ordinò a Custer di scendere a sud risalendo il fiume Rosebud. Una volta incrociata la pista degl'indiani, gli ordini erano di CONTINUARE a Sud, in modo da portarsi bene a sud degli indiani, dopo di che avrebbe dovuto girare a Ovest, fino ad incontrare il Little Bighorn, da lì seguire il fiume fino ad incontrare i nativi. La cavalleria di Custer avrebbe attaccato i nativi, ma solo dopo che la fanteria di Gibbon fosse in posizione di bloccare loro la ritirata. Però gli ordini scritti di Custer erano formulati in modo da consentirgli una certa possibilità di esercitare il suo giudizio.

Custer partì il 22 giugno con l’aspettativa che sarebbe arrivato nella valle del Little Bighorn dopo quattro giorni. Invece Custer ordinando marce forzate arrivò in vista del villaggio con un giorno d’anticipo. Quando incontro la pista indiana, invece di proseguire a sud come ordinato, la segui immediatamente. All'alba del 25 giugno, gli scouts di Custer, Indiani Arikara e Corvi, avvistarono dalla cima del picco Crow's Nest un grande accampamento di nativi. Quando Custer salì a sua volta sulla cima, alcune ore dopo, l'accampamento non era più visibile, probabilmente a causa del diversa posizione del sole e della limpidezza dell’atmosfera. Pertanto non aveva una chiara idea né della posizione esatta, né della dimensione del villaggio.

Custer raggiunse il suo bivacco e da qui scese verso valle e divise il reggimento: un errore fatale.

In difesa di Custer, va detto che elemento comune a tutte le guerre indiane era che le tribù nomadi, non avendo città o beni immobili da difendere, preferivano fuggire quando le circostanze non erano in loro favore. Custer aveva diretta esperienza, sia negativa sia positiva in questo campo. Nella campagna del 1867, al comando del generale Hancock, aveva inseguito inutilmente per quasi tre mesi i Cheyenne, dopo che questi, sentendosi minacciati, avevano abbandonato il loro villaggio sul fiume Pawnee Fork. D’altra parte, il suo grande (e unico) successo nelle guerre indiane fu ottenuto l’anno seguente, quando circondò e attaccò a sorpresa il villaggio cheyenne di Caldaia Nera sul fiume Washita.

La preoccupazione maggiore di Custer mentre si avvicinava al villaggio sul Little Big Horn era che i nativi scoprissero la sua presenza e fuggissero. Il suo obiettivo era probabilmente di ripetere la sua tattica della battaglia del Washita, cioè circondare il villaggio e contenere i nativi. Però, alcuni dei loro ragazzi trovarono una scatola di gallette caduta da uno dei muli che trasportavano le salmerie del reggimento. Uno dei ragazzi fu ucciso dai soldati, ma un altro riuscì a scappare. Temendo che questi desse l’allarme al villaggio, Custer accelerò imprudentemente la sua azione (ironicamente, il gruppo a cui questo ragazzo apparteneva raggiunse il villaggio quando Custer era già morto).

[modifica] L'attuazione

Quando ancora a venticinque km dal villaggio (le distanze sono ovviamente approssimate; non esistevano strade o sentieri e una distanza stimata su una mappa era molto più corta del percorso su e giù o intorno le colline o seguendo i meandri del fiume) Custer divise il reggimento in quattro colonne: Custer con cinque truppe (211 uomini), Benteen e Reno con tre truppe ciascuno (115 e 141 uomini rispettivamente), e McDougall con 128 uomini per scortare le salmerie.

