Ulisse (film 1954)

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Ulisse
Ulisse(film).JPG
Il titolo di testa del film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1954
Durata 101 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,66 : 1
Genere avventura
Regia Mario Camerini
Soggetto Omero (Odissea)
Sceneggiatura Franco Brusati, Mario Camerini, Ennio De Concini, Hugh Gray, Ben Hecht, Ivo Perilli, Irwin Shaw
Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Produttore esecutivo Bruno Todini
Casa di produzione Lux Film
Distribuzione (Italia) Lux Film (1954)
Fotografia Harold Rosson
Montaggio Leo Catozzo
Effetti speciali Eugen Schüfftan
Musiche Alessandro Cicognini, dirette da Franco Ferrara
Scenografia Flavio Mogherini
Costumi Giulio Coltellacci
Trucco Goffredo Rocchetti, Eugen Schüfftan
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Ulisse è un film del 1954 diretto da Mario Camerini, tratto dall'Odissea di Omero.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'eroe greco Ulisse, marito di Penelope e re di Itaca, sfuggito miracolosamente a una tempesta che ha fatto affondare la sua zattera, approda sfinito sulla spiaggia dell'Isola dei Feaci, dove è soccorso da Nausicaa, figlia del re Alcinoo. Portato alla reggia e accolto amichevolmente dalla corte, l'eroe ha perso la memoria e non ricorda né il proprio nome né il proprio passato, ma si dimostra dotato di nobile oratoria e grande forza nei giochi sacri; per la sua potenza, Nausicaa lo ribattezza Stene (in greco: "forte") e lo sceglie quale sposo.

Ma i ricordi di Ulisse iniziano a poco a poco a riaffiorare, complici la musica del cantore locale, la dimestichezza con le armi e la vicinanza del mare, fino a renderlo in grado di rievocare tutte le sue passate avventure, ricordandole da solo sul lido del mare.

Partito da Troia dopo la vittoria dei Greci, lui e i suoi compagni si inimicano il Dio Nettuno, quando gettano in mare la sua statua per evitare che la loro imbarcazione affondi in seguito ad una violenta tempesta. Placatesi le onde, i Greci giungono in un'isola apparentemente tranquilla, ma in realtà abitata dal mostruoso Polifemo, ciclope con un solo occhio sulla fronte, e per di più figlio di Nettuno.

Rinchiusi in una grotta dal ciclope (che subito uccide uno degli uomini dell'equipaggio), Ulisse mette in atto uno stratagemma: lui ed i suoi compagni prima preparano del vino col quale fanno ubriacare Polifemo, e poi lo accecano infilzandogli un palo rovente nell'occhio. La fuga ha successo e l'eroe e i suoi uomini riescono a riprendere il mare, malgrado Polifemo tenti invano di colpire la loro imbarcazione, lanciandole contro dei grossi massi.

Nel regno di Itaca, l'ormai prolungata assenza di Ulisse ha lasciato senza speranze i suoi familiari, i quali devono far fronte alle pretese al trono dei Proci, stabilitisi nella reggia, dove spadroneggiano con prepotenza e ambiscono alla mano dell'infelice Penelope. Telemaco, il giovane figlio di Ulisse, è impotente di fronte all'invadenza degli usurpatori, in particolare del tracotante e spavaldo Antinoo, che tenta ripetutamente di sedurre Penelope, la quale però gli resiste ostinatamente.

Nel frattempo, Ulisse continua a ricordare sulla spiaggia del mare: proseguendo nel loro viaggio, l'eroe e i suoi compagni devono evitare i pericolosissimi scogli delle sirene, che ammaliano i naviganti col loro canto per poi divorarli: l'equipaggio si salva mettendosi della cera nelle orecchie per non cader vittima dell'incantesimo (solo Ulisse, fattosi legare all'albero della nave, ascolterà le Sirene); il gruppo sbarca infine nell'isola della maga Circe, una dea che dapprima seduce l'eroe presentandosi a lui sotto le sembianze di Penelope e poi trasforma i compagni di Ulisse in porci. Per sei mesi Ulisse rimane nell'ozio, fin quando i suoi uomini, stanchi della sosta forzata, decidono di ripartire senza di lui, ma rimangono uccisi in una tempesta scatenata da Nettuno.

Dopo quest'episodio, Ulisse decide di costruire una zattera per poter ripartire; ma Circe, per costringerlo a restare con lei, gli promette l'immortalità e gli fa incontrare le ombre dei compagni e degli eroi greci caduti a Troia (Aiace, Achille ed Agamennone). Sulla scena irrompe però anche l'anziana madre di Ulisse, Anticlea, morta da poco, che rivela al figlio la fedeltà di Penelope e l'affetto di Telemaco e lo spinge a tornare a casa al più presto. Ulisse obbedisce e riparte, incappando nell'ennesima burrasca che lo fa naufragare nell'isola dei Feaci. A questo punto, tornato alla realtà e con la memoria completamente riacquistata, Ulisse rivela la sua identità ad Alcinoo, che gli mette a disposizione una nave con cui l'eroe torna ad Itaca.

