Troia (Asia Minore)
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| Sito archeologico di Troia {{{nomeInglese}}} |
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| Tipologia | Culturali |
| Criterio | (i) (iii) (vi) |
| Pericolo | Bene non in pericolo |
| Anno | 1998 |
| Scheda UNESCO | inglese francese |
| Patrimoni dell'umanità in Turchia |
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Troia (in greco Τροία o Ίλιον e in latino Trōia o Īlium) è un'antica città dell'Asia Minore all'entrata dell'Ellesponto, in Turchia. Fu teatro della guerra di Troia narrata nell'Iliade, che ne descrive l'assedio e la distruzione.
La città venne riscoperta nel 1872 da Heinrich Schliemann.
Il sito archeologico di Troia è stato proclamato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1998.
Indice |
[modifica] Nome
L'originario nome ittita di Troia era Taruisa/*Tarhuisa, derivato da quello di Taru/Tarhui/Tarhunt, il Dio della Tempesta protettore della città. Il "Dio della Tempesta" è menzionato fra le tre divinità protettrici della città nell'atto di vassallaggio col quale Alaksandu, re di Wilusa (Ilio-Troia), nel 1280 a.C. chiede di rientrare nella protezione dell'imperatore ittita Muwatalli II.[1] La predilezione per Troia del Dio della Tempesta si ritrova anche in Omero[2].
[modifica] Mito
Secondo il mito, la città fu fondata dai discendenti di Dardano, figlio di Zeus, che secondo la tradizione greca, proveniva dall'isola di Samotracia, mentre nell' Eneide di Virgilio viene ritenuto originario della città etrusca di Corythus (Tarquinia).
Durante il regno di Laomedonte, la città fu munita di mura da Poseidone ed Apollo.
[modifica] Assedio e distruzione
| Per approfondire, vedi la voce Guerra di Troia. |
Sotto il regno di Priamo la città fu assediata dalla spedizione achea, al comando di Agamennone, che voleva vendicare il rapimento di Elena da parte di Paride. Dopo dieci anni di assedio, la città cadde grazie allo stratagemma del cavallo ligneo ideato da Ulisse.
[modifica] Archeologia
Nel 1871 Heinrich Schliemann (1822-1890), seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli. I suoi scavi si concentrarono sulla collina di Hissarlik, dove era avvenuto un precedente scavo archeologico effettuato dalla scuola francese guidata da Calvert, poi interrotta per mancanza di fondi. Qui si trovò di fronte a più strati che corrispondevano a differenti periodi della storia di Troia. Arrivato al secondo strato (a partire dal basso) riportò alla luce un immenso tesoro e pensò di aver scoperto il leggendario tesoro di Priamo narrato nell'Iliade. I suoi ritrovamenti, però, risalivano ad un periodo precedente a quello della Troia omerica, collocata intorno al XIII secolo a.c. In realtà la città narrata nei poemi omerici, si scoprì in seguito, era collocata al sesto strato.
Le successive campagne di scavo furono condotte da Wilhelm Dörpfeld (1893-1894) e Carl Blegen (1932-1938).
Le ricerche condotte portarono alla scoperta di nove livelli sovrapposti, con varie suddivisioni, datati con l'ausilio dell'analisi degli oggetti rinvenuti e l'esame delle tecniche costruttive utilizzate e dei quali è stato possibile delineare le piante delle ricostruzioni.
- Troia I (3000 - 2600 a.C.): villaggio neolitico, con ritrovamenti di utensili in pietra e di abitazioni dalla struttura elementare;
- Troia II (2600- 2250 a.C.): piccola città con mura caratterizzate da porte enormi, presenza del megaron (palazzo reale) e case in mattoni crudi che recano segni di distruzione da incendio, che Schliemann suppose potessero riferirsi ai resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei;
- Troia III - IV - V (2000 - 1800 a.C.): tre villaggi distrutti ognuno dopo poco tempo dalla fondazione;
- Troia VI (1800 - 1300 a.C.): grande città a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti, fortificata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri e porte. La distruzione della città dovrebbe essere avvenuta intorno alla metà del XIII secolo a.C. forse a causa di un terremoto.