Benteen fu il primo a separarsi. A circa ventuno-ventidue km dal villaggio, Custer gli ordinò di spazzare l’area a sud traversando un crinale dopo l’altro e attaccare qualsiasi nativo avesse incontrato. Questi ordini erano estremamente vaghi (il capitano, chiamato a testimoniare all’inchiesta che segui la sconfitta, dichiaro che gli fu ordinato di andare “a caccia di valli ad infinitum”). In effetti, cosi facendo Custer tagliò i contatti con 20% del suo commando. Quando la pista degli indiani raggiunse un ruscello (oggi chiamato Reno Creek) affluente del fiume Little Big Horn, Reno e Custer continuarono ad avanzare in parallelo, Reno sulla riva sinistra e Custer sulla destra. Davanti a loro, un gran polverone indicava che gli indiani erano relativamente vicini, ma nessuno aveva un'idea chiara di della posizione e grandezza del villaggio. Custer ordino a Reno di guadare il fiume, e attaccare il villaggio, con la promessa che sarebbe stato appoggiato da tutto il comando. Reno avanzo al trotto, convinto che Custer l’avrebbe seguito per garantirgli il sostegno promessogli, ma Custer virò sulla sinistra salendo sulle colline sovrastanti il fiume. Sia Reno che Benteen testimoniarono che, nella loro opinione, Custer non avesse un piano, ma si può concludere che intendesse aggirare il villaggio ed evitare la temuta fuga dei nativi. C’erano però fondamentali differenze tra il suo comportamento freddo e calcolato al Washita e quello impetuoso ed erratico al Little Big Horn. Al Washita, pianificò con cura l’accerchiamento, comunicò il suo piano ai subordinati e soprattutto prese in considerazione il tempo necessario alle truppe per raggiungere i posti a loro assegnati. Al Little Big Horn, ordinò a Reno e Benteen di eseguire immediatamente i loro ordini. Se il suo piano era di accerchiare il villaggio, avrebbe dovuto ordinare a Reno di aspettare almeno un’ora prima di attaccare, dando a Custer il tempo di percorre i sette-otto chilometri di terreno accidentato necessari per circondare il villaggio. È molto probabile che Custer non si era reso conto delle dimensioni del villaggio. Esaminando la cronologia della battaglia, si nota che le quattro parti del reggimento erano troppo lontane per aiutarsi a vicenda. Bisogna tenere conto che i cavalli erano già stremati dalle lunghe marce forzate e che il terreno era collinoso. Realisticamente, potevano coprire solo un 8-10 chilometri l'ora, al massimo.

Dopo aver avanzato per 4-5 Km Reno finalmente avvisto il villaggio e attacco come ordinato, ma i nativi, invece di fuggire, contrattaccarono in forza. Reno fermò la carica e ordinò ai soldati di scendere da cavallo e formare una linea di difesa. In questa manovra, un quarto della sua forza fu ritirato dallo scontro, perché un soldato su quattro era incaricato di badare ai cavalli. Reno, prudentemente ancorò il suo fianco destro su un boschetto di pioppi che crescevano sulla riva sinistra del fiume, ma il suo fianco sinistro era allo vulnerabile fu accerchiato. Reno ordinò una ritirata nel boschetto. Da qui, apparentemente preso dal panico, ordinò una seconda, caotica ritirata attraverso il fiume e su per le scarpate della riva opposta. Arrivò su una altura con metà dei suoi uomini, gli altri uccisi, feriti o rimasti nascosti tra gli alberi, incapaci di guadare il fiume. Li Reno rimasse assediato fino al giorno dopo.

Custer, nel frattempo continuava a seguire il crinale a nordest del villaggio, cercando un posto per scendere, attraversare il fiume e attaccare il villaggio dal lato Nord. Quando finalmente vedette il villaggio da vicino, si rese conto che aveva bisogno sia di più uomini che di più munizioni. Mandò il trombettiere John Martin (Giovanni Martini) a cercare Benteen e ordinargli di raggiungerlo e portare i muli con le provviste.

Martin aveva solo una vaga idea di dove si trovasse Benteen. Prudentemente, il tenente Cooke, aiutante di Custer, gli ordinò di mantenersi sul sentiero e ripercorrere il percorso del reggimento. Questo significava che Martin avrebbe potuto cavalcare per ore verso il punto dove il reggimento si era diviso e poi seguire le tracce lasciate da Benteen.