Ulisse si presenta alla propria reggia travestito da mendicante e ottiene subito un colloquio con Penelope, alla quale dichiara di essere un amico del marito, scoprendo così che la donna è ancora innamorata di lui e che gli è rimasta fedele. Rendendosi conto che Penelope non riuscirà ad opporsi ancora a lungo al matrimonio con uno dei Proci, Ulisse le suggerisce di proporre ai principi una prova di destrezza: colui che riuscirà a tendere l'arco appartenuto a Ulisse, potrà ottenere la mano della regina.

Sulla soglia della reggia, subito dopo, l'eroe viene riconosciuto prima dal suo vecchio cane Argo, e poi si fa riconoscere dal figlio Telemaco, con il quale concorda di passare all'azione.

La mattina dopo, in occasione dei Giochi del Dio Apollo, tutti i Proci sono riuniti nel salone della reggia. Dopo che Ulisse, sempre sotto le spoglie di un mendicante, è stato vilmente insultato e scacciato, Penelope dà inizio alla prova, dichiarando la sua intenzione di sposare colui che riuscirà a tendere l'arco di Ulisse.

Nonostante qualche reticenza, tutti i Proci si cimentano nella prova, e Antinoo giunge molto vicino alla vittoria, ma inutilmente. Ulisse, fattosi avanti tra le risate generali, chiede di poter tentare, e riesce a tendere l'arco, svelando la propria identità ai presenti sbigottiti. Col fulmine di Giove tuonante nel cielo, e con l'aiuto di Telemaco, Ulisse uccide per primo Antinoo e poi tutti i Proci e le loro ancelle; dà infine ordine di purificare la stanza col fuoco e, lavatosi del sangue, si ricongiunge a Penelope che lo riabbraccia in lacrime.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato girato negli Studi Ponti-De Laurentis. Le riprese esterne sono state realizzate nei medesimi luoghi che videro il viaggio di Ulisse.

Il ritrovamento di Ulisse da parte di Nausicaa è stato girato sulla spiaggia delle Viste a Porto Ercole, in provincia di Grosseto, e si riconosce l'isolotto di Porto Ercole e in alto sulla collina si nota un errore del regista, riprendendo la fortezza spagnola del Forte Filippo, costruita nel XVII secolo.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Nelle sale italiane, Ulisse è uscito il 6 ottobre 1954 mentre in quelle statunitensi è stato distribuito nell'ottobre del 1955.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

In Italia, il film fu il campione d'incasso della stagione cinematografica 1954-55.

Differenze tra il film e l'Odissea[modifica | modifica sorgente]

Ulisse legato all'albero maestro della sua nave, da un mosaico del III secolo a.C.

Il film, sebbene abbia una durata considerevole, ripercorre solo pochissime vicende scritte nel poema epico Odissea. Già le differenze si vedono dall'inizio; infatti la storia non comincia con la riappacificazione degli Dei dell'Olimpo dopo la contesa della guerra di Troia, ma parte direttamente nella dimora di Penelope e di Telemaco. Di seguito Ulisse, quando viene ritrovato dalla principessa Nausicaa, afferma di non ricordare il suo nome e di aver perso completamente la memoria. Ciò è falso rispetto al poema in quanto Ulisse sa benissimo chi è e racconta tutte le sue avventure alla corte del re Alcinoo. Invece nel film Ulisse inizia a ripercorrere a fatica le sue vicende mentre osserva pensieroso il mare. Da quella sequenza parte la successiva in cui Ulisse si stava recando nell'isola dei Ciclopi. Un altro fatto aggiunto nel film è la serie di pettegolezzi che fanno le fanciulle di corte mentre Ulisse si sta lavando e specialmente l'idea di far sposare l'eroe di Itaca con Nausicaa. Riguardo allo scontro di Ulisse con gli atleti di corte, l'eroe batte solo un campione di lotta libera mentre nel poema originale Ulisse sconfigge inizialmente gli atleti nel tiro con l'arco e poi combattendo con degli sfrontati a duello di spada. Quando Ulisse inizia a ricordare le sue avventure passate il periodo di prigionia nell'isola della ninfa Calipso è completamente assente ed avviene lo stesso anche per la terra dei Lotofagi e delle Lestrigoni. Gli episodi dell'Odissea che vengono analizzati in tutto e per tutto, sebbene in maniera libera, sono la cattura di Ulisse e dei compagni da parte del ciclope Polifemo, la prigionia dell'eroe da parte della maga Circe e la traversata in mare vicino all'isola delle Sirene.

