Licofrone

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Cassandra ed Ettore

Licòfrone di Calcide, Λυκόφρων, IV secolo a.C., fu un poeta greco, uno dei poeti tragici della Pleiade[1].

Vita e opere[modifica | modifica sorgente]

Non si hanno molte notizie sulla vita di Licofrone né sulle sue opere. Secondo Suda, l'enciclopedia storica bizantina del X secolo, Licofrone era nato a Calcide, in Eubea, attorno al 330 a.C. da Socle, Σωκλῆς, ed era stato adottato dallo storico Lico di Reggio, una delle fonti delle sue opere[2][3]

Gli vengono attribuiti venti drammi e, sia pure con qualche riserva, l'Alessandra[4], Ἀλεξάνδρα, unica opera pervenutaci oltre a qualche altro frammento.

Il filologo bizantino Giovanni Tzetzes, Ἰωάννης Τζέτζης, XII secolo, gli attribuì 64 o 46 drammi oltre la sistemazione, su incarico di Tolomeo II Filadelfo, delle opere dei poeti comici nella biblioteca di Alessandria. Da questa attività trasse spunto per la redazione del trattato Sulla commedia, Περὶ κωμῳδίας, in oltre nove libri, andato perduto.

L'esegesi dell'Alessandra non aiuta a individuare esattamente il suo autore né a inquadrarlo in un preciso spazio temporale, anzi ha posto e pone domande a cui sono state date risposte parziali e non esaustive.

« Troppo antico appare per esserne l'autore il poeta delle Pleiadi, di cui è notizia nel Lessico di Suida; inafferrabile un secondo Licofrone, spettatore della potente ascesa di Roma. »
([5])

La lunga profezia di Alessandra sulla guerra di Troia e sulle conseguenze della guerra sui protagonisti che la animarono, la successione dei vaticini in cui si sviluppa il dramma, non sciolgono i dubbi sulla datazione dell'opera né sull'identità del suo autore. Per es., Alessandra profetizza che i discendenti romani dell'eroe troiano Enea avrebbero dominato il mondo; sennonché nella prima metà del III secolo a.C., epoca in cui visse Licofrone, Roma non era ancora una potenza tale da rendere verosimile la profezia della futura grandezza da parte di un autore greco[6].

Poetica[modifica | modifica sorgente]

Licofrone usa la metafora e gli enigmi, profondo conoscitore della mitologia parla attraverso essi; ama l'iperbole descrittiva, la ricercatezza stilistica, l'invenzione letteraria, lo stupefacente che impressiona, a volte oltre misura.

Ettore, Paride e Cassandra

Il suo stile quasi sempre oscuro si allontana dalla pacata eleganza alessandrina.

« Il suo fine non è quello di offrire un messaggio di pura bellezza, quanto di stupire, travolgere, disorientare il lettore. »
([7])

Tutto questo, assieme al suo silenzio su avvenimenti tolemaici, concorre a rendere problematica la sua individuazione con il poeta della Pleaide e la avvicina a un diverso Licofrone di cui però sfugge l'immagine.

La sua metafora attinge al mondo animale per esaltare le caratteristiche fisiche o psichiche dei personaggi che descrive rendendoli al tempo stesso ambigui e difficili da identificare.

(GRC)
« Οἴμοι δυσαίων, καὶ διπλᾶς ἀηδόνας
καὶ σόν, τάλαινα, πότμον αἰάζω, σκύλαξ
»
(IT)
« Ahi, che sfortuna! Piango due usignoli
e la tua sorte, sventurata cagna. »
([8])

Il poeta rappresentò così, con dolcezza, Laodice e Polissena in due usignoli ed Ecuba nella cagna, intesa quest'ultima come metafora della modalità della sua morte, ossia lapidata, rifacendosi al mito descritto da Euripide.

(GRC)
« κύων γνήσῃ πύρσ' ἔχουσα δέργματα. »
(IT)
« Cangiata in cagna dagli occhi di bragia »
([9])

Ancora più ermetico il brano che descrive il ratto di Io, vergine bovina, ad opera dei Fenici, cani di Carne[10] e lupi, dove l'individuazione dei personaggi richiede una conoscenza profonda dei miti che li riguardano.

Il brano assume una importanza particolare perché il poeta fa risalire a questo rapimento le ostilità che contrappongono l'Europa all'Asia.