Fortunatamente, Benteen si era stancato presto di andare a caccia di valli all’infinito” e aveva già virato a destra per ricongiungersi con Custer e Reno, perciò incontro Martin circa 25 minuti dopo che questi aveva lasciato Custer. Il compito di portate le munizioni era problematico, perché la carovana di muli che le portava era ancora più indietro e marciava ancora più lentamente. Per di più i pacchi sui muli cominciavano ad allentarsi e cadere. Tuttavia, Benteen si avviò verso Custer, come ordinato. Dopo venti minuti avvistò Reno assediato sulla collina. A questo punto decise fosse più opportuno restare con lui e difendere la posizione sulla collina.

Custer intanto aveva finalmente ingaggiato i nativi. I suoi movimenti possono essere solo rintracciati approssimativamente, sulla base delle testimonianze dei guerrieri nativi (spesso confuse) e dalla posizione dei morti e dei bossoli delle cartucce. Si crede che Custer mandò in avanscoperta il Capitano Yates con due truppe per esplorare Medicine Tail Coulee, un canalone che portava ad un guado del fiume. È possibile che poco dopo Custer stesso lo seguisse. In ogni caso al guado cinque guerrieri Cheyenne e cinque Sioux offrirono resistenza sufficiente per ritardare l’avanzata e dare tempo ad altri nativi di arrivare in forza. È anche possibile che Custer si accorse che stava attaccando il villaggio nel suo mezzo, non all’estremità nord, come intendeva. In ogni caso, la carica falli' e il contingente risali sulle colline, continuando a spostarsi verso il nord, questa volta incalzato da centinaia di indiani guidati da Gall (Fiele). Il battaglione comincio a disintegrarsi, come indicato dai corpi dei caduti che furono trovati lungo il percorso della ritirata Apparentemente le varie compagnie cercando individualmente un posto per organizzare una resistenza. Cavallo Pazzo attaccò Custer dal Nord fermandone la sua ritirata. Preso tra queste due cariche, Custer si fermò, smontò gli uomini che gli rimanevano, formò un quadrato e cercò di resistere, ma inutilmente. In meno di un’ora tutto il suo comando fu annientato. Non possiamo sapere se Custer fosse l’ultimo a morire, come vuole la leggenda, o fosse tra i primi. Lo scrittore David H. Miller, che visse tra i nativi e intervistò molti partecipanti, suggerisce che Custer fosse colpito alla base di Medicine Trail Coulee e fosse portato sul luogo dell’ultima resistenza morto o morente.

Quando Reno e Benteen, sempre assediati sulla collina, sentirono i colpi di arma da fuoco provenienti da Custer, effettuarono un tentativo di ricongiungersi con lui, soprattutto perché un ufficiale del comando di Reno (il capitano Weir) prese l’iniziativa, ma senza successo. In effetti, Reno aveva poca scelta, avendo 53 feriti, niente acqua, munizioni limitate e ancora centinaia di nativi che lo assediavano, anche se tanti avevano abbandonato l’assedio per partecipare alla battaglia contro Custer. Quando la colonna di McDougall finalmente arrivo con i rifornimenti Custer era già morto.

