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L'iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell'esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l'amplifichino, per eccesso o per difetto.
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« Darei la testa per quella macchina! » |
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« Il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle » |
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« Ti stavo aspettando da una vita » |
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« Perdere quell'amichevole fu per noi una catastrofica sconfitta » |
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« Dammi un goccio di vino » |
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« Vado a fare quattro passi » |
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« Ci facciamo due spaghetti » |
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« "...che'n mille dolci nodi gli avvolgea..." » |
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Dagli studiosi è stato messo in luce che l'iperbole presuppone la "buona fede" di chi la usa: non si tratta infatti di un'alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.
Un'iperbole che ha forma di paradosso è l'adynaton. La figura retorica contraria dell'iperbole è l'understatement.
Troviamo numerose iperboli in Arietta, un poema di Arnaut Daniel:
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« ...Io sono Arnaldo, che corro con il vento, caccio con il bue la lepre e nuoto contro la marea montante...
- ...Sono io colui che adora la donna più bella del mondo... »
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