(GRC)
« Ὄλοιντο ναῦται πρῶτα Κὰρνῖται κύνες,
οἳ τὴν βοῶπιν ταυροπάρθενον κόρην
Λέρνης ἀνηρείψαντο, φορτηγοὶ λύκοι,
πλᾶτιν πορεὖσαι κῆρα Μεμφίτῃ πρόμῳ,
ἔχθρας δὲ πυρσὸν ᾖραν ἠπείροις διπλαῖς
»
(IT)
« Fossero prima morti i naviganti,
cani di Carne, trafficanti lupi
che strapparono da Lerna la vergine bovina dai grandi occhi
per offrirla, calamitosa moglie,
al sovrano di Menfi
e suscitare il fuoco della guerra
tra l'uno e l'altro continente. »
([11])

Licofrone fu un autore difficile ed erudito che si rivolgeva a un pubblico colto, capace di decifrare le sue metafore e i suoi enigmi.

Alessandra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alessandra di Licofrone.
Aiace attacca Alessandra

Il poema, un lungo monologo epico-lirico[12] in trimetri giambici comprendente un prologo e due epiloghi, narra le profezie di Alessandra, figlia di Priamo, la più bella fra le sue figlie.

(GRC)
« [...] Κασσάνδρη, ἰκέλη χρυσέῃ Ἀφροδίτῃ »
(IT)
« [...] Cassandra, bella come l'aurea Afrodite »
([13] )

Nell'opera si colgono tre momenti narrativi: il primo descrive il rapimento di Elena e la guerra che portò alla distruzione di Troia, il secondo, il più importante dal punto di vista storico, descrive le peripezie del ritorno in patria dei greci, la loro dispersione nell'occidente e la sua colonizzazione, il terzo esamina le cause dell'odio tra l'Europa e l'Asia.

Quest'ultima parte fa anche una descrizione etnogeografica delle differenze che oppongono i due continenti in una visione pessimistica dei loro rapporti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sono sette poeti alessandrini, sette come le stelle della costellazione delle Pleiadi, che nel III secolo a.C. lavorarono alla corte di Tolomeo II Filadelfo.
  2. ^ Suda, " Λυκόφρων". In: August Immanuel Bekker (a cura di), Suidae Lexicon: ex recoginitione Immanuelis Bekkeri. Berolini : Typis et impensis G. Reimeri, 1854, vol. II p. 674 (on-line)
  3. ^ Konstantinos Spanoudakis, Op. cit, p. 26
  4. ^ Alessandra è un altro nome di [[Cassandra (mitologia)|]], la figlia di Priamo che, avendo respinto l'amore di Apollo, venne punita con la facoltà di prevedere il futuro ma di non essere mai creduta.
  5. ^ V. G. Lanzara, Licofrone: Alessandra, op. cit. in bibliografia, p. 6.
  6. ^ Dario Del Corno, "E Cassandra predisse le sventure di Paride". Il Sole 24 ORE 2 settembre 2001
  7. ^ V. G. Lanzara, op. cit.
  8. ^ V. G. Lanzara, op. cit., 314.
  9. ^ Euripide, Ecuba, 1265, trad. F. M. Pontani, Milano, Mondadori, 2007.
  10. ^ Carne, forse città fenicia.
  11. ^ V. G. Lanzara, op. cit., 1291.
  12. ^ R. Cantarella, op. cit. in bibliografia, p. 528.
  13. ^ Omero, Iliade, XXIV, 699, R.C.Onesti, op. cit. in Bibliografia.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Licofrone, Alessandra, Lanzara, op. cit. in bibliografia.
  • Omero, Iliade, op. cit. in bibliografia.
  • Euripide, Le tragedie, op. cit. in bibliografia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Raffaele Cantarella. La letteratura greca classica. Milano, BUR, 2002. ISBN 8817112518.
  • Emanuele Ciaceri. La Alessandra di Licofrone. Napoli, Gaetano Macchiaroli editore, 1982.
  • Maria Gracia Ciani. Lexikon zu Lycophron. Hildesheim, New York,1975. ISBN 3487055937.
  • Euripide. Le tragedie: Ecuba. Trad. F. M. Pontani, Milano, Mondadori, 2007.
  • Licofrone, Alessandra, a cura di Valeria Gigante Lanzara. Milano, BUR, 2000. ISBN 8817173320.
  • Lycophron, Alexandra, a cura di André Hurst. Paris, Les Belles Lettres, 2008. ISBN 9782251005515.
  • Lorenzo Mascialino. Alejandra, Licofron. Barcelona, Ediciones Alma Mater, 1956.
  • Domenico Musti. Magna Grecia. Roma-Bari, Laterza,2005. ISBN 884207585X.
  • Omero. Iliade. Rosa Calzecchi Onesti, Bologna, P.E., 2003.
  • Gerson Schade. Lykophrons Odyssee: Alexandra. Berlin, W. de Gruyter, 1999. ISBN 3110162636.
  • Angelo Taccone. Il trimetro giambico dei frammenti tragici, satireschi e comici e dell'Alessandra di Licofrone. Torino, Chiantore, 1904.
  • Mario Untersteiner. Gorgia, Licofrone e Prodico. Firenze, La Nuova Italia, 1961.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]