[modifica] Cronologia della battaglia

  • 12:00 - Custer divide il reggimento
  • 13:20 - Custer e Reno continuano verso il villaggio. Benteen lascia la pista e comincia a esplorare l’area a sud.
  • 14:15 - Custer ordina a Reno di trottare verso il villaggio, che è ancora a circa 4,5 Km di distanza, e attaccare
  • 14:53 - Reno attraversa il fiume e dispone le truppe per l’attacco
  • 15:03 – Custer sale sul crinale a nord del villaggio. Reno comincia la carica, Benteen abbandona l’esplorazione e decide di riunirsi al reggimento.
  • 15:15 – Benteen raggiunge il sentiero percorso dal reggimento. Custer e Reno sono passati per questo punto circa un’ora prima.
  • 15:18 – Reno, preoccupato dal numero degli indiani davanti a lui arresta la carica e ordina alle truppe di combattere a piedi.
  • 15:28 – Custer, dalle colline, osserva Reno impegnato dagli indiani
  • 15:32 - Reno si ritira tra gli alberi, McDougall raggiunge la pista, 15 minuti dietro Benteen
  • 15:34 – Custer ordina a John Martin di raggiungere Benteen
  • 15:53 – Reno lascia il riparo degli alberi dirigendosi verso un’altura
  • 16:00 : Benteen incontra John Martin on gli ordini di Custer
  • 16:06 : Benteen vede Reno assediato sull’altura
  • 16:16 : Custer manda il Cap. Yates con due compagnie verso il villaggio e aspetta sulle colline
  • 16:20 : Benteen si ricongiunge con Reno
  • 16:27 : Custer scende dalle colline per raggiungere Yates (evento disputato, basato su speculazione)
  • 16:46 : Custer si ricongiunge con Yates (evento disputato, basato su speculazione)
  • 16:55 : Custer scambia intensa fucileria con i nativi (probabilmente è un segnale per Reno e Benteen)
  • 17:10 : Ultimi colpi sparati dal commando di Custer.
  • 17:25 : McDougall raggiunge Reno e Benteen. Custer e il suo commando sono già morti da alcuni minuti.

[modifica] Conseguenze

In tutto i caduti della Battaglia del Little Bighorn furono 268 per il 7° Cavalleria, mentre le perdite indiane furono stimate diversamente da 30 a 300 (i nativi portarono via la maggior parte dei loro morti). La mattina del 27 giugno Terry e Gibbon si riunirono con ciò che restava delle forze di Reno e Benteen.

La sconfitta motivò l'esercito a intensificare la campagna contro i Lakota. La riserva fu posta praticamente sotto legge marziale. I nativi furono costretti a consegnare armi e cavalli e interdetti dal cacciare nei territori non-ceduti. Le bande indiane al di fuori della riserva furono inseguiti implacabilmente e una ad una si arresero, più che altro perché private dei mezzi di sussistenza (non ci furono grandi battaglie, ma villaggi e provviste furono distrutti. I territori non-ceduti, le Colline Nere e una striscia al margine occidentale della Grande Riserva Sioux passarono sotto la sovranità degli Stati Uniti. Entro ottobre tutti i Lakota, a eccezione delle bande di Fiele e Toro Seduto, avevano accettato di "sotterrare l'ascia di guerra" e rientrare nelle riserve. Cavallo Pazzo rimase alla macchia sulle montagne del Bighorn fino a quando suo zio Coda Maculata lo convinse ad arrendersi: il 6 maggio 1877, durante un tentativo di evasione, venne ucciso da una sentinella con un colpo di baionetta. Toro Seduto e Bile si rifugiarono in Canada. Da qui continuarono a cacciare (i bufali tendevano a vagare a sud del confine canadese) e a condurre razzie in Montana e North Dakota, creando difficoltà diplomatiche tra i governi canadese e americano e causando un continuo stato di ostilità. Eventualmente Bile e finalmente Toro seduto si rassegnarono a rientrare negli Stati Uniti e accettare di vivere nella riserva. Bile visse pacificamente nella riserva di Standing Rock, dove morì il 5 dicembre 1894. Toro Seduto trascorse due anni come prigioniero di guerra, quindi fu assegnato alla stessa riserva. Nel 1890 le autorità temettero che volesse organizzare una ribellione e il 15 dicembre lo arrestarono. Ne nacque uno scontro durante il quale venne ucciso da un poliziotto Lakota.

[modifica] La controversia

Il sensazionalismo dei giornali dell’epoca, i numerosi ammiratori di Custer (a partire dalla moglie Libby), la tendenza dell’esercito a chiudere i ranghi e il nazionalismo esagerato in tempo di guerra crearono una polemica che continua anche oggi.

