Anthony Quinn

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« Non ho mai cercato di rivaleggiare con nessuno cerco solo di superare me stesso. Non ho mai preso la morte sul serio, ma nemmeno la vita. »
(Anthony Quinn)
« Lavorerò finché campo. Ho vissuto una vita felice ma non sono un uomo felice. Penso che un uomo scriva la storia della sua vita non per ricordare, ma per dimenticare. »
(Anthony Quinn)
Anthony Quinn
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore non protagonista 1953
Statuetta dell'Oscar Oscar al miglior attore non protagonista 1957

Anthony Quinn, nome d'arte di Antonio Rodolfo Oaxaca Quinn (Chihuahua, 21 aprile 1915Boston, 3 giugno 2001), è stato un attore messicano naturalizzato statunitense. È noto soprattutto per le numerose interpretazioni in celebri film girati a Hollywood e a Cinecittà, e per i suoi due premi Oscar.

Indice

[modifica] Infanzia e primi lavori

Quinn nacque a Chihuahua, Messico, durante la rivoluzione messicana. Sua madre, Manuela "Nellie" Oaxaca, aveva origini Azteche. Il padre, Francisco Quinn, anche lui nato in messico, era mezzo irlandese e mezzo maya, una combinazione che gli avrebbe in seguito permesso di interpretare ruoli di varie etnie, crebbe a Boyle Heights, nei pressi di Los Angeles, California, U.S.A.; abbandonò presto la scuola (molto più avanti, negli anni novanta, ricevette il suo primo diploma dalla scuola superiore di Tucson, Arizona) e si diede alla boxe e alla pittura prima di intraprendere la carriera attoriale.

[modifica] Recitazione

Anthony Quinn con Marlon Brando nel trailer del film Viva Zapata! (1952)

Dopo una breve esperienza in teatro, Quinn cominciò la sua carriera cinematografica nel 1936, interpretando personaggi marginali in diverse pellicole, tra cui Parole (il suo debutto) e The Milky Way ("La via lattea"). Rimase poi relegato a ruoli "etnici" nelle pellicole della Paramount per buona parte degli anni '40.

Con più di 50 film al suo attivo, nel 1947 era già un veterano dello schermo ed aveva recitato come indiano, mafioso, hawaiiano, indipendentista filippino, guerrigliero cinese, sceicco arabo (ma in toni umoristici) e non era ancora diventato famoso; perciò tornò al teatro, dove per tre anni ebbe un discreto successo interpretando a Broadway ruoli come Stanley Kowalski in Un tram che si chiama desiderio, lo stesso personaggio che darà la fama a Marlon Brando.

Torna sugli schermi agli inizi degli anni '50, principalmente in film di serie B come La maschera del vendicatore (1951), ma nel 1952 riesce a partecipare al film Viva Zapata! (1952) di Elia Kazan, recitando accanto a Marlon Brando: la sua interpretazione come fratello di Emiliano Zapata gli frutta il suo primo premio Oscar (come miglior attore non protagonista) e, da quel momento in poi, gli saranno assegnati ruoli ben più significativi.

[modifica] A Cinecittà

Con Giulietta Masina in una scena de La strada

Trasferitosi in Italia nel 1953, recita in molti film prodotti a Cinecittà, tra cui Ulisse (1954), nel ruolo di Antinoo, e regala una delle sue migliori interpretazioni, nel ruolo del rozzo e forzuto Zampanò, ne La strada di Federico Fellini, al fianco di Giulietta Masina (1954).

Tornato in patria, nel 1956 vince il suo secondo premio Oscar, sempre come attore non protagonista, interpretando il pittore Paul Gauguin in Brama di vivere (1956) di Vincente Minnelli, al fianco di Kirk Douglas; l'anno successivo riesce anche ad ottenere una candidatura per l'Oscar al miglior attore grazie al suo ruolo da protagonista in Selvaggio è il vento (1957) di George Cukor.