- Troia VIIa (1300 - 1190 a.C. ): la città precedente fu immediatamente ricostruita, ma ebbe vita breve. I segni di distruzione da incendio hanno indotto Blegen ad identificare questo strato come quello corrispondente alla Troia omerica;
- Troia VIIb1 - VIIb2 - VIIb3 (XII - XI secolo a.C. fino a circa 950 a.C.);
- Troia VIII (VIII secolo a.C.): colonia greca priva di fortificazioni;
- Troia IX (dall'età romana al IV secolo): costruzioni romane edificate sulla sommità spianata della collina e rifacimento.
L'insediamento decadde con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente.
[modifica] Datazione "letteraria" della guerra di Troia
Fonti letterarie greche parlano di una distruzione di Troia ad opera greca da collocarsi piuttosto nella fine del XII secolo a.C.
Tucidide parla di Agamennone e della guerra di Troia nel Il libro delle "Storie" (par.9), ma la datazione è ricavabile piuttosto dal passo del libro V legato al cosiddetto "discorso dei Meli". Nel dialogo con gli Ateniesi, i Meli sottolineano di essere di tradizione dorica e di essere stati colonizzati dagli Spartani da 700 anni. Siccome l'avvenimento è del 416 a.C. e passano 80 anni tra la guerra di Troia e la colonizzazione dorica ("ritorno degli Eraclidi"), la data attribuita da Tucidide alla caduta di Troia è il 1196 a.C. (416+700+80), cioè il XII secolo a.C..
Erodoto ricostruisce una datazione più antica, ma attraverso una ricerca meno storiografica: nel II libro delle "Storie" (lògos egizio, cap.145) egli sostiene di essere nato 400 anni dopo Omero ed Esiodo. La distruzione di Troia è così spostata più indietro: 1350-1250 a.C.
Eratostene di Cirene è autore della datazione che, dal III secolo a.C., riscuote maggiore successo. Non essendoci giunte opere complete di questo autore, la sua datazione viene riportata da Dionisio di Alicarnasso nelle "Antichità romane", in un passato collegato all'arrivo di Enea in Italia e alla fondazione di Lavinio. Dionisio riporta la data esatta, in termini antichi, della caduta di Troia, che corrisponderebbe all'11 giugno 1184-1182 a.C., ancora XII secolo a.C..
Ultima conferma sembra venire dalla Piccola Cosmologia di Democrito di Abdera, filosofo del V secolo a.C. e contemporaneo di Erodoto. Egli dice di aver composto quest'opera 730 anni dopo la distruzione di Troia; essendo vissuto intorno al 450 a.C., la data in questione risulta essere il 1180 a.C.
[modifica] Popoli, nazioni, genti e famiglie che pretendevano e pretendono di derivare da Troia
In passato non era raro che genti, popoli, nazioni, famiglie e uomini importanti, per nobilitarsi, cercassero di darsi un origine nobile. Normalmente era la letteratura antica che forniva gli "agganci" giusti. I letterati, gli scrittori, i poeti - spesso in cerca di gratificazone da parte dei potenti - si sottoponevano volentieri a questo gioco cortigiano di grande importanza anche politica. Nuove dinastie, nuovi regnanti, invasori, cercavano in operazioni del genere la legittimazione dei sudditi (e dei vari gruppi di potere potenzialmente avversi), elemento indispensabile per poter aspirare ad un dominio duraturo.
Così moltissimi sono i popoli, le genti, le nazioni, i re e le dinastie che in passato (soprattutto nei secoli post 1000 in cui il panorama politico e sociale europeo è più dinamico) hanno fatto derivare la propria origine genealoca ed "etnica" da Troia:
- Romani (e quindi, volendo, gli Italiani)
- Franchi (antenati di Francesi e Tedeschi)
- Scandinavi e Islandesi (che riconducevano - con autori come Snorri Sturlusson - la genealogia di re e dinastia al Re di Turchia, intendendo il Re di Troia)
- Turchi (ancora Ataturk amava sottolineare questa derivazione)
[modifica] Note
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Truva (Troia) sul sito Turchia.net.
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