Licinio

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Licinio
Licinio
Aureo di Licinio
Augusto dell'Impero Romano
In carica 11 novembre 308 - 311 (come Augusto d'Occidente, con Galerio Augusto d'Oriente);
311-313 (Augusto assieme a Massimino Daia);
agosto del 313 - luglio del 324 (come Augusto d'Oriente, con Costantino I Augusto d'Occidente).
Predecessore Flavio Severo
Successore Costantino I
Nome completo Valerius Licinianus Licinius
Altri titoli Sarmaticus maximus[1][2]
Germanicus maximus[1][2]
Britannicus maximus[3]
Nascita ca. 265
Morte Tessalonica, 325
Consorte Flavia Giulia Costanza
Figli Valerio Liciniano Licinio

Valerio Liciniano Licinio, talvolta detto Giovio Licinio (latino: Valerius Licinianus Licinius, Iovius Licinius; 265 circa – Tessalonica, 325), è stato un imperatore romano, dal 308 al 324.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini e ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Licinio nacque in Moesia[4] da una famiglia di origini contadine,[5] probabilmente attorno al 265.[6] Fu commilitone e amico di vecchia data di Galerio,[7] sotto il quale servì durante la campagna partica del 298.[8]

Nel 307 fu inviato come ambasciatore di Galerio, assieme a Pompeo Probo, presso Massenzio,[9] il quale aveva interrotto il principio della tetrarchia facendosi proclamare imperatore dalle proprie truppe il 28 ottobre 306 e resistendo alle campagne condotte da Flavio Valerio Severo (fine 306/inizi 307) e Galerio (estate 307) per deporlo; l'ambasciata non sortì però effetti.

Morto Severo, in occasione della conferenza di Carnunto tenutasi nell'ottobre/novembre 308, fu deciso che Galerio elevasse Licinio al rango di augusto, cosa che avvenne l'11 novembre 308;[10] oltre al titolo, Licinio ricevette anche il comando delle province dell'Illirico, Tracia e Pannonia.[11]

Regno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (306-324).

Licinio iniziò il proprio regno con Galerio come collega, mentre Costantino I e Massimino Daia ricoprivano il ruolo di cesare, rispettivamente in Occidente e Oriente; al di fuori di questo quadro si trovavano Massenzio, che deteneva effettivamente il potere su parte dell'Occidente, e suo padre Massimiano, che sperava di riottenere il potere che aveva perduto.

Alla morte di Galerio, nel maggio del 311, Licinio divise l'intero impero con Massimino Daia, definendo come confine l'Ellesponto e il Bosforo. Nel febbraio del 313 si recò a Milano, per incontrare Costantino I, divenuto l'unico imperatore della parte occidentale dopo aver sconfitto Massenzio: i due strinsero un'alleanza, rafforzata dal matrimonio di Licinio con la sorella di Costantino, Costanza[12] (da cui ebbe nel 315 il figlio Valerio Liciniano Licinio), e promulgarono assieme l'Editto di Milano.

L'alleanza tra Licinio e Costantino escludeva chiaramente il terzo imperatore, Massimino, che si fece proclamare unico imperatore dalle truppe e mosse dalla Siria verso occidente, conquistando Bisanzio: Licinio lo affrontò e sconfisse nella battaglia di Tzirallum il 30 aprile 313.

Divenuto unico signore della parte orientale dell'impero, si rese colpevole della purga che colpì le famiglie dei tetrarchi: per suo ordine vennero uccisi Candidiano, figlio di Galerio, Severiano, figlio di Flavio Severo, e il figlio e la figlia di Massimino, di otto e sette anni.

Dichiaratosi cristiano per mossa politica sin dal periodo della sua rivalità con Massimino Daia, cominciò progressivamente ad inimicarsi i seguaci di quella religione, adottando politiche insensatamente ostili a questi, ritenendo, probabilmente non in maniera del tutto infondata che costoro appoggiassero il suo rivale Costantino. Avviò pertanto una serie di attività persecutorie nei confronti dei cristiani, che lo abbandonarono nella fase decisiva del suo conflitto con Costantino.

Nel 316 si scontrò con Costantino I: il casus belli fu la nomina a collega di Aurelio Valerio Valente, che di fatto mostrava come Licinio non considerasse più Costantino il legittimo signore d'occidente. Costantino vinse però Licinio nella battaglia di Mardia e, con la pace firmata il 1º marzo 317 lo costrinse a cedergli l'Illiria e a condannare a morte Valente.

La pace del 317 durò sette anni: nel 324, scontratosi una prima volta in Mesia ad Adrianopoli con Costantino, Licinio non riuscì ad approfittare della sua netta superiorità numerica, venendo di lì a poco sconfitto da Crispo in una battaglia navale nell'Ellesponto. Perse le sue migliori unità di soldati, reclutò schiavi e contadini delle terre bitiniche, con i quali ingaggiò un'ultima, disperata battaglia contro le truppe veterane di Costantino (la cosiddetta battaglia di Crisopoli, svoltasi presso l'odierna Üsküdar), venendo disastrosamente sconfitto. Tratto prigioniero dinanzi a Costantino venne graziato da questi e inviato a vivere come privato cittadino a Tessalonica; l'anno seguente, però, fu giustiziato per avere complottato una rivolta (325).[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b CIL IX, 6061.
  2. ^ a b CIL VIII, 1357 (p 938, 1265, 1449).
  3. ^ CIL VIII, 10198.
  4. ^ Eutropio, x.4.1; Anonimo valesiano, 5 13. Socrate Scolastico parla (i 2) di Nova Dacia, ossia nome più recente della Mesia.
  5. ^ Aurelio Vittore, Epitome, 41.9; Anonimo valesiano, 5 13.
  6. ^ Aurelio Vittore, Epitome, 41.8 lo dice morto a circa sessant'anni.
  7. ^ Lattanzio, Morte dei persecutori, 20 3; Eutropio, x.4.1; Aurelio Vittore, Cesari, 40.8; Zosimo ii 11; Socrate i 2.
  8. ^ Eutropio, x.4.1.
  9. ^ Anonimo valesiano 3,7.
  10. ^ Consolaria costantinopolitana, s.a. 308; Lattanzio, Morte dei persecutori, 29 3, 32 1; Anonimo valesiano, 3 8, 5 13; Eutropio, x.4.1; Aurelio Vittore, Cesari, 40.8; Aurelio Vittore, Epitome, 40.2; Zosimo ii 11; Socrate i 2; Orosio, vii 28.11.
  11. ^ DiMaio, Michael, "Licinius (308-324 A.D.)", De imperatoribus romanis.
  12. ^ Lattanzio, Morte dei persecutori, 43.2, 45.1; Anonimo valesiano, 5.13.28; Zosimo ii 17.2; Eutropio, x.5; Aurelio Vittore, Cesari, 41.2; Aurelio Vittore, Epitome, 41.4; Socrate i 2.25; Orosio, vii 28.19.
  13. ^ Consolaria costantinopolitana, s.a. 325; Anonimo valesiano, 5.28-29; Zosimo ii 28; Eutropio, x 6.1; Aurelio Vittore, Cesari, 41.8-9; Aurelio Vittore, Epitome, 41.7-8; Socrate i 4; Sozomeno, i 7.5; Giordane, Getica iii.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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Flavio Valerio Severo
306 - 307
308 - 324
con Galerio, Massimino Daia, Valerio Valente, Sesto Martiniano e Costantino I
Costantino I
306-337

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