Agatone

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Agatone accoglie Alcibiade e il suo corteo comastico al convito in suo onore. Interpretazione artistica della scena tratta dal Simposio platonico. Anselm Feuerbach, XIX secolo.

Agatone (in greco antico: Ἀγάθων, in latino: Agăthon; Atene, 448 a.C.[1]Pella, 401 a.C. circa) è stato un poeta e drammaturgo greco antico, amico di Euripide e di Platone.

Notizie biografiche[modifica | modifica sorgente]

Fu per molto tempo (10-15 anni) eromenos del poeta ateniese Pausania, citato nel Simposio platonico e nel Protagora. Insieme a Pausania si stabilì alla corte di Archelao, re dei Macedoni, intento a reclutare drammaturghi. Fu probabilmente presso la corte del re macedone, a Pella, che Agatone morì intorno al 401 a.C.

È ben noto attraverso varie citazioni letterarie che lo riguardano. Lo menziona Aristofane, nella commedia Tesmoforiazuse, che ci restituisce un poeta effeminato e vanaglorioso. Platone, nel suo Simposio, descrive il convivio tenuto in suo onore in occasione della sua prima vittoria negli agoni delle Lenee del 416 a.C.

Agatone è descritto da Platone come un giovane di bell'aspetto, ben vestito, di buone maniere, molto in vista e richiesto nell'Atene per i modi, il benessere, la saggezza, a sua volta egli stesso dispensatore di raffinata e disinvolta ospitalità.

Opere e innovazioni teatrali[modifica | modifica sorgente]

In campo teatrale gli si devono alcune innovazioni degne di nota. Aristotele (Poetica, 9) sottolinea ad esempio l'originalità del soggetto di Anthos (Il Fiore), non attinto dalla mitologia greca, com'era invece l'uso invalso a quell'epoca. Aristotele ci informa che fu il primo ad inserire nel dramma dei canti corali ridotti a semplici intermezzi, estranei e scollegati dal soggetto, così come il primo a scrivere, con personaggi di fantasia, delle pièce a metà strada tra l'idillio e la commedia. Lo stesso Aristotele ci ha tramandato il titolo di alcune altre sue tragedie: Alcmeone, Erope, Tieste, Telefo, nessuna delle quali è giunta a noi, con l'eccezione di circa trenta frammenti.

A risparmiargli molte delle critiche che, non senza fondamento, avrebbero potuto piovergli addosso, dovette senza dubbio essere l'intimità con Aristofane, sebbene poi lo stesso commediografo, nelle Tesmoforiazuse, si diverta a punzecchiarne lo stile fiorito e i modi vanagloriosi e da effeminato. È forse al solo scopo di giocare col suo nome (Áγαθός = buono) che Aristofane fa sì che egli divenga, per bocca di Dioniso, un buon poeta, rimpianto dagli amici[2].

Stile e poetica[modifica | modifica sorgente]

Come detto, Agatone fu amico di Euripide, anch'egli cooptato alla corte di Archelao di Macedonia. Sembra tuttavia che, con il famoso contemporaneo, condividesse tutti i difetti ma non molto del genio[senza fonte]. Era portato all'eccesso, nel tentativo di sorprendere gli spettatori con strani e inattesi sviluppi ed epiloghi improbabili, a cui aggiungeva il frequente indulgere a costruzioni epigrammatiche, antitetiche e altri abbellimenti retorici, alla maniera di Gorgia.
Lo stesso discorso epidittico in lode dell'eros attribuitogli nel Simposio[3] è pieno di quel genere di espressioni retoriche artificiose che ci si potrebbe aspettare da un allievo di Gorgia.

Non meraviglierà allora che gli eventuali suoi talenti finissero soffocati sotto la coltre di simili manierismi. Vezzi e manie che fossero, non dovevano apparirgli dei difetti, ma anzi elementi essenziali della sua arte di cui andare ben fiero se, richiesto di espungerli dal suo lavoro, rispondeva: «Sarebbe come privare di Agatone l'opera di Agatone».

La sua poetica era piena di tropi, inflessioni e metafore. A difettargli non fu certo l'intuito per quelle idee scintillanti che fluivano facili, nell'alveo di una armoniosa dicitura e un'abile costruzione; quello che gli mancò fu invece il vigore del pensiero e dell'espressione. Con lui, si può dire, ha inizio il declino dell'arte tragica intesa nel suo senso più alto.

A lui, che amava gli epigrammi, ben si adatta quello del poeta Platone, tratto dal libro V dell'Antologia Palatina:

« Baciando Agatone, ebbi l'anima sulle labbra; perché salì - ahimè - per fuggirne. »

Riferimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La nascita viene fatta risalire alla prima metà degli anni quaranta da un passo di un dialogo platonico (Protagora, 315e), del 430 a.C., in cui viene presentato come un giovane affascinante. Una conferma viene da Claudio Eliano (Storia varia, XIII, 4) che lo descrive quarantenne al tempo in cui Euripide si unisce alla corte di Macedonia.
  2. ^ Le Rane, 83-85; si veda il testo su Perseus Project (EN) . Il passo sembra adombrare che a quel tempo, il 405 a.C., Agatone non fosse più in attività.
  3. ^ Platone. Simposio, 194e - 197.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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