Cavallo Pazzo

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Immagine di Cavallo Pazzo del 1877. L'autenticità della foto è tuttavia dubbia.

Cavallo Pazzo, in inglese Crazy Horse, in lingua lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko o Tȟašúŋke Witkó a seconda delle traslitterazioni, che significa letteralmente Cavallo Pazzo, Cavallo Posseduto o, ancora, Cavallo Sacro (data di nascita sconosciuta, probabilmente nei primi anni 1840[1]Fort Robinson, 5 settembre 1877), era un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux). In lingua lakota, Cavallo Pazzo, è Tašunka Witko che significa Cavallo Pazzo' (da intendersi come folle o meglio posseduto. La parola Witko infatti, in lingua lakota sta a significare la condizione di alterazione tipica del contatto col sacro, oltre che la follia in senso lato. Tašunka, invece indica il cavallo, utilizzando il prefisso ta- che significa "grande". Cavallo letteralmente sarebbe "grande cane" che fu il nome dato al quadrupede alla prima vista dei cavalli di origine spagnola).

Negli anni giovanili era conosciuto anche come riccetto o ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).

Personaggio leggendario cui sono attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Memoriale per Cavallo Pazzo, giugno 2008

Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), presumibilmente intorno a metà anni '40, si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.

Cavallo Pazzo e Fiele (in lingua inglese Gall, in lingua lakota "Piji") guidarono, quali principali capi guerrieri della coalizione capeggiata da Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, sconfissero i 211 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite.

Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi. Il 6 maggio 1877 Cavallo Pazzo alla testa di 900 Oglala stremati dalla fame e dalla fuga, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.

L'intera vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici. Sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre fonti ancora narrano che Cavallo Pazzo, nel mese di settembre del 1877, avrebbe lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare sua moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla battaglia, ne avrebbe ordinato l'arresto.

Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo ad una prigione, avrebbe cominciato a lottare con le guardie: mentre veniva trattenuto da un uomo della polizia indiana che lo scortava, Piccolo Grande Uomo (suo vecchio amico), un soldato semplice di nome William Gentiles lo avrebbe colpito alla schiena con una baionetta, ferendolo a morte.

A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse Memorial, scolpito,anche se non ancora terminato nelle rocce delle Black Hills Dakota del Sud.

"Hoka Hey!"[modifica | modifica wikitesto]

Il grido di guerra di Cavallo Pazzo era Hoka Hey! È un buon giorno per morire!, che suona come "Andiamo uomini! È un buon giorno per morire!". A causa di ciò il motto Hoka Hey viene utilizzato, impropriamente, come se fosse la traduzione della seconda parte della frase ad esempio dagli appartenenti all'esercito americano[2]. Il motto è stato in seguito utilizzato in Star Trek come proverbio Klingon, acquisendo notorietà, ed è in seguito comparso in diversi film tra cui Linea mortale con Kevin Bacon e in Piccolo Grande Uomo con Dustin Hoffman. Inoltre, viene usato come citazione in diversi videogiochi relativi al mondo di Star Trek e di Starcraft.

La band heavy metal italiana Sabotage ha registrato un album dal titolo "Hoka Hey" nel 1989, che contiene una canzone dallo stesso titolo.

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • "Crazy Horse" è il nome dato a una band nata nel 1969 di musicisti scelti da Neil Young come supporto nella realizzazione di album in studio e nelle varie tournée; la collaborazione, molto stretta, continua tuttora. Il nome del gruppo testimonia la vicinanza che il cantautore canadese ha mostrato da sempre nei confronti della storia e della cultura delle popolazioni degli Indiani d'America.
  • Cavallo Pazzo è il titolo di un album del 2007 e di una canzone del cantautore italiano Sergio Bassi dedicata al grande guerriero Oglala Lakota.
  • Cavallo Pazzo è il soprannome di uno dei soldati descritti da Oriana Fallaci nel suo libro Insciallah.
  • "Crazy Horse" è una canzone del gruppo heavy metal statunitense Black Label Society contenuta nell'album "Order Of The Black".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si veda la nota numero 1 del primo capitolo del testo di Kingsley M. Bray, "Cavallo Pazzo. Il grande condottiero del Little Bighorn", Mondadori 2008, pp.434
  2. ^ (EN) http://www.native-languages.org/iaq21.htm

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stephen E. Ambrose. Cavallo Pazzo e Custer. BUR, 2000.
  • Kingsley m. Bray. Cavallo Pazzo. Il grande condottiero del Little Bighorn. Mondadori, 2008
  • Dee Brown. Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Mondadori, 2003
  • William Matson e Mark Frethem. "The Authroized Biography of Crazy Horse and His Family Part
  • One; Creation, Spirituality, and the Family Tree". Crazy Horse family oral history. Reelcontact.com, 2006.
  • Mari Sandoz. Cavallo Pazzo, lo "Strano Uomo" degli Oglala. Rusconi, 1999.
  • Vittorio Zucconi. Gli Spiriti non dimenticano. Mondadori, 1998. ISBN 88-04-45824-0
  • Andrea Bosco, Domenico Rizzi, "I cavalieri del West", Le Mani (Recco Genova) 2011 ISBN 978-88-8012-604-1
  • Domenico Rizzi, "Le guerre indiane nelle Grandi Pianure", Edizioni Chillemi (Roma) 2010, ISBN 978-88-96522-29-5

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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