Ulisse e i compagni accecano Polifemo, da un'anfora di Eleusi

In quello di Polifemo non vi è quasi alcuna differenza tra il film e il poema (solo il fatto che Ulisse e i suoi uomini fabbricano il vino nella grotta, anziché portarlo dalla nave, il che è anche una inverosimiglianza scientifica perché senza far fermentare il mosto per alcuni mesi, tutto ciò che si ottiene è succo d'uva, inefficace per far ubriacare chiunque, figuriamoci un gigante), ma in quello della maga Circe vi sono molti cambiamenti. Infatti Ulisse non sconfigge Circe come da procedura nell'Odissea, ossia grazie all'aiuto del dio Ermes che gli fornisce un'erba magica per divenire immuni della magie della strega. In secondo luogo l'episodio della maga è incentrato in maggior luogo sull'amore che Ulisse prova immediatamente per Circe e sul lungo tempo che i due passano insieme nella dimora della maga, mentre i compagni dell'eroe di Itaca aspettano il ritorno in patria impazienti. Nel poema epico quando Ulisse, ripresosi dal suo stato di ebbrezza voluto astutamente dalla maga, decide di ripartire per la patria vi è una festa generale organizzata dai presenti e accade anche che un giovane di nome Elpenore muore, ubriaco, cadendo da una finestra. L'episodio verrà narrato dalla stessa anima del morto ad Ulisse quando scene negli Inferi per consultare, sotto consiglio di Circe, lo spirito dell'indovino cieco Tiresia, ma tale episodio nel film è del tutto inesistente. La maga Circe sì riferisce ad Ulisse alcuni segreti per tornare sano e salvo in patria, ma dei pericoli futuri gli rivela solo l'isola delle Sirene. Anche la sequenza in cui Ulisse attraversa la terra delle melodiose creature è molti rielaborata e non fedele alla versione originale del poema epico.

Circe offre la coppa avvelenata ad Ulisse, dipinto di John William Waterhouse

Come nell'Odissea, le sirene non sono presenti fisicamente ma si sentono solo le loro armoniose e dolci voci che distraggono la mente di Ulisse legato all'albero maestro della nave. Ciò che non è conforme all'opera di Omero sono i dialoghi delle sirene. Infatti nel poema originale le sirene si riferiscono ad Ulisse invitandolo a seguirle nell'isola, elogiandolo e intimandolo a venerare le loro voci, esortandolo nonché ad abbandonare tutte le sue preoccupazioni. Nel film invece le sirene assumono le voci di Penelope, moglie di Ulisse e di Telemaco, suo figlio, invitando sempre l'eroe a sciogliersi dai lacci e ad andare sull'isola, apparente per lo stato di confusione mentale di Ulisse la sua dimora di Itaca. Gli episodi seguenti la traversata dell'isola delle Sirene, che nel poema sono l'approdo all'isola delle sacre vacche di Apollo, mangiate dai compagni per i morsi della fame e dello scontro coi mostri marini Scilla e Cariddi presso la Sicilia, dal quale Ulisse uscirà privo di alcuni compagni, non sono per nulla presenti nel film. La vicenda riprende con l'approdo di Ulisse solo, sporco e mendicante ad Itaca, dove non incontra la dea Atena, come nell'Odissea, ma dopo aver visto il cane Argo morente, giunge subito nella sua dimora. Nell'opera originale Ulisse invece si ferma dapprima nella dimora del suo vecchio servitore e porcaro Eumeo che lo accoglie benevolmente, non riconoscendolo. Infatti Atena, accordandosi con l'eroe, lo invecchia rendendolo molto simile ad un poveraccio, affinché non fosse ucciso dai Proci mentre pianificava la sua vendetta. Dopo qualche giorno anche Telemaco, dopo Eumeo, riconoscerà il mendicante il quale si rivela a tutti e due, sempre sotto ordine di Atena. Nel film ciò non esiste, ma la sequenza in cui la nutrice Euriclea riconosce l'eroe dalla ferita di cinghiale sulla caviglia è presente. Anche se la sequenza originale del poema in cui Ulisse, sempre mendico, si batte con un altro poveraccio molto scurrile e scontroso, non è riportata nel film, la parte in cui l'eroe omerico compie la sua vendetta è abbastanza fedele all'Odissea. Il film si conclude con il riconoscimento di Penelope del suo sposo, mentre il poema epico originale finisce con Ulisse che parte il giorno dopo la vendetta in cerca di nuove avventure coi compagni.

Altri film sull'Odissea[modifica | modifica sorgente]

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