Di chi fu la colpa della sconfitta? Dal momento in cui decise di deviare dal piano di Terry, indubbiamente, Custer deve assumersi la responsabilità per l’esito della battaglia. Nessuna delle sue supposizioni era fondata: il villaggio indiano non aveva nessuna intenzione di fuggire, i nativi che Custer avvistò durante la sua marcia non dettero l’allarme (per lo più si trattava di gruppi in viaggio per unirsi al villaggio, che in alcuni casi arrivarono dopo che la battaglia comincio’. Custer agì sulla base dei suoi istinti, non sulla base di informazioni concrete (i suoi scout indiani lo avvertirono ripetutamente del numero eccezionale dei nemici) . Stancò inutilmente uomini e cavalli ordinando marce forzate (il tenente colonnello Elwood Nye, Corpo Veterinario, definì il modo in cui Custer usò i cavalli come "abuso"). Divise il reggimento senza fare piani precisi senza neppure sapere dove esattamente si trovasse il villaggio. Promise a Reno di sostenerlo nell’attacco, ma iniziò una manovra differente. Diede ai subordinate ordini poco chiari.

Chi disobbedì agli ordini? Custer chiaramente non segui le istruzioni di Terry, però non si può dire che disobbedì. È vero che al momento della partenza Terry gli disse: “Non essere ingordo, aspettaci”. Però gli ordini scritti esprimevano le istruzioni come “desideri”, usando spesso il modo condizionale (“dovrebbe”, invece di “deve”) enfatizzando il rispetto per lo “zelo, energia e abilita” di Custer. Benteen e Reno furono accusati di non aver fatto il loro dovere. Reno, accusato di codardia, richieste un’inchiesta per riabilitare il suo nome. In effetti, si può speculare che se Reno avesse continuato la carica portando la battaglia nel villaggio e se avesse resistito un'altra mezz'ora, Custer avrebbe potuto sorreggerlo attaccando il villaggio sul fianco destro. A posteriori, pero, considerando il numero degli indiani (che ne Reno ne Custer sapevano) non e realistico pensare che Reno avrebbe potuto resistere tanto a lungo, considerando che Custer, con il doppio di uomini, fu annientao in mezz'ora. Altri mettono in questione la decisione di Reno di abbandonare il boschetto, dove avrebbe potuto resistere meglio, forse di nuovo dando a Custer il tempo di attaccare il villaggio. In realta', Reno perse la testa nel boschetto dove ordinò agli uomini di “montare, smontare, rimontare” e ordinò una ritirata caotica, in un punto dove il fiume non era guadabile perdendo diversi uomini nel processo. La corte d'inchiesa, anche se esonero Reno, indico che gli ufficiali subalterni si erano comportati meglio di lui. Una volta arrivato in una posizione difendibile, Reno si rifiutò di muoversi fino a che Terry arrivò due giorni dopo. Però era Custer che avrebbe dovuto sorreggere Reno e non viceversa. Benteen disobbedì all’ordine portatogli da John Martin (“Vieni presto e porta le provviste”), ma quest’ordine era contraddittorio: come avrebbe potuto affrettasi e portare le provviste senza adeguarsi al loro lento passo? E quando decise di restare con Reno, invece di raggiungere Custer, non sapeva dove Custer si trovava (Custer si era spostato ancora verso il Nord da quando Martin l’aveva lasciato 45 minuti prima, era nascosto dalle colline e non aveva ancora attaccato i nativi. L’unica sparatoria in corso era intorno alla posizione di Reno. Se ad un ufficiale si vuole dare un minimo di iniziativa e leadership, bisogna concludere che la condotta di Benteen fu ineccepibile. Se avesse eseguito l’ordine ciecamente, sarebbe stato probabilmente attaccato e annientato dagli indiani mentre cercava tracce di Custer che si trovava ad un’ora di distanza. D’altra parte, la sua decisione di restare (ed, in effetti assumere il comando), della posizione di Reno che era quasi in uno stato di panico, assediato con solo una sessantina di uomini abili, numerosi feriti e poche munizioni) probabilmente prevenì un’ulteriore disastro.

