Bisanzio
Bisanzio (greco: Βυζάντιον, Byzàntion, latino: Byzantium) è il più antico nome dell'odierna città di Istanbul, sulle rive del Bosforo, maggior centro urbano della Turchia.
Il nome Bisanzio fu in particolare tenuto dalla città nel periodo greco-romano, sino alla rifondazione della città ad opera dell'imperatore romano Costantino con il nome di Nuova Roma-Costantinopoli.
Il nome è stato utilizzato anche per indicare la città e l'Impero Romano d'Oriente dagli inizi del Medioevo sino alla caduta di Costantinopoli.
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[modifica] Storia
[modifica] La Bisanzio greca
Bisanzio venne fondata da coloni di Megara nel 667 a.C. e chiamata così in onore del loro re Byzas (o Byzantas o Megabyzes, quest'ultimo probabilmente riferito ad un omonimo o ad un'erronea associazione con il satrapo della regione allora sotto l'influenza persiana).
La tradizione leggendaria vuole che il sito fosse scelto consultando l'Oracolo di Delfi, che consigliò di creare la nuova città facendo "l'opposto del cieco": il significato venne trovato ponendo la fondazione sulla riva opposta di Calcedonia, città greca sul Bosforo, che "ciecamente" non aveva colto l'opportunità di essere costruita sull'alto sperone su cui Byzas fondò la propria colonia.
Rimasta sostanzialmente ai margini delle vicende politiche che sconvolsero l'area nel periodo del conflitto greco-persiano, abile tuttavia nello schierarsi di volta in volta al fianco di ciascuno dei contendenti, accrebbe la sua prosperità e il suo potere grazie ai commerci, in quanto avvantaggiata dalla sua posizione strategica.
Giunta a sfidare vittoriosamente Filippo II di Macedonia, resistendo ad un suo tentativo di assedio, si piegò senza opporre resistenza al successore e figlio di questi, Alessandro Magno, entrando nella confederazione greca all'indomani della sconfitta delle forze congiunte di tebani e ateniesi ad opera del Macedone.
Con il crollo dell'impero asiatico creato da Alessandro e la susseguente formazione delle Diadochie, Bisanzio, sia pur appartenendo formalmente alla Diadochia dell'Asia Minore conservò uno status di città-stato, condizione che, peraltro, aveva mantenuto anche sotto Alessandro.
Passata sotto il controllo indiretto del regno di Pergamo, una delle parti in cui si era frammentato il potentato dell'Asia Minore a seguito delle feroci lotte intestine che avevano funestato l'area, venne ceduta nel testamento di Attalo III, l'ultimo re di Pergamo, alla repubblica romana, allora giovane potenza che si era affacciata da poco nella zona mediorientale.
[modifica] Bisanzio romana
Nel corso della prima guerra mitridatica (86 a.C.), il nuovo console Flacco si recò in Asia, per resistere a Lucio Cornelio Silla e porre fine alla guerra contro Mitridate VI del Ponto. Gaio Flavio Fimbria accompagnò Flacco in questa spedizione. I rapporti tra Flacco e Fibria degenerarono quando il primo, in occasione di un contrasto tra Fimbria e un questore in cui era stato chiamato a fare da arbitro, decise in favore del questore: Fimbria minacciò di tornare a Roma, e Flacco lo congedò dal servizio. Mentre Flacco era in viaggio via mare per Calcedonia, Fimbria agitò le truppe presenti a Bisanzio e le convinse a ribellarsi a Flacco.[1] Il console tornò a Bisanzio, con l'intenzione di punire il rivoltoso, ma fu costretto a fuggire dalla città e a rinchiudersi a Nicomedia. Questo non lo salvò: Fimbria lo fece prendere e decapitare, gettò la sua testa in mare e lasciò il corpo senza sepoltura.[2]
La duratura pace che calò sulla città, vitale per le sue attività commerciali non può certo essere oscurata da un episodio di tradimento che la vide schierata con Pescennio Nigro contro Settimio Severo.
La città nella quale Nigro si era rifugiato dopo la cocente sconfitta navale subita nei pressi del Corno d'Oro fu assediata e distrutta per vendetta fra il 193 e il 195 d.C. per ordine di Settimio Severo, con l'ordine di passare i diritti di città alla vicina Perinto.
Grazie all'intercessione del figlio Caracalla, Bisanzio fu ricostruita (c.a. 196 d.C.) dallo stesso Settimio Severo, divenuto Imperatore anche sull'Oriente, ottenendo nuovamente gli antichi privilegi[3] e la sua precedente prosperità grazie all'ampliamento a 200 ettari rispetto all'estensione precedente.
La Historia Augusta racconta che al tempo dell'Imperatore Gallieno (nel 262):
| « [...] la città di Bisanzio, famosa per le sue battaglie navali, punto strategico del Ponto, fu rasa al suolo dai soldati dello stesso Gallieno, tanto che nessun abitante poté salvarsi. E così oggi [attorno al 400 d.C.] non esiste più a Bisanzio alcuna famiglia di antica discendenza, salvo chi poté fuggire in quanto era in viaggio o nell'esercito, tanto da rappresentare la nobiltà ed antichità della sua famiglia. » | |
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(Historia Augusta - Due Gallieni, 6.8-9.</ref>)
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Poco dopo lo stesso Gallieno mosse contro i soldati che avevano compiuto un tale eccidio, e ne fece grande strage, come esempio per tutti coloro che si macciavano di un simile delitto.[4]
[modifica] La rifondazione come Costantinopoli-Nuova Roma e l'età bizantina
| Per approfondire, vedi la voce Costantinopoli. |
La centralità di Bisanzio sia rispetto allo scacchiere danubiano sia rispetto a quello orientale attrasse Costantino che, l'11 maggio 330 la rifondò come "Nova Roma" (che presto prese invece il nome di Costantinopoli ossia città di Costantino, in greco Κοσταντίνου πόλις (Costantínou pólis), dopo un sogno profetico nel quale gli veniva indicato il posto dove stabilire la città.
Costantino allargò lo spazio contenuto all'interno della cinta muraria fino a 700 ettari, aggiungendovi numerosi edifici, templi e strutture pubbliche di grande pregio. La città, divenuta una delle capitali dell'Impero Romano ed in seguito capitale dell'Impero Romano d'Oriente, perse definitivamente la denominazione "Bisanzio" che sopravvisse solo attraverso l'aggettivo bizantino che venne dato all'arte, alla storia, alla cultura e allo stesso Impero che ebbe capitale Costantinopoli.
[modifica] L'odierna Istanbul
| Per approfondire, vedi la voce Istanbul. |
La conquista turca con il vittorioso assedio del 1453, trasformò la città nella nuova capitale dell'Impero Ottomano e, dal 1517, sede del califfato.
La dura sconfitta ottomana nella prima guerra mondiale pose fine, nel 1922, al vecchio impero. Quando nel 1923 fu fondata la Repubblica di Turchia, la capitale venne spostata ad Ankara, mentre una legge del 1930 stabiliva ufficialmente per la città il nome di Istanbul.
[modifica] Note
- ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXX-XXXV, 104.
- ^ Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, VIII, 52.
- ^ Historia Augusta, Antoninus Caracallus, 1.7.
- ^ Historia Augusta - Due Gallieni, 7.2.