Negli anni Cinquanta, si specializzò in ruoli da "duro", talvolta "macho", ma alla fine della decade non nascose la sua età: fisico non più scolpito, capelli ingrigiti, e la sua voce prima calda e vigorosa divenne roca ma altrettanto affascinante. Il suo nuovo aspetto lo rese però credibile in ruoli come l'ex-colonnello e combattente per la libertà greca Andrea Stavrou ne I cannoni di Navarone (1961), l'ex-boxeur Louis 'Mountain' Rivera in Requiem per un peso massimo (1962) e il beduino Awda Abū Tayy in Lawrence d'Arabia (1962). Il successo di Zorba il greco nel 1964 fu il punto più alto della sua carriera durante gli anni Sessanta e gli fruttò un'altra nomination agli Oscar.

Col finire della decade la sua forza interpretativa perse però vigore, i successi diminuirono e apparve solo in alcune serie televisive e in pochi film. Nel 1980 partecipò al film Il leone del deserto, accanto a Irene Papas, Oliver Reed, Rod Steiger e John Gielgud, incentrato sulla figura del capo beduino Omar al Mukhtar (Quinn), che combatté le truppe di Mussolini nel deserto della Libia; il film, finanziato da Muammar Gheddafi, fu ai tempi censurato con decreto del ministero dei beni culturali e la proiezione è tuttora vietata in Italia.

Nel 1983 rivisitò il suo personaggio più famoso recitando in una versione musical di Zorba, che a Broadway rimase in cartellone per 362 spettacoli.

Nel 1994, interpretò Zeus nella serie per la tv Hercules; la sua carriera cinematografica era ormai a una stasi, ma continuò a lavorare in film come Jungle Fever (1991) di Spike Lee, Last Action Hero (1993) di John McTiernan, e Il profumo del mosto selvatico (1995) di Alfonso Arau. Poco dopo la sua ultima interpretazione in Avenging Angelo (uscita postuma nel 2002), Anthony Quinn morì all'età di 86 anni per una crisi respiratoria causata da un cancro alla gola a Bristol (Rhode Island), dove aveva trascorso l'ultima parte della sua vita e dove è oggi sepolto in una cripta di famiglia.

[modifica] Famiglia

Quinn nel 1988

Nella sua vita privata, Quinn si dimostrò tanto vigoroso e passionale quanto è sempre apparso sullo schermo; nel 1965 divorziò dalla sua prima moglie Katherine De Mille, da cui aveva avuto cinque figli. L'anno successivo si risposò con la costumista italiana Jolanda Addolori: fu un matrimonio burrascoso che si spezzò definitivamente nel 1993, allorché Quinn ebbe una relazione con la sua segretaria Kathy Benvin, dalla quale ebbe una figlia, Antonia; nel 1996 i due ebbero poi un secondo bambino, Ryan, e si sposarono nel 1997, dopo il divorzio di Quinn dalla Addolori. In totale, Quinn ebbe 13 figli (tra cui Alex A. Quinn, Francesco Quinn, Lorenzo Quinn, Valentina Quinn e Danny Quinn) e tre amanti ufficiali.

[modifica] Altri interessi

Quinn fu studente ed amico di Frank Lloyd Wright.

Nel suo tempo libero continuò a dipingere e scolpire, e giunse ad essere un artista apprezzato.

Scrisse, da solo e in collaborazione, due memorie: Il peccato originale (1972) e One Man Tango (1997); nell'ultimo, Quinn è sincero e apologetico su alcuni dei momenti più bui del suo passato.

[modifica] Filmografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Predecessore: Oscar al miglior attore non protagonista Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Karl Malden
per Un tram che si chiama Desiderio
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per Viva Zapata!
Frank Sinatra
per Da qui all'eternità
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Jack Lemmon
per Mister Roberts
1957
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Red Buttons
per Sayonara
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