Basilica di Massenzio

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Coordinate: 41°53′30.39″N 12°29′18.41″E / 41.891775°N 12.488446°E41.891775; 12.488446

Basilica di Massenzio
Basilica di Costantino
I resti della basilica di Massenzio dal Palatino. Restano in piedi i tre ambienti coperti a volta che costituivano la navata laterale verso il colle Oppio.
I resti della basilica di Massenzio dal Palatino. Restano in piedi i tre ambienti coperti a volta che costituivano la navata laterale verso il colle Oppio.
Civiltà romana
Utilizzo basilica civile
Epoca inizi IV secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Dimensioni
Superficie 6500
Larghezza 65 m
Amministrazione
Ente SSBAR
Responsabile Mariarosaria Barbera
Visitabile si

La basilica di Massenzio o, più propriamente, di Costantino, è l'ultima e la più grande basilica civile del centro monumentale di Roma, posta anticamente sul colle della Velia, che raccordava il Palatino con l'Esquilino. Non fa parte del Foro Romano propriamente detto (pur rientrando oggi nell'area archeologica che lo comprende, estesa fino alle pendici della Velia), ma era nelle immediate adiacenze di esso.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nelle fonti antiche la basilica è ricordata come Basilica Nova[1], o Basilica Constantini[2], o Basilica Constantiniana[3].

La basilica fu inizialmente fatta costruire da Massenzio agli inizi del IV secolo (308-312) e fu terminata e modificata da Costantino I[4] in prossimità del tempio della Pace, già probabilmente in abbandono, e del tempio di Venere e Roma, la cui ricostruzione fece parte degli interventi massenziani. La sua funzione era prevalentemente di ospitare l'attività giudiziaria di pertinenza del prefetto urbano.

Sia gli scavi, sia la pianta della Forma Urbis Severiana severiana hanno dimostrato come in questo punto sorgesse anticamente una grande complesso utilitario dell'epoca domizianea, simmetricamente contrapposto a uno analogo che sorgeva sull'altro lato della Sacra via summa (ampiamente manomesso durante gli scavi del XIX secolo perché scambiato per una costruzione medievale). Una parte di questo edificio più antico era occupata dagli Horrea piperiana, i magazzini del pepe e delle spezie[5].

Della basilica si perse ben presto la corretta denominazione, e i colossali resti furono noti con la denominazione di Templum urbis. Solo agli inizi del XIX secolo fu nuovamente identificata da Antonio Nibby[6], che sostenne in proposito una vivace polemica con Carlo Fea.

Le gare di lotta delle Olimpiadi di Roma del 1960 si tennero presso la Basilica di Massenzio.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione della pianta

Lo schema costruttivo del gigantesco edificio (100 x 65 m), di cui resta oggi soltanto il lato settentrionale, presentava una navata centrale più larga e più alta (di base 80 x 25 m). Sulla navata centrale si aprivano, invece che le tradizionali navate minori, separate da quella centrale tramite file di colonne, tre nicchioni per lato, coperti da volta a botte con lacunari ottagonali ancora ben visibili nella parte superstite. Gli ambienti erano collegati tra loro da piccole aperture ad arco.

La navata centrale era coperta da tre enormi volte a crociera in opus caementicium, alte circa 35 m che poggiavano sui setti murari trasversali che separavano gli ambienti laterali e sulle colonne di marmo proconnesio alte 14,5 m, ciascuna addossata alla loro terminazione. Le colonne sono tutte scomparse: l'unica che ancora si conservava nel XVII secolo venne fatta collocare da Papa Paolo V in piazza di Santa Maria Maggiore nel 1613, dove tuttora si trova. Sorreggevano una trabeazione marmorea, di cui restano resti dei blocchi parzialmente inseriti nella muratura. Le dimensioni e il sistema costruttivo degli spazi interni sono del tutto compatibili con quelli delle grandi sale delle terme, che venivano di fatto chiamate pure "basiliche". L'esempio più illuminante è la sala delle terme di Diocleziano, trasformata poi nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

Sul lato corto occidentale, alla testata della navata centrale si apriva un'abside preceduta da due colonne. Nell'abside venne collocata una statua colossale, acrolito costruito parte in marmo e parte in legname e bronzo dorato, alto 12 m. La statua raffigurava in origine lo stesso Massenzio e in seguito venne rilavorata con i tratti di Costantino I. Alcune parti marmoree superstiti furono scoperte nel 1487 e sono ora nel cortile del palazzo dei Conservatori sul Campidoglio (Musei capitolini). La sola testa misura 2,60 m e il piede 2 m.

All'abside occidentale si contrapponeva l'originario ingresso dell'edificio[7], sul lato corto orientale, preceduto da una scalinata. L'ingresso dava accesso ad un corridoio trasversale aperto sulla navata centrale mediante cinque aperture ad arco. L'ingresso su uno dei lati corti, opposto all'abside aperta sul lato corto opposto, rappresenta una disposizione che divenne poi tipica delle prime basiliche cristiane.

L'impianto originario subì in seguito alcune modifiche, tra cui l'apertura di un secondo ingresso sul lato meridionale, lungo la via Sacra, scoperto in scavi ottocenteschi. Questo secondo ingresso era costituito da un portico tetrastilo con fusti in porfido, al quale si accedeva con una scalinata, costruita per superare il dislivello tra la via e la Velia.

Il nicchione centrale del lato settentrionale, opposto al nuovo ingresso fu arricchito nello stesso momento di una seconda abside sul fondo, forse destinata anche ad ovviare a problemi strutturali, coperta da una semi-cupola e con le pareti arricchite da nicchie destinate ad ospitare statue su due ordini. Le nicchie erano inquadrate da edicole costituite da piccole colonne poggianti su mensole sporgenti dalla parete. Sul fondo dell'abside era realizzato un podio in muratura destinato ad ospitare il tribunal dei giudici.

Questo intervento, solitamente attribuito al completamento di Costantino, è invece probabilmente da considerare più tardo (probabilmente intorno alla fine del IV secolo), come sembra provare il livello più elevato delle fondazioni della nuova abside[8].

L'edificio era dotato anche di numerosi collegamenti verticali: all'interno della muratura all'angolo nord-occidentale era inserita una scala a chiocciola, di cui oggi restano cinque gradini; un'altra doveva trovarsi nell'opposto angolo sud-orientale.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Curiosum urbis Romae regionum XIIII, IV.
  2. ^ Polemio Silvio, Laterculus, pubblicato in Theodor Mommsen (a cura di) Chronicorum minorum saec. IV. V. VI. VII, I, Berlino 1892, p. 545 (testo in rete).
  3. ^ Chronographus anni 354, p. 146; Notitia urbis Romae, IV.
  4. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 40.26.
  5. ^ Chronographus anni 354, p. 146.
  6. ^ Antonio Nibby, Del tempio della Pace e della basilica di Costantino, Roma 1819.
  7. ^ Coarelli 1993, p. 172.
  8. ^ Coarelli 1993, p. 173.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Colosseo.

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