Dardano

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Dàrdano è una figura della mitologia greca, etrusca e romana, legato alla leggenda della fondazione di Troia.

Nella mitologia[modifica | modifica sorgente]

Era figlio di Zeus, o del re etrusco Corito (secondo la tradizione virgiliana), e di una pleiade di nome Elettra figlia di Atlante.

Al verso 216 del libro XX dell'Iliade Omero dice che Dardano fondò Dardania, e che poi i suoi discendenti fondarono Troia. Secondo la tradizione greca, egli veniva dall'isola di Sabagassa; ma secondo la versione etrusca narrata da Virgilio (Eneide, III 94 ss.; 154 ss.; VII 195-242; VIII 596 ss.; IX 9 ss.), egli era giunto a Samotracia proveniente dalla etrusca città di Corito (Tarquinia). Sarà questo il motivo per cui, dopo la rovina di Troia, gli dèi Penati della città imporranno ad Enea di ricondurre in Italia, a Corito-Tarquinia, i superstiti Troiani. Enea sbarcherà con i suoi alla foce del Tevere etrusco (come Virgilio chiama più volte il fiume), sul confine fra l'Etruria e il Lazio vetus, ma lui stesso, di persona, si recherà a Corito-Tarquinia, in Etruria, antica madre di Dardano e della stirpe troiana.

Secondo alcune tradizioni, quando Dardano giunse in Asia Minore sposò Batiea, figlia del re del paese, Teucro, o, secondo altre fonti, Arisbe.

Dall'unione di Dardano con la sua sposa nacque Erittonio che sposerà Astiope. Dai discendenti Pandione e Troo, a quest'ultimo la mitologia accredita la derivazione del nome Troia alla cittadella. Lo stesso quindi è il capostipite della stirpe troiana di Priamo. Dall'altra stirpe, quella di Pandione, sarà generato Teseo. Dardano è considerato un civilizzatore sul piano religioso: a lui si deve infatti il culto del Palladio nella cittadella di Troia, e l'introduzione del culto di Cibele in Frigia.

Nel sesto libro dell'Eneide, Enea, disceso vivo nell'Ade, vede l'anima di Dardano nei Campi Elisi.

Collegamenti con il problema dell'origine degli etruschi[modifica | modifica sorgente]

Secondo una teoria, oggi il DNA mitocondriale del 2% dei Toscani sarebbe diverso da quello delle altre popolazioni italiane ed europee ed in parte simile a quello delle popolazioni dell'Asia Minore e dell'isola di Lemno[1], la tradizione virgiliana troverebbe qualche conforto. Alcuni studiosi di linguistica avrebbero da tempo osservato che dai nomi Taru, Tarhui, Tarhun e Tarhunt del supremo "dio della tempesta" venerato presso gli Atti, gli Ittiti e i Troiani, derivano sia quello della città di Tarhunt-assa (capitale dell'impero ittita), in Anatolia, sia quelli di Tarqui-nia (Tarchy-na in lingua etrusca), città madre dell'Etruria, e di Tarconte (in etrusco Tarchy-nus) che è il suo eponimo fondatore[2]. Dal nome del dio Taru o Tarhui deriva anche quello della città di Troia: in lingua ittita il suo nome era Tarui-sa/*Tar(h)ui-sa[3].

Secondo altre fonti poi Batiea si chiamava anche Myrina, ed era la regina dell'isola di Lemno[4]. Myrina, peraltro è un nome che si ritrova nella famosa Stele di Lemno, scritta nel VII-VI secolo a.C. in alfabeto greco ma in un idioma simile all'etrusco, la lingua lemnia. Myrina era anche il gentilizio della famiglia proprietaria della tomba dell'Orco a Tarquinia.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Achilli ed altri, Mitochondrial DNA Variation of Modern Tuscans Supports the Near Estern Origin of Etruscan, "American Journal of Human Genetics", 8 aprile 2007, pp. 759-768
  2. ^ V. I. Georghiev, La lingua e l'Origine degli Etruschi, Nagard, Roma, 1979, p. 118; A. Palmucci, La figura di Tarconte: un ponte mitostorico fra Tarquinia e Troia, in Anatolisch und Indogermanisch (Anatolio ed Indoeuropeo), Acten der Kolloquiums der Indogermanischen Gesellschaft, Pavia 22-35 Sett. 1998 (Università degli Studi di Pavia, dipartimento di Scienze dell'Antichità), Innsbruck, 2001, pp. 341-353; Corito-Tarquinia: l'Origine e il DNA degli Etruschi, "Nuova Archeologia", (5), 2007.
  3. ^ V. I. Georghiev, op. cit. , p. 87.
  4. ^ Pierre Grimall, Enciclopedia dei Miti,Garzanti, Milano 1990, s.v. Myrina.
  5. ^ M. Morandi e G. Colonna, La gens titolare della tomba tarquiniese dell'Orco, "Studi Etruschi", 61, 1995. p. 95, ss.