Battaglia di Adrianopoli (324)

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Battaglia di Adrianopoli
Cammeo raffigurante la personificazione di Costantinopoli che incorona Costantino I unico augusto
Cammeo raffigurante la personificazione di Costantinopoli che incorona Costantino I unico augusto
Data 3 luglio 324
Luogo Adrianopoli, Tracia
Esito Vittoria di Costantino I
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
150.000 fanti
15.000 cavalieri[1]
120.000 fanti
meno di 10.000 cavalieri[2]
Perdite
34.000[3]
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La battaglia di Adrianopoli fu combattuta tra l'esercito romano dell'augusto di oriente Licinio e l'esercito del suo collega di occidente Costantino I e costituì uno degli episodi finali della guerra civile che portò Costantino ad essere l'unico imperatore romano. Costantino, seppure in inferiorità numerica, riuscì a battere il collega in questa prima battaglia.[4][5]

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (306-324).

La pace tra Costantino I e Licinio durava ormai da sette anni (dal 317). I figli del primo (Crispo e Costantino II) e del secondo (Valerio Liciniano Licinio) erano stati fatti cesari dai rispettivi padri. Fu però nel corso del 323 che un'invasione di Goti, mise in crisi il nuovo sistema (fondato ora su una nuova forma di tetrarchia: due augusti e uno o due cesari per parte). I territori invasi, la Mesia, ricadevano nella sfera d'influenza dell'augusto d'Oriente, Licinio, ma contro i barbari lì entrati intervenne Costantino.[6] Questo il casus belli che scatenò l'ultima fase della guerra civile dell'anno successivo.

Forze in campo[modifica | modifica sorgente]

Costantino per questa nuova ed ultima fase della guerra civile mise in campo secondo Zosimo una flotta di 200 navi da guerra (da trenta rematori ciascuna) e 2.000 da carico, oltre a 120.000 fanti, 10.000 tra marinai e cavalleria;[2] Licinio riuscì invece a mettere insieme un esercito composto da una flotta di 350 triremi (80 provenienti dall'Egitto, 80 dalla Fenicia, 60 dalla Ionia d'Asia, 30 da Cipro, 20 dalla Caria, 30 dalla Bitinia e 50 dall'Africa) oltre a 150.000 fanti e 15.000 cavalieri.[1]

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Licinio era accampato presso Adrianopoli (l'attuale Edirne) in Tracia, Costantino giunse da Tessalonica con la fanteria, mentre la flotta raggiunse la foce dell'Ebro, proveniente dal Pireo, e si accampò presso il fiume.[7] I due eserciti si disposero secondo Zosimo su una lunghezza complessiva di 200 stadi (cifra abbastanza inverosimile, poiché corrisponderebbe a 35,4 km; sarebbe più credibile, al contrario, una lunghezza di 20 stadi).[8] Licinio a partire dal monte che sovrasta la città di Adrianopoli al punto in cui il fiume Tonzos si butta nell'Ebro.[8]

Schema dello scontro avvenuto presso Adrianopoli nel 324 dove le truppe comandate da Costantino, seppure in inferiorità numerica, prevalsero su quelle di Licinio.

Gli eserciti stettero accampati per diversi giorni, uno di fronte all'altro con in mezzo il fiume Ebro. Costantino, stanco di attendere, decise di escogitare uno stratagemma, avendo osservato che in un determinato punto il fiume si faceva più stretto.[8] Ordinò all'esercito di portare legna giù da una vicina collina e di intrecciare funi, per far credere al nemico di essere in procinto di costruire un ponte per passare l'Ebro. Contemporaneamente salì con 5.000 arcieri e 80 cavalieri su un colle vicino, sufficientemente boscoso per nascondere la sua manovra.[9] Costantino, presi 12 cavalieri, attraversò l'Ebro nel punto in cui il fiume era stretto e facilmente guadabile, ed inaspettatamente piombò sulle truppe di Licinio, le quali spaventate per la repentinità dell'azione caddero o furono messe in fuga.[10] Appena l'Ebro fu superato, anche altri cavalieri e poi tutto l'intero esercito, seguì il suo augusto. Costantino fece grande strage del nemico che lasciò sul campo di battaglia, sempre secondo Zosimo, ben 34.000 armati.[3] Era il 3 luglio del 324, quando Licinio fu sconfitto da Costantino in una battaglia dove quest'ultimo era riuscito, seppure in inferiorità numerica, ad avere la meglio grazie al fatto di avere tra le sue file numerosi veterani.

Nella versione di Eusebio di Cesarea, si racconta che Licinio prima di cominciare la battaglia avrebbe pronunciato questo discorso:

« Amici e compagni di battaglia, questi sono gli dei patrii che noi veneriamo per averli ricevuti dai nostri antenati, mentre chi guida le armate avversarie contro di noi, ha scelto la strada dell'empietà [...] prendendo in considerazione un dio straniero [...]. Questo momento sancirà chi avrà sbagliato riguardo alla religione adottata e determinerà la supremazia degli Dei venerati da noi o dal nostro avversario »
(Eusebio di Cesarea, Vita di Costantino, II, 5, 2-3.)

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Al tramonto Licinio radunò tutti quelli che poteva, mosse attraverso la Tracia per raggiungere la sua flotta[3] e si ritirò fino a Bisanzio.[11] Il giorno successivo i superstiti dell'armata di Licinio, che si erano rifugiati sul monte o nei dirupi, o erano rimasti indietro nella ritirata, si arresero e consegnarono spontaneamente a Costantino.[11]

In seguito Licinio decise di eleggere un certo Sesto Martiniano al rango di augusto, con l'intento di fermare l'invasore, Costantino penetrò profondamente nel territorio di Licinio, supportato anche dalla flotta che sconfiggerà quella dell'augusto d'oriente nella battaglia dell'Ellesponto: il 18 settembre Licinio verrà sconfitto definitivamente nella battaglia di Crisopoli e Costantino diventerà l'unico imperatore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Zosimo, Storia nuova, II, 22, 2.
  2. ^ a b Zosimo, Storia nuova, II, 22, 1.
  3. ^ a b c Zosimo, Storia nuova, II, 22, 7.
  4. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 22, 1-7.
  5. ^ Eusebio di Cesarea, Vita di Costantino, II, 6, 2.
  6. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 21, 1-3.
  7. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 22, 3.
  8. ^ a b c Zosimo, Storia nuova, II, 22, 4.
  9. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 22, 5.
  10. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 22, 6.
  11. ^ a b Zosimo, Storia nuova, II, 23, 1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Storiografia moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Grant, Michael (1993), The Emperor Constantine, London. ISBN 0-75380-5286
  • Lieu, S.N.C and Montserrat, D. (Ed.s) (1996), From Constantine to Julian, London. ISBN 0-415-09336-8
  • Odahl, C.M., (2004) Constantine and the Christian Empire, Routledge 2004. ISBN 0415174856

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]