Chi aveva le armi migliori? Il fatto che gli indiani avevano solo alcuni fucili a ripetizioni Henry e Winchester creò il mito che i nativi fossero armati meglio della cavalleria. In realta’ solo circa meta degli Indiani aveva armi da fuoco: soprattutto vecchi moschetti ad avancarica, fucili da caccia, pistole (molte ad avancarica) , Springfieds catturati dai soldati e qualche Winchester ed Henry. Tuttavia, anche dopo la battaglia del Little Bighorn, l’esercito continuò ad affermare la superiorità dello Springfield a un colpo contro i Winchester, a ripetizione, ma meno potenti a lunga distanza. Inoltre, anche gli indiani che possedevano armi da fuoco avevano difficoltà a ottenere munizioni. Non era insolito per i nativi usare munizioni del calibro sbagliato perché non avevano di meglio. Gli indiani armati di archi e frecce, però, non erano necessariamente in svantaggio: infatti quando l’esercito passo dall’offesa alla difesa, le frecce furono più efficaci delle armi da fuoco. Nascosti tra rocce e anfratti, i nativi le lanciarono in una traiettoria arcuata per ricadere dall’alto sulle posizioni difensive di Custer e Reno, senza esporsi al fuoco dei soldati. Solo in questo senso si può dire che gli indiani avevano le armi migliori.

Fu una sconfitta o un massacro? Tutti e due, dipendendo dai punti di vista. I nativi furono attaccati e combatterono con successo per difendere il loro villaggio. La loro cultura e le loro circostanze non prevedevano la cattura di prigionieri. La mutilazione dei cadaveri fu portata a termine solo dopo la battaglia, secondo la tradizione e le convinzioni dei nativi. Tuttavia, dal punto di vista Americano o Europeo, il fatto che a nessuno fu data la possibilità di arrendersi e che feriti furono uccisi mentre chiedevano pietà sembrava incompatibile con il concetto di una guerra “civilizzata”.

Che ruolo ebbe la ritirata di Crook dopo la battaglia al Rosebud? Probabilmente decisivo. Possiamo solo immaginare come sarebbero andate le cose al Little Bighorn se Cavallo Pazzo e i suoi guerrieri fossero stato sconfitti o al meno trattenuti più a lungo al Rosebud.

[modifica] Gli italiani della battaglia

Carlo di Rudio in divisa di ufficiale dell'esercito americano
George Armstrong Custer ritratto con la moglie ed una domestica

Tra i pochi soldati sopravvissuti allo scontro vi sarebbero stati ben sei italiani, tra cui l'unico scampato della colonna di Custer, John Martin (vero nome Giovanni Martini, 1853-1922)[1], un giovane emigrato, ex tamburino garibaldino nella campagna in Trentino del 1866 e a Mentana nel 1867, che faceva il trombettiere per Custer. A John Martin/Martini lo stesso Tenente Colonnello avrebbe ordinato di correre a chiedere aiuto al capitano Benteen, ordine che gli salvò la vita.

Tra gli ufficiali della colonna di Reno vi fu invece il conte Carlo di Rudio (1832 - 1910), che Reno chiamava con disprezzo "il conte che non conta", un mazziniano bellunese costretto all'esilio per la sua partecipazione al fallito attentato contro Napoleone III, Durante la ritirata di Reno, rimase intrappolato nel boschetto dove restò per la maggior parte della battaglia. Felice Vinatieri (1834-1891), musicista e compositore di origine torinese, era il direttore della banda musicale del battaglione, ma la banda non partecipò alla battaglia e rimase a Fort Lincoln.

Lista dei soldati italiani che presero parte alla battaglia:

[modifica] Influenza culturale e reinterpretazioni

  • Nel film Non toccare la donna bianca (1975) il regista italiano Marco Ferreri traspone la vicenda battaglia del Little Bighorn e della sconfitta di Custer riambientandola nella Parigi moderna.
  • Nel film Soldato blu, che narra il massacro di Sand Creek (1864), si parla della battaglia del Little Bighorn come già avvenuta, mentre questa prenderà atto ben 12 anni dopo gli eventi narrati.
  • Il gruppo metal Running Wild ha composto una canzone dal titolo Little Big Horn (1991).
  • Nel numero 492 del fumetto Tex dal titolo Little Big Horn (pagina 76) si rievoca l'episodio dell'ordine di Custer al soldato John Martini di correre a chiedere aiuto al capitano Benteen, ordine che gli salvò la vita.[2]
  • Nel numero 99 del fumetto Magico Vento è presente una ricostruzione degli eventi di Little Big Horn.
  • Nella canzone "Coda di Lupo" di Fabrizio de André viene citata la battaglia di Little Big Horn:
"Ed ero già vecchio quando vicino a Roma a Little Big Horn
capelli corti generale ci parlò all'università
dei fratelli tutte blu che seppellirono le asce
ma non fumammo con lui non era venuto in pace"

[modifica] Note

  1. ^ I natali di John Martin/Giovanni Martini sono contesi da diversi comuni italiani.
  2. ^ Nella nota del fumetto risulta scritto che il soldato Martini era originario di Sala Consilina, Salerno, dove era nato nel 1853.

[modifica] Bibliografia

Obelisco in onore dei caduti
  • Hutley, Robert M, Frontier regulars, University of Nebraska press, Lincoln, NE, 1973
  • Hutley, Robert M, Custer and the great controversy, University of Nebraska press, LIncoln NE. 1998
  • Hutley, Robert M, The lance and the shield - The life and times of Sitting Bull,Ballantine Books, 1994
  • Custer, George Armstrong, La mia vita nelle Pianure. Esperienze personali tra gli indiani Milano, Mursia, 1991 ISBN 88-425-1078-5
  • Miller, David Humphreys, La fine del generale Custer, come raccontano gli indiani, Milano, Rizzoli, 1966
  • Cesare Marino, Dal Piave al Little Bighorn, Alessandro Tarantola editore, Belluno, 1996.
  • Grinell, George Bird, The Fighting Cheyennes, JG Press, 1995
  • Brown, Dee, Seppellite il Mio Cuore a Wounded Knee, Oscar Mondadori 1972
  • Connell, Evan, Son of the Morning Star, North Point Press (October 30, 1997)
  • Nye, Elwood L, Marching with Custer, articolo in "The Veterinary Bulletin, 1935", ristampato in: Brown, Barron, Comanche, JM Carroll & Co, Mattituck, NY, 1973
  • The official record of a court of inquiry convened at Chicago, Illinois, January 13, 1879, by the President of the United States upon the request of Major Marcus A. Reno, 7th U.S. Cavalry, to investigate his conduct at the Battle of the Little Big Horn, June 25-26, 1876, Pacific Palisades, Calif.: 1951 (consultabile on line a: http://digital.library.wisc.edu/1711.dl/History.Reno)
  • Brininstool, EA, Troopers with Custer, University of Nebraska Press, Lincoln, NE 1989
  • Bighorn History Alliance Wiki. Battle of the Little Bighorn Timeline, consultabile on line a:
  • Cronologia della Battaglia adattata e sintetizzata da: Battle of the Little Bighorn Timeline http://littlebighorn.wetpaint.com/page/Little+Bighorn+Battle+Timeline?t=anon
  • The New York Times, MAJOR RENO EXONERATED; REPORT OT THE COURT OF INQUIRY; MarcI
Per approfondire, vedi la voce Bibliografia sulla Storia dei Nativi d'America.

Indiano, Fabrizio De Andrè

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